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Aggiornamenti su fatti e delitti, episodi di criminalità e cronaca nera dai Comuni della rete di Piazzasalento

Nardò – Accende una sigaretta in auto e viene avvolta dalle fiamme. È stata sfiorata la tragedia nel pomeriggio di martedì 12 dicembre in contrada Santo Stefano, a Sant’Isidoro (marina di Nardò). Attorno alle 16.30, una 54enne neretina appena entrata nella sua automobile ha acceso una sigaretta non avvedendosi della perdita dalla bombola del gas (da 25 chilogrammi) trasportata nella stessa vettura. In un istante, l’abitacolo della Grande Punto della signora è stato avvolto dalle fiamme e solo il pronto intervento dei Vigili del fuoco e dei sanitari del 118 ha impedito conseguenze ben più gravi. La donna si trova ora ricoverata al Centro grandi ustionati dell’ospedale “Perrino” di Brindisi con ustioni di secondo e terzo grado al viso e alle braccia.

 

Gallipoli – Avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi il crollo di un pezzo di cornicione avvenuto poche ore fa a Gallipoli. Il calcinaccio è piombato a terra staccandosi da un balcone del terzo piano di una palazzina su via Quartini, proprio accanto alle Poste centrali, fortunatamente senza colpire passanti e senza neppure danneggiare veicoli in transito o in sosta. Il fatto si sarà verificato alle prime luci del mattino visto che sono stati proprio i dipendenti dell’ufficio i primi ad accorgersene per primi e chiamare la Polizia municipale e i Vigili del fuoco. Il breve tratto di strada tra corso Roma e via Giulio Pagliano (nei pressi della Giudecca e della Guardia di Finanza) è ora transennato in attesa che l’area venga messa in sicurezza evitando che possano ripetersi altri cedimenti. «Poco prima delle 8, arrivati per aprire l’ufficio, ci siamo accorti del cornicione caduto tra due auto in sosta, giusto davanti al nostro ingresso, e abbiamo chiamato le forze dell’ordine», affermano i dipendenti delle Poste. Dopo essere stata aperta alle 8, la sede di via Quartini è poi rimasta chiusa solo per un paio d’ore nel corso della mattina per consentire di transennare l’area. Dopo aver chiuso l’ingresso principale (collocato proprio sotto il balcone incriminato), l’accesso del pubblico agli sportelli è stato garantito da un accesso adiacente. Non è la prima volta che un pezzo di cornicione cede dalla stessa palazzina.

Nardò – Puntava al monopolio del traffico di droga nel Salento, e anche oltre, il clan sgominato dall’operazione condotta ieri dalla Squadra mobile di Lecce. Nove gli arrestati e 25 gli indagati, con nomi ben noti della malavita locale e ramificazioni di livello verso il Marocco e l’Emilia. Originario di Copertino, ma residente nelle campagne di Nardò, in località Scianne, è l’uomo ritenuto il capo del sodalizio criminale. Il 36enne Antonio Cosimo Drazza (nella foto) era già stato fermato dalla Polizia nel gennaio del 2015, insieme al vegliese Paolo Panzanaro, dopo aver tentato di forzare un posto di blocco in provincia di Cosenza. In quella circostanza Drazza venne trovato con due chili di coca nell’auto ma con tanta altra droga ed un arsenale nella sua abitazione. Lo stesso 36enne è pure coinvolto nel furto di due mitragliatori, 200 munizioni ed un giubbotto antiproiettile dalla Forestale di San Cataldo, il 13 luglio del 2014.

Dal sospetto ferimento di Matino il via all’inchiesta – L’operazione della Mobile scaturisce dalle indagini condotte in seguito al tentato omicidio di Andrea Sabato, avvenuto a Matino il 3 giugno del 2014 nei pressi della villa comunale. Dopo la pena (di quattro anni e due mesi) la pena inflitta a Pasquale Abbruzzese (che aggredì Sabato con una chiave), gli investigatori vollero vederci chiaro, non convinti che si fosse trattato di un semplice “regolamento di conti” a due. Dalle intercettazioni che ne seguirono emerse, infatti, chiara la lotta per il controllo dello spaccio di stupefacente nella zona.

L’operazione della Squadra mobile – Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati due chili di cocaina, 20 di hashish e due di marijuana, oltre a un revoler, una carabina, una semiautomatica, un silenziatore, un fucile a canne mozze calibro 12, due detonatori e 200 proiettili di vario calibro. Ma il giro d’affari mosso dal clan viene ritenuto “enorme” dagli inquirenti: pari ad un valore di almeno a 350mila euro all’ingrosso. Accanto a Drazza, gli investigatori collocano il 49enne marocchino Abderrazah Hachouch (detto Antonio), residente a Leverano. Chiare le dinamiche della gestione del traffico: la droga (cocaina e hashish) giungeva nel Salento dal Marocco attraverso la Spagna grazie ai contatti non solo calabresi, ma anche modenesi e baresi (in particolare di Bisceglie). Gli altri destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere sono Cosimo Albanese (65enne di Veglie), Giovanni De Mitri (67 di Lecce), Giacomo Mastropasqua (43, di Bisceglie) e Aziz Hamdi (39 del Marocco), quest’ultimo resosi irreperibile. Ai domiciliari sono, invece, finiti Salvatore Cagnazzo (44 di Leverano), Antra Abdelkhlek – detto Hmida – (33enne marocchino) residente a Latiano, ed il 31enne di Nardò Francesco Vantaggiato, militare dell’Esercito in servizio nella caserma di Bellinzago Novarese. Tutti gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti e di detenzione illegale di armi. Tra gli indagati a piede libero anche Marco Arnesano (39 anni di Porto Cesareo), Angelo Buccarella (47 anni di Porto Cesareo), Giovanni Costantini detto Gianni (51,Galatone), Alessandro Falcone (40, Casarano), Antonio Greco (27, Porto Cesareo), Antonio Manco (29, Matino), Diego Negro (36, Scorrano), Angelo Rizzo (51, Otranto). Insieme a loro altri 14 marocchini residenti tra Supersano, Matino, Parabita, Lecce, Porto Cesareo, Latiano, Gioia del Colle, Andria e la Spagna.

