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Notizie su ambiente ed ecologia dalla rete dei Comuni di Piazzasalento

GALLIPOLI. Non è stato abolito il divieto di piantare alberi di ulivo al posto di quelli uccisi dalla Xylella fastidiosa, batterio da quarantena. La decisione n. 789 del 2015 resta in piedi, a conclusione della “due giorni” di lavori del Comitato fitosanitario europeo, che si tenuta ieri e oggi a Bruxelles.

Tutti d’accordo a Bruxelles ma non sui rimedi. La deludente notizia viene giustificata col fatto che “non è stato possibile mettere ai voti la proposta di modifica della decisione n. 789/2015 sulla Xylella fastidiosa, atto lungamente atteso e su cui la Regione Puglia da tempo si sta spendendo in ogni sede”, come si legge nella nota della Regione, nonostante che, nel corso della discussione tenutasi a Bruxelles, si sia registrato consenso pressoché unanime da parte di tutte le delegazioni sulle tre modifiche che sono di estremo rilievo per il nostro territorio: autorizzazione al reimpianto dell’ulivo, tutela degli alberi monumentali non infetti nei 100 metri da pianta infetta, liberalizzazione della movimentazione delle tre varietà di vite resistenti alla Xylella (Negroamaro, Primitivo, Cabernet Sauvignon). Le divisioni sono emerse sul “che fare”: l’assenza di soluzioni condivise ha bloccato ogni cosa, senza che si completasse l’analisi di tutti gli articoli del testo e senza quindi poterlo votare.

“Delusione grande, dopo tanto ritardo accumulato. “La delusione è grande – affermano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore Leo di Gioia – per una notizia che, ancora una volta, priva gli agricoltori e tutto il territorio salentino della possibilità di immaginare un futuro economicamente sostenibile e di restaurare il paesaggio agrario gravemente compromesso dalla Xylella. Questo stop si aggiunge al ritardo accumulato negli scorsi mesi, in cui avevamo già assistito a diversi rinvii pur in presenza di una bozza di decisione utile alla causa del territorio pugliese. Già prima dell’estate, infatti, avevamo denunciato questa situazione che – nei fatti – penalizza esclusivamente il territorio pugliese, poiché negli altri Stati membri il problema non ha questa vastità e portata, anzi in alcuni di essi è del tutto assente. Per questo, già in occasione del primo rinvio avevamo indirizzato al Ministero una nota per segnalare la necessità di giungere con urgenza al voto e di innescare, grazie all’eliminazione del divieto di impianto dell’ulivo in zona infetta, un meccanismo virtuoso di estirpazione delle piante e di riconversione colturale supportata dai finanziamenti del PSR Puglia misure 5.2 e 4.1, che avrebbe comportato anche una riduzione della pressione di inoculo cioè la riduzione del rischio di espansione della malattia”,

Due giorni di Comitato fitosanitario europeo “utili ma non sufficienti”. E’ ritenuto positivo ma non sufficiente dai governanti pugliesi, il fatto che “gli Stati membri abbiano raggiunto il consenso sulle modifiche di interesse per il territorio pugliese, ma ciò non basta: occorre arrivare all’adozione della decisione formale, per poter attuare in concreto queste previsioni”.

Lunedì Regione dal ministro per preparare nuove mosse. “Nel frattempo non staremo con le mani in mano e già da lunedì avvieremo un confronto col Ministero – assicurano Emiliano e Di Gioia – per iniziare a preparare gli atti nazionali che sono necessari per rendere operativo il diritto di impianto di ulivi in zona infetta, affinché esso possa divenire realtà appena la decisione europea entrerà in vigore. Chiederemo inoltre a Roma di far presente alla Commissione europea che qualora le divergenze di vedute tra gli stati membri sui punti contestati della decisione dovessero protrarsi, sarebbe saggio dividere il testo in due parti, portando così al voto in Ottobre gli articoli su cui vi è unanime consenso”.

NARDÒ. Neretini (e non) nei guai per l’abbandono dei rifiuti. Dall’inizio dell’anno le “foto trappole” impiegate dal Corpo di Polizia locale di Nardò, guidato dal comandante Cosimo Tarantino, hanno “incastrato” 70 soggetti (non tutti della città) intenti a commettere reati ambientali. Per molti di loro, in seguito alle verifiche effettuate, è anche scattata la segnalazione per il mancato pagamento della Tassa sui rifiuti, a conferma che quanti gettano dove capita i rifiuti (spesso gli “ingombranti”), lo fanno proprio perché non pagano la Tari. Gli accertamenti sono resi possibili dalle telecamere di ultima generazione, autoalimentate e dotate di memoria rimovibile e sensori notturni. I controlli continueranno anche in futuro, con nuove telecamere, monitorando le zone considerate più a rischio del vasto territorio comunale.

«Le “fototrappole” ci consentono di individuare solo una parte dei trasgressori, ma ritengo siano un ottimo deterrente. Purtroppo – afferma l’assessore alla Polizia locale Ettore Tollemeto – c’è una tendenza perversa di chi deve liberarsi di rifiuti e lo fa abbandonandoli indiscriminatamente ignorando, non so se consapevolmente o meno, il fatto che Bianco Igiene Ambientale offra un servizio gratuito di ritiro a domicilio, oltre alla disponibilità del centro di raccolta presso cui è possibile conferire qualsiasi cosa. Spesso si tratta di evasori che per fortuna tramite gli accertamenti riusciamo a far emergere per la prima volta».

GALLIPOLI. “Denuncio ed invito alla denuncia. Molto probabilmente per filiazione da un ormai insopportabile clima antiscientifico, oscurantista e credulone, questa notte a Presicce sono stati distrutti quattro innesti su ulivi nell’ambito di un progetto di ricerca Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, ndr) finalizzato a rendere le piante resistenti alla Xylella”: la denuncia è del presidente della Commissione regionale bilancio, Fabiano Amati e arriva proprio nelle ore in cui a Bruxelles si decide se concedere il permesso di reimpianto nella zona colpita dal batterio da quarantena. Entro domani infatti il Comitato fitosanitario permanente europeo si pronuncerà in merito, sotto la pressione degli olivicoltori salentini delle loro associazioni e dei parlamentari pugliesi, in prima fila con Raffaele Fitto e Paolo De Castro, e la Regione Puglia col presidente Emiliano e l’assessore Di Gioia.
“Ritengo che tale danneggiamento – prosegue nella sua nota Amati – sia frutto di un piano preordinato perché conosco il movimentismo antiscientifico che ruota intorno all’epidemia Xylella; all’inizio attestato sulla contrarietà alle eradicazioni e alla formazione delle fasce di contenimento ed oggi evolutosi nella contrarietà alle prove di innesto per preservare, a loro dire, le specie autoctone. Senza accorgersi, purtroppo, che così facendo potrebbero al più concorrere alla creazione del nuovo paesaggio lunare pugliese. Esprimo solidarietà al proprietario degli ulivi Giovanni Melcarne (produttore di una Dop del Capo di Leuca, ndr) che ha sporto formale denuncia, e ai ricercatori del Cnr”.
“Qualora venisse ritirato il divieto di impiantare ulivi – ha dichiarato il portavoce del comitato degli olivicoltori salentini, Cosimo Primiceri di Casarano– non ci sarà da festeggiare perché si comincerà soltanto un nuovo lungo percorso”. Il comitato è animato da quanti contestano anche le proprie associazioni di categoria, giudicate poco incisive e determinate in questa battaglia. Il 12 scorso si è tenuta su loro iniziativa una manifestazione di protesta a Lecce.

