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Fede, eventi e celebrazioni religiose dai Comuni della rete di Piazzasalento

festa patronale matinoMATINO. È la festa del Santo Patrono, nel 150° del miracolo. Riti religiosi e civili si preparano per tempo, come sempre, per celebrare San Giorgio che ricorre il 23 aprile. Il calendario religioso si ripete negli anni con le tradizionali processioni dell’“intorciata” la sera del 22 aprile e per la “benedizione dei campi” il 24 dopo mezzogiorno. A scandire la preziosità della celebrazione un imponente progetto di luminarie messo a punto dalla ditta De Cagna. “La ricerca della purezza” è il titolo dell’architettura medioevale, dalle linee semplici, che vuole mettere in risalto l’essenzialità come metafora di un ritorno al semplice.

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mons. fenando filograna-1Carissimi,
 
mentre il cuore palpita per l’intensità dei giorni che ci apprestiamo a vivere, il nostro sguardo si abbandona alla contemplazione del Crocifisso Risorto, il cui mistero d’amore continua a inebriare di gioia indicibile la nostra storia. In questa occasione, mi piace noleggiare le passionevoli parole di Paolo, che avrebbe voluto affiggere per tutte le mura di Corinto: “L’amore di Cristo ci spinge!”, ci possiede: ebbene, la risurrezione di Gesù è figlia dell’amore di un Dio che, ogni giorno, accetta la sfida di prendersi cura della nostra fragile esistenza, e invita anche noi a risorgere, a risollevare il capo, nell’oggi del nostro cammino. Con la sua risurrezione, Cristo pungola la nostra mediocrità, scomoda oltremodo la nostra presunta e illusoria autosufficienza: Egli sceglie di farsi erede dei nostri affanni quotidiani e, irradiando di luce nuova i sepolcri delle nostre esitazioni, continua a scommettere su di noi, ad amarci, a ricercarci. Cristo viene a visitare le tenebre che annebbiano il nostro operato, ridona colore perfino agli scantinati più cupi delle nostre relazioni: la sua risurrezione rimargina le ferite di tante famiglie vittime di travagli, placa la collera di mariti tronfi di rancore, lenisce le lacrime di mogli angariate, incoraggia le genuine aspettative di tanti figli che spesso sono sopraffatti dal disorientamento; accorda serenità e fiducia oltre ogni tradimento, gelosia, discordia; consola la penuria di posti di lavoro che ledono la dignità umana; affranca il dolore del lutto e l’infermità di quanti soffrono nel corpo e nello spirito con il balsamo della misericordia, con l’unguento della speranza; bagna i nostri errori nelle acque del perdono e del riscatto; l’amore di Cristo non demorde, ci rincorre, ci rialza dagli sgambetti che rallentano la nostra corsa, con l’ostinazione propria solo dei veri innamorati; con lo scandalo di un’offerta mite e arrendevole ci indica il sentiero che toccherà anche a noi percorrere, e quanto più la logica dell’indifferenza ci suggerisce di aggirare la Samaria della miseria di chi ci è accanto, tanto più la sua passione ci spalleggia, ci scuote, ci sprona, ci rammenta la strada del vero bene, a servizio del Vangelo e del nostro fratello.
Oggi il bagliore di questo annunzio deve poter rischiarare anche e soprattutto le foschie di alcune zone necrotizzate del mondo, le cui sirene tuttavia non possiamo mettere a tacere, ma anzi ci interpellano sempre e nuovamente: l’eco del travaglio della nostra amata terra, così tanto violentata ma ancora vergine e fertile; l’eco di scelte ideologiche e politiche che insidiano il diritto inalienabile alla vita, dal suo sorgere al suo tramontare; l’eco di macabre guerre che sconvolgono diverse regioni del mondo, e pesano sulla testa di popolazioni sfiancate eppure innocenti, come quella siriana; l’eco di inutili stragi, come le ultime di Stoccolma e in Egitto, che rivelano come l’uomo ancora apprezzi l’odio strenuo, efferato, accanito, sì da lasciarsi invasare di una scelleratezza inaudita. Tutto questo però non spaventa la serenità dei nostri passi, non offusca la nostra opera; Chi crede, non fugge, ci ricorda il profeta: proprio questo versetto persuase Dietrich Bonhoeffer, teologo e martire contemporaneo, a non fuggire dalla sua Germania, dilaniata dalla persecuzione nazista, a non abbandonare il suo popolo, pur avendone la possibilità; restò accanto alla sua gente, non si vergognò di una fede che gli impose di scegliere, di prendere posizione, con ineffabile coraggio, sino al dono della sua stessa vita nel campo di concentramento di Flossenbürg, nella primavera del 1945. Lasciamoci anche noi scuotere dalla risurrezione di Cristo, per la quale siamo disposti ad affrontare ed abbracciare il dolce peso delle croci quotidiane; scegliamo di non tirarci indietro, di non rifuggire gli ostacoli, ma di testimoniare un amore che si declina nel rispetto verso il creato e la persona umana, in favore della riconciliazione di tutti gli uomini.
Ed ora, il Risorto non è più nella tomba, ma ci precede nella Galilea dei nostri focolari domestici, a scuola, sul posto di lavoro, per le nostre strade, nella ferialità dei nostri impegni, ed è lì che ci attende, è lì che la sua risurrezione parla con efficacia, si realizza davvero, si fa vita; per questo, la nostra fede non s’intimidisce, non arrossisce, ma sceglie di immergersi nel fonte di una vita radicalmente spesa in Cristo, affronta il fruscio delle palme della nostra storia; non è un evento che releghiamo alla domenica e basta, non si chiude nelle sacrestie dell’intimismo, nelle secche dell’individualismo, ma esce allo scoperto, si ripercuote sul “lunedì” dei piccoli gesti quotidiani. La gloria che cerchiamo, infatti, non è quella che risiede nel nostro nome, ma che, alzando gli occhi, abita nel nome stesso di Dio.
Nella solennità di questa Pasqua, la gioia del Signore ci conceda di rinnovare con forza e autentico slancio la bellezza degli impegni assunti il giorno del nostro Battesimo, e ci renda colombe di benedizione per tanti cuori ancora trafitti, ramoscelli d’ulivo che acclamano e promuovo il bene e la concordia, al di là di ogni accennata divisione e tribolazione: dinanzi alla sete di giustizia e di pace, di amore e di verità presenti negli uomini del nostro tempo, sorga e si innalzi il vessillo di Cristo vittorioso, e risplenda sul mondo la sua gloria!


