«Non si può costruire accanto a un gioiello, Palazzo De Lorenzi»

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Palazzo De Lorenzi e i lavori bloccati

Casarano. Immobile da demolire e responsabile del settore Urbanistica del Comune rinviato a giudizio. In questo senso si è pronunciato il Tribunale di Lecce che con una recente sentenza ha definito l’annosa questione del cantiere aperto nel 2003 in piazza Garibaldi, proprio accanto a palazzo De Lorenzi, una delle struttura baronali più imponenti dell’intero Salento.

A causa dei lavori di scavo attigui (poi sequestrati), realizzati dall’“Unione cooperativa di consumo”, all’epoca dei fatti il “Castello” della città (risalente al Seicento) venne definito ad “imminente pericolo di crollo” dall’ingegner Giuseppe Tarantino, incaricato dal giudice della sezione distaccata del Tribunale di Casarano (nell’ambito di altro giudizio civile), di effettuare un sopralluogo, con carattere d’urgenza, nel cantiere aperto.

Per questo quello che viene a giusta ragione considerato tra uno tra i gioielli architettonici della città, e per questo sottoposto a vincolo dalla Sovrintendenza alle belle arti ed ai beni architettonici, venne puntellato ed i lavori nel cantiere furono sospesi. Lo scavo in questione, tra l’altro, neppure era previsto nel progetto originario redatto dall’architetto Osvaldo Costa e dai geometri Antonio Pedone e Donato Valente.

L’“Unione cooperativa di consumo” era stata, infatti, autorizzata, con concessione edilizia numero 154 del 2003, ad eseguire soltanto un intervento di ristrutturazione sulla vecchia costruzione già esistente tra via Vittorio Emanuele e piazza Garibaldi. Ciò che esisteva venne, invece, demolito del tutto con l’aggiunta dello scavo (previsto, invece, solo al centro dell’area) a ridosso dell’imponente torre dell’antico palazzo alta circa 20 metri. Oltre a Carrozzo, è stato rinviato a giudizio anche Antonio Pedone, presidente della cooperativa che gestisce in città una farmacia.

L’allora responsabile dell’Urbanistica comunale, secondo l’accusa, in concorso con Pedone avrebbe autorizzato, con una proroga del 5 novembre 2008, “il proseguo dei lavori di ristrutturazione in difetto dei presupposti per il rilascio dell’originaria concessione”. In sostanza, dopo una prima sospensione dei lavori, seguita al sequestro da parte dei vigili urbani, lo stesso architetto comunale avrebbe rilasciato una concessione in sanatoria illegittima.

La sentenza del Tribunale di Lecce è stata pronunciata dal giudice Giovanni Gallo al termine del rito abbreviato richiesto nei confronti di Antonio Pedone mentre l’architetto Andrea Carrozzo verrà giudicato con il rito ordinario. Tra l’altro il giudice ha condannato Pedone a due mesi di reclusione (con pena sospesa) e a 6mila euro di multa per violazione delle norme edilizie. Pedone è stato, invece, assolto dal reato di abuso d’ufficio.

Nel giudizio era costituita anche Maria Isabella De Lorenzi, tra i proprietari del palazzo omonimo.

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