PRESICCE. Appuntamento alle ore 9,30 di venerdì 22 settembre in piazza delle Regioni, a Presicce, per dare il via alla giornata “Puliamo il mondo 2017” promossa da Legambiente, l’appuntamento annuale volto alla tutela dell’ambiente che quest’anno compie 25 anni. Cappellini e pettorine gialle, mani nei guanti e grandi sacchi da riempire, il Comune di Presicce ha già pronto il kit per la mattinata durante la quale saranno protagonisti i ragazzi delle scuole elementari e medie, ma aperta a quanti vorranno mettersi a disposizione per ripulire alcune zone del paese, partendo proprio da piazza delle Regioni. “Rendere più vivibile e più bello il territorio in cui viviamo e rendere sensibili i più giovani ai problemi ambientali”: questi gli obiettivi fissati dall’associazione ambientalista, fatti propri anche dall’Amministrazione comunale.

«Il Comune ha voluto aderire anche quest’anno – afferma l’assessore all’Ambiente, Alfredo Palese – per ripulire le aree da tutto quello che viene incivilmente abbandonato, ma soprattutto per sensibilizzare tutti sui problemi ambientali e per riflettere sul valore della raccolta differenziata. L’ambiente in cui viviamo lo abbiamo preso in prestito, il nostro compito e tutelarlo e riconsegnarlo integro alle generazioni future».

La speranza è che i buoni propositi non rimangano tali solo per un giorno, visto la situazione di molte stradine di campagna sempre invase dai rifiuti.

NARDÓ. Un’interrogazione del 12 settembre firmata dai consiglieri provinciali Ippazio Morciano, Paolo Fiorillo, Anna Inguscio, Vincenzo Toma, Assunta Cataldi e Danilo Scorrano (consiglieri di minoranza) per sollecitare la bonifica della discarica di Castellino, nonostante che il conferimento di rifiuti sia cessato ben dieci anni fa (31 gennaio 2007. In tutto questo tempo, la post-gestione dell’impianto è sempre e ancora terreno di scontro. «Già nell’ottobre dell’anno scorso – ricordano i cinque – il Consiglio provinciale deliberò di dare indirizzo al Presidente della provincia perché impegnasse Presidente di regione e Commissario ad acta dell’Agenzia regionale per il servizio di gestione rifiuti ad adottare gli opportuni provvedimenti nel più breve tempo possibile per eseguire gli interventi di bonifica e messa in sicurezza». Attacchi alla Regione Puglia arrivano anche dal consigliere regionale neretino del Movimento Cinque Stelle Cristian Casili: «Il Presidente Emiliano e la sua Giunta conoscono il problema allarmante da molto tempo, per le denunce che ho portato in aula e in commissione fin dai primi giorni della legislatura, chiedendo provvedimenti urgenti per mettere in sicurezza e bonificare il sito. Interventi che, nonostante siano passati più di due anni, ancora tardano ad arrivare. Per questo motivo appaiono grotteschi i ringraziamenti del sindaco Mellone alla giunta regionale». Replica del primo cittadino: «Dopo anni di parole siamo passati ai fatti: stiamo affrontando la situazione facendo tutte “le analisi”, che serviranno a capire quali interventi effettuare. Ieri (13 settembre, ndr) abbiamo concluso la prima fase. Al più presto sarà finita anche la seconda parte delle analisi. Coi risultati in mano potrà partire il lavoro di bonifica e chiusura definitiva». Alla nota del sindaco replica l’ex consigliere provinciale Giovanni Siciliano, oggi componente della segreteria cittadina Pd: «Ho seguito da sempre e fino al gennaio 2016 il “problema Castellino”. La nota del Comune che parla di prima fase (“quasi ultimata”) e seconda fase del Piano di caratterizzazione non è esatta. Nei piani di caratterizzazione in questi casi non sono previste due fasi: o si fa o non si fa. Il piano, atto dovuto dopo la denuncia del consigliere regionale Casili per presenza di arsenico, non ha fornito finora alcun risultato». Dura anche Alessandra Boccardo: «È utile avere presente – ricorda la coordinatrice cittadina di “Articolo1” – che i vari interventi relativi alla post-gestione comporteranno un costo intorno ai 5 milioni di euro, importo che è perfettamente inutile richiedere alla Provincia – già in difficoltà finanziarie – o per ragioni analoghe ai Comuni e alla società che ha gestito la discarica (con la quale c’è una vertenza giudiziaria in corso). Per questi motivi la Regione Puglia deve impegnarsi a reperire i fondi e condurre in porto nel più breve tempo possibile la fase della post-gestione della discarica. Il Comune assegni a un proprio Ufficio (o quantomeno a un funzionario capace) il compito di seguire costantemente gli sviluppi della situazione». Anche per questo cresce l’attesa per un incontro pubblico sul tema organizzato dal Pd di Nardò per il 22 settembre (Chiostro dei Carmelitani, ore 19) al quale parteciperanno tra gli altri Giorgio Assennato (già direttore di Arpa Puglia), Sergio Blasi (consigliere regionale), Federico Massa (deputato, componente Commissione Ambiente) e Cosimo Esposito (direttore del distretto socio-sanitario di Nardò). Modererà il direttore di “Piazzasalento”, Fernando D’Aprile.

PORTO CESAREO. “Puliamo il mondo” edizione 2017 comincia quest’anno dalle “Spunnulate”, doline carsiche patrimonio di particolare bellezza della costa di Porto Cesareo. Il grande e consilidatoappuntamento del volontariato ambientalista internazionale, portato in Italia da Legambiente nel 1993, è una tappa imprescindibile del cammino del circolo Legambiente Porto Cesareo dal 2004. Realizzata in collaborazione con Società speleologica Italiana, Gruppo speleologico ‘Ndronico di Lecce, Centro educazione ambientale di Porto Cesareo e con il patrocinio del Comune di Porto Cesareo, Area marina protetta “Porto Cesareo”, Italia Nostra, Federazione speleologica pugliese, Aisa  (Associazione italiana scienze ambientali) Puglia, si realizzerà in due giornate: il 16 settembre 2017, dalle ore 9:30 pulizia delle Spunnulate di Torre Castiglione;  il 23 settembre 2017 alle ore 18, presso la torre costiera di Torre Lapillo, convegno dal titolo “Spunnulate: approfondimenti morfologici, speleologici ed ecologici”.

