Quando i bambini diventano i protagonisti involontari

Taurisano. Bambini vittime degli amori malati dei loro genitori, in un caso ora ancora unica di speranza, nell’altro un’arma terribile di scontro tra mamma e papà.

Giampiero Mele, che un anno fa ha ucciso il piccolo Stefano per vendicarsi della compagna che voleva lasciarlo

Esattamente un anno fa, 30 giugno, a Torre S. Giovanni, un giovane padre di Taurisano uccideva il figlioletto di due anni. La foto che da allora appare su tutti i giornali ci dà l’immagine di un bel ragazzo, dal viso solare, sorridente, e di un bimbo ancora più bello. Era accaduto quello che nella cultura occidentale era considerato un tabù, (i genitori che uccidono i figli, ma anche viceversa). Si inorridiva (ancora oggi?) leggendo il mito di Medea che sopprimeva i figli per vendicarsi del tradimento del suo uomo Giasone. Nel mito come nella realtà, figli incolpevoli come merce di scambio, di ricatti, frutto non di amore gratuito, ma arma con cui farla pagare all’altro.

Nei giorni scorsi per Giampiero Mele, questo il nome del padre, di soli 26 anni, è stato chiesto dai suoi legali il rito abbreviato. Resta ancora da chiarire se nel momento del delitto Mele fosse capace di intendere e di volere. Sì, secondo gli esperti nominati dalla Procura, gli psichiatri Domenico Suma e Antonello Bellomo. È vero che il giovane è affetto da sindrome depressiva, ma secondo gli esperti quel pomeriggio era lucido. La madre del bimbo si è costituita parte civile insieme ai genitori. Madre e nonni, quindi, che hanno chiesto un risarcimento danni (un milione di euro la madre, 500mila i nonni). Cronaca rosa – due giovani che si amano e che mettono al mondo un figlio – che diventa nerissima. Se ne parlerà davanti ai guidici il prossimo 17 novembre.

Lucia Bartolomeo: potrà incontrare la figlia in carcere. Il 4 novembre la Cassazione deciderà sull’ergastolo

Nerissima la cronaca, sempre a Taurisano, che tinge la vicenda di Lucia Bartolomeo, 36 anni, condannata all’ergastolo in primo grado e in Appello, per l’omicidio del marito. In mezzo, anche qua, una vittima innocente, una bambina. Il giudice, per tutelarla, aveva impedito alla madre in un primo momento di vederla, sospewndendo le visite settimanali in carcere. Non si è rassegnata la madre al divieto (rivuole forse la sua unica speranza) e neppure la bambina che ha continuato a chiedere di lei. Ora il giudice ha concesso che Lucia Bartolomeo possa vedere la figlia perché è per il bene della piccola che non può essere privata dell’affetto materno. Un barlume di amore in una storia come questa, un’altra con sullo sfondo lo stesso territorio, la stessa comunità, Taurisano.

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