Gallipoli – Di nuovo fiamme inquietanti nella notte in città. Gli inquilini al primo piano di via Gramsci, che costeggia il vecchio Istituto nautico in zona “Giudecca”, sono stati svegliati da bagliori provenienti dalla strada, battuta da un impetuoso vento di scirocco. Era circa le 3 e quelle erano le fiamme che si sprigionavano da un’auto – una Dacia Duster – che aveva preso fuoco e stavano per lambire un altro automezzo parcheggiato poco più avanti. I vigili del fuoco del distaccamento cittadino, pur giunti con sollecitudine sul luogo dell’incendio, non hanno potuto fare niente per mettere almeno in salvo l’altro  veicolo, un furgone Fiat Doblò: la lotta contro il vento che spira sul litorale sud da alcuni giorni era impossibile da vincere. Sul posto sono giunti anche i carabinieri di Gallipoli. Di un professionista e di un commerciante i due automezzi. I carabinieri, prima della rimozione delle carcasse, hanno effettuato tutti i rilievi alla ricerca di qualche indizio. Le indagini continuano ma resta forte la sensazione che si sia trattato di un atto doloso.

Nardò – Non si fa attendere la risposta di alcuni tifosi dopo il Daspo comminato dalla Digos di Potenza a 22 tifosi granata (dai 20 ai 43 anni) per la presunta incursione, con mazze e bastoni, nella sede del Picerno lo scorso 4 ottobre in occasione di una gara calcistica di Coppa Italia di serie D. «Non capiamo questa repressione gratuita – sostiene la tifoseria – e la mano pesante dell’ingiustizia che si abbatte contro di noi». I supporter neretini ricordano come il “Divieto di assistere a manifestazioni sportive”, più volte inflitto ai tifosi granata negli ultimi anni, sia una misura di prevenzione che può arrivare indipendentemente dalla commissione di un reato. «Poi trascorrono giorni, mesi, anni – sostengono – e riesci a provare la tua innocenza ma intanto subisci la repressione». Eppure spesso, va detto, a colorare di granata gli spalti del “Giovanni Paolo II” sono donne, famiglie e bambini, che talvolta partecipano anche alle trasferte della squadra. Un’atmosfera che sembra lontanissima dalle accuse mosse da Digos e Questura di Potenza, di neretini protagonisti in terra lucana di scontri, danneggiamenti e violenze ai danni della tifoseria avversaria. «Io a Picerno quel giorno non c’ero – racconta uno sporadico frequentatore dello stadio – ma in generale posso dire che secondo me è possibile creare un bel clima di tifo appassionato e sano». Senza tralasciare l’accaduto, anche su un altro punto i tifosi sono d’accordo: «Nel corso degli anni si sono verificati episodi spiacevoli ma molto spesso non causati dalla tifoseria neretina».
Intanto ha funzionato la doppia mossa del club del presidente Fanuli di ridurre il costo dei biglietti a 5 euro e di invitare gratuitamente allo stadio i ragazzi delle scuole calcio di Nardò e della provincia: il “Giovanni Paolo II”, in occasione della gara col Potenza del 10 dicembre, è tornato ad essere luogo festoso e frequentato come da abitudine, al contrario delle ultime domeniche che hanno evidenziato una sorta di disaffezione della gente di Nardò.

(Hanno collaborato Stefano Manca e Lorenzo Falangone)

 

TIGGIANO – Un ragazzo di Tiggiano è stato condannato dal Tribunale di Lecce per detenzione illecita di animali esotici. Il 29enne conviveva con un iguana e due tartarughe dalle guance rosse, e per questo è stato condannato a 90 giorni di carcere, pena  poi convertita in 7500 euro di ammenda. La confisca degli animali è avvenuta ad opera del coordinamento provinciale di Nardò del  Nucleo guardie zoofile “Agriambiente – Lecce”. Su disposizione del Tribunale, inoltre, gli animali sono stati affidati ad un parco faunistico del basso Salento abilitato alla detenzione.  Risale al 2014 il controllo effettuato in casa del giovane dalle guardie zoofile che ritrovarono numerosi animali esotici, tra i quali l’iguana sprovvisto di certificazione “cities” e le due tartarughe del tipo “Trachemys scripta elegans” di cui è vietata la vendita e la detenzione. La condanna in questione è diventa esecutiva lo scorso 18 febbraio.

ALLISTE – Avrebbero dovuto finanziare il consueto spettacolo pirotecnico del 13 dicembre a sera, invece le offerte comunitarie destinate ad omaggiare Santa Lucia sono state “dirottate” altrove. I circa 6.400 euro custoditi in casa da un membro del comitato costituito appositamente per tale ricorrenza, sono stati, infatti, interamente derubati. A “colpo sicuro” appare l’irruzione nell’abitazione dell’80enne allistino, proprio mentre questi partecipava alle celebrazioni solenni in onore dell’Immacolata, lo scorso 8 dicembre. I malviventi, forzata la porta d’ingresso, hanno messo in subbuglio l’abitazione fino ad individuare il gruzzoletto all’interno di un cassetto della scrivania. L’anziano (ora ancora  sconvolto per l’accaduto) custodisce in casa propria la statua della Santa, che mette devotamente a disposizione della comunità dei fedeli durante il periodo di festa. Le indagini, condotte dai carabinieri della Stazione di Racale e dai colleghi della Compagnia di Casarano, sono ora alla ricerca di tracce video dai sistemi di sorveglianza presenti nella zona, visto che l’abitazione è invece  sprovvista di allarmi. Per il momento nessuna novità rilevante, soltanto tanto sdegno e la condanna collettiva per l’accaduto.

