Tutte al lavoro, così si diventa donne di fiori

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Le quattro imprenditrici dell’azienda “Orazzo fi ori” che hanno preso in mano le redini dell’impresa dopo la morte dei due uomini della famiglia, il padre Salvatore e il fi glio Alberto. Da sinistra Ornella, Gabriella, Maria Teresa e Daniela

Simu Salentine. Inventarsi un’impresa al femminile oggi è alquanto difficile. Eppure secondo il Censis e l’Osservatorio imprenditoria femminile le imprese guidate da donne, in media, durano di più, per le migliori doti relazionali e organizzative rispetto agli uomini e per quel pizzico di passione che la donna mette in tutto quello che fa. Inoltre, secondo il Rapporto nazionale sull’imprenditoria femminile, redatto nel 2011,  più sale il tasso di occupazione femminile più aumenta il Prodotto interno lordo di una nazione.

A Taviano, “Città dei Fiori”, opera da anni un’azienda “rosa” proprio nel settore della floricoltura. A portarla avanti, dopo la morte, prima del papà e poi del figlio maschio, le due figlie, Gabriella e Daniela, con l’aiuto della madre, Maria Teresa e della fidanzata del fratello, Ornella. La mamma, Maria Teresa e Ornella, la fidanzata del figlio Alberto, morto in un incidente con la moto, seguono da vicino la produzione nelle serre, ubicate sulla statale per Gallipoli.

Gabriella cura il settore amministrativo, i rapporti con i clienti, con le banche e con i consulenti esterni. Daniela, infine, segue la commercializzazione dei fiori, alle 3 del mattino è al mercato dei fiori per vendere il prodotto. Quattro donne, dunque, ai vertici dell’azienda “Orazzo fiori”: una creatività tutta al femminile, contraddistinta da sforzo e audacia perché un’azienda ha bisogno sì di forza fisica ma anche di quella carica istintiva in cui al coraggio si unisce lo sprezzo del rischio. E poi, genio e fantasia per stare al passo coi tempi, saper migliorare il prodotto e renderlo appetibile sul mercato.

Di certo quando papà Salvatore impiantò le sue serre di garofani, intorno agli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, nessuno avrebbe pensato che l’azienda sarebbe stata traghettata nel 3° Millennio dalla moglie e dalle figlie. «Gli eventi della vita ci hanno portate a guidare un’impresa a cui papà teneva tanto –afferma Gabriella, la più grande –prima è venuto a mancare nostro padre e poi Alberto, la vita non è stata tenera con noi. Io e Daniela ci siamo trovate davanti ad una scelta, non volevamo chiudere ma, nello stesso tempo, non sapevamo come andare avanti. Gli altri floricoltori ci dicevano di lasciar perdere e di vendere».

Oggi, invece, l’azienda è più florida che mai e vende bene il suo unico prodotto, il lilium orientale, per il 30% al Nord Italia, il 20% presso i mercati di Taviano e di Leverano e il 50% in Grecia e nei principali mercati europei. «Ho sgomitato per entrare nei mercati –si sfoga la sorella Daniela – tutti mi guardavano con un occhio particolare. Alla fine ce l’abbiamo fatta». E poi conclude: «La mia giornata lavorativa dura 27 ore, perché dopo le serre e il mercato devo badare alla mia famiglia».

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