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Fede, eventi e celebrazioni religiose dai Comuni della rete di Piazzasalento

Paolo Ruffini

GALLIPOLI. Estate non solo per la rigenerazione e il ristoro del corpo, ma anche per lo spirito: è quanto propone l’Ufficio per la pastorale del turismo, direttore don Antonio Bottazzo, della diocesi di Nardò-Gallipoli a vacanzieri e non. Il prossimo appuntamento prevede  “una serata culturale di riflessione sui temi che hanno finora caratterizzato il pontificato di Papa Francesco: un Papa argentino che è arrivato dalla ‘fine del mondo’, come lui stesso aveva detto affacciandosi per la prima volta in Piazza San Pietro”, come si legge nel comunicato della diocesi. “Un pontificato caratterizzato dai richiami espliciti a riportare le periferie del mondo al centro delle attenzioni della Chiesa. Papa Francesco è il Papa della gente: per tutti la misericordia del Padre e l’abbraccio ai più dimenticati”. Protagonista della serata il direttore di Tv 2000 Paolo Ruffini che sarà intervistato dal giornalista televisivo Marcello Favale: a Porto Cesareo (piazzale parrocchia Beata vergine Maria del Perpetuo soccorso) lunedì 31 alle 19,30 e a Gallipoli in piazza Falcone-Borsellino martedì 1 agosto, sempre alle 19,30. Non mancheranno gli intermezzi musicali a cura dell’orchestra di fiati “Santa Cecilia – Città di Gallipoli”.

PARABITA. Tutto pronto a Parabita per la festa dedicata a S. Anna e S. Pantaleone. Da stasera, con la processione per le strade dell’omonimo quartiere, e fino a giovedì 27 luglio, la parrocchia cittadina guidata da don Gianni Cataldo rende omaggio alla sua patrona con una tre giorni di iniziative. Il corteo solenne prende il via stasera alle 20 attraverso le vie Gaetano Vinci,  Gondar, Casa Savoia, IV Novembre, San Francesco d’Assisi, Nazario Sauro, Pisa, Ferruccio, Della Repubblica, Siena e piazza Sant’Anna. Ad accompagnarlo sarà il gruppo bandistico della parrocchia S. Antonio. Mercoledì 26 luglio, alle ore 20, messa solenne in piazza presieduta dal Fernando Filograna. In serata, a partire dalle 21, la musica popolare e le pizziche degli Officina Zoé, storico gruppo salentino fondato da Lamberto Probo, Donatello Pisanello e Cinzia Marzo. Giovedì 27, alle 21, spazio al divertimento e alle risate con la comicità del gruppo Scemifreddi. A seguire l’ampio repertorio musicale del gruppo “Senza Confini” che spazia dalla musica leggera fino alla lirica, dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri.

GALLIPOLI. Finisce oggi la Festa di Santa Cristina numero 150. Ieri è stata la volta della Cuccagna, che ha attirato una grande folla, dei fuochi d’artificio a mezzogiorno (un ritorno), dei complessi bandisti in giro nel centro storico e nel borgo; dei tour tra i balconi fioriti (novità) e della visita guidata “I luoghi della steddha”, oltre ai canonici tre appuntamenti con “Firmamento”, lo spettacolo tra fede ed arte per cui sarà principalmente ricordata questa edizione curata dal comitato presieduto da Benito Carrozza. Chi se lo è finora perso, il “Firmamento” replica anche stasera alle 21,30, 22,30 e 23,30. Poi spazio ai fuochi sparati dal molo del porto: spettacolo assicurato. Da stamattina si susseguono i colpi a salve, le note sparse in giro da “Le ardiche di Gallipoli” e della “Street band stamu street” (dalle 19 nel borgo antico). Concerto infine alle 20 di Luigi Bruno & Mediterranea Psychedelic Orkestra (piazza Tellini).

