Qual è il prezzo giusto?

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La sede del distretto sanitario a Gallipoli

Alliste. Un deambulatore che la Asl forse ha pagato un po’ troppo, ed esplode l’indignazione di una cittadina di Alliste, M. G. S., che si chiede quale fine facciano i soldi dei contribuenti. «Tre anni fa – spiega la donna – ho comprato un deambulatore per la mia anziana mamma, pagandolo circa 80 euro. Come mai, ora che l’ho riacquistato, identico a quello di prima, la Asl lo paga 237 euro più Iva? Dove vanno tutti questi soldi in più?».

Ecco i fatti. M. G. S., dopo aver acquistato il primo deambulatore a sue spese, si è vista costretta ad acquistarne un altro, questa volta pagato dalla Asl. Il distretto di Gallipoli le ha rilasciato un documento con il quale si autorizzava una sanitaria di Taviano a fornire alla sua anziana madre un deambulatore identico, nelle caratteristiche, a quello che era stato acquistato precedentemente. Il listino prezzi 2012 indica, per il prodotto che la donna ha portato a casa, un prezzo di 162 euro: un po’ di più rispetto al costo che la signora afferma di aver pagato tre anni fa (complice il generale aumento dei prezzi causato dalla crisi), ma sempre inferiore rispetto a quanto erogato dalla Asl.

«Sono ritornata in Distretto per il collaudo – racconta M. G. S. – ed ho fatto presente il problema, chiedendo di fare qualcosa per rivedere la spesa. In fondo, erano anche soldi miei quelli che stavo vedendo sprecare sotto i miei occhi! Mi hanno risposto che tutto si basa su un prontuario regionale, che stabilisce costi fissi per ogni prestazione, e che non si poteva fare nulla».

A questo punto due domande alla signora sono sorte spontanee, rimaste però entrambe senza risposta: non sarebbe stato più semplice e meno dispendioso far acquistare il deambulatore prima dell’emissione del documento, per poi pagare solo l’effettiva spesa? O, in alternativa, la Asl non potrebbe rivedere l’importo erogato in base al costo reale della prestazione?

«Sono delusa e amareggiata – chiude la donna con un pizzico di rabbia – per come vengono spesi i nostri soldi. Come cittadina italiana mi sento offesa, perché nessuna delle persone con cui ho parlato ha mosso un dito».

Pierangelo Tempesta

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