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Aggiornamenti su fatti e delitti, episodi di criminalità e cronaca nera dai Comuni della rete di Piazzasalento

Gallipoli – Torna in carcere il 57enne di Gallipoli Marcello Padovano (nella foto), cugino del boss della malavita locale Pompeo Rosario Padovano. Dopo essere riuscito ad evitare le sbarre per problemi di salute, l’uomo ha fatto ritorno nella casa circondariale di Borgo San Nicola per aver più volte violato gli obblighi relativi agli arresti domiciliari cui era sottoposto. Nella notte tra lunedì 19 e martedì 20 febbraio, Padovano è stato intercettato e fermato (dopo un breve inseguimento) dagli agenti del Commissariato di Gallipoli mentre a bordo di un’auto transitava per le vie del centro cittadino. Sempre nel cuore della notte, il malavitoso era già stato arrestato dai carabinieri lo scorso 3 febbraio nella zona industriale di Alezio mentre era in auto (una Cadillac intestata ad un uomo 32enne di Casarano) insieme al pregiudicato 32enne Emanuele Boellis e all’incensurato 25enne Gabriele Portaluri, entrambi di Gallipoli con alcune dosi di cocaina. Nel totale le forze dell’ordine contestano a Padovano tre evasioni dai domiciliari.

Nardò – Maltratta la moglie per farsi dare i soldi con i quali comprare la droga e finisce in carcere. Il 39enne Francesco Montefusco, nato a Nardò e residente a Gallipoli, è stato arrestato dai carabinieri della locale Stazione in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Lecce. Secondo quanto appurato nel corso delle indagini, l’uomo avrebbe maltrattato e percosso ripetutamente la donna al fine di ottenere somme in denaro per acquistare sostanza stupefacente. Dopo le formalità di rito in caserma, Montefusco è stato condotto presso la casa circondariale di Lecce.

Nardò – Due arresti per droga lunedì 19 febbraio a Nardò. I carabinieri del Nucleo operativo radiomobile, nell’ambito di un servizio di prevenzione e repressione dei reati relativi allo spaccio di stupefacenti, hanno fermato i cugini Angelo Zopazio e Nico Zopazio, rispettivamente di 33 e 21 anni entrambi di Nardò, che nel garage avevano oltre 70 grammi di marijuana, soldi (355 euro in contante) e materiale utile per il confezionamento delle dosi. I carabinieri hanno trovato anche un bigliettino con le generalità di alcuni acquirenti con indicata anche la quantità di droga fornita. All’interno della loro Smart Fortwo, inoltre, c’erano altri tre involucri contenenti complessivamente 3,38 grammi dello stesso stupefacente oltre ad altro materiale per il confezionamento,

Casarano – Otto arresti sono stati eseguiti alle prime luci dell’alba a Casarano e dintorni dai carabinieri nell’ambito dell’operazione denominata “Alì Babà”. Ad essere sgominata è stata una banda ritenuta responsabile di numerosi colpi ai danni di abitazioni ed esercizi commerciali in città e nelle zone di Taviano, Racale e Ugento. I provvedimenti di custodia cautelare sono stati emessi nei confronti degli indagati per associazione a delinquere finalizzata ai furti, ricettazione ed estorsione. Dopo aver commesso i furti, in sostanza, la banda proponeva ai legittimi proprietari l’acquisto di quanto gli era stato sottratto con la cosiddetta tecnica del “cavallo di ritorno”. Nell’operazione sono coinvolti anche i carabinieri del sesto Elinucleo di Bari insieme ad unità cinofile: si cercano anche armi e droga. Il Comando provinciale dei carabinieri ha preannunciato ulteriori dettagli nel corso della mattinata.

 

Taviano – Nuovo arresto per il 34enne di Taviano Alessandro Massaro. Lunedì 19 febbraio i carabinieri della locale Stazione lo hanno condotto nel carcere leccese di Borgo San Nicola prelevandolo dai domiciliari dove era già ristretto. Il nuovo provvedimento emesso dall’ufficio esecuzioni penali della Procura di Lecce scaturisce da una sentenza a suo carico, divenuta definitiva, per la rapina messa a segno il 24 febbraio del 2017 in un negozio di prodotti agricoli del suo paese. Tre anni di reclusione è la pena residua da scontare (con una multa da 1.200 euro). In quella circostanza il giovane, approfittando della pausa-pranzo del titolare, era riuscito ad introdursi nel negozio dall’ingresso di servizio portando via l’incasso pari a 445 euro non senza aver dovuto superare, con una breve colluttazione, la resistenza del titolare nel frattempo ritornato nell’esercizio. Sui passi di Massaro finì, però, ben presto la Polizia di Gallipoli che riuscì ad intercettarlo nella stazione ferroviaria di Taviano nel vano tentativo di darsi alla fuga lungo i binari. Gli agenti recuperarono anche i soldi rubati nascosti sotto un concio di tufo. Al giugno del 2012 risale un precedente arresto perché sorpreso a rubare all’interno di un’abitazione.

