Santuario di Parabita, niente matrimoni

by -
0 1024

Trenta matrimoni su 35 nel 2010 si sono celebrati in questa basilica

Parabita. Niente più matrimoni nelle chiese che non sono parrocchie e scoppia la polemica. Il nuovo provvedimento è contenuto in un recente documento approvato dal vescovo della diocesi di Nardò- Gallipoli monsignor Domenico Caliandro. Viene così stabilito che dal 1 gennaio del 2013 ci si potrà scambiare il fatidico “sì” solo nelle chiese parrocchiali.

Anche se il provvedimento varrà per tutte le comunità della diocesi, a Parabita la questione risulta maggiormente indigesta, poiché di fatto, impedirà a molti di sposarsi nella gettonatissima basilica della “Madonna della  Coltura”.

«La chiesa non è un set cinematografico in affitto» afferma don Angelo Corvo, parroco della chiesa matrice “San Giovanni Battista”, e vicario foraneo per le città di Casarano, Matino, Tuglie e Parabita, che ha illustrato le novità nel corso di un incontro svoltosi proprio nella basilica. Per i promessi sposi non resterà, dunque, che scegliere tra la parrocchia di lui, quella di lei ovvero quella a cui appartiene la casa in cui i futuri coniugi andranno ad abitare.

«La scelta della chiesa in cui ci si sposa deve essere il risultato di un percorso di crescita spirituale dei fidanzati e non un set cinematografico individuato per bellezza, comodità o suggestività degli allestimenti. Il matrimonio non è un rito privato – afferma ancora don Angelo – ma un evento comunitario, naturale seguito di un’educazione che coinvolge gli sposi sin da bambini, con il catechismo e le varie forme associative parrocchiali».

Non saranno, però di poco conto le conseguenze per il santuario di Parabita. Basti pensare che nel 2010, dei 35 matrimoni celebrati in città ben 30 si sono tenuti proprio in questa chiesa scelta da molti anche dai centri vicini.

Il principio contenuto nel decreto del Consiglio presbiteriale diocesano è che  «la chiesa, così come la famiglia d’origine, non si sceglie». Tra i criteri di scelta del tempio sacro dove celebrare il rito non  è secondario neppure l’aspetto economico. A tal proposito la stessa curia, ripredendo un decreto del 1995, ricorda che «il contributo massimo che una chiesa può richiedere per la celebrazione del rito non può superare i 100 euro e che ad un obolo maggiore non corrisponde il diritto di disporre della stessa a proprio piacimento».

Ma non per tutti questo è un ragionamento sufficiente. «Se il motivo del malcontento è il legame con la Madonna della Coltura – conclude don Angelo – al termine del rito la coppia  può sempre venire in basilica e far dono alla Vergine Maria del bouquet della sposa».

Daniela Palma

SIMILAR ARTICLES

Commenta la notizia!