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Notizie ed aggiornamenti su politica ed elezioni locali dai Comuni della rete di Piazzasalento

Gallipoli – Tredici voti a favore, quattro contrari: il Consiglio comunale ha approvato questa mattina il bilancio che prevede entrate, uscite, servizi e opere per il 2018. Ma ci sono volute due interruzioni dei lavori per consentire ai revisori dei conti di verificare alcuni dei tanti rilievi mossi – con cinque “domande” allegate e precedenti l’intervento vero e proprio – dal capogruppo di “Gallipoli Futura” Flavio Fasano.

I numeri e gli obiettivi nella relazione dell’assessore Vincenti Davanti ad una platea piuttosto nutrita, a Palazzo Balsamo si è consumato l’ultimo scontro (ma solo in ordine di tempo) tra la maggioranza di Stefano Minerva e gli oppositori : ai due “storici” Fasano e Giuseppe Cataldi (GF), si sono aggiunti Sandro Quintana e Stefania Oltremarini (Fitto). L’assessore Dario Vincenti ha relazionato sul documento programmatico 2018-20 a cominciare dal piano delle alienazioni in cui campeggia ancora (nonostante i tentativi di vendita infruttuosi già fatti) l’ex Casa del fanciullo di lungomare Galilei. Il prezzo è sempre fissato a 2 milioni 700mila, come definite restano le destinazioni dell’eventuale vendita. Tra le entrate che seguono “il trend storico degli esercizi precedenti”, vi è anche quella della tassa di soggiorno a 400mila euro.  da destinare a servizi turistici, eventi e arredi urbani. I proventi da multe e contravvenzioni del codice della strada serviranno a potenziare la segnaletica stradale (100mila euro), ad interventi straordinari sulle strade cittadine (370mila euro), agli automezzi della Polizia municipale. Circa le opere pubbliche che l’Amministrazione vuole realizzare entro quest’anno ci sono la ristrutturazione e riqualificazione degli edifici scolastici di Santa Chiara (centro storico) e via Milano. il lungomare Marconi secondo il progetto già redatto dalla precedente Amministrazione; loculi cimiteriali per 850mila euro. Entro l’anno il governo cittadino punta anche ad avere il progetto definitivo del centro sportivo polifunzionale in modo da entrare nella fase esecutiva nel ’19. Della “spesa sociale” Vincenti ha ricordato i 3 milioni e mezzo a disposizione dell’Ambito sociale di cui Gallipoli è capofila e l’obiettivo di fare del’ex Ceduc una struttura socio-residenziale per minori e anziani. “Mi preme sottolineare – ha affermato l’assessore – gli sforzi compiuti nel tentativo di finanziare e risolvere annose problematiche come la manutenzione delle strade, il problematico fenomeno di Baia verde (gli allagamenti,  ndr), il rifacimento della segnaletica stradale e la manutenzione del territorio, a cominciare dalle periferie”.

Il “sì” di Piro: accolto il suo emendamento per la Scuola di Medicina In aula sono arrivati sei emendamenti al bilancio, tre di Quintana, due di Gallipoli Futura e uno di Vincenzo Piro: suo l’unico emendamento accolto dalla maggioranza con Quintana astenuto e contrari Fasano, Cataldi e Oltremarini. “Abbiamo un traguardo da raggiungere grazie alla collaborazione della Facoltà di Medicina di Bari e del prof. Rosario Polizzi ed ora abbiamo fatto un altro passo con un impegno in bilancio – ha detto Piro – per il resto debbo ammettere che la “risvolta” (noto slogan usato da Minerva in campagna elettorale, ndr) non c’è stata ancora”.

Fasano: “Tagli di spese immotivati e aumenti di entrate gonfiati, come quelli dalle multe” Il rinvio con il ritiro del Bilancio non c’è stato ma la sospensione dei lavori per interpellare i revisori dei conti sui rilievi sì: Fasano ha fatto le pulci ai numeri, rilevando cifre che – a suo dire – non erano veritiere ed attendibili. “Il caso della Tari è quello più emblematico, la spesa è addirittura in chiaro contrasto con il contratto in essere con la ditta fornitrice del servizio – ha affermato il capogruppo di GF – stiamo pagando per i rifiuti solidi urbani circa 1 milione 300mila euro in più del dovuto; 412mila euro al mese invece dei 320mila previsti dal contratto approvato dall’Aro (Ambito rifiuti ottimale, ndr)”. Altri aspetti non hanno convinto per niente Fasano come l’incasso previsto per l’Imu  “aumentato senza giustificato motivo di 250mila euro” o la Tari “aumentata di 113mila euro”. Tagliate anche di 163mila euro le rette per ricoveri dei minori. “Avete diminuito le spese per l’acqua  – ha proseguito Fasano – e avete però raddoppiato le indennità di carica ed i gettoni di presenza dei consiglieri. Sono diminuite le spese legali per liti di 847mila euro eppure il trend storico lo avrebbe assolutamente sconsigliato”. Da qui la conclusione: Colleghi consiglieri, a fine anno saremo pieni di debiti fuori bilancio e non avremo soldi per farvi fronte anche perchè, carte alla mano, il capogruppo della minoranza ha fatto l’esame dei proventi per infrazioni al codice stradale: previsti incassi per 3 milioni 175mila eur; di wusta somma il 42,44% – ha sostenuto Fasano – se ne va per incassare quei soldi; un altro 27,56% se ne va per manutenzione delle attrezzature e per il personale; rimane solo il 30%della somma originaria, vale a dire “appena un milione”.

 

 

 

Parabita – Continua il botta e risposta tra le forze politiche di Parabita. Giovedì 19 aprile, alle 19 in piazza Umberto I, a parlare  saranno i consiglieri di opposizione Alberto Cacciatore, Antonio Prete e Adriano Merico, gruppo consiliare Cambiamo Insieme, pronti a fare il punto sugli ultimi travagliati avvenimenti seguiti al reinsediamento della Giunta e culminati con le pre-annunciate dimissioni del sindaco. A nemmeno un mese dall’esito positivo del ricorso proposto dinanzi al Tar del Lazio dal sindaco Alfredo Cacciapaglia e dalla sua maggioranza, dunque, il calderone politico torna a bollire, in un clima oggi più polemico che mai. Al centro del dibattito, e certamente anche al centro della scaletta del comizio delle minoranze, c’è l’ultimo intervento tenuto dal sindaco, anche lui in piazza la scorsa settimana con un’”invettiva” che non ha risparmiato critiche ai rivali, in Consiglio comunale e fuori, e che ha tenuto banco nei giorni successivi con diversi strascichi polemici.

Alessano – “Con questi luoghi don Tonino Bello ha stretto un patto d’amore”: seguendo questo forte e sempre attuale richiamo oggi si sono riuniti i Consigli comunali di Molfetta ed Alessano nella sala consiliare “Gianni Camicella” a Palazzo Giovene a Molfetta, in preparazione della vista di Papa Francesco fissata per il 20 aprile prossimo per il venticinquesimo anniversario del Dies Natalis di Don Tonino Bello. Alla riunione congiunta delle due assise consiliari, hanno partecipato per Alessano il Sindaco Francesca Torsello, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Rizzo, gli assessori ed i consiglieri comunali. Presenti all’evento monsignor Vito Angiuli, vescovo di UgentoS. Maria di Leuca e mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Insieme agli omologhi del centro barese guidati dal Sindaco Tommaso Minervini, i rappresentanti alessanesi hanno sottoscritto un patto di gemellaggio “che rafforza i rapporti istituzionali e la condivisione dei principi della pace e della solidarietà, tanto auspicati dal compianto Vescovo di Molfetta”, come si legge in una nota congiunta.

“Molfetta e Alessano sono due comunità del Sud. Molta letteratura è stata costruita
sull’idea antica del Sud come terra di soggezione, di subalternità, di gattopardismo. E di povertà. Pertanto, troppo tempo ci siamo affannati a pianificare con particolate cura una sofisticata rimozione dei limiti e delle angosce del Mezzogiorno, per inseguire il paradigma dello sviluppo senza limiti, dell’appagamento degli appetiti individuali, della costruzione della società dell’usa e getta. Don Tonino, invece, ha fatto delle angustie del Sud un punto di osservazione privilegiato: è stato, in questo, il precursore del pensiero del Sud visto dal Sud e non pensato da altri. In questo risiede una delle radici più feconde della sua profezia”: questo l’incipit dell’intervento del Sindaco Torsello, che ha toccato alcuni punti del pensiero del vescovo di origini alessanesi, tra cui il senso della politica, più volte chiamata in causa: “E’ una delle forme più esigenti, più crocifisse e più organiche dell’esercizio della carità”. “Egli ci ricorda che il politico debba essere innanzitutto “un “un artista, un uomo di genio, una persona di fantasia”. Politica è – ha sottolineato il Sindaco di Alessano –  “arte nobile e difficile. Nobile, perché legata al mistico rigore di alte idealità… Nobile, perché ha come fine il riconoscimento della dignità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria”. Sono pensieri che scuotono le coscienze di chi è chiamato alla responsabilità di governo delle comunità locali. A ciascuno di noi è affidata la missione di cambiare le cose, guai se non fosse così”.