Foto di archivio

Foto di archivio

GALLIPOLI. Una “accensione musicale” tutta nuova ed originale sarà lo spettacolo di apertura – che poi si replicherà nel corso delle tre serate con scansioni di un’ora – della 150ma festa di Santa Cristina, compatrona di Gallipoli. Si chiama “Firmamento”  ed è una favola ispirata alla “Steddha te santa Cristina” con protagonista Sirio, la stella più luminosa che corona la costellazione del Canis major. Un astronomo la segue e la studia da anni. Nella sua ricerca viene abbagliato proprio dalla sua luce, che lo fa sentire parte di sé, fino a trasformarlo nella silente notte astrale in un essere umano al quale Sirio regalerà il potere che gli permetterà di entrare nel mistero del creato e della via luminosa delle stelle. A tale richiamo risponderanno altre costellazioni che doneranno alla terra la luce magica delle stelle e daranno il via al periodo di Gran caldo sul pianeta.
Partiti col proposto di rispolverare gli “antichi fasti”, i componenti il comitato  hanno cominciato da qui. “Abbiamo voluto dare nuova vita alle luminarie, che già danno spettacolo di sè qui nel Salento – dicono – creando uno spettacolo per l’ occasione della festa di Santa Cristina, in maniera da rendere la nostra festa tutta nuova e differente da altre. Nella speranza che  questo momento diventi un appuntamento fisso sempre in crescita e magari con nuovi stimoli artistici che caratterizzeranno la Festa di Gallipoli per antonomasia”. Col direttore artistico Alberto Greco, il presidente Benito Carrozza e gli altri membri ne hanno parlato in una conferenza stampa questa mattina, una volta superati gli ultimi intoppi dettati dalle nuove norme di sicurezza e antiterrorismo, riguardanti la viabilità sul tratto terminale di corso Roma. Il Sindaco Stefano Minerva e l’assessore Emanuele Piccinno li hanno ringraziati, senza dimenticare i responsabili dei vari settori del Comune che si sono attivati in merito, il comandante della Capitaneria di porto, fino al sostegno di don Piero De Santis e don Gigi De Rosa. “Sarà la festa più bella degli ultimi dieci anni”, ha detto Minerva, ricordando che in pratica dietro c’è quasi un anno di lavoro.
Tra le altre novità, che ovviamente s’incastrano con la forte devozione verso la santa, c’è il ritorno dei fuochi a mezzogiorno e quelli spettacolari dal molo del porto  la sera del 25. “Abbiamo colmato un vuoto con l’accensione personalizzata e adeguata a Gallipoli”, afferma il presidente Carrozza, che racconta come persino cambiare il palo della Cuccagna (“rottosi dopo 25 anni, era di mio nonno”), ha incontrato difficoltà inattese; alla fine ne ha trovato uno adeguato in Calabria, undici metri di castagno che anche quest’anno vedrà tra gli animatori lo “storico” Giuseppe Siciliano. La “villa” irrorerà di luci tutto il corso quest’anno e nel centro storico cinque balconi antichi saranno addobbati con fiori e piante. La processione tradizionale sosterà vicino alla chiesetta appena restaurata; lì il coro intonerà una preghiera scritta da Andrea Casole dal titolo “Salve, dolce Cristina”.
“Speriamo che vada tutto bene”, l’augurio finale. Non senza un piccolo rimprovero ai concittadini dal braccino corto (“ma l’80% dei commercianti ci ha sostenuti”) e qualche gesto di rabbia fuori luogo per gli inevitabili disagi durante il montaggio delle parazioni luminose da aprte della “Massimo Mariano luminarie”.

NARDÒTorna a far discutere il progetto di una nuova chiesa nella pineta di Santa Caterina. È il comitato “Salviamo la Sarparea” a paventare l’ipotesi che quel progetto accantonato nel 1981 per mancanza di fondi possa ora ritornare d’attualità. Il finanziamento dovrebbe arrivare dalla Cei dopo il progetto esecutivo che si prevede entro settembre. Già ora in via Pietro Micca viene celebrata la tradizionale messa estiva all’aperto (“particolarmente amata dagli stessi fedeli”) e lì dovrebbe trovare posto la nuova struttura in muratura da circa 250 posti con annesse pertinenze. Secondo il comitato ambientalista, però, il progetto appare “miope e anacronistico”. «L’idea di costruire nel 2017 un grande edificio religioso in muratura, erodendo la verde collina di Santa Caterina e privandoci non solo di un preziosissimo scorcio paesaggistico ma di centinaia di verdi e ombrosi pini d’Aleppo, appare un’eresia senza senso», si legge in una nota. L’attenzione è anche verso la grande lama carsica vicino la quale (“a poche decine di metri”) verrebbe a sorgere la chiesa, sullo scosceso pendio tufaceo della collina. «Ricordiamo come le lame carsiche siano strutture geologiche protette da importanti prescrizioni nel “Pptr” regionale», fanno sapere dal comitato nel quale si augurano che a dirimere la questione possa giungere presto il Piano urbanistico generale cittadino, “sperando in un deciso ripensamento da parte del Comune di Nardò e della Curia”.

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GALLIPOLI. Adesso si può dire che è davvero tutto pronto per i festeggiamenti della compatrona Santa Cristina, edizione numero 150. Le incertezze e i costi dettati dai recenti protocolli antiterrorismo e sicurezza hanno creato problemi anche alla attesa ricorrenza, così come hanno appiedato un altro evento (“Strade golose”) ormai di casa in città. I problemi non di facile soluzione hanno tenuto occupato il comitato e il Comune fino a queste ore, si può dire, facendo slittare a domani la conferenza stampa di presentazione. L’ultimo nodo da sciogliere è stato garantire l’agibilità della zona della rotatoria che conclude corso Roma e apre l’accesso al centro storico e al porto. In quel punto vi è anche l’accensione musicale delle luminarie con un presumibile assembramento di spettatori. Come assicurare un eventuale transito di mezzi di soccorso? Con la mediazione del Sindaco Minerva, è stata ingaggiata una società di security per quei momenti topici. Si parte, dunque. Il primo appuntamento clou è per il pomeriggio-sera del 23 quando, incrociando la processione all’altezza della citata rotatoria si avrà la prima illuminazione artistico-musicale; seguiranno – anche nelle altre due serate – le accensioni alle 22,30 e 23.30. Per necessità tecniche, sono stati rivisti anche alcuni temi della festa da questo versante ma, sia pure con un gran lavoro del comitato organizzatore, tra appelli alla pazienza (per il montaggio delle luminarie lungo il corso) e raccolta e sollecitazione dei contributi in denaro,  adesso non ci sono più ostacoli.