PORTO CESAREO – Ergastolo confermato per Vincenzo Tarantino, ritenuto anche dalla Corte di Cassazione l’autore dell’omicidio dei coniugi Ferrari a Porto Cesareo. L’efferato delitto avvenne nella note tra il  23 e il 24 giugno del 2014 nell’abitazione della coppia, in via Vespucci. Il 54enne originario di Manduria era stato condannato al carcere a vita sia dal Gup Michele Toriello che dalla Corte d’Assise d’Appello di Lecce, nei precedenti gradi di giudizio, per rapina e duplice omicidio volontario. Secondo le indagini svolte dai carabinieri della Stazione di Porto Cesareo e della Compagnia di Campi Salentina, coordinate dall’allora sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, Tarantino si introdusse in casa della coppia con l’intenzione di rubare e vistosi scoperto massacrò il 54enne Luigi Ferrari e la moglie 55enne Antonella parente con il piede di porco. Fu lo stesso Capoccia, nella sua requisitoria, a definire il duplice omicidio come “uno dei più efferati” della sua carriera di pubblico ministero: nella casa vi era sangue dappertutto, anche su alcune banconote lasciate per terra. Sul letto i due corpi massacrati: 31 colpi sull’uomo, 11 sulla donna, quest’ultima finita anche con un’arma da taglio. La cassaforte scardinata dall’abitazione venne poi ritrovata in seguito in una cava di proprietà dello stesso Tarantito. Tante le tracce lasciate dall’assassino: dall’impronta insanguinata su di una banconota da 100 euro ritrovata tra i contanti di un distributore di benzina ad Avetrana, utilizzata dall’uomo per comprarsi un panino dopo il fatto, alle lenzuola sporche di sangue nel b&b dove l’uomo trascorse la notte successiva all’omicidio. Contro di lui anche alcune intercettazioni in carcere dopo l’arresto e l’ipotesi che conoscesse bene la coppia ed avesse motivi di forte astio nei confronti della donna, ritenuta responsabile della fine della relazione di Tarantino con la nipote. Anche in Cassazione, a nulla è valsa l’azione dei difensori dell’uomo i quali hanno proclamato l’innocenza dell’imputato. nel corso del processo in Corte d’Appello, una perizia escluse l’incapacità di intendere e di volere di tarantino, malgrado questi facesse uso di cocaina. Le parti civili erano, invece, rappresentate dagli avvocati Giuseppe Bonsegna di Nardò e Gianluca Coluccia di Lecce.

Nardò – Il bilancio del Comune del 2012 non quadra; tre milioni di debiti sarebbero stati spostati (e pagati) nel 2013. Convinta di ciò, la Procura della Corte dei Conti commina  sanzioni ad amministratori e dirigenti comunali di quegli anni, in tutto 16 persone. Governava la città Marcello Risi (centrosinistra, eletto a metà del 2011 ed in carica fino al 2016), per il quale la Corte ha previsto una sanzione di circa 23.900 euro. E’ la seconda volta che Risi, assessori, consiglieri e funzionari comunali vengono chiamati a rifondere di tasca propria presunte irregolarità. La prima – prima di ottobre – ha riguardato un taglio delle indennità giudicato “tardivo” dal procuratore della magistratura contabile regionale, in realtà legato – come hanno sostenuto i diretti interessati – all’esito di un ricorso al Tar con cui si sosteneva la tesi che lo sforamento del patto di stabilità risaliva al 2010 e non all’anno successivo. Le somme che sarebbero da restituire ammontavano a 52.582 euro. La questione non è ancora definita.

La seconda richiesta di sanzioni per amministratori e funzionari di quel periodo in pochi mesi. Questa “chiamata a pagare” sarebbe quindi la seconda in pochi mesi per ex governanti e funzionari dell’Ente che avrebbero fornito pareri positivi quando non ve ne erano le condizioni. Come si vede, il periodo è ancora quello riguardante l’ultima fase della Giunta di Antonio Vaglio, i mesi del commissario straordinario e l’insediamento di Risi, il quale da subito non si risparmiò nel denunciare i “buchi” nelle casse comunali, fino ad inviare un minuzioso resoconto alla corte nel 2012. Nonostante il parere negativo dei revisori dei conti, nel 2012 Risi e la sua maggioranza certificarono il rispetto del Patto di stabilità e approvarono il Rendiconto 2011, non considerando appunto debiti fuori bilancio per circa 3 milioni di euro.

Risi: “Debiti fuori bilancio occultati con diversi escamotage: denunciai tutto”. Replica l’ex primo cittadino: «Il fantomatico sforamento del patto di stabilità nell’anno 2012 è assolutamente infondato in diritto e gravemente lacunoso nella ricostruzione dei fatti – replica Risi – la mia amministrazione si è limitata a riconoscere, dopo un faticosissimo lavoro istruttorio, milioni di euro di debiti fuori bilancio ereditati dall’Amministrazione del dott. Antonio Vaglio e dal Commissario di Governo e occultati con diversi escamotage prima dal Sindaco che mi ha preceduto e poi dal commissario che ha retto il Comune fino al maggio 2011”. Un contrattacco pesante ma, come si diceva non nuovo almeno per i neretini che seguirono quelle convulse fasi amministrative conzionate non poco dalla situazione pregressa. Naturalmente, l’accusa mossa sarà nei termini temporali stabilit, contestata. «Con la memoria che depositeremo – preannuncia Risi – dimostreremo che i gravissimi fatti sui quali la Procura della Corte di conti dovrebbe senza indugio indagare (il mio primo esposto è datato 2012) sono quelli relativi agli anni 2009 e 2010 e ai mesi del 2011 a gestione commissariale. Spero che venga presto fissata l’udienza. A quel punto racconterò in dettaglio alla Corte quello che è accaduto al comune di Nardò prima del mio insediamento e nessuno potrà più fare finta di non sapere».

