L’abusivismo e i rimedi difficili

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Racale. A distanza di più di trent’anni dall’approvazione del Pdf (Programma di fabbricazione), lo strumento che indicava i come, i dove e i perchè dello sviluppo urbanistico della città, ad oggi il Comune di Racale è uno dei rari enti che non ha ancora approvato un proprio Piano urbanistico generale, previsto dalla nuova legge regionale del 2001 che ha da ultimo riformato il settore; prima dei recenti Pug, c’erano i Piani regolatori generali (Prg).

Il piano d’attuazione del Pdf di Racale del 1981 fu bocciato dalla Regione nell’88 e mai più approvato. Nel frattempo però, le modifiche del territorio sono andate avanti per conto loro nel corso di questi decenni, grazie anche a tre condoni edilizi, con effetti oggi difficilmente ricondubili ad una corretta e moderna pianificazione.

Il caso più spinoso è quello riguardante un’area di ben 21 ettari nella marina di Torre Suda, classificata zona B5 (in rosa nella cartina accanto) cioè di completamento edilizio. Questo territorio ha subito, nel corso degli anni, una selvaggia cementificazione abusiva, in parte sanata dai condoni dal 1985 al 2003. Il risultato è la presenza di ampie zone edificate dotate di opere di urbanizzazione primaria, in aggiunta a piccole zone inedificate e “intercluse”, cioè circondate da costruzioni in regola o condonate.   La situazione è complicata e continua a preoccupare un po’ tutti, amministratori comunali, cittadini, tecnici, da poco riuniti nel Ctr, coordinamento tecnici di Racale, che consorzia alcune decine tra ingegneri, architetti e altri professionisti.

Con la deliberazione del Consiglio comunale del 30 agosto scorso, approvata con 12 voti favorevoli ed un astenuto (il consigliere Franco Manni), il relatore Francesco Cimino, assessore all’Urbanistica, ha individuato uno “strumento alternativo” per dare una sistemazione  ai 21 ettari in questione.

Richiamando orientamenti giurisprudenziali in materia, l’assessore Cimino ha proposto che le aree “intercluse” di modeste dimensioni ma provviste di opere di urbanizzazione primaria, verranno regolarizzate previo pagamento degli standards (ossia la quota per verde pubblico, parcheggi o altre opere d’interesse collettivo presenti nei dintorni) e sulla base della normativa vigente. Per aree più grandi, in cui si possono potenziare le opere primarie già esistenti, la licenza edilizia verrà rilasciata previa sottoscrizione di una convenzione con il proprietario del fondo. Sono stati quindi  perimetrati alcuni lotti interessati (numeri 1, 2, 3, 4) nella zona B5.

Questo orientamento è stato seccamente contestato dai tecnici del Coordinamento cittadino, che avanzano dubbi sulla forma e sulla sostanza del provvedimento.

«Manca uno studio approfondito a monte – spiega l’architetto Daniele Manni del Ctr – e inoltre anche la delibera del 30 agosto, a nostro avviso, è contraria ad una serie di normative in materia urbanistica, e non solo. Un procedimento siffatto – aggiunge Manni – è annullabile dal giudice e anche noi progettisti potremmo risponderne di tasca nostra».

Ma qualcosa sembra muoversi per superare una situazione di stallo: «Apprendiamo adesso con favore che il dirigente del settore, l’ing. Renato Del Piano, sta rivedendo l’elaborato. Noi – conclude Manni – siamo pronti ad un confronto costruttivo, che sinora ci è sempre stato negato dagli amministratori».

                                        MM

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