  † Fernando FILOGRANA

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L’avvio del corteo religioso dal sagrato della chiesa dell’Immacolata (foto Pejrò). La processione del Venerdì Santo a Casarano ha oltre tre secoli di storia

L’avvio del corteo religioso dal sagrato della chiesa dell’Immacolata (foto Pejrò). La processione del Venerdì Santo a Casarano ha oltre tre secoli di storia

CASARANO. Ha oltre tre secoli di storia la processione di “Gesù morto” (o dei “Misteri”) organizzata dalla confraternita dell’Immacolata. Sono in migliaia i fedeli che il Venerdì Santo prendono parte alla rappresentazione della Passione lungo gli oltre tre chilometri del percorso per un rito che dalle 21 sin protrae ben oltre la mezzanotte. Cento i portatori di statue che si alterneranno per il “Getsemani”, la “Colonna”, il “Crocefisso”, la “Bara” e l’“Addolorata” con l’intera comunità cittadina a fare da contorno assiepando le strade. Anche quest’anno la processione partirà dalla chiesa dell’Immacolata per proseguire su corso XX Settembre e le vie Matino, Tasso, Giusti, Ferrari, Sciesa, Vittorio Emanuele, piazza Garibaldi e via Roma per poi fare ritorno nell’antica chiesa presso i giardini comunali.

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TAVIANO. Penitenza e preghiera ma anche tanta solidarietà e accoglienza per chi non ha nulla. Sono questi gli aspetti più importanti della santa Pasqua a Taviano. I parroci delle tre parrocchie, San Martino, Convento Addolorata e Immacolata di Mancaversa sono impegnati nella preparazione dei riti della settimana santa, molto attesi e partecipati dai tanti fedeli. Tutto ruota intorno alla processione interparrocchiale del Cristo morto del venerdì santo. Alle 19, sul sagrato dell’Immacolata, si potrà assistere all’uscita del “troccolante” che darà inizio alla processione. Nella visita ai Sepolcri del giovedì santo, parteciperanno le tre confraternite dell’Immacolata, Anime sante e Addolorata con troccolo, tamburo e tromba.

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SIMU SALENTINI. Il periodo pasquale ci richiama alcune immagini che ne sintetizzano l’essenza: uovo, agnello, colomba, i più frequenti. Diventano oggetto di desiderio nelle ricche vetrine delle pasticcerie e nei menù tradizionali, solo che ai più risulta sempre più difficile risalire al significato di questa “foresta di simboli” da cui siamo circondati proprio in questo periodo. Sempre più arduo, infatti, non solo cogliere le segrete corrispondenze del simbolo, ma anche semplicemente il sottile filo che lega il contenuto e la sua rappresentazione visiva. I simboli, come i segni, sono “qualcosa che sta per qualcos’altro”, che risulta, però, ampliato e polisemico. Colpisce l’immaginario prima dei bambini, la figura dell’uovo, con la sorpresa più o meno importante a seconda della grandezza, che catalizza l’attenzione più del gusto della cioccolata. Quando c’erano poche risorse e più fantasia, i bambini dipingevano con colori brillanti le uova sode che disponevano nei cestini e che venivano usate come segnaposto nel pranzo di Pasqua. L’uovo è un chiaro riferimento alla fertilità non legato immediatamente (e secondo alcuni in nessun modo) all’evento della Resurrezione di Cristo. Alla base di numerose cosmogonie, lo troviamo nell’antico Egitto, è ritenuto dappertutto il simbolo della primavera; col cristianesimo diventò la figura della tomba di pietra da cui Cristo resuscitò. Nessuna presenza di uova nella Pasqua ebraica né nella festa degli Azzimi. Troviamo le uova sode nella tradizionale cuddura salentina, nelle pupe e nei cadduzzi. Nella cuddura il numero delle uova doveva essere dispari (ritenuto portafortuna); veniva regalata dal fidanzato alla promessa sposa o alla suocera.

