Home Temi Ecologia
Notizie su ambiente ed ecologia dalla rete dei Comuni di Piazzasalento

Torre Sabea

Gallipoli – La creazione di un percorso cittadino storico-culturale che preveda come filiera il Castello, il Rivellino, il Museo comunale, la Torre S. Giovanni alla Pedata ed altri beni: con questo obiettivo programmatico, l’Amministrazione comunale, su iniziativa dell’assessore Dario Vincenti (foto), ha compiuto oggi un altro passo. Dopo l’iniziativa per revocare la concessione del Rivellino alla “Cinema teatri riuniti”, con cui Comune e Soprintendenza hanno in atto una contesa decennale, adesso tocca a Torre Sabea, adiacente all’omonimo camping storico realizzato dall’ingegnere Niccolò Coppola di Alezio, lungo la litoranea nord. Da diversi anni – si parla di decenni – l’antica torre è stata data in concessione come residenza estiva ad una famiglia milanese.

Anche questo è un manufatto demaniale marittimo che la Giunta presieduta da Stefano Minerva vuole far rientrare negli obiettivi da valorizzare, in considerazione del notevole interesse storico, artistico e della funzione storica del bene. “In linea con il percorso intrapreso dall’Amministrazione comunale, la valorizzazione del manufatto  in questione rappresenta la possibilità di favorire un’integrazione fra organizzazione delle risorse culturali, organizzazione turistica e sviluppo economico-sociale, vista anche la forte potenzialità in termini di attrattività dettata anche dalla sua ubicazione”, si fa notare in una nota del Comune.

Pertanto, il bene da acquisire avrà la funzione di “memoria storica”, che rimandi alle ragioni per le quali quella Torre di avvistamento è stata edificata, ne contenga tracce concrete da mettere in mostra: manufatti utili a strategia di difesa (palle di cannone, cannoni e quant’altro). Circa la gestione, il governo cittadino si dice aperto a più possibilità, anche “la collaborazione con soggetti e/o partner pubblici e privati, che possano curare l’ideazione, l’organizzazione e la gestione di percorsi didattici e attività formative attinenti al patrimonio naturalistico territoriale”.

 

Salve – L’ex discarica di Salve sita in località Spiggiani sarà bonificata e messa in sicurezza grazie ai fondi europei erogati dalla Regione Puglia. Il progetto presentato dall’Amministrazione comunale ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni e 770mila euro (fondi Por-Fesr-Fse 2014-2020), risultando fra i soli tre vincitori accanto ai Comuni di Alessano, con la discarica in località Matine, e Torremaggiore (in provincia di Foggia). Attiva dal 1986 al 1996 su un’area di circa 23mila metri quadri, quella di Spiggiani è una vecchia discarica comunale – a suo tempo regolarmente autorizzata – dove venivano conferiti rifiuti solidi urbani (domestici). Da allora non è più attiva e l’area su cui sorge è recintata e chiusa.  l’obiettivo che ci si pone con questo progetto è la definitiva messa in sicurezza del sito incapsulando i rifiuti (pur ormai mineralizzati), così da evitare possibili contaminazioni con aria, acqua e suolo. «Con questo progetto si persegue l’obiettivo della definitiva messa in sicurezza del sito incapsulando i rifiuti – pur ormai mineralizzati -, così da evitare possibili contaminazioni con aria, acqua e suolo. Il sito – afferma il sindaco Vincenzo Passaseo (foto) – verrà riqualificato per diventare uno spazio verde attrezzato, con parco sportivo e un centro di educazione geologico-ambientale». L’area su cui sorge la discarica, inoltre, rappresenta una dolina naturale (di tipo tettonico-carsico) e ciò  offre la possibilità di leggere “sul campo” le varie stratigrafie del terreno, in una sorta di laboratorio geologico e didattico a cielo aperto.

 

 

Casarano – Cambia a Casarano, almeno per i prossimi due anni, il gestore del servizio di raccolta rifiuti. Il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, architetto Andrea Carrozzo, ha infatti concluso la procedura della cosiddetta “gara-ponte” affidando l’importante servizio alla ditta Tradeco srl di Altamura per un importo pari ad poco più di 3,5 milioni di euro, al netto del ribasso offerto dell’11,41%. Il progetto relativo al servizio di igiene urbana del Comune di Casarano è stato approvato con deliberazione di Giunta comunale nel dicembre del 2016 per una durata massima di 24 mesi, “e comunque non oltre la data di assunzione del servizio da parte del gestore unico individuato dall’Aro 9 Lecce”. Secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per il servizio di “raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani e assimiliati e i servizi di igiene urbana”, l’offerta della società barese è risultata, in un primo momento, “anomala” a causa del suo ribasso salvo poi rientrare nei giusti canoni in virtù di una successiva “relazione economica giustificativa” prodotta su richiesta della Centrale unica di committenza che ha gestito la gara d’appalto. Nell’aggiudicazione, al secondo posto si è classificata la Ditta Consorzio Gema, con sede a Pagani (provincia di Salerno), la sola (insieme alla Tradeco srl) ad aver preso parte alla gara.

 

Cutrofiano – Cutrofiano aderisce a “M’Illumino di meno”, la giornata del risparmio energetico promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar di Rai Radio 2. “Spegni le luci, accendi la piazza” è il tema della giornata di venerdì 23 febbraio nella quale l’Amministrazione comunale invita i cittadini, le scuole, le attività commerciali e gli uffici pubblici ad aderire “attraverso azioni concrete e semplici accorgimenti dell’utilizzo della corrente elettrica”. Tante le iniziative promosse, a partire dalle 18.30, dallo Sportello ambiente: in contemporanea con lo spegnimento del Municipio e di Palazzo Filomarini (foto), il Consiglio comunale dei ragazzi propone “Accendiamo  le menti” mentre la cooperativa “29nove” sarà alle prese con le letture sotto le stelle. Della scuola di danza “Scarpette rosa”, invece, lo spettacolo “Sia il bianco il tuo colore”.

Come consuetudine, anche il Comune di Nardò ha aderito alla 14ma campagna promossa da “Caterpillar”. che dal 2005 chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono indispensabili in un pomeriggio di febbraio. Quest’anno la giornata individuata è quella di domani, venerdì 23 febbraio, e l’amministrazione comunale ha deciso di spegnere le luci artistiche del Castello Acquaviva d’Aragona a partire dalle ore 18.