 

Parabita – Più immediata ancora delle dimissioni – annunciate ma non decise nei tempi e nei modi – la prima conseguenza del comizio tenuto dal sindaco Alfredo Cacciapaglia, è stata l’insurrezione di tutte le forze politiche cittadine. Netta e trasversale la condanna di un discorso definito “aberrante e delirante”, “frutto di un clima esasperato”, “tornato indietro di 30 anni”.

La replica di Cacciatore – «Un leone ferito ed agonizzante si è chiesto “chi siamo noi per giudicare?”  facendo proprie le parole di Papa Francesco per difendersi dalle critiche che gli sono piovute addosso», commenta Alberto Cacciatore, consigliere d’opposizione e segretario Udc, l’unico ad essere stato citato, con nome e cognome, dal sindaco nel suo discorso pubblico di giovedì 12 aprile. «Parole disattese subito dopo, quando è stato lo stesso Sindaco a criticare pesantemente tutti i suoi nemici. E così un cittadino è stato chiamato “panzone”, i giornalisti “porta e ‘nduci”, i commissari fatti passare per incapaci e le mogli dei suoi oppositori per delle “poco di buono”. Non c’è da restare scandalizzati se Parabita sprofonda sempre di più nelle tenebre, questo è l’uomo che ha governato questa città per sette anni, un uomo che non accetta la sconfitta politica e che ancora pensa che per amministrare una comunità serva un consenso come il suo, ignorando che i tempi sono cambiati, che le battaglie per la democrazia viaggiano spedite e che alla fine ripagano perché consentono di andare avanti, a guardare in faccia i tuoi figli con orgoglio ed a camminare a testa alta. Sono onorato di essere stato citato da Cacciapaglia, perché questo dimostra il buon lavoro fatto in tutti questi anni, un lavoro spesso ignorato e non compreso, ma che oggi proprio per la sconfitta di Cacciapaglia mi rende giustizia e mi gratifica», ha specificato Cacciatore.
Udc, Forza Italia e Psi «Con l’avvento dei commissari, la collettività ha vissuto un anno e due mesi di giustizia sociale. L’Amministrazione Cacciapaglia, invece – aggiungono le segreterie di Udc, Forza Italia e Psi – si è posta ai margini della vita sociale collettiva». «Esprimiamo – aggiunge Daniele Cataldo (Forza Italia) – la nostra solidarietà e vicinanza ai rappresentanti delle istituzioni, Prefetto e Commissari straordinari, a don Angelo Corvo, alle redazioni giornalistiche, all’Istituto comprensivo di Parabita, all’associazione Libera di Casarano, all’associazione “Piazza delle idee” e a tutti i cittadini della nostra comunità che hanno manifestato liberamente contro la mafia. Un amministratore pubblico deve accettare le critiche per il suo operato e le proposte per il bene dell’intera comunità in una dialettica non offensiva verso la persona e le istituzioni che rappresenta».

Adriano Merico «Sbaglia Cacciapaglia a dire di aver salvato il paese dal marchio della mafiosità. Il provvedimento del Ministero – continua il consigliere Adriano Merico, ex Pd oggi in “Liberi e uguali” – non diceva che la città di Parabita era mafiosa: sosteneva che c’erano dei collegamenti tra la mafia e la sua Amministrazione. Che la gente di Parabita fosse onesta si sapeva già, lui non ha salvato nulla se non se stesso».
Rifondazione Comunista Critiche anche dall’estrema sinistra e dal neo segretario Carlo De Marco. «L’intervento del sindaco di ieri sera non ha nulla di politico, si è trattato solo di una serie di critiche ed attacchi personali nei confronti di avversari politici, giornalisti, cittadini (gravemente definiti “omertosi”). Sarebbe stato opportuno seguire le nostre richieste di dimissioni prima del decreto di scioglimento del ministero per evitare tutto ciò che ne è derivato».

Il sindaco Alfredo Cacciapaglia

Parabita – Forse getterà davvero la spugna di qui a poco e comunque prima della fine regolare fissata nel 2020, segnato da una vicenda “che ha dell’inverosimile” e da un clima pesante fatto di lettere anonime e di “raccomandazioni” fintamente benevole. Intanto, però, di sicuro c’è che in Comune – dov’è stato reintegrato insieme al Consiglio comunale per infiltrazioni criminali smontate dal Tribunale amministrativo del Lazio – Alfredo Cacciapaglia fa il Sindaco a tempo pieno, tra delibere dei tre commissari revocate (tra cui quella che regolamentava gli incarichi legali), spostamenti di personale, provvedimenti operativi (come quello riguardante i parcheggi per i dipendenti comunali, il front office del parco), in un clima che i più definiscono piuttosto teso e su cui potrebbe incidere – nel bene e nel male – anche la decisione del Ministero dell’Interno, d’intesa con la Prefettura di Lecce, di ricorrere al Consiglio di Stato contro la cancellazione del “tutti a casa” operato dal Tar laziale.

“Abbiamo tolto dal paese il marchio della mafiosità” “Sui tempi e sui modi stiamo discutendo fra noi, ma non saremo ancora qui per molto”: alla fine di un comizio durato quasi due ore in una piazza Umberto I gremita lungo i bordi, Cacciapaglia ha annunciato le dimissioni ed ha investito formalmente gli uomini e le donne della sua Giunta ad andare avanti, a “recuperare i rapporti tra du voi innanzitutto” e ad essere sicuri che “la gente vi premierà perché avete tolto dal paese, col ricorso fatto, il marchio della mafiosità”. Li ha chiamati spesso per nome – Biagio, Tiziano, Sonia… – gli amministratori che non lo hanno lasciato solo e che anzi hanno partecipato convinti alla battaglia giudiziaria contro un “provvedimento che la città non meritava”. Con un avvertimento l’ha voluto lanciare, pubblicamente, ai suoi amici e alleati, che continueranno a lavorare “con uguaglianza ed onestà come fatto finora”. Anzi ha affidato loro un “metodo infallibile” per poter vincere ancora alle elezioni: stare dall’altra parte da quella in cui sta Alberto Cacciatore. E’ l’unico politico citato per nome e cognome dal Sindaco: “Uno che vuole insegnare trasparenza e correttezza a noi! Uno che ho cacciato a calci nel sedere e che ogni giorno scrive e dà lezioni”, dice Cacciapaglia di colui che dal 2010 al 2012 è stato suo vicesindaco in quota Udc e che fa apparire quasi come il registra di battaglie e attacchi che hanno rovinato politicamente i suoi stessi alleati e lacerato il paese che ora va pacificato.

Zero in pagella ai commissari nominati da Roma Ad Andrea Contadori, Gerardo Quaranta e aSebastiano Giangrande, funzionari prefettizi nominati dal governo devono essere fischiate le orecchie non poco ieri sera, a sentire l’elenco delle presunte mancanze addebitate loro dall’Amministrazione tornata in carica: il parco nell’abbandono, erbacce e buche per le strade, un asilo ultimato e rimasto chiuso (per problemi di allacci fognari ed elettrici, ndr), una Provinciale cosiddetta killer – la 361 –  senza ancora soluzioni. “Perché nessuno ha più protestato? Questa per me è omertà”, ha rimarcato Cacciapaglia. Nessun riconoscimento di merito ai commissari straordinari che pure avevano cercato di rimpolpare gli organici a livelli apicali (Ufficio tecnico, Affari generali, e Legale-Finanziario) senza ricevere soddisfazione dalla Prefettura. Frecciatine sono state lanciate anche a coloro che nelle Istituzioni “dovrebbero difenderci e non lo hanno fatto” e ringraziamenti alle forze dell’ordine “che comunque vanno sempre ringraziate”. Lui esce di scena, ha detto, non si ricandiderà, con un appello ai suoi: “Avete un patrimonio per aver salvato l’onore della città: non lasciatelo ad altri”.

 

 

 

 

Lorenzo Siciliano

Nardò – Incontro con i direttori generale delle sei Asl pugliesi; conferenza dei Sindaci e infine riunione della Giunta regionale per la decisione finale: questo il cronoprogramma stabilito dalla Regione per affrontare il passaggi, che si sta rivelando delciato, dei Ppi, i Punti primo intervento ex Pronto soccorso ospedaliero. Venerdì 20 aprile alle ore 15, presso il Dipartimento regionale delle Politiche per la salute (via Gentile 52, Bari), il presidente della Regione Michele Emiliano incontrerà dunque, insieme con la struttura tecnica del Dipartimento delle Politiche per la salute, i direttori generali Asl “per un ulteriore confronto sulla proposta di riordino dei Punti di Primo Intervento, dopo il passaggio informale e preliminare che si è svolto in Giunta con gli assessori”, da cui è scaturita la deliberazione n. 583 del 10 aprile sul riordino dei Ppi. “Tutto ciò è propedeutico -si legge in una nota della Regione – all’organizzazione delle conferenze dei sindaci che si svolgeranno sui territori, prima dell’ulteriore confronto con gli assessori che si svolgerà nuovamente nel corso di una Giunta ordinaria”.

