Home Temi Fede
Fede, eventi e celebrazioni religiose dai Comuni della rete di Piazzasalento

Castro – Tre giorni – 24-25 e 26 aprile – per festeggiare la patrona di Castro, Maria Santissima Annunziata. I festeggiamenti sono spostati esattamente di un mese dalla festa liturgica (il 25 marzo) che cade sempre nel periodo di Quaresima. Quest’anno anche la festa liturgica è stata spostata al 9 aprile perché il 25 marzo era la Domenica delle Palme. In piena primavera, quindi, Castro  dà il meglio di sé in un tripudio di colori, di luci e di suoni in onore della sua patrona che gode di una devozione inalterata nel tempo ed estesa anche ai paesi vicini.

Si inizia il giorno della vigilia, il 24,  alle ore 18 con il corteo storico a cura dell’associazione Castroantica con i partecipanti in abiti medievali. Alle 19 si rinnova una tradizione secolare, la Sagra del pesce a sarsa che verrà distribuito gratuitamente ai presenti. Si tratta di un piatto antichissimo di cucina marinara povera: vope infarinate e fritte, condite per più giorni con mollica di pane, aceto, aglio e menta. Il profumo intenso  richiama alla memoria altri tempi e altre tavole imbandite. La colonna sonora della sagra sarà la musica di Ariacorte, il gruppo musicale di Diso, con i suoi ritmi popolari. Seguirà dalle 20.30 la “Grandiosa gara pirotecnica”. Alle 22.30  a piazza Vittoria, ancora musica con lo spettacolo di Girodibanda (direttore Cesare Dell’Anna).

Il giorno della festa, il 25, si aprirà con Diana Mattutina della ditta Mega di Scorrano e con i concerti bandistici della Città di Lecce e di Squinzano. Alle 10.30 le strade del paese saranno attraversate dalla solenne processione  con la statua della Madonna restaurata lo scorso anno. La processione sarà accompagnata  da uno spettacolo pirotecnico; seguirà a mezzogiorno la celebrazione della Messa  nella cattedrale.Tanta musica in serata: l’orchestra sinfonica del Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce (maestro Claudio Quarta)  alle ore 20 e il gruppo “Nessuna Pretesa” alle 22,30.

Il 26 aprile alle  17, in piazza Vittoria, ci sarà uno spettacolo per bambini e alle 21 la festa si chiuderà in piazza Perotti con l’orchestra della Notte della Taranta diretta dal maestro Pagnottelli.  Nei tre giorni di festa a cura della Pro loco, in collaborazione con il Comitato festa patronale e l’Amministrazione comunale ci sarà la fiera mercato che attira un gran numero di visitatori. Ci  saranno numerosi stand di prodotti artigianali, frutto della creatività di artisti e artigiani,  e specialità agro alimentari. La fiera  si svolgerà nel centro storico, zona scavi ed aree limitrofe, dalle ore 15 alle 22.

Notevole l’impegno di tutti i promotori, del comitato, dell’Amministrazione comunale, dei cittadini per rinnovare come ogni anno celebrazioni religiose e civili per la Patrona della città. Si tratta di tenere vivo contemporaneamente il sentimento religioso e quello di appartenenza ad una comunità, che afferma la sua identità anche nella ripetizione di antichi riti. Lo sottolinea il Sindaco Luigi Fersini (foto):  “La festa della Madonna Maria Santissima Annunziata rappresenta per Castro un momento di forte sentimento religioso e di attaccamento alla tradizione, un modo per tenere vivo il legame profondo che lega tutta la comunità alla Madonna e alla storia del paese. Saranno giorni di festa non solo per l’intero paese, ma per tutti i turisti e devoti che verranno nei prossimi giorni in occasione dei festeggiamenti che prevedono, oltre alla solenne Celebrazione, la sagra del “pesce a sarsa”, una gara pirotecnica, fiere e cortei storici”.

 

 

Alessano – Quella parola rassicurante che forse qualcuno si aspettava, non è venuta, non almeno in senso esplicito. Chi conosce le segrete cose della Chiesa non se ne meraviglia: è la Congregazione delle cause dei santi a fare la segnalazione al Papa, al quale spetta poi il decreto. Ma alla gran parte dei 15mila convenuti fin da prima dell’alba nel piazzale del cimitero poco importa: c’è fa giurarci che don Tonino Bello rimarrà don Tonino Bello anche quando l’auspicata elevazione a Beato dovesse ufficialmente arrivare. Gli interventi ufficiali del vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, Vito Angiuli, per oltre dieci anni accanto al salentino vescovo di Molfetta, e del Pontefice venuto dall’Argentina si sono intrecciati su ben altri terreni, quelli che il profeta “che ha legato cielo e terra”, teneva più a cuore e praticava giorno per giorno. Agli espliciti auspici del presule di Finis terrae Francesco ha risposto con un sorriso e con tanti accenti convergenti sui poveri e la Chiesa del grembiule, sulla pace e la lotta a qualsiasi tipo di guerra, sui migranti e la dignità calpestata.

Ammalati, migranti, giovani in primo piano fin da subito con mons. Angiuli Gli ammalati, i migranti, i giovani hanno trovato posto fin nell’incipit dell’intervento di mons. Angiuli, insieme “ai confratelli Vescovi, alle Autorità religiose istituzionali civili e militari, ai familiari di don Tonino Bello. a tutta la gente del Salento”. Insieme alla “grande gioia” la consapevolezza di “vivere oggi un giorno memorabile: l’incontro con Lei lascerà un segno indelebile nella nostra storia e rimarrà sempre vivo nella memoria del popolo salentino”. “La ringraziamo, Padre Santo, per questo Suo gesto di squisita paternità nei riguardi del Servo di Dio, Mons. Antonio Bello, nel XXV anniversario del suo dies natalis. La sosta orante presso la sua tomba – ha rimarcato il vescovo di Ugento – è espressione di sincera ammirazione per l’esempio di vita evangelica che egli ha offerto, ma è anche un invito, rivolto a tutti noi, a seguire i suoi insegnamenti”. Mons. Angiuli ha ricordato davanti ad una folla attenta e a tratti rapita dall’importanza dell’evento “la più bella testimonianza su don Tonino offerta da lui stesso: “Volevo diventare santo – scriveva il parroco di Tricase parlando della sua “evocazione” – cullavo l’idea di passare l’esistenza tra i poveri in terre lontane, aiutando la gente a vivere meglio, annunciando il Vangelo senza sconti, e testimoniando coraggiosamente il Signore Risorto». “Siamo persuasi che questa sua aspirazione – ha ripreso il vescovo – si è pienamente realizzata ed è diventata per noi uno stimolo a incamminarci sulla via della santità; quella via che Lei ci ha invitato a percorrere con la Sua recente Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate. Il Cardinale Carlo Maria Martini, che ha conosciuto personalmente don Tonino, ha scritto che in lui brillava «la centralità assoluta del mistero di Gesù crocifisso e risorto». Anche Mons. Angelo Magagnoli, Rettore del seminario dell’Onarmo di Bologna, era convinto che don Tonino era stato «uno strumento docile per scuotere dal torpore tanti cristiani». E aggiungeva: «Non mi meraviglierei se domani la Chiesa lo dichiarasse santo»3. Non ce ne meravigliamo nemmeno noi. Anzi lo auspichiamo ardentemente”.

La lettera di due ragazzi al vescovo “C’è una forte unione tra loro due” Una testimonianza particolare ha poi raccontato il pastore, riguardante due ragazzi, due ministranti: “Mi hanno inviato una tenerissima lettera nella quale hanno scritto queste parole: «La visita del Papa sulla tomba di don Tonino è segno di forte unione tra loro due. L’episcopato di don Tonino e il pontificato di Papa Francesco hanno in comune la semplicità bella dell’umiltà. Speriamo di vedere presto don Tonino Beato! Don Tonino è vivo esempio per i nostri pastori. È stato per tutti, don Tonino, prima che Vescovo, papà del suo popolo, mostrando una forte paternità». Conferma autorevolmente questo comune sentire mons. Angiuli: “Santità, nelle Sue esortazioni all’amore verso i poveri, all’impegno per la pace, all’accoglienza dei migranti, ci sembra di riascoltare l’eco delle parole che più volte ci ha rivolto il nostro amato don Tonino. Nei Suoi gesti, ci pare di intravedere gli esempi di vita che don Tonino ci ha lasciato. Troppo evidente ci sembra la somiglianza. Ogni volta che Lei appare alla finestra del Palazzo Apostolico, a noi viene in mente il titolo di un libro di don Tonino: Alla finestra la speranza. Sì, Padre Santo, le Sue parole, come quelle di don Tonino, ci aiutano a non farci rubare la speranza”. E allesperanze ha messo le ali “la Sua presenza, oggi qui”.