Gallipoli – Già tre ore prima piazza Tellini ha i segni di quello che sarà, per precisa volontà dei ragazzi coetanei dello scomparso e già con un dolorosa memoria alle spalle. “Davide e Marco per sempre nei nostri cuori” ha scritto una mano anonima su di una tela bianca. “Fratelli da sempre, per sempre, per la vita! Ciao Davide”, ha continuato in un altro striscione e poi ancora “fratelli” in un altro messaggio. Sarà che hanno voluto per forza una chiave a tutto quanto accaduto, sarà che così ci si rincuora non poco, ma gli amici di Davide Mauro – morto domenica mattina a 22 anni, dopo essersi sposato con la sua Deborah, 23enne, compagna per nove anni e sposa per sei giorni (qui l’articolo) – hanno trovato questa strada per sentirsi meno soli e far sentire meno solo anche Davide.

La lettera degli amici ai due “fratelli”.  Come se il suo amico fraterno Marco Barone – deceduto per uno stesso male nell’aprile del 2015 – lo avesse solo preceduto ed ora accolto, come hanno scritto in una lettera i loro amici: “Il tuo Marco ti aspettava (aveva tatuato il suo nome Davide, ndr) , ti mancava quel tuo amico d’infanzia che hai sentito sempre accanto a te. Ora sorridete insieme. Ciao Marco, buon viaggio Davide. Vi vogliamo bene”. Ben oltre la morte, quasi uno sberleffo. Come quello ad opera di san Paolo ai Corinzi, richiamato da padre Ignazio Miccolis: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è il tuo pungiglione?”.

Teste chine e sguardi attoniti. Un sorriso solo quando padre Ignazio sbaglia squadra…. La chiesa del “Sacro Cuore” è gremita. Moltissimi i giovani e tutti con gli occhi lucidi. C’è chi non trattiene i singhiozzi, si alza e va via; chi non nasconde piccoli gesti d’insofferenza davanti ai perché che non hanno risposta, se non si ha una forte fede o si è troppo disperati. I riferimenti al loro caro commuovono i familiari di Marco; piangono e si consolano per un ricordo ancora così vivo e genuino. Scappa anche un sorriso quando l’officiante sbaglia la fede calcistica dei due: juventino Davide (all’uscita lo aspettano palloncini bianchi e neri), interista Marco. Ma va bene anche questo, pur di allentare un poco la cappa che grava su tutti, anche sconosciuti e passanti che si fermano a guardare tanti adolescenti con la testa china per nascondere lo sguardo attonito.

Proprio oggi sarebbe stata la data del matrimonio, in tempi normali. In prima fila Deborah Solidoro è fra i genitori di entrambi e il nonno di Davide. Da quel 23 settembre in cui partirono con tante speranze per Roma, non lo ha abbandonato mai il suo sposo. In tutti i sensi. «Gli ha regalato sorrisi anche quando era proprio difficile sorridere», dice una parente. Anche durante la festa del matrimonio di lunedì scorso, con festicciola finale a cura della Lilt. «Ai due fidanzati riconoscono una dedizione reciproca assoluta, una vita in comune, che non poteva finire che con un patto tra marito e moglie. Prima di quel settembre in cui il tempo è impazzito; prima delle viste al “Sacro Cuore” e poi a San Giovanni Rotondo, per quella gamba dolorante e gonfia, i due avevano fissato la data: ci sarebbe stato oggi il matrimonio “normale”», come rivela Carla Solidoro, zia di Deborah: «Dopo l’intervento chirurgico a Roma, al Policlinico – aggiunge la parente – Davide era tornato a casa. Avevamo tutti la sensazione che il peggio fosse passato. Abbiamo fatto anche festa. E invece…». Invece poco dopo, si sono messi a squillare altri allarmi: una tosse frequente, ancora esami, una macchia scura nei polmoni. E l’impossibilità di provare con la chemio per le condizioni fisiche ormai deteriorate.

“Deborah, posso andare?”. A sua moglie Davide ha chiesto l’ultimo permesso. «Domenica mattina – ricorda malinconicamente un testimone – intorno alle 9 ha detto a Deborah: “Me ne posso andare?” “Perché, dove devi andare…”, ha detto lei. Dopo pochi minuti ha ripetuto la domanda: “Me ne posso andare?” Alla risposta di sua moglie (“Va bene, vai…”), è spirato». Un gruppo di giovanissimi è radunato intorno ad una panchina, in attesa del feretro. Amici di Davide? «Sì, ci salutavamo ma niente di più», dicono al cronista. E cosa vi ha portato qui? Si guardano imbarazzati. «Quello che è successo», risponde uno. Devono ancora capire cos’è la vita, figuriamoci quando fa capriole incomprensibili fino a tramutarsi nel suo contrario.