 

GALLIPOLI. Giovedì 20, con la tradizionale festa imminente, sarà riaperta al culto la chiesetta di Santa Cristina, chiusa da circa un anno per lavori: ad inaugurarla saranno il rettore del vicino Santuario del Canneto, don Gigi De Rosa, e il vescovo della diocesi mons. Fernando Filograna, subito dopo la messa delle 20 e la relazione dell’arch. Enzo Mariello che ha progettato e seguito i lavori di ristrutturazione e risanamento conservativo. “Ma se Santa Cristina è la protettrice di Gallipoli da 150 anni in qua, la devozione  verso di  lei   è molto più antica”, afferma lo storico Elio Pindinelli, presidente dell’associazione “Gallipoli Nostra” e vicepresidente della “Società storica di Terra d’Otranto”; proprio la settimana scorsa ha pubblicato l’ultimo suo lavoro “L’oratorio e la Confraternita di Santa Maria della Purità” che cura i festeggiamenti religiosi della Santa. Il 21, invece, la presentazione di un altro libro scritto a due mani dallo stesso Pindinelli e da Giuseppe Albahari, giornalista,   “Santa Cristina V.M. nel 150mo del Patrocinio – Festa storia arte e devozione a Gallipoli”, a cura del Comitato per i festeggiamenti.

A pianta quadrata con lati di 5 metri per 5,65, la chiesetta era bagnata per tre quarti dal mare fino a che – agli inizi del secolo scorso – non fu costruito l’attuale molo, intervento che non la mise al riparo dalla furia del mare, cui ristette senza danni irreversibili alle murature ed al fragile tetto in legno. Il tempio risale quasi certamente al XV secolo e le quattro mura in pietrame informe spesse 60 centimetri sono giunte ai giorni nostri pressocchè intatte. Tra le numerose testimonianze raccolte nel corso dei secoli, la più autorevole è quella di mons. Giovanni Francesco Cibo in una sua visita pastorale del 1567, quando, uscendo dalla città, si trovò di fronte prima la cappella di Santa Cristina e poi la chiesa del Canneto e di San Nicola del Porto. ”Ritrovò la medesima cappella – si legge nel  documento originale in latino scritto di proprio pugno dal prelato – priva di tetto e di altare, ma con la porta di legno con la quale si chiude”. Il vescovo, nonostante  le reticenze della gente del posto, venne a sapere  che un tal Carlo Cuti disponeva di ben 3 ducati provento di questue per la copertura del tetto. Così  la cappella ebbe in brevissimo tempo il nuovo tetto, con soddisfazione dei fedeli che così tornarono a frequentarla. Prima dell’attuale ponte in pietra (1607),  la chiesetta affiancava i plinti di testata del ponte in legno che collegava allora il  centro storico con la terraferma (il borgo). Tra  alterne vicende, tra cui l’interdizione al culto disposta da mons. Herrera, la cappella è stata adibita anche a deposito di reti e di tinozze per la scapece. Nel  1867, dopo il miracolo della cessazione della grave epidemia di colera attribuito a S. Cristina, la svolta decisiva. Prima la proclamazione a Protettrice della città, e poi il radicarsi dei festeggiamenti , sino ad arrivare (siamo ormai agli inizi del 1900, come documentano le foto)  alla chiesetta  rimessa a nuovo e restituita alle funzioni di culto con gli altari e gli arredi.  “Anche oggi, come allora, e grazie alla solerzia di don Gigi  è stata scritta un’altra bella pagina nella storia della nostra città e della sua Santa Protettrice”, dice soddisfatto un fedele  che ha partecipato alle spese.

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imageTAVIANO. Situata alla periferia di Taviano, in contrada “Crucicchie” (proprio sulla strada che porta a Mancaversa), la chiesetta rurale di Santa Marina festeggia la sua ricorrenza il lunedì 17 luglio. La chiesa (costruita nel 1704 dal nobile Gerolamo Moschettini) è da tempo sconsacrata ma la santa viene sempre festeggiata dalla parrocchia santuario “Beata Vergine Maria Addolorata” guidata da don Francesco Marulli.

Il programma della festa prevede alle 19,30 il Santo Rosario nella piazzetta antistante la chiesa con successiva celebrazione eucaristica (alle 20) cui seguirà la processione attraverso le vie Fermi, Euclide, Barsanti e Watt e spettacolo pirotecnico finale. Alle 21.30 seguirà lo spettacolo musicale del complesso “Fly music” che eseguirà musiche degli anni ’70 e ’80. “Celebriamo con gioia la festa di santa Marina –sono le parole di don Francesco – momento estivo di fede, devozione e ammirazione fraterna. A tutti l’augurio che, per intercessione della santa, possiamo continuare con più slancio e generosità il nostro cammino di fede alla sequela di Cristo”.

NARDÒ. Preghiera, sport, sagre e teatro nell’estate 2017 della parrocchia di Santa Caterina di don Piero Inguscio. Oltre al ricco programma strettamente liturgico e delle adorazioni eucaristiche, i momenti da segnare di rosso sul calendario sono principalmente quattro: il 22 luglio monsignor Fernando Filograna, vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli, terrà la celebrazione del sacramento della Confermazione; il 13 agosto la giornata di sensibilizzazione pro parrocchia; due giorni dopo la solenne assunzione B. V. Maria al cielo; il 24 agosto i grandi festeggiamenti in onore di Santa Caterina d’Alessandria. E poi le sagre: il 30 luglio la fiera del dolce e del salato, nonché giornata pro carità con raccolta di alimenti a lunga conservazione a cura del gruppo Caritas della parrocchia; il 3 agosto la sagra della pettola, il 21 del pesce.