Papa Francesco: “Da pellegrino su di una tomba tutta piantata per terra” “Sono giunto pellegrino in questa terra che ha dato i natali al Servo di Dio Tonino Bello. Ho appena pregato sulla sua tomba, che non si innalza monumentale verso l’alto, ma è tutta piantata nella terra: Don Tonino, seminato nella sua terra – lui, come un seme seminato –, sembra volerci dire quanto ha amato questo territorio. Su questo vorrei riflettere, evocando anzitutto alcune sue parole di gratitudine: «Grazie, terra mia, piccola e povera, che mi hai fatto nascere povero come te ma che, proprio per questo, mi hai dato la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli. Capire i poveri era per lui vera ricchezza, era anche capire la sua mamma, capire i poveri era la sua ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda”: Papa Francesco ha cominciato così la narrazione di don Tonino “un nome semplice e familiare che ci parla ancora”. “Non lo disturbavano le richieste, lo feriva l’indifferenza. Non temeva la mancanza di denaro, ma si preoccupava per l’incertezza del lavoro, problema oggi ancora tanto attuale. Non perdeva occasione per affermare che al primo posto sta il lavoratore con la sua dignità, non il profitto con la sua avidità. Non stava con le mani in mano: agiva localmente per seminare pace globalmente, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia”, ha rilevato il Vescovo di Roma, interrotto spesso dagli applausi. E questa terra è terra di pace, ne ha la vocazione, “arca di pace” anzi, che non diventi mai “arco di guerra”, per citare l’amato figlio di Alessano. Questo suo rifiutare titoli ed onori “racconta il suo desiderio di farsi piccolo per essere vicino, di accorciare le distanze, di offrire una mano tesa. Invita all’apertura semplice e genuina del Vangelo. Don Tonino l’ha tanto raccomandata, lasciandola in eredità ai suoi sacerdoti. Diceva: «Amiamo il mondo. Vogliamogli bene. Prendiamolo sotto braccio. Usiamogli misericordia. Non opponiamogli sempre di fronte i rigori della legge se non li abbiamo temperati prima con dosi di tenerezza».

“Che sia sempre di più una Chiesa contemplattiva” “Da questa sua amata terra – ha continuato il Capo spirituale della Chiesa cattolica – che cosa don Tonino ci potrebbe ancora dire? Questo credente con i piedi per terra e gli occhi al Cielo, e soprattutto con un cuore che collegava Cielo e terra, ha coniato, tra le tante, una parola originale, che tramanda a ciascuno di noi una grande missione. Gli piaceva dire che noi cristiani «dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione», della gente che non separa mai preghiera e azione. Caro don Tonino, ci hai messo in guardia dall’immergerci nel vortice delle faccende senza piantarci davanti al tabernacolo, per non illuderci di lavorare invano per il Regno. E noi ci potremmo chiedere se partiamo dal tabernacolo o da noi stessi. Potresti domandarci anche se, una volta partiti, camminiamo; se, come Maria, Donna del cammino, ci alziamo per raggiungere e servire l’uomo, ogni uomo. Se ce lo chiedessi, dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni. Ridestaci allora alla nostra alta vocazione; aiutaci ad essere sempre più una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo”.

Alessano – Gli aneddoti sono tanti ma tutti convergono su di un aspetto fondamentale di don Tonino Bello: la sua volontà appassionata di abbattere barriere anche interpersonali, per poter dividere il proprio pane, la propria casa, i propri averi con chi ne aveva bisogno. Il “don” gli è rimasto per questo attaccato, anche dopo che aveva rifiutato per tre volte la nomina vescovile. Un nome umile, familiare, come ha detto Papa Francesco durante la sua visita in Puglia, ad Alessano prima e a Molfetta poi. Coerente sempre, senza sforzo alcuno, davanti ai segni del potere, a cui preferiva il potere dei segni, dei gesti, dei simboli. Era stato anche richiamato per questo da chi, in Vaticano, esigeva il ferreo rispetto dell’ortodossia anche nei paramenti. ma lui, niente: via il pastorale pregiato, eccone uno di legno di ulivo ,custodito adesso in quella che è stata la sua sede da presule.

Con questi ed altri precedenti – compresi attacchi feroci a lui, uomo di pace, provenienti dall’interno della stessa Chiesa – che lo avevano reso scomodo per le alte gerarchie ma fratello e maestro per il popolo di credenti e non, non poteva non suscitare attenzione un episodio per certi versi marginale se non ci fosse di messo, appunto, don Tonino, con quel suo sorriso a tratti da birichino che l’ha fatta grossa e lo sa. Una folata di vento di una frizzante tramontanella durante l’ascolto dell’intervento di benvenuto di mons. Vito Angiuli, ha portato via dal capo del Pontefice lo zucchetto bianco, segno inequivocabile del numero uno (è rosso porpora per i cardinali e paonazzo per vescovi, monsignori e canonici). Glielo hanno subito riportato ma Papa Bergoglio non lo ha più indossato (pur accusando qualche colpo di tosse). Tra i commenti sorridenti sull’accaduto, ecco quello su Facebook di don Bruno Tarantino di Tuglie, parroco di una frazione di L’Aquila: “Quando ci furono i funerali di Giovanni Paolo II il vento girava le pagine del libro dei vangeli poggiato sulla sua bara. Tutti i commentatori ne videro un segno dello Spirito. Oggi il vento del Salento ha permesso ancora una volta allo Spirito di parlare. Quel vento infatti ha eliminato tutti gli zucchetti (papali, episcopali, curiali, monsignorali). Dico questo perché pochi sanno di un richiamo solenne avuto da don Tonino direttamente da parte della Segreteria di Stato vaticana. Si permetteva la libertà, quando andava a celebrare al suo paese, di non usare lo zucchetto, insieme a tutti i “segni del potere” per lasciare spazio al “potere dei segni”. Ebbene a Roma questo non piaceva, forse nemmeno ad Alessano piaceva a tutti tanto da segnalare il ” caso” a Roma. Oggi davanti alla tomba di don Tonino Bello tutti si sono dovuti togliere lo zucchetto, quello del papa è addirittura volato a terra. Don Tonino è ancora profeta”.

Per la cronaca va detto che anche all’arrivo alla tomba di don Tonino Bello , nel cimitero di Alessano, appena sceso dall’elicottero che lo aveva portato in paese dall’aeroporto di Galatina, Papa Francesco era a capo scoperto, segno anche questo – se si vuole – di quel “potere” esercitato da don Tonino che altrimenti si chiama familiarità, autorevolezza e credibilità.

Alessano – Ancora prima delle prime luci del’alba s’intravede il seguito o i resto della veglia di giovedì sera in piazza don Tonino Bello ad Alessano: alcuni gruppi di quelle migliaia di ragazzi che hanno ascoltato don Luigi Ciotti e gridato con lui il nome del festeggiato – perché di volti tristi se ne sono visti davvero pochi in giro – sono rimasti a dormire nel piazzale del cimitero, sferzato da un vento freddo.

“Un appuntamento atteso da 25 anni…” L’alba cresce e cominciano ad arrivare altri gruppi di giovani e non: sembra la vigilia di uno di quei concerti che non ti puoi assolutamente perdere, inseguito e desiderato da tanto tempo: le torri metalliche sorreggono potenti altoparlanti, recinti delimitano le varie aree riservate alla gente, sul palco e su altri due schermi scorrono immagini di interviste, canti, informazioni di sicurezza.  “E’ un appuntamento atteso da tantissimo – dice un maturo alessanese – certamente da 25 anni” ed ammicca. Sì, la conosciamo, è la profezia – una delle tante – che il parroco di Tricase e poi vescovo di Molfetta aveva fatto durante uno dei suoi ultimi viaggi da Alessano all’episcopio barese, accompagnato da un fratello: “Fra 25 anni farò qualcosa per Alessano”.

“Volevamo essere qua” Alle 6 quattro ragazzine giunte in auto, si dirigono verso il grande spiazzo dell’incontro. Sono allegre e al cronista che chiede loro le ragioni di questa presenza risponde con un filo di imbarazzo Ilaria di Galatone: “Non c’è un motivo vero e proprio, ma volevamo essere qua”. L’area comincia a popolarsi sempre di più. Sugli schermo don Tonino parla dei giovani (“più che servirli, pare che ci si voglia servire di loro”); con la tenerezza solita richiama passi del Vangelo “in cui vi è un chiaro affettuoso sbilanciamento nei loro confronti; in sottofondo va un brano di Sting. Si anuncia che alle 18 nel cimitero ci sarà una messa celebrata dal vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, Vito Angiuli; poi il 4 maggio marcia da Alessano a Leuca, sempre in nome di don Tonino, naturalmente. Pure la “Carta di Leuca”, che verrà ricordata da mons. Angiuli, s’inserisce nel solco del profeta di pace: raduno internazionale di giovani di varie nazioni e religioni che sta facendo da esempio in altre parti d’Italia.