“Vivere, e sperare di star meglio”. “Vivere, vivere/E sperare di star meglio/Vivere, vivere/E non essere mai contento/Vivere, vivere/E restare sempre al vento a/Vivere e sorridere dei guai/Proprio come non hai fatto mai/E pensare che domani sarà sempre meglio…”. Hanno citato il loro Vasco nel loro saluto a Davide e Marco e letta in chiesa. Parole e note sono riecheggiate in piazza prima del percorso verso il cimitero. Solo quelle parole e quelle note, nient’altro. Se non la voglia matta di aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno. Che li metta magari al riparo e li incoraggi: “Domani sarà sempre meglio…”. Di oggi.

Ha collaborato Amleto Abbate

Otranto – Emergenza in alto mare, stamattina, su di un peschereccio al largo di Otranto. L’Ufficio circondariale marittimo di Otranto è, infatti, intervenuto per un’evacuazione medica nei confronti di un marittimo italiano colto da malore mentre era in navigazione per una battuta di pesca a circa 14 miglia da Tricase. Dopo aver ricevuto la segnalazione direttamente dal comandante del motopeschereccio la Sala operativa della Guardia costiera di Otranto ha disposto l’impiego della motovedetta Sar Cp 80 segnalando l’accaduto alla centrale del Servizio di emergenza ed urgenza sanitaria 118 di Lecce. A complicare le operazioni di trasbordo dell’uomo hanno contribuito anche le condizioni meteo marine non particolarmente agevoli, con onde alte circa un metro e vento fino a 15 nodi. Appena giunto in porto, il marittimo è stato consegnato al personale sanitario del 118 per i necessari soccorsi.

Santa Maria di Leuca – Una piccola imbarcazione alla deriva al largo di Santa Maria di Leuca è stata tratta in salvo, nel tardo pomeriggio di sabato 17 febbraio, dalla Guardia costiera. A lanciare l’allarme è stato il conduttore del natante a causa dell’avaria dell’apparato di propulsione. In seguito alla chiamata giunta al numero d’emergenza 1530 della sala operativa della Capitaneria di porto di Gallipoli, è stato subito disposto l’intervento della motovedetta Sar Cp 886 dislocata nel porto di Leuca che dopo pochi minuti di navigazione ha intercettato il natante e portato in salvo le quattro persone a bordo. Non appena giunti in banchina, i militari della Guardia costiera, dopo essersi sincerati delle buone condizioni di salute di tutti gli occupanti l’imbarcazione soccorsa, hanno condotto accertamenti documentali e di sicurezza, finalizzati a risalire alle cause dell’avaria.

Taurisano –  Un cane da guardia con le orecchie amputate e scattano il sequestro e la denuncia. Ad intervenire presso l’abitazione di un noto pregiudicato, alla periferia di Taurisano, sono state le guardie zoofile del Nucleo “Agriambiente” di Nardò, coordinate da Antonio Russo, unitamente a personale del Commissariato di Polizia di Taurisano. L’ispezione sui due cani detenuti dall’uomo ha permesso di accertare come uno degli animali presentasse l’amputazione delle orecchie non supportata da alcun tipo di certificazione medico veterinaria. Il cane è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario è stato denunciato per il reato di maltrattamento di animali. Il taglio delle orecchie, infatti, se non supportato da motivi di salute certificati dal veterinario, configura un reato che prevede la pena di reclusione da tre mesi a un anno con la multa da 3mila a 15 mila euro.

Gallipoli – Smontare tutto? Ci vogliono tre-quattro settimane per rimuovere un lido; poi per rimontare tutto quanto ne occorrono di più perchè c’è da rifare prima permessi, autorizzazioni, sopralluoghi, collaudi. Per non parlare dei lidi (“Zeus” e “Zen”, quest’ultimo per un provvedimento precedente) che si trovano proprio nella parte della litoranea sud coinvolta direttamente dai lavori di riqualificazione ed attualmente impraticabile.

Impossibile rimuovere le strutture, rifare le procedure e rimontarle in tempi utili. Per non far saltare l’avvio della stagione balneare fissato per l’1 di aprile, il giorno dopo le ordinanze comunale di smantellamento di cinque lidi, in base a sentenze del Consiglio di Stato del 2012 e del 2017 si affacciano già richieste di soluzioni-tampone, prima fra tutte una deroga allo sgombero, tesi sostenuta da Cna balneatori e Federbalneari. Anche se c’è chi fa notare che, nelle determinazioni a firma del tecnico comunale responsabile, non ci sono termini perentori entro cui lasciare libero l’arenile, una volta concesso (nel 2010) e poi ritrovatosi senza una autorizzazione paesaggistica valida. Cosa diversa insomma, insomma, dalle ordinanze che hanno colpito “Samsara” e “Zen” in cui si stabilisce chiaramente che la rimozione delle strutture deve essere fatta entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

