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Torre San Giovanni (Ugento) – Cani in spiaggia sì o no? L’accesso al litorale da parte degli amici a 4 zampe è da tempo oggetto di discordia e a chi si trova nella condizione di partire per le vacanze con il proprio animale domestico sarà capitato di dover fare i conti con la normativa in materia, che prevede sanzioni dai 25 ai 500 euro per chi porta i cani al mare. A riassumere quello che è probabilmente il sentire di molti, riportiamo una mail giunta alla nostra redazione e indirizzata al sindaco di Ugento Massimo Lecci:

Buongiorno caro sindaco di Ugento, 
con la presente esprimo tutto il mio dissenso in merito alla vostra ordinanza che vieta l’ingresso di animali sulle spiagge. 
Il cane, come il gatto ed altri animali d’affezione, sono ritenuti dalla Corte Costituzionale parte integrante della famiglia. Quindi se il sottoscritto, o qualsiasi cittadino, desidererà recarsi in vacanza o anche a fare una semplice passeggiata in riva al mare, ciò non sarà possibile: scandaloso e retrogrado. Lei sa benissimo che gli animali sono esseri viventi senzienti dotati di sensibilità ed accortezze uniche non paragonabili al miglior essere umano. E se non lo sapesse la invito ad informarsi meglio. Le spiagge si sporcano per colpa di altri gravi motivi non legati ai bisogni fisiologici di un tenero ed innocuo cane. E se lei pensa che tale restrizione amministrativa sia motivata da misure di sicurezza, allora sarebbe il caso che studiasse personalmente, o chi per lei, documentazioni e testimonianze autorevoli che determinano la non pericolosità verso le persone. 
Detto questo, se queste poche parole non sono servite a convincerla nell’eliminare l’ignobile divieto, la invito formalmente a contattare le numerose associazioni animaliste che potranno delucidarla al meglio. Sono sempre di più infatti le persone sensibili alla tutela e salvaguardia animale, e la sua amministrazione in questo resta molto indietro, dimostrando scarsa cura ed attenzione nei riguardi di chi si sforza ogni giorno nel diffondere maggiore cultura ed etica. Gli animali hanno bisogno di maggiori tutele, il futuro è a disposizione di tutti gli esseri viventi. 
Resto in attesa, comunicandole quanto segue: né io o altri miei amici, parenti e conoscenti, si recheranno nella vostra località turistica per trascorrere le vacanze o anche semplicemente di passaggio. Finché sarà in vigore l’ordinanza, la nostra pubblicità sarà assolutamente pessima.

Nulla di personale. I miei più sinceri auguri di buon lavoro e buone vacanze.

Roberto Contestabile

La replica del sindaco – Il sindaco Lecci ribatte riportando il tutto alla sfera di competenza, che è regionale e non comunale: “L’ordinanza che vieta l’accesso dei cani in spiaggia è un’ordinanza (la n. 270 del 2017) che arriva dalla Regione Puglia, non dal Comune. Per questo motivo, il Comune di Ugento – come tutti i Comuni rivieraschi – ha l’obbligo di applicarla, senza poter intervenire nel merito”.

Torre San Giovanni (Ugento) – Riceviamo e pubblichiamo una mail di protesta in riferimento alla festa della Madonna dell’Aiuto svoltasi lo scorso 11 e 12 agosto a Torre San Giovanni:

Caro Direttore, 

Intendo ringraziare gli organizzatori della festa patronale di Torre San Giovanni i quali, la sera del 12 agosto, hanno posticipato all’1,30 i fuochi d’artificio inizialmente previsti per le 23,30. Provocando le giuste rimostranze di chi ha atteso con il naso all’insù fino a tarda notte. È stato come attendere invano il treno in stazione per ben due ore. Molti, tra cui il sottoscritto, vi ha dovuto rinunciare. Si è dato in tal modo, a migliaia di turisti e locali, prova di inefficienza, disorganizzazione e scarsa sensibilità nei confronti del pubblico. 

Alberto De Lorenzis – Roma 

Santa Maria di Leuca (Castrignano del Capo) – La violenza domestica è da tempo un’emergenza e il Capo di Leuca non è quell’isola felice veicolata dal modello de “lu sule, lu mare e lu ientu”. Il Salento è anche violento. A questo spinoso problema è dedicata la serata di sabato 21 luglio a Santa Maria di Leuca. Un incontro di riflessione e confronto a partire dai potenti stimoli dell’ultimo libro dell’antropologo e scrittore Federico Bonadonna: “Hostia. L’innocenza del male”.

Ormai non passa giorno che non si senta parlare di violenza e abusi, quasi sempre sui più deboli (bambini, donne, anziani) e quasi sempre proprio in quegli spazi che per definizione dovrebbero rappresentare i luoghi in cui trovare riparo e protezione. Ciò dovrebbe portare tutti a riflettere su una possibile nuova visione politica, sociale e culturale delle strategie da attuare. Una sfida che richiede un cambio di rotta dei nostri modelli culturali, delle rappresentazioni, linguaggi, abitudini, del modo di stare nel mondo e relazionarsi. In un contesto ancora fortemente maschilista e discriminatore, che oltre a far male ai più deboli fa anche male a tutta la società, considerare la violenza come un fatto non normale, non socialmente accettabile, non più come un momento privato in cui è sempre meglio “non mettere il dito”, sarà il filo conduttore della serata.

“Hostia” è un testo complesso che accompagna il lettore nell’intimo di una storia di abusi, evitando però di cadere nella tentazione di giudicare, missione sempre più difficile soprattutto quando la violenza è compiuta sui minori. Partendo dalla storia di Emma, una bambina di sette anni vittima di abusi, il giovane Martino, psicologo del servizio sociale del litorale ostiense, scenderà sino all’inferno per salvare la piccola e scoprire cosa nasconde il suo comportamento e, soprattutto, per far luce sul perchè una potente politica impedisce che la minore sia data in affidamento. Per farlo dovrà intraprendere anche lui un viaggio nel suo passato, che riporterà alla memoria un abuso mai rivelato. In apparenza sembrerebbero due situazioni incomparabili. Due storie appartenenti a vissuti e ambienti sociali diversi.

Invece la violenza materiale, figlia del disagio sociale, in cui è cresciuta Emma procede appaiata con quella psicologica ed emotiva, propria di ambienti colti e meno disagiati, di cui è stato vittima Martino. L’abilità di Bonadonna è stata quella di raccontare una storia durissima con la competenza di chi, con l’esperienza maturata negli anni, non parla a casaccio. Attraverso una narrazione complessa ma leggera, scevra dai cedimenti agli orrori e da giudizi, rimette un’immagine umana dei carnefici. Anche dietro i carnefici si nascondono vittime a loro volta quasi sempre abusate, che devono misurarsi per tutta la vita con quelle ferite profonde. Qualcuno ce la fa, qualcuno, come i genitori di Emma, soccombe. Qualcuno resta a metà. Perchè? Come una storia di disperazione può trasformarsi in veicolo di speranza?