Gli anni amari, la festa di oggi “In quella scuola (l’istituto superiore Salvemini, ndr) – racconta un insegnante di Galatina – ho lavorato per sei anni. I primi tempi mi sorprendevo quando alcuni miei colleghi, nell’ora di buca, se ne andavano nel cimitero. Poi ci sono andato anche io ed ho capito chi andavano a trovare”. Il viaggio del Papa è iniziato da poco: sono le 7,11. Sul palco comincia a condurre i preparativi don Stefano Ancora, parroco di Ugento. Saluta, prova emozionati e corali “Buongiorno Francesco” come risposta alla prima parola detta da Bergoglio non appena eletto alla gente radunata in piazza San Pietro; recita preghiere. Alessandro di Gallipoli è ancora ferito dalle dure critiche (fino alla richiesta di destituzione da vescovo) a don Tonino, vescovo troppo vicino ai poveri e lontano dai potenti per poter piacere alla Chiesa: “Li vedi? Oggi tutti sono qui, ma nessuno dice che cosa ha dovuto passare…”. Sarà smentito da monsignor Angiuli e da don Luigi Ciotti, che quegli anni amari hanno vissuto accanto ad un prelato di cui oggi si celebra la coerenza assai faticosa, dato il contesto pre Bergoglio – col Vangelo. Va il canto “Ala di riserva”; il coro diretto da Filippo Sergio farà da straordinaria colonna sonora per tutta la durata dell’evento.

Manca un altro suo amico, Sergio Torsello L’attesa ha la voce e i ricordi e i pensieri di don Luigi Ciotti (si vede che nella veglia della sera prima non si è risparmiato) e di don Salvatore Leopizzi, Pax Christi, di Gallipoli e amico fraterno di don Tonino. E tutti si è rapiti dalla “meraviglia” per un Papa che viene a pregare sulla tomba di uno che aveva la straordinaria capacità di “seminare speranza”. Arriva una coppia di Alessano; lui è stato amministratori pubblico e amico di uno “che oggi manca”. Ricorda Sergio Torsello, anch’egli amico di don Tonino, di cui aveva scritto sul “Quotidiano di Lecce”, è scomparso nel 2915. Un intellettuale vivace, studioso della cultura popolare e della musica, amata anche dal “maestro” don Tonino; sua la recensione tra l’altro del libro “Militante della pace”. Uno degli addetti alla sicurezza chiede stupito: “Siete di qua? Ma che cosa ha fatto questo don Tonino per avere tutta questa gente…”. Semplicemente, un uomo normale che sarà fatto santo perché è stato come di norma, dovrebbe essere ogni uomo”, per dirla con le parole di don Salvatore Leopizzi.

Nessuno fiata: il Papa è sulla tomba dell’uomo che da grande voleva fare il santo Adesso si è davvero in tanti. Sono passate le 8. Il silenzio cala quando Francesco giunge alla tomba di don Tonino. Nel suo raccoglimento ci sono tutti, ciascuno con i propri sentimenti e le proprie aspirazioni che qui non possono che essere collettive. Sarà una raffica di “Buongiorno, Francesco” gridato tanto forte “da farsi sentire fino a Leuca” ad aprire gli interventi ufficiali, mentre da qualche parte sembra debba spuntare da un momento all’altro quel sorriso disarmante che nessuno riesce a dimenticare di quel giovane che da grande voleva fare il santo.

 

 

Alessano – È conto alla rovescia, ad Alessano, per l’arrivo di Papa Francesco. Dieci anni dopo Ratzinger a Leuca e 24 dopo Wojtyla a Lecce, un pontefice torna, dunque, nel Salento: questa volta seguendo la scia di don Tonino Bello, l’indiscusso “costruttore di speranza e profeta di pace” del quale proprio venerdì 20 aprile ricorre il 25° anniversario della morte. Alessano (suo paese d’origine) e il Salento intero sono da tempo in fermento per preparare al meglio l’evento, al quale sono attese oltre 20.000 persone: il rigoroso protocollo vaticano prevede l’arrivo del Santo Padre in elicottero alle 8.30 nelle adiacenze del cimitero, dopo essere atterrato all’aeroporto militare di Galatina alle 8.20 proveniente in aereo da Ciampino. Il pellegrinaggio alla tomba di don Tonino porterà Bergoglio a calcare il suolo tanto caro all’ex presidente di Pax Christi soltanto per un’ora visto che già alle 9.30 lo attende il volo verso Molfetta per un’altra serie di appuntamenti, sempre nel segno del vescovo scomparso nel 1993, con la celebrazione della messa alle 10.30 al porto ed il decollo alla volta del Vaticano previsto per le 12.

Le misure di sicurezza Imponenti, ma non “soffocanti”, saranno le misure adottate per garantire che tutto possa svolgersi nella massima sicurezza (vietate, ad esempio, le sedie pieghevoli così come i bastoni per i selfie) ma garantendo  quel “contatto” con la gente che Bergoglio ha sempre dimostrato di cercare. Ad accogliere il Papa saranno il vescovo della diocesi di Ugento Santa Maria di Leuca Vito Angiuli e il sindaco di Alessano Francesca Torsello. Personale e riservato sarà il momento di preghiera sulla tomba di don Tonino, con il saluto ai familiari (saranno 16) tra i quali i fratelli Trifone e Marcello Bello. A seguire l’incontro con il pubblico radunato sul piazzale antistante ricavato su di un’area di 18mila metri quadrati (5mila le sedie disponibili): da qui, grazie a due maxi-schermi, sarà possibile assistere alla preghiera davanti alla tomba e, successivamente, pure alla messa da Molfetta. Salvo eccezioni, il Papa dovrebbe salutare una delegazione composta da venti ammalati (le richieste sono state oltre 500), oltre ad una famiglia di rifugiati siriani e ad alcuni immigrati ospiti del locale Sprar.

Gli orari consigliati Gli organizzatori invitano a raggiungere Alessano sin dalle 4.45 e al più tardi fino alle 7.15: per le auto, gli autobus e le moto (ma pure le biciclette) ci saranno percorsi “dedicati” che conducono alle varie arie parcheggio previste. In molti, però, raggiungeranno Alessano prima di venerdì: il tutto esaurito si registra, infatti, nelle strutture ricettive della zona mentre sono state prese d’assalto anche le abitazioni private per l’affitto di qualche giorno. Dai centri limitrofi, inoltre, si prevedono colonne di pellegrini impegnati a percorrere a piedi la distanza verso l’area dell’evento.

La veglia con don Luigi Ciotti e don Salvatore Leopizzi Significativa sarà la veglia della notte precedente animata, nella piazza intitolata proprio all’ex vescovo di Mofetta, dai giovani e dagli scout (in totale almeno 800) e da quanti vorranno unirsi. All’iniziativa, organizzata dall’Ufficio di pastorale diocesana giovanile di Ugento-Santa Maria di Leuca, sarà presente anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e don Salvatore Leopizzi di Gallipoli, di Pax Christi ed amico fraterno di don Tonino. Verranno letti brani del presule nato ad Alessano il 18 marzo del 1935 ed il suo messaggio “universale” verrà replicato anche dai tanti filmati che lo ritraggono nei momenti più significati della sua vita pastorale. Gli stessi giovani (per loro è prevista la possibilità di dormine nella scuola elementare) animeranno anche l’attesa delle prime ore del mattino.

La diretta televisiva Per quanti non potranno vivere dal vivo la visita del Papa, Tv2000 garantirà una programmazione speciale nell’arco dell’intera giornata, con le dirette da Alessano e Molfetta, ospiti in studio e testimonianze. Nel corso della giornata, l’emittente Cei manderà in onda documentari e film a tema: alle 12.20 e alle 19 “Sui passi di don Tonino” documentario a cura di Cristiana Caricato e Nicola Ferrante con le testimonianze dei fratelli Trifone e Marcello e dei più stretti collaboratori che hanno condiviso con don Tonino i momenti più intensi della sua vita ed in seconda serata il documentario “La croce e la fisarmonica” di Giovanni Panozzo attraverso gli occhi e le parole di chi ha incontrato e conosciuto profondamente don Tonino (tra cui don Salvatore Leopizzi e Giancarlo Piccinni, di Gallipoli).

I doni e la cornice L’addobbo florale che abbellirà il palco durante la celebrazione è stato donato dal Comune di Taviano e dalle aziende florovivaistiche della città. Sul palco verà pure portata la settecentesca icona originale della Madonna di Leuca, proveniente dalla basilica di De Finibus Terrae, sulla quale il Pontefice poserà il suo dono: un rosario d’oro e onice. La diocesi offrirà il denaro raccolto nelle varie parrocchie nel corso della Quaresima (da destinarsi secondo le intenzioni benefiche di Bergoglio) e un quadro d’argento raffigurante la Madonna di Leuca. Altri doni da parte della Fondazione Don Tonino Bello (un pastorale in legno d’ulivo) e una serie di prodotti artigianali, mentre il Comune di Alessano donerà un quadro.  Per l’occasione, infine,  Poste Italiane ha previsto anche uno speciale annullo filatelico.