Si profilano altre battaglie legali. Non bisogna essere indovini per prevedere altre battaglie legali da parte dei titolari di “Punta della Suina” (Li Foggi), “Zues” (Baia verde), “Spiaggia club (zona stadio), “Rivabella” e “La Bussola” (Rivabella). Toti Di Mattina, per esempio, interessato alla gestione di “Punta della Suina”, per esempio, si dice certo della sua situazione: ci sarebbe una sentenza a suo favore del Tar di Lecce, non appellata e quindi efficace, che però il Comune non avrebbe in alcun modo considerato ma che certamente sarà fatta valere nelle sedi adeguate. “Abbiamo appreso di ennesime revoche della licenza stagionale per cinque lidi di Gallipoli, a circa un mese dall’apertura. Pretendere che in 30 giorni i titolari possano smontare e, dopo aver ottenuto i permessi necessari, rimontare le proprie strutture, è una sfida al buon senso”, afferma Ernesto Abaterusso, capogruppo in Regione di Articolo 1. “Riteniamo ragionevole la loro richiesta di una deroga che permetta di posticipare di qualche mese le operazioni imposte dalla sentenza. È questione che non riguarda solo l’interesse di alcuni imprenditori – conclude il consigliere regionale – attiene alla crescita e alla credibilità di una comunità che dal turismo trae lavoro, sviluppo, e persino servizi. La volontà di collaborare con le istituzioni è stata infatti in più occasioni dimostrata dagli imprenditori turistici”.

Il Consiglio di Stato ha finora sempre ribaltato le sentenze del Tar. Anche se in realtà, non si tratta di un caso ma di una verifica chiesta da più parti dello stato delle concessioni demaniali, al centro anche di appetiti criminali come più volte richiamato da magistrati antimafia. Con numerose sentenze a favore, sul piano della salvaguardia ambientale, la Soprintendenza si sente forte di ribaditi pareri e conclusioni: su 24 ricorsi in Appello contro sentenze del Tar, l’ha spuntata finora in 13 circostanze; le altre undici sono in arrivo e assai probabilmente seguiranno lo stesso indirizzo delle precedenti.

Soprintendenza: “I controlli richiesti da noi non ancora completati in nessun Comune”. A “Nuovo Quotidiano di Puglia” la soprintendente Maria Piccarreta ha chiarito: “I provvedimenti del Comune di Gallipoli non hanno nulla a che vedere con la ricognizione chiesta da noi (risalgono cioè a sentenze del CdS, ndr); sono i Comuni a rispondere eventualmente di mancato controllo”. Le verifiche chieste dalla Soprintendenza, invece, non sono state completate da nessun Ente locale per cui “dati i tempi, non ci sarà nell’immediato lo smontaggio di lidi” per effetto di questi controlli ancora in corso.

Maglie – Frodi informatiche sempre d’attualità: questa volta, però, non si è trattato della solita compravendita con trucco, ma di una vera e propria truffa nella quale è incappata una ragazza di Nociglia alla ricerca di lavoro. Dopo aver inserito il suo profilo professionale su di un noto sito commerciale molto utilizzato a tale scopo, però, la donna è stata contattata telefonicamente da una presunta responsabile dello stesso sito internet che, con raggiri e artifici, è riuscita a farsi accreditare quasi 5mila euro facendole credere di essere incappata in gravi irregolarità nella pubblicazione dell’inserzione. Al fine di regolarizzare la situazione, la malcapitata è stata indotta a versare ben 4.980 euro sulla carta postepay intestata alla 48enne R.C., nata e residente a Napoli. Le indagini che hanno portato a smascherare la truffatrice, incrociando i dati del versamento con i tabulati telefonici, sono state condotte dai carabinieri di Maglie e di Nociglia.

Gallipoli – Continua l’azione di monitoraggio sullo sfruttamento delle risorse marine ad opera della Guardia costiera. Nel corso di due distinte operazioni, i militari della Capitaneria di porto di Gallipoli hanno posto sotto sequestro un migliaio di esemplari di riccio di mare. Circa 700 ne sono stati catturati da pescatori di frodo, già noti alle forze dell’ordine, all’interno della “zona C” dell’area marina protetta di Porto Cesareo: in questo caso la Guardia costiera, oltre al avvalersi del sistema di videosorveglianza denominato “Le Torri fortificate vedette della legalità”, ha pure impiegato un battello pneumatico con l’ausilio dei militari appostati lungo il litorale. Oltre al sequestro dei ricci (poi rigettati in mare perché ancora in stato vitale), i militari hanno deferito all’autorità giudiziaria sia il sub quanto il soggetto che gli forniva assistenza a bordo della barca appoggio.