Le reazioni dai territori: cinque consiglieri critici da Nardò “Dall’1 maggio verrà chiuso il punto di primo intervento del presidio territoriale di assistenza (Pta) di Nardò, quello che un tempo era il Pronto soccorso”: inizia così una nota di protesta dei consiglieri comunali (di opposizione) Lorenzo Siciliano (foto a sinistra), Daniele Piccione, Roberto My, Giancarlo Marinaci, Carlo Falangone. “Ciò avviene sotto la folle gestione delle politiche sanitarie regionali di cui è alla guida il presidente Emiliano. Lo stesso Emiliano che Mellone ringraziava pubblicamente attraverso manifesti larghi sei metri ed alti tre adducendo come motivazione quella del ritorno, per Nardò, “al centro delle politiche sanitarie””, prosegue il comunicato dei cinque consiglieri che ricordano poi la perdita “dell’ennesino servizio offerto ai cittadini” dopo l’ufficio di Acquedotto pugliese, quello del giudice di pace, il progetto per la Tenenza della Guardia di finanzia, la scuola elementare di Boncore, nell’arco di 22 mesi di Amministrazione di Mellone e dei suoi, la Città si impoverisce ulteriormente”.

Un passaggio obbligato “per non subire penalizzazioni” dice Emiliano “La conversione dei Punti di primo intervento in postazioni medicalizzate 118 è stata la conditio sine qua non attraverso la quale ci hanno approvato, ai tavoli romani, il piano di riordino ospedaliero. Se a fine 2018 i Ministeri dovessero riscontrare una inadempienza in tal senso, non è escluso che possano utilizzare la circostanza per mandarci, per un altro triennio, in Programma operativo. Non solo: non avremmo le premilalità che invece ci spetterebbero”: lo afferma in una lunga dichiarazione diffusa da Bari lo stesso Emiliano che ricorda le possibili conseguenze qualora si registrassero ritardi e omissioni. “Ricordo che a fine 2015, ci hanno mandato in Programma operativo per molto, molto, ma molto meno. E comunque la riconversione dei Ppi è scritta e dettata dal Decreto ministeriale 70 e, mi preme dirlo e sottolinearlo – insiste Emiliano – non comporta nessun nocumento per i cittadini in termini di assistenza sanitaria perché comunque i cittadini troveranno la loro risposta sul territorio, in alcuni casi, anche con l’auto medicalizzata che invece prima non era presente. Non cambia nulla. Stiamo solo razionalizzando le risorse”. “La struttura tecnica – ha specificato ancora il presidente della Regione – ha illustrato la sua proposta in base allo stato dell’arte e alle predisposizioni elencate dal Dm 70. Ora questa proposta sarà verificata con gli assessori e con i territori, prima di tutto con i sindaci, in un percorso di confronto e condivisione già iniziato nel 2017. Nel processo di condivisione degli interventi che caratterizza questa amministrazione, era importante illustrare lo stato di attuazione del riordino”.

“Non si smantella niente, impariamo a usare meglio il sistema sanitario” Nessuno “smantellamento”, nessun “danno” per cittadini: si tratta soltanto “di attuare una riconversione che ci chiede il Ministero, sempre nell’ottica della messa in sicurezza i cittadini e nell’ottica di condivisione degli interventi con i territori”. “Dobbiamo imparare ad utilizzare meglio i presidi sul territorio e ricorrere alla emergenza urgenza solo per affrontare casi più gravi – è l’indicazione di Emiliano – e per i problemi di minore impatto non dobbiamo rivolgerci né al Pronto soccorso, né ai Ppi: si deve andare dai medici della continuità assistenziale, ovvero presso i presidi territoriali che stiamo attrezzando e rafforzando”. Da Bari si sottolinea che “il 70 per cento degli accessi ai Punti di primo intervento finora ha riguardato proprio i codici bianchi che, vorrei ricordare, da normativa è un codice che va gestito dai medici di continuità assistenziale mentre i gialli e i rossi vanno gestiti dall’emergenza urgenza, quindi dal Pronto soccorso”.

Romano, presidente commissione Sanità: “Ci sono alternative” Nonostante il tono accomodante dei vertici del governo pugliese, non mancano critiche nel merito di quanto si va a fare. Dal presidente della Commissione regionale Sanità, il consigliere Pino Romano (Leu) arrivano appunti e richiami: “Che visione della sanità ha una Regione che, di fronte alla carenza di medici, declassa i Ppi? Eppure soluzioni alternative ce ne sarebbero” E Romano le elenca: creare il Dipartimento regionale del 118 e lavorare sulle economie di scala; accelerare sulla definizione e approvazione della rete delle patologie tempo dipendenti; attivare un modello organizzativo che metta in sinergia rete di 118, pronto soccorso e dipartimenti di emergenza-urgenza. “Occorre poi dire le cose come stanno. L’uscita a dicembre del Piano operativo, che consentirà di sbloccare ed assegnare circa 500 posti letto ospedalieri – atteso che la Puglia è ormai sotto soglia dei parametri del famoso Dm 70 di circa 500 posto letto – non dipende certo dai tagli che si operano sui Punti di Primo Intervento, ma dal buco che creano i 200 milioni di spesa farmaceutica. Questo è il vero problema”.

Le posizioni di M5S e DI – Con una interrogazione anche il gruppo consiliare pentastellato muove le sue critiche:  “I Ppi – sostengono dal Movimento Cinque Stelle – devono essere trasformati in punti di primo intervento territoriali da collocare negli ospedali di comunità, nelle case della salute o nei Pta. Come sono intesi oggi, creano aspettative di cure nei cittadini che poi non possono essere soddisfatte traducendosi in una inutile spesa e, soprattutto, in una perdita di tempo che, per le patologie più gravi può divenire fatale. Con la trasformazione che abbiamo suggerito più volte ad Emiliano i Punti di Primo Intervento creerebbero quel filtro territoriale, la cui assenza oggi intasa i triage dei Pronto soccorso che sono già al collasso”. Dei 39 Ppi in ballo (tre nel Salento) parla anche il gruppo consiliare di “Direzione Italia – Noi con l’Italia”, per il quale così “si infliggono notevoli disagi ai cittadini che dovranno chiamare il 118 o andare all’ospedale più vicino nel caso di malore”.

 

Nardò – Paolo Maccagnano (foto a destra) non può fare il consigliere comunale? Nei giorni scorsi a lanciare l’accusa nei confronti dell’esponente di maggioranza è stato il sito internet Liberanotizia.it, che ha pubblicato un verbale Asl del settembre 2017 dal quale si evincerebbe che Maccagnano, funzionario appartenente al Servizio igiene assistenza veterinaria, ha partecipato a un sopralluogo-controllo presso l’area mercatale di Nardò, città nella quale ricopre appunto la carica di consigliere comunale. L’accusa rivoltagli è che vestirebbe gli “incompatibili” panni di controllore e controllato. Due giorni fa i consiglieri di opposizione Daniele Piccione, Lorenzo Siciliano, Carlo Falangone e Giancarlo Marinaci, con una mozione urgente hanno chiesto al presidente del Consiglio comunale e al segretario generale di verificare la posizione di Maccagnano rispetto alla normativa vigente del Testo unico degli Enti Locali.

Maccagnano, eletto nel 2016 nella lista “Nardò Liberal” per Marcello Risi sindaco, oggi siede tra i banchi della maggioranza melloniana come esponente di “Fronte Democratico”, corrente del governatore pugliese Michele Emiliano. A Palazzo Personè il “Fronte” è rappresentato da lui e da Alessandro Presta, ex fittiano neoarrivato in maggioranza. Quali conseguenze in caso di decadenza? La prima: salvo ulteriori movimenti Michele Emiliano a Nardò perderebbe il gruppo consiliare, visto che nel “Fronte Democratico” resterebbe il solo Presta. La seconda: in Consiglio subentrerebbe l’avvocato Francesco Polo (a sinistra) , primo dei non eletti in “Nardò Liberal” alle comunali di due anni fa (per lui si trattò di seggio sfiorato: appena una quindicina i voti in meno di Maccagnano, unico eletto di quella lista).

Dalla maggioranza al momento non ci sono reazioni. Ma più d’uno si dimostra tranquillo: “Sono tentativi ricorrenti e piuttosto noiosi – si liquida la questione – se di incompatibilità si può parlare essa riguarderebbe solo figure apicali in altri Enti e niente più. Non si spiegherebbero tanti primi cittadini e assessori in questa provincia, tutti dipendenti da Asl per esempio, e tutti regolarmente ai loro posti. Lo dice proprio la “267” del 2000  appunto (il Testo unico, ndr)”.

