Parabita, concerto di Luca Colella il 29

Luca ColellaPARABITA. Il 29 prossimo al teatro Carducci concerto di Luca Colella, cantautore di Acquarica del Capo, che presenta il suo primo album “Storie dell’altra guancia”, con Ambrogio De Nicola alla chitarra e performance poetica di Renato Grilli. L’iniziativa fa parte del programma “Primavera salentina” a cura di Emergenze sud.

Di quest’ultimo lavoro di Luca Colella, Giuseppe Cristaldi, scrittore originario di Parabita e da qualche anno residente in Sardegna, dice: “E’ un ritorno a qualcosa che neanche ci è dato di toccare. Un’inversione di corsa a favore di un sogno e a discapito della ferocia che opprime i luoghi. E’ l’elusione della violenza che sta nelle fratture di un viaggio, nei traumi di un abbandono. Eppure lo chiami album.

C’è un sentire attraccato ai bastioni di Otranto, a quelli di Leuca o Gallipoli, perché anche l’acqua ha le sue micce, specie quando impazzano i tre mari. E’ in quei frangenti meravigliosi che la salsedine ha il potere dell’incendio. Un incendio spettacolare e luminoso: sfila tutta l’intimità della pietra leccese, senza ombre, senza scuse. La sovrapposizione tra cielo e terra è perfetta e disarma: ovunque tu sia, quest’album ti insegue, nel turbinio profondo del mosaico di una cattedrale, quest’album ti insegue, nelle linee di una mano contadina, quest’album ti insegue, nel verso che fa l’assenza, quest’album ti insegue perché ha fame di umanità e tu non puoi dirgli no.

Preghi e bestemmi come si prega e si bestemmia il sangue proprio, con la speranza che ti disancori un’emorragia, con la speranza che ti sai portare dietro da quando hai abbandonato la placenta e hai impresso le orme nella terra rossa. E’ solo un album, sì, ma quest’album cerca te bambino, te contadino, te portabandiera dello Scirocco, te torre di guardia dei tuoi anni.
La sensazione è che compiendo un passo a ritroso ci si ritrovi in futuro che sa di conforto, di falò accesi sotto il grembo di mamma Grecia, di papà Mediterraneo. Il volto è quello di un Salento che flette la schiena verso l’altrove di se stesso, un po’ artiglia quello che ha intorno, un po’ lo ingoia, lo digerisce, infine gli cambia la natura.

Quest’album apre voragini di odio e di amore nei confronti di un lembo di terra a cui hai giurato fede avanzando una guancia e dimenticando l’altra. Vorrei dire che Colella è un architetto incrociato a un alchimista, ma preferisce sedarsi di cantautorato”.

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