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REPOSITORIO AL ROSARIOGALLIPOLI. Ancora oggi, i riti della “settimana santa” i gallipolini li vivono con la stessa intensità di fede che è stata loro tramandata: hanno resistito all’assedio veneziano del 1484, ai turchi, ai saraceni e anche alle riforme liturgiche: fedeli custodi della tradizione sono le 9 Confraternite, che sopravvivono da oltre mezzo millennio. A conclusione del “Solenne settenario” in onore dell’Addolorata, venerdì 7 a mezzogiorno la Confraternita del Carmine ne porta in processione il simulacro, partendo dall’omonima chiesetta: l’intera città si riconosce in quel volto struggente. Un piatto frugale di fagioli lessi, per rispettare la tradizione e poi di corsa nel centro storico per non mancare all’appuntamento con la Madonna Addolorata. Dopo il Pontificale presieduto dal vescovo mons. Filograna, e l’esecuzione (con replica a S.Gerardo e al Sacro Cuore) dell’Oratorio sacro “L’han confitto” (composto dal maestro gallipolino Francesco L.Bianco e diretto da Enrico Zullino), si snoda la processione che attraversa l’intera città. Il rientro avviene a sera inoltrata, dopo la benedizione del mare dal bastione sulle mura, salutata dalle sirene delle navi alla fonda e dai clacson delle auto dal porto sottostante.

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nardoNARDÒ. Lo sguardo della comunità neretina, nelle settimane precedenti la Pasqua e oltre, è rivolto ai più bisognosi. Ed è all’insegna della beneficenza, come quella della Fondazione Ant che proseguirà con la sua campagna nazionale “Le uova della solidarietà” a sostegno dell’assistenza medica domiciliare gratuita ai malati di tumore e della prevenzione oncologica. Il punto di aggregazione e di ascolto dei volontari accoglie quotidianamente le proposte pasquali in corso Vittorio Emanuele II. Accoglienza, perdono, ascolto, offerta e condivisione sono invece i concetti chiave che hanno caratterizzato le settimane di Quaresima del gruppo scout Nardò 2 “S. Maria degli Angeli” di don Giuseppe Raho. Il percorso di avvicinamento alla Pasqua si concluderà sabato 8 aprile: i “lupetti” visiteranno il Museo della Memoria di Santa Maria al Bagno per rivivere la cena ebraica e scoprire il significato del triduo pasquale; gli esploratori parteciperanno alla Via Crucis dei giovani (aperta a tutti) presso la Croce dell’Alto. La “Juventus Nardò Bianconera”, in collaborazione con l’associazione di volontariato “Il giardino dei bimbi” di Leverano, si è attivata nel progetto “Diamo una casa a chi non ce l’ha”: l’intero ricavato della vendita delle uova sarà devoluto per la costruzione di una abitazione destinata ad accogliere i bambini orfani ed abbandonati di Kolwezi, nella Repubblica democratica del Congo.

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La Passione vivente del 2014 foto Federica PanoGALATONE. Si rinnovano gli appuntamenti con le rappresentazioni della Passione di Cristo. Si svolge domenica 9 aprile a partire dalle 17, la Passione vivente itinerante organizzata dall’associazione “La Compagnia ti Santu Luca”. La manifestazione viene riproposta dopo una pausa di tre anni e giunge quest’anno alla quinta edizione. Oltre 120 i personaggi impegnati, per le vie del borgo antico, nella riproposizione del dramma delle ultime ore di vita di Gesù. La prima scena in piazza San Sebastiano con l’entrata in Gerusalemme; l’Ultima cena sul sagrato del santuario del Crocifisso; la preghiera nell’orto degli ulivi in piazza Padre Pio; l’interrogatorio di Caifa in piazza Costadura; il processo di Pilato al portale d’ingresso del Marchesale; la Crocifissione in periferia.

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L'Ultima cena

L’Ultima cena

MATINO. Non una semplice raffigurazione ma un racconto continuativo, senza interruzioni, per vivere il senso profondo della vita di Cristo. È la Passione vivente allestita per le strade e le piazze del centro storico grazie all’impegno dell’associazione “Johannes Paulus II” per la regia di Alfredo Cataldo. Per la perfetta riuscita dell’evento gli organizzatori sono al lavoro già da tempo. L’appuntamento con l’ottava edizione della suggestiva rappresentazione è in programma domenica 9 aprile (il giorno dopo in caso di maltempo), a partire dalle ore 18. Oltre 200 le persone coinvolte tra personaggi, truccatori costumisti, elettricisti, scenografi ed artigiani. A dare un tocco particolarmente realistico, come ogni anno, sono proprio i costumi. All’evento, patrocinato dal Comune di Matino, collaborano le associazioni San Giorgio onlus, Pro Loco “Sant’Ermete”, Anspi “Villaggio del fanciullo” e la parrocchia San Giorgio martire. «La sua realizzazione richiede l’opera attenta e sapiente di una grande quantità di persone che si adoperano, ogni anno, oltre che per la recita, per l’allestimento scenografico e per il supporto tecnico», affermano i promotori che confermano lo slogan “La Passione vivente, un evento importante…Non fartela raccontare, ma vivila!”.