Alezio – E’ arrivata l’ufficialità in casa “Uniti per Alezio” sul candidato sindaco in vista delle elezioni amministrative del prossimo 10 giugno. La maggioranza uscente sceglie di dare continuità all’impegno nell’azione di governo e schiera il vicesindaco Paola De Mitri: domenica 15 aprile alle ore 19,30 presso il laboratorio urbano di via Toti (angolo via San Pancrazio) è previsto un incontro pubblico di presentazione.
Alle elezioni del 2013 De Mitri era risultata essere la più suffragata in assoluto con 608 preferenze. L’ufficialità giunge ad appena dieci giorni dalla notizia della candidatura di Guido Sansò, ex assessore allo sport, dimessosi nel gennaio scorso. La “scossa” all’interno del partito, con la fuoriuscita dell’ex segretario cittadino del Pd, non ne avrebbe però sconvolto gli equilibri: attorno al vicesindaco in lizza per le elezioni si confermerebbe la squadra in carica. Terzo “contendente” alla poltrona da Sindaco è Andrea Barone, candidato del movimento civico “Grande Alezio”.

Nervi piuttosto tesi nei giorni scorsi, invece, nel centrodestra, dove si è consumato un interno “duello a due” tra il capogruppo della minoranza Gianpaolo Sansò e l’ex assessore di An Sandro Buccarella sulla scelta del nome da presentare come candidato primo cittadino. Al toto-nomine si aggiungerebbe il nome di Rocco Luchina, promotore ad Alezio del movimento politico “Andare Oltre” ed ex candidato Sindaco nel 2013 per “Il Popolo delle libertà”.

Parabita – In attesa di sviluppi in casa Aro/9,  Parabita prova a far ripartire la gara per l’affidamento dei servizi di igiene urbana. Il sindaco Cacciapaglia, appena re-insediatosi, ha ripreso in mano le redini della procedura sollecitando l’Autorità nazionale anti-corruzione ad esprimersi sulla possibilità di conferire rifiuti organici in impianti diversi da quelli indicati in sede di gara. Gli impianti individuati dalle ditte che hanno presentato le offerte, allegando dichiarazione di disponibilità degli stessi, si sono dichiarati successivamente indisponibili a ricevere il rifiuto umido, “per raggiunti limiti di portata”. All’Anac viene dunque chiesto se è possibile conferire i rifiuti in impianti diversi da quelli indicati in sede di gara. Risposta che Parabita attende da otto mesi. «È sorprendente constatare – scrive oggi Cacciapaglia – come un anno di gestione commissariale, che proprio sul settore rifiuti avrebbe dovuto focalizzare la propria attenzione, non sia riuscita a concludere la gara. Ho dovuto scrivere io esortando il presidente dell’Autorità anticorruzione, informando al contempo Prefetto e commissario dell’Ager, a dare urgente riscontro alla richiesta di parere, al fine di poter concludere la procedura di gara, nelle more della quale, il sottoscritto, si vedrebbe costretto ad adottare ulteriori provvedimenti di proroga del servizio in essere». Proroghe, precisa ancora Cacciapaglia, adottate anche dalla gestione commissariale. «Delle due l’una: o il mio agire sull’argomento è stato corretto ed allora non si comprende come possa essere stato censurato nella relazione prefettizia che proponeva lo scioglimento del Comune, oppure, anche quella commissariale, è stata una “gestione anomala”, per riprendere una definizione della suddetta relazione».

La gara dell’Aro 9 A che punto è, invece, la procedura congiunta dell’Aro 9? L’ultimo passaggio è stato una seduta pubblica nell’aula consiliare di Casarano, lo scorso 23 marzo, nel corso della quale è stata valutata la documentazione amministrativa prodotta dalle  otto società partecipanti al bando da oltre 56milioni di euro (durata 9 anni) che riguarda i comuni di Casarano (capofila), Matino, Miggiano, Montesano Salentino, Parabita, Ruffano, Specchia. A giorni si conosceranno le ditte ammesse alla fase successiva quando sarà la commissione giudicatrice a valutare le offerte tecniche.

Gabriele Caputo

Casarano – “Fake news – la disinformazione che orienta” è il tema dell’incontro promosso a Casarano dalla locale sezione del Partito democratico insieme all’associazione “Storia-futura” e ai Circoli Dossetti Milano. L’appuntamento è per martedì 10 aprile, alle ore 18.30, presso la sede di via Padova del Pd. Introdurrà i lavori il segretario cittadino dei democratici Gabriele Caputo cui farà seguito un video intervento del giornalista “cacciatore di bufale” Paolo Attivissimo (suo il blog “Il Disinformatico”) e la sintesi di Luca Caputo, dei Circoli Dossetti Milano.

Acquarica del Capo Presicce – Dopo la drammatica fine dell’ultimo incontro della Commissione il 27 febbraio scorso (foto), interrotta a seguito di forti tensione e scambi di accuse, sembrava che il discorso sulla fusione si stesse dirigendo verso un binario morto. Invece sembra che  qualcosa si sta muovendo, grazie anche alla spinta esterna venuta da un appena nato comitato spontaneo “pro referendum”, al quale aderiscono presiccesi e acquaricesi. Le posizioni del comitato in merito alla questione della fusione, sono state diffuse tramite un manifesto affisso nei paesi.

“La parola ai cittadini” è il titolo del manifesto, che parte da una cronistoria sull’andamento del processo unitario. “I Consigli comunali hanno deliberato all’unanimità, nel giugno 2015, gli atti d’indirizzo relativi alla fusione. Ora è arrivato il momento di dare la parola ai cittadini perché si esprimano mediante il referendum consultivo (ex art. 19 dello Statuto regionale). Occorre quindi – si sottolinea – un urgente impegno comune indirizzato ad informare le popolazioni affinché valutino, con cognizione di causa, se pronunciarsi favorevolmente o meno”. La chiosa finale: “Coraggio: il futuro non può attendere”.

“Ad un anno e mezzo dall’istituzione della commissione niente è stato fatto. La commissione ha fallito quello che doveva fare. E questo per il mero interesse personale di qualcuno (di entrambi i paesi) – affermano convinti dal comitato spontaneo – che fa ostruzionismo affinché tutto salti, in questo modo si vorrebbe chiudere il discorso fusione senza passare dal referendum”. Si chieda subito il referendum e si vada al voto entro i primi di ottobre, è l’appello del comitato: “Chi non vuole la fusione deve ottenere questo risultato dalle urne, che è lo strumento più democratico che esiste e non facendo ostruzionismo”. Si è perso tempo e non si può aspettare ulteriormente. “L’anno prossimo si vota in entrambi i paesi e se si continua così i due sindaci non avranno nessun interesse a fare la fusione rimandando a cinque anni di mandato”.

Sul versante istituzionale, il presidente della commissione, Bruno Ricchiuto, ha fatto sapere che in settimana ci sarà un incontro, presumibilmente l’ultimo prima di dare il via alla fase informativa per i cittadini. Nella riunione del 27 febbraio infatti, era presente la responsabile della comunicazione – essenziale per una partecipazione consapevole dei cittadini dei due paesi – e il ragionieri del Comune di Presicce, Enzo Marzo, per alcuni aspetti tecnici relativi a quel settore. I malumori e gli scontri accesi avevano messo in secondo piano il programma della riunione della commissione. Ad ogni modo, davanti all’iniziativa del presidente Ricchiuto, i fondatori del comitato rimarcano l’esigenza di spingere per portare avanti la fusione. Con un “avvertimento”: “Incontreremo i sindaci e ribadiremo che il referendum può essere indetto anche dai cittadini, senza passare dalla Commissione”.

Gallipoli – Assolti perché “non c’è prova che il fatto costituisca reato” il presidente di “Gallipoli futura” Luigi De Tommasi e il consigliere comunale dell’associazione omonima Giuseppe Cataldi: lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare davanti al quale si è svolto il processo col rito abbreviato. Esulta il capogruppo di “Gallipoli futura” Flavio Fasano: “Non costituisce alcuna diffamazione l’aver presentato una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore Emanuele Piccinno, chiedendone la revoca del mandato da parte del Sindaco e che invece resta in carica pur avendo un giudizio penale in corso per reati gravi”, scrive Fasano in una nota. “Un sentito e meritato grazie esprimo – prosegue il capogruppo – al collega Giampiero Tramacere che da par suo ha saputo porre, anche nel giudizio, la centralità della questione morale quale ineludibile impegno per una forza politica che dinanzi a questioni come quella per cui è causa, non può restare silente”. Fasano auspica quindi che il Sindaco adesso “sappia trarre le debite conseguenze nell’interesse della cittadinanza e delle stesse istituzioni”.