 

Tricase – «La maggior parte dei ragazzi di Tricase sa nuotare grazie a lui». Questo è il ricordo predominante in chi ha frequentato la parrocchia della Natività prima ancora che don Tonino Bello diventasse vescovo (la nomina risale al 10 agosto 1982). Con lui, i giovani di quegli anni erano soliti andare a mare e “misurarsi” con la sua innata competitività, messa in moto sempre al fine di coinvolgere, di integrare. Anche a Tricase (dov’è stato parroco dal gennaio 1979 al 1982, quando ricevette la consacrazione a vescovo), di lui si ricordano i sorrisi sempre accesi, le parole semplici, il suo prodigarsi verso la comunità, ma anche la Ritmo blu “tutta scassata” e il suo ciclomotore “Ciao” (fino al 27 maggio in mostra in parrocchia insieme ad altrui suoi cimeli). E le sue celebrazioni, sempre piene.  «Le sue omelie erano sempre diverse, ogni volta la chiesa era sempre piena, si dovevano aggiungere delle sedie oltre agli scanni. Don Tonino non rimaneva mai sull’altare, scendeva in mezzo ai fedeli e parlava della vita quotidiana con parole semplici. Era unico. Dopo di lui non ho mai visto la chiesa così gremita», ricorda Maria Grazia Sodero, oggi docente presso l’Istituto professionale di Tricase intitolato proprio al parroco nato nella vicina Alessano, il 18 marzo del 1935, e scomparso appena 58 anni dopo, il 20 aprile del 1993 a Molfetta, dov’era vescovo.

Gli attuali “prof” lo ricordano come docente «L’Istituto è dedicato alla figura indimenticabile di “Don Tonino Bello”, parroco della chiesa madre di Tricase e vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi e Ruvo di Puglia, profeta della cultura degli ultimi e della pace nel mondo», si legge sul sito della scuola. Tra i luoghi di don Tonino, l’Istituto professionale (già liceo classico) occupa un posto di rilievo per averlo avuto come docente. E molti dei professori o del personale impiegato attualmente lo ha pure avuto come “prof”. «Questa stanza – afferma la dirigente Anna Lena Manca mostrando il suo ufficio – era una delle classi in cui don Tonino insegnava. E quando il 28 aprile del 2009 l’istituto venne intitolato a lui, con una cerimonia presieduta da don Luigi Ciotti, l’emozione fu tangibile». Oggi nel piccolo “Giardino dei grandi” dell’istituto c’è un alberello di ulivo a ricordarlo.

La mano tesa verso i giovani Ma a Tricase c’è anche chi ricorda una piazza Pisanelli inaccessibile per la tanta gente presente al momento della sua consacrazione a vescovo e il silenzio assordante e colmo di emozione quando si stese a terra per baciare il pavimento. È ancora riecheggiano le sue parole: «Ringrazio Dio per il dono che mi ha concesso». «Come si può dimenticarlo! Lo ricordo come se fosse ieri. Io – è il commento di Silvana Zocco, ausiliaria dell’istituto – sono cresciuta con lui in piazza Pisanelli e mia sorella è stata sposata da lui. Per il matrimonio non ha voluto un centesimo». Che fosse aperto a tutti, senza preclusioni per nessuno, è opinione comune. Così come il fatto che fosse sempre pronto ad  accettare ogni tipo di collaborazione quando si trattava di tendere una mano verso i giovani e gli ultimi. «Erano i primi anni 80 quando anche a Tricase si diffuse l’uso delle droghe. Io – afferma il docente Rocco Panico – facevo parte di un’associazione laica, ma non si tirò indietro quando gli chiedemmo un aiuto. Anzi, ci consigliò e supportò nel nostro lavoro».

La passione per lo sport  Don Tonino è ricordato come docente anche ad Ugento, quando insegnava al seminario. «Stava sempre con noi, ci faceva giocare sempre a calcio o a pallavolo. Da Bologna – ricorda il docente Ippazio Caloro – portò l’amore per la pallavolo contribuendo in maniera decisiva alla diffusione di questo sport in paese». Per tutti, la beatificazione altro non è che una naturale evoluzione per uno che è stato “più che giusto”.

“L’alba del Papa” e la promessa mantenuta Ad Alessano per “l’alba del Papa”in questi giorni di preparazione all’arrivo del Papa, c’è chi si è recato al cimitero per sistemarlo, e chi non ha resistito a sbirciare nei luoghi in cui sarà accolto Bergoglio. Anche se non si nascondono le apprensioni. «Sono attese troppe persone: dovranno lasciare la macchina molto lontano e raggiungere a piedi il cimitero. Speriamo che Alessano “non collassi”», si lascia scappare uno dei vecchietti che gioca a carte al bar davanti alla Fondazione del paese. Già per la veglia della vigilia (con don Luigi Ciotti e don Salvatore Leopizzi) sono attesi in oltre un migliaio, tra scout e giovani delle parrocchie (che passeranno la notte in paese aspettando l’“alba del Papa”), tra canti e preghiere a partire dalle 22 nella piazza centrale dove si affaccia la collegiata del Santissimo. Lasciando il suo paese per l’ultima volta, il 15 febbraio del 1993 (pochi mesi prima della sua morte) don Tonino si congedò da amici e parenti ricordando a tutti che “in un modo o nell’altro” vi avrebbe fatto ritorno. Oggi sono in molti a ricordare la sua profezia: «Tra 25 anni sarò io a dare qualcosa ad Alessano e a Molfetta». E la promessa è stata mantenuta.

Melissano – Ricorre quest’anno il 50° anniversario della morte di don Quintino Sicuro, servo di Dio, avvenuta il 26 dicembre 1968 sul Monte Fumaiolo, a Balze di Verghereto, dove ha operato. La sua storia è indelebilmente segnata dalla scelta di abbandonare l’onorabile divisa di vice-brigadiere della Guardia di Finanza per rinunciare a tutto e dedicarsi completamente alla fede e alla meditazione silenziosa con Cristo, indossando i poveri panni del prete eremita. L’associazione melissanese “Amici di don Quintino Sicuro”, presieduta da Nicola Scarpa, ha previsto una serie di appuntamenti che celebreranno, con la forza della preghiera e della partecipazione, un accadimento degno di memoria ed importanza per la comunità compaesana e non solo. Già in questi giorni, infatti, è in visita a Melissano l’eremita Giambattista Ferro, custode dell’eremo di Sant’Alberico, che fu ristrutturato proprio da don Quintino. L’eremita ha incontrato i soci in sede, la comunità di fedeli presso la Chiesa Madre e i Giovanissimi di Azione Cattolica e Anspi nella Chiesa di Gesù Redentore. Quest’evento è stato preceduto, l’11 aprile, dalla presentazione del logo dell’anniversario realizzato dal prof. Franco Ventura, nella sede associativa di via Paolo Veronese, 13.

Il 29 maggio prossimo, in occasione della commemorazione della nascita di don Quintino, sarà disposta una celebrazione eucaristica presieduta da Monsignor Elio Di Nunno, cappellano militare regionale della Guardia di Finanza. Il 5 giugno, ricorrenza del Battesimo di don Quintino, la liturgia sarà celebrata da Sua Eccellenza Monsignor Douglas Regattieri, vescovo della diocesi di Cesena-Sarsina. In estate, il 29 agosto, è fissato un pellegrinaggio all’eremo per la “Festa di Sant’Alberico”. La serie di appuntamenti culminerà il 26 dicembre 2018, giornata del 50° anniversario della morte del sacerdote-eremita, quando il vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli Fernando Filograna presiederà la celebrazione eucaristica in onore del servo di Dio melissanese.

