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Andando a spasso con il mio nipotino di sei anni, mi sono avvicinata alla piazzetta della stazione, cercavo di fargli visitare il Monumento ai caduti e spiegargli il suo significato.

Ho avuto vergogna quando il bambino, vedendo l’acqua della fontana sporca e maleodorante, ha osservato:” Nonna, dove mi hai portato? Qui è tutto sporco e puzzolente!”

Non ho saputo trovare le parole adatte che giustificassero lo stato del posto e la dimenticanza di quanti hanno perso la vita per onorare la Patria.

Come possiamo insegnare il rispetto e l’amore per il nostro passato quando calpestiamo il ricordo di chi ha difeso e combattuto per i nostri valori?

Si dice che i giovani non avviano valori; a me sembra che siano proprio le istituzioni ad averli cancellati così distratti dal contingente e dall’apparire.

Sono amareggiata per le condizioni generali in cui versa Gallipoli dove da diversi anni è cresciuta l’arroganza e la forza del dio-denaro (unico valore).

Mille manifesti autocelebrativi si smentiscono di fronte ad una amarissima realtà

Gallipoli – Giuseppina Montuori

Caro Direttore,
la presente lettera è doverosa per due motivi:
da una parte per rendere omaggio al servizio dialisi del Presidio Ospedaliero di Gallipoli, dove mio suocero ha dializzato per pochi mesi prima di morire e che a noi, come familiari, è sembrato d’eccellenza. E dall’altra, senza voler accusare o denunciare qualcuno, per cercare in qualche modo di segnalare, per migliorare, i comportamenti di alcune figure professionali. Mio suocero è morto il 6 settembre u.s. ed ha dializzato a Gallipoli, dove il personale tutto, dai tecnici, infermieri e i medici, hanno dimostrato, verso una persona sofferente,  tanta comprensione, disponibilità infinita e umanità, che oggi non è poco per familiari e pazienti.

Da questo ne è scaturito un encomio scritto,  ufficiale, con targhetta in pergamena, che abbiamo consegnato ai bravi medici del servizio di dialisi.

Ma purtroppo in questa mia si rende doveroso evidenziare come nel nostro peregrinare nei vari reparti della provincia, abbiamo incontrato non poche difficoltà e disservizi dovuti ai tagli ed accorpamenti di ospedali, che una politica reg.le, bieca e malvagia, sta praticando contro il diritto alla salute delle nostre popolazioni. Per non dire di comportamenti personali, di alcuni sanitari, che spesso esulano dalle inefficienze strutturali, e che vanno ricondotte solo ad atteggiamenti individuali, di alcuni. Come quei medici che per tre volte avevano dimesso mio suocero, e poi fatto rimanere in reparto perché litigiosi tra di loro, non riuscivano a mettersi d’accordo sulle condizioni effettive del paziente. Oppure potrei dire di quel primario che ha sempre negato il nostro familiare avesse contratto in dialisi (non a Gallipoli ovvio) epatite C e poi gravemente ammalato.

Ma qui sarà la magistratura a stabilire verità e giustizia.   

O ancora di quel medico, in un altro reparto, che si è dimostrato verso mio suocero che soffriva, burbero e scontroso. Spesso il servizio dialisi, e noi stessi come familiari, abbiamo chiesto quando stava male il nostro congiunto se fosse possibile praticare una paracentesi per alleviare,  anche se momentaneamente, quel corpo sofferente. E c’era chi accampava pretesti. Alle volte rivolgere un sorriso o una parola di conforto per un paziente che sta male, è come attenuare un dolore fisico. Dico solo questo ai medici e, non solo medici anche miei colleghi infermieri, a chi non riesce a comprendere le sofferenze degli altri: in un ospedale, molti anni fa, c’erano alcuni baroni che dispensavano sorrisi e riservavano stanze solo a chi, pazienti e familiari, si dimostrava “generoso” con loro, con cibi piacevolmente freschi.

La saluto cordialmente, direttore.

Maurizio Maccagnano – Galatone

Gentile Redazione Le mando questo mio semplice scritto, veda se ritiene utile pubblicarlo, grazie.

Tasse e servizi.

Pagare le tasse è un dovere per tutti i cittadini, è anche un bel modo civile per avere dei servizi.

Come dovremmo sapere tutti le tasse che i cittadini pagano, servono per avere tanti servizi e possibilmente ben funzionanti ed efficienti.

