Patate, un tesoro che si sta perdendo. Come i peperoni

Alliste. «La prima e principale azione da intraprendere è quella che attiene la tutela e la difesa della patata originaria di queste zone, per proteggerla da fenomeni e/o comportamenti scorretti.

Appare perciò di fondamentale importanza l’introduzione di regole e norme che diano al marchio “patata novella di Galatina” caratteri effettivi di garanzia d’origine e di qualità; ciò significa che va garantito non soltanto che le patate spedite con questo marchio siano effettivamente tali e presentino le prescritte caratteristiche di dimensioni e scarti, nonchè fisico-chimiche ed organolettiche, ma anche che siano state effettivamente prodotte nell’area specifica di produzione»: le prospettive che il Dop europeo potrebbe aprire alle ottime patate nostrane stanno tutte qui, in un passo della relazione socio-economica dell’agronomo Mario Troisi, che accompagna tra l’altro la rinnovata richiesta di Denominazione di origine protetta (Dop) inoltrata nel febbraio dell’anno scorso, dopo che quella del 2002 è annegata tra le lungaggini della burocratiza ministeriale e l’indifferenza della politica locale.

L’indiscutibile bontà del prodotto, che da solo rappresenta ancora oggi la maggior parte delle esportazioni della provincia di Lecce, è sostenuto oltre che dai curatori materiali dell’istanza (col dottor Troisi c’è anche lo studio di Aldo Reho, come già nel 2002), anche dall’associazione dei produttori concentrati in particolare nella vasta area tra Alliste, Racale, Taviano, Melissano, Morciano, Presicce, Ugento, Salve, Matino e Parabita. A dare più peso alla istanza si sta aggiungendo una storica cooperativa di Racale, l’Acli, nata quasi 50 anni fa: «Certo che la sosteniamo – afferma deciso Enzo Manni, presidente della cooperativa – l’abbiamo fatto anche negli anni passati. Un prodotto di eccellenza come questo lo merita, soprattutto in un quadro di criticità come quello del Basso Salento».

Pure per Manni, rappresentante di 600 soci, i problemi si chiamano marchio e commercializzazione: «Senza un prezzo stabile alla produzione risultiamo poco credibili sui mercati esteri, li dosorientiamo con queste forti oscillazioni dei prezzi da un giorno all’altro: ad un cliente non è ancora arrivato il prodotto acquistato – spiega Manni – che già ne circola altro ad un prezzo anche di molto inferiore. Con questi atteggiamenti creiamo panico, perdiamo fette di mercato a vantaggio di altri produttori esteri: la patata cipriota ha quotazioni stabili anche per 15-20 giorni, poi magari calano ma di 10 centesimi, mentre la nostra scende di 60».

QUESTI DOPO QUELLE? Pannelli solari al posto delle coltivazioni di ottime patate novelle: l’amaro futuro potrebbe essere questo...

Cosa realisticamente si aspettano i coltivatori dal Dop? «Mi aspetto che il prodotto sia garantito locale, di maturazione ottimale (non spiantato prima, se no facciamo la stessa fine che abbiamo fatto con peperoni, angurie…), un prodotto uniforme e capace di stare così egregiamente sul mercato. Una volta eravamo orgogliosi dei nostri prodotti agricoli: possiamo ancora riuscirci. Del resto – conclude il presidente della coop – quale altra coltivazione di qualità può soppiantare questa? Forse i pannelli solari?!».

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