Opifici e innovazioni, cose da conservare

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Lo stabile che ospitava la fonderia Marra in viale XXIV Maggio, a Galatone

E’ stata la prima legge approvata del 2015 della Regione Puglia, precisamente il 27 gennaio. E’ la n. 1 di quest’anno infatti e s’intitola “Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale”. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il disegno di legge proposto dalla Giunta del presidente Nichi Vendola ed elaborato dall’assessore Angela Barbanente.

La finalità della iniziativa legislativa è quella di favorire la valorizzazione e la promozione del patrimonio di archeologia industriale presente in Puglia, riconoscendone l’importanza per la cultura e per lo sviluppo economico regionale. Per “patrimonio di archeologia industriale” s’intende il complesso dei beni immateriali e materiali, non più utilizzati per il processo produttivo, che costituiscono testimonianza storica del lavoro e della cultura industriale presenti sul territorio regionale. In particolare i complessi industriali, le fabbriche e le relative strutture di servizio e di pertinenza, le macchine e le attrezzature, i prodotti originali dei processi industriali, gli archivi, le raccolte librarie e documentarie, comprese quelle relative a disegni, fotografie e filmati, le collezioni e le serie di oggetti riguardanti l’industria, nonché i siti estrattivi dismessi.

Ma cosa è rimasto di quei pezzi di storia locale e di intere comunità che ruotavano intorno a quegli opifici? Poco è rimasto dopo gli anni in cui l’imperativo era abbattere e ricostruire beni mobili e immobili, privati e non, come le fonderie di Galatone (in pessime condizioni il frontale in via XXIV Maggio); la fabbrica di tabacco di Nardò ora grande magazzino o il vecchio ospedale ubicato nel complesso conventuale di S. Antonio, demolito al sorgere del nosocomio nuovo; la distilleria “Costa” di Gallipoli, 1935, abbattuta per far posto ad un albergo di lusso mai nato. Resiste ma è in abbandono il grande centro colonico di Torre San Giovanni di Ugento. Un ideale percorso avrebbe sicuramente fatto tappa – fino agli anno Ottanta – anche a Melissano e Racale. Migliore la sorte dei trappeti ipogei, recuperati in diverse realtà, tra cui Tuglie, Gallipoli, Acquarica del Capo, o stabilimenti vinicoli diventati musei del vino come a Parabita.

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