Omicidio Tundo: si torna in aula per il processo

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Tuglie.  È stato ascoltato, il 27 settembre scorso, il pescatore gallipolino Gaetano Bianco, che ha confermato nell’aula di Corte d’Assise di essere l’assassino dell’operaio  di Galatina,  Sergio Tundo, ucciso perchè lo aveva provocato.

L’uomo ha raccontato cosa accadde quel 5 maggio di due anni fa, a Tuglie, in via Ugo Foscolo, sotto l’abitazione della sua ex, rispondendo alle domande del pubblico ministero Alberto Santacatterina e a quelle del presidente della Corte d’Assise, Roberto Tanisi. Bianco ha esposto la sua versione dei fatti:  ha estratto il coltello solo per intimidire l’operaio galatinese, amico del figlio della sua ex fidanzata.

Tundo si era fatto avanti quella sera  per difendere la donna dagli atti persecutori del gallipolino. La 44enne di Tuglie  nei giorni precedenti l’omicidio, aveva denunciato ai carabinieri della stazione di Sannicola di aver subito più volte un furto di capi di biancheria intima da parte del suo ex compagno.

La relazione tra i due era terminata da tre anni circa, ma lui non si era rassegnato al fatto che la donna non lo volesse più e la tormentava con chiamate, messaggi, visite improvvise; la seguiva e le rubava perfino la biancheria intima, come successe anche quel 5 maggio.

Quel giorno, appunto, Bianco approfittando dell’assenza della donna, si sarebbe  introdotto nell’abitazione, per  rubarle la biancheria. Al rientro la signora si è accorta del furto. Subito ha intuito che l’autore dovesse essere stato l’ex convivente, ha pensato così di chiamarlo al telefono e  di chiedergli la restituzione della refurtiva.

E’ stato fissato un incontro all’una di notte, a Tuglie, all’esterno di quella stessa abitazione; un incontro che forse sarebbe dovuto essere anche chiarificatore. Probabilmente perché intimidita e soprattutto perché stanca di una vicenda che durava da fin troppo tempo, la donna ha chiesto l’aiuto del figlio, all’epoca dei fatti 22enne, operaio, perché lo convincesse a lasciarla in pace. Il ragazzo accettò l’invito di sua madre e partecipò all’incontro insieme ad un amico, Sergio Tundo, più grande di lui di vent’anni.

Quando Bianco è arrivato sul posto s’è trovato  davanti anche i due giovani. Tra lui e i due scattò un diverbio e poi una colluttazione in cui l’operaio galatinese morì, colpito da due coltellate, una delle quali dritta al cuore. Dopo l’omicidio, il gallipolino rientrò nella sua abitazione dalla quale i carabinieri lo prelevarono a notte fonda.

Nella prossima udienza prevista per il 3 novembre, il presidente Roberto Tanisi, il giudice togato Francesca Mariano e i giudici popolari stabiliranno l’attendibilità del racconto di Bianco del 27 settembre scorso. A novembre sarà attesa anche la sentenza.

FS

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