“L’appuntamento di domani – spiega il sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano -, è un valido momento di incontro e confronto. Un’occasione perché tutti si attivino direttamente per contribuire anche con pochi gesti all’attività di monitoraggio e pulizia del territorio. Invitiamo tutti a partecipare numerosi”.

“Nel 25° anniversario di questa grande iniziativa  – dice Luigi Massimiliano Aquaro, presidente del circolo Legambiente di Porto Cesareo – occorre rimboccarsi le maniche per davvero e mobilitarsi per fare gesti concreti a favore dell’ambiente; non è sufficiente fotografare ciò che non va e restare dietro una tastiera in attesa che altri facciano nella battaglia per la tutela dell’Ambiente. Non si è mai troppi e c’è posto per tutti”.

PARABITA. Ecotassa da evitare e raccolta differenziata da incentivare. Questi gli imput che la sezione Sud Salento di “Italia Nostra”, con il suo presidente Marcello Seclì, rivolge ai Commissari straordinari che amministrano Parabita, nonché ad associazioni, scuole e parrocchie di Parabita. Obiettivo primario (così come in molti altri Comuni) è quello di far crescere, nei mesi di settembre e ottobre, la percentuale di raccolta differenziata di almeno il 5% rispetto alla media dei periodi 2015-2016 per evitare – a partire dal 2018 – l’aumento del  20% dell’ecotassa relativamente ai costi di smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati. Italia Nostra ritiene tale obiettivo “di particolare importanza in termini ambientali e fiscali, per non incorrere nel sicuro aumento delle tariffe a carico di famiglie e aziende”, e per questo nei giorni scorsi ha inviato una nota alla Commissione straordinaria di Parabita per chiedere di attivare “le opportune iniziative in merito”. L’operazione non appare delle più facili visto che a giugno scorso Parabita era appena al 22,73% di raccolta differenziata contro il 27,44% dello stesse mese del 2016.

«Essendo trascorso già un quarto del periodo stabilito dalla norma perché  tale obiettivo possa essere raggiunto – afferma Seclì – risulta a nostro parere particolarmente urgente una sorta di mobilitazione cittadina perché la raccolta differenziata – già in atto con il “porta a porta” – sia incrementata il più possibile e che la stessa venga effettuata con le forme stabilite».

Italia Nostra invita, inoltre, la società che gestisce la raccolta a “verificare” la pesatura di quanto conferito in discarica, “visto che la stessa società svolge in contemporanea anche il servizio di raccolta nel Comune di Matino”, e ad effettuare – tramite il Comune –  “una apposita campagna di informazione in modo che tutti i cittadini e le aziende siano informati e possano adoperarsi nella direzione auspicata”.

 

Leuca (Castrignano del Capo) – Un supplemento di valutazione circa le indagini geofisiche relative alle prospezioni nell’area del Mar Ionio al largo delle coste Salentine finalizzate alla ricerca nel settore degli idrocarburi: è quanto è stato deciso dal viceministro dello Sviluppo economico,  Teresa Bellanova, davanti alle preoccupate richieste giunte da più parti circa le conseguenze nell’ambiente marino delle ricerche di  idrocarburi con metodo – ritenuto molto impattante – dell’aria compressa sparata sul fondo marino per le ricerche. L’obiettivo della viceministro è approfondire le conoscenze proprio sulle attività di “prospezione geofisica ed offshore tale da vagliare le recenti innovazioni tecnologiche quale passaggio propedeutico all’eventuale concessione di questo e analoghi permessi di ricerca”.

L’iniziativa di Teresa Bellanova segue l’emanazione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio

e del mare, di concerto col Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, del Decreto di compatibilità ambientale in relazione alla richiesta di prospezione a suo tempo avanzata dalla “Global Med Llcc”. La decisione del “Gruppo tecnico” in arrivo è stato comunicato anche al presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone.

“E’ evidente la necessità di contemperare la sicurezza delle nostre coste e dei nostri mari, considerata prioritaria – rileva la viceministro – con le attività di ricerca, anche alla luce delle iniziative più rilevanti che vedono impegnato il Mise, a partire dalla Strategia energetica nazionale mirata ad una forte decarbonizzazione e che dunque segna un punto rilevantissimo verso un futuro libero dall’utilizzo delle fonti fossili”.

“Vorrei ancora ricordare – prosegue Teresa Bellanova – che a marzo il Governo ha nominato il neo-Presidente del Comitato per la sicurezza delle operazioni a mare (Comitato Offshore) ai sensi del il Decreto legislativo n. 145/2015, recependo la Direttiva 2013/30/Ue e dando ulteriore attenzione alla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi, creando ulteriori punti di verifica per autorizzare le attività in mare. E che, inoltre, nel luglio scorso, con il pieno supporto del nostro Ministero, il Decreto Legislativo n. 104/2017 di aggiornamento della disciplina Via, ha accolto il principio che tutti i rilievi geofisiciattraverso l’uso della tecnica airgun siano soggetti a Via nazionale, senza sconti”. La viceministro inoltre richiama il dato che nel “Primo rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’airgun”, curato da Ispra ed uscito a dicembre 2016, sono indicati nuovi ed interessanti sviluppi di tecnologie alternative che utilizzano sorgenti a zero impatto sull’ambiente”.

MATINO. Volontari a raccolta, a Matino, per la prima edizione della “Giornata ecologica” di sabato 2 settembre. L’iniziativa, organizzata dal Comune in collaborazione con il “Centro Protezione civile ambientale”, associazione “Novass” e con il supporto di alcune associazioni (con la Mtb in prima fila), ha permesso di raccogliere un’ingente quantità di rifiuti di ogni tipo (immancabili elettrodomestici e copertoni), soprattutto nelle strade periferiche. Alle 8 la partenza programmata in piazza Giorgio Primiceri, con la distribuzione dell’attrezzatura per la raccolta. Visto il successo dell’iniziativa, già si pensa ad una nuova prossima edizione.

MATINO. Fine settimana “green” a Matino in occasione della prima edizione della “Giornata ecologica” in programma sabato 2 settembre. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Matino, in collaborazione con il “Centro Protezione civile ambientale”, l’associazione “Novass” e con il supporto delle associazioni di volontariato locali e prevede la pulizia di diverse aree della città. Si partirà alle ore 8 in piazza Giorgio Primiceri, dove sarà distribuita l’attrezzatura per la raccolta.

CASTIGLIONE D’OTRANTO. Una rivoluzione che parte dal basso e che racconta di tutela dell’ecosistema, di ritorno alla terra, di un nuovo modo di guardare all’economia e del recupero di un antico senso di comunità: tutto questo vuol essere la “Notte verde” che giovedì 31 agosto torna a Castiglione d’Otranto per la sua sesta edizione. Il ricco programma di eventi comincia fin da lunedì 28, con un preludio lungo tre serate e fatto di laboratori, dibattiti, performance artistico-musicali, proiezione di corti e documentari. Curata dalla “Casa delle Agriculture Tullia e Gino”, con il patrocinio del Comune di Andrano, la “Notte verde” mette insieme una rete di agricoltori, apicoltori, pastori, artigiani e piccoli produttori che operano con un occhio particolare alla tutela di ecosistema e biodiversità.

