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"Simu salentini", la nostra rubrica dedicata alla riscoperta della cultura e delle tradizioni della nostra terra.

Patience Gray e Norman Mommens a Spigolizzi

Patience Gray e Norman Mommens a Spigolizzi

SIMU SALENTINI. Nell’anniversario dei cento anni della nascita di Patience Gray, è uscita la biografia di questa donna straordinaria: “Fasting e feasting, the Life of visionary food writer Patience Gray”, scritta dal giornalista statunitense Adam Federman. Il volume, pubblicato dalla Chelsea green publishing, è stato presentato a Londra il 3 luglio. All’inizio degli anni settanta, Patience Gray, scrittrice, giornalista e artista inglese, e il suo compagno, lo scultore di origine fiamminga Norman Mommens, si stabilirono sulla serra di Spigolizzi, nelle campagne di Salve, in una masseria del XVIII secolo, in stato di abbandono da diversi anni. La resero abitabile, ma non vollero mai la corrente elettrica. L’illuminazione era fornita dalle lampade Aladdin a petrolio o dalle candele. Solo anni dopo, un amico tedesco installò sul tetto due pannelli solari, che fornivano sufficiente energia per due lampadine a basso consumo, una nello studio di Patience e una nella cantina, dove conservavano un vino glorioso che producevano con l’aiuto di un gruppo di amici. A Spigolizzi, per oltre trent’anni, i giorni furono scanditi dal ticchettio della Olivetti Lettera 22 di Patience e dal tintinnio del martello e dello scalpello di Norman, ma anche dai ritmi imposti dal lavoro nel campo antistante la masseria, dominato dalla statua del “Gran pazzo” eretta sul perimetro dell’antica aia circolare. Qui, Patience ha portato a compimento Honey from a Weed, Fasting and Feasting in Tuscany, Catalonia, The Cyclades and Apulia (Prospect Books, Londra 1986), un libro di cucina e cultura culinaria mediterranea unico nel suo genere. L’opera, che ebbe un notevole successo e lusinghiere recensioni, e che continua a essere ristampata, ha avuto una gestazione di quasi vent’anni. Nel corso di lunghe peregrinazioni tra Carrara, la Catalogna e la Grecia, al seguito della “insaziabile fame di pietra” del compagno scultore, Patience aveva raccolto un numero impressionante di ricette, dalla viva voce di massaie, contadini e cuochi delle locali trattorie, confluite in quello che è universalmente considerato un capolavoro. Norman morì l’8 febbraio del 2000, Patience lo seguì cinque anni dopo, il 10 marzo 2005. Ambedue riposano nel cimitero di Salve. Adam Federman ha trascorso due mesi a Spigolizzi, ospite di Nicolas Gray, figlio di Patience, e di sua moglie Maggie Armstrong, che dopo la morte di Norman e Patience si sono stabiliti a loro volta alla masseria. Ha avuto la possibilità di consultare anche il copioso carteggio lasciato dalla scrittrice, centinaia di lettere scambiate con amici, famigliari, editori, scrittori, giornalisti e artisti di mezzo mondo. Recensendo il volume, William Boyd, autore di “Una dolce carezza” e “Ogni cuore umano”, parla di “un libro illuminante su una donna straordinaria, cuoca e scrittrice. La vita intensa Patience Gray sembra aderire perfettamente alle sue idee visionarie e rivoluzionarie sul cibo, la cucina e il mangiare. Dovrebbe essere considerata una figura totemica dell’arte culinaria del nostro tempo.” Federman ha anche intervistato molti di coloro che l’hanno conosciuta, qui nel Salento e altrove, delineando il ritratto di una donna affascinante, intelligente e versatile.

luigi mariano con neri marcoreSIMU SALENTINI. A quasi un anno dalla sua pubblicazione e dopo il “Premio Lunezia doc” 2016 ritirato a luglio a Marina di Carrara, “Canzoni all’angolo” (Esordisco/Audioglobe), il secondo cd del cantautore di Galatone Luigi Mariano, riceve un secondo, inaspettato, riconoscimento: il Premio Civilia “Zingari felici”, giunto quest’anno alla sua seconda edizione. Di fatto, il premio conferito al miglior album di un artista salentino 2016. Nella prima edizione la targa era andata a Carolina Bubbico con il suo “Una donna”. L’associazione Civilia, molto attiva nel valorizzare la canzone d’autore a partire dagli artisti del territorio, ha ideato da un po’ di tempo il Premio Civilia, all’interno del quale nasce (l’anno scorso, appunto), il Premio “Zingari felici” riservato ai dischi.