Gallipoli – Nel 2013 il dottor Vito Procacci, attuale direttore del reparto di Emergenza-urgenza del Policlinico di Bari, organizza nell’antico mercato antico di piazza Imbriani, a Gallipoli, il congresso regionale della Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza. Ad ispirare il medico è l’impegno di don Tonino Bello, il vescovo nato ad Alessano capace spesso, con i suoi gesti e con i suoi scritti, di cambiare  completamente il percorso di vita di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ascoltarlo. E di ciò il medico di Molfetta può essere un testimone privilegiato. «La scelta di Gallipoli non fu casuale ma dettata dalla volontà di affrontare un tema così importante nella terra di don Tonino», afferma oggi il medico di Molfetta. «In quella circostanza volli testimoniare i passi da gigante che avevamo fatto e lo feci attraverso una celebre frase di don Tonino “A Sud l’orizzonte si è schiarito grazie alle donne e agli uomini capaci di lottare”». «Dal mio punto di vista – afferma il primario – l’esperienza e la conoscenza di don Tonino, sia come mio vescovo sia testimone di pace, di gioia di carità, è stata molto importante. Da quella figura ho imparato che la vita ha un senso nel momento in cui diventa donazione nei confronti degli altri. Faccio il medico d’emergenza da oltre trent’anni e posso dire che anche nei momenti più critici non mi sono perso d’animo grazie a questa grande figura di riferimento». Fondamentale è l’estate del 1991 con lo sbarco nel porto di Bari, in quel fatidico 8 agosto, di oltre 20mila migranti in quella che viene ricordato come il più grande sbarco di migranti in Italia su una singola nave.

Don Tonino e lo sbarco degli albanesi Don Tonino si muoveva nello stadio della Vittoria, dove erano stati trasportati gli albanesi, cercando disperatamente di dare conforto. «Le persone non possono essere trattate come bestie», scriverà in un duro articolo su Avvenire attirandosi le ire dell’allora ministro degli Interni Vincenzo Scotti. Dall’altra parte della città, invece, presso il Pronto soccorso i medici provavano a districarsi nell’ingente numero di pazienti che all’improvviso aveva intasato il reparto. Qui, il giovanissimo dottor Procacci era stato assunto proprio per far fronte all’emergenza. «In quella circostanza il Pronto soccorso scoppiò, finì sotto assedio. La sofferenza era tangibile ovunque. E non bisogna pensare ad un reparto strutturato come quelli attuali. La medicina di emergenza-urgenza non era per niente sviluppata. C’era lo scontro tra un bisogno grave ed importante della popolazione e, di fatto, una risposta strutturale assolutamente inadeguata. All’epoca il Pronto soccorso era un posto di passaggio per i medici, si iniziava da lì per poi spostarsi in altri reparti. Avrei dovuto fare anche io così e invece in quel reparto ci sono rimasto una vita. Sarei dovuto andare via ma conoscere don Tonino mi ha cambiato la vita. Ho iniziato a percepire la capacità di cogliere il sacrificio e la sofferenza come degli elementi di crescita umana e professionale. Per cui, animato dalla sua figura, ho cominciato a capire che questo lavoro poteva farmi crescere, poteva essere un luogo dove declinare, anche in maniera laica, gli aspetti più belli che la sua figura mi avevano suggerito». Fu proprio quel congresso organizzato venti anni dopo a Gallipoli a suggellare la crescita generale del ruolo e dell’importanza della medicina d’urgenza in generale.

 

Gallipoli – “La prima volta che l’ho visto era il gennaio del 1982. Accompagnavo monsignor Bettazzi, allora presidente internazionale di Pax Christi; dopo una conferenza a Gallipoli eravamo diretti a Tricase per parlare in una scuola di pace e solidarietà. Finito l’incontro, ci fermammo a pranzo dalle suore d’Ivrea. Lì, con don Eugenio Licchetta, che aveva organizzato l’iniziativa, c’era anche il parroco della chiesa madre tricasina, don Tonino Bello appunto”: cominciava così un incontro che sarebbe durato tutta la vita e dopo. Lo racconta don Salvatore Leopizzi nel libro edito da Manni “Don Tonino Bello, croce e fisarmonica” del 2008. “Per me quell’incontro segnò l’inizio della grande amicizia con don Tonino. Un legame umano davvero entusiasmante e sicuramente  provvidenziale”, prosegue don Salvatore che martedì 17 aprile, alle ore 18,30 nella sua chiesa di S. Antonio di Padova racconterà questo ed altri ricordi. La riunione avrà inizio alle 19,45 e s’intitola “Incontriamo don Tonino Bello”, in vista della venuta di Papa Francesco in occasione della venticinquennale della scomparsa del parroco profeta, come lo chiamano in tanti.

Nel corso della serata verranno forniti elementi organizzativi circa i due pullman che da Gallipoli partiranno nelle prime ore del 20 aprile verso Molfetta e verso Alessano. Ma soprattutto si conoscerà qualcosa di più e più a fondo un rapporto davvero esemplare e duraturo. “Riconosco di avere un grande debito personale di gratitudine e riconoscenza – dice don Salvatore – per gli innumerevoli e immeritati benefici ricevuti. La sua amicizia, la sua condivisione dell’impegno in Pax Christi, le confidenze fraterne, la premurosa ospitalità a Molfetta ed Alessano, i viaggi in Terra Santa, in Etiopia (nella foto), in diverse parti d’Italia sono un immenso patrimonio spirituale”. Ricorda ancora don Salvatore: “Allora don Tonino era proprio come un uomo normale? mi chiese uno studente alla fine di un incontro in cui avevo parlato della sua carica di umanità tanto esemplare quanto straordinaria. Sì, ho risposto. Don Tonino era proprio come dovrebbe essere di norma ogni uomo”.

 

 

Gallipoli – Perché un esponente di Chiesa, vescovo, inserito nei piani alti della gerarchia ecclesiastica, è diventato così popolare ed amato nonostante sia scomparso da ormai ben 25 anni? In suo nome si organizzano circoli, scuole, associazioni, manifestazioni sportive come quella intitolata “Corri e cammina con don Tonino”, una gara podistica che si terrà ad Ugento il 29 aprile. La risposta che danno quanti hanno conosciuto e studiato l’opera di don Tonino, come don Salvatore Leopizzi di Gallipoli ha condiviso molte esperienze, è univoca: “Quello che lo ha reso famoso da vescovo, noi lo avevamo già vissuto quando era ancora parroco a Tricase – risponde tra altri Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione “don Tonino Bello” – e lui a quell’incarico di vescovo non ci teneva proprio, tant’è che vi aveva rinunciato per ben due volte. Ha sempre aperto la sua casa ai poveri ed anzi, per non metterli a disagio, era lui stesso ad aprirgli la porta”.

Antesignano del “popolare” Papa Francesco  “Già prima di Papa Francesco ha inaugurato la “Chiesa in uscita”, o come la chiamava lui la “Chiesa del grembiule”, dice don Mimmo Amato di Molfetta, vice postulatore della causa di beatificazione. Agli immigrati, che già allora erano vissuti in parte come un problema, don Tonino inviò una lettera: “Perdonaci –scrisse don Tonino – se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gridare che le norme vigenti in Italia non tutelano i più elementari diritti umani e sono indegne di un popolo libero come il nostro”. “La sua però non è stata un’ideologia – mette in guardia il vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca mons. Vito Angiuli – ma è coraggioso annuncio del Vangelo”.

“Basilica maggiore e Basilica minore” In occasione dell’elevazione a Basilica Minore del Santuario della Madonna dei Martiri a Molfetta, come racconta lo stesso don Tonino,  uno dei giovani presenti alla cerimonia gli chiese il significato di Basilica Minore: “Non sapevo rispondere. Allora ho detto: “Basilica significa Casa del Re; questa si chiama Basilica minore perché è di pietra. Tu, invece (rivolto al giovane), sei Basilica Maggiore. Quando è terminato il dibattito –prosegue il racconto del presule – mi sono avviato a piedi verso l’episcopio. Pioveva. Mi ha raggiunto alle spalle un’auto piena di giovani che mi hanno chiesto se volessi salire. Ho accettato il passaggio e ci siamo mossi verso l’episcopio. Era quasi mezzanotte. Quando siamo arrivati nei pressi della mia residenza, mi sono accorto che, appoggiato al portone d’ingresso, c’era un uomo. Si chiamava Giuseppe, un avanzo di galera, un pover’uomo che ormai si era dato all’alcool e al vizio; adesso è morto, ma veniva sempre in episcopio, sul far della sera. Quella volta aveva tardato. Stava riverso, lì davanti, con la bottiglia dell’ubriachezza, con la barba ispida… I ragazzi hanno fermato la macchina. Quello che guidava mi ha detto: “Vescovo, Basilica Maggiore o Basilica Minore?”. Ho risposto: “Basilica Maggiore, Basilica Maggiore!”. E l’abbiamo portato su a dormire”.