Nei pressi dello scalo d’alaggio del porticciolo di Santa Caterina (Nardò), invece, un’ulteriore attività ispettiva ha permesso di individuare un pescatore sportivo con circa 300 ricci a bordo del suo natante: anche in questo caso è scattato il sequestro del prodotto ittico (superiore al quantitativo catturabile al giorno per pesca sportiva) e l’applicazione di una sanzione amministrativa  di importo pari a 4.000 euro.

Tricase – Un abuso edilizio nel cuore del Parco naturale regionale “OtrantoLeuca” è quello scoperto nei giorni scorsi dalla polizia provinciale. A guidare gli agenti ci ha pensato un drone visto che il manufatto, pari a circa 50 metri quadrati, stava sorgendo in una zona di terreno non visibile dalla strada litoranea, nel tratto compreso tra Tricase Porto e Marina di Andrano, Il cantiere privo di autorizzazioni comprende anche muretti e scalinate con i lavori “in corso” al momento dell’arrivo degli agenti, anche se nessun operaio è stato trovato all’opera. In particolare, è stato possibile accertare come la costruzione stesse sorgendo innalzando con dei conci di tufo un abbozzo di muretto a secco preesistente e, a quanto accertato, accatastato nel 2013 per poter poi procedere con un intervento di recupero. La denuncia è scattata per la committente dei lavori che risulta essere una signora 84enne di Tricase.

Alezio – Dagli arresti domiciliari passa a quello in carcere il 32enne di Alezio G. F. (nella foto). L’uomo ha violato la misura restrittiva cui era stato sottoposto perchè coinvolto in una vicenda di presunta violenza ai danni della figlia minore della convivente. Per questo i carabinieri sono intervenuti e, su disposizione dell’autorità giudiziaria del Tribunale di Lecce, lo hanno condotto presso la casa circondariale di Borgo San Nicola a Lecce.

Sannicola – Il divieto di avvicinarsi all’abitazione dell’ex moglie viene costantemente violato ed un uomo 55enne di Sannicola viene arrestato. Il provvedimento del Gip del Tribunale di Lecce è stato eseguito quest’oggi dai carabinieri della locale Stazione nei confronti di Angelo Giaffreda (nella foto) e fa seguito a “reiterate violazioni” della misura cautelare del divieto di avvicinamento all’abitazione della donna. Dopo le formalità di rito in caserma. l’uomo è stato condotto nel proprio domicilio in regime di detenzione agli arresti domiciliari.

Gallipoli – In un clima piuttosto teso e precario dopo la raffica di ordinanze di sgombero rivolte ad alcuni lidi senza più i requisiti (almeno questo si presume al momento), ecco un “via libera” ad una richiesta di concessione che risale a fine 2016, esattamente il 20 ottobre di quell’anno. Le procedure seguite dal Comune sono state giudicate del tutto legittime dai giudici del Tribunale amministrativo di Lecce. Ad avvenuta stesuta del verbale finale, la commissione di valutazione  e comparazione aveva assegnato 2.700 metri quadri di litorale, all’altezza della prima entrata alla Baia verde, alla società XBeach” di Gallipoli,  per realizzare una spiaggia libera con servizi.

Non avevano accettato il responso tre dei quattro concorrenti: la “Totem arts srl” di Gallipoli, la ditta Luigi Cavalera e Mario De Nuzzo della “Higreen power” di Lecce. Le loro motivazioni però sono state ritenute o irricevibili o da respingere, per cui la decisione finale dell’organismo esaminatore è stata confermata. La concessione ha la durata di sei anni.

Resta da vedere eventuali sviluppi per un esposto che fu inviato anche all’attenzione della Procura della Repubblica di Lecce. Sotto i riflettori della polemica politica era finita anche la proroga alla scadenza del bando, che gli uffici comunali competenti avevano ritenuto fondato e motivato concedere.

Poggiardo – È stata “inseguita” fino a Poggiardo la Fiat Panda rubata a Lecce lo scorso 26 gennaio e intercettata giovedì 15 febbraio dalla Polizia. L’auto, dotata di un sistema satellitare antifurto, ha dato segno della sua presenza sulla Strada statale 101 dirigendosi dal capoluogo verso Maglie. Seguendo le indicazioni dell’antifurto, una volante è giunta da Lecce sino alla periferia di Poggiardo dove, insieme ai colleghi del Commissariato di Otranto, i poliziotti hanno bloccato e denunciato un 55enne ed un 58, entrambi della provincia di Lecce e già noti per precedenti specifici in materia di furto.

