Racconti e paure: la Procura indaga sui rifiuti tossici interrati

rifiuti protesta 24.11.2013 casarano

RIFIUTI TOSSICI – Adesso c’è addirittura chi “ringrazia” il pentito della camorra Carmine Schiavone (di Casal di Principe) ed il collaboratore di giustizia Silvano Galati (di Supersano) per aver rispolverato “verità” già note da anni. Di “rifiuti tossici provenienti da tutta Europa anche in Puglia, e nel Salento in particolare”, il primo (tra l’altro ritenuto sul punto, “inattendibile” dai magistrati) riferì alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti nel 1997 in relazione a fatti accaduti “fino al 1992”. Le sue, però, sarebbero state solo “parole in libertà”, secondo il procuratore di Lecce Cataldo Motta, il quale ha invitato tutti “a non inseguire fantasmi” garantendo che “nel Salento non c’è nulla di cui preoccuparsi” in tema di rifiuti pericolosi interrati.

Accanto alle parole “troppo generiche” di Schiavone (desecretate di recente dalla presidente della Camera Laura Boldrini), ci sono però quelle più recenti, e meglio circostanziate, di Galati che parla di “veleni sepolti e terreni devastati” nella campagne tra il suo paese, Casarano e Cutrofiano. Sotto accusa le aziende del calzaturiero (e dell’indotto) che per anni avrebbero eliminato “alla meglio” gli scarti di lavorazione risparmiando sui costi di smaltimento. Ma gli scarti disseminati e bruciati si possono vedere anche oggi nelle campagne intorno alla zona industriale di Casarano. «I registri di molte aziende non registravano rifiuti: o non ne producevano oppure li gettavano via», ha affermato il presidente provinciale della Lega tumori Giuseppe Serravezza.

Le dichiarazioni di Schiavone spinsero la procura, nel 2006, ad approfondire la questione: mezzi aerei del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri si sollevarono per scandagliare la zona, con la più moderna strumentazione, alla ricerca di fusti e altre anomalie. Il “georadar” permise di colorare di “rosso” alcune zone sulla mappa resa nota nei giorni scorsi ma non seguirono nè sequestri nè ulteriori accertamenti. A fare luce su più o meno presunte anomalie ci penserà ora l’indagine aperta (dopo non pochi tentennamenti) dalla stessa Procura di Lecce che, sull’onda emotiva dei comitati e del tam-tam mediatico, non si è sottratta alla richiesta di “verità”. Questa volta i Noe torneranno a setacciare non solo quella zona sospetta, ma l’intero Salento.

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