Home Temi Curiosità

Niente San Siro per il ritardo dell’aereo e scatta il risarcimento del danno. A ricompensare due gallipolini partiti da Brindisi destinazione Bergamo lo scorso 16 settembre è stato nei giorni scorsi il Giudice di Pace di Gallipoli, avvocato Tobia Nassisi, condannando la compagnia aerea irlandese Ryanair ltd. Quel giorno, i due tifosi avevano programmato il volo per poter assistere alla partita di calcio tra Inter e Juventus del 18 settembre, ma il ritardo nella partenza dell’aereo da Brindisi di ben 4 ore e 35 minuti ha poi, di fatto, impedito loro di poter acquistare i biglietti della gara presso la sede della Banca popolare di Milano. Assodato che quello della partita fosse il motivo esclusivo del viaggio e che la banca chiudeva i propri sportelli alle 16,55 di quel venerdì, il Giudice di pace ha imposto alla compagnia aerea irlandese di risarcire ad ognuno dei due tifosi un importo pari a 400 euro oltre al pagamento delle spese legali sostenute dai ricorrenti, difesi dall’avvocato Stefano Gallotta. A nulla è valso il tentativo di conciliazione esperito prima del giudizio così come l’eccezione della Ryanair che la competenza fosse dei tribunali irlandesi. Il Giudice di pace ha fatto valere, invece, la documentazione inviata dalla stessa società che ha riconosciuto di essere stata costretta (“non si sa da cosa” dice la sentenza) a ritardare il volo in questione. Resta ora da verificare se il colosso dei trasporti “low-cost” impugnerà la sentenza o deciderà di pagare.

Edoardo Winspeare

TRICASE. Il Salento torna alla Mostra del cinema di Venezia con “ La vita in comune”, il nuovo film di Edoardo Winspeare, il regista originario di Depressa di Tricase. Non è la prima volta, del resto, che Winspeare partecipa con successo a concorsi e rassegne di alto livello, dal Sundace film festival di Robert Redford al Festival internazionale di Berlino. Diplomatosi all’Università della televisione di Monaco di Baviera e dopo brevi esperienze come assistente al montaggio, il regista realizza i suoi primi cortometraggi e documentari incentrati sulle tradizioni del Salento, protagoniste anche nel suo primo lungometraggio del 1996 “Pizzicata” che si fa notare sia in Italia e all’estero, come Berlino, Cannes e San Francisco. Con la sua seconda opera, “Sangue vivo”, arriva il successo di pubblico; vincitore del premio “Nuevos Directores” al Festival di San Sebastian e primo film italiano ammesso al Sundace film festival di Robert Redford. Nel 2003 esce “Il miracolo” che otterrà due premi alla Mostra del cinema di Venezia, seguito da “Galantuomini” del 2008. L’ultimo lavoro di Winspeare è “In grazia di Dio” che parteciperà al Festival internazionale di Berlino nella sezione “Panorama”. “La vita in comune”, scritto dal regista con Alessandro Valenti di Lecce, porta avanti il tema, già presente “In grazia di Dio”, della vita semplice e del suo elogio; il sindaco del comune immaginario di Disperata si sente inadeguato per il ruolo che deve ricoprire; un aiuto alla sua depressione arriverà dall’amore per la poesia e da un incontro inaspettato. Il film concorrerà nella sezione “Orizzonti” del festival che in questa edizione presenta una forte affluenza di artisti italiani tra cui Paolo Virzì, i Manetti Bors, Andrea Pallaoro e Sebastiano Riso e molti altri. Non mancheranno le star internazionali, tra cui George Clooney, Matt Damon, Julianne Moore, Jennifer Lawrence, Javier Bardem e Penelope Cruz, Judi Dench. E, ancora, Sienna Miller, Jim Carrey, Kirsten Dunst.

 

Martina Cristiano

ALEZIO. Esami in archivio e progetti per il futuro per gli studenti che hanno affrontato la maturità. Tra i 100 e lode del liceo classico “Quinto Ennio” di Gallipoli quello di Martina Cristiano, di Alezio.«A conclusione di 5 anni scolastici vissuti intensamente mi ritrovo cresciuta prima come persona e poi come studente. Un ringraziamento è d’obbligo verso i miei genitori che mi hanno supportata costantemente in questo percorso. La prossima sfida che dovrò affrontare é il test di medicina per riuscire a coronare il mio sogno di diventare pediatra. La mia massima preferita è “Ad maiora semper”».