Nardò – Potrebbe segnale una svolta la sentenza del Giudice del lavoro di Lecce a proposito di uno dei “precari” del “Nardò Technical center” di Porsche Engineering  (gruppo Audi-Volkswagen) che da anni vi lavorano ma solo con contratti temporanei, “somministrati” cioè all’azienda che gestisce la pista di collaudo da società e agenzie specializzate. Nel caso specifico, il collaudatore interessato ha sottoscritto oltre 110 contratti di questo tipo in cinque anni. “Con sentenza del 14 febbraio 2018, il Giudice del lavoro di Lecce ha riconosciuto in favore di un lavoratore somministrato da Obiettivo Lavoro spa (oggi Ranstad Italia spa) e Manpower srl la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alle dipendenze dell’utilizzatore Nardò Technical Center srl sin dalla data del primo contratto di somministrazione (settembre 2011)”. Come conseguenza della sentenza, il lavoratore tornerà al lavoro presso la sede di Nardò di Ntc srl dopo quasi tre anni dall’ultimo contratto di lavoro in somministrazione (aprile 2015) e riceverà un’indennità risarcitoria pari a dodici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

Ricorso promosso da un lavoratore e dal sindacato. Con il ricorso al Giudice del lavoro di Lecce il lavoratore, che aveva prestato la propria attività lavorativa dal 2011 al 2015, intervallata da periodi di inattività inferiori a 60 giorni, ha chiesto al Tribunale di Lecce di “accertare l’illegittimità dei contratti di somministrazione a tempo determinato e la nullità del termine ivi apposto per violazione delle norme di legge in materia”, con l’assistenza dell’avvocato della Cgil Francesca Cursano; si è rilevata inoltre “la mancanza delle ragioni giustificatrici della somministrazione a termine, l’abuso del ricorso a tale tipologia contrattuale, la mancata effettuazione della valutazione dei rischi da parte dell’utilizzatore e la violazione dei limiti imposti dal contratto collettivo nazionale di lavoro”. Il magistrato ha stabilito che il diretto interessato ha diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di Ntc srl con effetto dall’inizio della somministrazione “per aver, la società, violato il divieto imposto dall’art. 20 del d.lgs. 276/2003, che vieta il ricorso alla somministrazione per le aziende che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 4 del d.lgs 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche. Non avendo Ntc srl provato l’adempimento del precetto normativo, il contratto di lavoro in somministrazione è stato convertito a tempo indeterminato alle dipendenze dell’utilizzatore ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. 276/2003. Per i motivi suesposti il Giudice del Lavoro ha dichiarato sussistere un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra il lavoratore ed NTC srl a far data dal 2011, condannando la società anche al pagamento di una indennità risarcitoria”, si legge in una nota del sindacato.

Dipendenti 136, “a tempo” oltre 100. Ma in Ducati e Lamborghini non è così. «Siamo contenti che il Tribunale di Lecce abbia riconosciuto la validità di una battaglia per la stabilizzazione di questi precari che la Cgil combatte da diversi anni. I lavoratori che hanno deciso di affidarsi alla nostra strategia sindacale hanno ottenuto i risultati sperati. Ne è dimostrazione questa sentenza dalla quale si evince che molto spesso dietro rapporti di lavoro a tempo determinato si nascondano rapporti di lavoro in realtà stabili. Inoltre riteniamo grave la certificata assenza del Documento unico per la valutazione rischi da interferenze (Duvri) evidenziata dal giudice del lavoro”, è il commento del segretario generale del Nidil Cgil Lecce (il sindacato che tutela i lavoratori interinali e con contratti atipici), Alessio Colella e la segretaria generale della Fiom Cil Lecce, Annarita Morea. In base a dati del 2016, la Ntc srl occupa stabilmente 136 dipendenti ed oltre cento “precari”, impegnati in collaudi di mezzi sulla pista di Nardò in qualità di drivers. Il sindacato Cgil da tempo chiede che anche a Nardò siano applicate le norme in materia di contratto di lavoro già introdotte in altre aziende italiane del gruppo tedesco, come Ducati e Lamborghini.

Lecce – Dalla Sicilia nel Salento per truffare gli anziani. A smascherare, nei giorni scorsi, un meccanismo collaudato nel corso degli anni sono stati gli agenti della Squadra mobile di Lecce. L’episodio dal quale sono partite le indagini porta ad un paesino della provincia di Lecce dove, nel novembre del 2015, un anziano 83enne viene avvicinato per strada da un uomo in automobile che chiede indicazioni circa un compaesano destinatario di una grossa eredità. Nel corso del dialogo, ai due si avvicina un complice del truffatore di poter fornire lui indicazioni sul destinatario del lascito. Messo in mezzo, l’anziano viene facilmente raggirato e addirittura convinto a prelevare dal suo conto corrente bancario ben 5.000 euro poi consegnati nelle mani dei due truffatori quale “anticipazione necessaria” per poter poi beneficiare a sua volta di una ben più consistente somma di denaro davanti ad un notaio. Tutto si svolge in poco tempo: subito dopo aver prelevato e consegnati i soldi, però, l’anziano non ha più rivisto né i due uomini né il contante, giusto il tempo di cercare il documento di identità richiestogli dalla coppia di truffatori.

