«Fiera della Lizza, è cosa antica»

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Una famiglia raggiunge l’area dei mercanti sul carretto (tratta dal libro di Ivan Ferrari)

Alezio. Si discute ancor intorno alla reale età della fiera della Lizza. Ivan Ferrari, autore del libro “La fiera della Lizza”, spiega perchè ha più di duecento anni.

«La mia ricerca e il libro che ne è seguito – afferma l’autore – è scaturita dalla curiosità, dalla voglia di sapere con precisione quanto antica fosse la fiera della Madonna della Lizza. Una storia ed una tradizione che va oltre i 200 anni dall’editto di Gioacchino Murat e le cui origini tutt’ora si perdono nei meandri del passato».
Ferrari per circa un anno e mezzo ha spulciato tutti i testi che potessero contenere dei riferimenti all’evento, trovando conferma che quella della Lizza era annoverata coma una delle due più antiche fiere del circondario di Gallipoli.

Ivan Ferrari

«L’altra era quella dei Santi Pietro e Paolo, che anticamente il 29 giungo si svolgeva a San Pietro dei Samari – continua Ferrari –. Nel 1640 Antonello Roccio le cita entrambe e dice: “tutte e due durano otto giorni l’una e tutti quelli che vengono a comprare, o vendere, sono franchi”, e prosegue: “concessa detta immunità per privilegi delli Antepassati Re”.

Per capire da chi e quando ciò avvenne, essenziale è stata la consultazione del famoso “Libro rosso” di Gallipoli, che raccoglie tutti i privilegi concessi alla città dai vari regnati dal XIII al XVIII sec. Era il 1484 e fu a seguito della fedeltà mostrata dai gallipolini nei confronti del suo re Ferrante I d’Aragona che furono emanate tali concessioni. Avvenne infatti che la potente flotta veneziana assediò la città, la quale dopo aver lottato fino all’ultimo, venne conquistata e pesantemente danneggiata. Per ricompensarla e risollevarla economicamente, il re di Napoli le concesse vari privilegi, fra cui le franchigie durante i due panieri annuali».

Con quel documento regio, Ferrante d’Aragona attestò in un atto ufficiale l’esistenza già all’epoca di queste due fiere: quella dei Santi Pietro e Paolo, nel corso dei secoli, però, muterà nome, luogo e data divenendo l’attuale fiera del Canneto, mentre quella che in antico veniva anche detta “Fiera dell’Assunzione” o “Fiera della Madonna del mezzo agosto” resterà immutata sino ad oggi. «La sua nascita e gli elementi che l’hanno preservata nel tempo sono da ritrovarsi nel fatto che si svolgesse in un importante luogo di culto, dove il 15 agosto ogni anno si festeggia l’Assunta, che attirava fedeli da ogni parte della provincia e offriva – continua Ferrari – ai mercanti una vasta piazza per esporre.

A ciò si aggiungeva il fatto che si collocava all’incrocio di vitali assi stradali dell’entroterra e nel cuore di uno dei territori più fertili della provincia, rinomato in passato persino per la coltivazione dello zafferano. L’editto del 1810 di re Gioacchino Murat, che autorizza la comune di Gallipoli a tenere una fiera nella Parrocchia della Lizza, se da un lato costituisce quindi un importante riconoscimento, dall’altro non fece altro che abolire i vecchi privilegi, assoggettando l’evento al nuovo regime fiscale del regno». Un atto che conferma l’esistenza della fiera e non ne decreta la nascita.

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