Santo sì, ma sino ad un certo punto La vita dei santi (nell’immaginario collettivo don Tonino già lo è) è fatta anche di fragilità e debolezze umane. Naturalmente ne parla anche lui. “Stavo per andare a celebrare la Cresima. Ero in ritardo. Sento suonare all’ episcopio! Anche oggi che è domenica!, esclamai. Apro la porta. C’era una signora con la sua bambina, con l’abito da prima Comunione. Subito le dico: «Signora, anche oggi! Sei già venuta ieri! Che cosa vuoi?», le ho rinfacciato con delicatezza episcopale: «Che cosa vuoi di più! Le scarpette le abbiamo prese alla bambina; l’abito te lo ha dato il parroco don Raffaele. Cosa vuoi ancora?». Allora lei ha detto: «Fammi parlare!». «Adesso ho da fare, devo andare per celebrare la Cresima. Basta, mi hai seccato!». «Fammi dire una parola», ha insistito. «Che cosa vuoi?». «Siamo molti nella nostra famiglia». «E allora?». «Non ho i soldi per pagare il ristorante per tutti». «Vuoi che ti paghi pure il ristorante per i tuoi parenti?” ho proseguito stizzito. «No, no, fammi parlare» Ha tirato fuori il fazzoletto e mi ha detto: «Siccome i soldi che ho raccolto non bastano per tutti, tienili tu per i marocchini». Mi ha lasciato il fazzoletto e se ne è andata con la bambina con l’abito da sposa. Ed io sono rimasto con quel fazzoletto in mano. L’ho aperto. C’erano, mi ricordo, 63.000 lire, a mille a mille. Se in quel momento si fosse aperta una voragine e mi avesse inghiottito – conclude – sarei stato più felice.”

Don Tonino e il ministro della Difesa Pochi giorni prima di morire, fu ospite di Michele Santoro nella trasmissione televisiva su Rai3 “Samarcanda”: tema della serata era l’obiezione di coscienza (un mese prima aveva capeggiato assieme a mons. Luigi Bettazzi la Marcia di Sarajevo) e al Ministro della Difesa che lo invitava ad interessarsi di piuttosto di questioni di chiesa, don Tonino replicò che, proprio perché “Uomo di Chiesa” aveva il  dovere di  parlare  alla coscienza degli uomini, soggiungendo “che vuole che mi interessi solo di quanti ceri accendere sull’altare o del colore dei paramenti liturgici? A distanza di 25 anni, di don Tonino Bello nato ad Alessano si parla ancora, anzi è prossimo agli onori degli Altari: di quel ministro non si ricorda quasi più nessuno.

Tuglie – Dopo alcune settimane di incertezza, è stato ufficializzato, a Tuglie, il comitato 2018 per i festeggiamenti civili in onore della Madonna del Carmine. Dopo le dimissioni dello scorso anno di Claudio Antonaci, a prendere in mano il tradizionale appuntamento estivo è ora la figlia Nunzia Antonaci, diventando, così, la prima donna tugliese, e per di più giovane, a presiedere un comitato festa. Un segno importante per la comunità cittadina affinché le tradizioni non svaniscano e si possano trasmettere nel corso degli anni. A formare il comitato insieme alla nuova presidente, oltre ad alcuni volontari, sono Antonio Costantino nelle funzioni di vice presidente, Giovanna Guarini come cassiera e il segretario Marco Donadei. Il comitato si metterà all’opera, come tradizione vuole, nel mese di maggio, con la raccolta delle offerte da parte dei cittadini e con l’organizzazione della festa che si celebra il 16 e il 17 luglio di ogni anno.

Casarano – Sarà festa grande, a Casarano, per la Patronale dedicata a San Giovanni elemosiniere. L’attrazione musicale del lunedì prevede, infatti, il concerto di Annalisa. Nella sua prima tappa pugliese del tour 2018, la cantautrice savonese presenterà il suo nuovo album di inediti “Bye Bye”. L’evento è in programma lunedì 21 maggio in piazza Indipendenza e sarà gratuito. Facile immaginare un grande afflusso di pubblico per la giovane affermatasi da solista nel talent Amici del 2011. Non da meno saranno le altre attrazioni della tradizionale tre-giorni di maggio curata dal Comitato feste patronali con il cabaret di Dario Cassini (il 20) e il rap dei Flaminio Maphia (il 19). Nei prossimi giorni si conoscerà il programma dettagliato della festa che già si preannuncia di livello così come le ultime edizioni: c’è già la conferma, in piazza Indipendenza, dell’accensione musicale delle luminarie a cura della Ditta Mariano Light di Corigliano D’Otranto.

Alessano – “Con questi luoghi don Tonino Bello ha stretto un patto d’amore”: seguendo questo forte e sempre attuale richiamo oggi si sono riuniti i Consigli comunali di Molfetta ed Alessano nella sala consiliare “Gianni Camicella” a Palazzo Giovene a Molfetta, in preparazione della vista di Papa Francesco fissata per il 20 aprile prossimo per il venticinquesimo anniversario del Dies Natalis di Don Tonino Bello. Alla riunione congiunta delle due assise consiliari, hanno partecipato per Alessano il Sindaco Francesca Torsello, il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Rizzo, gli assessori ed i consiglieri comunali. Presenti all’evento monsignor Vito Angiuli, vescovo di UgentoS. Maria di Leuca e mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Insieme agli omologhi del centro barese guidati dal Sindaco Tommaso Minervini, i rappresentanti alessanesi hanno sottoscritto un patto di gemellaggio “che rafforza i rapporti istituzionali e la condivisione dei principi della pace e della solidarietà, tanto auspicati dal compianto Vescovo di Molfetta”, come si legge in una nota congiunta.

“Molfetta e Alessano sono due comunità del Sud. Molta letteratura è stata costruita
sull’idea antica del Sud come terra di soggezione, di subalternità, di gattopardismo. E di povertà. Pertanto, troppo tempo ci siamo affannati a pianificare con particolate cura una sofisticata rimozione dei limiti e delle angosce del Mezzogiorno, per inseguire il paradigma dello sviluppo senza limiti, dell’appagamento degli appetiti individuali, della costruzione della società dell’usa e getta. Don Tonino, invece, ha fatto delle angustie del Sud un punto di osservazione privilegiato: è stato, in questo, il precursore del pensiero del Sud visto dal Sud e non pensato da altri. In questo risiede una delle radici più feconde della sua profezia”: questo l’incipit dell’intervento del Sindaco Torsello, che ha toccato alcuni punti del pensiero del vescovo di origini alessanesi, tra cui il senso della politica, più volte chiamata in causa: “E’ una delle forme più esigenti, più crocifisse e più organiche dell’esercizio della carità”. “Egli ci ricorda che il politico debba essere innanzitutto “un “un artista, un uomo di genio, una persona di fantasia”. Politica è – ha sottolineato il Sindaco di Alessano –  “arte nobile e difficile. Nobile, perché legata al mistico rigore di alte idealità… Nobile, perché ha come fine il riconoscimento della dignità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria”. Sono pensieri che scuotono le coscienze di chi è chiamato alla responsabilità di governo delle comunità locali. A ciascuno di noi è affidata la missione di cambiare le cose, guai se non fosse così”.

 

San Simone (Sannicola) – La parrocchia di San Biagio, a San Simone (frazione di Sannicola), ricorda i 90 anni dell’arrivo di don Gabriele Rizzo attraverso una mostra retrospettiva di 6 opere dell’autore realizzate tra gli anni ’50 e ’60. La mostra, curata da Franco Ventura, può essere visitata da quest’oggi, sabato 14 aprile, subito dopo la messa delle 19. Don Gabriele nacque a Gallipoli nel 1896 e giunse nella parrocchia nel 1928 per rimanervi per 42 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1970. «Don Gabriele – spiega Ventura – già da  ragazzo, assieme alla vocazione sacerdotale, coltivava anche quella per le arti, la storia e la poesia. Amava disegnare ritratti a carboncino raffiguranti i papi, i vescovi e i parrocchiani, opere che solo nel 1974 furono raccolte in una mostra dal suo successore don Grazio Cazzato e dallo studioso Marcello Musca». Anche in quella occasione la mostra fu curata da Franco Ventura. Il sacerdote- artista aveva anche realizzato un autoritratto e nel 1951 un libro dal titolo “Il villaggio di San Simone”. Inediti sono rimasti, invece, rimasti, “Storia di Sannicola” e “Storia della diocesi di Gallipoli”.