Il fatto risale a fine marzo di un anno fa. A seguito di notizie di stampa e di dichiarazioni dell’associazione politico-culturale prima citata, si era acceso un caso, con l’assessore Piccinno accusato di essere coinvolto in una inchiesta in cui si ipotizzavano reati di stampo mafioso. “Gallipoli futura” aveva quindi deciso di presentare una mozione di sfiducia con l’obiettivo di far decadere da assessore Piccinno, non senza travagli interni circa l’opportunità o meni di un simile passo. La mozione infatti era stata dapprima presentata, poi emendata, infine ritirata. Ma tutto ciò non era bastato all’assessore, il quale aveva querelato i rappresentati e i firmatari della mozione nonchè i responsabili di un durissimo comunicato sulla vicenda giudiziaria. Il diretto interessato a Piazzasalento.it aveva dichiarato: “La gogna mediatica sui sono stato sottoposto è stata micidiale per cui mi dispiace ma non posso passarci sopra. E se anche la mozione è stata adesso del tutto ritirata con una lettera al presidente del Consiglio comunale a firma del capogruppo Giuseppe Cataldi, per me non cambia nulla: il presidente dell’associazione Luigi De Tommasi e il consigliere Cataldi saranno chiamati a rispondere davanti al giudice per quello che hanno fatto”. Piccinno aveva nominato due legali a sua difesa, gli avvocati, Ferilli e Massari: “Gli estensori di quel comunicato stampa – aveva concluso Piccinno – non potevano non sapere che non ho ricevuto alcun rinvio a giudizio per reati mafiosi e che sono solamente indagato per una slot machine portata nel mio esercizio e risultata irregolare; un reato da contravvenzione”. Ma lo scontro, a quanto pare, non finisce qui.

Parabita – È Carlo De Marco (foto) il nuovo segretario della sezione parabitana di Rifondazione Comunista. La sua nomina è stata votata dal congresso del circolo “23 giugno 1920” chiamato a rinnovare direttivo e incarichi dirigenziali interni al partito. De Marco, 34 anni, noto attivista della sinistra locale, milita tra le fila di Rifondazione da più di un decennio. Alla carica di tesoriere, invece, è stato eletto Roberto Corsano. «Sono onorato – commenta il neosegretario – di rappresentare un circolo presente sul territorio da più di 20 anni e che può contare sul sostegno e sul consenso di una parte della comunità che lo considera un punto di riferimento sociale, culturale e politico. L’ultima dimostrazione è l’importante consenso ricevuto in occasione delle elezioni del 4 marzo da Francesca Seclì, giovane compagna di Parabita, candidata nel collegio uninominale di Casarano alla Camera per la lista di Potere al popolo. Ringraziare chi mi ha sostenuto e ribadisco che la mia funzione sarà quella di essere portavoce del gruppo, di esternare le istanze e le idee risultato di decisioni adottate sempre in maniera collettiva, auspicandomi la partecipazione alla vita politica da parte dei cittadini che si rivedono nei nostri ideali, poiché la vera libertà si ottiene attraverso la partecipazione». Del nuovo direttivo fanno parte Donato Accogli, Marcella Caggiula, Roberto Corsano, Gabriele Garzia, Fabio Giaffreda, Giancarlo Giaffreda, Salvatore Pisanello, Francesca Seclì, Eugenio Tarantino. Nel corso del mese di aprile, inoltre, prenderà il via la campagna di tesseramento.

Casarano – “Politica e pubblica felicità” è il tema affrontato questa sera a Casarano nell’ambito dei seminari promossi dall’Università Popolare di Casarano. L’appuntamento, aperto al pubblico, è alle ore 18,30 presso l’oratorio della parrocchia Santi Giuseppe e Pio (nel quartiere Pietra Bianca) per parlare, insieme a Luca Isernia (foto), del pensiero dell’illuminista Pietro Verri. «È nel periodo illuminista che si forma il moderno concetto di opinione e di partecipazione pubblica. Una grande ondata di modernità investe la cultura italiana e Pietro Verri ne è uno dei padri“, affermano i promotori.

Gallipoli – Al grido di “Siamo tutti qua, rivogliamo la Purità”, promossa dal comitato spontaneo costituitosi sul web “Giù le mani dalla spiaggia della Purità”, si è svolta stamattina la programmata manifestazione  cui hanno partecipato circa 200 persone, comprese mamme con bambini al seguito. Il corteo è partito dalla spiaggia della Purità, ha attraversato le vie principali del centro storico, per poi dirigersi in piazza Aldo Moro, dove si sono via via susseguiti gli interventi di organizzatori e manifestanti e, da ultimo, del sindaco Stefano Minerva. Presenti fin dall’inizio, i consiglieri comunali Vincenzo Piro, Mino Nazaro e Sandro Quintana; presente pure l’associazione “Fideliter Excubat”.

Le tante voci dei partecipanti La portavoce del movimento Anna Papa, ha ringraziato i presenti e, ironicamente, anche qualche  “denigratore virtuale” assente: scopo della manifestazione – è stato ribadito – è non attendere passivamente gli eventi ma riappropriarsi del proprio ruolo di cittadini cui sta a cuore la vita e le bellezze naturali della propria città, tra cui, appunto  “lu core tu malone” irrimediabilmente  compromesso – sempre a detta dei manifestanti – dai massi depositati recentemente per consolidare il bastione e Palazzo Ferocino con un tratto di spiaggia finita sott’acqua. “I pescatori anziani – ha detto Anna Papa – ci dicono che le mura in ammollo per così tanto tempo non si erano mai viste prima”. Non è mancata qualche frecciatina contro le “beghe politiche di cui la città è stufa”. Poi la conclusione della portavoce: “Non basta puntare il dito, rimbocchiamoci le maniche tutti e diamo il buon esempio”. Luigi Liaci ha letto una sua poesia in vernacolo che finisce così “ndane ccisu nnu fiju…u Core tu Malone”. Il consigliere Quintana (verso la fine dell’intervento interrotto da qualcuno) ha sollecitato il Sindaco,arrivato nel frattempo, a stanziare in bilancio parte del ricavato dai parcheggi del porto per fare uno studio serio sul fenomeno della presunta erosione non solo nella spiaggia della Purità, ma anche sull’intero litorale gallipolino. Per “Giù le mani dal nostro mare”, ha messo in guardia anche dal “rischio trivellazioni in mare”. Il consigliere Piro, “nato e cresciuto a nemmeno 200 metri dalla Purità” come ha tenuto a precisare, ha poi salutato “molto positivamente” la manifestazione, “alla quale partecipo come cittadino”. Massimo Potenza ha stigmatizzato il disinteresse e l’incuria, oltre che per la “Purità” per  tutto il centro storico, “che va salvaguardato nella sua interezza”, Roberto Giurgola, ha sollecitato “ora uno studio approfondito, come ho chiesto al Sindaco già nell’incontro con i tecnici del Genio civile e lo sollecito anche oggi”.

Gli impegni dell’Amministrazione comunale Ha poi concluso il Sindaco Minerva: “Il problema c’è e chi lo nasconde è un bugiardo” ha detto. Il primo cittadino ha però assicurato i presenti che nei prossimi giorni si darà un incarico tecnico per conoscere meglio il problema e per trovare le soluzioni adeguate, e, se necessario, a provvedere anche al ripascimento della sabbia. Ha poi plaudito alla manifestazione, ringraziando gli organizzatori perla riuscita e pacifica manifestazione, concludendo con una assicurazione: “Quella spiaggia non sarà mai privata, almeno sino a che sarò sindaco io, come qualcuno vorrebbe sperare”.

Le ragioni dell’assenza di Legambiente Non sono mancati i passaggi polemici, in particolare riferiti al circolo locale “A. Cederna” di Legambiente ed al suo rappresentante Maurizio Manna, dirigente regionale dell’associazione. Ieri sera dal circolo era stato diffuso un comunicato con cui si spiegavano le ragioni dell’assenza alla manifestazione odierna. Un “no” intanto “perché organizzata da un anonimo gruppo facebook e non da persone fisiche”; seguono appunti sulla consistenza del tratto sabbioso e sulle caratteristiche geologiche e marine di quella zona, fino all’urgenza dei lavori effettuati. La manifestazione sarebbe stata carente, per Manna, anche sul piano delle “rivendicazioni cui dare corso”. Dopo aver ribadito che “è da diversi anni – e non certo nelle poche settimane seguite al deposito delle opere di difesa – che l’azione del mare ha avuto una accelerazione erodendo non solo il tratto al limite sud della Spiaggia della Purità, ma intaccando anche area emersa, costituita prevalentemente da ciottoli di risacca, ai piedi del Baluardo dedicato al Santo di Assisi e di quello delle Saponiere” e che, a suo parere, “non è assolutamente possibile valutare nei tempi immediati l’effetto a lungo termina delle opere di difesa a mare rispetto alla linea di costa risultante, a causa alla complessità delle variabili coinvolte”, Manna chiude così: “Pensiamo che prima di paventare emergenze e convocare adunate, dobbiamo imparare a osservare i tempi della natura e la complessità dei fenomeni per agire se e nella misura necessaria ad evitare danni certi e irreversibili, ma su base scientifica. In quel caso saremo i primi a intraprendere le iniziative opportune, dalla denuncia alla manifestazioni”.

