Salviamo il castello e anche i cittadini

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Il castello angioino, fiore all’occhiello di Parabita, giace in stato di abbandono da anni.

Parabita. L’abbandono e degrado in cui versa il castello angioino risulta assolutamente intollerabile, in considerazione soprattutto dell’importanza culturale ed ambientale del bene».

Marcello Seclì, presidente della sezione Sud Salento di Italia Nostra si fa portavoce delle lamentele della comunità per denunciare le criticità che incombono sul maniero che si affaccia su piazza Umberto I. Una struttura maestosa, composta da una costruzione monumentale e dai giardini circostanti, sui quali però gravano i guasti prodotti dall’incuria e dall’incedere del tempo.

Il castello di Parabita fu edificato nel tardo medioevo, e l’ultimo intervento di rifacimento risale al 1911, effettuato dall’allora proprietario Raffaele Elia su disegno dell’architetto Adolfo Avena di Napoli. Fino a qualche anno fa era utilizzato come residenza privata dagli allora proprietari e nel corso degli ultimi decenni, poi, è stato oggetto di una lunga serie di dispute legali, circa la legittimità delle successioni proprietarie, che si sono concluse solo di recente, con il subentro di nuovi proprietari. Oggi il castello risulta pressoché disabitato e non è visitabile.

Sporcizia e crepe sono tra i problemi denunciati da Italia Nostra che lancia un appello: “Salviamo il nostro castello dal degrado”

«Il castello – prosegue Seclì – è utilizzato come simbolo della città e molti turisti, suggestionati dalla sua eleganza e maestosità, dopo il primo impatto di evidente meraviglia, rimangono delusi e sconfortati quando si accorgono dello stato di completo abbandono in cui si trova e per l’impossibilità di visitarlo».

L’elenco delle criticità evidenziate da Italia Nostra è molto lungo. Le aree a verde, comprensive del fossato, si trovano in uno stato di estremo abbandono e degrado ed oltre alla folta e impervia vegetazione, è stata riscontrata la presenza di rifiuti e di grossi esemplari di topi che, evidentemente, hanno trovato facile ambientamento in un contesto così altamente degradato.

L’edificio vero e proprio presenta evidenti problemi di staticità, come nel caso del muro di cinta su via Salentina, per la presenza di ampi squarci, e soprattutto della garitta angolare che, anche a seguito di una modesta sollecitazione, potrebbe venir giù mettendo in serio pericolo l’incolumità dei cittadini per il fatto che la stessa sovrasta una strada pubblica. «Per questo – conclude Marcello Seclì – chiediamo l’adozione di tutti i provvedimenti necessari perché sia garantita la tutela del bene, l’incolumità pubblica e la sicurezza igienico-sanitaria, prima che si verifichino situazioni irreversibili».

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