Reportage da Gallipoli: “Il sistema beach party è pensato per stupire eppure non sorprende”

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Dopo il reportage “Guida al Salento, la nuova riviera romagnola”, diffuso dal magazine “Vice” circa tre settimane fa, il blogger Quit the Doner (che intanto ha vinto un premio per il miglior articolo sul web, nell’ambito del “Blogfest” a Rimini) è tornato con un servizio dedicato, stavolta, alla cittadina in cui il turismo è letteralmente esploso nella stagione appena conclusa: Gallipoli.

Nel suo reportage corredato da numerose fotografie, il blogger traccia una sorta di fenomenologia dei beach party a Baia Verde, sul litorale sud della “Città Bella”. Quello delle feste in spiaggia sarebbe un vero e proprio “sistema pensato per stupire – scrive Quit the Doner, intrufolatosi in uno dei tanti happy hours – eppure nulla sorprende veramente. Si tratta di una macchina ben oliata che in cambio di denaro e adesione promette di fornire un certo piacere immediatamente condivisibile su Facebook”. Poi l'”imbucato” passa a fornire un ritratto dettagliato dei principali attori del sistema, che definisce “leader”: lo speaker, il dj, gli uomini con gli occhiali a specchio e le donne immagine sul tetto dello stabilimento. A tal proposito, a didascalia di alcune foto, si legge: “Il fisico è l’unico passaporto con valore legale nella repubblica del Beach Party, dove la prima cosa che si nota è che tutti sono diversi e tutti perfettamente uguali agli altri”.

Ovviamente, il blogger non manca di riservare un capitolo al tema dell’ordine pubblico, riportando le affermazioni di un dottore della guardia medica, e conclude: “È un vero peccato vedere come questo Paese non sia mai in grado di valorizzare le proprie eccellenze”.

Il testo integrale del reportage può essere scaricato e consultato in formato pdf: reportage da Gallipoli. La fonte è Linkiesta.it, anche per le foto a seguire.

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