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UGENTO. Ugento si trasforma in una vera e propria Gerusalemme questa domenica, quado andrà in scena la dodicesima edizione della “Via Crucis vivente”. Nello scenario naturale nei pressi del santuario della Madonna della Luce (via Casarano), più di cento figuranti insceneranno il doloroso percorso di Cristo verso la crocifissione. Le scene si susseguiranno a partire dall’Annunciazione alla Natività, passando dalle Beatitudini all’ ingresso di Gesù a Gerusalemme con la guarigione del cieco nato. Seguono l’ Ultima Cena e lavanda dei piedi, la preghiera e l’arresto nell’orto del Getsemani, l’ incontro con Caifa, il tradimento di Giuda, l’arresto, il rinnegamento di Pietro, il Giudizio innanzi a Pilato, la flagellazione e la Crocifissione. La deposizione con il pianto della Madonna sarà una delle scene madri della manifestazione. Si concluderà con i monologhi del Cireneo e la Veronica e infine la Resurrezione che avverrà in mezzo ai bambini, la vera novità di questa edizione. L’edizione di quest’anno della via Crucis è accomagnata da suggestive e toccanti melodie, il tutto impreziosito dalle scenografie di Gianluca De Marco per la regia di Alberto D’Ambrosio. L’iniziativa è promossa dal Comitato via Crucis e la Proloco Ugento e Marine con il Patrocinio del Comune di Ugento. Appuntamento questa domenica alle 19.30. La locale Protezione Civile di Ugento effettuerà il servizio navetta a/r per dare la possibilità a tutti di poter vivere la bellissima rappresentazione. Il servizio avrà la precedenza verso le persone anziane, con problemi motori o disabili. I punti di fermata, dalle 18:00 alle 19:30, sono: Chiesa S. Cuore di Gesù, Porta S. Nicola e Chiesa S. Giovanni Bosco.

maria rosaria de lumeSarebbe bello, proprio perché in teoria il periodo lo permetterebbe, parlare in modo elegiaco degli ulivi. La benedizione dei ramoscelli di varie dimensioni sui sagrati delle chiese la Domenica delle Palme, la devozione popolare che spinge a custodirli in casa o a sistemarli sulle terrazze a difesa da intemperie naturali, piccoli ramoscelli argentati e dorati da regalare ai familiari… Insomma un ramoscello d’ulivo a siglare pace fatta tra la natura e l’uomo. E invece è ancora guerra senza quartiere, solo che rispetto al passato c’è qualche certezza che la fa più razionale e rende più certi i mezzi di attacco. Spazzate via tutte le tesi fantasiose, sembra che si sia d’accordo su questi punti: il disseccamento rapido degli ulivi non è frutto di complotti; l’unico colpevole accertato è un batterio, la Xylella fastidiosa, la cui diffusione è favorita dalla sputacchina; gli ulivi non possono farcela da soli; l’eradicazione non garantisce al 100% lo stop alle infezioni. In questi giorni c’è la sollecitazione di un intervento urgente: possibilmente prima di Pasqua procedere alle lavorazioni meccaniche superficiali e alla pulizia del suolo in tutta l’area infetta, di contenimento e cuscinetto per colpire le larve della sputacchina. E poi anche una concreta speranza: l’Unione europea ha aperto alla possibilità di autorizzare il reimpianto di nuovi uliveti nelle aree salentine colpite dalla Xylella. All’orizzonte vola una colomba con un ramoscello di leccino in bocca.

TRADIZIONE E DEVOZIONE La processione della Madonna Annunziata (foto di Luigi Mighali) e il parroco don Emanuele Pasanisi. La festa patronale del 2017 si chiude con la musica della cover band dei Pink Floyd ("Gli Hom") e di Stef Burns con i fuochi d'artificio della Pirotecnica Napoletana di Matino

TRADIZIONE E DEVOZIONE La processione della Madonna Annunziata (foto di Luigi Mighali) e il parroco don Emanuele Pasanisi. La festa patronale del 2017 si chiude con la musica della cover band dei Pink Floyd (“Gli Hom”) e di Stef Burns con i fuochi d’artificio della Pirotecnica Napoletana di Matino

TUGLIE. Tuglie in festa per la Madonna Annunziata, patrona del paese. Il comitato ed il parroco don Emanuele Pasanisi già da mesi sono al lavoro per organizzare l’appuntamento di prima- vere che tradizionalmente apre le feste patronali tra i paesi della zona. Dopo una settimana mariana in chiesa, la festa entra nel vivo sabato primo aprile quando, in mattinata, è in programma l’inaugurazione, con l’intervento dei Vigili del fuoco, mentre in contrada Mazzuchi c’è il dodicesimo “Trofeo dell’Annunziata”, attesa e importante gara podistica del settore giovanile. In serata, dopo la messa officiata dal parroco, tra le luminarie della ditta Micolani da Giurdignano, si snoda la processione con le bande Città di Matino e Città di Taviano.

