Gallipoli – Un convegno più che una conferenza stampa, per “indagare insieme sulla sussistenza dei motivi di un provvedimento così drastico”, come la chiusura, la revoca della concessione demaniale e lo smantellamento del lido più famoso d’Italia. In un sala gremita dell’Hotel Risberg – oltre ai giornalisti – si sono dati appuntamento questa mattina titolari di stabilimenti balneari, le loro associazioni, ristoratori e noleggiatori di biciclette, rappresentanti di operatori turistici e altri loro colleghi di Porto Cesareo e Ugento, in pratica una rappresentazione fisica delle decine di rapporti imprenditoriali che gravitano intorno al “Samsara”. Senza dimenticare gli oltre 15mila collegamenti con la diretta facebook.

“Cancellate d’un colpo regole consolidate in dieci anni”. Chiara la linea del contrattacco esplicitata dagli avvocati Andrea Sticchi Damiani e Danilo Lorenzo (presente anche come Cna, Confederazione nazionale artigiani): come mai le regole che si ritenevano concordate, consolidate nonchè interpretate in modo univoco non lo sono più? “Non è successo assolutamente niente di anomalo in questa stagione – è stato sostenuto dai legali – tutto è rimasto dentro le regole ed invece ecco questo “provvedimento” mortifero che fa tremare anche il considerevole indotto nato intorno all’innovativo lido gallipolino”. Va trovato un metodo con le Istituzioni per tornare da qui in avanti a regole ancora più certe “per dare agli imprenditori un quadro di riferimento affidabile e definito”, con l’impegno che il “Samsara” sarà “il primo a rispettarle”. Se non dovessero venire segnali in questa direzione – come hanno auspicato anche il professore Enrico Paolini e il il presidente FederBalneari Salento, Mauro Della Valle – sarà battaglia legale.

“Atto dovuto del Comune? No, poteva decidere diversamente”. Intanto, a proposito di giudici e tribunali, il provvedimento a firma del funzionario comunale del settore Demanio va impugnato entro 60 giorni, come da legge. Si punta chiaramente ad una sospensiva della decisione comunale basata su di un verbale della Guardia costiera relativo ad una situazione riscontrata il 9 luglio scorso: nelle ore autorizzate (dalle 16 alle 20) per intrattenimento musicale, la gente era tanta – hanno scritto gli agenti intervenuti – che era inibito l’uso di lettini e sdraio: in pratica, invece di un lido sembrava una discoteca. Paragone improponibile si è detto, con bagnanti tranquillamente nei loro posti e orari rispettati al minuto.. Brevi gli interventi della “Sabbia d’oro srl”, titolare del lido con Rocco Greco e David Cicchella, rivolti più a sottolineare l’impegno sociale che fa parte della loro attività complessiva,  le convenzioni in atto con una cinquantina di strutture del comparto turistico e le iniziative col Comune. “L’augurio nostro è che al Samsara si possa mangiare il panettone il prossimo Natale e brindare all’anno nuovo”, ha affermato Cicchella tra gli applausi.

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Via alle carte bollate ma anche “porte aperte” al dialogo perduto. Sul metodo perduto ha insistito l’esperto Paolini: “Qui era diventato normale sedersi attorno ad un tavolo, vedere i problemi, discuterne e poi chi di dovere decideva – ha ricordato – il modello innovativo trasmesso da qui è stato importante per tutta Italia. Ed ora è un problema nazionale questo, come lo è il Samsara. Si torni ai dialogo che tanti frutti ha dato”. Ma, sia pure tacitamente, il Comune alla fine è finito sul banco degli imputati. “E’ stato un atto dovuto”, ha detto un isolato partecipante. La maggior parte però è rimasta convinta che c’erano alternative “al drastico taglio della concessione”. Per gli avvocati, si poteva optare per la sospensione dell’intrattenimento musicale o altro ancora, come si è detto certo Danilo Lorenzo con riferimento all’ordinanza regionale in materia.  I legali hanno tracciato il cronoprogramma possibile della contesa: l’udienza per la sospensione della determina comunale entro 40-45 giorni (se non prima essendoci attività già programmate per il fine anno); 4-6 mesi per l’udienza di merito e così via per un tragitto che solo fino ad un certo punto può essere ragionevolmente ipotizzato. A meno che dal Comune non arrivino segnali di apertura; qualcuno accenna alla revoca dell’atto per ragioni cautelari, altri sono apparsi più realistici.

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