(di Giovanni Monteduro, sociologo)

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Martedi 26 giugno la grande famiglia dell’Istituto comprensivo Polo 1 di Nardo’ ha festeggiato le colleghe e il personale Ata che sono arrivati al pensionamento. Un percorso lavorativo che termina è una tappa importante della vita di ognuno di noi e per questo  la “SCHOLA POLORUM” con gioia ha scritto versi e parodie per omaggiare e rendere allegra ed emozionante questa tappa. Io personalmente voglio ricordare e omaggiare Lena Perrino carissima Collega-Amica con la quale ho condiviso i 30 anni della mia carriera scolastica a Nardò. Mino Barrotta ti ha descritta “Maestra vulcanica pronta a lanciare sfide e a mettersi in gioco, che spettacolo. Cara Lena da subito ti sei rivelata una persona speciale, sempre pronta a dare il tuo prezioso contributo e valido aiuto a chi era nel bisogno, sei stata una maestra fantastica per i tuoi alunni e un modello per  tutti noi. Hai lasciato le tue “impronte” nella memoria di tanti ragazzi e genitori che ti ricorderanno sempre per la tua lealtà, professionalità e dedizione al lavoro”.

Lena… Tu che sei nata proprio per insegnare a questa scuola tanto hai saputo dare, tu la scuola ce l’hai dentro il cuore scuola viva e vera in questi anni tutto hai saputo fare!

Cara Lena la nostra storia lavorativa insieme parte da lontano. Primo giorno di scuola di un po’di anni  fa, ti vengono incontro due colleghe sembravano x età mamma e figlia e ti dicono:”Ben arrivata, noi siamo una famiglia, speriamo ti troverai bene tra noi” Ovvio che tu cara Lena sai che nel nominare la mamma mi riferisco ad Anna Maria Cacciatore, “la figlia” eri tu, da quel giorno saranno 30 anni a Settembre e noi oggi siamo ancora qui a parlarne. Spesso ti è capitato di dire che io sono la tua memoria storica, non so se per scherzo  o veramente, ma io posso dirti che ricordo ogni singola esperienza fatta insieme, ogni singolo progetto programmato e poi sviluppato, a volte con l’incoscienza che un po’ ci caratterizzava entrambe, ma che abbiamo sempre sviluppato con la voglia di far fare esperienze nuove ai bambini e che ci hanno dato tantissime soddisfazioni. Erano altri tempi ultimamente lo abbiamo ripetuto spesso cara Lena, è vero , i genitori ci davano piena fiducia ed eravamo libere di decidere qualsiasi cosa, loro ci affiancavano sempre.

Oggi tante esperienze non potremmo proprio realizzarle anche per la troppa burocrazia che un po’ ci  ha “tagliato le ali” Tu arrivavi a scuola sempre con grandi idee e non smettevi mai di parlarne sino a quando tutto non era organizzato a puntino. E come per magia abbiamo condiviso a scuola insieme tantissime esperienze sempre con la gioia e la voglia di fare e di veder felici i piccoli a noi affidati

Non posso non ricordarti il corso di Formatori a Lecce che abbiamo frequentato in tre annualità e del quale conservo ancora tutte le bobine degli appunti, quante risate per strada mentre andavamo a Lecce, quante poesie scritte mentre prendevamo appunti e la grande soddisfazione poi quando venne a trovarci a scuola il Direttore Aldo Specchia, che era direttore anche del corso per osservare la parte Didattica-Operativa e ci fece grandi elogi per tutto ciò che di cartellonistica avevamo realizzato con i bambini e il grande Tangram all’ingresso.

Potrei continuare per molto ancora perché le esperienze fatte insieme sono tantissime,ma mi fermo qua tra i ricordi che ti legano alla Scuola dell’Infanzia. La nostra collaborazione è continuata anche dopo che hai deciso di salire un gradino più in alto, e sempre nel rispetto reciproco. La mia disponibilità non è mai venuta meno e Tu lo hai sempre saputo tanto è vero che nel momento in cui ti è servito qualcosa bastava bussare ed io ero li pronta a cercare ciò che ti serviva. Il nostro è un rapporto di stima e amicizia sincera, costruito pian piano rafforzato da continui confronti e divergenze che miravano a migliorare il nostro modo di operare con i bambini, e proprio  forti di questa collaborazione abbiamo raggiunto grandi risultati e avuto grandi soddisfazioni.

Oggi cara Lena il tuo cammino scolastico-lavorativo è giunto al termine, beata te, comincia per te una nuova vita, farai sicuramente la nonna e sono sicura Tu sarai una nonna dolcissima e questa è una soddisfazione grandissima anche se dovrai fare su e giù da Roma, però potrai andarci quando vorrai senza essere legata a ponti, festività o altro. Goditi la tua famiglia e la tua vita Lena te lo meriti, io te lo auguro di cuore, e oggi, anche se lo sai,  voglio dirti di essere contenta di aver lavorato e collaborato con te per tantissimi anni e sono sicura che il nostro rapporto non si chiude stasera noi lo sappiamo che  il filo che ci lega rimarrà per sempre.

Con tantissimo affetto e stima

Maria Grazia Carrisi – Nardò

 

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Con il mese di giugno tutte le scuole sono alle prese con feste ed adempimenti di fine anno scolastico, che anticipano la fine di un percorso impegnativo e l’inizio delle vacanze estive.

Anche il plesso di via Oronzo Quarta si appresta a chiudere e “a riposare”… Ma ciò che stupisce, di anno in anno, è un dato di fatto: esso continua a regalare emozioni, non solo ai piccoli, ma pure agli adulti di ogni età. E l’emozione si sa, non ha voce…

Ancora una volta, finezza ed eleganza hanno caratterizzato lo svolgimento di una manifestazione intitolata “Storie a km zero“, svoltasi il 13 giugno u.s., dove i piccoli protagonisti hanno avuto un ruolo fondamentale, mentre le maestre, da dietro le quinte, sono riuscite non solo a festeggiare la fine di un percorso curricolare, ma ad esaltare l’alleanza, fondamentale e indispensabile, tra la scuola e la famiglia, tra scuola e territorio. E così, tra un balletto e un canto, la Scuola si è illuminata della partecipazione viva di una città, si è riscaldata di emozioni e ha accolto lo sguardo attento di tante famiglie. Le stesse che, accanto alle maestre, sono chiamate a preparare i futuri adulti, i cittadini di una Nardò in continua crescita.

Al termine della festa, con orgoglio, una mamma rivendicava la sua nona presenza, la sua nona festa di plesso, la quale ormai, per come è organizzata e curata, può essere ritenuta a pieno titolo un evento culturale vero, con tanto di messaggio e di spunto per far riflettere…

Originale e immancabile lo sketch divertente di alcuni genitori che ha ricevuto il plauso del grande Gregorio Caputo, anch’egli invitato e visibilmente divertito.