A livello locale, scuole, asili nido, manutenzione delle strade, acquedotti, fognature, centri sociali per anziani, case di riposo e molti altri servizi.

A livello nazionale, esercito militare, forze per la pubblica sicurezza, servizio sanitario nazionale, istruzione e formazione, università, trasporti, infrastrutture sul territorio nazionale, protezione civile, ambiente, salute e tantissimi altri servizi.

Se tutti pagassero il dovuto, si pagherebbe di meno tutti e si avrebbero più risorse per avere servizi migliori.

Cari giornalisti e mezzi d’informazione vi chiedo, fate più informazione, formazione, con più trasparenza e obiettività.

Vi chiedo anche perché non dite che chi evade il fisco, chi porta i soldi all’estero, quelli che fanno il lavoro nero, i corrotti, il mal affare, i mafiosi, perché non dite che tutti questi che fanno cose illegali, godono dei servizi che pagano con le tasse i tanti cittadini onesti.

Perché non dite che questi disonesti se vogliono godere dei servizi pubblici, se li dovrebbero pagare.

Cari giornali e tutti mezzi d’informazione, uscite dal generico e delle discussioni inutili, entrate in merito al dovere delle tasse, che vanno pagate, fate chiarezza trasparente, limpida, servirebbe per far crescere la  coscienza e consapevolezza nei cittadini del bene comune, che è un nobile dovere civile e sociale pagare il dovuto.

E ne trarrebbero vantaggio tutti i cittadini, il paese e tutta la società.

Francesco Lena  – Cenate Sopra ( Bergamo)

Gentile direttore,

ho molto apprezzato l’inchiesta su Gallipoli fatta da Piazza Salento.

Da salentino a Roma credo che il giornalismo locale abbia funzioni e responsabilità non inferiori a quelle della classe politica sulla costruzione del dibattito pubblico e sulla crescita culturale del territorio. C’è bisogno di coraggio e verità.

Anche per questo ho pensato di citare una parte dell’inchiesta in un articolo a mia firma su Tap per Strade, una testata nazionale da sempre impegnata in battaglie contro l’irrazionalità e per l’innovazione (link qui: http://stradeonline.it/innovazione-e-mercato/3040-tap-per-fortuna-cresce-il-salento-ancora-no)

Un cordiale saluto e buon lavoro,

Michele De Vitis – Roma

Non bastano due giorni di tramontana di fine agosto a cacciar via l’estate. Già si parla di una settima ondata di caldo intenso fuori dalle medie stagionali. Prevista ancora afa e quindi aria condizionata a go-go. D’altronte , così è l’estate, guai a dirne male.  “Ci dice male de la state, dice male de mammasa” e ancora “Ci dice male de la state, ulìa mpicatu” così ammoniscono gli antichi modi di dire.  In fondo “Ddo fiate a ll’annu, nu vvene la state”, meglio, quindi, godercela, quando c’è con tutte le sue caratteristiche, afa e siccità comprese. Anzi, “Pregamu lu Petreternu, la state cu èggia state, e lu jernu cu èggia jernu” perché “Se lu jernu nu jerniscia, la state nu statiscia”. Inutile accanirsi dietro le previsioni meteo facendone oggetto di continue dissertazioni, da quello che si ricava dalla saggezza popolare in estate le cose devono andare prorprio come vanno. Se è agosto, ci deve essere sole e tanto caldo e non bisogna lasciarsi ingannare da qualche nuvola passeggera: “Nule de state e sserenu de jernu, nu ffare ffidamentu”.  Non sempre l’acqua, che viene spesso invocata,  è una benedizione. Tutt’altro: “ Acqua de state la piscia lu diaulu” e “Acqua de state, pisciazza de Lucifero” e quindi  beato chi la sopporta: “Acqua  de state, jata a cci la pate”

In conclusione, l’estate è una bella stagione, perché anche chi è in difficoltà riesce a vivere dignitosamente, accontentandosi di poco e in buona salute:“La state è la mamma de li puareddi” perché “La state fannu latte puru li ceddi”.  Non manca l’esortazione ai contadini a continuare a impegnarsi nei lavori dei campi e a programmare l’attività dei mesi successivi perché  “Ci dorme la state, disciuna lu jernu”. Esortazione fatta propria dalle operose massaie impegnate nel sole estivo a seccare  pomodori, zucchine e peperoni per gustosissimi piatti nelle giornate fredde d’inverno.