Le indagini – Anche grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona percorsa dall’anziano e dai suoi truffatori nel corso di quella mattinata, gli agenti del Commissariato di Lecce sono riusciti a risalire alla Ford Fiesta utilizzata dai malfattori. Successive verifiche hanno poi permesso di appurare come la stessa auto fosse stata acquistata qualche giorno prima da un messinese di 46 anni, incensurato, ma assiduo frequentatore di suoi conterranei dediti alle truffe. Lo stesso uomo è risultato presente in provincia di Brindisi proprio nella serata precedente al giorno del raggiro dell’anziano nel leccese. E proprio nella provincia di Brindisi sono state riscontrate una serie di truffe, perpetrate con le medesime modalità, per un ammontare di circa 5.000 euro. Stessa truffa è stata pure commessa nelle province di Bari, Latina, Chieti, Trapani in un periodo temporale di due mesi, tra il novembre del 2015 e il gennaio del 2016. I responsabili (con un complice 33enne di Messina) sono stati identificati e sono attualmente sottoposti a procedimento penale presso la locale Procura della Repubblica per il reato di truffa continuata commessa in concorso, aggravata dall’avere approfittato dell’età avanzata della vittima del raggiro.

Casarano – La sentenza diventa definitiva e dalla comunità passa in carcere il 36enne Gennaro Zoppo, nato a Taranto ma di fatto domiciliato presso la struttura socio-sanitaria “Il Giglio” di Casarano. Il provvedimento scaturisce da una sentenza per maltrattamenti in famiglia relativa a fatti commessi a Taranto il 10 dicembre del 2012: l’arrestato dovrà scontare una pena di reclusione in carcere pari a un anno, tre mesi e 25 giorni.

Porto Cesareo – Avevano realizzato, senza alcuna autorizzazione, una recinzione lunga oltre 124 metri le due persone di Porto Cesareo denunciate in stato di libertà dai carabinieri della locale Stazione. Il deferimento alla Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Lecce, nell’ambito di un’attività d’indagine mirata alla prevenzione del deturpamento ambientale, è arrivato per il 41enne C.P e per il 35enne M.P. La struttura, alta 2,25 metri, è stata sottoposta a sequestro ed affidata in custodia al 35enne.

Gallipoli – Annullata l’autorizzazione paesaggistica, lidi da smantellare: cinque determinazioni a firma del tecnico responsabile del settore gettano altra benzina sul fuoco già acceso da precedenti problemi arrivati davanti alla magistratura competente e risoltesi con drastiche ordinanze: rimozioni di strutture nate per l’attività balneare e – questo il reato contestato – diventate altro. In base a sentenze del Consiglio di Stato del 2012, esattamente il 7 settembre, si trovano oggi senza autorizzazione paesaggistica, fondamentale per mantenere le attività avviate, gli stabilimenti balneari  “Punta della suina” di Pierpaolo Garofalo – Its srl e “Spiaggia club” di Roberto Coi sulla litoranea sud; “Lido Rivabella” di Fabiola Leone e “Lido La Bussola” Barbara Fiore sulla litoranea nord. Si basa su di una sentenza del Consiglio di Stato del 19 giugno 2017 un analogo provvedimento che riguarda “Zeus – Mare azzurro” di Lucia Alessandrelli.

L’autorizzazione paesaggistica cancellata per sentenze di qualche anno fa (tranne un caso). “Solo in data odierna – scrive il dirigente – a conclusione di una ricognizione di tutte le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate, questo Ufficio è venuto a conoscenza della emissione delle sentenze del Consiglio di Stato”. Pressoché immediatamente, si è messo nero su bianco l’ordine alla società interessata della “rimozione della struttura balneare ove presente sul territorio”. Il provvedimento viene inviato “per opportuna conoscenza e competenza” alla Soprintendenza ai beni ambientali artistici storici della Puglia e al comando della Polizia urbana. La notifica dell’atto. per autorizzazioni paesaggistiche datate tutte 2010, sono in corso. Ma c’è chi mette le verifiche effettuate dal Comune su larga scala in diretta relazione alle denunce pubbliche e – c’è da giurarci – pressioni ufficiose provenienti dalla Direzione distrettuale e nazionale antimafia circa le infiltrazioni di gruppi criminali nelle principali attività collegate al turismo.

L’antefatto che ha portato alla situazione attuale. La vicenda che ad oggi si conclude così, muove i primi passi nel 2009 quando le società concessionarie del demanio marittimo chiedono al Comune l’autorizzazione paesaggistica necessaria per mantenere per tutto l’anno in piedi le strutture balneari. Il Comune acconsente, tramite la Commissione paesaggio, il 30 novembre 2010. Dà invece parere contrario la Soprintendenza (allora “per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Lecce, Brindisi e Taranto”). Il 21 gennaio 2011 così motiva la propria presa di posizione: “le strutture balneari in esame, per dimensioni contrastano con l’ambito paesistico caratterizzato dalla presenza di dune e vegetazione autoctona”. Il Comune a questo punto, il 21 marzo 2011, nega l’autorizzazione paesaggistica. I concessionari non ci stanno ovviamente e si va al Tar di Lecce.