 

Tricase – Una parte della vecchia e storica Acait, l’ex manifattura nata nel 1902 per la lavorazione del tabacco e altri prodotti agricoli, è crollata ieri intorno alle 13,30. Non ci sono danni a persone e la zona è stata recintata. La parte interessata dal crollo è uno dei capannoni su cui era installato un impianto fotovoltaico. Ma si sono accese subito le reazioni. Fondata come “Consorzio agrario del Capo di Leuca” e poi diventata “Azienda cooperativa agricola industriale del Capo di Leuca” nel 1938, l’Acait è stata una delle prime imprese cooperative del Sud Italia e oggi rappresenta un’opera di archeologia industriale fortemente legata all’identità storica di Tricase. Nel 2003 il Comune decise di acquistare lo stabile contraendo un mutuo trentennale (dunque ancora in corso) di circa 3 milioni e mezzo di euro, per sottrarre la struttura all’abbandono e alla speculazione. Da allora, però, non è mai stata indicata una destinazione d’uso e l’edificio non ha subito la necessaria manutenzione, nonostante abbia ospitato eventi pubblici anche di recente (è il caso della festa di San Martino organizzata pochi mesi fa dalla Pro loco).

Il crollo accende le polemiche sullo stato di abbandono dei beni pubblici. Il sindaco Carlo Chiuri (foto) afferma: “Sono arrabbiatissimo, questo è il risultato di 16 anni di incuria. Dal 2002, da ogni parte politica, ci si è occupati di tutto fuorché del bene della comunità e della conservazione dei luoghi storici: oggi ne abbiamo avuto il ‘regalo’. Per fortuna il crollo ha interessato solo una porzione dello stabile, ma intanto alcune delle nostre nonne si staranno già rivoltando nella tomba per l’incapacità dei loro figli a tutelare i luoghi dove loro hanno lavorato per anni. Nell’immediato provvederemo a puntellare e a mettere in sicurezza la zona, poi continueremo a cercare fondi e recuperare lo stabile. Oggi siamo ancor più determinati a farlo”.

Anche Giovanni Carità, membro del comitato “Tricase sotterranea” e nel 2003 consigliere di maggioranza nella Giunta che si batté per l’acquisizione dell’Acait, pone l’accento sull’incuria: “Quanto accaduto oggi non è la conseguenza delle piogge di questi giorni, come qualcuno cercherà di farci credere, bensì è la naturale e scontata conseguenza di anni di abbandono”. Un abbandono che “si è concretizzato anche nella semplice mancata pulizia dei canali di scolo, che determina il ristagno dell’acqua e l’aumento di peso sulla struttura”. L’associazione “Prendi posizione Tricase” (di cui Carità è membro e Roberto Schimera referente) firma un comunicato stampa in cui definisce condivisibili le perplessità “sull’installazione di un impianto fotovoltaico su un bene architettonico già in avanzato stato d’incuria”: il peso dei pannelli potrebbe aver contribuito al crollo? Finora tutto resta nel campo del condizionale, dal momento che mancano le perizie tecniche che confermino le cause”. Quanto allo stato di abbandono in cui versa la struttura, il consigliere Nunzio Dell’Abate fa notare la presenza di una “bomba ecologica di amianto” sui tetti dell’Acait, mentre secondo altri – fra cui lo stesso Carità – la polemica non ha ragion d’essere perché l’amianto, pur non rimosso, è stato bonificato e messo in sicurezza alcuni anni fa, mediante trattamento con vernici e materiali appositi che impediscono la liberazione delle polveri.

Melpignano – C’è la legge regionale n. 26 del settembre 2014, che si chiama “Disposizioni per favorire l’accesso ai giovani all’agricoltura e contrastare l’abbandono o il consumo dei suoli agricoli “; c’è la legge che la modifica e la integra del settembre scorso; c’è da fare il primo passo con il censimento di questi beni. E il Comune di Melpignano è fra i primi a partire per arrivare all’obiettivo finale: la Banca delle terre incolte del proprio territorio. Il Comune, guidato dal Sindaco Ivan Stomeo (foto), con la collaborazione dei volontari del Servizio civile nazionale impegnati nel progetto “Love Eat 016”,  ha così messo in moto il meccanismo con la deliberazione del novembre 2017 ed ora diventata un avviso pubblico.

“Ai proprietari che vogliano mettere a disposizione i propri terreni e fabbricati agricoli, si chiede di darne comunicazione all’ufficio comunale di competenza secondo le modalità indicate nell’avviso pubblico diffuso tramite manifesto. Questo censimento mira alla creazione del Registro comunale delle terre incolte di Melpignano: una banca dati pubblica e accessibile a tutti – si legge nella nota diffusa oggi – che faciliterà la ricerca dei terreni incolti disponibili rispondendo così alla richiesta in forte crescita di terre da coltivare, soprattutto da parte di giovani agricoltori che non ne dispongono. Questa iniziativa, già messa in atto da tempo in altre regioni d’Italia, nasce con l’intento di contrastare l’abbandono dei suoli e di incentivare il recupero a uso produttivo dei terreni incolti”. Fino alla nascita della Banca delle Terre di Puglia, uno strumento utile per dare nuovo impulso all’agricoltura  pugliese offrendo soprattutto ai giovani la possibilità di investire il proprio futuro in questo settore di primaria importanza.

Oltre agli estremi catastali, il proprietario può dichiarare il periodo di disponibilità all’affitto o al comodato d’uso: eventuali criteri e vincoli ed altri dati.

 

Porto Cesareo – Due pescatori di frodo e circa 500 ricci appena pescati sono stati individuati e bloccati dai militari della Guardia costiera, ufficio locale marittimo di Torre Cesarea. I ricci erano stati pescati nella zona C di riserva parziale dell’Area marina protetta di Porto Cesareo, con l’aiuto di autorespiratori. I due trasgressori, rintracciati grazie anche all’ausilio delle videocamere di sorveglianza, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria. I ricci, appena pescati, sono stati rimessi nel loro habitat naturale per favorirne anche il ripopolamento; questi siti vengono purtroppo violati di frequente da incursioni irrispettose della fauna protetta nelle riserve marine. L’ingente quantitativo dei ricercati echinodermi ha fatto sì che scattasse anche il sequestro dell’attrezzatura subacquea utilizzata per l’immersione dai due uomini.

Due giorni fa a Gallipoli invece, gli agenti della Guardia costiera hanno messo sotto sequestro circa 400 ricci messi in vendita in città senza che il venditore fosse in possesso della documentazione attestante la provenienza di questi esemplari. I ricci sono stati anche in questo caso rigettati in mare, dopo che personale dell’Asl ne ha attestato la vitalità. Al trasgressore è stata appioppata una multa di 1.500 euro.

Gallipoli – Prima la Corte costituzionale, chiamati in ballo dai magistrati del Tar Lecce su un presunto conflitto tra leggi regionali e statali, aveva dato ragione ai Comuni neklkl’aprile del 2017; ieri lo stesso Tribunale amministrativo ha confermato: la Regione non può applicare l’ecotassa prevista e decisa per ogni tonnellata di rifiuto conferito in discarica per euro 25,82, neanche se richiama la sua legge, la 38 del 2011.