Lunedì 28, alle ore 20, i laboratori sulla produzione di microrganismi, compost e macerati. Si prosegue con due dibattiti incentrati sui temi della fertilità del suolo (ore 21) e delle politiche innovative per la gestione a impatto zero dei rifiuti (ore 22). Chiude la serata Luigi Panico, con la sua performance “Musica per la Terra”.

Nei laboratori di martedì 29 (dalle ore 20) verranno illustrate, invece, tecniche casearie, di apicoltura responsabile e smielatura per bambini di tutte le età. E alle 21 il ricercatore dell’Institute of Sociology and Peasant Students-Olanda, Fernando Garcia-Dory, si confronterà con Francesco Minonne (direttore scientifico della “Notte verde”, nonché del Parco naturale regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca) su pastorizia, agroecologia e paesaggio. Mercoledì 30 (dalle ore 19) è il momento dei laboratori sulla pizza e la panificazione con pasta madre spiegata ai bambini, e dei dialoghi per parlare di sementi (alle 21) e reti solidali fra Sud Italia e Mediterraneo (21:30).

L’ora della “Notte verde” scatta giovedì 31 agosto, coinvolgendo l’intero centro storico. A cominciare da Piazza della Libertà, dove l’evento si aprirà ufficialmente alle ore 20, con i saluti del sindaco di Andrano, Mario Accoto,  e un dialogo su agromafie e resistenza civile alla presenza di importanti ospiti, fra i quali Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi in Sicilia, sotto scorta dopo le minacce e l’attentato mafioso seguito al protocollo di legalità introdotto nell’area. Le strade del centro storico si trasformeranno in vie della biodiversità, della canapa, dell’agricoltura naturale, con laboratori, dibattiti, mostre, spettacoli ed esposizione di manufatti e prodotti. Fra gli eventi in programma, da segnalare le degustazioni al buio (dalle ore 21, prenotazioni al numero 328/ 8229809) e la raccolta di rifiuti all’alba (dalle 3).

Gallipoli – “Stiamo studiando da tempo con la Regione e l’Acquedotto pugliese il tema della condotta marina che sversi le acque depurate lontano dalla costa ed in un punti tile per il movimento delle correnti. A breve avremo uno studio di fattibilità basato su una indagine geomarina mirato alla salvaguardia della costa”: non tarda ad arrivare la risposta dell’assessore a Lavori pubblici e Ambiente e vicesindaco Cosimo Alemanno, agli operatori turistici della litoranea nord che nei giorni scorsi hano filmato il perdurante fenomeno del mare “a due colori” in prossimità dello sbocco a mate del depuratore di via Scalelle. L’assessore per cercare di prevenire critiche e opposizioni dai gruppi “no condotta a mare”, subito aggiunge: “Non si tratta di un progetto alternativo a quelli in piedi, semmai di una integrazione per i momenti di cattivo funzionamento degli impianti a terra, per i periodi di scarsa richiesta d’acqua dai distretti irrigui per le produzioni agricole o eventuali anomalie”. Lo studio tecnico dovrebbe essere consegnato da Aqp al Comune jonico in questi giorni.

Intanto il 16 dagli uffici di via Pavia è partita una richiesta di finanziamento pari a 785mila euro per la realizzazione di un progetto pilota realizzato insieme all’Università del Salento. Lo scopo è sempre quello del riutilizzo delle acque reflue e il sito individuato è una vecchia cava che in passato non sarebbe mai stata utilizzata come discarica di rifiuti solidi urbani estesa per 2.500 metri quadri. “Potremmo avere un ulteriore affinamento delle acque – spiega il dottor Alemanno – già passate dall’impianto di via scalelle con la fitodepurazione e il recupero di un’area fortemente degradata”.

Come si ricorderà, sullo stesso argomento il 3 agosto Comune, Aqp, Autorità idrica, Regione e Consorzio di bonifica Ugento Li Foggi, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevede due altre zone per il riuso di acque affinate per l’agricoltura: i sei ettari dell’area di pertinenza dei macchinari depurativi e i 33 ettari del distretto irriguo “Brile-Trappeto Raho”; in entrambi i casi nei momenti di surplus le acque eccedenti finiscono nello Jonio, uno in località San Leonardo com’è oggi, l’altro nel canale dei Samari (litoranea sud) tramite il canale Serrazze.

È subito sceso in campo per il fronte del “no” Massimo Esposito, esponente di Sinistra italiana, denunciando il ritorno del “partito della condotta” e criticando l’assessore Alemanno. “Abbiamo a più riprese spiegato quanto sia inutile e dannosa l’installazione di una condotta sottomarina – afferma Esposito, che fa parte della maggioranza che governa la città – i danni provocati ovunque essa sia stata installata. Ma sembra che questo tubo abbia mille vite probabilmente come i tanti interessi che alimenta. Avevamo avuto sentore delle insistenti pressioni fatte dall’assessore Alemanno negli ambienti regionali – prosegue Esposito – affinché si proceda alla variazione del piano regionale delle acque per far installare quella condotta che altrove hanno sensatamente scartato ed ostacolato con ogni mezzo. Incopetenza? Ignoranza?  Si vuol togliere il divieto di balneazione per favorire chi? Non certo la città che nel tempo ne sarebbe pesantemente danneggiata  dal punto di vista ambientale turistico e della pesca. Ci aspettiamo che il sindaco Minerva chiarisca la posizione dell’amministrazione in tal senso  e dal vice sindaco Alemanno una pronta smentita sulle indiscrezioni pubblicate su alcuni mezzi stampa”.

GALLIPOLI. A Nardò dopo due firme solenni di altrettanti accordi intercomunali (coinvolto anche Porto Cesareo ed i suoi reflui), Regione e Comune sono tornati indietro: niente condotta a mare, lunga 2 km, sì al riutilizzo “totale” dei reflui depurati; scarico a mare resta, proprio sotto costa, per i momenti di “troppo pieno”. A Gallipoli, dove la condotta a mare venne decisa alcuni anni fa, non se n’è mai fatto nulla e ancora c’è chi la reclama. A maggior ragione quando il mare, sul litorale nord in località San Leonardo, presenta il conto. “Venite a vedere alle prime ore del mattino – sollecitano gli operatori turistici della zona, costretti a convivere da 15 anni con il divieto di balneazione – quando il mare sotto costa cambia colore (poi l’inclinazione del sole non lo evidenzia più in modo così netto, ndr) e poi qualcuno ci dica come si può  continuare a fare impresa in questa condizione”.

