«Perso pure il lavoro, ora riparto»

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Salvatore Spiri

Taviano. «Fermo lì! Documenti!» Sono state queste le ultime parole che Salvatore ricorda di aver sentito prima dell’inizio del suo calvario.

Mancaversa, luglio 2011, Salvatore Spiri, 28 anni, a bordo della sua auto si ferma in una viuzza e spegne il motore. In un’abitazione però scatta subito l’allarme, si teme il peggio, “qualcuno cerca di svaligiarci” avranno pensato due coniugi che subito hanno chiamato le forze dell’ordine. E per Salvatore è l’inizio di un dramma conclusosi solo pochi giorni fa. «Cosa ci fai qui?» chiedono i carabinieri al ragazzo che risponde intimorito di essersi fermato lì solo per espletare un bisogno fisiologico. Rassicurazioni che evidentemente non sono state sufficienti, tant’è che è subito scattata la perquisizione fisica e anche quella della vettura. «Tutto potevo immaginare – dice Salvatore – ma non che da lì a poco mi avrebbero portato in carcere senza sapere perché. Chiedevo spiegazioni ma non ricevevo risposte».

È stato tutto così veloce che lo sfortunato non riusciva a razionalizzare, tanto da pensare che presto sarebbe tornato a casa dai suoi, dalla mamma malata e da poco tornata a casa dall’ospedale. «Mi sbagliavo, il peggio doveva ancora venire. La perquisizione a casa mia, dove non è stato trovato nulla di compromettente, ha avuto come unico effetto il nuovo ricovero di mia madre. E poi, ci tengo a specificarlo, non ho avuto nessuna assistenza legale. Ho visto per la prima volta l’avvocato dopo quattro giorni». Nessuna assistenza, nessun sostegno: «Ero solo e non mi è stata data nemmeno la possibilità di passare da casa a prendere della biancheria, salutare i miei, nulla».

Salvatore è ancora scosso e parla a fatica: «L’unica forma di conforto l’ho trovata in cella.

I miei compagni mi hanno accolto bene, hanno capito che ero lì per un errore mi hanno anche dato qualcosa di pulito da indossare».  Dopo tre notti in cella Salvatore torna in libertà, ma Taviano è piccola, tutti sanno di tutti  .

«Avevo difficoltà, anche fastidio a farmi vedere in giro, nei bar. Ho anche perso il lavoro da carrozziere e non riesco a trovarne un altro. Sono stato assolto, il fatto non sussiste ha detto il giudice, e voglio ricominciare daccapo, voglio lavorare e tornare a vivere».                                          

CAP

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