Il braccio di ferro iniziato nel 2014. La questione risale al 2014 quando 74 Comuni, tra il capoluogo, si sono opposti alla decisione di Bari che colpiva quegli Enti locali che non avevano raggiunto le quote percentuali stabilite di raccolta differenziata. Nel ricorso, a cura dell’avvocato Luigi Quinto, sono stati censurati gli atti regionali per violazione della legge statale risalente al 1995, che ha istituito l’ecotassa. I Comuni hanno rivendicato, con il loro legale, la riduzione dell’80% del tributo prevista per l’ipotesi in cui è conferito in discarica solo lo scarto di uno dei trattamenti previsti dalla legge. Richiesta cui la Regione si è opposta, invocando la 38 del 2011, che prevede la premialità solo per il raggiungimento di elevate percentuali di raccolta differenziata, di fatto disapplicando la legge statale che invece valorizza il trattamento dei rifiuti prima dello smaltimento.

I conferimenti in discarica di rifiuti salentini tra i più bassi della Puglia. Davanti ai giudici è stato dimostrato che il sistema impiantistico della provincia di Lecce, in funzione dal 2009, determina lo smaltimento in discarica di una percentuale contenuta nella misura del 30%, la più bassa della Puglia e tra le più basse del Paese. Inoltre, è stato rilevato che “non si possa dare rilievo esclusivamente al momento iniziale della raccolta, ma occorra valorizzare anche la successiva fase di trattamento, poiché quello che conta è il quantitativo finale che viene conferito in discarica”. Nonostante la decisione della Corte costituzionale, la Regione peraltro aveva continuato a richiedere l’ecotassa maggiorata, non solo per il 2014, ma anche per le annualità successive, obbligando i Comuni a proporre altrettante impugnazioni. Ad avvalorare il carattere definitivo della decisione del Tar c’è anche l’orientamento del Consiglio di Stato, richiamato in sentenza, secondo cui “il trattamento svolto presso gli impianti siti in provincia di Lecce appare rispondente alle finalità del sistema premiale in termini sia di recupero energetico che di riduzione della frazione di rifiuto smaltito”. Il tributo a carico dei Comuni non potrà quindi superare l’importo di € 5,16 per tonnellata di rifiuto in discarica.

Le conseguenze: per il passato vanno restituiti agli Enti i soldi incassati e non dovuti. Ma sugli sviluppi nell’immediato lo stesso avvocato Quinto precisa: “Bisogna distinguere due periodi temporali, quello precedente alla sentenza e quello successivo. Per il passato, della decisione potranno beneficiare i soli Comuni ricorrenti, in quanto gli atti regionali impugnati sono a contenuto plurimo. Stabiliscono infatti una tariffa per ogni singolo ente locale. L’annullamento disposto dal Giudice non riguarda l’intero provvedimento, bensì le singole determinazioni tariffarie. Solo chi ha proposto ricorso ha quindi diritto ad ottenere dalla Regione la differenza tra quanto versato e la minor somma di € 5,16. A meno che l’Ente regionale non decida di estendere gli effetti della decisione del Tar a tutti i Comuni per evitare disparità di trattamento. Si tratta di cifre  enormi, che ad oggi superano i 10 milioni di euro, che dovranno essere restituite dalla Regione e che potranno contribuire a diminuire la pressione fiscale a carico dei cittadini. Per il futuro – continua il legale di Lecce – c’è da augurarsi che la Regione Puglia prenda finalmente atto dei principi sanciti dal Tar, dal Consiglio di Stato e dalla Corte costituzionale ed adotti in senso conforme i futuri provvedimenti sull’ecotassa, riconoscendo al territorio il merito di aver raggiunto eccellenti risultati in termini di riduzione dei conferimenti in discarica, che è poi l’obiettivo perseguito dal legislatore con  l’istituzione del tributo”.

 

 

Vito Primiceri e Mauro Buscicchio

Matino – Fondi socialmente responsabili: Banca popolare pugliese ed Etica Sgr (Società di gestione del risparmio) del Gruppo Banca Etica, hanno siglato un accordo di partnership commerciale: l’istituto salentino distribuirà attraverso le sue 106 filiali i prodotti di Etica Sgr, attualmente l’unica società italiana a istituire e gestire esclusivamente “fondi comuni socialmente responsabili”. “L’accordo con Etica Sgr – afferma Mauro Buscicchio, direttore generale di Banca popolare pugliese (nella foto col presidente Vito Primiceri) – consente alla nostra banca di completare l’offerta nel settore del risparmio gestito, con fondi comuni d’investimento di società che nella loro attività privilegiano la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto dei rapporti sociali e culturali, valori sempre più all’attenzione degli investitori”.

«Siamo molto contenti di aver sottoscritto un accordo di partnership con una delle realtà più importanti del Mezzogiorno d’Italia. Etica Sgr intende ampliare la sua offerta in questo territorio, dove riscontriamo un interesse crescente per gli investimenti responsabili» sostiene Luca Mattiazzi, direttore generale di Etica Sgr. «Apprezziamo molto anche – prosegue il dg – l’attenzione che Banca Popolare Pugliese ripone ai valori sociali, ambientali, della correttezza negoziale e della cultura, così come emerge dal bilancio sociale dell’istituto. Strumento a cui Etica Sgr presta da sempre particolare attenzione».

I fondi Valori responsabili gestiti da Etica Sgr sono fondi comuni di investimento che mirano a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso attraverso una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo. L’elemento distintivo risiede nella valutazione di imprese e istituzioni, che integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo. Alla base dell’investimento c’è un rigoroso processo di selezione dei titoli, volto inizialmente ad escludere Stati e imprese coinvolti in attività controverse (come per esempio la produzione di armi, di tabacco o il gioco d’azzardo) e successivamente indirizzato a individuare le esperienze più virtuose in base all’analisi degli aspetti sociali, ambientali e di governance degli emittenti. Chi sottoscrive i fondi Valori responsabili di Etica Sgr può, inoltre, scegliere di devolvere lo 0,1% del capitale sottoscritto (1 euro ogni mille) a favore di un fondo che fa da garanzia a progetti di microfinanza e di crowdfunding ad alto impatto sociale e ambientale in Italia.

 

Gallipoli – Quella parte della litoranea sud interessata dal cantiere da 2 milioni di euro, quando sarà pronta? Se n’è parlato più di una settimana fa in commissione consiliare Lavori pubblici (e prima ancora in un incontro amministratori-imprenditori a inizi gennaio)  con molti uditori attenti e preoccupati. Amministratori e il dirigente responsabile hanno provato a rassicurare operatori e commercianti circa l’avanzamento dei lavori giunti – secondo le dichiarazioni in quella sede ufficiale – alla fase di pavimentazione e piantumazione del verde.  Allo stato dei fatti, che si evince dalle foto allegate, salgono però le preoccupazioni e i dubbi circa le sorti della stagione balneare per gli stabilimenti che insistono nel segmento che va dalla Baia verde al canale dei Samari.