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Il museo civico di Alezio

Il museo civico di Alezio

SIMU SALENTINI. Tarallini per tutti i gusti: all’olio d’oliva, al peperoncino, al pepe, al finocchio. Sono diventati, dopo le friselle, il prodotto da forno più radicato nei gusti dei salentini esportati nel mondo. Raccontano una storia antichissima e poco conosciuta: negli scavi archeologici del santuario messapico di Demetra a Oria, risalenti al VI sec. a.C., sono stati trovati tarallini bruciati offerti alla dea. Un elemento in più per conoscere i Messapi di cui troviamo traccia, tra gli altri centri, anche a Nardò, Alezio, Ugento, Vereto. Ma i tarallini costituiscono solo una parte del menu della “Tavola dei Messapi, itinerari di archeologia, cultura e sapori nel Salento” una guida pubblicata dall’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili con la consulenza scientifica dell’Università del Salento in collaborazione con gli Istituti alberghieri per il Turismo e agrari della provincia di Lecce.

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SIMU SALENTINI. Un tavolo, con tanto di caffè e pasticcini, non riuscirebbe a contenerle tutte le associazioni di Alezio. L’ultimo – affollato – “caffè” itinerante, ospitato nella sede della Pro loco lo scorso 19 maggio, ne è stata la prova. Se poi il tavolo è “tecnico”, per cercare di far dialogare i diversi volti della comunità e costruire un ventaglio di iniziative per tutti, omogeneo e armonico, le difficoltà non mancano. Ma ciò che prevale è la voglia di esserci, scambiare un poco del proprio “saper fare”, per se stessi e per gli altri. È un po’ lo spirito “aggregatore” della Pro loco, sempre a ricalcare un percorso di tradizioni, lasciando spazio però anche alla “contaminazione”: «Ma la promozione del territorio – spiega la presidente Tina Levantaci – passa anche da integrazione e accoglienza. Con questo spirito ci prepariamo alla nostra se- rata “Itaca”, il prossimo 25 giugno. Seguirà poi la rievocazione storica del corteo murattiano, il 23 luglio e la serata Alixias con il premio Luci d’autore il 20 agosto».

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bluesalentoSIMU SALENTINI. Se da un lato il progetto Bluesalento si contrappone agli stilemi anglosassoni producendo musica contemporanea non allineata alle suggestioni mediterranee, dall’altro sembra non tradire il senso che si evince già dal nome. L’adozione della lingua salentina come dimensione unica della parola e del verso e l’utilizzo di sonorità al confine fra Mediterraneo orientale e suggestioni euro-folk possono essere infatti considerati un gesto di riappropriazione identitaria che nulla ha da invidiare alla nascita e diffusione del blues nella Cotton Belt.