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Maria SS. Annunziata aradeoARADEO. Quest’anno festa civile e religiosa coincidono per la compatrona del paese, Maria SS. Annunziata. Il programma dei festeggiamenti è stato presentato dal parroco don Giuseppe De Simone, dal priore Alfredo Ramundo e dal Consiglio della Confraternita, che da tempo immemorabile cura la gestione e le attività dell’antica chiesa del paese. Si inizia sabato 25 con la solenne processione (foto) per le vie cittadine. Per l’occasione il protettore San Nicola viene traslato dalla Matrice per accompagnare la Madonna in processione e fermarsi poi per l’intero periodo dei festeggiamenti, all’interno della chiesa dell’Annunziata. “Cortesia”, questa, che la Madonna immancabilmente ricambia nella seconda domenica di maggio in occasione dei festeggiamenti per San Nicola, quando sarà lei a spostarsi ed a sostare nella Madre.

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Le-Iene-del-12-marzo-2017MATINO. Il servizio delle Iene andato in onda domenica scorsa su Stefano Romano, (Billy), 30enne di Matino consigliato dalla famiglia a ricorrere all’aiuto dell’esorcista della diocesi di Nardò Gallipoli, perché gay, sta facendo il giro dei social e non solo. L’argomento delicato, il coinvolgimento della Chiesa, i rapporti del giovane con la famiglia, lo stile giornalistico delle Iene costituiscono materiale privilegiato ed esplosivo per la cronaca e i social. Dopo le pacate precisazioni della diocesi e del vescovo mons. Filograna che sottolinea  “l’assenza di qualsivoglia forma di discriminazione nella Chiesa” e “la piena vicinanza a categorie considerate deboli o emarginate”, giunge un comunicato stampa dell’avvocato Maria Greco che difende la sorella di Stefano.“La trasmissione – scrive l’avvocato –  ha gettato un’ondata di negatività sulla Chiesa – e forse quello era l’unico scopo – e sulla famiglia di Billy (Stefano), colpevole a detta di quest’ultimo di averlo spedito dal prete esorcista, travisando completamente il reale accadimento degli eventi. Diventa pertanto doveroso da parte della sorella, tirata in causa dal servizio televisivo, esplicare la verità dei fatti”. Che nel racconto dell’avvocato sono andati così. Stefano è il quarto figlio di una famiglia di ceto medio che vive a Matino; famiglia legata ai valori tradizionali, in particolare a quelli religiosi, e che fa studiare i figli presso università fuori dal Salento. Stefano frequenta da piccolo  gli ambienti ecclesiastici, si fidanza con le ragazze, fino alla svolta di due anni fa quando l’oggetto del suo amore è un ragazzo. La famiglia rimane di certo disorientata, ma cerca di capire senza mai rifiutare e ripudiare Stefano. In modo particolare è la sorella che “lo sostiene e lo accompagna nel suo nuovo percorso, volto alla ricerca della verità. Stefano, infatti, era spesso dubbioso, agitato; la sorella in questo periodo parla spesso con lui lo aiuta, insieme anche alla famiglia, lo supporta nei suoi dubbi, nelle sue insicurezze (per quanto da lui stesso chiesto e voluto) al fine unico di far chiarezza nell’animo di Stefano a capire quale fosse la sua vera inclinazione sessuale anche recandosi presso uno psicologo”. La preoccupazione della famiglia sfocia poi nel consiglio a Stefano  di rivolgersi a un sacerdote, cosa che il ragazzo fa. A giugno scorso “artatamente le Iene irrompono nella vita familiare e comunitaria con riprese nascoste e, spacciandosi per amici di Stefano, sottoponevano la sorella ad una serie di domande dal contenuto altamente personale in quanto attinenti alla sua sfera familiare. In particolare, ignara della reale identità dei soggetti incontrati e confidando nel fatto che questi fossero realmente amici di Stefano, in buona fede rendeva dichiarazioni dal carattere strettamente personale”.  Da qui l’inizio di un procedimento penale “su impulso della sorella di Stefano che denunciava l’accaduto e gli operatori Mediaset per l’illecito trattamento dei dati personali, le indagini coordinate dalla dott.ssa Licci sono tutt’ora in corso e proprio nei prossimi giorni sarà depositata una nuova integrazione di denuncia attesa la messa in onda del servizio in modo fazioso e contrario alle prescrizioni di legge”. Dopo un breve trasferimento a Milano, Stefano ritorna in casa dei genitori dove continua a vivere. Intanto la sorella  ha intrapreso tutte le necessarie iniziative a salvaguardia della propria onorabilità, per il tramite dell’avv. Maria Greco del Foro di Lecce che dichiara sin d’ora: “la signora Romano è stata sottoposta ad un ingiusto linciaggio mediatico; è deplorevole il comportamento di quanti, senza il beneficio del dubbio, senza alcun contraddittorio, non hanno esitato ad offendere una stimata madre di famiglia sui social network, spinti solo dall’onda mediatica prestando il fianco, in tal modo, a chi ha voluto la notorietà a tutti i costi, rendendosi strumento di tutti coloro i quali volevano solo tentare di gettare ombre sull’ambiente ecclesiastico. Avevamo già chiesto il sequestro dei video originali ed ora più che mai insisteremo in siffatta richiesta oltre a presentare una denuncia per l’avvenuta diffamazione a mezzo social network da parte di molte persone!”.