Il tratto di strada interessato appare per tutta la sua lunghezza un cantiere quasi fermo o che progredisce a rilento: un percorso completamente sterrato; assenza di strumenti e mezzi di lavoro; nessuna traccia di illuminazione, sulla quale peraltro vi è divergenza di opinione tra Comune e Soprintendenza; tutto quasi sovrapponibile alle immagini di due mesi  fa,  ad eccezione dei tracciati degli impianti idrici, predisposti in prossimità dei lidi , per permettere alle autopompe dei vigili del fuoco di allacciarsi alla condotta in caso di incendi della pineta. In alcuni punti inoltre sembrano essere state puntellate le aree di sosta.

Durante l’incontro, sia l’opposizione che gli operatori avevano sollevato forti perplessità circa la viabilità di soccorso e il poco spazio a disposizione per far defluire le centinaia di turisti che a piedi raggiungono i lidi e permettere, al contempo, un eventuale passaggio di biciclette e mezzi di soccorso. In base ai puntelli posizionati, tra piazzole e manto vegetale, in effetti lo spazio per la corsia pedonale e, all’occorrenza, carrozzabile, risulta ridotto secondi i più. Al momento la costa è irraggiungibile in auto a partire dal primo ingresso di Baia Verde dove sono state apposte le transenne per evitare di trovarsi di fronte allo sbarramento del cantiere e al senso vietato di rientro in Baia Verde e fino allo svincolo in prossimità del canale dei Samari. Mentre restano da risolvere i problemi relativi a operazioni di carico e scarico e al conferimento dei rifiuti.

Va ricordato che la prima consegna dei lavori all’associazione temporanea d’imprese (la Fea srl di Castelfranco Emilia e la Macchia di Genga, Ancona) è avvenuta nel marzo 2017 (problemi di scadenza dei termini entro cui avviare l’intervento finanziato da Ue e Regione); poi vi è stata l’interruzione estiva e la riconsegna dei lavori lo scorso ottobre, con inizio effettivo nei primi di novembre e con conseguenti frequenti interruzioni tanto che l’assessore Cosimo Alemanno ha dovuto fare pressioni sulle imprese per sollecitare una maggiore produttività.

Gallipoli – Smontare tutto? Ci vogliono tre-quattro settimane per rimuovere un lido; poi per rimontare tutto quanto ne occorrono di più perchè c’è da rifare prima permessi, autorizzazioni, sopralluoghi, collaudi. Per non parlare dei lidi (“Zeus” e “Zen”, quest’ultimo per un provvedimento precedente) che si trovano proprio nella parte della litoranea sud coinvolta direttamente dai lavori di riqualificazione ed attualmente impraticabile.

Impossibile rimuovere le strutture, rifare le procedure e rimontarle in tempi utili. Per non far saltare l’avvio della stagione balneare fissato per l’1 di aprile, il giorno dopo le ordinanze comunale di smantellamento di cinque lidi, in base a sentenze del Consiglio di Stato del 2012 e del 2017 si affacciano già richieste di soluzioni-tampone, prima fra tutte una deroga allo sgombero, tesi sostenuta da Cna balneatori e Federbalneari. Anche se c’è chi fa notare che, nelle determinazioni a firma del tecnico comunale responsabile, non ci sono termini perentori entro cui lasciare libero l’arenile, una volta concesso (nel 2010) e poi ritrovatosi senza una autorizzazione paesaggistica valida. Cosa diversa insomma, insomma, dalle ordinanze che hanno colpito “Samsara” e “Zen” in cui si stabilisce chiaramente che la rimozione delle strutture deve essere fatta entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

Si profilano altre battaglie legali. Non bisogna essere indovini per prevedere altre battaglie legali da parte dei titolari di “Punta della Suina” (Li Foggi), “Zues” (Baia verde), “Spiaggia club (zona stadio), “Rivabella” e “La Bussola” (Rivabella). Toti Di Mattina, per esempio, interessato alla gestione di “Punta della Suina”, per esempio, si dice certo della sua situazione: ci sarebbe una sentenza a suo favore del Tar di Lecce, non appellata e quindi efficace, che però il Comune non avrebbe in alcun modo considerato ma che certamente sarà fatta valere nelle sedi adeguate. “Abbiamo appreso di ennesime revoche della licenza stagionale per cinque lidi di Gallipoli, a circa un mese dall’apertura. Pretendere che in 30 giorni i titolari possano smontare e, dopo aver ottenuto i permessi necessari, rimontare le proprie strutture, è una sfida al buon senso”, afferma Ernesto Abaterusso, capogruppo in Regione di Articolo 1. “Riteniamo ragionevole la loro richiesta di una deroga che permetta di posticipare di qualche mese le operazioni imposte dalla sentenza. È questione che non riguarda solo l’interesse di alcuni imprenditori – conclude il consigliere regionale – attiene alla crescita e alla credibilità di una comunità che dal turismo trae lavoro, sviluppo, e persino servizi. La volontà di collaborare con le istituzioni è stata infatti in più occasioni dimostrata dagli imprenditori turistici”.

Il Consiglio di Stato ha finora sempre ribaltato le sentenze del Tar. Anche se in realtà, non si tratta di un caso ma di una verifica chiesta da più parti dello stato delle concessioni demaniali, al centro anche di appetiti criminali come più volte richiamato da magistrati antimafia. Con numerose sentenze a favore, sul piano della salvaguardia ambientale, la Soprintendenza si sente forte di ribaditi pareri e conclusioni: su 24 ricorsi in Appello contro sentenze del Tar, l’ha spuntata finora in 13 circostanze; le altre undici sono in arrivo e assai probabilmente seguiranno lo stesso indirizzo delle precedenti.

Soprintendenza: “I controlli richiesti da noi non ancora completati in nessun Comune”. A “Nuovo Quotidiano di Puglia” la soprintendente Maria Piccarreta ha chiarito: “I provvedimenti del Comune di Gallipoli non hanno nulla a che vedere con la ricognizione chiesta da noi (risalgono cioè a sentenze del CdS, ndr); sono i Comuni a rispondere eventualmente di mancato controllo”. Le verifiche chieste dalla Soprintendenza, invece, non sono state completate da nessun Ente locale per cui “dati i tempi, non ci sarà nell’immediato lo smontaggio di lidi” per effetto di questi controlli ancora in corso.

Galatone – Giornata di pulizie quella di domenica 18 febbraio a Galatone grazie all’impegno del comitato di quartiere “San Luca – Fulcignano – Serre”. Si tratta di un gruppo di residenti del rione situato a ridosso dell’antico castello di Fulcignano costituitosi  spontaneamente nel novembre scorso (presidente Enrico Spagna). In mattinata, dalle 9, è in programma la giornata “verde” (con raduno in via Gobetti) organizzata in collaborazione con il gruppo “Galatonesi a raccolta”. Al grido di “pulito è più bello”, residenti e volenterosi si armeranno di guanti e ramazze per ripulire alcune aree del quartiere dai rifiuti gettati in maniera indiscriminata, recuperando le aiuole disseminate nelle piazzette della zona e falciando le erbacce che invadono le strade. Una domenica mattina all’insegna dell’azione diretta sul territorio, in collaborazione con un’associazione – quella dei volontari di “Galatonesi a raccolta” – che negli scorsi mesi si è distinta per gli interventi nelle aree periferiche della città, ripulendo da rifiuti di ogni genere le campagne e i cavalcavia utilizzati come discarica a cielo aperto, oltre che sensibilizzando al rispetto dell’ambiente.