Gallipoli – Interessante iniziativa diocesana di Nardò-Gallipoli domenica 15 a Gallipoli. Dalle 19 alle 22 con partenza dal “mercato coperto” nella centralissima piazza Imbriani, tutti alla scoperta delle “vie di bellezza sul tema dell’amore e dell’affettività, con brevi spettacoli, mostre, proiezioni, preghiera, nelle caratteristiche chiese e corti del centro storico di Gallipoli”: questo in breve l’invito rivolto soprattutto ai giovani, e non solo. L’evento “WOW – percorsi di bellezza alternativa” è promosso dall’Azione cattolica, presieduta a livello diocesano da Andrea Bove di Matino (nella foto), dal Servizio diocesano di Pastorale giovanile diretto da don Antonio Perrone di Nardò, dalla cattedrale di S.Agata guidata da don Piero De Santis di Copertino e col patrocinio del Comune di Gallipoli. Si tratta di “un percorso a tappe, da vivere a piedi – fanno sapere gli organizzatori – In ogni tappa, sarà possibile entrare in relazione con una forma artistica particolare che ci insegnerà come parlare e custodire l’amore. Sarà un’esperienza di cultura e fede – proseguono – in cui, attraverso “le vie della bellezza”, si potrà vedere la bellezza della vita cristiana, così come Papa Francesco ci ha indicato in “Amoris Laetitia”. Per l’occasione, resteranno aperte tutte le chiese (nove solo quelle delle Confraternite), e alcuni luoghi d’arte. All’inizio del percorso sarà possibile ritirare la mappa con tutte le esperienze artistiche proposte e scegliere liberamente a quale avvicinarsi e costruire il proprio percorso di bellezza. Per informazioni: mail a giovani@acnardogallipoli.it o su Facebook @acnardogallipoli

Gagliano del Capo – Fra riti religiosi, musica e tradizione, a Gagliano del Capo è tutto pronto per la festa dedicata al compatrono San Francesco. Nel pomeriggio di sabato 14 aprile (alle ore 18) la processione attraverserà le vie del paese partendo dalla chiesa di San Francesco e concludendosi in piazzetta Padri Trinitari, dove si celebrerà la messa. Il corteo sarà accompagnato dal gruppo bandistico “Don Tonino Bello” di Specchia e percorrerà quest’itinerario: chiesa San Francesco, via della Resistenza, via M. di Savoia, corso Umberto I, piazza San Rocco, corso fratelli Ciardo, via San Vincenzo, via Petrose, via de Curtis, via M. Mastroianni, via D. De Sica, via Unità d’Italia, via della Resistenza, piazzetta padri Trinitari. In serata, alle 21, concerto d’organo “In musica charitas” presso la chiesa dedicata al santo.

Domenica 15 il programma religioso prevede le messe delle ore 7, 8, 9,30, 11 e 18. Al termine della funzione delle 18, omaggio alla reliquia del santo. Per il programma civile, la festa si conclude con il concerto degli “Ionica Aranea” (foto) che dalle 21 porteranno sul palco pizzica e musica popolare salentina. A far risplendere il paese non mancheranno le luminarie a cura della ditta Rocco Micolani e i fuochi pirotecnici della ditta Martella di Corsano.

Giuliano di Lecce (Castrignano del Capo) – Ad anticipare la visita del Papa ad Alessano ci hanno pensato i clown della “Squadra del sorriso” che lo scorso 28 marzo, muniti di camici colorati e palloncini, hanno fatto il percorso al contrario recandosi in piazza San Pietro per assistere all’udienza del mercoledì. «Abbiamo regalato al Pontefice un camice dipinto da una delle nostre clown e tantissimi palloncini colorati ai bambini presenti. Era vicinissimo a noi ed è stata un’esperienza unica, difficile da descrivere. Le sue parole ci hanno riempito di speranza e di gioia», afferma Erida Buffelli, in arte Clown Cucù.  La “Squadra del sorriso” è un’associazione di Giuliano, presieduta da Nunzio Calabrese, impegnata in numerose attività di sostegno e clown terapia.

Nardò – Dopo lo spettacolo “Mission Is Possible” del 17 dicembre scorso a Nardò e la “Quaresima di Carità”  promossi dal Centro missionario diocesano (vicedirettore don Giuseppe Venneri, di Nardò, secondo da sinistra) per la raccolta di fondi, al fine di completare la costruzione di una scuola nel villaggio di Pajule in Nord Uganda (già ben avviata è invece una cooperativa agricola per la coltivazione di legumi e l’allevamento di suini), è ora tempo di consuntivi, non solo economici. Come si sa, la diocesi di Nardò-Gallipoli guidata dal vescovo, mons. Fernando Filograna, ha rapporti strettissimi di solidarietà umana con quelle terre martoriate dalla guerra civile. E’ proprio don Giuseppe a raccontarne alcuni risvolti personalissimi: ha fatto il suo percorso formativo prima di diventare prete, a Barletta, città natale di Padre Raffaele di Bari, un missionario Comboniano, barbaramente trucidato a colpi di bazooka in un’imboscata a pochi chilometri dalla missione di Pajule dove si stava recando a celebrare messa.

“Tutto è iniziato proprio da lì – confida commosso don Giuseppe Venneri – proprio dalla figura di quel missionario martire cristiano: e di martiri cristiani, specie in questi ultimi tempi se ne contano a centinaia. Poi ho conosciuto  Francesca De Luca e Padre Leonsyo, e grazie a loro, il rapporto con l’Uganda è stato l’epilogo naturale. Prima un progetto di adozione a distanza – prosegue – di alcuni bambini, che poi abbiamo ospitato assieme ad alcuni accompagnatori durante l’estate di due anni fa nell’Oasi Tabor. Il volto raggiante di quei bimbi alla vista per la prima volta del mare fu per tutti noi una gioia indescrivibile e poi per alcuni di loro era la prima esperienza di viaggio fuori dalla terra natale. Durante il loro soggiorno, fummo accolti dal sindaco a Palazzo Personè (fatto insolito per loro, dove da circa trent’anni non c’è più democrazia). Poi, ad opera della dirigenza della squadra di basket “Andrea Pasca” del presidente Carlo Durante, la ristrutturazione a Pajule di un vecchio rudere abbandonato, adibita ora a centro di ascolto. Di lì a qualche mese, nel dicembre 2016, il nostro primo viaggio in Africa: tutto il resto – conclude don Giuseppe – è storia di questi giorni, che si è potuta realizzare grazie alla generosità di tutti, istituzioni pubbliche comprese, ma grazie anche e soprattutto a tantissimi nostri anonimi concittadini”.

 

Gallipoli – Preceduta alle 19 da una messa in sua memoria, il 16 aprile nella chiesa di San Lazzaro – dove per lunghi anni è stato collaboratore parrocchiale – ci sarà una serata dedicata a don Pippi Leopizzi, a due anni dalla sua morte: ad organizzarla l’oratorio “Anspi San Lazzaro” e l’associazione “Amici di Don Pippi Leopizzi”. Come si ricorderà, don Pippi, oltre che profondo conoscitore di teologia biblica e uomo di Dio, è stato anche fine umanista, poeta in vernacolo e in lingua, musicista e, soprattutto, amante delle tradizioni gallipoline. Nel corso della serata dal titolo “…sempre na oce”, saranno declamate poesie dialettali di autori gallipolini e non, dedicate all’illustre scomparso. Non mancherà l’intrattenimento musicale di Gabriella Stea e Marco Rizzello e della Scuola “AGreGaDa” di Gabriela e Davide Greco. Presenterà a serata lo scrittore e poeta gallipolino Maurizio Marzo.

Parabita – Sarà Nino Frassica il trascinatore della festa patronale 2018 che Parabita dedica alla Madonna della Coltura, quest’anno dal 26 al 28 maggio. L’ironia e la verve comica di Frassica, siciliano verace, animeranno piazza Regina del Cielo lunedì 28, portando in scena uno show originale e divertente che reinventa popolarissime canzoni italiane ricavandone spassosissime gag. Questo il primo tassello di una festa tutta nuova, la prima firmata dal comitato guidato da Guido Russo. La novità più importante, praticamente una rivoluzione di 180°, sarà la rotazione del frontone della galleria di luminarie, non più collocato “sutt’a porta”, all’incrocio tra via Coltura e le vie Vittorio Emanuele II e III, ma accanto al rettorato della Basilica mariana, tra la fine di via Coltura e l’ inizio di Piazza Regina del Cielo. A curare l’illuminazione sarà la ditta De Cagna di Scorrano. L’intento, spiega il comitato, è quello di riportare ad un ruolo centrale la piazza dove sorge la Basilica, fulcro della festa, quest’anno punto di snodo anche per il secondo polo, quello del luna park nell’area mercatale (zona Lidl). Via Provinciale Matino, per l’occasione, sarà interamente chiusa al traffico, illuminata dalle luminarie e popolata di bancarelle e commercianti per creare un collegamento tra l’area giostre e il resto della festa. Tre i concerti bandistici, affidati alle città di Bracigliano, Conversano e Lecce. La cassa armonica sarà posizionata all’inizio di via Vittorio Emanuele II (incrocio “sutt’a porta”). Doppi appuntamenti, poi, domenica sera. In piazza Regina del Cielo il musical dei ragazzi del Liceo Giannelli, “Un sogno per la vita”, mentre in piazza Umberto I (quest’anno senza la presenza dell’associazione Barrio), suoneranno Cesko & Bananaswing. In piazza Regina del Cielo anche uno spettacolo con i palloni devozionali dedicato ai migranti.