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Patience Gray e Norman Mommens a Spigolizzi

Patience Gray e Norman Mommens a Spigolizzi

SIMU SALENTINI. Nell’anniversario dei cento anni della nascita di Patience Gray, è uscita la biografia di questa donna straordinaria: “Fasting e feasting, the Life of visionary food writer Patience Gray”, scritta dal giornalista statunitense Adam Federman. Il volume, pubblicato dalla Chelsea green publishing, è stato presentato a Londra il 3 luglio. All’inizio degli anni settanta, Patience Gray, scrittrice, giornalista e artista inglese, e il suo compagno, lo scultore di origine fiamminga Norman Mommens, si stabilirono sulla serra di Spigolizzi, nelle campagne di Salve, in una masseria del XVIII secolo, in stato di abbandono da diversi anni. La resero abitabile, ma non vollero mai la corrente elettrica. L’illuminazione era fornita dalle lampade Aladdin a petrolio o dalle candele. Solo anni dopo, un amico tedesco installò sul tetto due pannelli solari, che fornivano sufficiente energia per due lampadine a basso consumo, una nello studio di Patience e una nella cantina, dove conservavano un vino glorioso che producevano con l’aiuto di un gruppo di amici. A Spigolizzi, per oltre trent’anni, i giorni furono scanditi dal ticchettio della Olivetti Lettera 22 di Patience e dal tintinnio del martello e dello scalpello di Norman, ma anche dai ritmi imposti dal lavoro nel campo antistante la masseria, dominato dalla statua del “Gran pazzo” eretta sul perimetro dell’antica aia circolare. Qui, Patience ha portato a compimento Honey from a Weed, Fasting and Feasting in Tuscany, Catalonia, The Cyclades and Apulia (Prospect Books, Londra 1986), un libro di cucina e cultura culinaria mediterranea unico nel suo genere. L’opera, che ebbe un notevole successo e lusinghiere recensioni, e che continua a essere ristampata, ha avuto una gestazione di quasi vent’anni. Nel corso di lunghe peregrinazioni tra Carrara, la Catalogna e la Grecia, al seguito della “insaziabile fame di pietra” del compagno scultore, Patience aveva raccolto un numero impressionante di ricette, dalla viva voce di massaie, contadini e cuochi delle locali trattorie, confluite in quello che è universalmente considerato un capolavoro. Norman morì l’8 febbraio del 2000, Patience lo seguì cinque anni dopo, il 10 marzo 2005. Ambedue riposano nel cimitero di Salve. Adam Federman ha trascorso due mesi a Spigolizzi, ospite di Nicolas Gray, figlio di Patience, e di sua moglie Maggie Armstrong, che dopo la morte di Norman e Patience si sono stabiliti a loro volta alla masseria. Ha avuto la possibilità di consultare anche il copioso carteggio lasciato dalla scrittrice, centinaia di lettere scambiate con amici, famigliari, editori, scrittori, giornalisti e artisti di mezzo mondo. Recensendo il volume, William Boyd, autore di “Una dolce carezza” e “Ogni cuore umano”, parla di “un libro illuminante su una donna straordinaria, cuoca e scrittrice. La vita intensa Patience Gray sembra aderire perfettamente alle sue idee visionarie e rivoluzionarie sul cibo, la cucina e il mangiare. Dovrebbe essere considerata una figura totemica dell’arte culinaria del nostro tempo.” Federman ha anche intervistato molti di coloro che l’hanno conosciuta, qui nel Salento e altrove, delineando il ritratto di una donna affascinante, intelligente e versatile.

luigi mariano con neri marcoreSIMU SALENTINI. A quasi un anno dalla sua pubblicazione e dopo il “Premio Lunezia doc” 2016 ritirato a luglio a Marina di Carrara, “Canzoni all’angolo” (Esordisco/Audioglobe), il secondo cd del cantautore di Galatone Luigi Mariano, riceve un secondo, inaspettato, riconoscimento: il Premio Civilia “Zingari felici”, giunto quest’anno alla sua seconda edizione. Di fatto, il premio conferito al miglior album di un artista salentino 2016. Nella prima edizione la targa era andata a Carolina Bubbico con il suo “Una donna”. L’associazione Civilia, molto attiva nel valorizzare la canzone d’autore a partire dagli artisti del territorio, ha ideato da un po’ di tempo il Premio Civilia, all’interno del quale nasce (l’anno scorso, appunto), il Premio “Zingari felici” riservato ai dischi.