Bici d’estate a Gallipoli

GALLIPOLIBiciclette protagoniste dell’estate gallipolina, nel bene e nel male. Assodato che si tratti del mezzo di locomozione di gran lunga prescelto dai giovani vacanzieri, è altrettanto certo, però, che le stesse “due ruote” possono essere un pericolo per pedoni e automobilisti. «La bicicletta è ecologica, non inquina e decongestiona pure il traffico, ma quando non si rispettano le norme della circolazione stradale, come accade  qua in città, è un pericolo di cui si farebbe ben volentieri fare a meno», afferma una signora che, nei giorni scorsi, per poco non è stata investita sul lungomare Galilei da uno dei tanti giovani in vacanza. In piazza Tellini, invece, ad essere stato investito dalle biciclette sul marciapiede è stato nei giorni scorsi il gallipolino Vincenzo Occhilupo, fermo a conversare con alcuni amici. In questo caso i ciclisti hanno pure proseguito la loro passeggiata senza neppure accertarsi delle condizioni del pedone, soccorso poi dai presenti. Il problema è che spesso e volentieri chi va in bici sale sui marciapiedi, percorre strade contromano e magari trasporta con se ombrellone e zaino con il cellulare in mano. I pericoli aumentano la sera anche perché la quasi totalità delle biciclette circola senza luci regolamentari. Per far fronte al problema (segnalato al sito piazzasalento.it da molti lettori), l’Amministrazione comunale è corsa ai ripari obbligando i gestori a noleggiare  solo biciclette munite di regolare fanalino anteriore e posteriore. Ma la situazione, al dire dei più, non è per nulla migliorata. Un problema in più, insomma, per l’assessore Dario Vincenti (sue le deleghe a Polizia urbana, centro storico e viabilità) che già deve far fronte ad altri problemi  irrisolti, come quello dei vigili urbani ancora senza comandante, dei tavolini selvaggi e delle  violazioni in materia sanitaria e del commercio. «Siamo ben consapevoli anche di questo fenomeno, che non è facile da debellare. Qualcosa è stata pure fatta  ma con le tante emergenze da affrontare, si cerca di tenere testa ai problemi  più gravi e più urgenti.  Verso Ferragosto, a concorso espletato, avremo un numero maggiore di vigili e potremo attrezzarci meglio», fa sapere l’assessore.

GALATONE. Terza avventura riminese per la Magic Dance Academy: con atlete di Galatone, Aradeo, Seclì e Sannicola, la scuola diretta dalla giovanissima maestra Valentina Mita (al centro nella foto) ha preso parte per il terzo anno di fila ai campionati italiani di danza sportiva organizzati nella città romagnola dalla Fids. Dopo i buoni risultati degli anni passati che hanno fruttato il salto di categoria di quest’anno, la Mita e le sue 23 allieve stavolta si piazzano solo decime con l’esibizione “Nulla è come sembra”, preparata con fatica nei mesi scorsi. Archiviata l’esperienza, lo sguardo è già rivolto ai saggi che a fine mese le ragazze porteranno in giro per le piazze delle città sulle quali l’Accademia è operante, con ormai circa 150 iscritti di tutte le età. Nella serata del 30 luglio, a Galatone, ospite il vincitore dell’edizione 2013 di “Amici”, Nicoló Noto.

 

PATÙ. L’Amministrazione comunale di Patù concorrerà all’avviso pubblico del programma europeo “Energia sostenibile e qualità della vita” con un piano, fatto approntare per l’occasione, di mobilità attraverso percorsi ciclabili e ciclopedonali. Nei giorni scorsi la Giunta presieduta da Ernesto Abaterusso ha approvato il piano per la mobilità ciclistica del Comune, che adesso andrà all’esame del Consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Del fascicolo fanno parte una relazione tecnica curata dalla responsabile comunale ing. Annamaria Fabrizia Gagliardi, diverse tavole tematiche, le tipologie dei percorsi ciclabili e le fasi di attuazione del piano.

GALLIPOLI. Tanti auguri di buon compleanno alla signora Agata Buccarella, gallipolina classe 1915 che domenica 23 luglio festeggia l’ambito traguardo dei 102 anni. Madre di quattro figli: Antonio, Annarita, Michele e Luigi (Don Gigi De Rosa, rettore del Santuario del Canneto); nonna di sei nipoti e bisnonna di sei pronipoti (di cui il più piccolo di appena due mesi), la signora Agata è una donna forte e dalla vita intensa, della quale, grazie alla sua mente ancora lucidissima, ricorda tutto fin nei minimi particolari. << Mio padre, Emanuele Buccarella, partecipò alla Prima guerra mondiale e morì poco dopo il suo ritorno, quando ero ancora molto piccola-racconta la signora Agata- per questo purtroppo non lo ricordo bene. Mia madre invece faceva la sarta, si chiamava Marina Sogliano e aveva tantissime allieve a cui insegnava il cucito. Tra queste, c’era anche Clementina Metti, 102 anni come me, che ora vive ad Alezio con cui sono sempre rimasta amica. A me, in verità, non piaceva affatto cucire, solo ricamare: per questo non ho voluto seguire le orme di mia madre. All’epoca poi ricordo che la mia maestra di Catechismo era Lucia Solidoro, che fece un miracolo ad una mia amica e per la quale è iniziata la ricerca, affidata attualmente a mio figlio, Don Gigi, per vedere se si può iniziare processo di beatificazione>>. Tantissimi i ricordi che le vengono in mente: dai momenti passati sui banchi della scuola di Santa Chiara, nel centro Storico, dove a 13 anni conobbe per la prima Luigi, l’uomo che sarebbe stato suo marito; dalle lezioni di disegno che amava tanto alle recite scolastiche, dove interpretava la parte di una Miss inglese (di cui ancora ricorda qualche battuta); l’attivismo politico, diventata maggiorenne; il matrimonio con Luigi De Rosa a 27 anni e la partecipazione del marito alla Seconda Guerra Mondiale, dove racconta con orgoglio che lo stesso, mentre si trovava in Albania, salvò la vita ad un Alpino; il viaggio a Brindisi con il marito, sempre durante la seconda Guerra Mondiale, e i bombardamenti notturni durante i quali rischiarono la vita. E poi ancora, finita la guerra, il lavoro nell’alimentari di famiglia, in Via Antonietta De Pace, fino al 1975; e una vita dedicata ai figli ed ai nipoti.  Raccontano i figli e i nipoti che ancora oggi, ogni mattina la signora Agata passeggia nel giardino e ogni sera, con qualsiasi tempo, va alla messa che celebra il figlio nella Chiesa del Canneto. Inoltre, pochi giorni fa, ha voluto essere la prima ad entrare a vedere la Chiesetta di Santa Cristina, appena restaurata. << Il segreto per vivere a lungo è mangiare di tutto- conclude la signora Agata- come faccio io: pesce, carne, frutta e verdura. Ed un bicchiere di vino non mi è mai mancato a tavola. Ed anche se il dottore me lo ha sconsigliato, vado matta per i fritti, soprattutto i calzoni>>.