Per gli amanti del teatro l’agenda è piena: la compagnia “La Busacca” di Francesco Piccolo si esibirà nei giorni 15 luglio (“Pensaci Giacomino” di Pirandello), 29 luglio (“Caro Totò”), 12 agosto (“La Mandragola” di Macchiavelli) e 26 agosto (“L’isola degli schiavi” di Marivaux); il 5 agosto il concerto corale “G. Gallo”, il 9 il recital musicale “L’amore è una cosa meravigliosa”, il 19 Gregorio Caputo in “Ridendo sotto le stelle”. Infine lo sport sotto la direzione del professore Tommaso Vergari: luglio e agosto (nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì) in movimento con calcetto, mini basket, mini volley, tennistavolo e zumba kids.

 

PARABITA. Bagno di folla lo scorso 1 luglio a Parabita per la dedicazione della nuova chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova. Diverse le autorità presenti alla celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Fernando Filograna. La nuova struttura (da oltre 500 posti) è stata costruita sull’area adiacente l’attuale chiesa, dove fino a qualche anno fa era presente un campetto di calcio. All’interno dell’edificio sacro, assumono particolare importanza gli elementi architettonici riconducibili alla vita di Sant’Antonio, come il fonte battesimale a forma di giglio e la lingua incorruttibile del santo raffigurata sull’ambone. I lavori, avviati nel novembre 2013 e durati circa 4 anni, sono stati guidati dall’ingegner Giorgio De Marinis e dall’architetto Gianluigi Russo.

 

 

Il vescovo Fernando Filograna

Il vescovo Fernando Filograna

PARABITA. Un sogno che diventa realtà e che corona i sacrifici di tanti parrocchiani e devoti. Sabato 1 luglio, alle 19.30, l’intera cittadinanza si ritroverà sul sagrato della nuova chiesa di via Brescia dedicata a Sant’Antonio da Padova per l’atteso taglio del nastro. Le nuove esigenze del rione situato a nord-est della città vennero comprese sin dal 1995 dal primo parroco don Antonio Schito (di Casarano) con le numerose edizioni dell’allora sagra della patata. A seguire, fino al 2006, anche da don Salvatore Tundo (oggi alla Matrice di Casarano), sempre allo scopo di raccogliere fondi per il supporto dei lavori. Il rito per la dedicazione del nuovo tempio sarà presieduto dal vescovo Fernando Filograna (foto) e vedrà oltre alla partecipazione dei sacerdoti della città anche di tutti quelli provenienti dall’intera diocesi. Saranno inoltre presenti le diverse autorità politiche, civili e militari insieme alle associazioni parabitane che con piacere hanno accolto l’invito del parroco don Albino De Marco (di Casarano). La costruzione del cantiere fu avviata nel novembre 2013 e il 13 giugno di quell’anno, in occasione della festa di Sant’Antonio, l’ex amministratore diocesano mons. Gino Ruperto (di Alezio) ebbe modo di benedire la prima pietra e l’area che avrebbe poi ospitato l’edificio. In questi quattro anni, i lavori hanno visto coinvolto l’ingegner Giorgio De Marinis e l’architetto Gianluigi Russo, entrambi nominati tecnici diocesani. La nuova struttura (da oltre 500 posti) è stata costruita sull’area adiacente l’attuale chiesa, dove fino a qualche anno fa era presente un campetto di calcio. «Occorre notare alcuni elementi architettonici riconducibili alla vita di Sant’Antonio, come il fonte battesimale a forma di giglio e la lingua incorruttibile del santo raffigurata sull’ambone insieme ad altri aspetti decorativi», afferma don Albino.

madonna del canneto 20146GALLIPOLI. È iniziato il 25 giugno il settenario in preparazione alla festa della Madonna del Canneto: a darne comunicazione è il rettore del santuario, don Gigi De Rosa, che ne indica i dettagli. La festa del 2 luglio è molto attesa e partecipata da tutta la cittadinanza: risale al XIII° secolo forse, allorché, là dove ora sorge il Santuario, in un canneto, un pescatore rinvenne un telo raffigurante il volto della Madonna, che ora fa bella mostra di sé sulla navata della chiesa. Il 2 luglio, preceduto dalla messa (alle 11,30) e dalla supplica, alle 20 (come già da qualche anno accade), riemergerà dal mare la statua della Madonna in vetroresina del maestro gallipolino Scarpina: accompagnata da un suggestivo gioco di fiaccole sarà portata sino allo scalo di alaggio del Rivellino, dove, presa in consegna dai pescatori nei loro tradizionali costumi, sarà condotta in processione al Santuario del Canneto. Lì ci sarà la Messa solenne celebrata dal parroco di Angri, don Luigi La Mura, con l’accompagnamento del coro diretto dalla maestra Gabriella Stea. Così i festeggiamenti religiosi. Questo, invece, il programma civile: dall’1 al 3 luglio, la “rie- vocazione storica dell’antico recinto della fiera del Canneto” con esposizione e vendita di prodotti agroalimentari. Sabato 1 luglio, l’esibizione del complesso “Soundplay Live”, e il 3 un saggio gin- nico della Palestra Mister Fit. E così, giusto per la cronaca: il giorno della festa, le consuete polpette domenicali saranno sostituite dal tradizionale e gustoso piatto di “spaghetti con le cozze”.