Le proposte per il traffico – Pochi giorni fa, inoltre, il comitato si è reso protagonista anche di un’altra importante iniziativa, redigendo alcune proposte di modifica alla circolazione stradale nel rione, partendo dall’esperienza diretta e dalle difficoltà che in alcuni tratti viari il traffico crea: con tanto di mappatura e materiale fotografico, i residenti hanno inoltrato all’Amministrazione comunale (in procinto di varare un nuovo Piano traffico) le osservazioni su alcuni sensi di marcia delle strade del rione, segnalando le eventuali modifiche da apportare alla viabilità, e anche ottenendo un incontro con l’assessore al ramo per discutere le criticità evidenziate. «L’invito alla partecipazione alle iniziative è aperto a tutti, nell’ottica del rilancio di un quartiere spesso dimenticato».

Gallipoli – Continua l’azione di monitoraggio sullo sfruttamento delle risorse marine ad opera della Guardia costiera. Nel corso di due distinte operazioni, i militari della Capitaneria di porto di Gallipoli hanno posto sotto sequestro un migliaio di esemplari di riccio di mare. Circa 700 ne sono stati catturati da pescatori di frodo, già noti alle forze dell’ordine, all’interno della “zona C” dell’area marina protetta di Porto Cesareo: in questo caso la Guardia costiera, oltre al avvalersi del sistema di videosorveglianza denominato “Le Torri fortificate vedette della legalità”, ha pure impiegato un battello pneumatico con l’ausilio dei militari appostati lungo il litorale. Oltre al sequestro dei ricci (poi rigettati in mare perché ancora in stato vitale), i militari hanno deferito all’autorità giudiziaria sia il sub quanto il soggetto che gli forniva assistenza a bordo della barca appoggio.

Nei pressi dello scalo d’alaggio del porticciolo di Santa Caterina (Nardò), invece, un’ulteriore attività ispettiva ha permesso di individuare un pescatore sportivo con circa 300 ricci a bordo del suo natante: anche in questo caso è scattato il sequestro del prodotto ittico (superiore al quantitativo catturabile al giorno per pesca sportiva) e l’applicazione di una sanzione amministrativa  di importo pari a 4.000 euro.

Gallipoli – Non poteva durare ancora il silenzio dell’Amministrazione Minerva dopo le cinque determinazioni del dirigente comunale di tre giorni fa, che ordina di smontare altrettanti lidi senza più autorizzazione paesaggistica, pur senza citare i termini temporali entro qui tale operazione va compiuta da parte dei concessionari di demanio marittimo.  Il primo cittadino Stefano Minerva e l’assessore al Turismo, Emanuele Piccinno, prendono la parola per svolgere le loro considerazioni e per concludere con questa proposta operativa: “Per esprimere ancora di più il nostro sentimento di vicinanza, intendiamo passare all’azione concreta invitando imprenditori, portatori di interesse, rappresentanti di categoria ad aprirsi in un ragionamento complessivo in un Tavolo tecnico sul turismo, pubblico e allargato, che ora deve divenire un coro a più voci, in cui chiederemo a tutte le Istituzioni del territorio di aiutare questa Amministrazione e il territorio in questo cammino. Il nostro dovere è garantire il diritto di tutti a vivere un futuro migliore”.

Patto per la sicurezza, legalità e attenzioni particolari. Dopo il clamore suscitato dai citati provvedimenti, Minerva e Piccinno premettono che “poco vi è da dire sul rispetto di prassi e regolari procedimenti burocratici rispetto ai quali la politica poco ha a che fare e che a volte basta poco per condannare: a tal proposito, l’attuale Amministrazione conferma la volontà ad agire per garantire il bene comune nel pieno rispetto della legalità e trasparenza”. Si richiama per questo subito il “Patto sulla Sicurezza” che ha portato l’Amministrazione “a rivolgere la propria attenzione capillarmente su vari settori per garantire un ordine generale che vada dal suolo pubblico al commercio. Uno sforzo non da sottovalutare, ma che poco varrà se in esso non confluiscono volontà ed interesse di tutte le Istituzioni che ora hanno il dovere di compiere questo percorso di crescita insieme alla città”.”

Sostegno alla rete imprenditoriale che ha investito nello sviluppo. In un momento di difficoltà come questo, non è in alcun modo accettabile l’indifferenza da parte di chi deve fungere da stampella in questo cammino. La nostra rete imprenditoriale – sottolineano Minerva e Piccinno – è costituita da persone perbene e lungimiranti che hanno saputo investire nello sviluppo del territorio con professionalità e ragionevolezza. Per tal motivo, intendiamo esprimere la più sincera vicinanza e il reale sostegno  particolarmente a coloro i quali sono stati coinvolti nella ‘vicenda smontaggio’ a cui chiediamo pazienza, appellandoci al contempo alla Regione per accelerare i tempi del Tavolo costituito sull’argomento. L’occhio vigile sulla tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio deve sposare però la vision imprenditoriale:
avere le strutture turistiche aperte tutto l’anno vuol dire rispettare il piano di destagionalizzazione che da due anni stiamo attuando e su cui sono incentrati i nostri sforzi”. E proprio per mettere insieme esigenze ed aspettative diverse ma non divergenti, ecco l’idea del “Tavolo” pubblico sul turismo a cui l’intera città è chiamata adesso a partecipare. “A questa sfida noi rispondiamo che ci siamo, e manifestiamo la nostra concreta presenza a tutti gli imprenditori che stanno subendo le conseguenze di una burocrazia talvolta poco chiara”, concludono Sindaco ed assessore.

 

 

Tricase – Un abuso edilizio nel cuore del Parco naturale regionale “OtrantoLeuca” è quello scoperto nei giorni scorsi dalla polizia provinciale. A guidare gli agenti ci ha pensato un drone visto che il manufatto, pari a circa 50 metri quadrati, stava sorgendo in una zona di terreno non visibile dalla strada litoranea, nel tratto compreso tra Tricase Porto e Marina di Andrano, Il cantiere privo di autorizzazioni comprende anche muretti e scalinate con i lavori “in corso” al momento dell’arrivo degli agenti, anche se nessun operaio è stato trovato all’opera. In particolare, è stato possibile accertare come la costruzione stesse sorgendo innalzando con dei conci di tufo un abbozzo di muretto a secco preesistente e, a quanto accertato, accatastato nel 2013 per poter poi procedere con un intervento di recupero. La denuncia è scattata per la committente dei lavori che risulta essere una signora 84enne di Tricase.

