Pure le paranze fanno la dieta

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Pescatori riparano reti tra una uscita e l’altra (foto E. Picciolo).

Gallipoli. Per tutto il mese di ottobre il mare Jonio riposerà. Il fermo biologico, obbligatorio per le pesca a strascico, parte il 30 settembre e si concluderà il 29 ottobre. Il periodo è stato stabilito con decreto, dopo alcuni incontri tra armatori e comandante della Capitaneria di porto di Gallipoli. Per effetto dell’interruzione tecnica dell’attività, un esercito di pescatori incrocerà le braccia e questa sarà l’occasione per i proprietari di tirare l’imbarcazione a terra per i lavori di restauro.

Una flotta, quella gallipolina che è andata negli anni sempre più assottigliando. Dal 1998 ad oggi si è passati da 360 imbarcazioni iscritte ed abilitate alla pesca alle 102 attuali. Le  paranze che  attualmente  esercitano a Gallipoli sono 54 mentre nel 1998 erano circa un centinaio. Da notare che solo San Benedetto del Tronto ne ha circa 300. Esse esercitano il tipo di pesca a strascico.

Delle 260 barche registrate per la marineria di Gallipoli nel 1998, per i restanti tipi di pesca,  ne rimangono solo 48. Queste comprendono le imbarcazioni per la pesca da posta (tramacchiati),  a circuizione (chiangi) e i palangari (conzi).  Oltre a quelle abilitate alla pesca con le lampare (a fiacca),  con le nasse o con la lenza. Queste ormai specie rara.

Perché tutto questo? Sicuramente questi sono gli effetti del decreto del 2006 della Comunità Europea per la lotta alla pressione antropica sul mare dovuta alla presenza eccessiva delle imbarcazioni. Per tutelare gli abitanti del mare. Ai proprietari che consegnavano la licenza di pesca e rottamavano e demolivano l’imbarcazione la Comunità Europea, elargiva una certa somma di denaro rapportata al tonnellaggio di ogni natante.

E’ evidente che a conti fatti, ne è valsa la pena. C’è stato chi ha incassato una bella sommetta e ha cambiato mestiere. Dai dati in possesso della Capitaneria di Porto di Gallipoli risulta che negli ultimi sei anni le imbarcazioni da pesca sono diminuite del 40 %. E il pescato? Scarso anche quello. Tra le varie cause della diminuzione del pescato c’è anche quella dell’utilizzo di attrezzi più selettivi: l’aumento delle dimensioni delle maglie delle reti. Sono passate, con decreto ministeriale, da 40 a 50 millimetri.

Eppure le imbarcazioni sono dimezzate ma la quantità di pesce è sempre la stessa. Si è passati da una quantità di circa 500 kg al giorno a neanche 300 kg.

Se la battuta di pesca va bene ogni barca porta a terra dai 40 ai 50 kg di pesce. Cioè sette o otto cassette.  Che non è molto ma con il caldo di questa estate ci si può accontentare.  Se va male ci si ferma a quattro o cinque cassette. Oltre a quello che i pescatori stessi vendono al minuto, sulla banchina del porto.

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