Papa Francesco saluta gli sposini a San Pietro

Papa Francesco saluta gli sposini a San Pietro

IN EVIDENZA. Chi sono, cosa fanno e quanto costa sciogliere un matrimonio in sede ecclesiatica? L’organico del Tribunale ecclesiastico comprende 25 giudici, di cui uno laico; cinque sono impegnati a tempo pieno. Sono i vescovi a proporre i sacerdoti per l’ufficio di giudice ecclesiastico. In una recente Conferenza episcopale pugliese il vescovo di Molfetta ha presentato don Fabio Tangari, mons. Fernando Filograna, che guida la diocesi di Nardò-Gallipoli, per il medesimo ufficio ha proposto don Luca Albanese, di Casarano, vicario episcopale per gli affari giuridici. Si tratta di giovani sacerdoti e que- sto, come si legge sulla relazione finale dell’attività del Tribunale “dà speranza in un futuro sempre più ricco di energie per questo peculiare servizio ecclesiale”.

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ugento confraternitaUGENTO. Si è tenuto il 10 e l’11 giugno a Caprarica di Tricase il “V Cammino diocesano” delle Confraternite appartenenti alla diocesi di Ugento- S.Maria di Leuca retta dal vescovo mons. Vito Angiuli. Ad indicarne finalità e programma è stato don Carmine Peluso, parroco a Todino di Tricase e da 15 anni direttore diocesano dell’Ufficio Confraternite. “Il mio Cuore immacolato sarà il tuo rifugio e il cammino che condurrà a Dio”, questo il tema della due giorni: sabato 10, alle 19,30, dopo il saluto del parroco ospitante don William Del Vecchio, di don Peluso e della consigliera della Confederazione nazionale delle Confraternite Tina Petrelli, è intervenuto il Domenicano Santo Pagnotta, che ha trattato il tema su “Maria nella vita del credente”.

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GALLIPOLI. Giunge un po’ a sorpresa la notizia di alcuni avvicendamenti nel clero diocesano di Nardò-Gallipoli: dopo la due giorni di aggiornamento  nel seminario di Nardò (giovedì 15 e il 16), questi gli spostamenti disposti dal vescovo Fernando Filograna. Arriva dalla Conferenza episcopale pugliese la nomina di  don Quintino Venneri  a responsabile della Comunità dell’anno propedeutico presso il Seminario maggiore di Molfetta. Don Quintino (di Alliste), ad appena 32 anni ha già al suo attivo gli incarichi di   rettore del seminario diocesano di Nardò, docente di “antropologia teologica” nella scuola diocesana per laici di teologia pastorale, segretario del vescovo. Al suo posto, alla guida del seminario di Nardò, subentra don Antonio Bruno (Galatone). Riconferma per don Luca Albanese (Casarano) come Padre spirituale, mentre don Giorgio Ferrocino (Galatone) diventa vice rettore e il diacono Luca Grande (Galatone) educatore. Passa di mano la guida della parrocchia Maria SS.Annunziata di Tuglie: dopo l’era di don Emanuele Pasanisi (Tuglie), ora parroco sarà don Maurizio Pasanisi (di Parabita, già parroco a Matino): lo sostituirà alla “Santa Famiglia” don Tommaso Rizzello (di Casarano). Don Massimo Cala (di Parabita, già collaboratore parrocchiale a Nardò) sarà il nuovo parroco di S.Maria delle Grazie a Sannicola: sostituirà don Pietro Maludrottu, che ora è stato nominato parroco a Gallipoli, a “S.Gerardo Maiella”, al posto di don Andrea Danese (di Casarano, sino ad oggi anche vicario episcopale della forania di S.Agata). Don Andrea, invece, sarà il nuovo parroco di San Giorgio Martire a Matino. Don Tommaso Rizzello (di Casarano) lascia la parrocchia della B.V.Addolorata di Racale per andare a fare il parroco a Matino nella chiesa della Santa Famiglia: al suo posto subentra don Luciano Scarpina (di Matino), sin qui fuori sede, a Roma, presso la Segreteria di Stato Vaticana. Dopo l’ufficializzazione delle nomine di oggi, si attende ora la data della loro immissione canonica. Il vescovo, nel ringraziare tutti i sacerdoti coinvolti negli spostamenti “per la loro disponibilità e collaborazione”, ha espresso particolare gratitudine a quei sacerdoti che, pur avendo raggiunto i limiti d’età, “continuano ad esercitare con dedizione il loro ministero a favore della Chiesa, affiancando, nella comunione, il lavoro dei parroci”. Lo scorso mercoledì, intanto, monsignor Filograna ha annunciato la scomparsa dell’83enne don Antonio Giaracuni, di Aradeo, le cui esequie si sono svolte presso la parrocchia San Francesco di Paola a Nardò. Non appena ordinato, il 21 luglio del 1957 dell’allora vescovo di Nardò Corrado Ursi, don Antonio venne nominato vice rettore del seminario di Nardò, incarico che tenne fino al 1963 quando divenne parroco a San Francesco. Nel 2009, dopo aver lasciato la parrocchia dopo un servizio di 46 anni, fu monsignor Caliandro a nominarlo collaboratore della parrocchia Santa Famiglia di Nardò.

 

sacra rota (4)IN EVIDENZA. La primavera e l’estate sono le stagioni più gettonate per la celebrazione dei matrimoni. Fino a poco tempo fa si evitava di sposarsi a maggio, mese dedicato alla Madonna perché si credeva portasse male rubare  in qualche modo l’attenzione dovuta a Maria. Vietato pure il martedì (non sia mai che Marte il dio della guerra cominciasse ad affilare le armi già nel giorno delle nozze) e il venerdì, dedicato al sacrificio e al digiuno, poco indicato, quindi a festeggiare. Ora ci si sposa quando lo si desidera, in realtà il più delle volte secondo la disponibilità della chiesa e del ristorante scelti. Ci si separa anche più di quanto succedeva in passato o tacitamente, o con divorzio o anche chiedendo l’annullamento davanti a un tribunale ecclesiastico.

