Spaccio di droga la “rete” in aula

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Parabita. OPERAZIONE “BAMBA” Udienza preliminare per 21 degi 23 arrestati durante la maxioperazione tra Parabita e dintorni. A sinistra Biagio Toma, presunto pentito da eliminare secondo quanto deciso dal boss Massimo Donadei

Parabita. L’operazione “Bamba” giunge in aula. Per ora si tratta solo dell’udienza preliminare per 21 dei 23 arrestati nel maggio scorso durante una maxioperazione all’alba nel  cuore di Parabita e dintorni. I carabinieri restarono poi sulle tracce di tre ricercati . Adesso comincia il percorso della giustizia: il 30 gennaio prossimo si terrà l’ udienza davanti al giudice Nicola lariccia del Tribunale di Lecce.

La lunga inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Giovanni De palma e basata su due anni di intercettazioni,  mise in luce una – ancora formalmente – presunta organizzazione che governava una rete di spacciatori nel Sud Salento, in particolare a Parabita, Matino, Tuglie, Alezio, Taviano, Taurisano, Collepasso, Scorrano. Secondo i carabinieri della compagnia di Casarano, a capo del sodalizio criminale ci sarebbe stato il parabitano Massimo Donadei, 32 anni, affiliato all’organizzazione Sacra corona unita e detenuto attualmente nel carcere di Borgo san Nicola  di Lecce.

Per la gestione di questi “affari” Massimo Donadei avrebbe coinvolto anche alcuni componenti della sua famiglia, tra cui  quel Leonardo Donadei in procinto di girare un secondo film con una regista salentina proprio sul vissuto di un criminale che fatica molto a riavere la fiducia dei suoi familiari e del figlio in particolare, a causa di un passato che non vuole passare.

Nella storia, che adesso comincerà ad essere verificata con il contributo degli avvocati difensori, c’era anche la comissione di un ammazzamento avente ad oggetto un altro parabitano, Biagio Toma, 44 anni, considerato un “infame”, cioè un pentito dal clan Donadei, oltre al traffico di droghe pesanti come eroina e cocaina.

Tutto era cominciato al valico di Brogeda per la Svizzera. Era la vigilia del Natale 2009 quando gli agenti di frontiera intercettarono (pare a seguito di una soffiata) due fucili a canne mozze in entrata in Italia e destinati ad entrare in funzione per mettere a tacere una volta per tutte il “guida Toma”. «Come lo carcerano, parla e lo fanno uscire», dice di lui in tono sprezzante il capo Donadei  in un passaggio intercettato al telefono. Ma il colpo non andò a segno.

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