SANNICOLA. Tre cuccioli da salvare, due femminucce ed un maschietto, sono “ospiti” dell’associazione Quattrozampe a Sannicola. «Siamo alle solite: sono stati abbandonati in una scatola nelle campagne. Siamo intervenuti su richiesta – affermano i volontari – ma non avendo stallo disponibile possiamo solo alimentarli. Li abbiamo sverminati e spulciati. Cerchiamo per loro una adozione seria e le due femminucce dovranno essere sterilizzate. Chi voglia adottarli può contattare l’associazione tramite il profilo facebook». Intanto l’associazione Quattrozampe Sannicola ha organizzato un burraco per beneficenza domenica 23 luglio alle 19.30 presso il parco di Chiesanuova.

CASARANO. Nuova serata di disinfestazione a Casarano. A causa della rottura del mezzo nebulizzante, l’intervento programmato nella notte tra giovedì e venerdì è stato interrotto e, dunque, la prevista disinfestazione contro mosche, zanzare e blatte sarà effettuata questa sera a partire dalle ore 23. Resta sempre valido il consiglio di chiudere porte e finestre della abitazioni e di ritirare i panni stesi. Il calendario  messo in atto dalla Igeco costruzioni spa, la società che svolge il servizio di igiene urbana in città, prevede il prossimo intervento sul territorio comunale e le aree verdi nella notte tra il 10 e l’11 agosto.

 

SANNICOLA. Dopo le bici gratis, a Sannicola arriva anche il caffè offerto a chi pedala. Fino al 30 settembre, l’iniziativa promossa dal Comune prevede che quanti si recano nei bar aderenti possono avere, per l’appunto, un caffè gratis purché arrivino in bicicletta, pubblichino una foto in bici vicino l’attività aderente e la pubblicizzino sui social usando l’hashtag #SannicolaInBici. Anche al fine di recuperare le energie spese pedalando, occorrerà poi fare una colazione completa, con cornetto e pasticci otto: in questo caso il caffè sarà offerto alla cassa. Un modo come un altro per incentivare l’uso delle due ruote, così come il noleggio gratuito (20 euro la cauzione) per il quale occorre rivolgersi al Bar Cristina di piazza della Repubblica.

IN EVIDENZA. Cinquecento-Ferrari. Binomio impossibile? No, combinazione perfetta. Non si tratta dell’improbabile gara, tutta italiana, tra il bolide rosso di Maranello e la modesta utilitaria di Torino, quanto di una questione di “famiglia”. Prima ancora di essere un’automobile, la mitica Fiat 500 è un simbolo. Lo sa bene Johnny Ferrari di Casarano che, a dispetto del cognome, alle rombanti e scintillanti auto di lusso preferisce l’intramontabile fascino della 500. Il suo amore per la 500 inizia da bambino. «Quando ero piccolo – dice Ferrari – ero seduto sul sedile posteriore, mentre mio padre, imboccando la discesa del Manfio, spegneva il motore per risparmiare carburante. Erano gli anni ’70 e la crisi petrolifera si faceva sentire. Ricordo che, dal sedile posteriore, la 500 sembrava grandissima. Cominciò così il mio amore per quell’auto che, a distanza di anni, avrei acquistato». Così, quando gli si presentò l’occasione, esattamente vent’anni fa, Ferrari prese la sua 500 (foto sopra), in un anno speciale, quello in cui Johnny e la sua dolce metà Angela ebbero la loro primogenita Maria. «Quando la comprai – aggiunge Ferrari – pensai: su quest’auto imparerà a guidare mia figlia. E così è stato. Una volta cresciuta, Maria ha cominciato ad apprendere i rudimenti della guida proprio sulla 500, nelle strade di campagna del Manfio. E la stessa cosa è avvenuta per Benedetta, nata a un anno di distanza da Maria. Non avendo servofreno né servosterzo, una volta padroneggiata quest’auto, si può passare con estrema facilità ad ogni tipo di autovettura». Oltre alle importantissime ragioni di ordine affettivo, a rinsaldare il rapporto tra la 500 e la famiglia Ferrari, alla quale si è poi aggiunto l’ultimo arrivato, Pietro, ci sono anche altre ragioni. «Si tratta – aggiunge Ferrari – di un’auto affidabilissima. Certo, bisogna prestare la dovuta attenzione alla carrozzeria per evitare la ruggine, ma il motore è una garanzia. Da vent’anni a questa parte, non c’è giorno che non usiamo la nostra 500 e non c’è giorno che non svolga il suo fedele servizio».

