Parabita: un centro protetto per i più indifesi

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IL CENTRO DI SOLIDARIETA’ Nella foto accanto il centro durante i lavori di ristrutturazione. La struttura compie 17 anni e da “Casa di riposo” diventa “Casa protetta”. Il centro erogherà servizi socio-assistenziali a persone con defi cit

Parabita. L’altruismo non si racconta né si descrive. Si dimostra con gesti concreti, presenza costante e profondo impegno.  E’ il caso del Centro di solidarietà “Madonna della Coltura” onlus, da anni affettuosa famiglia per tutti coloro che vi abitano e lo frequentano.

Quest’anno, in occasione del suo 17esimo compleanno, il Centro si regala una nuova sfida da affrontare: la sua trasformazione da “Casa di riposo” in “Casa protetta”. Non più solo una struttura per anziani autosufficienti ma, anche e soprattutto, un centro che erogherà servizi socio-assistenziali a persone  con gravi deficit psico-fisici. «Una svolta burocratica, legale e logistica ma – ricorda il presidente Fiorentino Seclì – soprattutto emotiva, perché resa possibile dal contributo dei tanti benefattori che negli anni hanno creduto nel progetto».

E i sostenitori sono davvero tanti. Grazie ai contributi del 2010/2011 è stato possibile installare le docce in ogni camera dell’edificio per un costo totale di 20mila euro. Con la sottoscrizione del “5 per mille” degli anni 2008/2009, invece, il centro si era dotato di un mezzo di trasporto per persone invalide e diversamente abili.

E il legame degli affezionati va anche oltre il tempo: l’intera comunità ricorda e ringrazia la signora Maria Costantini che, dopo aver sostenuto le spese per l’installazione dell’impianto di condizionamento, nel suo testamento aveva previsto un’ulteriore donazione, con la quale sono stati realizzati i lavori di abbattimento di una scala interna e di installazione del monta lettighe, costato 50mila euro.

Sembra lontano quel 7 gennaio 1988, data in cui la diocesi affidò in comodato d’uso gratuito ad un’associazione di volontari un vecchio edificio della Comunità domenicana, in via Coltura.

Con il tempo quel rudere che in stato di abbandono è diventato un “monumento della solidarietà evangelica”, come la definì Monsignor Aldo Garzia, una comunità esemplarmente radicata sul territorio. «Il centro di solidarietà, che da anni collabora con l’ufficio Politiche sociali, è una risorsa importante per la nostra cittadina», ha confermato l’assistente sociale comunale, Rosaria Baldari. Proprio lo scorso settembre la struttura ha sottoscritto un nuovo protocollo d’intesa con il Comune, con l’iniziativa “Avevo fame e ho incontrato te”, per un intervento sulle emergenze sociali locali, in particolare anziani e disabili soli.                                   

DP

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