Sedici persone coinvolte in questa presunta violazione. Le sanzioni comminate nel frattempo dalla Corte dei Conti, come detto, coinvolgono anche dirigenti e amministratori dell’epoca. Si tratta di: Giuseppe Leopizzi (segretario generale, circa 17mila euro), Maria Josè Castrignanò (dirigente, 8.217 euro), Antonio Tiene (presidente del Consiglio comunale, dimessosi nel 2015 e non ricandidato alle comunali 2016; 15.415 euro). All’elenco si aggiungono i consiglieri comunali che votarono a favore di quel bilancio, molti dei quali oggi non siedono a Palazzo Personè: gli allora Udc pro-Risi Pierpaolo Losavio (1.512 euro) e Totuccio Calabrese (2.646 euro), nel 2016 il primo non si è ricandidato mentre il secondo, candidato con Vaglio, non è stato eletto; Rocco Luci (1.512); 2.268 euro a Daniele Piccione (eletto nel 2016 nel Pd pro-Risi e oggi capogruppo dei Democratici in Consiglio comunale); 756 euro a Gianni Gaballo (nel 2016 candidato non rieletto in una lista pro-Risi), 1.890 euro di sanzione a Daniele Parisi e 2.268 euro ad Antonio Cavallo (entrambi nel 2016 candidati nel Pd e non rieletti); 2.268 euro a Roberto My (pro-Risi sia nel 2011 che nel 2016, oggi consigliere comunale di Art.1 subentrato a Palazzo Personé dopo le dimissioni di Marcello Risi nell’aprile scorso); 2.646 euro a Sergio Vaglio (non ricandidatosi nel 2016); 2268 euro per Andrea Frassanito (nel 2016 candidato non eletto con Vaglio), 2646 euro per Michele Muci (nel 2016 candidato non eletto in lista pro-Risi), 2.268 euro per Maria Antonietta Coppola (nel 2016 candidata non eletta in lista pro-Risi).
Nel 2012 a rivolgersi ai giudici contabili furono Mellone e Capoti. Tutto cominciò nel 2012, quando Oronzo Capoti e Giuseppe Mellone – all’epoca consiglieri di minoranza, oggi vicesindaco e sindaco – chiesero alla Procura della Corte dei conti di accendere un faro sui numeri di quel bilancio. Nello stesso anno partì per Bari il rapporto di Risi. Oggi l’attuale primo cittadino così commenta la sentenza: «La Corte dei conti, con 80mila euro complessivi di sanzioni, ha definitivamente chiuso la scuola politica del passato. I professoroni Falangone e Marinaci (oggi consiglieri comunali di minoranza, ndr), che erano assessori nel 2011, e i consiglieri My e Piccione, anche loro amministratori in quell’anno nefasto, si dimettano subito e lascino spazio a nuove generazioni che non siano, come qualche altro componente della minoranza, figli o fotocopia sbiadita di protagonisti assoluti di quella stagione orribile, contro la quale noi abbiamo lottato incessantemente».

 

Aradeo – Giunto nel’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) per prendere il volo diretto a Brindisi ed essere in riva al’Adriatico alle 10,15 come previsto, dopo insistenze sul ritardo che cominciava a crescere senza alcuna spiegazione, si sentiva dire alla fine che il volo era stato definitivamente cancellato. Per farsi perdonare la stessa compagnia aerea gli proponeva il volo per la stessa destinazione ma due giorni dopo, cioè invece del’8 gennaio scorso il 10. Il professionista originario di Aradeo, dato l’inatteso e grave contrattempo, perdeva un appuntamento di lavoro fissato per il 9 gennaio mentre un secondo incontro veniva spostato per impegni incrociati dei diretti interessati, al marzo successivo. Intanto però era costretto a pagare l’albergo prenotato prima della partenza dalla Lombardia (altri 189 euro).

La questione è finita, come altre riguardanti questi gravi disservizi, davanti al giudice ed il passeggero così bistrattato l’ha avuta vinta, vedendosi rimborsato sia del biglietto aereo che della camera d’albergo, oltre all’indennizzo contrattuale per un totale di 470 euro, cui vanno aggiunti interessi e le sue spese legali. “Ancora una vittoria per i passeggeri del traffico aereo e, anche in questo caso, il Giudice di Pace di Brindisi, in persona dell’avv. Lanzellotto”, commenta il legale del passeggero, avv. Stefano Gallotta, segretario di Codici Lecce, che ha anche dimostrato l’infondatezza della causa addotta da “Ryanair” circa il mancato volo “per le condizioni atmosferiche di Brindisi”, da dove però nelle stesse ore i voli arrivavano e partivano regolarmente. “Questa pronunzia conferma il consolidato orientamento giurisprudenziale che, prendendo le mosse dal Regolamento CE 261/2004 – rileva l’avvocato Gallotta – riconosce ai passeggeri vittime di cancellazioni e ritardi non soltanto gli indennizzi per importi che variano tra 250 e 600 euro, in base alla lunghezza della tratta, ma anche il rimborso per le spese sostenute in conseguenza dell’evento imputabile alla compagnia”.

PARABITA – Aveva 81 anni e viveva sola la signora Dora Maion, ritrovata priva di vita nella sua abitazione ieri pomeriggio a Parabita. A lanciare l’allarme sono stati i vicini di casa non vedendo la donna da martedì e sentendo abbaiare ripetutamente il cane della signora. In via Leopardi è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco i quali, per poter accedere all’interno dell’abitazione, hanno dovuto rompere una finestra. Sul posto anche i sanitari del 118 i quali, però, altro non hanno potuto fare che constatare il decesso dell’anziana, provocato da un malore. La signora Maion (originaria di Udine ma da anni coniugata a Parabita) era molto conosciuta in paese per via della professione di commerciante svolta per diversi anni insieme al marito (scomparso alcuni anni fa) con il quale gestiva un negozio di ortofrutta. Fuori regione, per motivi di lavoro, i figli. I funerali sono in programma sabato 9 dicembre alle 15.30, partendo da via Giacomo Leopardi verso la parrocchia di Sant’Antonio.