La piazzetta di Santa Caterina e in basso da sinistra Edoardo Fonte (Lampara) e Antonio Inguscio (Pro loco)

La piazzetta di Santa Caterina 

NARDÒ. Navigare in internet gratuitamente in alcune zone del territorio. È il servizio messo a punto dal Comune e che funzionerà per le 24 ore. Basterà un notebook o un palmare, smartphone o tablet dotato di ricevitore wi-fi e ci si potrà collegare facilmente. Fornitore e gestore del servizio è la società Fastweb. Le sei zone prescelte per il servizio gratuito sono Boncore (per 50 utenti contemporanei), piazza Castello (100 utenti), piazza Salandra (150 utenti), piazza Sant’Antonio (50 utenti), piazza Sant’Isidoro (50 utenti), piazza Santa Caterina (100 utenti), piazza Nardò a Santa Maria al Bagno (100 utenti), zona 167 (50 utenti). “Diamo vita a una rete comunale wi-fi – spiega Andrea Giuranna, consigliere delegato all’Innovazione – che è uno dei servizi in grado di avvicinare la nostra città a una dimensione finalmente smart e al passo con i tempi. Speriamo in questo modo di far crescere la cultura digitale e di favorire il diritto di accesso alla rete da parte di tutti. La scelta dei luoghi non è casuale, visto che accanto ad aree simboliche e molto frequentate come piazza Salandra, figurano luoghi periferici come Boncore o Sant’Isidoro che hanno una dotazione di servizi certamente bisognosa di implementazione”.

SPOSI UCRAINAGALLIPOLI. Finito il viaggio di nozze, sono tornati a Belluno, dove vivono, i due giovani originari dell’Ucraina che si sono sposati a Gallipoli lo scorso 10 luglio. Oleh Hekavchuk e Yuliia Vynnyk, entrambi 31enni, avevano sentito parlare così bene della “città bella” da parte da colleghi e amici che vi erano stati in vacanza e l’avevano definita una città piena di vita, che hanno deciso di sposarsi qui pur non essendoci mai stati prima. “Cercavamo un posto unico per sposarci – raccontano gli sposi – che fosse sul mare; così, indecisi tra Sardegna, Sicilia e Puglia, abbiamo optato per quest’ultima. Poi restava da scegliere tra Otranto e Gallipoli e alla fine abbiamo optato per questo posto sconosciuto e ci è andata bene. La città è bellissima, il mare è stupendo e gli abitanti sono sorridenti e gentili. Il giorno del matrimonio mentre eravamo fuori ad aspettare di entrare in Comune, la gente che passava in macchina suonava il clacson per salutarci e ci faceva gli auguri. Ci torneremo senz’altro”. Dopo il rito civile in Comune, gli sposi che si conoscono dall’età di 15 anni, quando andavano a scuola insieme in Ucraina, ma si sono ritrovati e fidanzati solo un anno fa in Italia, hanno fatto il pranzo di nozze in un ristorante nei pressi della Baia Verde con parenti e amici e hanno soggiornato tutti insieme in una villetta nella zona, trascorrendo le loro giornate al mare e passeggiando la sera nel centro storico, definita come “lo scenario di un film, per la tantissima gente, locali e negozietti ad ogni angolo delle strade”. I due giovani ammettono che avrebbero voluto visitare anche altre posti del Salento, ma che alla fine si sono trovati così bene a Gallipoli che hanno deciso di non spostarsi, ripromettendosi di fare un giro appena torneranno.

 

 

SANNICOLA. È Debora Pellico, 21 anni di Parabita, la vincitrice del primo concorso di bellezza ”Store Auto” svoltosi a Sannicola durante il gran Galà della moda. Al secondo posto Antonietta Bianco di Gallipoli e al terzo Chiara Picciolo di Parabita. Alla finale del concorso, organizzato da Ada Negro e Andrea Puce, hanno preso parte anche Lorenza Pellegrino (di Galatina), Elena Imperiale (Tuglie), Denise Abbate, Flo De Filippo, Marilena Greco, Mery Cacciatore, Antonietta Bianco e Grazia Barone (tutte di Gallipoli), Tamara Magnolo (Matino),  Antonella Gaetani ed Eleonora Bove (Parabita), Clelia Scalese (Cutrofiano), Emma Abbate (Taviano) e Alessandra Martignano (Alezio). Modelle e concorrenti sono state acconciate e truccate da Marilù Sergi (di Gallipoli), Monica Ferrari (di Taviano), Tatiana Sederino (di Sannicola), Franco De Matteis (di Matino), responsabile per il centro e sud Italia di Hair color Malià, Katia Falco (di Tuglie), Maria Rosaria Platì, Carmen dei Fiori e Sofia De Matteis (di Gallipoli), Mirko dell’Anna (di Nardò), Matteo Indino (Lecce), Davide Lattanzio, Valentina Natali e Costanza Corcella (tutti di Barletta).