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SIMU SALENTINI. Un “Caffè in redazione” pieno di amici e conoscenti di provenienza diversa ma con tante cose da dire quello svolto a Taviano il 21 aprile, nella sede dell’associazione Vittorio Bachelet” in odore di festeggiamenti per il 25mo compleanno. A cominciare da chi è stato chiamato subito in causa per caso o per notorietà o per chiara curiosità: capire il senso di questi incontri e magari dire la propria. Il Salento eletto a patria adottiva dopo anni di palazzetti dello sport tra Casarano, Alessano, Squinzano, Presicce, ora Taviano: il “Caffè” è partito infatti da Andrea Battilotti e Marco Lotito, giallorossi della Pag Edilcentro Volley. Incuriositi anche loro dalla lunga galleria di manifesti e ritagli che testimoniano 25 anni di attività culturale e ricreativa ad ampio raggio a cura della “Bachelet”, i due atleti hanno parlato del bel presente al profumo di promozione ed anche del loro personale futuro prossimo (ne riferiamo sopra). Con il vicepresidente della società sportiva Donato Bruno, il passo è stato breve verso il tema che preoccupa chi fa sport competitivo ad un certo livello: gli impianti. Riferendosi alla precedente storica esperienza, Bruno ha ricordato che si andava a Lecce per giocare gli incontri di Coppa Italia della serie A. Facile prevedere che potrebbe riproporsi il problema della capienza del Palasport e delle altrettanto probabili deroghe da parte della federazione pallavolistica, non si sa fino a quando. Riprendere e rilanciare le strutture, magari riconvertire un impianto preparandolo per più discipline. Partendo da qui il pensiero è andato al campo sportivo e alla tristemente famosa pista di atletica. la cui storia (finora triste) è stata ripercorsa da Francesco Longo, ex Sindaco e tecnico comunale a Casarano. Nonchè responsabile dell’associazione regionale di categoria. «Riconvertendo vecchie strutture e rendendole multidisciplinari, realizzeremmo anche risparmio di suolo”, ha detto Bruno, che da imprenditore ha volto lo sguardo anche ad altre lacune strutturali, come centri per congressi, contenitori per concerti al coperto. Quindi il tema dei temi: come arrivare qui e come muoversi.

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Icaffe tavianol “Caffè in redazione” venerdì 21 sarà ospitato a Taviano. Dopo gli appuntamenti a Melissano, Parabita, Galatone, Casarano e Racale, venerdì ci troveremo in via Immacolata 16 presso l’Associazione “Vittorio Bachelet”. Appuntamento dalle 15.30 in poi con chi voglia parlare da vicino del giornale, dell’informazione, dei rischi e delle bufale, dei problemi e delle soluzioni. E di qualsiasi altra cosa si voglia. Proprio come in un caffè.

 

SIMU SALENTINI. Il periodo pasquale ci richiama alcune immagini che ne sintetizzano l’essenza: uovo, agnello, colomba, i più frequenti. Diventano oggetto di desiderio nelle ricche vetrine delle pasticcerie e nei menù tradizionali, solo che ai più risulta sempre più difficile risalire al significato di questa “foresta di simboli” da cui siamo circondati proprio in questo periodo. Sempre più arduo, infatti, non solo cogliere le segrete corrispondenze del simbolo, ma anche semplicemente il sottile filo che lega il contenuto e la sua rappresentazione visiva. I simboli, come i segni, sono “qualcosa che sta per qualcos’altro”, che risulta, però, ampliato e polisemico. Colpisce l’immaginario prima dei bambini, la figura dell’uovo, con la sorpresa più o meno importante a seconda della grandezza, che catalizza l’attenzione più del gusto della cioccolata. Quando c’erano poche risorse e più fantasia, i bambini dipingevano con colori brillanti le uova sode che disponevano nei cestini e che venivano usate come segnaposto nel pranzo di Pasqua. L’uovo è un chiaro riferimento alla fertilità non legato immediatamente (e secondo alcuni in nessun modo) all’evento della Resurrezione di Cristo. Alla base di numerose cosmogonie, lo troviamo nell’antico Egitto, è ritenuto dappertutto il simbolo della primavera; col cristianesimo diventò la figura della tomba di pietra da cui Cristo resuscitò. Nessuna presenza di uova nella Pasqua ebraica né nella festa degli Azzimi. Troviamo le uova sode nella tradizionale cuddura salentina, nelle pupe e nei cadduzzi. Nella cuddura il numero delle uova doveva essere dispari (ritenuto portafortuna); veniva regalata dal fidanzato alla promessa sposa o alla suocera.

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Cesario Picca

Cesario Picca

SIMU SALENTINI. Rosario “Saru” Santacroce è un giornalista salentino che lavora a Bologna da vent’anni. Tornato nella sua terra per concedersi un anno sabbatico si imbatte in un delitto che nel breve giro gli fa perdere i buoni propositi di un periodo di quiete. Questa in estrema sintesi la trama de “Il dio danzante”, il terzo romanzo di Cesario Picca (foto), nel quale lo scrittore, prendendo spunto da un reale fatto di cronaca – la fuga di un pericoloso ergastolano dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce – narra delle indagini di un cronista d’assalto, Saru, appunto. Il tutto nello scenario di un Salento magico, ma anche violento, colorato, odoroso, intrigante e trasgressivo.