don QuintinoNARDÒ. Originale iniziativa dei giovani di Azione cattolica della diocesi di Nardò-Gallipoli per vivere la comunione fraterna anche in forma “virtuale”. Comunicando in rete, mediante “Whatsapp”, si aggiornano sui prossimi appuntamenti da qui a Pasqua: dove incontrarsi lo sapranno di volta in volta. Hanno iniziato già Mercoledì delle Ceneri (col loro assistente diocesano don Francesco Martignano, di Parabita e viceparroco a Tuglie) e domenica 5 con don Antonio Bruno (vicerettore del seminario minore). “E mi fondo con il cielo e con il fango” il nome del sito, quasi a delimitarne i confini: dal fango della terra all’immensità del cielo. È don Quintino Venneri (di Racale, rettore nel seminario diocesano di Nardò) a commentare l’iniziativa: «Fango non solo come sporcizia e dunque peccato, ma “fango e cielo” come due entità che si “confrontano” e poi alla fine si incontrano. L’uomo può fare esperienza di Dio – prosegue don Quintino – perché il cielo è molto più vicino all’umanità di quanto si possa pensare».

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CASARANO. La Curia esprime “dolore e preoccupazione” in merito al “ciclone” che ha coinvolto un parroco di Casarano impegnato nell’esorcizzare un ragazzo omosessuale. Il servizio mandato in onda domenica sera dalla trasmissione “Le iene” non poteva non provocare la reazione del vescovo Fernando Filograna (foto) il quale intende “accertare i contorni della vicenda, tutti ancora da approfondire”. Il vescovo della diocesi di Nardò- Gallipoli, attraverso una nota ufficiale diffusa dal responsabile ufficio stampa don Roberto Tarantino, intanto, ci tiene a ribadire “l’assenza di qualsivoglia forma di discriminazione nella Chiesa”, manifestando, “la piena vicinanza a categorie considerate deboli o emarginate”. Filograna parla chiaramente di “spaesamento generativo in fedeli e non” e alla luce di tale presa di posizione, resta da capire quali sviluppi la vicenda possa prendere. “Per ogni situazione che riguarda la vita delle persone, il primo atteggiamento che ha sempre caratterizzato questa Chiesa locale è quello di una riflessione serena e di un’analisi attenta dei fatti, in un clima di discernimento e di preghiera. Tutto ciò – afferma il vescovo – diventa ancor più vero in questa circostanza che coinvolge dimensioni delicatissime del vissuto umano come la spiritualità, l’orientamento sessuale e i rapporti familiari”. Il prete protagonista (a sua insaputa) del  video trasmesso in televisione (e divenuto ben presto “virale” in Rete), si è difeso parlando di un servizio “montato ad arte per perorare una tesi che nulla ha a che fare con la realtà”. In campo sono scesi anche Arcigay Salento e Salento Prode ritenendo “sconcertante che l’orientamento sessuale possa essere conseguenza della possessione demoniaca” ed esprimendo solidarietà al ragazzo “vittima” dell’esorcismo.

 

Don Pippi all’ospedale “Gemelli” con Papa Francesco

Don Pippi all’ospedale “Gemelli” con Papa Francesco

GALLIPOLI. Mancano poche settimane (il 16 aprile) all’anniversario della sua morte, eppure don Pippi Leopizzi ha ancora tanto da dire e da dare, non solo alla sua Gallipoli. Si susseguono, infatti sempre più numerosi gli appuntamenti che parlano di lui: l’ultimo il 29 gennaio scorso  nella cattedrale di S. Agata, dove è stato presidente del Capitolo. Dopo la messa del Carmelitano gallipolino padre Luigi Gaetani (presidente della conferenza italiana superiori maggiori) c’è stato un  reading poetico di testi in vernacolo “Caddhipuli, zinzuli e duluri…”. Oltre che “uomo di Dio” e autorevole biblista, don Pippi è stato anche un apprezzato scrittore, musicista e poeta: “Echi e riverberi della Parola”, l’ultimo suo libro, per il 50° dell’ordinazione sacerdotale. Preceduta da un passo del Vangelo di Matteo “Vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora”, la sua ultima poesia “Ancora un poco” (una sorta di “testamento spirituale”) declamata in sua assenza (perché già gravemente malato) dinanzi ad una platea commossa, in occasione d’una rassegna di poesie dialettali. Ora giunge una nota dei familiari, già veicolata sul web confidando “sull’amicale passaparola”, sulla volontà di riunire in un volumetto le poesie dialettali di don Pippi e sulla costituzione di un’associazione culturale.