IN EVIDENZASono tanti i simboli che testimoniano la presenza di un popolo operoso, capace di rinascere buttandosi alle spalle una dittatura, un Paese diviso e una guerra; tra questi, non può assolutamente mancare un’auto che ben presto è diventata un mito per uomini e donne, oggetto concreto di un miracolo che si stava compiendo, possibile, realizzabile, lì a portata di mano anche per un operaio che poteva averne una tutta per sé con 490mila lire. La prima Fiat 500 fu presentata ufficialmente il 4 luglio di 60 anni fa; poco dopo sarebbe diventata l’utilitaria più famosa e popolare, strumento di chi tornava a sorridere e cercava anche piccoli svaghi. Pochi mesi prima di quel ’57 era nato Carosello; l’Unione sovietica lanciava il primo missile in assoluto nello spazio; la Fiat aveva già immesso sul mercato la “600”. Poco dopo era arrivata lei, che non ricordava per niente la “500A” del ’36, che aveva avuto poca fortuna. La creatura dell’ingegnere romano Giacosa aveva mosso passi incerti, poi aveva imboccato la strada dei progressivi aggiustamenti: via la panca dal posto passeggeri posteriore, sostituita da sedili veri e propri; tettuccio apribile, la versione Giardiniera, poi quelle con motori più spinti firmate Giannini e Habarth, col prezzo che calava leggermente e i cavalli che aumentavano: da 13 a 15, poi a 21. Come la lira che nel ’60 ottenne l’Oscar come migliore moneta del Continente. Quante se ne sono viste, pure con varianti non proprio ortodosse, nei paesi, segni di inclusione sociale, di benessere, di prestigio persino. Per molti giovani gli amori si sono consumati in quelle scomode ma insostituibili alcove. Nel ’73 furono sostituite da vetture ben diverse e più attrezzate. Ma la “500” è rimasta nella grande storia, nei ricordi di viaggi ed avventure inenarrabili, nei tanti fanclub che ancora la mostrano in giro con orgoglio e un pizzico di nostalgia.

fiat 500 6IN EVIDENZA. La prima auto, o meglio la prima macchina, come il primo amore, non si scorda mai. La mia , come per la stragrande maggioranza dei giovani della mia stessa generazione, è stata una Fiat 500. Era beige la mia LE 97722 (foto). Ad essere precisi era di mia madre che , molto a malincuore, me la prestava non senza prima aver sciorinato un rosario di noiose raccomandazioni. Per mia fortuna, grazie anche alla sua gelosia, questa problematica comproprietà ebbe vita breve, fino a quando cioè lei acquistò un’altra 500 da tenere tutta per sé. Non appena entrato nel suo pieno possesso, sottoposi la finalmente mia 500 ad un radicale restyling della carrozzeria, eliminando i due paraurti e le coppe delle ruote. Installai l’autoradio con l’antenna elettrica telescopica e predisposi gli attacchi per il mangiadischi. Che macchina, quella macchina. Non si fermava mai. I suoi due pistoni continuavano a battere anche dopo che toglievo la chiave dal cruscotto e serravo lo sportello. Spasmi dovuti alla scarsità di ottani della benzina agricola, si diceva. Mah! Io amo credere che pulsasse di vitalità irrefrenabile. Ma tra le tante modifiche, la più urgente e sostanziale fu quel- la di segare i sedili ed applicare un sistema per il ribaltamento degli schienali. Ancora oggi mi domando come mai gli ingegneri di Agnelli non avessero pensato a questa banalissimo optional, indispensabile per il confort dei passeggeri in caso di lunghi viaggi notturni. Rimediarono poi. E sì, perché di lunghi viaggi notturni ne ho fatti tantissimi con quella 500. Non so dire quante volte ho percorso i 1.032 chilometri che separano Alezio da Treviso. L’A14 non era stata ancora completata e dovevo attraversare il centro cittadino di Pescara , Ancona e Pesaro. Sapevo quando partivo ma non sapevo quando arrivavo. Se tutto fosse andato per il verso giusto il viaggio durava una quindicina d’ ore. Ma tra eventi atmosferici sfavorevoli e rotture varie, posso contare sul palmo della mano le volte in cui tutto è filato liscio. Il viaggio peggiore è stato quella volta che, partito da Treviso alle due del pomeriggio , dopo appena 200 km, nei pressi di Ravenna, ho sentito un rumore di ferraglia che strisciava per terra. Un’occhiata allo specchietto retrovisore e lì dentro la sagoma della marmitta che diventava sempre più piccola in mezzo alla strada. Ero rimasto soltanto con i due tubi di scarico avvitati al monoblocco. Dopo qualche chilometro, all’altezza di Cervia, cedette il primo tubo di scarico, l’altro mi salutò nei pressi di Rimini. La voglia di tornare a casa era così tanta che non presi neanche in considerazione l’ipotesi di ricorrere ad un meccanico. Così, tra sfiammate che vedevo uscire da dietro al motore e un frastuono da carro armato, il viaggio proseguì lentamente fino a San Severo dove, alle 3 di notte, una pattuglia della Polstrada mi obbligò a fermare la macchina e mi intimò di ripartire solo dopo aver riparato la marmitta. Ero in Puglia ma mancavano ancora circa 350 chilometri per arrivare a casa. E a fermare la macchina era stata la Polstrada, non un guasto. Che macchina quella macchina!

