Piante bloccate per evitare ulteriori contagi. Tunno: «I vivai sono morti, noi senza lavoro»

TAVIANO. Con una attività passata di generazione in generazione, la famiglia Tunno di Taviano ha una esperienza nel mondo delle piante e dei vivai. Piero Tunno, oggi l’ultimo anello di una lunga catena, è anche vicepresidente del Distretto florovivaistico della Puglia, un riconoscimeto di tutto rispetto. La Xylella ha colpito duro anche i vivai: a quanto ammontano le piante bloccate e invendibili in quanto non si possono spostare per ordine dell’Unione europea che teme l’allargamento del contagio? «Nel Sud Salento – risponde Tunno – abbiamo da mesi tutto bloccato. I nostri vivai vivacchiano con le piante in vaso che compra la gente del posto. Per il resto siamo ormai alla frutta. Non possiamo produrre piante nuove, non possiamo toccare quelle malate o ritenute tali. In pratica, è bloccata l’intera filiera con danni notevoli a tutte quelle aziende che non sono a conduzione familiare e che, quindi, occupano personale».

Secondo l’imprenditore, in provincia di Lecce ci sono 150 aziende vivaistiche con le piante bloccate e “di fatto sequestrate”. «Non è stato ancora elaborato un calcolo al millesimo – risponde Tunno però posso dire che ciascuna azienda ha perso, almeno, la metà di tutte le piante che erano  pronte di fatto per essere vendute. Quindi se solo ci fermiamo a questo ipotetico 50% di piante malate, non si sbaglia a calcolare un danno di 30 milioni di euro. Le aziende, di fatto, non han dovuto bloccare solo le piante di ulivo ma anche querce, ginestre, acacie, peschi, bruni, albicocchi, mandorli…».

Ormai la frittata è fatta, Ma cosa si attendono adesso i vivaisti? Quali prospettive ci sono? «Tenere queste piante in vivaio ci costa parecchio, si tratta di un costo passivo. Allora noi vivaisti vorremmo quantificare ufficialmente e procedere subito alla distruzione di queste piante. Per il resto, non vedo vie di uscita: questo divieto ci ha, letteralmente, tagliato le gambe. Posso affermare che tutta l’attività vivaistica pugliese è morta; contromisure non ne vedo all’orizzonte. Ormai chi si fiderebbe a comprare piante da un’area infetta? Ormai il nostro territorio ha perso il mercato e, forse, dovremmo svoltare pagina e inventarci qualcosa di nuovo per sopravvivere».

Rocco Pasca

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