In vendita anche la casa del diavolo

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Palazzo dei Veneziani;

Parabita. Vendesi. Così un annuncio immobiliare on line liquida uno dei palazzi più antichi della storia parabitana, probabile lascito dei primi nuclei abitativi della città. Palazzo dei Veneziani, così chiamato perché nel ‘700 era proprietà dei veneti Bellisario che in onore della Serenissima posero nel cortile un’edicola votiva con S. Marco, suo santo patrono, è una struttura di chiara derivazione cinquecentesca, sita in via Padre Serafino.

I parabitani la ricordano anche perché fino ad una trentina d’anni fa, nei locali a pianterreno, c’era il tabacchino della signora Michela Liguori e, accanto, il bar di Ugo Marrocco. Prima ancora, nel 1872 una “bottega lorda”, per la vendita di derrate alimentari, e fino agli anni ’20-‘30, un albergo, tenuto da una certa signora Rita, meglio nota come “ ‘a Rita te l’albergu”.

In pochi sanno, invece, che all’interno ci sono bellissime sale voltate a stella o a botte, o una balconata coperta, abbellita da grandi arcate a tutto sesto che si affacciano in una loggetta interna. Pare anche che nei sotterranei ci fossero state delle cripte di origine basiliana, delle quali però non si ha documentazione o certezza. Di sicuro, inestimabile è il valore storico dell’immobile, oggi valutato 250mila euro, e di tutto il vico che si sviluppa ai suoi piedi, dove sono ancora visibili casette e costruzioni di antichissima origine.

C’è da augurarsi dunque che, anche in assenza di specifiche tutele, gli eventuali acquirenti ne sappiano preservare l’importanza artistica, nonostante lo stato di decadimento in cui versa oggi. Nella lista delle dimore storiche in vendita, poi, figura da tempo anche un altro tesoro cittadino.

Storico per la data di costruzione, risalente in parte al 1300, e per la leggenda ad esso legata, che ha destato la curiosità di molti studiosi. Di Palazzo Arditi, meglio conosciuto come Palazzo del Diavolo per la riproduzione della “faccia del diavolo” su una testata d’angolo del balcone, si dice che all’epoca della costruzione, nel momento in cui si dovevano unire i due bracci della balconata, questi crollavano misteriosamente, anche se puntellati. La cosa si susseguì per ben tre volte, finchè il capo-mastro che la giudicò “opera tu tiaulu” non fece riprodurre per questo un’effigie diabolica sotto la mensola dell’angolo, per invocarne protezione. Da allora il balcone è rimasto intatto, e nonostante i suoi 400 anni non presenta particolari crepe. Il primo piano con sette camere, quattro vani e, appunto, il balcone, è in vendita per 300mila euro.

Daniela Palma

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