melissano studentiMELISSANO. Prosegue l’esperienza di studio all’estero di Ilaria Manco, giovane melissanese, quasi 22enne, che da quattro anni ormai vive in Inghilterra, a Londra, dove studia Fisica all’”Imperial College London”. Di pari passo alla carriera accademica, Ilaria si è resa protagonista – e continua a farlo – di varie attività di volontariato internazionale. Dopo il primo anno londinese, che le ha permesso di migliorare e perfezionare il suo inglese, ha deciso di mettere a disposizione degli altri le sue conoscenze linguistiche: da qui la sua esperienza in Vietnam, nel Sud-Est Asiatico, dove ha fatto da “English teacher” (insegnante di inglese) a un gruppo di ragazzi di Hanoi, aderendo al programma di volontariato dell’associazione “Ubelong”. Assieme alla sua collega Susie McAllister, Ilaria si è unita a “Global Brigades”, la più grande organizzazione studentesca no- profit per l’assistenza sanitaria e lo sviluppo, al fine di intraprendere un viaggio di volontariato in Honduras a settembre, con l’obiettivo di garantire alle comunità accesso a fonti idriche adeguate attraverso lo sviluppo di infrastrutture, trattamento dell’acqua, formazione di leader di comunità ed istruzione. Nel ruolo di volontarie, attraverso le donazioni ricevute e il lavoro a stretto contatto con ingegneri e tecnici del posto, contribuiranno alla realizzazione di un impianto idrico igienico per prevenire malattie trasmesse attraverso l’acqua nelle comunità che hanno un accesso limitato a fonti pulite. «Chiunque dovrebbe cogliere l’opportunità di aiutare laddove ce ne sia bisogno, che sia nella propria comunità o dalla parte opposta del mondo. Portare un po’ delle proprie competenze in Paesi che hanno maggiori difficoltà – spiega Ilaria – e che traggono particolare beneficio dalla cooperazione internazionale, è il modo in cui ho personalmente scelto di aiutare, sperando di avere un impatto positivo e, al contempo, tornarne arricchita». Questo lavoro è una piccola parte di un progetto più ampio che include anche corsi di formazione per gli abitanti del posto e che verrà portato avanti nei prossimi anni.

gallipoli comuneGALLIPOLI. Essere originari dell’Ucraina, vivere e lavorare nel Nord Italia (tra Veneto ed Emilia Romagna) e scegliere Gallipoli per sposarsi? Sì, si può fare. E loro lo hanno fatto. Ieri intorno alle 11 nella sede comunale di via Pavia a Gallipoli la coppia di trentenni si è presentata, ovviamente previo “appuntamento”, ai due funzionari dell’Ente, contenti e un po’ increduli per la scelta degli sposi. I due giovani sposi – Nataliya e Andrij – molto riservati e con una particolare storia alle spalle, hanno raccontato che da tempo cercavano un posto unico per unirsi in matrimonio. Avevano vagliato diverse opzioni, tra cui alcune in Sicilia e in Sardegna; avevano ristretto il campo alla Puglia ed infine ecco la scelta finale, di comune accordo: Gallipoli, che hanno ritenuto la città più bella per rendere la loro unione un giorno unico. Gli sposi, con un piccolo gruppo di invitati, è andato a festeggiare l’evento in un ristorante della zona.

Luigi e Lidia Panzeri con il nipotino Francesco

Luigi e Lidia Panzeri con il nipotino Francesco

IN EVIDENZA. In viaggio di nozze, dal Salento a Roma, in Fiat 500. Perché se “non conta la meta ma il viaggio”, quello di Luigi Panzeri, di Matino, e Lidia Cacciapaglia, di Parabita, è stato sufficientemente lungo da diventare la loro meritata luna di miele. Era il 1973, il loro matrimonio fu celebrato in un’afosa mattinata d’agosto. Quella quattro ruote blu acquistata cinque anni prima, nel 1968, era la sudata ricompensa di anni di lavoro nel mondo della scuola, fino a quel momento sempre da precari. Lui, professore di italiano, latino e greco ancora supplente, arrotondava lo stipendio grazie a lezioni pomeridiane e ripetizioni. Lei, maestra ancora non di ruolo, sempre in attesa di stabilità. Acquistare quell’auto, nella concessionaria Fiat di Gallipoli – ricordano – per 525.000 lire dei loro risparmi, fu una scommessa sul futuro. Una scommessa vinta, a voler leggere la storia dal finale: quell’auto avrebbe macinato chilometri e servito l’intera famiglia fino al 2005. Per più di 30 anni quella 500 blu sarebbe stata la fida compagna delle scorrazzate quotidiane verso molte scuole della provincia e soprattutto la “Dante Alighieri” di via Del Mare a Matino, dove il professor Luigi Panzeri avrebbe poi insegnato per tantissimi anni, e nella scuola materna “Maria Montessori” di via Machiavelli, dove la maestra Lidia Cacciapaglia ha educato centinaia di bambini. Quell’anno, invece, la loro “auto blu” era chiamata ad un ben più arduo compito: portarli in viaggio di nozze fino a Roma ad esaudire il desiderio di visitare la Città eterna. Per arrivare a Bari, con il sedile posteriore ben carico di bagagli, ci vollero più di 3 ore. A Roma giunsero il giorno dopo, ma, alla fine, con tutte le valigie bagnate. Durante il viaggio, all’altezza di Frosinone e a poco meno di 100 km dalla meta, la vera sorpresa fu un violento acquazzone contro il quale nulla poterono né il tettuccio in plastica della 500, che continuava ad imbarcare acqua, né le spazzole dei tergicristalli, troppo lente per garantire una buona visibilità della strada. Tutto, fortunatamente, finì nel migliore dei modi e Roma, il viaggio, la luna di miele e la stessa amata 500, sono – ancora oggi che i due insegnanti si godono felicemente la pensione – tra i loro ricordi più belli.