Di giudizio in giudizio fino alla parola finale. I giudici amministrativi ritengono che non ci siano “particolari ragioni a sostegno dell’obbligo di rimuovere le strutture nel periodo invernale e che le relative operazioni di rimozione finirebbero per danneggiare l’ambiente piuttosto che preservarlo”. Questa volta sono le Amministrazioni interessate a non essere d’accordo: si va al Consiglio di Stato. Nella sentenza i giudici della Sezione sesta, richiamano il conflitto tra una norma della Regione Puglia e la Corte costituzionale (la n. 232 del 2008) con la prima dichiarata illegittima; ritengono l’Appello fondato e ribaltano le considerazioni del Tar di Lecce, dando in sostanza via libera agli orientamenti di Soprintendenza e Comune di Gallipoli. Tranne che per lo “Zeus”, il pronunciamento del CdS è del settembre 2012 e sembra fermare l’orologio sull’aspetto del contrasto delle  “dimensioni” degli stabilimenti non compatibili, secondo il soprintendente, con l’ambiente circostante.

Le prime reazioni sono di “Gallipoli Futura”: “Inaudito!”. Se dall’Amministrazione comunale non giungono, al momento, reazioni e commenti, a mettere il sale sulla ferita apertasi ci pensano gli esponenti di “Gallipoli Futura”. “Sconcerta non poco prendere atto di come fin dal settembre 2012 – attacca il capogruppo Flavio Fasano – per la struttura di Punta della Suina, per esempio, il Consiglio di Stato avesse espresso parere contrario; tale sentenza aveva confermato il parere contrario della Soprintendenza con la evidente conseguenza di una immediata rimozione della struttura balneare, come oggi, a distanza di sei anni, riporta la determinazione n. 299. Inaudito”. Per Fasano, che poche settimane fa aveva chiesto l’accesso agli atti relativi a tutte le concessioni e autorizzazioni balneari a seguito delle vicende legate al “Samsara” e che richiama il clima elettorale del 2012 per il rinnovo del Consiglio comunale, “è del tutto superfluo dire che tutto questo che si denuncia è l’esatto contrario della trasparenza, della legalità, dell’efficienza, della tutela e del rispetto dei diritti di tutti”.

 

 

 

Montesano Salentino – Un giovane nigeriano di 29 anni (Kc Obi) è stato arrestato in flagranza di reato a Montesano Salentino per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In seguito ad una perquisizione domiciliare, il giovane è stato trovato in possesso di un involucro contenente 190 grammi di marijuana oltre a otto dosi, per altri 18 grammi, dello stesso stupefacente. Ad intervenire sono stati i carabinieri del Nucleo radiomobile di Maglie in collaborazione con i colleghi della Stazione di Specchia e del Nucleo cinofili di Modugno. Dopo l’arresto, il nigeriano è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari.

Gallipoli – Hanno preso il via oggi, giovedì 15 febbraio, le riprese del cortometraggio “Se vi picchia non vi ama”, il nuovo cortometraggio del regista gallipolino Cosimo Scialpi,  dedicato alla giovanissima Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa dall’ex fidanzato. Il lavoro, scritto e diretto dallo stesso Scialpi e interpretato da Stefano Simondo e Lidia Cuppone, è realizzato in collaborazione con Sky. “Se vi picchia non vi ama” sarà interamente girato al Victoria Palace Hotel di Gallipoli fino al 18 febbraio e tratterà dell’educazione e del rispetto per le donne, ma anche dell’educazione degli uomini. “E’ un invito rivolto anche alle istituzioni a intervenire su questi argomenti – afferma Scialpi – ed è un messaggio affinché questi episodi di femminicidio non accadano mai più. Ho seguito direttamente la vicenda di Noemi per Mediaset e Sky, ed è un argomento che mi ha toccato particolarmente. Ci tengo a precisare che tutto quello che verrà ricavato dal cortometraggio sarà interamente devoluto alla famiglia di Noemi”.

Salve – I carabinieri di Salve hanno arrestato il 53enne del posto Riccardo Marco per maltrattamenti in famiglia. Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, e messo nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Lecce, in più circostanze l’uomo si sarebbe scagliato, con ingiurie e minacce, contro la madre 80enne ed il fratello 45enne, entrambi conviventi con lui sotto lo stesso tetto, utilizzando anche “armi bianche” (ovvero strumenti da punta o da taglio, mazze ferrate o bastoni) al fine di farsi consegnare varie somme di denaro. Dopo le formalità di prassi in caserma, l’uomo è stato condotto nel carcere leccese di Borgo San Nicola a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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