Quando gli emigranti erano veneti e lombardi

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La mostra organizzata dal circolo “Interferenze”

Alezio. A qualcuno è scappata l’emozione dei ricordi di lievi tempi lontani, a qualcun altro la commozione davanti a volti di persone che non ci sono più.

In un caso e nell’altro sguardi e cenni di saluto, visibilmente un po’ più “caldi” del solito, come se si partecipasse ad un pezzo di vita condivisa ognuno a modo suo, si sono intrecciati girando in tondo intorno alla mostra “Chi va, chi viene”. E chi resta, come aggiunto nella serata di presentazione ai primi di agosto da alcuni testimoni diretti di distacchi forzati e di attese con finale lieto.

Nella sala di “Casa Betania” le fotografie in bianco e nero ed a colori, i documenti ufficiali con tanto di timbri, i registri dei rifiuti e degli accoglimenti, dal Brasile alla Svizzera, dagli Stati Uniti alla Germania, al Belgio, alla Francia, hanno attirato attenzioni sulla storia di una piccola comunità come quella aletina, in tema di emigrazione uguale a tante altre del Salento e del Sud Italia o del Veneto, quando era il Veneto a guidare la moltitudine di persone in cerca della dignità che dà il lavoro, la folla dei clandestini.

Lo ha ricordato Giancarlo Colella nella citata presentazione: «Tra il 1900 e il 1920 circa 20 milioni di europei partirono per gli Stati Uniti… gran parte degli emigrati italiani erano settentrionali. Dal 1950 riprende l’emigrazione e questa volta sono le regioni del Sud a fornire il grosso dell’emigrazione».

Il giornalista ha condotto una ricerca sugli attuali andamenti, andando a “scoprire” con dati ufficiali che in questi paesi dal 1989 ad oggi ”il flusso migratorio è andato crescendo costantemente”. Tra i 97 Comuni della provincia leccese il dato sulle partenze è abbastanza eterogeneo: si va dal 2% di emigrati di Lizzanello al 40% di Salve e Morciamo di Leuca, passando per il 35% di Tuglie.

Alezio si attesta intorno al 18,5%, pari a 1154 residenti all’estero. Non più valigie di cartone, ma personal computer e un troller; non più braccianti e operai ma diplomati e soprattutto laureati; destinazioni la Germania, la Spagna, gli Stati Uniti e l’America latina (Argentina, Brasile). La Repubblica tedesca ogni anno accoglie 23mila giovani qualificati. Ricchezza pura.

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