IMG_7555Tra immersioni, documentari e aperitivi la giornata in programmi domenica 9 luglio a Torre Specchia Grande di Corsano, nel cuore del Parco naturale regionale Costa Otranto Santa Maria di Leuca – Bosco di Tricase. L’associazione Gaia propone una giornata d’avventura per i fondali marini con “immersione accessibile” e aperitivo “vista mare”. La giornata ha inizio alle 10 a in contrada Pozze, presso l’antica fortificazione voluta da Carlo V per difendere il territorio salentino dagli attacchi dei Saraceni. Alle 20 l’aperitivo cui seguirà la proiezione del film-documentario sull’antica tradizione del sale. Per l’occasione è allestito anche un piccolo mercatino di artigianato artistico (informazioni e prenotazioni al numero 328/8473160).

Cosimo Congedo

Cosimo Congedo

IN EVIDENZA. Era un amore segreto, quello del primo meccanico di Sannicola Cosimo Congedo, detto Billy (foto) e la 500. Segreto perché “Billy” iniziò a lavorare negli anni ’50; aprì la sua prima officina nel 1964 su via Regina Elena e divenne presto punto di riferimento per gli alfisti di tutta la provincia oltre che di Brindisi e Taranto in un duro Dopoguerra. «Mio padre aveva un carattere particolare – racconta il figlio Massimo, che gestisce oggi l’officina su via Sferracavalli, dove il padre si trasferì dopo alcuni anni – come tutti gli uomini di allora: amava avere ragione ed era convinto (e non si sbagliava) che le automobili si sarebbero diffuse in ogni famiglia e ci sarebbe sempre stato bisogno di qualcuno che le riparasse». Gli “alfisti”, in quegli anni, erano persone particolari «che amavano profondamente la propria Alfa Romeo e non ammettevano che si vantassero i pregi di altre auto. I “fiatisti” o i “cinquecentisti” non esistevano» prosegue il figlio. Eppure Billy ammirava profondamente la semplice meccanica della 500 che, «senza vanità e quasi per magia riesce a portare il guidatore quasi dovunque – racconta una cliente, proprietaria di una 500, ricordando le parole che il meccanico le aveva detto oltre 20 anni fa – quando la mia 500 si fermava all’improvviso (era noto infatti che mantenessero difficilmente “il minimo”) e non ripartiva, Billy, mi aveva spiegato come colpire con un martello un pezzo del motore e l’auto ripartiva per poter giungere fino all’officina e risparmiare i soldi del carrattrezzi». La 500, che negli anni 70, aveva spinto l’Italia sulle onde del miracolo economico, aveva portato la sua magia anche a Sannicola grazie anche all’officina di un meccanico che si era formato e aveva avviato l’attività in un tempo quasi senza auto e con mulattiere al posto delle strade che aveva avuto “la visione di un futuro in cui l’auto era un lusso e una vanità (le Alfa Romeo con la loro meccanica elegante e sofisticata che per lui non aveva segreti), ma era anche e soprattutto uno strumento di libertà, di ri- scatto sociale (per i meno ricchi) e persino di pari opportunità per le donne (la 500 con la sua meccanica semplice, quasi magica che portava tutti dappertutto e che si riparava a colpi di martello)”, come conclude il figlio Massimo.

GALLIPOLI. Grandi soddisfazioni per i giovani atleti della Asd Dama Lecce, l’associazione nata nel 1984 associata al Coni che raccoglie i giovani giocatori di dama delle scuole dalla provincia, dalla terza elementare al quinto superiore, da Lecce a Gallipoli, da Casarano a Maglie. Durante il 37esimo Campionato italiano di dama giovanile infatti, tenutosi a fine giugno presso l’ecoResort “Le Sirenè”, i giovani salentini si sono sfidati con oltre 40 giocatori provenienti da tutta Italia nelle competizioni Juniores, Cadetti, Minicadetti e, novità di quest’anno, nella categoria Speranze, dedicata ai più piccoli nati dal 2007 in poi. E proprio la nuova categoria ha visto primeggiare Mattia Rubio Panico, che si è classificato primo; ha raggiunto il podio per la prima volta una ragazzina, Rebecca Murra, arrivata seconda, e terzo posto per Edoardo Serra, tutti leccesi. Buono anche il punteggio raggiunto dal piccolo gallipolino Claudio Molendini, classificatosi settimo nella categoria Minicadetti. Altri riconoscimenti sono andati ai giovani Giorgio Vetrano, Stefano Vetrano e Marco Mattioli. “Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti-afferma il presidente della Asd dama Lecce Michele Faleo, consigliere della Federazione italiana Dama – e ci stiamo preparando per i prossimi appuntamenti: dal 21 al 24 settembre parteciperemo alla IV edizione del Trofeo Coni, gara a livello nazionale, che si terrà in Senigallia(Ancona); mentre dal 1 al 3 novembre parteciperemo ai Campionati italiani a squadre presso l’hotel Bellavista a Gallipoli”.

 

 

elemosina gallipoliGALLIPOLI. “Si prega la gentile clientela di NON (sottolineato e maiuscolo, ndr) fare alcuna forma di elemosina”: questo cartello – in italiano, francese, inglese e rumeno – comparso all’ingresso ed all’uscita di un supermercato cittadino ha accesso un piccolo dibattito “in diretta” ed una risposta plateale, come ci segnala una lettrice. Un avventore giunto fin sulla porta del megaesercizio commerciale, dopo aver letto il cartello ha esclamato: “Che si  cerchi di fidelizzare i propri clienti con ogni mezzo, forse ci  potrebbe pure stare, ma  dirgli anche cosa deve fare o meno della propria coscienza, questo proprio  no, è troppo”: dopo aver detto queste parole ad alta voce, un cliente, che era arrivato lì fin sulla porta per fare la spesa, ha fatto dietro-front  uscendosene a mani vuote.