RACALE – Hanno un volto e un nome i responsabili della rapina dello scorso 28 ottobre ai danni dell’esercizio commerciale “Market” di Melissano. Nella notte appena trascorsa i carabinieri della Stazione di Melissano, insieme ai colleghi della Compagnia di Casarano, hanno arrestato il 52enne Giuseppe Francioso e notificato la nuova misura cautelare al 36enne Gianluca Manni (entrambi di Racale), già detenuto a Borgo San Nicola. Quest’ultimo, tra l’altro, proprio il giorno prima del colpo fu protagonista di un rocambolesco inseguimento con i carabinieri alla guida di una Fiat Panda rubata a Casarano cui era attaccato un rimorchio con un gommone. Sempre a Casarano (dalla centrale via Solferino) è stata rubata la Fiat Uno  bianca con la quale i due si sono poi presentati al supermercato di Melissano poche ore dopo, intorno alle 19,30. La coppia di malviventi, con una pistola in pugno ed i volti travisati da un passamontagna, riuscirono ad asportare il cassetto del registratore di cassa contenente 400 euro. Ad assistere alla loro fuga fu, però, una donna che era appena uscita dal negozio la quale descrisse nel dettaglio l’auto utilizzata ed il volto del conducente: 50 anni, barba incolta, capelli ricci color castano e corporatura normale. La descrizione ha portato gli inquirenti sulle tracce del 52enne Francioso, controllato dai carabinieri a settembre in prossimità di un ufficio postale proprio in compagnia di Gianluca Manni. La stessa autovettura utilizzata per il colpo, rubata ad un 58enne di Casarano, è stata poi ritrovata bruciata il 3 novembre nelle campagne di Racale. Mostrando ad alcuni testimoni il fascicolo fotografico dei sospettatati, i carabinieri hanno avuto la certezza che fu il 36enne di Racale a puntare la pistola contro la commessa  del Market, così come sempre Manni fu a puntare una pistola a salve (priva di tappo rosso) contro i carabinieri al termine dell’inseguimento con la Fiat Panda ed il gommone, terminato sulla tangenziale di Lecce. Vista la spregiudicatezza del modo di operare, nonché il pericolo di recidiva e la pericolosità sociale dei due, il Gip del Tribunale di Lecce, Antonia Martalò, ne ha disposto la custodia cautela in carcere.

Gallipoli – Dopo le assoluzioni per sei persone con la procedura del rito abbreviato di qualche tempo fa, in questi giorni altri due imputati di gravi reati sono stati assolti dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Lecce. Alla fine, per due pistole trovate dai poliziotti del commissariato di Gallipoli nella sua abitazione, l’unico condannato resta Cosimo Cavalera, oggi 41 enne. I fatti risalgono a tre anni fa e riguardano la presenza delle due pistole, fatte risalire al clan di Rosario Padovano, e minacce pesanti tra familiari ed ex convivente.

Nel gennaio 2015 ci fu la prima sentenza in cui appunto andarono assolti anche il fratello del Cavalera, le tre sorelle e la madre con la formula del “fatto non sussiste”. Ad avere scelto il rito ordinario erano stati Roberto Felline, di 53 anni e Oreste Scorrano di 24. Il primo era accusato di ricettazione, detenzione e porto di armi clandestine, estorsione, atti persecutorie lesioni personali aggravati dal metodo mafioso.  “Solo” estorsione e lesioni ma sempre col metodo mafioso era i capi d’accusa di Scorrano. Alla fine i giudici, dando così un altro colpo a questa inchiesta della Procura, li hanno assolti, anche loro perché “il fatto non sussiste”, una formula ampia che si applica quando proprio gli elementi indiziari sono deboli. Dalla sentenza decorrono i termini per un eventuale ricorso alla Cassazione da parte della Procura della Repubblica, in particolare dai pubblici ministeri impegnati in questo processo.

PORTO CESAREO – Processo per direttissima, nel giorno stesso dell’arresto, e pena pesante per il contadino di Porto Cesareo che ieri mattina ha sparato al cane della vicina di casa. Il 62enne Fiore Carrino dovrà scontare, ai domiciliari, due anni e sei mesi di detenzione dopo aver esploso un colpo di fucile colpendo il golden retriver che, a suo dire, lo infastidiva abbaiando. In sede processuale, al contadino è pure andata bene perché il pubblico ministero aveva chiesto una pena ben più pesante, pari a cinque anni. Fuori pericolo il cane, colpito alla scapola sinistra e subito soccorso dal veterinario chiamato sul posto dai carabinieri intervenuti. L’uomo paga anche l’illecita detenzione dello stesso fucile così come delle 69 cartucce ritrovate nella sua abitazione.

MELISSANO – Dovrà scontare una pena di tre anni e dieci mesi di reclusione il 42enne Giuseppe Pacella, di Melissano, arrestato questa mattina dai carabinieri della locale Stazione. Tra il 2000 ed il 2004, l’uomo si è reso responsabile di vari furti in abitazioni tra il suo paese natale e la vicina . In considerazione delle varie “pene concorrenti” è stato, dunque, emesso l’ordine di carcerazione da parte dell’Ufficio esecuzioni penali della Procura della Repubblica di Lecce. Dopo essere formalmente stato dichiarato in arresto, Pacella è stato poi tradotto presso la Casa circondariale di Lecce.

Nardò – «Magnolie di grande valore “ammazzate” da pedestri lavori in corso». «No, sono importanti opere di riqualificazione mai realizzate in oltre mezzo secolo». La polemica stavolta nasce attorno ai lavori in via Giovanni XXIII, tra Parco Raho e chiesa di Santa Maria degli Angeli. A scontrarsi con l’ambientalista Massimo Vaglio (presidente della Consulta comunale per l’ambiente) è il consigliere comunale di maggioranza Sergio Manca (gruppo “Libra”). Il Comune in quell’area sta effettuando da alcune settimane lavori di restyling di aiuole e marciapiedi e nei giorni scorsi Vaglio ha dichiarato che vittime illustri di questi interventi saranno le magnolie presenti in quell’area dal 1969, le cui radici sono state irrimediabilmente danneggiate. «Si tratta – ha dichiarato il Presidente della consulta per l’ambiente – di alberi che tra l’altro valgono almeno ventimila euro ciascuno. Quelle radici non si sarebbero dovute sfiorare! Il nuovo manufatto andava costruito rispettando quelle magnolie, che adesso – conclude – sono purtroppo destinate a morire nel giro di pochi anni». Di altro avviso il consigliere comunale Sergio Manca: «Su via Giovanni XXIII in 55 anni mai nessuna amministrazione comunale ha mosso un dito per garantire tutela del verde e conservazione agli arredi». Per quanto riguarda il trattamento riservato alle magnolie durante i lavori, Manca dichiara: «Tutti gli interventi sono stati concordati e puntualmente condivisi con l’agronomo di “Bianco Igiene Ambientale” (fratello di Massimo Vaglio, ndr), si avranno 1.500 metri quadri di verde e alla fine il numero complessivo di alberi, anche grazie al Rotary che ne ha donati 34, sarà di una quarantina in più rispetto a quelli esistenti oggi, che saranno comunque adeguatamente rimondati».