Sannicola – Costruisce in zona paesaggistica e scattano denuncia e sequestro. In località Padula Bianca, lungo la litoranea ionica (non lontano da Gallipoli) ma nel territorio di Sannicola, i carabinieri della Forestale di Gallipoli hanno individuato una civile abitazione, composta da tre vani con gli impianti già completi così come la pavimentazione, realizzata in area sottoposta a vincolo paesaggistico in totale assenza di permesso di costruire. Al momento del sopralluogo è stata riscontrata la presenza di una piattaforma in cemento armato su cui, per circa 50 metri quadrati, era stato realizzato un fabbricato con una struttura portante in metallo a ridosso della quale era stata realizzata una muratura in conci di tufo sormontata da una tettoia spiovente. Le opere sono state sequestrate ed la 53enne F.P. , di Collepasso, è stata denunciata perché ritenuta responsabile del reato di realizzazione di opere edilizie in area sottoposta a vincolo paesaggistico in assenza di permesso di costruire ed autorizzazione paesaggistica, nonché per distruzione o deturpamento di bellezze naturali.

Gallipoli – In un clima piuttosto teso e precario dopo la raffica di ordinanze di sgombero rivolte ad alcuni lidi senza più i requisiti (almeno questo si presume al momento), ecco un “via libera” ad una richiesta di concessione che risale a fine 2016, esattamente il 20 ottobre di quell’anno. Le procedure seguite dal Comune sono state giudicate del tutto legittime dai giudici del Tribunale amministrativo di Lecce. Ad avvenuta stesuta del verbale finale, la commissione di valutazione  e comparazione aveva assegnato 2.700 metri quadri di litorale, all’altezza della prima entrata alla Baia verde, alla società XBeach” di Gallipoli,  per realizzare una spiaggia libera con servizi.

Non avevano accettato il responso tre dei quattro concorrenti: la “Totem arts srl” di Gallipoli, la ditta Luigi Cavalera e Mario De Nuzzo della “Higreen power” di Lecce. Le loro motivazioni però sono state ritenute o irricevibili o da respingere, per cui la decisione finale dell’organismo esaminatore è stata confermata. La concessione ha la durata di sei anni.

Resta da vedere eventuali sviluppi per un esposto che fu inviato anche all’attenzione della Procura della Repubblica di Lecce. Sotto i riflettori della polemica politica era finita anche la proroga alla scadenza del bando, che gli uffici comunali competenti avevano ritenuto fondato e motivato concedere.

Aradeo – Torna la pioggia e il canale dell’Asso torna a far parlare di se. Nel pomeriggio di giovedì 15 febbraio il fiume d’acqua che ha cancellato la strada ha ingoiato una Fiat Punto con a bordo due signore di Galatina che se la sono vista davvero brutta. La loro disavventura è finita bene ma la paura è stata davvero tanta. Pensando di evitare gli allagamenti della strada provinciale 50 che da Noha porta ad Aradeo (chiusa al traffico fin dalle prime ore del mattino per lo straripamento del Canale dell’Asso), le due si sono dirette ad Aradeo utilizzando strade secondarie che attraversano campagne prossime allo spartifeudo tra i due paesi. Ma anche qui hanno trovato campagne e strade attraversate dall’Asso completamente allagate. In zona Roncella le due donne hanno perso il controllo della vettura sulla quale viaggiavano, ben presto trasportata dalla corrente fino ai bordi del canale. La situazione è divenuta ben presto molto critica, con l’acqua sin quasi all’altezza dei finestrini, ma le due non si sono perse d’animo e sono riuscite a trovare riparo dapprima sul tetto dell’auto e poi, a fatica, sulla terra ferma in attesa dei soccorsi. Allertati carabinieri e vigili urbani di Aradeo, è stata chiamata ad intervenire anche la Protezione civile di Aradeo. I volontari Francesco Mighali, Alessandro Mighali e Chevin Pallara, con il supporto dei vigili urbani e della Protezione civile di Galatina, indossando le tute di soccorso fluviale sono riusciti innanzitutto a mettere in sicurezza le due donne recuperando dall’auto quel che si poteva, documenti e beni personali. La stessa autovettura è stata poi trainata fuori dall’acqutrino venutosi a creare sulla strada soltanto con l’aiuto di un trattore.

La nota di protesta inviata a Regione, Provincia e Consorzi di bonifica – Purtroppo non è una novità lo straripamento dell’Asso. Succede ogni volta che piove con maggiore intensità, come nei giorni scorsi. La situazione è stata denunciata con un esposto denuncia che i responsabili del Partito democratico di Aradeo, Noha e Cutrofiano ed il responsabile “ambiente” del Pd provinciale, Andrea Russo, hanno inviato ai presidenti di Provincia e Regione, al consigliere regionale Sergio Blasi ed ai Consorsi di Bonifica dell’Arneo e Ugento Li Foggi denunciando la periodica emergenza ambientale “con disagi nella viabilità, danni strutturali, distruzione delle produzioni agricole e serio rischio per la sicurezza e incolumità delle persone”.

Racale – Il Comune di Racale incassa il via libera della Regione per il nuovo Ecocentro comunale a Torre Suda. Insieme all’ok della sezione Ciclo rifiuti e bonifiche del competente Dipartimento, arrivano anche 300mila euro da co-finanziare con appena 4mila euro di fondi comunali. «Presto anche Torre Suda, i suoi abitanti, i turisti e gli operatori commerciali e turistici avranno questo servizio in più», afferma soddisfatto il sindaco Donato Metallo. Altro risultato importante è quello della certificazione, per il mese di gennaio 2018, della percentuale della raccolta differenziata che si attesta al 65,71%, ovvero tra i primi posti nell’intera regione. «Anche quest’anno, nonostante i vari aumenti dei costi, la tassa sulla spazzatura rimarrà invariata, come accade da un po’ di anni a questa parte», fa sapere il Sindaco ricordando come nel 2018 sono previsti 50mila euro di investimenti in attività di educazione e sensibilizzazione verso le tematiche ambientali.

Hab cycle a Portoselvaggio

Nardò – Ammontano a 201mila euro gli interventi previsti per il 2018 per il Parco di  Portoselvaggio e pronti ad essere inseriti nella programmazione comunale generale del Comune. Con una apposita relazione, il caposervizio ingegnere Antonella Fiorentino chiarisce anche che della somma totale, 35mila euro sono a carico del bilancio comunale in via di elaborazione in questi giorni.