La denuncia arriva in pieno agosto, senza temere che il rimbombo dei media possa nuocere alle attività in essere tra l’inizio della liotrnaea nord e Torre Sabea. Sono esasperati. Né è servito a molto, anzi, il recente protocollo d’intesa sottoscritto da Regione, Aqp, Provincia, Comune e Consorzio di bonifica Ugento li Foggi. In 12 pagine non c’è neanche un accenno alla condotta sottomarina che loro auspicano come soluzione a tutti i problemi. Grazie all’impianto di affinamento di cui è dotato l’impianto depurativo di Gallipoli (al servizio anche di Alezio, Tuglie e Sannicola), si produrranno acque depurate al massimo grado (tabella 4 in gergo) da utilizzare nel distretto irriguo “Brile – Trappeto Raho” di 33 ettari tramite la rete distributiva dl consorzio di bonifica.  Un’altra parte sarà assorbita dall’area di rispetto del depuratore, di circa 6 ettari, in cui in base ad un progetto dell’Acquedotto, verranno impiantati alberi di alto fusto. E il resto dei reflui affinati? Nei momenti della stagione irrigua in cui si verificheranno disponibilità eccessive, le stesse prenderanno la strada dello Jonio, tramite il canale Serrazze che confluisce nel ronco principale di un altro canale, quello dei Samari che sfocia sulla litoranea sud in prossimità dei grandi alberghi. Nella stagione in cui non si innaffiano i campi, quando il surplus sarà quindi maggiore, i reflui non saranno affinati, saranno solo trattati al minimo (tabella 1) e raggiungeranno – proprio com’è adesso – il mare Jonio con sbocco dalla socgliera. Con le conseguenze – cromatiche ma non solo – che si possono vedere a occhio nudo. Nel protocollo  del 3 agosto scorso si stabiliscono anche gli oneri e si stabilisce che questa convenzione tra Istituzioni ed enti durerà fino al 31 dicembre 2018.

Oltre le carte però, starebbero riaffiorando altri orientamenti pro condotta sottomarina. È sicuramente a favore l’assessore alla Tutela del territorio e vicesindaco Cosimo Alemanno. Lo stesso Sindaco Stefano Minerva nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo con l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Maria Curcuruto, a San Leonardo, per far vedere “in diretta” la situazione attuale. Anche in questa occasione si sarebbe parlato della necessità della condotta che porti i reflui depurati al largo. Dando per scontato l’inevitabile scarico a mare quantomeno per i mesi di scarso utilizzo della risorsa idrica, come peraltro ribadito pochi mesi fa dall’allora assessore regionale Giovanni Giannini in un convegno in città, resta da capire il definitivo orientamento del presidente Michele Emiliano che – come si diceva in apertura – la condotta a mare ha azzerato in quel di Nardò per gli scarichi di Nardò e Porto Cesareo.

NARDÒ. “Abbiamo effettuato un primo intervento spot della campagna ‘Abbiate cura’ presso una delle scalette del litorale, a Santa Maria al Bagno. Si procederà con interventi di questo tipo là dove la trascuratezza dei cittadini complica l’intervento delle istituzioni. Non è nostra intenzione sostituirsi alle istituzioni, che peraltro assicurano il servizio attraverso due aziende che svolgono correttamente il proprio lavoro, ma sottolineare che se i cittadini non fanno la loro parte la lotta diventa impari”: lo annunciano Alessandra De Trane e Tony Romano del movimento “Andare oltre” di Nardò, per sensibilizzare “cittadini, villeggianti e turisti sull’importanza di avere cura del paradiso che ci è attorno”.
“In questi giorni – dice Alessandra De Trane – abbiamo ascoltato l’annuncio del Presidente della Regione, Michele Emiliano, che ha destinato una somma alla pulizia straordinaria delle strade. Ed anche la nostra città è continuamente alle prese con pulizie straordinarie che, in quanto tali, costano enormemente alla comunità. Ogni euro che spendiamo per colpa di chi butta la spazzatura per strada, per colpa di chi la abbandona in campagna, per colpa di chi getta via, a casaccio, mozziconi di sigarette, involucri, cartacce ecc. ecc. non solo è un danno enorme all’ambiente e all’immagine del territorio ma rappresenta anche un euro che gettiamo via, che sottraiamo a servizi essenziali”.

LECCE. Un tavolo tecnico cui dovrà partecipare un rappresentante per ogni Aro (Ambito rifiuti ottimale), un rappresentante del concessionario “Progetto Ambiente”, un rappresentante del commissario dell’Agenzia regionale: obiettivo è esaminare i costi effettivamente sostenuti dalla società concessionaria nel corso degli anni, compreso il 2016. Il gruppo tecnico-politico dovrà esaminare la congruità dei conti per poi arrivare “in contraddittorio ad una tariffa, ovviamente per le ipotesi in cui si raggiunga la condivisione della congruità delle voci di costo”. In questo caso il gestore rinuncerebbe agli interessi maturati dal 2010 al 2016,  che ammontano ad alcuni milioni di euro; inoltre la “Progetto Ambiente” sarebbe disponibile a concere la rateizzazione delle somme concordate e da pagare da parte dei Comuni. Questo lo scenario dopo l’incontro a Lecce dei Comuni della provincia per cercare di risolvere il sempre più pesante problema relativo alla tariffa da pagare per il conferimento dei rifiuti presso l’impianto Cdr di Cavallino. Se i Comuni dovessero accettare questa proposta, qualsiasi richiesta di pagamento verrebbe sospeso fino al 15 settembre; stesso discorso per i contenziosi in atto. I termine è stato stabilito in base ai tempi necessari per impugnare davanti al Tar il decreto del commissario Grandaliano. In altre parole, gli Aro che non dovessero raggiungere una intesa con la società, avrebbero comunque intatta la chance di andare presso i giudici amministrativi.