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SIMU SALENTINI. Dopo l’esordio a Melissano e la successiva tappa a Parabita (nella foto), il “Caffè in redazione”, versione itinerante, sarà a Galatone venerdì 10 marzo, alle ore 15, nella sede dell’associazione “Open your mind” di piazza San Demetrio e successivamente a Casarano, venerdi 24 marzo, per l’incontro organizzato da “La soffitta senza tetto” (in via delle Industrie 52) e dal comitato “Casarano Libera”

Lu Titoru gallipolino nel corteo dedicatogli in occasione della tradizionale sfilata nella "Città bella"

Lu Titoru gallipolino nel corteo dedicatogli in occasione della tradizionale sfilata nella “Città bella”

SIMU SALENTINI. Anche le maschere hanno le loro stagioni e obbediscono e si adeguano alle mode del tempo. Ci si continua a mascherare, ma l’oggetto che la maschera vorrebbe emulare o deridere cambia con gli anni obbedendo a suggerimenti di costume e di cronaca. A partire dal mondo e dalla fantasia dei bambini. Basta dare una sbirciatina alle feste che si organizzano nella scuola dell’infanzia, ai veglioncini per la gioia dei piccoli: che fine hanno fatto Arlecchino e Pulcinella, Colombina e Pantalone? Al loro posto Gattoboy, Gufetta e Geco dei PJ Masks SuperPigiamini, personaggi tratti dalla collana popolare di libri “Les Pyjamasques”; oppure Elsa e Anna di Frozen, Masha e Orso, Peppa Pig, e gli intramontabili personaggi di Disneylandia. Il gusto di mascherarsi, di liberarsi dai panni quotidiani e di assumere per qualche ora una personalità diversa in grado di far dimenticare o esorcizzare i problemi, non conosce crisi.

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SIMU SALENTINI. «Come si amministra un Comune in stato di dissesto? In questa prima fase, in attesa dell’arrivo dei commissari, dobbiamo capirlo bene anche noi. Di certo le difficoltà sono in aumento e ci sono meno spazi gestionali. Occorre comprendere cosa si potrà fare e con quali risorse. Ma la decisione assunta è stata inevitabile, come credo d’aver ben spiegato in Consiglio comunale, ed i cittadini hanno compreso. Salvo poi, magari, continuare a chiederti sempre le stesse cose. Ma ora a cambiare sono, purtroppo, le risposte, e non certo per colpa nostra». È il Sindaco di Melissano Alessandro Conte, avvocato 46enne dallo scorso giugno alla guida dell’Amministrazione comunale, l’ospite al centro del “Caffè in redazione” di Piazzasalento, appuntamento per l’occasione divenuto itinerante (il 24 febbraio, alle ore 16, a Parabita presso la biblioteca Ennio Bonea a Palazzo Ferrari).

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SIMU SALENTINI. Luogo di culto di una salentinità verace: questo è stato nei suoi 29 anni di attività la trattoria “da Santino”. L’uomo che ha dato il nome e l’anima al locale che nel cuore del centro storico di Galatone, (in via Diaz, a due passi dai principali monumenti della città) ha accolto dal 1988 cercatori genuini di vino e “pezzetti”, è Santino Congedo. Proverbiali, quei pezzetti di Santino, apprezzati e conosciuti – insieme al clima della locanda – in tutta la provincia, ma non solo. Preparati con arte e tradizione dalla signora Teresa, la moglie dell’oste galateo, sempre al suo fianco insieme ai figli. Dopo quasi trent’anni Santino cede il passo, tra lo sconcerto e l’incredulità di una cittadina intera. «Mi trasferii in Germania all’età di 17 anni, andando a lavorare per vent’anni in fabbrica” – racconta l’inconfondibile baffo galateo, oggi 65enne – e lì la sera portavo avanti un circolo che gli immigrati italiani avevano messo in piedi: «Un lavoro che mi è sempre piaciuto svolgere, certo faticoso, che mi ha portato a stare una vita qui dentro, insieme alla mia famiglia che mi ha sempre dato una grande mano». Una volta di ritorno dalle terre d’oltralpe, Santino acquistò il locale dalle volte a stella che oggi porta il suo nome, che in passato fu una cantinetta. «Quando ho cominciato – afferma – non pensavo che la trattoria diventasse quello che è stato: ricorderò soprattutto i rapporti d’amicizia coltivati con persone presenti tutte le sere, tra una briscola e un bicchiere di vino.