L’elenco comincia con 19mila euro destinati alla fornitura e posa in opera dei bagni chimici; altri 15mila sono riservati alla fornitura di materiali per la pulizia e la manutenzione delle aree boscate e per interventi naturalistici a cura dell’Arif (l’agenzia regionale per irrigazione e forestazione); quindi si pensa alla pulizia delle zone maggiormente frequentate da turisti (15mila euro), mentre 18mila sono destinati ad iniziative di studio di aree archeologiche per la ricerca, tutela e valorizzazione del Distretto paleolitico del Parco. Ottomila euro sono per le convenzioni per azioni di sorveglianza e tutela del parco (ambulanza, Croce rossa, Guardie ecozoofile, Capitaneria di porto e Gev). Per la manutenzione dei beni immobili presenti nel parco ecco 10mila euro. Il grosso dei fondi – 108mila euro – è finalizzato a installazione e rifacimento cartellonistica, sentieristica, attività nel parco; tali soldi provengono dal Piano di attuazione provinciale dell’ambiente della Provincia di Lecce. Chiude il programma lo svolgimento di attività nell’ambito del progetto regionale “Vivere nei parchi” di PugliAmica (8mila euro).

Gallipoli – Annullata l’autorizzazione paesaggistica, lidi da smantellare: cinque determinazioni a firma del tecnico responsabile del settore gettano altra benzina sul fuoco già acceso da precedenti problemi arrivati davanti alla magistratura competente e risoltesi con drastiche ordinanze: rimozioni di strutture nate per l’attività balneare e – questo il reato contestato – diventate altro. In base a sentenze del Consiglio di Stato del 2012, esattamente il 7 settembre, si trovano oggi senza autorizzazione paesaggistica, fondamentale per mantenere le attività avviate, gli stabilimenti balneari  “Punta della suina” di Pierpaolo Garofalo – Its srl e “Spiaggia club” di Roberto Coi sulla litoranea sud; “Lido Rivabella” di Fabiola Leone e “Lido La Bussola” Barbara Fiore sulla litoranea nord. Si basa su di una sentenza del Consiglio di Stato del 19 giugno 2017 un analogo provvedimento che riguarda “Zeus – Mare azzurro” di Lucia Alessandrelli.

L’autorizzazione paesaggistica cancellata per sentenze di qualche anno fa (tranne un caso). “Solo in data odierna – scrive il dirigente – a conclusione di una ricognizione di tutte le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate, questo Ufficio è venuto a conoscenza della emissione delle sentenze del Consiglio di Stato”. Pressoché immediatamente, si è messo nero su bianco l’ordine alla società interessata della “rimozione della struttura balneare ove presente sul territorio”. Il provvedimento viene inviato “per opportuna conoscenza e competenza” alla Soprintendenza ai beni ambientali artistici storici della Puglia e al comando della Polizia urbana. La notifica dell’atto. per autorizzazioni paesaggistiche datate tutte 2010, sono in corso. Ma c’è chi mette le verifiche effettuate dal Comune su larga scala in diretta relazione alle denunce pubbliche e – c’è da giurarci – pressioni ufficiose provenienti dalla Direzione distrettuale e nazionale antimafia circa le infiltrazioni di gruppi criminali nelle principali attività collegate al turismo.

L’antefatto che ha portato alla situazione attuale. La vicenda che ad oggi si conclude così, muove i primi passi nel 2009 quando le società concessionarie del demanio marittimo chiedono al Comune l’autorizzazione paesaggistica necessaria per mantenere per tutto l’anno in piedi le strutture balneari. Il Comune acconsente, tramite la Commissione paesaggio, il 30 novembre 2010. Dà invece parere contrario la Soprintendenza (allora “per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Lecce, Brindisi e Taranto”). Il 21 gennaio 2011 così motiva la propria presa di posizione: “le strutture balneari in esame, per dimensioni contrastano con l’ambito paesistico caratterizzato dalla presenza di dune e vegetazione autoctona”. Il Comune a questo punto, il 21 marzo 2011, nega l’autorizzazione paesaggistica. I concessionari non ci stanno ovviamente e si va al Tar di Lecce.

Di giudizio in giudizio fino alla parola finale. I giudici amministrativi ritengono che non ci siano “particolari ragioni a sostegno dell’obbligo di rimuovere le strutture nel periodo invernale e che le relative operazioni di rimozione finirebbero per danneggiare l’ambiente piuttosto che preservarlo”. Questa volta sono le Amministrazioni interessate a non essere d’accordo: si va al Consiglio di Stato. Nella sentenza i giudici della Sezione sesta, richiamano il conflitto tra una norma della Regione Puglia e la Corte costituzionale (la n. 232 del 2008) con la prima dichiarata illegittima; ritengono l’Appello fondato e ribaltano le considerazioni del Tar di Lecce, dando in sostanza via libera agli orientamenti di Soprintendenza e Comune di Gallipoli. Tranne che per lo “Zeus”, il pronunciamento del CdS è del settembre 2012 e sembra fermare l’orologio sull’aspetto del contrasto delle  “dimensioni” degli stabilimenti non compatibili, secondo il soprintendente, con l’ambiente circostante.

Le prime reazioni sono di “Gallipoli Futura”: “Inaudito!”. Se dall’Amministrazione comunale non giungono, al momento, reazioni e commenti, a mettere il sale sulla ferita apertasi ci pensano gli esponenti di “Gallipoli Futura”. “Sconcerta non poco prendere atto di come fin dal settembre 2012 – attacca il capogruppo Flavio Fasano – per la struttura di Punta della Suina, per esempio, il Consiglio di Stato avesse espresso parere contrario; tale sentenza aveva confermato il parere contrario della Soprintendenza con la evidente conseguenza di una immediata rimozione della struttura balneare, come oggi, a distanza di sei anni, riporta la determinazione n. 299. Inaudito”. Per Fasano, che poche settimane fa aveva chiesto l’accesso agli atti relativi a tutte le concessioni e autorizzazioni balneari a seguito delle vicende legate al “Samsara” e che richiama il clima elettorale del 2012 per il rinnovo del Consiglio comunale, “è del tutto superfluo dire che tutto questo che si denuncia è l’esatto contrario della trasparenza, della legalità, dell’efficienza, della tutela e del rispetto dei diritti di tutti”.

 

 

 

Nardò – L’Age (Associazione italiana genitori) può essere contenta: il suo progetto  “Vivere senza barriere, nella testa e nel cuore! Raccogli un tappo… per un sogno”, sezione di Avetrana (Taranto), per sensibilizzare sul piano sociale ed educativo, ha messo da parte già un primo gruzzoletto. Sono dieci i sacchi di tappi di plastica . di questo si tratta, di una raccolta che aiuta anche l’ambiente – riempiti nel corso degli ultimi otto mesi presso il punto dedicato nell’atrio della sede comunale di via Falcone e Borsellino, avendo il Comune patrocinato l’iniziativa. Ora lo smaltimento presso un’azienda specializzata, la “Mr. Plast” di Sava (Taranto), consentirà di destinare un primo contributo per l’acquisto di una carrozzina per un giovane disabile aspirante giocatore di basket. Si tratta della prima consegna nell’ambito del citato progetto. E’ da giugno che i cittadini conferiscono nel punto raccolta tappi delle bottiglie di plastica di acqua, detersivi, bevande, pennarelli, ecc.), compiendo un piccolo gesto di solidarietà. In questi giorni Anna Maria Leobono, la responsabile della sezione di Avetrana di Aga, sta procedendo alla raccolta dei tappi. L’iniziativa si lega anche allo sviluppo del baskin, attività sportiva che permette a giovani normodotati e disabili di giocare nella stessa squadra di basket, di cui Leobono è la referente per Puglia e Basilicata. L’iniziativa proseguirà con una nuova fase di raccolta anche negli istituti scolastici della città.