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NARDÒ. Tre gli appuntamenti più significativi della diocesi di Nardò-Gallipoli, prima della pausa estiva: un’intera settimana prima della festa di S.Filippo Neri (il 19), a conclusione dell’anno scolastico dei ragazzi del seminario vescovile, rettore don Quintino Venneri di Racale, e del corso triennale di Teologia pastorale per laici. Vi sono stati incontri coi ministranti delle 66 parrocchie che compongono la diocesi, e i genitori dei seminaristi; poi un torneo di calcetto e la presentazione del libro di don Simone Bruno, direttore editoriale della casa editrice “San Paolo”, su “La reciprocità uomo-donna, aspetti affettivi ed etici (Tau editrice, 2017). A conclusione della festa, dopo la Messa solenne nella vicina chiesa dell’Incoronata presieduta dal vescovo mons. Fernando Filograna, cui hanno partecipato i docenti del corso di Teologia, ex rettori e padri spirituali, è poi seguito uno spettacolo a cura dei seminaristi e un buffet di ringraziamento.

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Mons. Fernando Filograna il giorno della sua ordinazione a vescovo

Mons. Fernando Filograna il giorno della sua ordinazione a vescovo

GALLIPOLI. Proseguono  le novità introdotte dal vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli mons. Fernando Filograna, di rinnovare le tradizioni (alcune ultracentenarie), adeguandole non solo alle esigenze liturgiche, ma anche alle istanze (come ad esempio per l’unica Confraternita del Borgo, intitolata proprio al SS. Sacramento) sinora inascoltate: con lui,  la processione del Corpus Domini non è più  esclusivo  appannaggio del Centro storico, che da tempo immemorabile ne deteneva il monopolio. Quest’anno poi, lo strappo definitivo: al Borgo, non si farà solamente la processione, ma ci sarà anche la Messa, che fino all’anno passato veniva celebrata “solo” in cattedrale, a S. Agata. “In passato (tranne una sola volta che, nonostante il forte vento, raggiungemmo il Canneto)  se ne era solo parlato, di portare anche al Borgo la processione del Corpus Domini: erano gli anni ’60, ai tempi del vescovo mons. Pasquale Quaremba, nella vecchia diocesi di Gallipoli  –  ricorda un sacerdote a quel tempo chierichetto della cattedrale, che ora saluta con favore la novità- ma non se ne fece poi nulla per l’ottuso ostruzionismo del clero gallipolino”. Quest’anno – come si diceva – la svolta definitiva: a darne comunicazione a nome del vescovo, indicando orari e  programma, è proprio il parroco della centralissima chiesa del Sacro Cuore (dove opera la Confraternita del Sacramento) padre Ignazio Miccolis, (dell’Ordine della Madre di Dio), da dove partirà la processione. Anticipata a giovedì 15 (a Nardò invece si tiene la domenica successiva), alle 19 ci sarà la Messa solenne presieduta dall’ordinario diocesano  mons. Filograna e concelebrata dai sacerdoti gallipolini, e subito dopo la processione del Corpus  cui parteciperanno le 10 Confraternite,  le associazioni laicali, le autorità cittadine e i fedeli. Attraversata l’arteria principale di Corso Roma ed alcune vie laterali, si concluderà nella chiesa di S. Antonio, sul sagrato che si affaccia sul mare, con la benedizione eucaristica.

NARDÒÈ dedicato alla memoria di monsignor Aldo Garzia il museo diocesano inaugurato questa sera a Nardò. Tra la cattedrale dell’Assunta e l’adiacente seminario di piazza Pio XI, sede del museo, le cerimonie in programma, a partire dalla messa delle 18 presieduta da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontifico Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. A seguire, sempre in cattedrale, sarà monsignor Giuliano Santantonio, direttore dell’ufficio Beni culturali della curia e del museo, ad introdurre il convegno di presentazione: saranno presenti il governatore Michele Emiliano, l’architetto Maria Piccarreta, il sindaco Giuseppe Mellone e lo stesso mons. Fisichella.Subito dopo l’intervento di mons. Filograna il museo aprirà le sue porte svelando gli immensi tesori d’arte che custodisce. L’allestimento è avvenuto su iniziativa della diocesi di Nardò-Gallipoli con il contributo della Conferenza episcopale italiana, dell’Unione europea e della Regione Puglia. La sezione di Nardò del museo diocesano (che apre 13 anni dopo quella di Gallipoli) porta il nome del vescovo che tanto si spese per la creazione ed il funzionamento dell’Ufficio diocesano per i beni culturali, “embrione di quella realtà che oggi può annoverare nella sua struttura musei e biblioteche e che si occupa del funzionamento operativo delle procedure di restauro e conservazione dei Beni culturali”, come si legge nel comunicato diffuso dall’ufficio stampa della diocesi. Sia il vescovo Vittorio Fusco che il vescovo Domenico Caliandro, assistiti operativamente da monsignor Antonio Giuri, responsabile fino a poco tempo fa degli affari amministrativi della diocesi, hanno poi contribuito e spinto per la realizzazione di questo polo culturale di enorme interesse. La svolta decisiva l’ha data il vescovo Fernando Filograna, attentissimo alle tematiche culturali, assistito da don Luca Albanese, attuale responsabile per gli affari amministrativi, e da monsignor Giuliano Santantonio, direttore di ufficio e del museo. La struttura, che occupa il primo piano dell’antico Seminario, nel cuore del centro storico di Nardò, ospita statue, suppellettili e paramenti sacri, preziose tele, alcune delle quali recuperate nel corso degli anni, insieme a libri antichi, trafugati e poi ritrovati grazie alle ricerche certosine dei due direttori dell’ufficio che si sono avvicendati negli anni, don Santino Bove Balestra, negli anni ’90 e monsignor Giuliano Santantonio, dal 2000 ad oggi. «I veri musei sono quei posti dove il Tempo si trasforma in Spazio” –  dichiara il vescovo Filograna, citando lo scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura nel 2006. «Sono rimasto ammirato  – conclude il vescovo – dalla professionalità e dalla passione di quanti hanno prima sognato e poi realizzato, tassello dopo tassello, questa sezione del Museo diocesano. Sono infatti tante le persone coinvolte, le donne e gli uomini che hanno creduto in questa modalità di comunicazione dei  valori del Vangelo e della Tradizione  in maniera tangibile, mediante la raccolta e l’esposizione di opere un tempo nascoste che diventano per la prima volta fruibili da parte di chi vorrà visitare con la mente e con il cuore tale Museo».

