Rifiuti umidi proibiti all’impianto di Poggiardo: 46 Comuni riuniti domani, pensando al sequestro di quattro anni fa

Poggiardo – I rifiuti umidi non devono più arrivare all’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo. In località Pastorizze era stato realizzato un impianto complesso per il trattamento esclusivo del rifiuto secco. La violazione per cui qui è arrivato anche altro scarto delle attività domestiche, tipo resti di alimenti, deve cessare. Come e quando si vedrà domani, 25 settembre, giornata in cui è stata fissata l’assemblea generale dei 46 Comuni afferenti, della società Progetto Ambiente Lecce 2, della Regione con la sua agenzia per la gestione dei rifiuti (Ages), principali protagonisti di questa storia sempre più complicata.

L’appuntamento è per le 11,30 al Palazzo della Cultura in piazza Umberto I. Arrivano agguerriti a questo incontro gli amministratori comunali locali, col Sindaco Giuseppe Colafati in testa: “Adesso basta”, è il loro grido dopo gli ennesimi miasmi piombati in paese, nella frazione Vaste, nel vicino Giuggianello. “Faremo di tutto per salvaguardare la salute ed il benessere dei cittadini”, ha dichiarato il Sindaco, autore, nel giro di tre settimane di due diffide ai Comuni, alla Regione, al gestore, con la chiamata in causa anche di Arpa e Noe dei carabinieri. Il colpevole accertato è proprio il rifiuto umido che non deve e non può essere trattato in questa struttura.

Alla Progetto Ambiente Lecce 2 sentono di aver fatto la loro parte. “Da dove crede che siano partite le segnalazioni alla Regione e all’Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente, ndr)?”, risponde con un filo di sarcasmo un operatore. “Noi abbiamo fatto il nostro dovere. Da quando? Ehm da due-tre anni, forse più”, aggiunge mentre gli autocompattatori vanno e vengono con sosta per attendere il proprio turno. E la mente corre ad un altro settembre, quello del 2014 quando, il 30 precisamente, un provvedimento di sequestro dell’impianto a firma di un magistrato della Procura della Repubblica di Lecce e dal giudice per le indagini preliminari. Motivo: emissioni nauseabonde e pericolose, con effetti quali “emicrania, irritazioni congiunturali, mal di stomaco, difficoltà respiratorie, inappetenza, disagi anche del sonno”, come si legge nel provvedimento consegnato ai gestori l’1 ottobre. I magistrati davano 15 giorni di tempo per risolvere il problema.

Di 15 giorni in 15 giorni, sono trascorsi quattro anni. Non sono bastati neanche per far sorgere anche in provincia di Lecce – così come avvenuto in quelle di Taranto e Brindisi – un impianto per il trattamenti appunto dei residui umidi. La Regione ci è andata vicina, con un avviso pubblico per raccogliere le disponibilità degli Enti locali. Nardò e soprattutto Soleto avevano dato la propria disponibilità, poi una dopo l’altra le avevano ritirate. E si riparte così da zero.

Intanto, che cosa si può fare? La Regione, col commissario Grandaliano dell’Ager, ha chiesto da ultimo ai Comuni di quantificare esattamente la percentuale di umido prodotta. Il dato servirebbe per individuare il punto di arrivo tra Brindisi e Taranto. Proprio nel Tarantino, esattamente a Lizzano, potrebbe essere il loro punto di approdo. Sul tavolo odierno ci sarà quindi anche il problema del costo del trasporto fuori provincia dello scarto domestico. Che in un modo o nell’altro va comunque con urgenza risolto.

 

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