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ACQUARICA. «Domenica 26 febbraio il Vescovo mons. Vito Angiuli sarà ad Acquarica per la visita Pastorale – annuncia il parroco don Antonio Morciano – la visita pastorale è una delle forme, collaudate con cui il Vescovo incontra le parrocchie e i fedeli per ravvivare le energie, consigliando, incoraggiando e innovando la vita cristiana, essendo anzitutto una visita alle persone».Quattro giorni intensi, dunque, per la parrocchia di Acquarica del Capo: domenica ore 9 il Vescovo sarà accolto in Piazza dell’Amicizia dal Sindaco Francesco Ferraro e dai cittadini; a seguire l’incontro nella sala consiliare del Comune e alle ore 10,30 la celebrazione della S. Cresima. Il 27 febbraio, la visita proseguirà con il conforto ai malati, mentre nel pomeriggio, ore 16, Sua Eccellenza incontrerà le associazioni locali e alle 17,30 presiederà la Santa Messa. Il 28 febbraio, dopo la Messa mattutina, si recherà nelle strutture parrocchiali e nel pomeriggio visiterà la Cittadella della Salute e la dimora S. Carlo.

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masseria di Santu LasiSALVE. Nella tradizione religiosa, sia orientale che occidentale, San Biagio è considerato il protettore della gola. Tutto nasce da un episodio che vide il Santo, medico di professione prima di essere nominato vescovo, liberare un ragazzo dalla lisca di pesce che gli si era conficcata in gola e che lo stava soffocando, facendogli mangiare un pezzo di pane. Da allora il Santo, di origine armena, viene considerato il protettore della gola. La Chiesa lo celebra il 3 febbraio; anche a Salve viene invocata la sua protezione nella cappella a lui dedicata, nei pressi della masseria di “Santu Lasi”. Per iniziativa del professor Vincenzo Cazzato, proprietario dell’antica masseria restaurata in maniera egregia, dopo la celebrazione della messa si è proceduto alla benedizione ed alla distribuzione dei pani (a forma di mano) che evocano il miracolo del santo.

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seminario nardoNARDÒ. Si fanno sempre più numerosi gli spazi che la diocesi di Nardò-Gallipoli dedica al turismo religioso: il direttore di quell’ufficio, don Antonio Bottazzo di Nardò, ha organizzato nei giorni scorsi un convegno nel seminario neretino sul tema “Il Salento sede di pellegrinaggi, monasteri e accoglienza”. Oltre a lui (che ha portato i saluti del vescovo, mons. Fernando Filograna), sono intervenuti i presidenti di Gruppo di azione locale (Gal) “Terra d’Arneo”, Cosimo Durante; di Assoturismo pugliese, Massimo Rota, di Francesca Ruppi dell’Università del Salento; ha condotto la conferenza Giulio Reho. A conclusione dell’incontro, seguito da un pubblico attento e interessato, si dichiara soddisfatto, don Antonio Bottazzo, ma mette le mani avanti, anche per non ingenerare equivoci: «La nostra “offerta turistica” tende più a creare condizioni ideali per una vacanza come momento spirituale; proponiamo infatti itinerari di fede tracciati nel tempo dalla pietà popolare (cita ad esempio le “Vie francigene”) o suscitare sentimenti di “stupore” dinanzi alle bellezze del creato, ma anche a formare le nostre comunità ospitanti al sentimento dell’accoglienza».

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Il vescovo Filograna nella veglia ecumenica a Tuglie tra il pastore della chiesa evangelica luterana di Bari Christian Günther, a sinistra, e il sacerdote ortodosso di Lecce, Florin Cârlig

Il vescovo Filograna nella veglia ecumenica a Tuglie tra il pastore della chiesa evangelica luterana di Bari Christian Günther, a sinistra, e il sacerdote ortodosso di Lecce, Florin Cârlig

NEVIANO. Mentre nel mondo le tensioni e i conflitti crescono ogni giorno di più, nella chiesa di Papa Bergoglio c’è invece aria di disgelo: si dialoga e si prega anche insieme alle altre Chiese. Dopo 500 anni di anatemi e scomuniche reciproche, è tornato, infatti, il sereno tra cattolici e luterani. A conferma di ciò, il 28 gennaio la chiesa dei Santi Medici ospita la tavola rotonda sul tema “Martin Lutero tra Riforma e dialogo ecumenticoˮ promossa dall’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso diretto da don Salvatore Cipressa. L’incontro, si tiene nell’ambito della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che ha per tema “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”. Preceduti dai saluti del vescovo Fernando Filograna e di don Salvatore Cipressa, si confronteranno Bruno Gabrielli, pastore della chiesa evangelica valdese di Taranto, Grottaglie, Brindisi e diaspora, e Rossella Schirone, docente di ecumenismo presso l’Istituto superiore di scienze religiose di Lecce.