NARDÒ. “La seduta odierna dell’assise è servita anche ad approvare, ai fini urbanistici ed espropriativi, il progetto Scarico Zero, che è stato redatto da Aqp e che servirà ad eliminare lo scarico a mare, a riutilizzare le acque depurate in agricoltura e ad approntare le opere di collettamento. Un passaggio formale e necessario dell’iter che porterà a breve all’approvazione del progetto esecutivo”: queste le righe che nel  comunicato ufficiale di fine luglio del Comune sono dedicate ad una questione che ha diviso e probabilmente dividerà ancora la comunità neritina, il destino finale cioè dei reflui fognari depurati di Nardò uniti a quelli di Porto Cesareo. Si procede dunque verso l’obiettivo dichiarato da Bari e da Nardò: non solo niente condotta sottomarina, ma anche “neanche una goccia d’acqua buttata in mare”, per dirla con le parole del presidente della Regione, Michele Emiliano, che ha indirizzato verso questo obiettivo anche l’impianto consortile di Manduria-Sava nel Tarantino. La maggioranza che regge il Sindaco Giuseppe Mellone ha votato a favore, compatta e convinta. Cinque i voti contrari, quelli dell’opposizione compatta. Anche a nome di Carlo Falangone, Daniele Piccione, Roberto My, Giancarlo Marinaci ne spiega le ragioni Lorenzo Siciliano: “Abbiamo mantenuto la posizione già assunta davanti allo studio di fattibilità di poco tempo fa. Intanto sono numerose le modifiche normative che questa ipotesi tecnica comporta e finora è stato fatta solo quella relativa al piano regionale delle acque. Poi è confermato quello che l’attuale maggioranza respingeva in blocco quando era all’opposizione e raccoglieva firme: i reflui di Porto Cesareo arriveranno da noi, nel depuratore di Nardò. Infine c’è il nodo dei nodi: se è a scarico zero, i milioni di litri di acque depurate dove andranno a finire?”.  Il riferimento di Siciliano è ai 2 milioni e mezzo di metri cubi prodotti dai due Comune a fronte di poco meno di un milione che potrebbe essere assorbito dagli usi previsti (campi e spazi verdi pubblici) secondo le stime dello studio di fattibilità di Regione, Aqp e Autorità idrica. “Ma le imprese agricole la vogliono quell’acqua? Glielo vadano a chiedere”, incalza Siciliano, per il quale “quello scarico a mare per le emergenze, che resta lì dov’è oggi, scaricherà molto di più di quanto fa oggi”. “In conclusione – dice il consigliere di opposizione – non si possono votare cose campate in aria”.

GAGLIANO DEL CAPO. Il Capo di Leuca rischia l’emergenza igienico sanitaria se non verranno pagati gli stipendi agli operatori ecologici addetti alla raccolta dei rifiuti domestici solidi. In questi giorni si stanno susseguendo una serie di assemblee in vari municipi (sabato scorso a Patù, lunedì a Tiggiano, sabato prossimo a Gagliano del Capo) durante le quali gli operai, assistiti dalle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Reti, Uilt Uil, Fiadel e Ugl Ia, chiedono a gran voce il rispetto delle norme contrattuali con le aziende “Ecotecnica” di Lecce e “Bianco igiene ambientale” di Nardò. Nutrito il pacchetto delle rivendicazioni: i lavoratori invocano il pagamento degli stipendi di giugno e luglio, della quattordicesima mensilità, dei buoni pasto, dei fondi supplementari pensionistici e di quelli per la sanità. I Comuni interessati dal problema-raccolta rifiuti sono Salve, Morciano di Leuca, Patù, Gagliano, Tiggiano, Alessano e Corsano e le alte temperature di questi giorni, unite all’enorme affluenza di turisti nella zona, potrebbero portare a un mix esplosivo: la spazzatura in strada non sarà certo una bella cartolina da mostrare, mentre i cattivi odori rischiano – a detta di qualche operatore turistico – di veder andar via chi ha prenotato nelle strutture alberghiere. Per questo è stata allertata la Prefettura di Lecce. Il presidente di turno dell’Unione dei Comuni “Terra di Leuca”, il sindaco di Tiggiano Ippazio Antonio Morciano, ha inviato una nota l’altro ieri in cui si chiede di intervenire a sollecitare il pagamento, mentre i sindacati ne hanno scritto un’altra il 1° agosto con cui viene convocata un’assemblea sabato a Gagliano, con sospensione del servizio e invito ai sindaci a segnalare i possibili disagi alla popolazione. Uno spiraglio si è aperto però con la “Bianco”, che ha comunicato di poter pagare entro l’8 agosto la mensilità di giugno, invitando i rappresentanti sindacali in azienda a Nardò il 10 agosto per illustrare i termini del pagamento delle restanti somme dovute ai netturbini.

BARI. Istituito un fondo di 100mila euro per andare incontro alle aziende agricole danneggiate dalla Xylella. Il contributo è utilizzabile per allungare la durata dei piani di ammortamento per la riduzione degli interessi passivi entro i 15mila euro nell’arco di tre esercizi finanziari. La misura era stata annunciata alcuni mesi fa dal presidente della Giunta regionale Michele Emiliano ed oggi è stata approvata dal Consiglio regionale a maggioranza. Tra gli oppositori ecco la nota molto critica di Andrea Caroppo, capogruppo di Fi: “Uno schiaffo che grida vendetta: sei mesi fa, Emiliano promise agli agricoltori interessati dalla Xylella di accordare subito l’azione di accompagnamento degli olivicoltori per la moratoria di mutui e crediti. Ed oggi si propone in aula del Consiglio di votare un emendamento vergognoso che destina 100 mila euro, una cifra da barzelletta, per far fronte ad un impegno del genere e bocciando la mia proposta di stanziare 5milioni di euro”.

 

TRICASE. Sarà inaugurata sabato 29 luglio alle 19 la struttura di servizio rurale “Semi urbani” a Tricase, in via Catalano. Si tratta di un nuovo centro per la promozione e la vendita di prodotti artigianali e agricoli tipici della zona ma anche sede per incontri culturali mirati allo sviluppo territoriale e info point turistico. La struttura, realizzata dal Gruppo di azione locale (Gal) “Capo di S. Maria di Leuca”, è stata finanziata dal programma di Sviluppo rurale Puglia 2007-2013 mentre le spese per la sistemazione degli spazi esterni sono state a carico del Comune di Tricase. La gestione del centro è stata affidata, dal Gal alla rete di agriturismi “Gramigna”. Dopo l’apertura del mercato il programma di sabato prevede i saluti istituzionali di Carlo Chiuri, sindaco di Tricase, e di Rinaldo Rizzo, presidente del “Capo S. Maria di Leuca”; si proseguirà con gli interventi di Fabiana Renzo, azienda agrituristica “Sante Le Muse” di Salve, Francesco De Giorgi, azienda agrituristica “Terra di Leuca” di Ruggiano di Salve e capofila della “Gramigna”, Giosuè Olla Atzeni, direttore del Gal, Michele Turco, associazione Meditinere di Tricase, Luigi Maglie, azienda agrituristica “Fica Torta” di Tricase e Federica Sparascio, azienda agrituristica “Gli Ulivi” di Tricase.

Torre Vado

MORCIANO DI LEUCA. Un servizio aggiuntivo di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi domestici è stato promosso dall’Amministrazione comunale di Morciano guidata dal Sindaco Daniele Durante. Si chiama “Isole ecologiche” ed affianca la normale raccolta differenziata “porta a porta”. Nell’area a servizi di Torre Vado, marina di Morciano, si potranno consegnare rifiuti di vetro, plastica, metalli, carta e cartone dalle 11 alle 16  del 5, 12, 19 e 26 agosto prossimi. Il servizio sarà espletato dalla ditta “Gial plast” di Taviano.