 

 

Parabita – È stato nominato il primo portavoce cittadino per “Fratelli d’Italia”. Si tratta di Massimo Caggiula, 47 anni collaboratore sindacale del patronato “Acai–Enas” già consigliere comunale dal 2010 al 2012. L’ex responsabile del movimento politico culturale “Destra di base” della città delle Veneri, lo scorso 22 marzo ha ricevuto la nomina dal coordinamento provinciale del partito guidato da Pierpaolo Signore. Tra gli altri incarichi ricoperti dal sindacalista, fino al 2015, anche quello di capogruppo d’opposizione di “Destra di base – Udc”. «La scelta di individuare Massimo Caggiula come portavoce cittadino di “Fratelli d’Italia” a Parabita rientra nel programma di radicamento capillare del partito di Giorgia Meloni sul nostro territorio», afferma Signore. «Questo nuovo compito – precisa Caggiula- mi rende orgoglioso e determinato. Ringrazio il portavoce provinciale e il vertice del partito per la fiducia accordatami». In questi giorni un’altra nomina giunta sempre da “Fratelli d’Italia” ha interessato invece l’avvocato parabitano Carlo Barone. Il coordinatore regionale del dipartimento politiche dell’immigrazione, Cristian Karim Benvenuto gli ha assegnato il compito di guidare il dipartimento a livello provinciale. «L’avvocato Barone rappresenta per storia e per cultura politica, la migliore scelta possibile» afferma Benvenuto. «Vedrò di collaborare in accordo sia al portavoce provinciale, sia con il mio coordinatore Regionale – commenta Barone  –  per rappresentare ed esprimere le idee della destra sociale e popolare».

Alezio – Arriva la seconda candidatura ufficiale a sindaco di Alezio in vista delle prossime elezioni amministrative. A poco più di due mesi dalla proposta avanzata da “Grande Alezio” con Andrea Barone, è l’ex assessore Guido Sansò ad annunciare il ritorno nella politica cittadina, stavolta nella veste di sindaco. Il sindacalista della Cgil ed ex segretario cittadino del Pd è stato membro della giunta comunale con delega allo sport e al patrimonio negli ultimi cinque anni di amministrazione Romano, fino allo scorso gennaio, quando ha preso le distanze dall’operato del partito. Con la riapertura dei giochi dell’imminente tornata elettorale, Sansò si dice pronto a scendere in campo: “Ho riflettuto a lungo prima di decidere – afferma l’ex assessore -. Dopo 14 anni di lavoro radicato sul territorio, in prima linea tra consiglio comunale, segreteria politica e assessorato, considero questo passaggio del tutto naturale e necessario. Per molti anni sono stato alle spalle dei miei compagni di partito, ora la mia storia politica mi permette di fare questo passo”. Sansò si dice pronto ad affrontare con serenità e determinazione la campagna elettorale, puntando a presentarsi alle elezioni con un movimento civico, “con tutte quelle forze civili e politiche che vogliono voltare pagina con serietà e coerenza”. Vicinanza ai bisogni della cittadinanza, valorizzazione delle imprese locali, promozione delle pari opportunità tra i punti fermi della sua proposta: “L’esperienza nello sport – continua – mi ha insegnato a lavorare in squadra, ascoltare i problemi e poi prendere le decisioni necessarie”.

Dopo le dimissioni, in paese aveva preso sempre più piede l’ipotesi di una candidatura di Sansò a primo cittadino, accanto a quella dell’attuale vicesindaco Paola De Mitri. Nei giorni scorsi il gruppo di “Uniti per Alezio” si sarebbe riunito per decidere sulle proprie intenzioni di candidatura, che sarebbero ricadute su De Mitri.

 

Gallipoli – La tassa sulla gestione del servizio dei rifiuti solidi urbani cresce di altri 110mila euro; il totale della spesa raggiunge quota 7 milioni 414mila; aumentano del 7% i costi a carico delle utenze “non domestiche”, circa 2.200. mentre per quelle domestiche (4.300 titolari) si redistribuisce diversamente il carico tra coloro che hanno abitazioni con pertinenze (esempio: garage) che vedono calare l’onere di 50 euro (valore medio) e coloro che hanno immobili senza pertinenze abbinate (+5/7 euro). Naturalmente si parla di base annuale.

Vicenti: “In linea con le previsioni consolidate dell’anno precedente” Per raggiungere la somma complessiva concorre un recupero dell’evasione della Tari stimata in 380mila euro; il contributo del Ministero dell’Istruzione di 18mila euro per le sedi scolastiche. Più in particolare, per l’igiene urbana se ne andranno nel corso dell’anno 4 milioni 455mila euro; per smaltimento e recuperi altri 2 milioni 415mila euro “in linea con le previsioni assestate di spesa dell’anno precedente”, ha rimarcato l’assessore Dario Vincenti, il quale ha comunque aggiunto che “si è tenuto conto dell’oggettivo incremento dei costi del combustibile da rifiuti Cdr) così come quantificati dal commissario dell’Agenzia regionale rifiuti nel gennaio 2017 ed oggetto di recentissima conferma da parte del Tar Lecce (5 marzo 2018) che ha fatto lievitare questa voce di costo da euro 79 a tonnellata a 112,95”.  Dall’opposizione Flavio Fasano di “Gallipoli Futura” con l’altro consigliere Giuseppe Cataldi ha votato contro il piano; un “no” è venuto anche nel Consiglio comunale riunito ieri anche dai consiglieri Oltremarini e Quintana; astenuto Vincenzo Piro. Erano assenti i consiglieri Guglielmetti e Piteo. L’assessore ha in chiusura del suo intervento rimarcato che sono in corso diverse iniziative “per rendere più fedele lo schema di riparto alla realtà del servizio”, quali un aggiornamento della banca dati  mediante l’incrocio di e il raffronto delle planimetrie e delle autocertificazioni ; una verifica a campione “con rilevazioni in loco delle superfici dichiarate”; un censimento puntuale delle utenze domestiche”. Dopo aver rilevato che il pian appena approvato vale fino al 30 giugno perché dall’1 luglio scatta il nuovo servizio dell’Aro 11 di cui Gallipoli è capofila con Alliste, Melissano, Racale, Taviano.

Fasano: “Questo piano un ludibrio contabile pieno di errori, da ritirare” “Colpisce tra l’altro l’abnorme aumento delle spese di raccolta e del trasporto con un tentativo di compensazione attraverso la diminuzione  insufficiente delle spese per il personale in carico alla ditta concessionaria del servizio” ha attaccato Fasano, che ha criticato anche un “fondo rischi crediti” da 138.354 euro. “I numeri inseriti nel piano a cosa si riferiscono? al contratto in essere con la ditta o alle somme effettive che mensilmente si stanno versando a seguito di ordinanze del nostro attivo Sindaco e di questa solerte Amministrazione”, ha chiesto polemicamente il capogruppo di “Gallipoli Futura”. “La mia domanda è del tutto retorica  in quanto i dati inseriti sono quelli comunicati dalla ditta, corretti e modificati non si sa perché dall’Amministrazione”, ha incalzato Fasano per il quale “meglio sarebbe stato non sottoporci a questo ludibrio contabile”.  Netta la conclusione: “Questo piano è assolutamente da annullare in quanto contiene errori e falsi dati a danno dei contribuenti e non soddisfa alcuna aspettativa della cittadinanza gallipolina”. A sostegno di questa tesi, durante il lungo intervento tra l’altro Fasano ha presentato un prospetto in cui ci sarebbe una discordanza notevole tra il piano portato in Consiglio e quello che sarebbe dovuto essere il documento economico finanziario se si fosse tenuto fede al contratto dell’Aro sottoscritto il 21 novembre scorso con la ditta vincitrice della gara. Un ballo 1 milione 300mila euro di risparmi per gli utenti sottoposti alla Tari. Con, sullo sfondo, la precarietà permanente dei lavoratori in esubero (oltre venti) “al sicuro” fino al 30 giugno prossimo. Il capogruppo ha infine adombrato un esposto indirizzato alla Corte dei conti.

Il Comune di Taviano

Taviano – Bilancio di previsione, costo tariffe Tari (rifiuti), Irpef, Tasi (servizi indivisibili) e Imu; interrogazioni dei consiglieri di opposizione; realizzazione di un nuovo centro di raccolta per rifiuti urbani nell’abitato di Mancaversa: sono il piatto forte del prossimo Consiglio comunale in programma venerdì 30 marzo con inizio alle 9.30. Si parte proprio dall’approvazione del quadro finanziario delle varie tariffe, Tari, Imu, Tasi e addizionale comunale Irpef che, anche quest’anno, resteranno invariate. Si passerà, poi, a discutere del bilancio di previsione che presenterebbe, secondo il parere dei consiglieri di maggioranza, tante risorse per i cittadini. “Pur consapevoli che le risorse da presentare nel Bilancio sono sempre poche rispetto alle intenzioni – afferma il primo cittadino, Giuseppe Tanisi – abbiamo cercato di intervenire al meglio per creare sempre maggiori opportunità per i giovani, sostenere politiche e servizi sociali, migliorare l’ambiente e la sicurezza, senza tralasciare le attività produttive, commerciali, l’artigianato e l’agricoltura e dei Lavori pubblici”.

