Shakespeare va pure in dialetto

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I ragazzi della Calandra che hanno portato sul palco una tragedia di Shakespeare con brani pure in dialetto per la regia di Luigi Giungato

Tuglie. Il Salento e il suo dialetto al centro del “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare? Opera ardua e complessa, ma realizzata in pieno dalla compagnia teatrale Calandra che di recente, nell’atrio del Municipio di Tuglie, ha portato in scena una singolare trasposizione della celebre piéce del drammaturgo inglese, interpretata (parte in dialetto) da ragazzi di età compresa fra i 14 e i 16 anni.

«Coinvolgendo i ragazzi, l’obiettivo principale era quello di rendere quanto più realistica possibile la storia e siccome, soprattutto nel Meridione, quando si parla nella vita quotidiana si usa un miscuglio di italiano e lingua dialettale, è risultato più facile utilizzare il dialetto salentino», afferma il regista Luigi Giungato.

La scelta della lingua è stata fatta anche per rendere i ragazzi quanto più spontanei possibili, sia nel corso teatrale che sulla scena. «Prevale anche la consapevolezza e la necessità di nobilitare questa antica lingua che ha estrema necessità di diffusione tra le nuove generazioni», continua il regista.

Nello spettacolo il Salento è stato rappresentato dal suono dei tamburi tradizionali che hanno scandito i momenti cruciali della tragedia. “Capuleti e Montecchi” è stato interpretato da Aurora Carroccia, Luca Cataldi, Celeste Cuppone, Martina Gaia Marsano, Lorenzo Merico, Francesco Ria, e Francesca Selce, capaci di raccontare la tragedia dal punto di vista di due gruppi di adolescenti divenuti vittime sacrificali della violenza degli adulti.

I giovani attori hanno anche allargato il palcoscenico “invadendo” la platea nella contrapposizione fra due “clan” rivali che ha rappresentato lo scontro nel quale la vita dei ragazzi è spesso coinvolta nella vita reale. A coordinare questo, come tutti gli spettacoli della Calandra il regista Giuseppe Miggiano.

Gianpiero Pisanello

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