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Il museo civico di Alezio

Il museo civico di Alezio

SIMU SALENTINI. Tarallini per tutti i gusti: all’olio d’oliva, al peperoncino, al pepe, al finocchio. Sono diventati, dopo le friselle, il prodotto da forno più radicato nei gusti dei salentini esportati nel mondo. Raccontano una storia antichissima e poco conosciuta: negli scavi archeologici del santuario messapico di Demetra a Oria, risalenti al VI sec. a.C., sono stati trovati tarallini bruciati offerti alla dea. Un elemento in più per conoscere i Messapi di cui troviamo traccia, tra gli altri centri, anche a Nardò, Alezio, Ugento, Vereto. Ma i tarallini costituiscono solo una parte del menu della “Tavola dei Messapi, itinerari di archeologia, cultura e sapori nel Salento” una guida pubblicata dall’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili con la consulenza scientifica dell’Università del Salento in collaborazione con gli Istituti alberghieri per il Turismo e agrari della provincia di Lecce.

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SIMU SALENTINI. Un tavolo, con tanto di caffè e pasticcini, non riuscirebbe a contenerle tutte le associazioni di Alezio. L’ultimo – affollato – “caffè” itinerante, ospitato nella sede della Pro loco lo scorso 19 maggio, ne è stata la prova. Se poi il tavolo è “tecnico”, per cercare di far dialogare i diversi volti della comunità e costruire un ventaglio di iniziative per tutti, omogeneo e armonico, le difficoltà non mancano. Ma ciò che prevale è la voglia di esserci, scambiare un poco del proprio “saper fare”, per se stessi e per gli altri. È un po’ lo spirito “aggregatore” della Pro loco, sempre a ricalcare un percorso di tradizioni, lasciando spazio però anche alla “contaminazione”: «Ma la promozione del territorio – spiega la presidente Tina Levantaci – passa anche da integrazione e accoglienza. Con questo spirito ci prepariamo alla nostra se- rata “Itaca”, il prossimo 25 giugno. Seguirà poi la rievocazione storica del corteo murattiano, il 23 luglio e la serata Alixias con il premio Luci d’autore il 20 agosto».

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bluesalentoSIMU SALENTINI. Se da un lato il progetto Bluesalento si contrappone agli stilemi anglosassoni producendo musica contemporanea non allineata alle suggestioni mediterranee, dall’altro sembra non tradire il senso che si evince già dal nome. L’adozione della lingua salentina come dimensione unica della parola e del verso e l’utilizzo di sonorità al confine fra Mediterraneo orientale e suggestioni euro-folk possono essere infatti considerati un gesto di riappropriazione identitaria che nulla ha da invidiare alla nascita e diffusione del blues nella Cotton Belt.

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SIMU SALENTINI. Non si poteva non parlare di turisti, vacanze e soldi nel “Caffè in redazione” del 5 maggio a Gallipoli. Di andamento stagionale (in calo? Costante?), di attività clandestine (in nero, in tutto o in parte), di periodi da allungare e con quali richiami, delle vicende giudiziarie collegate al Parco Gondar e dei rischi per l’economia indotta dal parco dell’intrattenimento soprattutto in agosto. E del centro storico che chiude praticamente per lunghi mesi dall’autunno ad inizio primavera, nonostante le occasioni anche di carattere religioso (i riti della Passione).

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caffe in redazione alezioIl “Caffè in redazione” venerdì 18 sarà ospitato ad Alezio. Dopo gli appuntamenti a Melissano, Parabita, Galatone, Casarano, Racale, Taviano e Gallipoli (sul giornale in uscita il resoconto con aneddoti e storie), domani ci troveremo in via Municipio 5, presso la Pro loco. Appuntamento dalle 16 in poi con chi voglia parlare da vicino del giornale, dell’informazione, dei rischi e delle bufale, dei problemi e delle soluzioni. E di qualsiasi altra cosa si voglia. Proprio come in un caffè.

caffe gallipoliIl “Caffè in redazione” venerdì 5 sarà ospitato a Gallipoli. Dopo gli appuntamenti a Melissano, Parabita, Galatone, Casarano, Racale e Taviano (sul giornale in uscita il resoconto con aneddoti e storie), domani ci troveremo in via Sigismondo Castromediano 4, presso la nostra redazione. Appuntamento dalle 15.30 in poi con chi voglia parlare da vicino del giornale, dell’informazione, dei rischi e delle bufale, dei problemi e delle soluzioni. E di qualsiasi altra cosa si voglia. Proprio come in un caffè.