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antonio maglio foto

Antonio Maglio

SIMU SALENTINI. Un tema libero di attualità sul Mezzogiorno d’Italia è l’argomento scelto per la sesta edizione del premio “Antonio Maglio”. Nel decimo anniversario della scomparsa del giornalista scomparso il 13 gennaio del 2007 a Newcastle e nato ad Alezio nel 1941, collaboratore di importanti testate locali e nazionali nonché tra i fondatori di Quotidiano, l’“Associazione Antonio Maglio”, presieduta dall’onorevole Giacinto Urso, ha voluto “rafforzare il ricordo di questo straordinario uomo del Sud” con una tematica a lui quanto mai cara, quella del Salento e del Mezzogiorno. Il termine per la presentazione degli elaborati (articoli e inchieste pubblicati su quotidiani, periodici, testate online) scadrà il prossimo 31 maggio.

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Cosimo Mudoni

Cosimo Mudoni

SIMU SALENTINI. C’è un piccolo angolo di storia e di cultura in via Duca d’Aosta 16 a Matino: testi, citazioni, immagini, poesie della città e dei matinesi che nel tempo hanno lasciato tracce a volte silenziose, a volte no. E c’è l’associazione “Autori Matinesi” che si cura di custodire con orgoglio questo patrimonio culturale arricchendolo attraverso un’importante attività di ricerca e di produzione. Senza sosta dal 2007 (quest’anno ricorre il decennale), i soci lavorano al recupero di materiale nel quale si menziona la città o alcuni concittadini. Tra le ultime attività seguite dal presidente Cosimo Mudoni (foto), da Tonio Ingrosso, Donato Stifani e altri appassionati, la redazione del calendario annuale tematico quest’anno dedicato al censimento di “fontanine”, “caseddhi” o “scritte latine”.

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Caroli Caputo e il direttore di "Famiglia Cristiana" don Antonio Rizzolo, premiato nell'ambito di Figilo, il festival dell'informazione locale

Caroli Caputo e il direttore di “Famiglia Cristiana” don Antonio Rizzolo, premiato nell’ambito di Figilo, il festival dell’informazione locale

SIMU SALENTINI. «Parlare del valore dell’informazione locale ai tempi di Internet è come lavorare ad un’operazione di sintesi tra il poco e il tutto, tra qualcosa che si muove dentro precisi limiti e qualcosa che ha una prospettiva tendenzialmente illimitata. Eppure non è difficile individuare precisi elementi di convergenza sinergica»: questo uno dei passaggi più significativi dell’intervento del consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Adelmo Gaetani, al primo Festival dell’informazione giornalistica locale svoltosi a Gallipoli a fine gennaio. Nato da una idea del direttore di “Piazzasalento”, Fernando D’Aprile, ha trovato sponda culturale e operativa nel direttore dei Caroli Hotels, Attilio Caroli Caputo. Quali sono queste “sinergie” a tratti impensabili tra giornali e Internet? «Ci piace considerare l’informazione locale (e ancor più il ragionamento è valido per quella iperlocale) – ha detto Gaetani – come quella più aderente alla verità sostanziale dei fatti e la più potenzialmente corretta nei confronti dell’opinione pubblica. Il motivo è semplice: il lettore non conosce o può non conoscere il fatto al centro di un servizio giornalistico, ma sa molto sul contesto in cui la storia è nata e si è svolta e questa situazione di favore consente di giudicare con cognizione di causa il contenuto dell’articolo e le sue ricadute. Il lettore di un giornale locale è un utente, ma anche un osservatore interessato, a volte un testimone diretto. Questo prezioso meccanismo di osmosi ha avuto un’imprevedibile accelerazione con Internet e soprattutto con l’irruzione sul mercato di massa del primo Smartphone, presentato il 9 gennaio 2007 da Steve Jobs. Da quel giorno sino ad oggi sono stati dieci anni di fuoco. Una scintilla che ha rivoluzionato il modo di vivere delle persone, le relazioni tra gli individui e gli stessi meccanismi dell’informazione, non più saldamente nelle mani dei giornalisti» (il testo completo dell’intervento del consigliere dell’Ordine a pag. 31, ndr).