Complimenti dunque, alle mitiche maestre, per la loro creativa capacità di curare i più piccoli dettagli…, per quella passione che non solo si percepiva, ma, come si sul dire, si toccava con mano.

Le mitiche M. Rosaria Durante, M. Cristina Marzano, Mariella Muci, Gabriella Sanasi, Sofia Sabato, Gianna Nazaro, Anna Cardinale, Elisa Tarantino e Michela Cuppone, unitamente alle maestre di sostegno, sono meritevoli di ogni plauso e di sincera gratitudine, non solo da parte delle famiglie, ma della dirigente Presta e sicuramente dell’intero Polo 3 di Nardò, a cui tale plesso scolastico appartiene.

Sempre più in gamba, sempre più capaci di fare, di un piccolo plesso scolastico di periferia, una Scuola protagonista nel territorio, che accompagna le famiglie, incuriosisce l’intera città e che ti pone, tutte le volte, la stessa domanda: riusciranno a fare qualcosa di più bello di ciò che ho appena visto?

W il plesso Piaget! W le grandi maestre! Grazie per essere ciò che siete e che vi rende semplicemente e oggettivamente GRANDI!

Prof. Giancarlo Pellegrino – Nardò

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La sconcertante drammaticità della situazione logistica venutasi a creare nel prestigioso Foro di Bari, dove si approntano, in tutta emergenza, delle tensostrutture per rimediare al disastro del Palagiustizia di via Nazariantz, impone una serissima riflessione e presa di coscienza di tutta quanta l’Avvocatura e degli altri Soggetti del Sistema-Giustizia. 

Al di là della ovvia, solidale partecipazione al disagio gravissimo che vive l’intera comunità forense del capoluogo, urgente ed indifferibile appare ogni intervento utile a scongiurare che possa verificarsi una situazione simile, anche nei nostri Tribunali, civile di via Brenta e penale di viale De Pietro. 

Son passati appena due anni da quando il primo balzò agli “onori” della cronaca nazionale, venendo definito un “colabrodo” per le tantissime criticità sotto il profilo edilizio, statico e, sopratutto, della sicurezza, ed anche il secondo non eccelle, certo, e comunque non lascia del tutto tranquilli, sotto i medesimi profili. 

Auspichiamo che la vicenda barese, triste metafora di un sistema giustizia al collasso e paradigmatico dell’attenzione e delle risorse che chi di dovere riversa ad uno dei settori nevralgici (con sanità e scuola) di un paese civile, scuota tutte le istituzioni, politiche e forensi, richiamandole alle loro responsabilità, perché si prevengano problematiche analoghe nel Foro salentino, con interventi tempestivi, adeguati e proporzionati rispetto alla precaria situazione esistente.

Camera Civile Salentina
Il Presidente avv. Salvatore Donadei

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Il cambiamento puzza sempre più di vecchio regime. Lega e 5 Stelle dimostrano con i loro volgari attacchi e richiesta di impeachment del Presidente Mattarella di essere intolleranti alla democrazia costituzionale. Solidarietà totale e incondizionata al Presidente della Repubblica garante della Costituzione. Quanto accaduto in questi mesi e accade in queste ore dimostra, e lo diciamo con amarezza avendo sperato realmente che i 5Stelle fossero portatori di istanze di vero innovamento, che quello che veniva “spacciato per “cambiamento” altro non era che un volgare inciucio e accordo di potere tra forze populiste e demagogiche quando non xenofobe e razziste come la Lega che delle istituzioni democratiche avrebbero voluto far strame. Democrazia non vuol fare e disfare tutto ciò che si vuole. La Democrazia ha le sue regole che vanno rispettate. Lega e 5 Stelle pensavano di poter dire e fare tutto e il contrario di tutto. Basti ricordare le dichiarazioni del DiBa nazionale (interessante vedere su Youtube il suo video del 2015 sulle presunte ruberie della Lega) che annunciava la sua uscita dal Movimento se vi fosse stato un accordo con la Lega o le accuse a Berlusconi di contiguità con ambienti mafiosi. Quel Berlusconi alleato di Salvini con il quale i 5 Stelle stavano per fare il governo e senza il cui benestare il governo non sarebbe mai nato . Un vero e proprio “paraculo” per dirla alla Saviano. E le dichiarazioni di “Gigino” Di Maio che accusava non più tardi di venti giorni orsono Salvini di essere il fedele esecutore di ordini di Berlusconi dal quale sembrava essere ricattato. E che dire della risposta di Salvini che minacciava querele a tutto spiano. Per non parlare della nomina di un Presidente del Consiglio “tecnico”, non eletto dal popolo. Ma si può veramente credere che sia stata l’opposizione del Presidente Mattarella al nome del Ministro dell’Economia in pectore Savona a far saltare tutto? Ma chi può credere che di fronte alla possibilità di un cambiamento epocale, alla possibilità di governare l’Italia ci si “impunti” di fronte a un nome?. Perché non Giorgetti , alterego di Salvini, o qualche altro brillante economista? La realtà è che non avremo mai una risposta. Forse come dicono in molti Lega e 5 Stelle volevano l’uscita dell’Italia dall’euro con conseguenze disastrose per la nostra economia. Ma non volevano dirlo. Chissà. Fra qualche mese torneremo a votare. E non ci saranno alibi per nessuno. Lega e 5 Stelle dovranno dire con chi stanno. Dovranno dire con chiarezza se vogliono un Italia in Europa o no. Salvini dovrà dire se sta con Berlusconi o con Di Maio e i 5 Stelle non potranno “giocare” più su tutti i tavoli. Hanno perso la loro “verginità” politica, ammesso che l’abbiano mai avuta. In un quadro di profonda crisi istituzionale la Sinistra , che molte colpe ha , deve proporre una alternativa credibile, ha il dovere di ritrovare quella tensione ideale e le radici del proprio essere SINISTRA. Deve tornare a parlare alla “gente”, comprenderne i bisogni e aspettative, dare risposte serie e reali. Deve rinnovare la propria classe dirigente dando spazio a energie nuove che ridiano voce ai valori di solidarietà, uguaglianza, libertà. Solo così si sconfiggeranno i gattopardi, i camaleonti e i….paraculi che oggi monopolizzano la politica italiana.

Centro Studi ” Salento Nuovo” Lucio Tarricone, Nardò

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Buongiorno mio mondo, ricordi chi sono?
Mi chiamo Giovanni e scrivo dal cielo,
quassù non ci sono violenze ed orrori;
ma giuro! Si pagano in eterno gli errori.
Quel giorno fu il buio per me sulla terra,
morii per un senso che ora il popolo afferra.
Il male non vince se gente per bene
abbraccia la vita spezzando catene,
inibendo paure il tempo fa spazio
a chi con speranza non trema in silenzio.
Mi chiamo Giovanni, ricordate il mio nome?
Saltai in aria a Capaci, son Giovanni Falcone.