Gallipoli – Domenica 15 alle 20,15 si inaugura, alla presenza del vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, mons.Fernando Filograna,  il Centro di ascolto cittadino, sito in piazza Imbriani, 9, nel centro storico. Sinora, alle numerose richieste di aiuto  e segnalazioni di disagio avevano fatto fronte le varie Caritas  parrocchiali: ora la svolta “per venire incontro ai molteplici bisogni della comunità cittadina, con una particolare attenzione alle fasce della popolazione meno abbienti”.

E’ prevista una prima fase di ascolto presso ogni parrocchia (cinque in tutto, di cui una nel centro storico, le altre al borgo), e una seconda fase presso la nuova sede  di piazza Imbriani, dove un’équipe di volontari (persone con un periodo significativo di formazione) garantirà la presenza giornaliera con l’ausilio di esperti qualificati. Così, alle già operative  “Mensa della carità “S. Francesco d’Assisi” di via Micetti e la struttura di Accoglienza notturna “AgaPolis” presso la parrocchia S. Antonio di Padova, si potrà ora contare anche su un segretariato sociale per il disbrigo di pratiche presso uffici pubblici, per l’accesso a servizi sociali e di natura fiscale (mod. Isee, 730, invalidità civile, Caf e patronato). Vengono pure assicurate sia la consulenza medica qualificata con guida ai servizi ambulatoriali territoriali ed ospedalieri, sia anche la consulenza legale per problematiche di carattere personale o familiare, oltre alla tutela dei diritti di cittadinanza.

Sono altresì previste iniziative di sostegno alla persona, con particolare riguardo alle problematiche intra ed extra familiari, alle devianze di vario genere e al rapporto educativo. Promotore e artefice dell’iniziativa il parroco della cattedrale di S. Agata, mons. Piero De Santis (il primo da destra), che ha messo a disposizione i locali parrocchiali, tra l’altro molto appetibili dal punto di vista commerciale: “Non esiste una Chiesa senza carità, e la carità è la carezza della Chiesa al suo popolo; la carezza della Madre Chiesa ai suoi figli; la tenerezza, la vicinanza” – dice il parroco, facendo sue le parole di Papa Francesco – Desideriamo così offrire il nostro contributo efficace  per la costante realizzazione della civiltà dell’amore, per generare un vero sviluppo che coinvolge tutti, nessuno escluso.  Siamo convinti – conclude mons. De Santis – che tutto ciò esige l’ascolto del grido dei poveri e l’impegno a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione”.

Parabita – La comunità parabitana è pronta a rendere onore alla sua protettrice. È in programma sabato 14 aprile la festa liturgica della Madonna della Coltura che, da tradizione, viene celebrata 15 giorni dopo Pasqua. La ricorrenza, patrocinata dal Comune di Parabita, è organizzata dai frati predicatori, dal gruppo laico e dalla famiglia del santuario. Nella giornata si rievoca il rinvenimento del monolito della Vergine in Contrada Pane (oggi strada provinciale 361 AlezioGallipoli), un luogo simbolico per tanti devoti perché, come narra la tradizione, fu proprio un contadino a ritrovare in quella zona la sacra effige mariana. Mercoledì 11 aprile alle 19, presso la basilica della Coltura, avrà inizio il triduo di preparazione alla festa, durante il quale si alterneranno ogni sera per la celebrazione i parroci delle tre parrocchie della città. Nel corso della prima serata, saranno benedette le venti icone del Rosario che sono state donate dalla Compagnia della Coltura per impreziosire il “Giardino dell’incontro” del Centro di Solidarietà. Durante la mattinata del 14 aprile alle 10, seguirà invece la processione con il monolito pellegrino verso Contrada Pane accompagnata dal gruppo bandistico dell’istituto superiore “Giannelli”. Sul più tardi, subito dopo la supplica che si terrà in basilica alle 12, il rettore padre Francesco Marino benedirà il monumento in pietra raffigurante la riproduzione del monolito presso il “Giardino dell’incontro”. Alle 18 nuovamente da Contrada Pane una seconda processione muoverà verso la basilica. Il monolito pellegrino verrà trasportato su un carretto trainato da buoi a cura dell’associazione delle “Dolomiti lucane” di Potenza. Allieterà questo appuntamento il gruppo bandistico della parrocchia di Sant’Antonio di Padova. Prima del solenne pontificale delle 19, presieduto in basilica dal superiore, saranno anche benedetti i trattori e i mezzi agricoli. Non per ultimo, intorno alle 20.30, gli studenti dell’indirizzo musicale del “Giannelli” di Casarano, con delle performance musicali daranno vita ad un concerto che sarà dedicato in onore alla Madonna. L’intensa giornata, si concluderà con uno spettacolo pirotecnico.

 

Tuglie – Conto alla rovescia per la 268° festa patronale in onore della Madonna Annunziata in programma a Tuglie dal 14 al 16 aprile. Sarà il primo anno per il nuovo parroco don Maurizio Pasanisi che affida il suo messaggio al dépliant ufficiale della festa. «È la prima patronale che vivo con voi e in mezzo a voi e non nascondo il desiderio di vedere una comunità che attende di celebrare la sua Protettrice con gioia ed entusiasmo», scrive don Maurizio. Dopo la settimana mariana avviata  domenica 8 aprile con vari momenti di preghiera dedicati a diverse categorie cittadine, la festa inizia sabato 14 con l’apertura ufficiale, il tredicesimo “Trofeo dell’Annunziata” della Podistica, la processione e i concerti Città di Matino e Città di Taviano. Il ricco programma allestito dal comitato presieduto da Antonello Chezza prevede, inoltre, domenica 15 la fiera, un raduno d’auto e moto d’epoca, il concerto bandistico Città di Conversano, la sfilata di carrozze con cavalli, l’esposizione delle auto della Polizia di Stato e un fuoco d’artificio alle ore 13. In serata, invece, esibizione della violinista Chiara Conte, degli artisti di strada e dell’orchestra “I Giullari”. L’ultimo giorno è scandito dal mercato della “’Nunziateddha”, dalla Zagor Street Band, dal concerto di Giro di Banda e da uno spettacolo pirotecnico. Tra gli eventi collaterali si inserisce il convegno di giovedì 12, alle ore 9, presso il teatro comunale dal titolo “No al bullismo, si al rispetto!”.

Sannicola – Sono state posizionate nei giorni scorsi le due tele realizzate per la confraternita del Sacramento e Madonna delle grazie, a Sannicola, dall’artista Davide Di Vetta. «Le opere  – spiegano i confratelli – sono state richieste all’autore dal compianto priore Pasqualino Stamerra e commissionate dal suo successore Pasquale Mercuri. Esse rappresentano le due confraternite (Sacramento e Madonna delle Grazie) che si sono unificate nel 2009». Le opere si trovano all’interno della “congrega”, di fianco alla chiesa madre, e possono essere visitate ogni domenica mattina durante l’orario delle messe. Di Vetta (di Sannicola)  ha anche realizzato, sempre per la confraternita, lo sfondo raffigurante le pie donne piangenti della teca ospitante la statua di Gesù morto da poco restaurata. «Sono lusingato e onorato – commenta l’artista – di essere stato chiamato a realizzare queste opere. Il lavoro ha richiesto alcuni mesi e sono orgoglioso del risultato finale. Spero possano essere gradite ai confratelli e al pubblico».

 

Casarano – È in programma domenica 8 e lunedì 9 aprile la prima delle due feste patronali di Casarano, La festa per la Madonna della Campana si colloca, secondo tradizione, nella domenica che segue la Pasqua. Si tratta di un appuntamento che, più di altri, si inserisce nel solco della tradizione e, forse anche per questo, molto sentito e partecipato. Sarà, dunque, festa in collina domenica 8, alle 11, con lo spettacolo di giochi di carta e di luce sul piazzale antistante l’antica chiesetta che domina la città e alle 20,30 con l’esibizione della cover band dei Modà. Sempre domenica ci sarà, alle 10.30, la tradizionale traslazione delle statue dei santi patroni, ovvero San Giovanni elemosiniere e la Madonna della Campana, dalla chiesa Matrice nella chiesa in collina, dove è prevista la celebrazione della messa alle 11, con il percorso accompagnato dai bambini vestiti da “angioletti e verginelle”.  Altre messe verranno celebrate in serata, alle 19, e il lunedì alle 10 mentre dopo la messa delle 18.30 (celebrata sul piazzale) si avvierà la solenne processione che riporterà le statue alla Matrice. Alle 20, nei pressi dell’edicola votiva dei Cavamonti su via Nardò, è poi prevista la sosta della processione per il consueto spettacolo pirotecnico (a cura della ditta Mega fuochi). Nel corso dei due giorni di festa le luminarie sono a cura della Mariano light di Corigliano d’Otranto mentre a prestare servizio sarà il concerto bandistico Città di Casarano “Don Otello de Benedictis”.

Voce al Direttore

by -
Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...