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Da sinistra Enrico Muscetra e Gino Vallone

Da sinistra Enrico Muscetra e Gino Vallone

SIMU SALENTINI. La scomparsa di Gino Vallone, uomo gentile, sempre attento alle cose fatte bene, sensibile e partecipe al valore della cultura e dell’arte, mi rattrista e mi sconsola: se ne va, assieme alle serene e piacevoli serate che organizzavamo periodicamente nella mia casa, un’amicizia piacevole, discreta, insostituibile. Ho brindato per un ventennio con quei vini che amava creare e che con costanza generosa offriva in tutte le occasioni di mie mostre d’arte (spesso spedendoli anche all’estero). Cosa che faceva con la sensibilità e l’interesse disinteressato per il mio lavoro e con la gioia di donare una sua creazione allo scopo di rallegrare un’altra creazione. Il mio amico Gigi De Luca che ha diretto l’Istituto di culture mediterranee, in un suo scritto ha messo in luce il partecipe e continuo sostegno di don Gino Vallone indirizzato al valore della cultura e dell’arte, un sostegno a detrimento di qualsiasi interesse personale e nell’assenza totale di ogni spirito di sponsor. «Così fu – scrive De Luca – in occasione del lungo coinvolgimento nella rassegna Salento Negroamaro sin dalla sua fondazione nel 2001» D’altro canto è significativo, oltre ad essere raro, che i Vallone in passato si siano sbarazzati di alcuni istituti bancari per dedicarsi ai vitigni e alla nobile arte del vino.

Di Enrico Muscetra

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SIMU SALENTINI. Prende il via venerdì 27 gennaio, alle 18 presso l’8+ Hotel di Lecce, con la prima lezione dal titolo “Storia messapica e Salento” dello storico Aldo D’Antico, il primo Master di Storia e Cultura salentina. I successivi appuntamenti ogni venerdì sino al 17 marzo. Il master è promosso e organizzato dall’Ics (Istituto di cultura salentina) in collaborazione con Lion club “Codacci – Pisanelli” di Lecce, l’associazione Amici dell’ulivo secolare di Maglie, Laica di Lecce, l’associazione Ionia di Sannicola, Caffè letterario di Nardò, comitato “Un cordone per la vita”  e  Movimento culturale “Valori e rinnovamento” di Lecce, Fidapa di Gallipoli,  Donne insieme “Mina Venuti” e Giullari a corte di Collepasso. Hanno concesso il patrocinio all’iniziativa l’Ordine degli Agronomi di Lecce e la casa editrice ArgoMENTI. L’Istituto di cultura salentina è nato nello scorso anno con l’obiettivo di “mettere in rete le eccellenze e le risorse del bacino del grande Salento, troppo spesso non adeguatamente valorizzate, e di esportarle oltre i confini regionali e nazionali per una positiva ricaduta  in termini di  crescita e sviluppo locale” come  dichiarato dalla presidente Annalaura Giannelli.

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palazzo ferrari parabitaIl “Caffè in redazione” venerdì 24 sarà ospitato a Parabita. Dopo l’inaugurazione del tour di incontri ravvicinati a Melissano l’altro venerdì (sul giornale in uscita il resoconto con aneddoti e storie), dopodomani ci troviamo alla sede del “Laboratorio” di Aldo D’Antico a Palazzo Ferrari. Appuntamento dalle 16 in poi con chi voglia parlare da vicino del giornale, dell’informazione, dei rischi e delle bufale, dei problemi e delle soluzioni. E di qualsiasi altra cosa si voglia. Proprio come in un caffè.

