Lo sbocco a Torre Inserraglio

Nardò – L’Autorità idrica pugliese ha autorizzato il finanziamento per uno studio di impatto ambientale e di monitoraggio riguardante il riuso dei reflui depurati di Nardò e Porto Cesareo. Questi elaborati sono propedeutici ad una possibile successiva progettazione di fattibilità tecnico-economica, per poi passare via via ad altre fasi fino a quella esecutiva. La decisione dell’Autorità  idrica regionale è stata comunicata all’Acquedotto pugliese il 4 gennaio scorso.

“Si va nella direzione di un progetto innovativo”. “Il nuovo anno porta un decisivo passo avanti nella vicenda Scarico Zero: l’innovativo progetto di riuso delle acque reflue che dovrà essere realizzato a Nardò e Porto Cesareo ed è ispirato dalle strategie di economia circolare” è stato il commento dell’Amministrazione comunale per mano del portavoce Agostino Indennitate. Si avanti dunque, “nei modi e nelle forme previste”. A sostegno di un orientamento ormai consolidato da quando il presidente della Regione Michele Emiliano si disse intenzionato – era il 30 settembre 2015 – a “perseguire ogni soluzione utile a rendere lo scarico a mare non necessario”, il portavoce cita non solo la strategia complessiva di Aqp e dello Stato nella gestione delle acque ma anche la firma il 30 novembre del protocollo d’intesa tra il commissario straordinario di Governo, Enrico Rolle, e il presidente dell’Enea, Federico Testa, “con il quale lo si punta ad ottimizzare al meglio la gestione delle acque reflue e l’intero ciclo urbano delle acque, in un’ottica di sostenibilità ambientale”. In questo quadro rientrerebbe, anche per le urgenze dettate da infrazioni comunitarie come nel caso di Nardò-Porto Cesareo. “Grazie all’assessore Cosimo Natalizio, allo staff tecnico del Comune e in particolare agli ingegneri Nicola D’Alessandro e Cosimo Pellegrino – dichiara il Sindaco Giuseppe Mellone – stiamo seguendo passo passo l’evolversi di un’azione politico amministrativa che ha fatto un testacoda rispetto alla folle idea dell’attuale opposizione, notoriamente votata alla costruzione della condotta sottomarina. Oggi, con il decisivo apporto del Presidente Michele Emiliano, Nardò è una terra d’avanguardia, dove sorgerà un progetto pilota avanzatissimo”.

“Intanto arrivano i reflui di Porto Cesareo nell’impianto di Nardò, non adeguato per tanti utenti”. Tutto a posto, allora? Anche contro l’insistente e, per alcuni, inesistente “scarico zero” (anche il primo elaborato tecnico di massima, contenente tre ipotesi di studio, lo prevede per i periodi del “troppo pieno”), le reazioni critiche non sono mancate. Batte sui tempi delle varie operazioni annunciate l’ex primo cittadino e parlamentare Rino Dell’Anna: “Nel silenzio generale sono iniziati i lavori di collettamento che tutti dicevano di non volere, della fognatura di Porto Cesareo al depuratore di Nardò, in contrada Santo Stefano, vicino al Villaggio Resta”. Il nodo sta nel fatto che un depuratore – quello di Nardò e delle sue marine – dovrà sopportare anche i reflui di un altro Comune che d’estate conta centinaia di migliaia di utenti : “Non risulta che sul depuratore di Nardò siano previsti i necessari potenziamenti”, conclude Dell’Anna.

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“Lo scarico zero è una bugia, come dimostrato anche in Consiglio comunale”. “Questa sorta di complicità ai fini di una propaganda mal gestita tra il Sindaco Mellone, la Regione Puglia, Autorità idrica pugliese e Aqp propinata ai cittadini di Nardò dovrebbe terminare quanto prima”: lo afferma il consigliere comunale dem Lorenzo Siciliano, il quale richiama le dichiarazioni in Consiglio comunale neretino dell’ingegnere della Regione Barbara Valenzano: “Rispondendo agli incalzanti quesiti posti dal sottoscritto circa il progetto di fattibilità, disse: la dicitura “scarico zero” è ingannevole, poiché lo scarico a mare sarà perpetuato in battigia, nel medesimo luogo in cui si trova oggi, dunque sulla costa di Torre Inserraglio, in piena zona Sic. Bene, lo studio d’impatto ambientale, che spero possa far emergere tutte le contraddizioni ed i limiti di un progetto tanto fantasioso quanto scarsamente realizzabile per come redatto, illustrato (e votato) in relazione in primis alla normativa europea e poi ad un piano di tutela delle acque che attende ancora di essere modificato”. Per Siciliano, l’unico vero obbiettivo di questo progetto è quello di tirare fuori dall’infrazione comunitaria il Comune di Porto Cesareo. Non altro”.

Il caso Puglia su “Report”: riutilizzato appena un milione di metri cubi dei 275 depurati in un anno. Servono i comprensori irrigui. Del caso Puglia, relativamente al destino finale – ad oggi – dei reflui depurati si è parlato prima di Natale nella trasmissione di “Report” su RaiTre dal titolo “Un buco nell’acqua”. Mettendo a confronto diverse regioni italiane (le più virtuose Emilia Romagna e Veneto), l’inchiesta si è occupata della Puglia. Dove ci sono 90 depuratori “tra i più avanzati d’Italia” e dove si depurano ogni anno 275 milioni di metri cubi di acqua. Domanda: quanta se ne riutilizza nei campi? Risposta del presidente del consiglio di amministrazione dell’Acquedotto Pugliese, Nicola De Santis: “Un milione di metri cubi”. Cosa fare per non buttare via del tutto una risorsa così preziosa, come dimostrano periodi di siccità e restrizioni nelle erogazioni verificatisi proprio in Puglia? Perché non utilizzare la rete dei consorzi di bonifica per la distribuzione dell’acqua? Ha risposto Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio della Regione, consigliere regionale di lungo corso: “I consorzi di bonifica (quattro, commissariati per debiti, ndr) hanno già troppi problemi… Occorre invece arrivare ad una gestione unica dell’acqua (mentre oggi c’è una pluralità di competenze e di resistenze) e quindi organizzare comprensori irrigui in grado di accogliere e impiegare questa risorsa”. Altri passaggi,, oltre quello del piano delle acque, altri tempi necessari per avvicinarsi ad una possibile soluzione.

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