Nardò – «Una storia familiare “molto delicata”, nota e monitorata da tempo». È dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Nardò, Maria Grazia Sodero, il commento all’arresto di questa mattina dei due giovanissimi neretini (di 15 e 17 anni) per le violenze nei confronti di un coetaneo. «È una storia molto triste ed è un altro disarmante segnale del disagio relazionale che affligge un numero non irrilevante di adolescenti», afferma l’assessore ricordando come “la situazione familiare degli autori di questa azione terribile è molto delicata, la conosciamo e la monitoriamo da tempo. Si tratta di due ragazzini su cui i Servizi sociali del Comune e quelli dell’Ambito lavorano da anni e che sono stati e sono destinatari di una serie di azioni di sostegno e recupero. Per uno di loro, proprio nei giorni scorsi, è stato deciso l’inserimento in una comunità protetta. Purtroppo, non sempre tutto questo basta».

Intanto dalla conferenza stampa di questa mattina presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Lecce, emergono altri sconcertanti dettagli su quanto accaduto lo scorso 21 novembre. I due bulli, oggi fermati e condotti presso la Comunità pubblica per i minori di Lecce, hanno condotto la vittima in un bagno pubblico della città, dapprima con le buone e poi con calci, pugni e spintoni, costringendola a compiere atti di autoerotismo. Non bastasse tutto ciò, uno dei due ha pure ripreso quando accadeva con il cellulare per poi condividerlo sui gruppi whatsapp degli amici. Sempre con la violenza si sono poi impossessati del giubbotto e delle scarpe da ginnastica della vittima minacciandolo di non restituirgli gli indumenti se questi non avesse pagato la somma di dieci euro. Dalle indagini condotte dai carabinieri sono emersi tutti i riscontri alla storia raccontata dalla parte offesa e dai suoi genitori. Grazie all’ausilio delle immagini di videosorveglianza della zona, è stato poi possibile verificare l’entrata e l’uscita dei tre giovani dai bagni in questione, così come vedere che uno dei due indagati avesse addosso il giubbotto indossato poco prima dalla vittima, poi ritrovato nell’abitazione dell’indagato. I due dovranno rispondere di rapina, sequestro di persona, violenza sessuale, pornografia minorile ed estorsione.

PORTO CESAREO – Il cane della vicina lo infastidisce, con la sua vivacità, e lui lo spara. Protagonista dell’episodio accaduto questa mattina a Porto Cesareo alle prime luci dell’alba è stato il 62enne agricoltore Fiore Carrino, già noto alle forze dell’ordine, che ha imbracciato il fucile calibro 16, tra l’altro detenuto illegalmente, e ha centrato il golden retriever della vicina di casa, per fortuna ferendolo solo alla spalla. Chiamati dalla padrona dell’animale, i carabinieri di Campi Salentina sono subito accorsi sul posto chiedendo l’intervento di un veterinario che ha prestato soccorso al cane ferito. La successiva perquisizione effettuata nell’abitazione dell’agricoltore  ha poi permesso di trovare il fucile con ancora il bossolo in canna, oltre ad altre 69 cartucce del medesimo calibro, illegalmente detenute così come l’arma da fuoco. Il 62enne è stato dichiarato in arresto, e processato per direttissima, per porto abusivo di armi e munizioni, maltrattamenti ad animale ed eplosione di colpi d’arma da fuoco. Il cane è riuscito a salvarsi malgrado il colpo di fucile sia stato sparato a distanza ravvicinata con ferita passante da parte dei pallini di piombo.

Nardò – Due minori di Nardò sono stati arrestati dai carabinieri nelle ultime ore. Su di loro le accuse pesantissime di rapina, sequestro di persona, violenza sessuale, pornografia minorile ed estorsione. Tali reati sarebbero stati commessi lo scorso 21 novembre ai danni di un altro minore, appena 15enne. I due (di età compresa tra i 16 e 17 anni) sono stati arrestati su ordine del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Lecce. L’operazione è stata condotta dai carabinieri della Stazione di Nardò e della Compagnia di Gallipoli. Sconcertanti i contorni degli episodi incriminati: i due bulli avrebbero portato con la forza la vittima in un bagno pubblico della città costringendola a toccarsi i genitali davanti a loro e filmando la scena con un cellulare. Il video ha, purtroppo, “fatto il suo giro” sui social e la denuncia è scattata non appena la madre della vittima ne è venuta a conoscenza. L’accusa di estorsione è collegata al fatto che per restituire gli abiti rubati alla vittime, gli aguzzini avrebbero pure richiesto una piccola somma di denaro.

CASARANO – Sarà un processo di mafia quello che verrà celebrato dal prossimo 5 febbraio al Tribunale di Lecce. Alla sbarra il clan sgominato lo scorso maggio con l’operazione “Diarchia”, seguita all’omicidio di Augustino Potenza del 24 ottobre 2016 ed alla tentata esecuzione di Luigi Spennato di appena un mese dopo. A Casarano avvennero i due fatti di sangue così come della stessa città sono ben sei dei 13 imputati – da Tommaso Montedoro (41 anni) in giù – che dovranno ora rispondere, a vario titolo,  di associazione mafiosa, detenzione di armi, droga, ricettazione, estorsioni e tentato omicidio. Quest’ultimo è quello del 28 novembre 2016, quando, secondo l’accusa, i cugini Luca (26) ed Antonio Andrea Del Genio (31) ridussero in fin di vita il 40enne Luigi Spennato in contrada Campana. Per la Direzione distrettuale antimafia  non vi sono dubbi che il mandante di tale agguato (fallito per pura fatalità) sia stato Montedoro, così come per quello che invece costò la vita a Potenza nel parcheggio dell’ipermercato.

