Dall’idea all’impresa in 4 anni

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IN MARE APERTO Una magnifi ca immagine del mare e della costa di Torre Suda e delle dodici vasche in cui vengono allevati i pesci; sullo sfondo Punta Pizzo e ancora più in là Gallipoli. Gli allevamenti in mare aperto, pochissimi in tutta Italia, garantiscono una qualità ottima del pesce. Attiva da cinque anni la “Reho Srl”è un modello di realtà imprenditoriale fondata non solo sull’idea giusta, ma anche e soprattutto sulla volontà tenace dei giovani imprenditori

Racale. Questo articolo prova a raccontare come un’intuizione diventa sogno, poi un progetto, infine una cosa concreta, viva e attiva. Qui si parla dell’utilizzo intelligente e naturale di una risorsa che circonda questa terra da sempre, il mare.

Prendete quattro ettari di specchio d’acqua, ben distanti dalla costa a scanso di imprevisti ed emergenze, diciamo a due chilometri. Metteteci dodici vasche fatte di reti, profonde venti metri e con un diametro di 22.

Attenzione: senza perdere neanche un minuto, ancoratele ben bene perché – come racconta il protagonista di questa impresa – «questi impianti li può far chiudere il mare», praticamente se li è portati via chissà dove. Una volta fissate alla perfezione ancore, cime, reti, controllatele con assiduità: bisogna scorgere per primi i segni dell’usura di una fune, una smagliatura, un principio di spostamento e correre subito ai ripari, prima che il mare se ne accorga e ne approfitti in modo definitivo.

Tutto il resto sembra essere di gran lunga più facile: immettere i piccoli di orate, spigole, ombrine che parlano francese; farli crescere senza affollamenti lucrosi ma che ne abbassano la qualità; aspettare che si compia il ciclo biologico – 18 mesi – che rende i pesci pronti per le nostre tavole; farceli arrivare al prezzo giusto.

Ma prima di arrivare a tutto ciò, bisogna avere una forza di volontà tale da superare una montagna di scetticismo, una intera catena montuosa di carte, domande, studi, progetti, autorizzazioni, impegni, riunioni, esami, porte chiuse o addirittura sbattute in faccia, come se l’idea di Aldo e Angelo Reho, laureati in Economia e commercialisti di professione, fosse meno di una chimera e più di una pazzia.

Ci sono voluti quattro anni per poter dire “iniziamo, finalmente”, quattro anni divorati dalla burocrazia e dalla indifferenza, come se creare impresa in questo pezzo di Sud fosse cosa così frequente ed usuale che tanto uno va via e ce n’è subito un altro…

Costo iniziale dell’allevamento in mare aperto: 2 milioni, col contributo della legge 44 pro imprenditoria giovanile. Per avere un’idea del tempo trascorso e della incrollabile perseveanza, oggi il dottor Aldo Reho ha 42 anni.

Ora la “Reho srl” è attiva da circa cinque anni; nell’ultimo ha prodotto 150 tonnellate di pesce pregiato e si avvia rapidamente al raddoppio di quella soglia, introducendo anche l’allevamento del sarago pizzuto. Con influssi benefici anche sull’occupazione: oggi ci lavorano venti persone tra le vasche di Torre Suda e lo stabilimento per la lavorazione e la commercializzazione del pescato di Gallipoli, nella zona industriale di via Sannicola.

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