Luca Imperiale – Sannicola

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Scendevano lacrime quel giorno in cui il cielo
coprì la sua luce sotto ad un velo,
un uomo morì quel giorno di maggio
un uomo i cui occhi trasmettevan coraggio,
coraggio di credere che la Fede fervente
sia il Dono più alto di Dio per la gente.
Lui umile in terra e beato nel cielo
Fu ardente e sincero testimone del Vero,
amante dei fichi che in campagna coglieva
comprava i formaggi e la Puglia egli amava,
brevi istantanee di una vita serena
ricordi mai spenti che in cuore portava.
I figli, la moglie, i nipoti, gli amici
furon per Aldo doni e sorrisi.
Il terrore quel dì con il suo oscuro lavoro
Uccise impietoso il dolce Aldo Moro.
Ancora oggi commossa piange la gente
Sussurrando un saluto
“Ciao Presidente!”.

Luca Imperiale – Sannicola

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Gallipoli – Il 4 aprile le classi terze del liceo classico Quinto Ennio di Gallipoli si sono recate presso la redazione del giornale “Piazzasalento” per incontrare il direttore Fernando D’Aprile e due suoi collaboratori. Tanti sono stati gli argomenti affrontati dal giornalista in una piacevole chiacchierata in cui ha fatto riferimento ad episodi e situazioni vissuti in prima persona nel corso della sua carriera giornalistica. Ne sono scaturite affermazioni interessanti sul ruolo e sul metodo di lavoro del giornalista.
Inizialmente il direttore si è soffermato su come procurarsi le notizie per scrivere un articolo giornalistico in modo corretto. Innanzitutto dal momento che la lettura del giornale cartaceo da parte dei giovani è diminuita e soprattutto negli ultimi anni si preferisce informarsi sul web, bisogna prestare molta attenzione alle cosiddette fake news (false notizie). Oppure molto spesso i giornali di portata locale tendono ad inserire notizie associando loro un titolo di impatto che poi non corrisponde all’esatta realtà dei fatti per ottenere più click.
I tre giornalisti hanno inoltre spiegato ai ragazzi che, nonostante le notizie di cronaca nera interessino una fetta di popolazione maggiore, è per un giornale locale anche molto importante valorizzare attività ed eventi riguardanti la comunità.
“Il giornale locale è un servizio sociale”, afferma infatti il direttore Fernando D’Aprile, “che ha come obiettivo quello di avvicinare le persone, di favorire i rapporti umani”.

Durante gli ultimi minuti dell’incontro dedicati alle curiosità dei ragazzi, una domanda in particolare ha colpito il direttore. Quanto incide il lavoro del giornalista sulla vita privata? La risposta ha messo in evidenza il lato negativo di questo mestiere poiché un giornalista deve cercare di essere sempre il primo a cogliere la notizia e dunque ciò può rappresentare un limite per la vita privata.

Terze classi Liceo Classico – Gallipoli

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Le classi 3°A e 3°B del Liceo Classico “Quinto Ennio” hanno realizzato presso la redazione giornalistica “Piazzasalento” di Gallipoli una fase molto importante dell’attività di ASL “Giornalisti in alternanza”. Gli alunni, accompagnati dalle docenti Rosaria Tarantino e Anna Santo, hanno avuto, il 4 aprile 2018, alle ore 9:15,  la possibilità di incontrare il direttore Fernando D’Aprile e il correlatore Mauro Stefano, i quali hanno illustrato le problematiche che devono affrontare quotidianamente i giornalisti nello svolgimento del loro lavoro. Appellandosi alla loro personale esperienza lavorativa, il Direttore e il Correlatore hanno consentito agli alunni di comprendere  quanto sia importante nella stesura di un articolo la verifica delle fonti e il rispetto delle principali regole deontologiche. La scelta editoriale di “Piazzasalento” è significativa del loro modo di operare: il valore dell’informazione non sta nel sensazionale, ma nella sua attendibilità, esaustività e sinteticità. Da ciò la decisione di offrire notizie locali, che consentano la piena conoscenza del nostro territorio,   di rendere protagoniste le persone attive nella comunità, alle quali si cerca di dare una voce, e di non puntare sulla cronaca nera per raggiungere il maggior numero di lettori. E questa scelta editoriale ha pagato e si può ben affermare, con soddisfazione, che la testata sta crescendo.

Riguardo alla necessità di verificare l’attendibilità delle notizie, il direttore D’Aprile ha evidenziato quali siano i rischi professionali a cui si incorre nel divulgare false informazioni e quanto le stesse possano ledere il vissuto di una persona. A tal proposito  è stata ricordata la Carta di Treviso, un protocollo firmato dall’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione della stampa italiana, con cui si è regolamentato nello stesso tempo il diritto di cronaca e l’esigenza di difendere l’identità e i diritti dei minori, autori o vittime di reati. E non è mancato il riferimento al “diritto all’oblio”, ossia il diritto e la garanzia a non diffondere, senza che ve ne sia una motivata giustificazione, dati sensibili che possano compromettere l’onore di una persona.    

Interesse ed attenzione partecipata hanno dimostrato le due scolaresche, che hanno potuto, grazie a tale incontro, rinforzare le conoscenze acquisite in modo teorico durante l’attività di alternanza.  Una bellissima esperienza quella vissuta dai ragazzi, i quali si sono appassionati nei confronti di una professione che richiede serietà, competenza ed anche rinunce personali.

Martina Maggio

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Correva l’anno 1986 e le radio italiane cantavano le note di Rosalino Cellamare, in arte Ron: “E’ l’Italia che va con le sue macchinine vrum vrum, sulle piccole autostrade bum, sotto cieli di cristallo blu, blu …”
È il ritornello che mi rimbalzava nella testa, mentre vedevo i tanti giovani (circa 10.000), come quelli rappresentati nella foto, in fila, per partecipare ai test di medicina per accedere all’immatricolazione. Quella folla, pardon, quei giovani hanno suscitato in me tanta tenerezza, alimentata sicuramente dal mio essere genitore, ma anche tanta speranza perché si tratta di giovani con tante potenzialità e pieni di un entusiasmo e passione non comune. 
Quel fiume umano, che scorreva lungo i rivoli della nuova fiera di Roma per accedere ai padiglioni in cui si sarebbe svolta la prova, disarmava; era necessario avere un gran rifornimento di passione, entusiasmo e speranza per non cedere alla tentazione di abbandonare. 
Ed invece quei giovani procedevano, guardavano avanti, vedevano oltre quella marea e cercavano di proiettarsi verso un futuro.

“È l’Italia che va”, mi ripetevo. 
Ma quale Italia!!!
Non è l’Italia che va, sono quei giovani che vanno! Vanno in cerca di un futuro. E ormai, sempre più frequentemente, vanno fuori dai confini nazionali, dove molti di loro troveranno risposte alle loro potenzialità, al loro genio, alla loro passione.
Quest’Italia, invece, non so dove stia andando!