“Grazie ai neretini – dice l’assessore ai Servizi Sociali Maria Grazia Sodero – che come sempre si dimostrano attenti e sensibili. A volte basta davvero poco per fare qualcosa di concreto e per aiutare gli altri, in questo caso giovani disabili con il sogno dello sport. Age è encomiabile su questo fronte e sono certa che la raccolta nei prossimi mesi sarà ancora più ricca”. “Age – afferma la responsabile – ha compiuto ieri 50 anni di vita, spesi lavorando per fare avere ai genitori italiani un ruolo attivo nella società nelle sfide della complessità, dell’educazione, della scuola e dei media. Collaborazioni e risultati come questi a Nardò naturalmente ci inorgogliscono. Un piccolo gesto come la raccolta di un tappo costituisce un aiuto, un sostegno, a tanti ragazzi diversamente abili che vogliono praticare un’attività sportiva. E in questo senso siamo certi che lo sviluppo di uno sport d’inclusione come il baskin possa aiutarci molto”.

 

Gallipoli – Il clou sarà una settimana di full immersion (non o almeno non solo) nel mare cristallino di Gallipoli il prossimo novembre, preceduta da una serie di incontri-sopralluoghi, schizzi e bozze per poi giungere ad una “offerta” finale alla città su come far risplendere quello scrigno chiamato comunemente centro storico. E’ l’ultimo parto assemblato dallo staff del gruppo Caroli Hotels, su una idea di un antico frequentatore di Gallipoli: “Da almeno 15 anni vengo qui da voi, ho notato un centro storico trattato, in modo distratto, un po’ sorprendente, con un mercatino in cui si vende di tutto, ma qui la memoria è importante, tra confraternite, chiese; intorno alla Fontana greca gira il mondo, antico e contemporaneo”: ha detto anche questo l’altra sera (12 febbraio) all’incontro al Bellavista Hotel l’architetto Vincenzo Vallone di Telese Terme, in provincia di Benevento, dove vive e lavora. Sono in grandissima parte in Campania le sue realizzazioni urbanistiche, tutte all’insegna del recupero di memorie appunto, di tratti della storia e di eliminazione di aggiunte, trascuratezze e brutture.

Un patto tra professionisti e chi ci mette le mani. Ci vuole, prima, un patto vero tra professionisti e artigiani; una azione comune seguendo le indicazioni della Soprintendenza “che deve fornire le linee di comportamento soprattutto nel campo edilizio”. Gli artigiani richiamati non sono solo quelli d’arte ma anche elettricisti ed idraulici, tutti magari convinti che l’architettura può migliorare la salute delle persone anche con il loro contributo e con cui i professionisti hanno un rapporto da ricostruire.

Ok dal Politecnico di Bari e da 14 aziende (solo tre della città). E’ partita l’opera di sensibilizzazione presso enti ed istituzioni, piccole aziende. Il Politecnico di Bari, facoltà di Architettura ha risposto e suoi saranno gli studenti in architettura coinvolti. Forse si aggiungerà anche l?Istituto d’arte di Lecce. Per fare cosa? “Attraverso una comune visione culturale, far capire che insieme si possono fare cose importanti – dice Vallone (nessuna parentela con i Vallone salentini) – creare una coscienza collettiva, introdurre il senso della vergogna in rapporto alla bellezza”. Qualche esempio operativa: l’eliminazione delle superfetazioni, recuperare decorazioni, intarsi, incisioni; proteggere le pietre e i lavori in ferro battuto nel quadro cromatico generale (da definire una volta per tutte, dopo tanti annunci). “E tante altre cose – affermano i promotori, col direttore Attilio Caroli Caputo in testa – purché le stesse possano potenziare e concretizzare la bellezza esistente, sopra e sotto l’isola del borgo antico. Al termine dell’esperienza, che si intende ripetere negli anni, anche al fine di valutare gli effettivi passi compiuti nella direzione del recupero della preziosa realtà gallipolina, la documentazione elaborata, in supporti multimediali, cartacei e 3D, sarà consegnata agli Enti istituzionali durante una tavola rotonda”.

Cavi, tubi, pompe di calore: mai più così. Niente più cavi elettrici che attraversano frontali austeri, o tubazioni o pompe di colare messe così come capita, senza nessun rispetto. Dice Fabrizio Benvenga, uno dei pochi artigiani aderenti di Gallipoli, specialista nella lavorazione di cristalli: “Col salmastro che divora tutto, si sostituiscono infissi e vetrate di nicchie senza molta attenzione e rispetto”.  In questo primo elenco di artigiani disponibili, oltre a Vetreria Cristalvetri di Benvenga, figurano Falegnameria Scarpina, Makers Young di Gallipoli;  gli altri sono tutti di fuori città: AB Stilcasa Casarano; Impresa Leopizzi 1750 Parabita; Fonderie De Riccardi Maglie; Luminarie fratelli Parisi Taurisano; Vetreria Due Emme Matino; Falegnameria De Nuzzo Melissano: Pitardi Cavamonti Maglie; Pavimenti De Filippi Lecce; De Pascalis Impianti Galatina; Officina Mosaico Otranto.

Cutrofiano – “I terremoti nel Salento” è il tema dell’incontro formativo promosso a Cutrofiano dal Forum amici del territorio. L’appuntamento è per giovedì 15 febbraio, alle ore 19 presso le scuderie di Palazzo Filomarini. All’evento, patrocinato dalla locale Amministrazione comunale e moderato dal presidente del Forum Gianfranco Pellegrino, intervengono lo storico delle tradizioni popolari Giovanni Leuzzi, il docente dell’Università del Salento Paolo Sansò e l’assessore comunale all’Urbanistica Cristina Martella, con i saluti del iniziali del sindaco Oriele Rolli. Gli esperti tratteranno dell’originale tema partendo dai devastanti eventi calamitosi che hanno interessato il Salento negli ultimi secoli sino a parlare dell’orgine della tradizione di “Sant’Antoni te le focare” a Cutrofiano.  ,

Voce al Direttore

by -
Il recente rinvio a giudizio per 23 persone di Parabita, Matino, Casarano, Racale, Alliste, Alezio per "diffamazione aggravata a mezzo internet", con minacce e...