Quanto mare! Ma non si trova il posto per il porto

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Una bella vista aerea di Gallipoli nella foto di Marcello Quarta

Gallipoli. Porto turistico arrivederci. A quando non si sa, considerata la lunga ed infruttuosa storia sul tema, ma Navigando (Italia) Navigando (Gallipoli) è certo che per ora non se ne parla.

La montagna di soldi provenienti dal ministero per lo Sviluppo economico – ben 12 milioni di euro – approderanno altrove, forse in qualche altra località della Puglia: la Regione, davanti al forfait tutto gallipolino, ha ottenuto di destinarlo ad altri obiettivi dell’accordo stipulato a suo tempo col governo centrale.

Il ministero si aspettava una conferenza dei servizi entro aprile scorso, che non c’è stata. Di certo, a Roma non si aspettavano ciò che è invece incredibilmente successo: tra crisi politiche a ripetizione con attività comunale a singhiozzo, e leggi in materia di società miste che sono cambiate (ninete più partecipazione dei Comuni), sono affondati anche i progetti di Italia Navigando, società pubblica presieduta da Ernesto Abaterusso riconfermato di recente, e Gallipoli Navigando (la società mista diventata fuorilegge). Con essi i cospicui finanziamenti pubblici che gli amministratori comunali e regionali erano riusciti a far confluire sulla “perla dello Jonio”.

A parole, però, tante e così pesanti e contraddittorie da lasciare le cose come stavano e le parole del tutto vuote. C’è chi ricorda che il primo sindaco a porre la questione  fu Mario Foscarini: siamo nella prima metà degli anni Ottanta e il senatore comunista affronta i temi del porto peschereccio e del porto turistico con un grande confronto pubblico al “Costa Brada”; vi partecipano l’on. Giorgio Casalino, il presidente del Consorzio del porto Francesco Zacà, l’ingegnere capo del Genio civile Luigi Maggio, tutti e tre gallipolini doc. La spinta, va ricordato pure questo, l’aveva data un fortunale di violenza eccezionale abbattutosi sulla città e sul suo mare nella notte di Capodanno del 1980, con pesanti danni.

Se quelli misero sul tavolo l’obiettivo indicando già le prime soluzioni e tappe relative, un altro sindaco, Flavio Fasano, all’atto delle seconde dimissioni anticipate percrisi della sua maggioranza, lasciò qualcosa di più: a fine ‘99 il porto sturistico (di stazionamento, tecnicamente parlando) si poteva ammirare, anche se solo ancora sulla carta; annesso al progetto vi erano 5 miliardi già ottenuti dalla Regione e un bando per trovare il partner privato con i denari necessari, altri 23 miliardi.

Il commissario prefettizio che subentrò, il dottor Leopizzi, portò avanti quel bando pubblico nei primi mesi del 2000 fino ad individuare nella società “Etruria” il partner vincitore. Quest’altro porto mai nato si estendeva dall’attuale sede dei Marinai d’Italia fino al vecchio ospedale, per uno specchio d’acqua di 30 ettari. Non mancava di niente per i servizi a terra, anzi per qualcuno c’era pure qualcosa di eccessivo (“faranoico”), il Comune non ci metteva una lira di allora (e dopo 30 anni ne diventava proprietario), ma soprattutto aveva il pregio (col seno di poi, si può dire) di non toccare il porto commerciale, scoglio su cui si è inabissato l’ultimo tentativo che riguardava appunto la parziale riconversione del molo di sopraflutto, con conseguenti crisi e fratture politiche e amministrative. Per una nemesi storica, quel bando fu annullato dal successore di Fasano, Giuseppe Venneri, sindaco a sua volta bloccato nella sfortunata operazione con Italia Navigando.

«Il porto commerciale non si tocca, siamo orgogliosi di averlo salvato», ha tuonato l’on. Vincenzo Barba. «La perdita di questi finanziamenti è un colpo durissimo per la città ed il suo sviluppo», è la tesi di Giuseppe Coppola, animatore della civica “Grande Gallipoli”.

Tutto inutile. Gallipoli e il suo ampio entroeterra dovranno ripartire da zero. Sperando che presto si possa dare concretezza ad una opportunità che, in tempi di crisi come questi, potrebbe rsappresentare un settore nuovo in cui sviluppare innovazione, tecnologie, occupazione con un indotto inimmaginabile. Sarebbe inoltre un bel segnale a quegli imprenditori (su queste pagine se n’è parlato) che già oggi a Casarano come a Racale hanno investito nel settore ben figurando in fsaloni della nautica di grande livello come Cannes e Genova.

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