Non mi sarei meravigliato se avessi visto 10.000 persone partecipare ad un concorso per circa 200 posti; e non mi sarei nemmeno meravigliato se avessi visto 10.000 medici concorrere per aspirare a 200 posti. 
Mi meraviglio invece nel vedere che viviamo in un Paese dove si selezionano 10.000 giovani per 200 posti di aspirante universitario, che di per se dovrebbe essere un diritto garantito ad ogni cittadino.
Lo reputo senz’altro un non-senso in un epoca in cui giornalmente ci ripetono che presto in Italia mancheranno medici; lo reputo un non-senso nel constatare che negli ospedali pubblici mancano medici. Lo reputo un non-senso se penso che in ogni professione, per ogni facoltà, per ogni scelta, sará comunque e sempre l’attitudine, la capacità e la genialità di ciascuno a fare la selezione; ed una volta immessoti nel mercato è il mercato stesso che ti selezionerà, scegliendoti o bocciandoti. 
Con la differenza che a quel punto ognuno avrà avuto la sua chance, la sua occasione che è e deve essere, o forse dovrebbe essere, un diritto di tutti.

Mi sono trovato a dialogare con un illustre amico, mio ex compagno di liceo – oggi, medico specializzato, con esperienza acquisita nelle migliori strutture sanitarie ed università europee, autore di numerose pubblicazioni su riviste internazionali, capitoli su volumi internazionali, autore di numerose relazioni e presentazioni orali a congressi nazionali e internazionali, attualmente Professore associato in una illustre Università Italiana – il quale mi rappresentava la sua contrarietà all’attuale sistema di accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università Italiane e mi diceva “probabilmente se 34 anni fa io e i nostri amici medici ci fossimo dovuti sottoporre all’attuale selezione di accesso, nessuno di noi avrebbe superato test del genere”, aggiungendo, “dispiace dover constatare che quello che è stato consentito a noi, alla mia generazione, cioè di giocare la nostra partita, non è consentito ai nostri figli che sono meglio e più svegli di come eravamo noi”.

E allora mi chiedo: Qui prodest? A chi giova questo sistema, se è vero, come è vero che molti dei nostri giovani vanno a studiare Medicina fuori, esportando finanza e genialità nelle altre nazioni Europee, peraltro, in molti casi, in Università gestite all’estero da quelle Italiane? E chi questa possibilità non può permettersela?
A chi giova? Giova, giova! 
Giova alla “meccanica”!!! Giova ai meccanismi del nostro sistema: le selezioni di ieri hanno fatto incassare, euro in più, euro in meno, 1 MILIONE E 200MILAEURO, per non parlare di tutto il resto del sistema che ci gira intorno: corsi di preparazione organizzati, durante l’anno, in giro per l’Italia da facoltà e scuole; aziende e società specializzate nell’organizzazione dei test, affitti di fiere, soggiorni, ecc ecc ecc.
Insomma, è l’Italia che va … o forse che non va.
Intanto, a tutti Voi giovani di buona speranza, il mio augurio che i vostri sogni possano vedere l’alba; ma sopratutto l’augurio che possiate essere il futuro di quest’Italia che, attualmente, ne è rimasta orfana.

Avv. Antonio Ermenegildo Renna (Vice Sindaco Comune di Alliste)

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In questa campagna elettorale, che sa di commedia dell’assurdo, siamo stati costretti a subire situazioni che fino a pochi anni fa sarebbero potute essere solo prodotti fantasiosi di cattivo gusto: Salvini acclamato a salvatore del sud; squallidi rigurgiti fascisti accolti come la nuova e strabiliante soluzione dei tanti problemi della nostra Italia; statisti di Voghera a gogo; politici d’acciaio, riciclabili all’infinito.

In questa macedonia dell’irrazionale c’è una vicenda che sembra possa mantenere vivo un barlume di speranza: quello che è stato definito il “popolo degli imprenditori”. A Verona, Confindustria ha organizzato un tavolo di lavoro alla cui fase finale hanno partecipato ben 7000 imprenditori che ha avuto come risultato la redazione di un business plan per l’Italia.

Sono proposte concrete, frutto di necessità impellenti che vengono pretese dalla classe politica.

Guardando i logori quadri di questa campagna elettorale, vissuta da tutti come la più pirotecnica, in quanto a promesse, e la più bugiarda, in quanto alla loro irrealizzabile entità, sono anche mancati momenti seri di discussioni o peggio ancora sono mancati addirittura tematiche serie su cui confrontarsi.

Ogni posizione diversa è stata estremizzata, compromettendo di fatto la possibilità di confronti. L’opinione pubblica è stata marginalizzata fino a diventare afona e del tutto assente.

In questa crepuscolare situazione, forse, un appello è da rivolgere proprio ai nostri imprenditori che scommettono quotidianamente del loro, che affidano il proprio destino, e quello dei propri dipendenti, sì alle proprie capacità e competenze, ma una parte di successo -non residuale tra l’altro-, dipende dal contesto territoriale in cui agiscono, dalle infrastrutture, dal sistema creditizio e proprio per questo hanno il sacrosanto diritto di esigere condizioni favorevoli.

Perché, allora, non emulare l’esperienza veronese del Popolo degli imprenditori? Perché non organizzare un’assise, da cui far uscire un business plan per il Salento, per la Puglia che deve essere l’unico canale di comunicazione consentito al mondo politico?

È pura minestra riscaldata la “visita in fabbrica” del politico di turno. È offensivo per le intelligenze di tutti continuare a credere che, sia il politico, sia l’imprenditore abbiano la reale speranza di trarre beneficio da queste visite pastorali.

Se i politici sentono così tanto il desiderio di incontrarvi, di visitare le vostre fabbriche, di indagare, addirittura, sulla privata vita dei singoli operari, cambiate il vostro modo di accoglierli, fatelo solo ed esclusivamente sottoponendo loro quel “business plan” che deve stillare concretezza, ancorarli a scelte e non più promesse.

Unitevi e fate fronte comune, sarebbe un gesto Politico, sociale e umano di una potenza dirompente e di straordinario impatto. Sarebbe l’unico gesto concreto e sensato di questa trita sfilata elettorale.

Si parla di una ripresa economica anche per il TAC; compattarsi ed esigere scelte forti potrebbe essere un segno di maturità imprenditoriale.

Potrebbe rappresentare il gesto della rinascita di un settore che dagli errori del proprio recente passato trae lezioni imprescindibili per operare, finalmente, quel salto di qualità che ci proietterà in una dimensione di maggiore autonomia e identità imprenditoriale. Potrebbe essere il presupposto per trasformare in variopinta e forte farfalla ciò che oggi è stato una timida e soggiogata crisalide.