Lo sbocco a Torre Inserraglio

NARDÒ. E’ al punto 8 dell’elenco degli argomenti del Consiglio comunale del 31 prossimo l’”approvazione definitiva ai fini urbanistici del progetto di fattibilità ‘Scarico zero’ di Aqp per il riuso delle acque reflue depurate in agricoltura e opere di collettamento”. Si tratta dello studio di fattibilità pubblicato un paio di mesi fa  a cura di Regione Puglia, Acquedotto pugliese e Autorità idrica e contenente tre ipotesi progettuali con una serie di verifiche e modifiche normative. Una di queste – la modifica del Piano regionale delle acque – il governo del presidente Michele Emiliano l’ha fatta con una deliberazione della Giunta dell’11 luglio. Adesso tocca agli Enti locali interessati – qui Porto Cesareo e Nardò; in una analoga situazione Sava, Manduria e le due marine – approvare i nuovi indirizzi in tema di smaltimento dei reflui depurati, a “scarico zero” in mare. Il 24 luglio scorso Emiliano ha presentato questa nuova situazione durante una riunione in Prefettura a Taranto. Niente scarico a mare tramite condotta dei reflui fino al largo neanche per i due centri tarantini, dunque. In quella sede e nelle reazioni del giorno dopo si sono registrate posizioni diverse. Il consigliere regionale tarantino Luigi Morgante (Alternativa popolare) ha parlato di unasoluzione importante e di una linea di coerenza del presidente rispetto a quanto affermato in precedenza plaudendo al “totale riuso irriguo delle acque, attraverso la realizzazione di buffer ecologici (fasce di protezione, ndr) di tecnologia avanzata”. Dal Movimento 5 stelle del Tarantino il progetto è stato definito “migliorabile” a condizione però che il “buffer ecologico” sia spostato dall’attuale ubicazione.  “”Il tempo è galantuomo, alla fine la verità viene a galla e le bugie smascherate: la delibera di modifica del Piano di tutela delle acque regionale, nella sezione riferita al depuratore consortile di Sava-Manduria, conferma quanto sostenevamo da tempo: si passa dalla condotta sottomarina allo scarico in battigia”, ha attaccato Francesca Franzoso, consigliere regionale di Forza Italia, definito nel progetto “scarico di soccorso in mare”.  In definitiva è lo stesso aspetto su cui a Nardò sono emerse valutazioni differenti, tra chi ha accolto con grande favore la soluzione adottata e chi ha rilevato che d’inverno o in casi di emergenza, lo scarico dei liquidi depurati in mare sarà obbligatorio. E non più al largo (con una condotta) ma in battigia. Nello stesso studio di fattibilità per la situazione Nardò-Porto Cesareo si quantificavano in milioni di litri il surplus da smaltire nel periodo in cui le piogge sono sufficienti per le coltivazioni agricole. Sembra assai probabile che una discussione simile si apra anche in aula, considerato peraltro il clima perennemente teso tra le parti politiche in causa. Dopo il molto probabile “via libera” della maggioranza del Sindaco Giuseppe Mellone, si passerà alle progettazioni tecniche più dettagliate e calate nella realtà.

GALLIPOLI. Arriva il potenziamento del servizio rifiuti che durerà fino al 15 settembre. Nelle prossime ore la Giunta dovrebbe dare il via libera ufficiale alla nuova concessionaria del servizio, la “Gial Plast srl” di Taviano con partner lombardo, che ha fatto presente queste necessità per la stagione estiva, quantificando la somma necessaria in 106mila euro circa. Con questi soldi la ditta assumerà 12 operatori ecologici nei mesi di luglio e settembre e 21 in agosto; inoltre per l’intero periodo s’impiegheranno altri cinque automezzi tra compattatori e vasche-costipatori. Come si ricorderà, i vincitori della gara per il servizio rifiuti nell’Aro 11 di cui Gallipoli è capofila opereranno in via provvisoria fino alla sottoscrizione del contratto da parte dello stesso Ambito rifiuti ottimale. Il potenziamento di cui si occuperà presto la Giunta guidata dal Sindaco Stefano Minerva, prevede un aumento pari al doppio della frequenza dello svuotamento dei cassonetti a caricamento laterale per plastica e carta mentre sarà triplicato in agosto; la raccolta di vetro e del “porta a porta” sarà di tre giorni la settimana in luglio e in settembre, ma ad agosto sarà di sei giorni (era previsto solo un intervento settimanale); le “campane” saranno svuotate del litorale sud per il vetro saranno liberate dal loro carico appena risulteranno sature. Infine i servizi pomeridiani sulla litoranea nord  saranno svolti da un autocompattatore; un altro automezzo simile opererà sulla litoranea sud e a Baia verde. Lo svuotamento dei cestini in centro città sarà quotidiano nella fascia oraria dalle 18 alle 22.

NARDÒNardò insiste nel richiedere l’ampliamento dell’Area marina protetta. È il coordinatore del Parco di Portoselvaggio e Palude del Capitano, Mino Natalizio, a rivolgere un appello in tal senso a Ferdinando Boero, docente di Zoologia all’Università del Salento. «Condivido le considerazioni di un recente intervento del professor Boero sulla necessità di tutelare e salvaguardare, attraverso le Aree marine protette, il “niente” rappresentato da un posto selvaggio in cui prevale la natura e non c’è, appunto, niente altro che possa interferire con paesaggio e biodiversità. Anche, se a dire il vero, lo stesso discorso può valere per le emergenze archeologiche attraverso l’istituzione di Parchi Archeologi ed Ecomusei. In ogni caso, chiediamo un autorevole intervento del professore, che è uno dei massimi scienziati a livello continentale di Zoologia marina, per aiutarci a completare l’iter istitutivo che porti all’ampliamento del tratto di mare prospiciente il Parco a terra di Portoselvaggio. Sono ormai passati oltre 10 anni – afferma Natalizio – da quando ebbe inizio l’iter istitutivo per l’aggiornamento dell’Area marina protetta di Nardò e di Porto Cesareo, senza che lo stesso si sia definitivamente concluso. Questo a causa di un esasperato e ingiustificato campanilismo da parte di Porto Cesareo e nonostante il parere favorevole della Conferenza unificata». Il coordinatore del parco porta come esempio i tanti progetti condivisi tra Nardò e Porto Cesareo,  attraverso il Sac Arneo /Costa dei Ginepri, la stessa Area marina il Gal Terra d’Arneo, “nonché la gestione di importanti questioni ambientali come la depurazione e altro ancora”. «Insomma, si sta lavorando sempre più – anche con Gallipoli – in un’ottica di “sistema” e non di campanile. Ecco perché davvero diventerebbe incomprensibile se si continuasse ad osteggiare un ampliamento che non farebbe altro che aumentare il valore del “niente” e di tutta l’Area marina protetta. Con l’occasione, peraltro, si potrebbe anche ridefinire la zonizzazione individuando la riserva integrale nel tratto di mare di fronte alla cosiddetta Punta della Lea, visto che ne ha le peculiarità.