500 STORIE 3IN EVIDENZA. Quando la simpatia è di serie, i comfort sono optional di poco conto. E poco importa se fare un giro in auto significhi compiere una gara di resistenza e mettere alla prova la propria agilità. A dirlo sono i ricordi. Come quelli della signora Giovanna Nisco, ex sindaco di Alezio e moglie di Lucio Pedaci, dottore dall’aspetto tutt’altro che esile. «Erano gli anni ‘80 e una sera io, mio marito e i miei figli Giancarlo e Fredy decidemmo di andare a far una passeggiata a Gallipoli. “Ma con la 500” propose divertito mio figlio. Le nostre altezze oscillano tra il 1,70 (io) e l’1,92 (mio marito) ed è facile pensare, quindi, all’impresa che stavamo per compiere. All’arrivo su corso Roma la scena a cui assistettero sbalorditi i passanti fu da film: dopo il primo “gigante” uscito da quella scatoletta ne venne fuori un secondo. Se poteva sembrare tutto finito per il capannello di gente che si era formato vicino a noi, ecco che mi apprestavo io, seduta sopra a mio figlio, a uscire dall’auto. Infine toccò finalmente a Giancarlo, il quale, come se non bastasse, uscì dal tettuccio». Acquistata il 30 marzo del 1970, la 500 color becco d’oca ha accompagnato tutta la famiglia, anche sull’altare. «Avevamo pensato di venderla, ma con l’arrivo dei nipotini qualcosa è cambiato: ora sono loro che ci chiedono di fare un giretto con l’auto dei nonni».

Stessa “agilità” anche per Annamaria Bidetti, per 25 anni professoressa presso il Classico di Gallipoli: «Certo, non sono stata mai piccolina e confermo che per entrare nella mitica 500 bisogna piegare le gambe ed essere abbastanza agili». Eppure con quella scatoletta, simbolo della libertà e del “non fermarsi mai”, la prof ha compiuto la sua prima avventura, “tra l’incosciente e l’ardimentoso”: «Nel 1965 stavo lavorando sulla mia tesi in filosofia e dovevo consegnare il manoscritto al mio professore, che si trovava a Urbino. Così io e mio marito, con il quale ero sposata da poco, decidemmo di fare quello che si rivelò essere ben più di un “viaggetto”: da Urbino ci spostammo a Moena, in provincia di Trento, per poi raggiungere Innsbruck. Nonostante le auto di grossa cilindrata in pan- ne che spesso incrociavamo per strada, la nostra 500 blu pavone filava dritta senza problemi sulla spettacolare via d’alta montagna del Grossglockner, lungo un per- corso che raggiunge i 3mila metri d’altezza». La “prof con la 500”: «Tutti identificavano la mia auto con me. Dopo il furto ne ricomprai una a mia figlia, di colore beige. Dopo poco lei acquistò un’altra auto e io ereditai la 500, ma la feci ritinteggiare subito per rivedere quel blu pavone». Inutile aggiungere che niente e nessuno è riuscito a separarle. Neanche offerte generose di acquisto. «Guidarla ancora oggi non è facile, ma è bello».

storie 500IN EVIDENZA. Una 500 per attraversare l’Italia, sfidando il traffico del grande raccordo anulare e i tornanti dell’Appennino: per Paolo Micaletto, insegnante in pensione ed ex meccanico di Taurisano, la storica 500L bianca del ’71 è stata la fedele compagna di viaggio di rocambolesche trasferte in Sardegna, dove Paolo trovò lavoro dopo il diploma. Lanciata a tutto gas, carica di formaggi e altre provviste, la scatoletta bianca comprata per 700mila lire ha dovuto superare non pochi incidenti di percorso per permettere a Paolo d’imbarcarsi in tempo sul traghetto. «All’altezza di Frosinone – racconta lui – era quasi matematico che si rompesse la marmitta: me ne portavo sempre dietro una di scorta, la cambiavo per strada e in cinque minuti ripartivo». Dell’arte di arrangiarsi Paolo è maestro: in un torrido agosto degli anni ’70 gli toccò munirsi anche di un bottiglione d’acqua, per le soste in autostrada a rinfrescare la macchina che arrancava per via della pompa di benzina liquefatta dal caldo (“Ma al calar del sole il problema era risolto”). Il viaggio più avventuroso fu quello durante il quale – di ritorno a Taurisano con un amico – si fuse il motore. «La nostra grande paura era il raccordo anulare – continua – tutto quel traffico, i mezzi pesanti… una scatoletta come la mia l’avrebbero schiacciata!» E i guai arrivarono proprio da un rumore sospetto sul raccordo: «Decisi di tentare, mi misi in macchina e schiacciai fino in fondo l’acceleratore: o si spacca tutto qui e adesso, o si rimette a posto, mi dissi». L’eroica 500 riprese la marcia, superando anche i ripidi valichi dell’Irpinia (“A 20-30 all’ora, in seconda”) e arrivando a destinazione, o quasi: «A 500 metri da casa mia, a Taurisano, si spense e non volle saperne di ripartire».

 

 

Voce al Direttore

by -
Da luglio il vostro giornale andrà più in là, per diventare una “piazza” grande - in prospettiva - quanto il Sud Salento. Abbandoniamo perciò...