SIMU SALENTINI. Il tenente borbonico giunto vicino al nascondiglio di Epaminonda Valentino non potè non notare che lo sguardo della moglie Rosa de Pace volgeva in continuazione verso il granaio, il luogo in cui il patriota, attraverso una stretta botola, si era calato per non farsi trovare, rifiutando la fuga. Sollevando quel lastrone, nel 1848 i gendarmi chiusero un capitolo di storia risorgimentale tutto aletino, quello in cui il casino di campagna Stracca, a poca distanza da Villa Picciotti, antico nome di Alezio, ospitò la latitanza del famoso carbonaro mazziniano di origini napoletane. Di lì a poco Valentino morì nelle carceri di Lecce durante il maxi-processo politico che portò davanti alla “Gran Corte Criminale di Terra d’Otranto” l’intellighenzia salentina, rea di “cospirazione avente per oggetto di cambiare la forma del Governo”. Sormontato da un fabbricato del 1600, ad immergere gli ospiti in un viaggio nel passato è il frantoio ipogeo del XIV secolo, in cui si possono trovare ancora tutti i segni di chi, di passaggio, cercava l'”acchiatura”, un tesoro forse fatto di frammenti di quella storia di lotta e resistenza che affascina ancora. «Una vicenda scoperta da noi per caso – affermano Simona Schirosi e Pompeo Demitri, che dal 2010 sono impegnati nel progetto di riqualificazione per farne una masseria didattica – in cui ci siamo imbattuti, con nostra sorpresa, mentre eravamo alla ricerca di documenti che ci raccontassero qualcosa in più sull’origine della struttura».

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Piero Antonio Toma

Piero Antonio Toma

SIMU SALENTINI. «Dove si nascondono le cose che amiamo? Secondo voi un paese del profondo Sud, come quello di cui si parla in questo libro, ha qualche possibilità di sopravvivere in questo clima di crisi imperante? Secondo voi occorre attendere che vengano dall’esterno esperti di rinascita?…». Sono solo alcuni interrogativi che Piero Antonio Toma (nella foto, giornalista professionista, biografo e saggista di origini tugliesi ma da anni residente in Campania) pone al lettore nel nuovo libro dal titolo “Cronache di un paese con abitanti”, pubblicato per la “Compagnia dei Trovatori – Edizioni” e presentato ufficialmente a Tuglie lo scorso 28 dicembre. Un libro come lente di ingrandimento su alcune personalità, personaggi e semplici cittadini che, con passione, hanno lasciato una traccia indelebile nel vissuto quotidiano: da Giuseppe Miggiano e la compagnia Calandra a Rocco De Santis, da Pippi Bernardi con il Museo della civiltà contadina a Pippi Micali con quello della Radio, da Franco Sperti a Mino De Santis, da Gianpiero Pisanello, con il Festival nazionale del libro, all’associazione di volontariato che ruota attorno alla biblioteca, da Gabriella Torsello ad Anna Lena Mercuri, dal compianto Joele a Lugi Scorrano, e tanti altri ancora.

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Annatonia Margiotta

Annatonia Margiotta

SIMU SALENTINI. Lecce-Bari andata e ritorno, quasi ogni giorno, da diversi anni. Tanti i chilometri percorsi, e tante le storie da gustare in “Frammenti di vita pendolare” (Edizioni Città Futura) di Annatonia Margiotta, di Galatone, funzionaria presso la Regione Puglia. Un saggio insolito, e tutto particolare. «È nato per caso. Ogni giorno – dice l’autrice -osservavo quello che accadeva intorno a me, lo annotavo su dei foglietti un po’ per deformazione professionale, essendo pedagogista, un po’ per curiosità. Prendevo nota di quegli aspetti umani che mi colpivano di più. Ho sempre amato la ricerca sociale, e il treno è un “setting” privilegiato per fare ricerca. In treno, ogni pendolare trascorre circa quattro ore della propria giornata».