L’omicidio Potenza ancora non c’entra – Nessuno dei 13 imputati per i quali è stato disposto il giudizio immediato dovrà però rispondere (almeno per ora) dell’omicidio Potenza, per il quale, in un’inchiesta parallela, è indagato lo stesso Montedoro. La recente scoperta di un bunker all’interno della casa natale di Potenza, in via Albenga, promette di squarciare molti segreti intorno agli affari condotti dai due boss della malavita locale, un tempo sottobraccio, da ultimo in conflitto. Proprio per scongiurare un’altra esecuzione, questa volta a carico di Ivan Caraccio, gli inquirenti diedero un’accelerata alle indagini con l’operazione “Diarchia” del 29 maggio scorso. Il 30enne casaranese sarebbe dovuto restare vittima di una lupara bianca perché ritenuto “poco affidabile” dai nuovi vertici del clan. Esecuzioni programmate con il solo obiettivo di assicurarsi il controllo del territorio di Casarano e dei paesi limitrofi. Bar, sale giochi, aziende calzaturiere e negozi d’abbigliamento: questi i settori nei quali investire e reinvestire i proventi delle attività illecite.

Gli imputati: tra Matino e Parabita il numero 2 del clan – Dietro Montedoro, ritenuto il numero uno del clan pur se ai domiciliari in Liguria, gli inquirenti collocano Damiano Cosimo Autunno (51 anni di Matino residente a Parabita). Altri nomi alla sbarra quelli dello stesso Ivan Caraccio (già in carcere), dei cugini Del Genio, di Lucio Sarcinella (21enne di Casarano), di Maurizio Provenzano (46enne di Lecce) e di Marco Petracca, l’“insospettabile” 41enne di Casarano, gestore di un Outlet, ritenuto il cassiere del gruppo ed il “naturale” referente di Montedoro. Altri imputati sono Sabin Braho (33enne di Durazzo residente a Brindisi), Andrea Cecere (37, di Nardò) e Domiria Lucia Marsano (40, di Lecce), Salvatore Carmelo Crusafio (41, nato a Basilea e residente a Matino) e Giuseppe Corrado (45, di Supersano residente a Ruffano).

Nardò – Durano piuttosto poco le tregue tra alcune frange di ultras del Toro granata neretino e le regole, sportive e non. Per quella che è sembrata, alla polizia di investigazioni e operazioni speciali (Digos) di Potenza, una vera e propria incursione nella sede della squadra che ospitava il Nardò il 4 ottobre scorso (i lucani del Picerno) per una partita di Coppa Italia di serie D, vinta peraltro dalla società del presidente Maurizio Fanuli. Ad allungare una serie assai poco invidiabile di punizioni, trasferte vietate e daspo, ecco un altro provvedimento che colpisce questa volta 22 persone con età comprese dai 20 ai 43 anni: dovranno rinunciare ad assistere ad attività sportive, chi per i prossimi tre ani, chi per cinque.

Non è la prima volta che i supporters più accesi (una minoranza, va detto) registrano Daspo di massa. Si ricorda ancora la pena comminata loro durante un’altra trasferta molto sopra le righe, quella a Francavilla Fontana (Brindisi); in quel caso del dicembre 2014 i colpiti furono sette, mentre si registrò anche l’arresto di un 28enne. Fu il primo caso in Puglia. In quest’ultimo frangente, il gruppo – sempre secondo la polizia potentina – avrebbe assaltato con mazze e bastoni la sede del gruppo ultras lucano denominato “Teste matte”, rubando anche un mazzo di chiavi. Alla vista degli agenti, i giovani neretini avrebbero abbandonato le loro armi, recuperate poi dai poliziotti insieme alle chiavi e ad un pacchetto di sigarette con dentro cocaina ed hashish. Infine, giunti davanti allo stadio, il gruppo si era rifiutato di pagare il biglietto, giudicandolo troppo caro. Mentre andavano via, i tifosi del Nardò a bordo di un pulmino sarebbero stati raggiunti da un grosso oggetto lanciato da un ultras lucano, identificato ed anche lui raggiunto da Daspo per cinque anni.

PORTO CESAREO – Svolta nelle indagini sull’aggressione dello scorso 29 novembre, a Porto Cesareo, ai danni di un operaio 33enne del posto. Questa mattina, i carabinieri della locale Stazione insieme ai colleghi del Nucleo operativo di Campi Salentina e della Tenenza di Copertino hanno fermato tre persone accusate di essere gli autori del brutale pestaggio avvenuto nella notte tra il 29 ed il 30 novembre, in una zona isolata del paese. Lorenzo Cagnazzo (27enne di Porto Cesareo), Maikol Pagliara (27enne di Arnesano) e Kevin Soffiati (29enne di Porto Cesareo), sono accusati di porto abusivo di arma da fuoco, sequestro di persona, lesioni personali aggravate, minacce e violenza privata e tortura (reato, quest’ultimo, da poco introdotto nel Codice penale). Il giovane venne colpito con calci, pugni e pure con una spranga di ferro sotto la minaccia di una pistola. Dalle prime parziale ammissioni della vittima, pur terrorizzata a ancora confusa per quanto gli era accaduto, nonchè dalle videocamere della zona e da altre testimonianze, i carabinieri hanno dapprima rintracciato l’immobile in periferia dove era stata consumata l’aggressione e poi individuato i tre responsabili. Il 33enne aggredito venne ricoverato in prognosi riservata, poi ridotta a 45 giorni, per la frattura di varie costole, delle dita di una mano e per un trauma cranico con ferita lacero-contusa.