Il resto della società civile sembra aver smarrito l’interesse a occuparsi in modo incisivo della cosa pubblica, creando un preoccupante vuoto sociale.

La speranza è che i vostri interessi, la vostra intraprendenza possano essere quella scintilla tale da riportare questa sommatoria di individui a ridiventare società, Popolo, recuperando il ruolo centrale dell’agire politico.

Marco Mazzeo – Casarano 

Andando a spasso con il mio nipotino di sei anni, mi sono avvicinata alla piazzetta della stazione, cercavo di fargli visitare il Monumento ai caduti e spiegargli il suo significato.

Ho avuto vergogna quando il bambino, vedendo l’acqua della fontana sporca e maleodorante, ha osservato:” Nonna, dove mi hai portato? Qui è tutto sporco e puzzolente!”

Non ho saputo trovare le parole adatte che giustificassero lo stato del posto e la dimenticanza di quanti hanno perso la vita per onorare la Patria.

Come possiamo insegnare il rispetto e l’amore per il nostro passato quando calpestiamo il ricordo di chi ha difeso e combattuto per i nostri valori?

Si dice che i giovani non avviano valori; a me sembra che siano proprio le istituzioni ad averli cancellati così distratti dal contingente e dall’apparire.

Sono amareggiata per le condizioni generali in cui versa Gallipoli dove da diversi anni è cresciuta l’arroganza e la forza del dio-denaro (unico valore).

Mille manifesti autocelebrativi si smentiscono di fronte ad una amarissima realtà

Gallipoli – Giuseppina Montuori

Caro Direttore,
la presente lettera è doverosa per due motivi:
da una parte per rendere omaggio al servizio dialisi del Presidio Ospedaliero di Gallipoli, dove mio suocero ha dializzato per pochi mesi prima di morire e che a noi, come familiari, è sembrato d’eccellenza. E dall’altra, senza voler accusare o denunciare qualcuno, per cercare in qualche modo di segnalare, per migliorare, i comportamenti di alcune figure professionali. Mio suocero è morto il 6 settembre u.s. ed ha dializzato a Gallipoli, dove il personale tutto, dai tecnici, infermieri e i medici, hanno dimostrato, verso una persona sofferente,  tanta comprensione, disponibilità infinita e umanità, che oggi non è poco per familiari e pazienti.

Da questo ne è scaturito un encomio scritto,  ufficiale, con targhetta in pergamena, che abbiamo consegnato ai bravi medici del servizio di dialisi.

Ma purtroppo in questa mia si rende doveroso evidenziare come nel nostro peregrinare nei vari reparti della provincia, abbiamo incontrato non poche difficoltà e disservizi dovuti ai tagli ed accorpamenti di ospedali, che una politica reg.le, bieca e malvagia, sta praticando contro il diritto alla salute delle nostre popolazioni. Per non dire di comportamenti personali, di alcuni sanitari, che spesso esulano dalle inefficienze strutturali, e che vanno ricondotte solo ad atteggiamenti individuali, di alcuni. Come quei medici che per tre volte avevano dimesso mio suocero, e poi fatto rimanere in reparto perché litigiosi tra di loro, non riuscivano a mettersi d’accordo sulle condizioni effettive del paziente. Oppure potrei dire di quel primario che ha sempre negato il nostro familiare avesse contratto in dialisi (non a Gallipoli ovvio) epatite C e poi gravemente ammalato.

Ma qui sarà la magistratura a stabilire verità e giustizia.   

O ancora di quel medico, in un altro reparto, che si è dimostrato verso mio suocero che soffriva, burbero e scontroso. Spesso il servizio dialisi, e noi stessi come familiari, abbiamo chiesto quando stava male il nostro congiunto se fosse possibile praticare una paracentesi per alleviare,  anche se momentaneamente, quel corpo sofferente. E c’era chi accampava pretesti. Alle volte rivolgere un sorriso o una parola di conforto per un paziente che sta male, è come attenuare un dolore fisico. Dico solo questo ai medici e, non solo medici anche miei colleghi infermieri, a chi non riesce a comprendere le sofferenze degli altri: in un ospedale, molti anni fa, c’erano alcuni baroni che dispensavano sorrisi e riservavano stanze solo a chi, pazienti e familiari, si dimostrava “generoso” con loro, con cibi piacevolmente freschi.

La saluto cordialmente, direttore.

Maurizio Maccagnano – Galatone

Gentile Redazione Le mando questo mio semplice scritto, veda se ritiene utile pubblicarlo, grazie.

Tasse e servizi.

Pagare le tasse è un dovere per tutti i cittadini, è anche un bel modo civile per avere dei servizi.

Come dovremmo sapere tutti le tasse che i cittadini pagano, servono per avere tanti servizi e possibilmente ben funzionanti ed efficienti.

A livello locale, scuole, asili nido, manutenzione delle strade, acquedotti, fognature, centri sociali per anziani, case di riposo e molti altri servizi.

A livello nazionale, esercito militare, forze per la pubblica sicurezza, servizio sanitario nazionale, istruzione e formazione, università, trasporti, infrastrutture sul territorio nazionale, protezione civile, ambiente, salute e tantissimi altri servizi.

Se tutti pagassero il dovuto, si pagherebbe di meno tutti e si avrebbero più risorse per avere servizi migliori.

Cari giornalisti e mezzi d’informazione vi chiedo, fate più informazione, formazione, con più trasparenza e obiettività.

Vi chiedo anche perché non dite che chi evade il fisco, chi porta i soldi all’estero, quelli che fanno il lavoro nero, i corrotti, il mal affare, i mafiosi, perché non dite che tutti questi che fanno cose illegali, godono dei servizi che pagano con le tasse i tanti cittadini onesti.

Perché non dite che questi disonesti se vogliono godere dei servizi pubblici, se li dovrebbero pagare.

Cari giornali e tutti mezzi d’informazione, uscite dal generico e delle discussioni inutili, entrate in merito al dovere delle tasse, che vanno pagate, fate chiarezza trasparente, limpida, servirebbe per far crescere la  coscienza e consapevolezza nei cittadini del bene comune, che è un nobile dovere civile e sociale pagare il dovuto.

E ne trarrebbero vantaggio tutti i cittadini, il paese e tutta la società.

Francesco Lena  – Cenate Sopra ( Bergamo)

Gentile direttore,

ho molto apprezzato l’inchiesta su Gallipoli fatta da Piazza Salento.

Da salentino a Roma credo che il giornalismo locale abbia funzioni e responsabilità non inferiori a quelle della classe politica sulla costruzione del dibattito pubblico e sulla crescita culturale del territorio. C’è bisogno di coraggio e verità.

