Parabita, quanto è costato quel “sistema” ad ogni contribuente

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Claudio Palomba

Claudio Palomba

PARABITA. «A me non hanno fatto mai niente, anzi sono sempre stati gentili…», questa frase, presa da facebook e scritta da una giovane banconista, insieme a tutto il resto dà bene l’idea di quanto fosse caduta la percezione della pericolosità della situazione in alcune fasce della comunità parabitana. Da lì – spiegano all’unisono i rappresentanti istituzionali e le forze dell’ordine che hanno agito di concerto per definire quello che hanno chiamato il “sistema Parabita” – verso l’idea di usare i “servizi” offerti quei ragazzi così bravi nel creare il massimo di consenso sociale attorno a sè. E loro si sentivano talmente al sicuro e “apprezzati” da parlare a ruota libera sulla principale rete sociale di elezioni, candidati da appoggiare, altri da scaricare fino ad inneggiare a risultato acquisito: “Andate a zappare tutti, la vittoria è nostra” scrivono felici e contenti di avere almeno “un santo in paradiso”, come si autodefiniva un rieletto ritenuto la loro sponda nell’Istituzione Comune. Anche un gruppo di ultras della squadra di calcio inneggia su facebook ad un amministratore appena arrestato.

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