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monsignor Vito AngiuliUGENTO. «Ricordatevi che Steve Jobs costruì il primo computer nel garage dei suoi genitori, per poi crescere in tutto il mondo, come le vostre le attività, che hanno le possibilità di crescere e consolidarsi notevolmente»: cita il genio visionario di Cupertino monsignor Vito Angiuli (foto), vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca, nell’incontro con i giovani imprenditori della sua diocesi, beneficiari dei sostegni economici nati dall’esperienza del microcredito. Per Progetto Policoro, Prestito della Speranza e Progetto Tobia, iniziative a contrasto della crisi economica e la disoccupazione giovanile, è arrivato il momento di un primo bilancio. Tante le richieste presso il Centro Servizi diocesano Progetto Policoro, operativo ad Alessano, per l’avvio di nuove attività lavorative, 700 in tutta Italia. Prestito della Speranza e Progetto Tobia, agevolazioni finanziarie rivolte a soggetti privi di garanzie reali o personali, prevedono l’erogazione di prestiti a sostegno di nuove idee imprenditoriali e una garanzia “morale” da parte del sindaco e del parroco. Si conta che da febbraio 2013 con il Progetto Tobia, dopo la stipula della convenzione tra la Fondazione Mons. Vito De Grisantis e la Banca Popolare Pugliese, sono stati erogati 13 finanziamenti, pari a 130mila euro e l’avvio di altrettante attività economiche.

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GALATONE. Salute, istruzione e lavoro in Uganda: questo l’impegno del Centro missionario della diocesi di Nardò-Gallipoli che lo scorso 29 dicembre, presso l’azienda “TMI srl” situata nella zona industriale di Nardò-Galatone, ha presentato il dispensario farmaceutico “Maria Maleng-Santa Maria” inaugurato il 20 novembre passato a Pajule, in Uganda, nel continente africano, e realizzato grazie al contributo della Conferenza episcopale italiana e a quello di altre associazioni e cittadini benefattori, tra i quali diversi imprenditori di Galatone e Nardò.

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SIMU SALENTINI. Anche se in attesa di restauro, sono 15 gli organi di antica fattura che a Gallipoli resistono al tempo: nemmeno Lecce e Bari insieme ne contano tanti. Come dire, che, per la Puglia, è Gallipoli ad averne il primato: 15 organi per le 15 chiese del Centro storico (ai Chircher è attribuito anche l’organo della Matrice di Casarano recuperato alcuni anni fa). Dopo quello della Basilica cattedrale di S.Agata e del Santuario del Canneto, lo scorso 3 gennaio è stato inaugurato (benedetto dal vescovo Fernando Filograna) l’organo della chiesa di S.Francesco d’Assisi, fresco di restauro. I lavori hanno consentito il ripristino dell’impostazione fonica di questo strumento musicale, che conta oltre 100 canne. A restaurarlo è stato Paolo Tollari (da Fossa di Concordia, nel modenese) che, in una chiesa più che gremita nonostante l’inclemenza del tempo, ha illustrato la tecnica usata per il recupero delle preziose parti musicali, mentre la ditta Martignano (di Parabita) ne ha curato l’aspetto ligneo. I lavori, la cui progettazione e approvazione della Soprintendenza hanno richiesto quasi 10 anni, sono costati 72mila euro, finanziati con fondi regionali, della Cei e di privati cittadini, ringraziati da don Piero De Santis, parroco della Cattedrale a cui appartiene la chiesa di S.Francesco. Realizzato nel 1726 nella navata centrale dai fratelli Simone e Pietro Chircher, era stato dismesso nei primi anni ’40 del secolo scorso.

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san sebastiano galatoneGALATONE. È iniziato lo scorso 8 gennaio il cammino di San Sebastiano per le strade della città e la sosta di qualche giorno presso ognuna delle quattro parrocchie del paese. Novità, quella della “peregrinatio” nelle comunità parrocchiali del simulacro e dell’insigne reliquia del martire, attorno ai festeggiamenti religiosi in onore del santo patrono di Galatone, la cui festa liturgica ricorre il 20 gennaio. «Festeggiare il santo patrono, il nostro San Sebastiano, vuol dire centrare le nostre vite frenetiche attorno a colui che, nel nome di Cristo, ci dà una via da seguire e perseguire. Vuol dire ricordare chi siamo e da dove veniamo. Vuol dire sospendere, anche per una breve parentesi, i motivi che ci portano ad essere distanti tra di noi per ricercare le ragioni della nostra unità», hanno scritto sui social network i sacerdoti della chiesa matrice, dove dal 16 al 18 gennaio, alle 18,30, si vivrà il triduo in preparazione alla festa. Il 19 gennaio, alle 17,30, sempre nell’aula liturgica dell’insigne collegiata dell’Assunta (chiesa madre), la solenne concelebrazione eucaristica e poi la processione per le strade della città.

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Sono trascorsi quattro anni da quando si sono avuti i primi sentori che qualcosa non andava per il verso giusto: gli ulivi erano malati,...