 

 

cons com neviano - a destra della cafaro il prof zurliniNEVIANO. Nessuno stop al progetto, nessun referendum comunale. A Neviano, la maggioranza del sindaco Silvana Cafaro blocca le proposte dell’opposizione sulla questione compostaggio. Dopo il tanto teso quanto partecipato consiglio comunale monotematico di venerdì sera, richiesto dai consiglieri di minoranza, resta la concreta possibilità che l’impianto a biogas che la “Fg Ecologia” vorrebbe mettere in piedi il località “Carcarone” possa essere realizzato: i consiglieri Cosimo Pellegrino e Luigi Stifani hanno richiesto che l’Assise deliberasse per un parere negativo da portare in conferenza dei servizi sulla questione, evidenziando la pericolosità della “digestione anaerobica” (per ben 50mila tonnellate annue) e le incongruenze sulla scelta del sito. La maggioranza ha, però, bocciano la proposta, con l’unica eccezione del consigliere Vito Iasi, oltre che di Pellegrino, Stifani e dell’altra consigliera di minoranza Margarita Grassi (assente Anna Chiara Tundo).

Nervi a fior di pelle sia prima che dopo il parere espresso dal professor Giovanni Zurlini, del Dipartimento di Scienze biologiche e ambientali dell’Unisalento, coinvolto dalla Cafaro per un conforto tecnico. “Il progetto presentato è lacunoso – ha detto senza mezzi termini Zurlini – e potrebbe dare grossi problemi dal punto di vista ambientale e sanitario. La valutazione d’impatto ambientale, per diversi aspetti, non è fatta bene. C’è però la possibilità di aggiungere un sistema di raffinazione per il riutilizzo del biogas in maniera pulita, facendolo diventare metano: è più costoso ma dà garanzie notevoli, ne esiste uno simile in provincia di Salerno”. Il Sindaco aveva anticipato quale sarebbe stata la linea della maggioranza già pochi secondi prima che Zurlini riassumesse le conclusioni dello studio, allegato agli atti del consiglio solo pochi minuti prima del via: “Abbiamo obblighi di natura politica e senso di responsabilità nei confronti dei cittadini. Anche se la relazione mette in luce le molte criticità, invito comunque a respingere la proposta dei consiglieri a prescindere, perché strumentale”.

E la contestazione è servita: la platea si è agitata (tantissimi i cittadini che nelle scorse settimane hanno aderito al “Comitato Nevianese a tutela del territorio”), il battibecco e le urla sono arrivati tra i banchi del Consiglio e la presidente Carla De Giorgi ha disposto la sospensione ad appena mezz’ora dall’inizio. Al rientro, dopo l’intervento di Zurlini, la votazione: la bocciatura della proposta di delibera ha portato Pellegrino e Stifani a una mozione per l’istituzione di un referendum popolare sul tema. Bocciata con gli stessi numeri anche questa soluzione, l’Assise si è chiusa tra l’agitazione generale, con la Cafaro contestata dai cittadini anche all’uscita dalla sala consiliare di piazza Concordia. “Nonostante il parere di un professore universitario chiamato da loro stessi – commenta a caldo Valentino Simone, uno dei portavoce del Comitato di cittadini – che ha detto che il progetto così com’è sarebbe dannoso, la maggioranza ha votato in questo modo e non  ha nemmeno accettato il referendum. Non si capisce che senso abbia. La prossima mossa – annuncia di già – sarà la raccolta firme per poterci esprimere sulla questione”.

La Cafaro, da parte sua, è convinta: «Abbiamo il dovere di valutare se questo impianto ci consente di abbassare i costi della spazzatura che si stanno divorando il Bilancio comunale. Ma per prima cosa dovevamo valutare se questo presentava dei rischi per la salute dei cittadini. Non potevamo di certo dare retta ad ogni ciarlatano che dice la sua. Ci siamo rivolti all’Università di Lecce per avere un parere espresso in forma ufficiale, un parere autorevole da parte di una istituzione pubblica. Nel parere, che abbiamo avuto, sono state rilevate diverse criticità, informeremo subito la ditta e la provincia, se queste criticità non saranno rimosse, noi non daremo il nostro assenso. I cittadini stiano tranquilli, e coloro che stanno speculando per attaccare l’amministrazione si mettano il cuore in pace, noi andremo avanti con la coscienza serena». Il sindaco ha preannunciato un pubblico comizio sulla delicata questione.

L'impianto di contrada Vignali-CastellinoGALATONE. Discarica d’amianto: dopo i sigilli le reazioni. Sono passati due giorni da quando il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Michele Toriello, ha sancito lo stop alle operazioni della “Rei srl”, in seguito alle indagini condotte dal pm Elsa Valeria Mignone e dal perito Francesco Fracasso. La notizia che l’impianto di contrada Vignali-Castellino, tra Galatone e Nardò, fosse sotto la lente d’ingrandimento della magistratura era già arrivata nel pieno della campagna elettorale galatea, già tema di confronto fondamentale tra l’eletto Filoni e lo sconfitto Nisi. Stando a quanto ipotizzato dai giudici, sarebbero diverse le prescrizioni non rispettate dall’azienda – di cui risulta indagato il rappresentante legale – a partire dalle modalità di stoccaggio (decine di balle tra quelle esaminate a campione sarebbero risultate danneggiate e non trattate secondo la legge) e quindi dalle dispersioni di materiale pericoloso nell’ambiente. L’impianto nel 2013 era ancora un centro di raccolta inerti, prima dell’ampliamento che portò la discarica da 13mila metri cubi a 80mila, cambiandone la destinazione d’uso: anche le autorizzazioni con cui la Rei ha operato queste modifiche sono passate al setaccio dei pm, insieme alla provenienza dei materiali da stoccare, che da delibera provinciale dovrebbero limitarsi al territorio del leccese. Non si è fatto attendere il commento del neo-eletto sindaco di Galatone Flavio Filoni, che a due settimane dal ballottaggio era stato il primo a dare notizia delle indagini sull’impianto: «Non possiamo che ritenerci soddisfatti dei sigilli posti dalla Magistratura alla discarica. Questo significa che per tutti questi mesi abbiamo avuto ragione nel portare avanti la nostra battaglia per avere finalmente una Galatone libera dalla schiavitù di questi impianti che hanno solo fatto del male a tutti i cittadini. C’è rammarico per i danni già fatti che si sarebbero potuti evitare”. A Filoni fa eco il sindaco di Nardò, Giuseppe Mellone: «Facevamo bene a chiedere chiarezza sulle inadempienze del gestore. Non bastarono purtroppo nemmeno le 3mila firme raccolte, c’è rabbia per il tempo perso». «In qualità di sindaco ho messo in atto tutte le misure necessarie a tenere alta l’attenzione sulla discarica – afferma dal canto suo l’ex primo cittadino di Galatone Livio Nisi  – e non è mai stato sottovalutato nulla, tant’è che da sindaco ho inviato alla Procura quanto affermato dal comitato. Più volte abbiamo sollecitato Arpa, Provincia, la stessa Procura a compiere i passi necessari per monitorare la salubrità dei luoghi».

 

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Le immagini che scorrono e scorreranno sugli schermi fino a sera tardi ed in parte anche domani, sono le ultime che hanno il sapore...