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Antonio FilogranaSIMU SALENTINI. Il clou sarà a giugno con un convegno in Ekotecne col presidente nazionale. Ma i festeggiamenti per l’importante anniversario stabiliti da Confindustria della provincia di Lecce sono già cominciati. Con una cerimonia, nei giorni scorsi la ricorrenza dei 90 anni dalla nascita dell’associazione degli industriali leccesi – data individuata attraverso ricerche e soprattuttto testimonianze – ha visto assegnare a 15 imprenditori altrettante stanze della sede di via Fornari a Lecce. Scelta non facile, come afferma l’attuale presidente Giancarlo Negro: «Ho voluto fortemente dedicare gli ambienti della sede sociale ai personaggi di spicco della nostra vita associativa, presidenti o imprenditori che hanno lasciato un segno indelebile, che hanno avuto la forza e la convinzione di restare o tornare in questa terra». Ecco i 15 prescelti, dai presidenti Fulvio Babbo, Donato Montinari (sequestrato proprio mentre usciva dalla sede dell’associazione il 14 dicembre 1982, liberato un mese dopo), Mario Sansonetti, Francesco Caracciolo; il vice Gimmy Fedele; i fondatori di importanti aziende quali Antonietta Feola (apparecchiature ortopediche), Salvatore Leone De Castris (vitivinicoltura), Michele Morelli (metalmeccanica), Armando Pedone (pasta), Mario Stefanizzi (stampatore), Gaetano Quarta (caffè), Antonio Filograna (foto) di Casarano (Filanto, una presenza critica la sua), Tommaso Scarlino di Taurisano (salumificio).

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SIMU SALENTINI. Anche se in attesa di restauro, sono 15 gli organi di antica fattura che a Gallipoli resistono al tempo: nemmeno Lecce e Bari insieme ne contano tanti. Come dire, che, per la Puglia, è Gallipoli ad averne il primato: 15 organi per le 15 chiese del Centro storico (ai Chircher è attribuito anche l’organo della Matrice di Casarano recuperato alcuni anni fa). Dopo quello della Basilica cattedrale di S.Agata e del Santuario del Canneto, lo scorso 3 gennaio è stato inaugurato (benedetto dal vescovo Fernando Filograna) l’organo della chiesa di S.Francesco d’Assisi, fresco di restauro. I lavori hanno consentito il ripristino dell’impostazione fonica di questo strumento musicale, che conta oltre 100 canne. A restaurarlo è stato Paolo Tollari (da Fossa di Concordia, nel modenese) che, in una chiesa più che gremita nonostante l’inclemenza del tempo, ha illustrato la tecnica usata per il recupero delle preziose parti musicali, mentre la ditta Martignano (di Parabita) ne ha curato l’aspetto ligneo. I lavori, la cui progettazione e approvazione della Soprintendenza hanno richiesto quasi 10 anni, sono costati 72mila euro, finanziati con fondi regionali, della Cei e di privati cittadini, ringraziati da don Piero De Santis, parroco della Cattedrale a cui appartiene la chiesa di S.Francesco. Realizzato nel 1726 nella navata centrale dai fratelli Simone e Pietro Chircher, era stato dismesso nei primi anni ’40 del secolo scorso.

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Guido Maria FerilliSIMU SALENTINI. Se Domenico Modugno è stato definito “Mister volare”, allora l’appellativo per Guido Maria Ferilli (al centro nella foto) dovrebbe essere “Mister un amore così grande”. Il brano scritto dal musicista originario di Presicce, infatti, come egli stesso sottolinea, “contende a ‘Nel blu dipinto di blu’ il primato di canzone italiana più popolare al mondo”. Due successi planetari di due pugliesi: roba di cui essere fieri. «Il brano mi venne richiesto da Detto Mariano. Mi aveva già fatto scrivere “Hei, hei hei” per Claudia Mori», racconta Ferilli. «Mi spiazzò, ma dall’alto della sua esperienza aveva capito che era nelle mie corde scrivere un pezzo del genere». L’espressione “Un amore così grande” nacque «insieme alla melodia, ancor prima di chiedere ad Antonella Maggio di scrivere il testo» afferma compiaciuto. La vicenda del brano è materia da manuale di storia della musica. Inciso e portato al successo da Mario Del Monaco nel ’76, venne cantato “fuori gara” da Claudio Villa al Festival di Sanremo del 1984 e successivamente ripreso da Luciano Pavarotti, Andrea Bocelli, Il Volo, fino alla recente versione dei Negramaro divenuta inno ufficiale della nazionale di calcio ai mondiali del Brasile. Al netto delle versioni di artisti stranieri.

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