 

 

Gallipoli – “Promuovere la salute pubblica, la tutela ed il benessere degli animali, favorendone la corretta convivenza con l’uomo e riconoscendo alle specie animali il diritto ad una esistenza compatibile con le proprie caratteristiche biologiche ed etologiche, al fine di contenere il problema del randagismo nel territorio del Comune di Gallipoli”: è uno degli obiettivi principali richiamato nella deliberazione con cui il Consiglio comunale ha introdotto il regolamento per la tutela e il benessere degli animali. In 43 articoli sono fissate le norme (e le sanzioni) che rigurdano cani ed anche gatti, volatili, animali acquatici, roditori. “Per tanto tempo la tutela degli animali è stata affidata al buon cuore  dei singoli cittadini – è il commento del consigliere Gianpaolo Abate -. Adesso è giunto il tempo che tale sensibilità sia dimostrata da parte  delle Istituzioni il cui vero ruolo è quello di interpretare le  aspettative di tutta la cittadinanza. Un ottimo lavoro di squadra con il  presidente della Commissione Ambiente, Sandro Quintana, e con la  rappresentante locale dell’Oipa (Organizzazione internazionale  protezione animali) Sara Mariello”. L’impegno è stato assolto anche “con la colaborazione – si legge in una nota del Comune – della conmsigliera Caterina Fiore,  da sempre attiva” su queste problematiche “col coinvolgimento di varie associazioni di settore”. Nel regolamento si trovano profili istituzionali, valori etici e culturali, una serie lunga 23 casi di divieti, tra cui sollevare l’animale per la testa, le orecchie, la coda o le zampe. Come è tassativamente escluso potare gli alberi nel periodo di nidificazione degli uccelli. Sono previste le varie situazioni, anche quelle estreme come avvelenamenti e abbandoni, ma anche le caratteristiche dei box, obblighi di custodia e raccolta degli escrementi.

Gallipoli – Quei 14 grammi di cocaina non sottoposti ad analisi per calcolare il principio attivo ed a valutazione di quante dosi si sarebbero potute ricavare lo ha salvato dalla condanna per spaccio di sostanze stupefacenti; ma tre anni di carcere sono arrivati però alla fine di uno dei tre processi che riguardano Marco Barba, già affiliato alla sacra corona unita, poi “pentito”, quindi di nuovo in  campo – il suo, quello da malavitoso spietato già da giovanissimo – per questioni di droga, estorsione e omicidio. La pena inflottagli dal Tribunale di Lecce (i tre anni) riguardano il reato commesso da Barba quando fu fermato sulla superstrada Lecce-Brindisi dauna pattuglia di carabinieri. Per sfuggire ai controlli, il 45enne gallipolino tentò la fuga trascinando con la sua C3 il milite che stava cercando di fermarlo. Motivo di quella reazione? In quelle ore si parlò proprio della quantità di cocaina trovata a bordo, dov’erano anche la sua convivente e una delle due figlie (assolte anche loro dall’accusa di spaccio) ed un bambino di un anno. Barba non voleva essere colto con la droga nel bagagliaio dell’auto – camuffata tra i giocattoli del bambino – e tornare in galera. “Sono scappato – disse invece il diretto interessato – pensando che quei carabinieri erano killer travestiti che erano venuti per uccidermi”. I giudici non gli hanno creduto e lo hanno condannato per violenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Appena agli inizi dell’anno nuovo Barba dovrà fare i conti con altri due episodi che saranno definitivamente chiariti in aula. Il primo riguarda il tentativo di estorsione ad un politico apartenente ad una famgilia di ristoratori della città, Sandro Quintana. A causa delle sue presunte minacce (tra cui una lettera con dei proiettili), il destinatario fu scortato con i familiari dai carabinieri a fine turno durante l’estate 2016. Barba faceva pressioni per poter fornire prodotti ittici da consumare nelle attività degli imprenditori, e per l’acquisto di un furgone frigorifero. Molto più pesante l’altro processo per cui i suoi avvocati hanno chiesto una perizia psichiatrica su cui si pronuncerà il giude per l’udneza preliminare il 19 gennaio prossimo. Si tratta dell’uccisione con conseguente tentativo di sciogliere il cadere nell’acido dell’ambulenate di nazionali marocchina Khalid Lagraidi di 41 anni, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio scorsi. L’uomo era colpevole, agli occhi di Barba, di non aver pagato una partita di marijuana. Dopo pochi mesi la figlia maggiore, che era stata costretta a partecipare all’occultamento del corpo in un bidone mettalico, confessò tutto ai carabinieri. La sua testimonianza, nonostante i tentativi del padre di fargliela rimangiare, è tra i documenti del processo. Da notare che tutte e tre le vicende sono accadute col ritorno dell’uomo in città, dopo aver scontato 23 annie cinque mesi per un duplice omicidio commesso quando era ancora minorenne ma freddo killer per conto del suo clan.

GALLIPOLI – Non è mai troppo tardi per ritrovare il proprio cellulare rubato. Le tante denunce raccolte la scorsa estate dai carabinieri della Stazione di Gallipoli hanno permesso agli uomini dell’Arma di condurre una vera e propria operazione contro la ricettazione. Seguendo le tracce lasciate da ogni dispositivo, nonché i tabulati telefonici, è stato possibile risalire alla precisa ubicazione di ben 26 apparati telefonici. In questi casi, tramite perquisizione domiciliare, è stato possibile recuperare i singoli telefonini, restituiti poi ai legittimi proprietari, denunciando altrettanti individui (22 dei quali di nazionalità straniera ma residenti in Italia) per il reato di ricettazione in quanto utilizzatori del bene oggetto di furto. Numerose le provincie d’Italia coinvolte nell’operazione: da Bari a Milano, passando da Modena e dalla stessa Lecce. I cellulari ritrovati sono stati restituiti ai proprietari, quasi tutti turisti giunti a Gallipoli da ogni parte d’Italia.

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