Anche per questo ho pensato di citare una parte dell’inchiesta in un articolo a mia firma su Tap per Strade, una testata nazionale da sempre impegnata in battaglie contro l’irrazionalità e per l’innovazione (link qui: http://stradeonline.it/innovazione-e-mercato/3040-tap-per-fortuna-cresce-il-salento-ancora-no)

Un cordiale saluto e buon lavoro,

Michele De Vitis – Roma

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Aurelia Trianni

Aurelia Trianni

E ancora grazie a “PiazzaSalento” per aver dato visibilità al mio esperimento di socio-fotografia sulle borse delle donne. Trovo pressoché doveroso che tutti noi ci rechiamo in edicola ad acquistare la copia del giornale, il cui costo equivale alla rinuncia di un caffè al bar due volte al mese, ed essere coerenti con la stessa curiosità ed interesse che ha contraddistinto il lettore di “PiazzaSalento” quando il giornale era gratuito. “PiazzaSalento” rappresenta, secondo il mio parere, la piazza reale di ogni singola comunità; nella specifica pagina “del Paese” sono riportati, infatti, non solo i fatti salienti di cronaca ed attualità, ma ogni minimo processo e fermento culturale, in un senso d’ appartenenza e identificazione che a molte, e più prestigiose, testate giornalistiche sfugge. Leggere “PiazzaSalento” è impadronirsi di ogni movimento, sia esso sportivo, politico, amministrativo o ludico, che avviene nel nostro territorio e alle porte di esso, per questo ribadisco il concetto che un giornale che parla “di noi” debba, da noi stessi ,essere sostenuto e garantito nel suo futuro editoriale. “‘Accattatibe ‘ u giornale” è una frase di rito che spesso utilizzo come forma di dovere da parte di chi questo territorio lo vive. In bocca al lupo e sinceri auguri a tutto lo staff editoriale e redazionale.

Aurelia Trianni* – Racale

*Si occupa di formazione; attualmente è tutor ad un master universitario. Ha la passione della fotografia, è impegnata in attività sociali, culturali e di volontariato.

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polo 2 casarano piazza (9)Tanto lavoro dietro una pagina!!
Il 5 aprile 2016, noi delle classi quinte C ed E dell’Istituto Comprensivo Polo 2 di Casarano, abbiamo visitato la redazione di “Piazzasalento”. È stata una bellissima ed interessante esperienza che ci ha ispirato a scrivere quanto segue. Ci sono stati dati molti chiarimenti, grazie alle efficaci e chiarissime spiegazioni del Direttore Fernando D’Aprile: non immaginavamo neanche lontanamente che dietro una pagina ci fosse un lavoro cosi duro, faticoso e di grande responsabilità! Il caporedattore ci ha mostrato il “Cervellone”, che elabora tutti i dati ricevuti dai diversi corrispondenti, inviati e collabora;tori. Entrando nel suo studio, quasi per scusarsi del “disordine cartaceo” sulla sua scrivania, ha detto che, nel proprio disordine, ognuno trova le sue cose. Successivamente, ci ha incantati con un particolarissimo termometro, davvero indescrivibile, realizzato per la prima volta da Leonardo Da Vinci. A fine visita, siamo stati chiamati per ricevere un’inedita sorpresa: ci hanno dedicato una pagina del loro giornale, in tempo reale, con le nostre foto e quella della dirigente Luisa Cascione. Secondo noi, tutti i ragazzi dovrebbero avere queste opportunità, per incrementare le proprie conoscenze sulla stesura di un giornale, per invogliare a leggere ciò che succede intorno e soprattutto per stimolare i ragazzi ad esprimere il loro parere su fatti, eventi e situazioni che sono di grande interesse. A dire il vero ,noi siamo fortunati perchè spesso discutiamo di attualità e i maestri sono sempre pronti ad ascoltarci, anche quando la pensiamo diversamente da loro. Grazie, perciò, al Direttore che ci ha ospitato, alle maestre e alla Dirigente per averci dato l’opportunità di allargare le nostre conoscenze, perchè, in fondo, loro credono in noi e sanno che NOI SIAMO IL FUTURO!

Le classi 5^ C e 5^ E – Polo Due Casarano

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Ne vogliamo parlare di questa Sanità salentina tanto bistrattata a livello regionale? Tanto per loro è importante solo non sforare il budget… Se sono qui a raccontarvela devo dire grazie alla preparazione e solerzia di una giovane dottoressa, del Reparto di Cardiologia di Casarano, che ha saputo intravedere tra le “ombre” di un veloce Ecocardiogramma i segni di un sicuro “danno” che stava per sopraggiungere e, con la solerzia che dicevo prima, mi ha “spedito” direttamente, pur essendo domenica,nel Reparto di Emodinamica del “Vito Fazzi” di Lecce. Un “mostruoso” grazie a questo reparto di Eccellenza che, sull’eredità del dottor Montinaro viene egregiamente diretto dal dottor Colonna, sa trattare con preparazione, cortesia ed umanità i tantissimi casi che si avvicendano giornalmente. ( i letti di degenza non fanno in tempo a raffreddare che subito vengono occupati da chi aspetta dietro la porta). Quel mio “mostruoso” Grazie, come dicevo prima va ai dottori Tondo e Fischietti, in un primo episodio, e al dottor Fischietti e alla dottoressa Romano in un secondo episodio, dopo venti giorni dal primo, che se non risolti tempestivamente e magistralmente mi avrebbero causato un infarto sicuramente fatale. Infine, sempre un “mostruoso” grazie a tutto lo Staff, nessuno escluso, e alla dottoressa Bergamo, molto preparata, umana, sensibile e chiara nel comunicare le notizie cliniche agli interessati. Grazie a tutti.

Raffaele Leopizzi – Matino

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Caro Direttore,
la vorrei informare che dopo i lavori di ristrutturazione del Parco “Don Tonino Bello” hanno migliorato la zona per gli amici a 4 zampe recintando la zona, ma per quanto riguarda la zona adibita con i giochi dei bimbi ,invece di metterla in sicurezza credo che abbiano peggiorato la situazione. Mi spiego. Dove prima c’era il cancello, nel lato del viale per il cimitero, adesso ci sono 3 paletti per non far accedere le macchine, ma si può entrare tranquillamente con uno scooter, il muretto di recinzione che c’era precedentemente è stato sostituito da una ringhiera, che in alcuni tratti è sprovvista della siepe e quindi i bimbi potrebbero passare gli spazi della ringhiera e ritrovarsi sulla strada principale dove le macchine transitano anche a velocità sostenuta. Le chiedo se può segnalare questo problema, soprattutto per l’incolumità dei nostri piccoli, e mettendo la “zona BIimbi” in sicurezza. La ringrazio a nome di tutti i genitori.