SIMU SALENTINI. Un “Caffè in redazione” pieno di amici e conoscenti di provenienza diversa ma con tante cose da dire quello svolto a Taviano il 21 aprile, nella sede dell’associazione Vittorio Bachelet” in odore di festeggiamenti per il 25mo compleanno. A cominciare da chi è stato chiamato subito in causa per caso o per notorietà o per chiara curiosità: capire il senso di questi incontri e magari dire la propria. Il Salento eletto a patria adottiva dopo anni di palazzetti dello sport tra Casarano, Alessano, Squinzano, Presicce, ora Taviano: il “Caffè” è partito infatti da Andrea Battilotti e Marco Lotito, giallorossi della Pag Edilcentro Volley. Incuriositi anche loro dalla lunga galleria di manifesti e ritagli che testimoniano 25 anni di attività culturale e ricreativa ad ampio raggio a cura della “Bachelet”, i due atleti hanno parlato del bel presente al profumo di promozione ed anche del loro personale futuro prossimo (ne riferiamo sopra). Con il vicepresidente della società sportiva Donato Bruno, il passo è stato breve verso il tema che preoccupa chi fa sport competitivo ad un certo livello: gli impianti. Riferendosi alla precedente storica esperienza, Bruno ha ricordato che si andava a Lecce per giocare gli incontri di Coppa Italia della serie A. Facile prevedere che potrebbe riproporsi il problema della capienza del Palasport e delle altrettanto probabili deroghe da parte della federazione pallavolistica, non si sa fino a quando. Riprendere e rilanciare le strutture, magari riconvertire un impianto preparandolo per più discipline. Partendo da qui il pensiero è andato al campo sportivo e alla tristemente famosa pista di atletica. la cui storia (finora triste) è stata ripercorsa da Francesco Longo, ex Sindaco e tecnico comunale a Casarano. Nonchè responsabile dell’associazione regionale di categoria. «Riconvertendo vecchie strutture e rendendole multidisciplinari, realizzeremmo anche risparmio di suolo”, ha detto Bruno, che da imprenditore ha volto lo sguardo anche ad altre lacune strutturali, come centri per congressi, contenitori per concerti al coperto. Quindi il tema dei temi: come arrivare qui e come muoversi.

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Icaffe tavianol “Caffè in redazione” venerdì 21 sarà ospitato a Taviano. Dopo gli appuntamenti a Melissano, Parabita, Galatone, Casarano e Racale, venerdì ci troveremo in via Immacolata 16 presso l’Associazione “Vittorio Bachelet”. Appuntamento dalle 15.30 in poi con chi voglia parlare da vicino del giornale, dell’informazione, dei rischi e delle bufale, dei problemi e delle soluzioni. E di qualsiasi altra cosa si voglia. Proprio come in un caffè.

 

SIMU SALENTINI. Il periodo pasquale ci richiama alcune immagini che ne sintetizzano l’essenza: uovo, agnello, colomba, i più frequenti. Diventano oggetto di desiderio nelle ricche vetrine delle pasticcerie e nei menù tradizionali, solo che ai più risulta sempre più difficile risalire al significato di questa “foresta di simboli” da cui siamo circondati proprio in questo periodo. Sempre più arduo, infatti, non solo cogliere le segrete corrispondenze del simbolo, ma anche semplicemente il sottile filo che lega il contenuto e la sua rappresentazione visiva. I simboli, come i segni, sono “qualcosa che sta per qualcos’altro”, che risulta, però, ampliato e polisemico. Colpisce l’immaginario prima dei bambini, la figura dell’uovo, con la sorpresa più o meno importante a seconda della grandezza, che catalizza l’attenzione più del gusto della cioccolata. Quando c’erano poche risorse e più fantasia, i bambini dipingevano con colori brillanti le uova sode che disponevano nei cestini e che venivano usate come segnaposto nel pranzo di Pasqua. L’uovo è un chiaro riferimento alla fertilità non legato immediatamente (e secondo alcuni in nessun modo) all’evento della Resurrezione di Cristo. Alla base di numerose cosmogonie, lo troviamo nell’antico Egitto, è ritenuto dappertutto il simbolo della primavera; col cristianesimo diventò la figura della tomba di pietra da cui Cristo resuscitò. Nessuna presenza di uova nella Pasqua ebraica né nella festa degli Azzimi. Troviamo le uova sode nella tradizionale cuddura salentina, nelle pupe e nei cadduzzi. Nella cuddura il numero delle uova doveva essere dispari (ritenuto portafortuna); veniva regalata dal fidanzato alla promessa sposa o alla suocera.

