C’è il primo pentito

Gallipoli.  Nonostante manchi ancora il riconoscimento ufficiale da parte della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con conseguente programma di protezione per lui ed i suoi familiari, il primo pentito della criminalità organizzata jonica c’è. Si chiama Giuseppe Barba, quand’era militante più noto come “Peppe u dannatu”, e non è solo.

A differenza di diversi altri casi maturati e registrati in ambienti simili calabresi, siciliani e pugliesi, Barba ha accanto a sè gli affetti più cari, a cominciare dalla madre, dopo aver raccontato tutto ciò che sapeva nei  sei mesi concessi agli aspiranti collaboratori (maggio-novembre 2011).

In una intervista a “Nuovo Quotidiano di Puglia” dice con coraggio la sua Rosalba Casalino, 59 anni, diventata mamma con Giuseppe a 18 anni; poi arrivò anche Marco, prima collaboratore di giustizia per un certo periodo prima di rientrare nei ranghi del clan gallipolino. «Ho incoraggiato io quella scelta – ha dichiarato la donna – perchè la ritengo giusta. Giuseppe ha fatto bene».

Così, mentre l’ex “santa” (il grado detenuto dal pentito 41enne nella gerarchia del clan) ha dichiarato che andrà avanti nonostante minacce e attentati (come quello che ha fatto andare in fumo il furgone utilizzato dai suoi genitori per il commercio di pesce), anche fuori, i suoi familiari non mollano. Sono stanchi di 20 anni di visite nelle carceri, di aule di tribunale, di processi, sentenze e avvocati.

Vogliono una vita normale, anche perchè tutti stanno pagando per gli errori commessi. La madre, da vera madre e che intanto ha ricomprato un furgone, non scarica Marco, anzi ribadisce che i suoi figli erano “bravi ragazzi”, rovinati poi dalle cattive compagnie.  Ricorda che quando il figlio piccolo comincià a collaborare con la giustizia finirono in carcere 50 persone e che lei stessa si è fatta 17 giorni di prigione prima di venire riconosciuta innocente.

Cambiare vita, riprendersi una quotidianità da persone normali, senza abbandonare nessuno, neanche Marco Barba per il quale la signora Casalino sottolinea condizioni fisiche precarie ed una particolare malattia che necessita di cure costanti. Se sarà, non sarà certo facile svoltare, ma grazie al loro contributo forse salterà il tappo dei rapporti oscuri e criminosi esistenti in città e in questa parte del Salento, contiguità e complicità comprese.

Intanto è bastata la parola di Giuseppe barba per ridare la libertà ad un commerciante gallipolino, Luigi Sabato, 60 anni, accusato di aver nascosto la droga nei giocattoli che commerciava. Il pentito ha raccontato che furono i suoi ex soci del clan a infilarcela per rivalità tra gruppi. Il giocattolaio aveva chiamato in causa Barba, lui ha confermato i fatti e il tribunale gli ha creduto.

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