Pioggia canaglia: la Giunta di Galatone stanzia 30mila euro

giuseppe resta - galatoneGALATONE. I recenti danni alluvionali destano ancora preoccupazioni e polemiche. Le pesanti conseguenze che la tromba d’aria dello scorso 19 novembre ha portato in tutto il paese, dagli allagamenti nelle principali arterie della città alle precarie situazioni venutesi a creare nelle zone di campagna e nel cimitero (numerosissimi i danni alle costruzioni e circa 1000 gli alberi sradicati), hanno portato il sindaco Livio Nisi a richiedere lo stato di calamità naturale e a stanziare 30mila euro per il recupero delle strutture danneggiate, oltre ai soliti provvedimenti di mobilitazione delle forze dell’ordine e della protezione civile (che Nisi ringrazia sentitamente nei suoi comunicati per il lavoro svolto) e la tanto contestata “apertura delle caditoie stradali” (le “fogne bianche”) per far defluire meglio l’acqua.

Ma il primo cittadino loda le opere idrauliche realizzate dalla Provincia (la vasca di raccoglimento in zona Vorelle) e le misure preventive di pulizia dei canali ad opera del Comune. «Abbiamo scongiurato il peggio» afferma Nisi.

Non è, però, dello stesso parere l’architetto Giuseppe Resta (foto) che critica pesantemente le carenze delle carte idrografiche e del Piano regolatore insieme ai criteri finora adottati per il conferimento degli incarichi ai vari tecnici. «Il piano paesaggistico tiene conto soltanto del canale Asso-Raschione. Non c’è traccia di nessun altro rivolo della rete imbrifera secondaria: è come se nella pianura Padana fosse riportato solo il Po». La vasca di cui parla Nisi, per Resta, serve a ben poco: «Essa raccoglie soltanto l’acqua proveniente da Vorelle. E tra l’altro non tutta. Galatone è collocata, come gran parte dei paesi del Salento, in una conca. Si allaga a causa di tutta l’acqua che viene giù dai Cappuccini, dalla cosiddetta “Sculatura” e da tutte le altre aree altimetricamente più alte».

Il problema è aggravato anche dalle tante opere di cementificazione e malagestione degli ultimi anni: esempi lampanti la trasformazione del canale di via Torrente da “torrente tombinato” a condotto fognario, e la cementificazione del canale della Cutura, nei pressi della strada per Nardò.

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