Riflettori su Cremonesi e il romanzo di Seclì

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Il rettore, la vedova Cremonesi, Ingravallo, Bianco della Soprintendenza, Orlando del Museo magliese, Negro e D’Antico (foto G. Prete)

Parabita. Parabita aveva rappresentato la prima tappa dei suoi studi,   che lo avrebbero portato ad insegnare all’Università di Pisa e poi all’ateneo di Lecce e ad essere riconosciuto tra i più importanti archeologi italini. Per tutto ciò il professore Giuliano Cremonesi è stato ricordato e premiato  il 13 ottobre scorso in occasione di un convegno organizzato dal centro di cultura “Il Laboratorio” di Aldo D’Antico. L’iniziativa ha aperto la 12ma edizione di “Incontri d’archivio” condotta da Valentina Negro.

Era il 1964 quando Cremonesi, di origini toscane, giunse a Parabita per una sessione di scavi e ricognizioni  nella Grotta delle Veneri, avviando una collaborazione scientifica fino al ’92, anno della sua morte, con il Museo di Maglie. A prendere per primo la parola è stato il sindaco Cacciapaglia che ha confermato la volontà di realizzare un Museo dell’Archeologia a Parabita. Sono intervenuti la docente di Paleontologia dell’Università del Salento, Ingravallo, rappresentanti della Soprintendenza ai Beni architettonici e del Museo magliese. Il professore D’Antico ha affidato alle mani del rettore Domenico Laforgia, un Apollo d’argento che è stato poi consegnato alla moglie dello studioso. Sono seguite le testimonianze di alcuni suoi collaboratori, come Gigi Panzeri di Matino. Il secondo “Incontro” del 27 ottobre ha avuto al centro il romanzo “Il Giardino Grande” di Ortensio Seclì, insegnate e storico locale. «è un altro tassello della letteratura provinciale (non provincialistica) spesso trascurata e dimenticata dagli apparati ufficiali. Un bel romanzo, sulla scia della grande tradizione narrativa italiana», ha tra l’altro detto il prof. D’Antico nell’introduzione. Presenti Maurizio Nocera e Antonio Errico, scrittori salentini.              

GF

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