Anna Pugliese – Alezio

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All’attenzione del direttore di Piazzasalento
Il Progetto Martina è un Service nazionale Lions che ha come obiettivo la “lotta ai Tumori attraverso la cultura della prevenzione”. E’ rivolto ai giovani delle classi terze e quarte delle scuole superiori. E’ dedicato a Martina, appunto, colpita, in giovane età, da un tumore della mammella e che ha espresso, come testamento morale, il desiderio che i giovani abbiano la possibilità di essere “accuratamente informati ed educati ad aver maggior cura della propria salute”. Il Progetto, che ha interessato, in diversi incontri le scuole superiori della provincia, il 4 marzo 2016 ha fatto tappa presso la Scuola superiore “E. Medi” di Galatone. L’incontro è stato realizzato grazie alla sensibilità del dirigente prof. Cammarota e della referente alla salute della scuola, professoressa Angela Mazza, in collaborazione con la dr.ssa Anna Rosa Prete, psicologa (Lions Club Lecce Sallentum Universitas) che ne ha curato l’organizzazione. Hanno preso parte all’iniziativa in qualità di relatori il dott. Pietro Durante, coordinatore Circoscrizionale del Progetto e Past – President del Lions Club Lecce Sallentum Universitas, che ha illustrato gli obiettivi dei Lions ed ha trattato l’argomento della prevenzione dei tumori giovanili e dei rischi connessi a stili di vita sbagliati nonchè all’uso di alcool e droghe; la dott.ssa Luigina Rimo, ginecologa che ha trattato i tumori della sfera genitale maschile e femminile e la dott.ssa Paola Calabrese, dermatologa che ha affrontato le questioni relative al melanoma ed alla sua prevenzione.

Lettera firmata – Galatone

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ferrovie-del-sud-est-come-arrivare-in-salentoA “Piazzasalento, grata per la pubblicazione.
Dopo aver consultato il giorno prima il sito ufficiale delle Ferrovie Sud-Est ed aver verificato l’orario di partenza dalla Stazione di Nardò-Città del treno per Novoli in coincidenza con quello per Martina Franca ore 12,56 il giorno venerdì 22 aprile scorso ho acquistato il biglietto €.9,10 e mi sono recata in stazione ma all’orario stabilito il suddetto treno non passa; immagino si tratti del consueto ritardo di almeno 15 minuti: ma il treno non arriva. Chiedo ad una ragazza che insieme a me aspetta l’arrivo di un treno ma cortesemente mi informa che spesso quel treno per Novoli-Martina Franca viene soppresso senza alcun preavviso! In effetti nonostante il sito ufficiale Sud-Est confermi la partenza da Nardò Città alle ore 12,56 il treno è stato all’improvviso soppresso: per averne notizia bisogna andare a leggere un avvivo appiccicato alla porta della stazione che è del tutto priva di personale: persino la biglietteria è soppressa e bisogna acquistare i biglietti al vicino Bar. A questo punto telefono alla stazione di Novoli ma non sanno darmi nessuna informazione precisa sul “treno fantasma”. Avendo un appuntamento di lavoro alle ore 16,00 ad Alberobello e dovendo arrivare a Martina Franca per poi effettuare il cambio sono costretta a recarmi precipitosamente a Lecce con la mia auto e correre in Stazione per prendere il primo treno sud-est utile che parte alle 14,30 per arrivare a Martina Franca alle 16,31 e poi effettuare il cambio per Alberobello. Una vera e propria odissea fatta di disagio, nervosismo e tante maledizioni all’ex-amministratore della Sud-Est Luigi Fiorillo.

Tonia De Matteis – Nardò

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ecocentro gallipoli foto luglio 2014Buongiorno Redazione, vi scrivo per segnalare quanto mi è accaduto poco fa. Avendo da tempo in garage un paio di vecchi sacchi di cemento e intonaco, ed essendo anche già in ritardo con le pulizie di primavera, mi decido finalmente a smaltire questi pesanti rifiuti speciali. Ben bello mi sono recato presso l’Ecocentro! Eh sì, Gallipoli ha da qualche tempo un ecocentro, un punto di raccolta per rifiuti, specialmente rifiuti ingombranti e che necessitano di procedure particolari per lo smaltimento. Un po’ timoroso di trovarlo chiuso, non conosco gli orari di apertura ed era già mezzogiorno, rimango piacevolmente sorpreso nel trovarlo aperto. Entrando mi viene incontro un impiegato che mi saluta e mi chiede che tipo di rifiuti sono venuto a conferire. Mi sento quasi in colpa per aver dubitato dell’efficienza dei nostri servizi, della nostra capacità di amministrarci e anche sotto sotto della nostra civiltà, e per nostra intendo gallipolina, meridionale, italiana! Lo vedi che non abbiamo niente da invidiare ai nostri vicini europei?

L’illusione dura poco: basta un lapidario “Non è possibile ricevere quel tipo di rifiuti, c’è un problema all’impianto” per riportarmi sulla terra e in particolare a Gallipoli, profondo Sud di un’Italia che sprofonda. “Ma… sono rifiuti speciali, vanno smaltiti no?” . “Li può buttare nel cassonetto”. “Hum, nel mio quartiere c’è la raccolta differenziata, quindi niente bidoni. In ogni caso non sono sicuro che sia quello il posto giusto. Sarà per questo che le strade qua intorno sono piene di montagnole di calcinacci… le ha presente? Sono tipiche delle nostre stradine di campagna, di solito c’è anche un water e/o un lavandino”. “Non sono a conoscenza di questa abitudine”. “Ah ok. Scusi il disturbo, buon lavoro”. Facendo manovra intorno all’ecocentro non posso non notare una delle famose montagnole salentine, con tanto di water in cima. E a neanche quattro metri dall’entrata dell’ecocentro. Ho buttato i sacchi di cemento in un bidone con la scritta “Non introdurre calcinacci”. A più di tre anni dall’apertura, è chiaro che l’ecocentro non funziona, non ha mai funzionato, e niente fa pensare che possa funzionare in futuro. Per favore tenete viva l’attenzione su questo spreco di denaro, che è anche e soprattutto una sonora presa per i fondelli ai cittadini che vogliono seguire le regole …e magari pagare un po’ di meno di Tarsu, Tari o come si chiama lei!
Grazie e saluti,

Antonio Giungato – Gallipoli

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Ancora una volta le case popolari di viale Ferrari a Casarano senza acqua, siamo alle solite! Come sempre, per colpa di alcuni devono pagare tutti. Infatti, ormai è da una settimana che, a causa di alcuni morosi, viene chiusa l’acqua a tutti i condomini, ora mi chiedo io: perché non vanno casa per casa e fanno i loro controlli? Così, se l’acqua viene chiusa solo a chi non paga, magari si mette in regola. C’è da dire anche che, nonostante si paghi un amministratore da ormai 8 anni, il debito verso l’Acquedotto pugliese cresce sempre di più,chissà come mai. Saluti.

Emanuele Civino – Casarano

Voce al Direttore

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Una buona fetta dell'impegnativa torta chiamata turismi (balneare, religioso, culturale, giovanile, ambientale, crocieristico...) è stata riservata l'altra sera a Gallipoli, durante un'assemblea plenaria, al...