 

 

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Torrepaduli, la scuola dedicata a don Vito LecciTORREPADULI. A 15 anni dalla sua scomparsa, Torrepaduli dedica la sua scuola elementare alla memoria del suo fondatore don Vito Lecci. “Un atto dovuto per chi tanto si è speso per la comunità di Torrepaduli”, afferma il rettore del Santuario, don Gino Morciano. Grazie alla collaborazione dell’Istituto Comprensivo e del Comune di Ruffano, il Comitato Festa (sostenuto anche da una petizione popolare) ha avviato le procedure per la dedicazione dell’edificio scolastico e questa mattina è stata disvelata la targhetta ricordo alla presenza dei bambini della scuola primaria e dell’infanzia. Lo scorso 19 febbraio c’è pure stata la proiezione del docu-video “La scuola del fare” di Gabriella Della Monaca e Simone Rosato ispirato alla figura del prete che cambiò il volto della frazione di Ruffano e della sua comunità con una raccolta di testimonianze, interviste e documenti inediti. Si ricorda come nel 1945 don Vito impedì l’inchino della statua del Santo davanti al palazzo della donna più ricca del paese: iniziò così il suo sacerdozio nella piccola frazione. Spesso contrastato dalla Curia, più volte minacciato di morte, in 50 anni di missione religiosa, don Vito cambiò il destino di Torrepaduli partendo dalla scuola, dal cinema gratuito per tutti e dalla diffusione nel mondo del periodico “La voce di San Rocco”.

 

Monsignor  Angelo De DonatisCASARANO. Ha fatto, in poche ore, il giro del web, dei maggiori organi di informazione (anche internazionali)  e della città la notizia della nomina di monsignor Angelo De Donatis quale vicario di Papa Francesco per la diocesi di Roma. L’indubbia importanza dell’incarico ricevuto viene rinforzata dal fatto che sia stato lo stesso Bergoglio a scegliere l’alto prelato per un ruolo delicato e di estrema fiducia, dopo averne apprezzato le capacità umane e la preparazione di grande teologo già nel corso degli esercizi spirituali di Quaresima ad Ariccia, nel 2014. Fu poi sempre il Papa argentino a nominarlo vescovo nel settembre del 2015. Tanti i commenti e gli apprezzamenti a Casarano, città natale del presule, dove lo stesso De Donatis è solito fare spesso ritorno per salutare amici e familiari. «Esprimo a nome dell’intera comunità casaranese l’immensa gioia con la quale è stata accolta la notizia della nomina di “don Angelo”», afferma il sindaco Gianni Stefàno nel ricordare come “la notizia può essere annoverata sicuramente tra le più belle e importanti che la Sua città di Casarano abbia mai ricevuto. Lo stupore è grande – continua Stefàno – ma per noi casaranesi, per chi ha la fortuna di conoscere personalmente “don Angelo”, la notizia non è inaspettata». Da parte sua, monsignor De Donatis, nel suo saluto al Vicariato, ha subito  sottolineato che il suo servizio sarà quello di “annunciare la misericordia di Dio con la parola e la vita nonché di custodire e promuovere la comunione ecclesiale”, invocando “il dono di saper ascoltare in profondità sempre”. “Gioia e grandissimo entusiasmo” vengono espressi anche dal vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, Fernando Filograna. “Con questa scelta il Pontefice onora anche la nostra diocesi e la città di casarano che hanno generato alla vita, alla fede e al Ministero ordinato il caro don Angelo. Comprendiamo – continua monsignor Filograna – la responsabilità e la gravosità di un tale impegno, per il bene della chiesa di Roma, a servizio diretto del Santo Padre e, come in passato, ribadiamo l’affetto e la preghiera per questo figlio del Salento, per tanti anni impegnato nella direzione spirituale dei preti romani e dei seminaristi, senza mai trascurare la terra che gli ha dato i natali”. Tutti ora attendono che “don Angelo” torni nel suo Salento, magari per stringersi con lui nella semplicità della preghiera sulla cripta del Crocefisso, sulla collina del Manfio, com’è solito fare nelle sue meditazioni estive.  