Veniamo al capitolo interrogazioni. Sul Piano particolareggiato Comparto Gemma i consiglieri di “Taviano Libera” (Portaccio, Manni e Sabato) e di “Lega per Salvini” (Rainò) chiedono di conoscere il nome della persona i cui interessi  sarebbero coinvolti nel Comparto, così come sottolineato dall’assessore Francesco Lezzi, nel Consiglio del 29 novembre scorso. Ancora: i consiglieri di “Taviano Libera” chiedono di sapere come mai l’affidamento di servizi di ingegneria e architettura sia stato effettuato con affidamento diretto invece di procedere con una gara di evidenza pubblica. Infine due interrogazioni del M5S in merito agli incendi sul territorio comunale (dotarsi di strutture per l’intervento) e sul Parco Jonico di Mancaversa dove occorrerebbe trapiantare essenze arboree meno invasive dopo il taglio di 23 abeti.

 

Nardò – “Ventiquattro bambini pronti ad invadere Nardò e Boncore” è l’ironico titolo della nota con cui Antonio Perrone, vicesegretario di Andare Oltre, prova a mettere i “puntini sulle i” a proposito delle tante voci che negli ultimi giorni vorrebbero un proliferare di centri d’accoglienza per richiedenti asilo in quel di Nardò.
“Il pericolo, secondo l’opposizione – scrive Perrone nel comunicato al veleno indirizzato a diversi attori del dibattito neretino – sono innanzitutto ventiquattro bambini! L’opposizione cittadina usa 12 bambini già ospiti a Boncore e 12 bambini da ospitare a Boncuri, per diffondere terrore con dichiarazioni in libertà, lanciate nel silenzio assordante ed imbarazzante di circoli, centri studi e associazioni della sinistra dei salotti”. Questa la stoccata del numero due di Andare Oltre, che poi passa in rassegna una serie di “fake news” che secondo lui in questi anni l’opposizione di Palazzo Personé avrebbe contribuito a diffondere: “l’invenzione del centro di accoglienza a Boncore e quello nel cosiddetto Gerontocomio nella zona 167. E ora è la volta di uno pseudo mega-centro di accoglienza su via Regina Elena per il quale l’opposizione parla di 110 posti, quando neanche il genio della lampada di Aladino sarebbe riuscito a trovare in quella stradina una struttura che ospita 110 persone”.
“Il vicesegretario attacca tutto e tutti ma – replica Lucio Tarricone, del ‘Centro Studi Salento Nuovo’, chiamato in causa direttamente da Perrone – non risponde nel merito: si è evidenziata l’assurdità di allocare un Centro Sprar per minori a Boncuri perché lontano dal centro abitato, con evidenti difficoltà a far interagire i minori con la cittadinanza, ma soprattutto perché Boncuri è la località dove d’estate per diversi mesi si concentrano centinaia di migranti adulti con tutte le problematiche che ben conosciamo”. Poi anche la critica ai rappresentanti che l’Amministrazione sceglie di mandare nelle sedi istituzionali: “Non partecipano quelli che dovrebbero essere i massimi esponenti istituzionali neretini, ovvero il Sindaco o il Vicesindaco, l’Assessore ai Servizi Sociali o il Comandante dei Vigili urbani, bensì il portavoce del Sindaco. E questo la dice lunga sulla gestione dell’Amministrazione”.

Nardò – Si allarga la maggioranza in Consiglio comunale, che passa da 18 a 19 consiglieri. Ultimo a salire sul carro dei melloniani è Alessandro Presta, consigliere che alle amministrative 2016 era candidato nella lista fittiana dei “Conservatori e Riformisti” a sostegno di Antonio Vaglio. Ad accoglierlo adesso, come annuncia il diretto interessato, sarà il Fronte Democratico, corrente del governatore Michele Emiliano attualmente rappresentata dal consigliere Paolo Maccagnano (anch’egli oggi pro-Mellone ma eletto con Marcello Risi). «Credo che sia giunto – dichiara Presta – il momento della svolta, il momento di cancellare vecchie logiche e cambiare totalmente approccio. Il Governatore Michele Emiliano e il sindaco Pippi Mellone stanno dimostrando che i cittadini vengono prima degli schieramenti e dei partiti. Per questo, in netta contrapposizione con i consiglieri comunali di minoranza, che non perdono occasione di denigrare il sindaco della Città e il presidente della Regione, ho deciso di aderire al gruppo consiliare Fronte Democratico, riconoscendomi in questo diverso modo di intendere la politica, che sta portando risultati visibili per il territorio di Nardò e per i neretini».

Da sempre nel centrodestra, alle comunali 2016 il 43enne imprenditore neretino risultò, con 420 voti, primo dei non eletti della sua lista. Per lui le porte di Palazzo Personè si spalancarono nel gennaio 2017, quando subentrò alla consigliera dimissionaria Mirella Bianco. In questi mesi Presta non si è mai sbilanciato: né a sostegno della maggioranza né ha mai firmato i comunicati “anti-Mellone” dei consiglieri di opposizione. Oggi invece il colpo di scena, col gruppo pro-Emiliano che torna a essere composto da due consiglieri, lo stesso Presta e il già citato Paolo Maccagnano (Cesare Dell’Angelo Custode ha invece “frequentato” il Fronte Democratico solo pochi mesi e oggi è nella Lega).

L’opposizione L’opposizione ritiene che questa mossa sia frutto di un accordo tra il sindaco Mellone e Mino Frasca, ex consigliere provinciale al quale Presta è vicinissimo. «Anche l’acerrimo rivale di Mellone, Mino Frasca, entra dunque a pieno titolo – scrivono a tal proposito i consiglieri di minoranza Lorenzo Siciliano, Daniele Piccione, Roberto My, Giancarlo Marinaci e Carlo Falangone – a far parte di questa nefasta compagine di governo cittadino, dopo l’ex Sindaco Antonio Vaglio e gli ex sostenitori di Risi, Dell’Angelo e Maccagnano. Quello stesso Frasca che Mellone accusava di inciucio con Risi nelle comunali di giugno 2016. Questa Amministrazione e questo Sindaco in soli venti mesi – proseguono i cinque – sono stati capaci di collezionare il maggior numero di voltagabbana nella storia repubblicana di questa Città. Gruppi consiliari nati e morti nell’arco di un mese, assessori e presidenti di commissione sostituiti a ogni piè sospinto, ricollocazioni politiche a seconda della convenienza settimanale, da Emiliano alla Lega di Bossi e Salvini passando per Casapound».

Matino – Parabita Pioggia dorata per le infrastrutture di Matino e Parabita. La Regione Puglia premierà, infatti, con 3 milioni di euro il progetto di rigenerazione urbana presentato dai due Comuni che, per l’occasione, hanno unito forze e idee. Il piano “Tra i borghi della Serra di S. Eleuterio” presentato dalle due Amministrazioni, quella di Matino, ente capofila, guidata dal sindaco Johhny Toma e l’altra, quella di Parabita, al momento della predisposizione del progetto dai commissari prefettizi, è risultato 11° in graduatoria tra gli 83 progetti ammessi (il terzo in tutto il Salento). Parabita e Matino beneficeranno, dunque, di 3 milioni di euro derivanti dall’asse prioritario XII “Sviluppo urbano sostenibile” (P.o.Fesr-Fse 2014-2020), per realizzare la loro strategia integrata di sviluppo urbano sostenibile. Il documento programmatico è stato stilato tenendo conto delle idee e delle esigenze espresse dalla stessa cittadinanza, da associazioni ed operatori economici durante una serie di incontri preliminari tenutisi la scorsa estate. Il disagio espresso riguardava la mancanza di spazi ricreativi e luoghi di aggregazione, la carenza di case protette per anziani soli e non autosufficienti, scarse occasioni formative extra scolastiche. Le aree d’intervento individuate sono edilizia economica e popolare, centri storici, percorsi urbani di connessione degli interventi urbani diffusi, creazione di itinerari nel paesaggio urbano con mobilità dolce.

 

Gallipoli – Non ha raggiunto il numero delle 50 autocandidature previste dal bando e, così, è saltata a Gallipoli la nomina dei componenti della Consulta civica di partecipazione. Alla scadenza del 15 marzo, le domande protocollate in Comune sono state appena 39, delle quali tre pure scartate, e dunque il Consiglio comunale ha dovuto rinviare l’elezione dei 17 componenti della Consulta civica. «Sinceramente confidavo in una partecipazione più convinta, e poi i benefici e le occasioni di confronto sui problemi cittadini non sarebbero mancati certamente. Forse –  afferma il presidente dell’Assise consiliare Rosario Solidoro – il numero di 50 autocandidature è troppo elevato. Intanto siamo corsi ai ripari per non sciupare altro tempo e altre occasioni». Nell’incontro dei capigruppo di venerdì 23 marzo, infatti, è stato già deciso di riaprire i termini delle domande.