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CASARANO. Sarà stato il periodo non proprio “normale” che vive la città, saranno state le scadenze ormai prossime tra il futuro del “Ferrari” e il rinnovo degli amministratori comunali con, sullo sfondo, gli oscuri e perciò inquietanti rapporti tra criminalità locale e Palazzo, ma anche qui il “Caffè in redazione” con i giornalisti di “Piazzasalento” ha incontrato incertezza diffusa, interrogativi non sciolti, senso di isolamento. Come a Parabita, dove l’incontro si era avuto, per puro caso, dopo una settimana dallo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Ed anche qui i partecipanti all’incontro hanno espresso lo stesso anelito di Parabita: fare squadra, unire le forze, stare insieme associazioni con associazioni, per scopi che non possono che essere comuni. «Alla Marcia per la legalità, nella Giornata che Libera provinciale ha scelto di celebrare proprio a Casarano, dov’erano le parrocchie? E gli scout? E i partiti? Anche le Istituzioni sembrano aver perso quella doverosa accettazione delle critiche, del rispetto del ruolo importante dell’informazione. Mai come adesso – secondo l’analisi di Francesco Capezza, rappresentante del presidio locale di Libera – si vede una città accartocciata su se stessa; in tanti sono ripiegati su interessi personali, incuranti degli sfraceli intorno. Per fortuna ci sono alcune scuole che guardano oltre la siepe del proprio giardino.Tra un caffè e un pasticcino, ospiti di “La soffitta senza tetto” in via delle Industrie, sono stati numerosi gli accenti con questi toni. «Ci sono sulla carta tante associazioni ma nessuna mi pare che lavori con costanza sulla cittadinanza – ha detto Fernando Martinelli, artista e operatore culturale – e dal canto loro le aziende non capiscono l’importanza di accompagnare iniziative che animano la città, il centro storico con la cultura.

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Cesario Picca

Cesario Picca

SIMU SALENTINI. Rosario “Saru” Santacroce è un giornalista salentino che lavora a Bologna da vent’anni. Tornato nella sua terra per concedersi un anno sabbatico si imbatte in un delitto che nel breve giro gli fa perdere i buoni propositi di un periodo di quiete. Questa in estrema sintesi la trama de “Il dio danzante”, il terzo romanzo di Cesario Picca (foto), nel quale lo scrittore, prendendo spunto da un reale fatto di cronaca – la fuga di un pericoloso ergastolano dall’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce – narra delle indagini di un cronista d’assalto, Saru, appunto. Il tutto nello scenario di un Salento magico, ma anche violento, colorato, odoroso, intrigante e trasgressivo.

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SIMU SALENTINI. Dopo Melissano e Parabita, ecco il “Caffè in redazione” itinerante, con tappa a Galatone. Centro storico, locale storico, nei secoli tribunale, ospedale, asilo e fabbrica di bibite gasate più di recente. è la culla di “Open yuor mind”, un’associazione che predica menti aperte e pratica idee, intuizioni, attività varie. Il sodalizio di Federica Pano di Nardò, Donato Manisco e Giovanni Cuppone spazia dalle visite guidate all’organizzazione del concerto di beneficienza della festa del Crocifisso (su delega del parroco don Angelo Corvo, ultima raccolta 5.800 euro), dal turismo religioso da maggio a tutta l’estate con mete il famoso Santuario e la chiesa della madonna della Grazia alla partecipazione a fiere turistiche come quella di San Gallo (Svizzera, con titolari di b&b e produttori di vino). Senza tralasciare il proprio contributo alla Banca della solidarietà ed all’assistenza dei randagi.

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...