CASARANO. Papa Francesco ha scelto monsignor Angelo De Donatis come suo vicario nella diocesi di Roma. La nomina a vescovo ausiliario di Roma del 63enne prelato di Casarano, ora elevato a dignità arcivescovile, è avvenuta questa mattina  ed ha trovato ufficialità nel bollettino ufficiale della sala stampa della Santa Sede. De Donatis succede al cardinale Agostino Vannini. Fu lo stesso Bergoglio ad ordinare vescovo “don Angelo” il 9 novembre del 2015 nella Basilica di San Giovanni in Laterano dopo averlo già scelto come predicatore degli esercizi spirituali per la Quaresima dell’anno precedente. Monsignor  De Donatis, finora vescovo titolare di Mottola e Ausiliare di Roma, è nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, città alla quale è profondamente legato da vincoli di parentela e di consolidata amicizia e dove non manca di farvi spesso ritorno (spesso per gli esercizi spirituali estivi presso la cripta del Crocifisso). È stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 nella chiesa di San Domenico, a Casarano. Dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma, dapprima come collaboratore nella parrocchia di San Saturnino per poi divenire  vicario parrocchiale, addetto alla Segreteria generale del Vicariato, archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio, direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato di Roma, direttore spirituale al Pontificio seminario Romano maggiore e, dal 2003, parroco a San Marco evangelista al Campidoglio e assistente per la diocesi di Roma dell’Associazione nazionale familiari del Clero. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere e dal 10 aprile 1990 è Cappellano di Sua Santità. Al termine  degli esercizi spirituali del 2014 nella casa del “Divin Maestro” ad Ariccia, Papa Francesco salutò e ringrazio don Angelo con queste parole: «Vorrei ringraziarla a nome proprio e di tutti noi per il suo aiuto in questi giorni ed il suo accompagnamento e il suo ascolto, lei è stato il seminatore e sa farlo. Le chiedo di continuare a pregare per questo sindacato di credenti, tutti siamo peccatori ma tutti abbiamo la voglia di seguire Gesù più da vicino».

TAVIANO. Una piazza S.Martino gremita come nelle grandi occasioni, la sera del 19, per l’ordinazione di un diacono e di un sacerdote, entrambi di Taviano, e della stessa parrocchia di S.Martino di Tours. Alla presenza del sindaco Giuseppe Tanisi, delle più alte cariche cittadine e di numerosi sacerdoti provenienti dai 19 Comuni della diocesi di Nardò-Gallipoli, il vescovo mons. Fernando Filograna ha ordinato diacono il ventottenne Simone Napoli e sacerdote Luigi Previtero (26 anni). “Gli ordinandi –così si legge nel comunicato stampa della Curia- hanno scelto come luogo per la loro ordinazione, in segno di comunione e gratitudine alla comunità che, insieme alle loro famiglie e ai formatori si sono susseguiti a Nardò e presso il Seminario maggiore a Molfetta e a Roma, li hanno visti crescere e rafforzarsi nella fede e nella vocazione”. Simone Napoli ha frequentato il Seminario regionale a Molfetta e attualmente è collaboratore parrocchiale a Gallipoli presso la cattedrale di S.Agata. Don Luigi Previtero si è formato invece a Roma, presso il Pontificio Seminario Romano ed è stato ordinato diacono il 30 marzo dell’anno scorso. Particolarmente emozionato il vescovo Fernando Filograna che ha dichiarato:” auguro a ciascuno di questi giovani di restare innamorati di Gesù Cristo. Che come innamorati non smettano mai di cercarlo. Lo troveranno ogni giorno visitando le periferie esistenziali, servendo i poveri e gli ultimi”

GALLIPOLI. La pietà popolare – si sa – dedica il mese di maggio alla Madonna: Gallipoli si venera sotto i diversi titoli di Madonna del Rosario, dei Fiori, del Buon Consiglio, e spesso poi viene portata festosamente in processione. Anche il 13 maggio (quest’anno poi non solo ricorre il centenario delle Apparizioni a Fatima, ma sono stati canonizzati anche i due pastorelli precocemente scomparsi ai primi del ‘900). Gallipoli ha voluto salutare la Madonna con una cerimonia sobria, ma commovente al tempo stesso perché ha coinvolto la comunità ospedaliera con i volontari dell’Avulss e la comunità parrocchiale. Promossa dal parroco di S.Gabriele don Piero Nestola (Copertino) e dal cappellano ospedaliero don Marcello Spada (Gallipoli), si è snodata, con le candele accese (come da tradizione) la “Via Matris” composta da un centinaio di pellegrini. Partendo dall’ospedale, ha attraversato un tratto della SP Gallipoli-Alezio, per poi raggiungere la parrocchia, dove è stata celebrata la Messa.

La processione in chiesa (foto Leonardo Greco)

La processione in chiesa (foto Leonardo Greco)

PARABITA. L’incendio del campanile, alla fine, non ci sarà ma a garantire lo spettacolo al quale Parabita ha da sempre abituato gli affezionati alla sua festa patronale arrivano le “Fontane danzanti con il fuoco”. Novità assoluta per Parabita e per la Patronale dedicata alla Madonna della Coltura, dal 27 al 30 maggio, lo show sarà uno scenografico abbraccio tra acqua e fuoco in scaletta lunedì 29 maggio alle pendici della Basilica. Una novità che si aggiunge al già annunciato cambio di postazione del luna park, per la prima volta nell’area mercatale, dove saranno posizionate le giostre per grandi e piccini. Per facilitare il transito tra i due poli della festa, il Comitato metterà a disposizione una navetta gratuita che farà la spola su via Provinciale Matino, eccezionalmente illuminata dalle luminarie e con una passerella per il transito pedonale.

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