La nota di Fasano Intanto, a margine,  giunge la nota di  “Gallipoli Futura” (capogruppo l’ex sindaco Flavio Fasano): «Il fallimento di questa iniziativa sta a significare quanto sia prevalente il disinteresse e la delusione del popolo gallipolino in generale per questa politica fatta solo di annunci ed in particolare per aver tentato di costituire un organismo di facciata». Fasano punta, inoltre, sulla “delusione dei cittadini,  fortemente delusi per la pochezza delle risposte politiche a fronte della forte domanda di servizi efficienti e all’assenza di investimenti per la creazione delle infrastrutture che, se realizzate, contribuirebbero a risollevare le sorti dell’economia turistica. Sarebbe stato forse più proficuo se il Sindaco avesse attivato le procedure per la elezione delle Consulte di quartiere”.

Parabita  – Torna al suo posto, quello di sindaco di Parabita, l’avvocato Alfredo Cacciapaglia. L’Amministrazione riabilitata dal Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso avverso lo scioglimento per infiltrazioni mafiose disposto lo scorso anno dal Governo, si è già insediata in Comune. Nessun passaggio di consegne e nessun incontro con i commissari Andrea Cantadori, Sebastiano Giangrande e Gerardo Quaranta che hanno guidato Parabita per 13 mesi. Nei loro confronti, il reinsediato sindaco ha avuto toni e parole piuttosto aspre. «In quest’anno non è cambiato niente. La commissione straordinaria ha fatto ben tre proroghe per la gestione dei rifiuti solidi urbani, anche se io avevo bandito una gara ponte, non è riuscita a liberare nessuno degli alloggi occupati abusivamente e ha lasciato le casse comunali con gravi criticità. Ho trovato i conti pubblici molto peggio di com’erano nel 2010, al mio primo insediamento, e di come li ho lasciati nel 2017». Precisazione importante fatta dal sindaco, sentenza alla mano, riguarda la gestione dei rifiuti, un capitolo importante della relazione che ha portato al commissariamento. «Siamo passati per quelli che volevano favorire l’impresa che gestiva il servizio di nettezza urbana nel Comune di Parabita, per quelli che favorivano assunzioni e rinnovi di contratto, poi in realtà noi abbiamo fatto una gara ponte – che dopo un anno è ancora ferma all’aggiudicazione definitiva in attesa di un parere chiesto all’Anac – ma la commissione ha fatto ben tre proroghe per la gestione del servizio”. La difesa di Cacciapaglia, composta dagli avvocati Pietro Quinto e Luciano Ancora, ha dimostrato che le specifiche contestazioni su atti e vicende amministrative erano prive di fondamento perché non vi erano stati comportamenti omissivi e commissivi del Sindaco e degli amministratori censurabili in termini di legittimità amministrativa. Nei confronti dell’Amministrazione Cacciapaglia, spiegano anzi i legali, “c’è stata presunzione da parte degli inquirenti che hanno cercato a tutti i costi un riscontro per avvalorare la tesi di un condizionamento malavitoso del Comune. Quindi sono stati fatti dei riscontri senza una completa obiettività. Analisi che abbiamo provveduto a smontare”. (

Parabita – Il Tar “riabilita” l’Amministrazione comunale e il sindaco Alfredo Cacciapaglia annuncia il suo immediato ritorno ritorno a Palazzo di Città. La conferma arriva con un comunicato dello studio legale Quinto che ha seguito la vicenda legata al ricorso amministrativo presentato dagli amministratori dopo lo scioglimento del Consiglio comunale disposto il 17 febbraio per presunte infiltrazioni della malavita locale. «Per garantire la continuità amministrativa del Comune di Parabita, il sindaco Alfredo Cacciapaglia, con i componenti della Giunta, provvederanno domani mattina ad insediarsi a seguito della sentenza di reintegra del Tar del Lazio immediatamente esecutiva, in modo da garantire alla comunità cittadina la piena funzionalità dell’Amministrazione democraticamente eletta», si legge nella nota con la quale si da anche notizia della conferenza stampa preannunciata per le 12 presso la sede municipale.

La notizia della mossa di Cacciapaglia e dei suoi arriva al termine di una giornata convulsa, quella di oggi giovedì 22 marzo, dopo la pubblicazione della sentenza (decisa in Camera di consiglio già il 28 febbraio scorso) con la quale il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dagli amministratori all’epoca “estromessi”, dal sindaco Alfredo Cacciapaglia agli assessori Gianluigi Grasso, Biagio Coi e Sonia Cataldo, sino al presidente del Consiglio comunale Pierluigi Leopizzi e al consigliere Salvatore Tiziano Laterza. Si tratta di un pronunciamento eclatante e dalle conseguenze ancora tutte da valutare alla luce del prevedibile ricorso al Consiglio di Stato che il Ministero dell’Interno potrà presentare. Intanto i giudici amministrativi di primo grado (presidente Carmine Volpe, consiglieri Ivo Correale e Roberta Cicchese) hanno messo nero su bianco le loro motivazioni giungendo alla conclusione che le vicende penali legate all’operazione “Coltura”, condotta dai carabinieri nel dicembre del 2015, non hanno intaccato l’attività dell’Amministrazione comunale Cacciapaglia. Nella rete del blitz condotto all’alba del 16 dicembre 2015 (22 furono gli arresti) finì anche l’allora vicesindaco Giuseppe Provenzano, il più suffragato nelle elezioni di pochi mesi prima con 480 voti. L’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa costò il carcere (prima) e i domiciliari (poi) a Provenzano, costretto alle dimissioni. Fu poi la commissione d’indagine inviata in città dal Ministero a spulciare l’attività amministrativa per  capire se, e in che modo, la malavita locale avesse fatto breccia a Palazzo. Ne seguì, infine, lo scioglimento del Consiglio comunale con decreto del presidente della Repubblica del 17 febbraio 2017 con l’insediamento della commissione straordinaria che, da un hanno a questa parte, ha retto le sorti della città, composta da Andrea Cantadori, Gerardo Quaranta e Sebastiano Giangrande.

La sentenza del Tar “Proprio le vicende penali riguardanti il solo vicesindaco – si legge nelle 32 pagine della sentenza del Tar – relative a provvedimenti poi revocati nel gennaio 2017, testimoniavano che solo costui poteva considerarsi elemento di eventuale collegamento tra la malavita e l’amministrazione comunale e, quindi, la sua custodia cautelare sin dal 29 dicembre 2015 aveva già escluso la possibilità di interferire in tal senso”. Quindi, i giudici amministrativi affermano, in sintesi quattro principi: le vicende penali hanno riguardato il solo vicesindaco e per fatti precedenti le elezioni del 2015; lo stesso Provenzano è stato reintegrato in Giunta nell’ottobre del 2015, dopo le sue precedenti dimissioni, “con pressoché nulla capacità di inquinare l’operato dell’Amministrazione”; l’assessore coinvolto nelle indagini non risulta soggetto a provvedimento penale e il suo coinvolgimento è dovuto “solo a dichiarazioni di terzi, senza alcun elemento quantomeno indiziario che lo colleghi in maniera oggettiva a influenze del clan sul suo operato”; mancano, dunque, quegli elementi “concreti, univoci e rilevanti” che possano far pensare ad un’attività amministrativa “corrotta o compromessa”.

Il sindaco Cacciapaglia Su facebook il commento del Primo cittadino appena “reintegrato” nelle sue funzioni: «Ho combattuto questa battaglia inannzitutto per la mia famiglia e per la mia Comunità che ho sempre amato. Ora il mio pensiero va a quelli che continuano a soffrire, ai deboli, agli emarginati,ai poveri, alle vittime dell’ingiustizia e dell’arroganza, ai denigrati, agli esclusi a tutti quelli per i quali ne vale sempre la pena combattere. E vincere».

L’avvocato Piero Quinto – “Giustizia è fatta” è, invece, il commento dell’avvocato Pietro Quinto che ha difeso, insieme a Luciano Ancora, gli ex amministratori nel ricorso davanti al Tar. La soddisfazione del legale è non solo professionale ma anche  “personale per il rapporto di colleganza e di amicizia con l’avvocato Alfredo Cacciapaglia”. Quinto sottolinea la rilevanza non solo giuridica ma “istituzionale” della sentenza del Tar perché “lo scioglimento del Consiglio Comunale è un atto straordinario che incide su una delle istituzioni fondamentali della Repubblica”. «In particolare, la difesa di Cacciapaglia ha dimostrato che le specifiche contestazioni su atti e vicende amministrative erano prive di fondamento perché non vi erano stati comportamenti omissivi e commissivi del Sindaco e degli amministratori censurabili in termini di legittimità amministrativa», conclude il legale il quale richiama il “ruolo di alta professionalità svolto dal Sindaco Cacciapaglia, professionista affermato, che esercita l’attività di avvocato, eletto ben 2 volte alla carica sindacale e nei confronti del quale alcun addebito era stato mai sollevato in qualsiasi sede. Era quindi evidente una contraddizione in termini perché in assenza di qualsivoglia contestazione nei confronti di un Sindaco autorevole non si poteva poi ritenere che quello stesso Sindaco potesse consentire anche involontariamente una qualche forma di inquinamento dell’attività amministrativa”.

 

 

 

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