Lecce – È attesa per giovedì 4 ottobre la sentenza del Tribunale per i minorenni di Lecce sull’omicidio di Noemi Durini. Nei confronti dell’unico imputato, il 18enne di Montesardo Lucio M., il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 18 anni di carcere. Secondo l’accusa non ci sono dubbi: l’allora 17enne uccise la fidanzata dopo essere passato a prenderla da casa all’alba del 3 settembre del 2017: fu lo stesso Lucio, dieci giorni dopo il fatto, a cedere davanti ai carabinieri conducendo gli investigatori sul luogo del delitto (una campagna sulla strada che collega Castrignano del Capo a Leuca), avvenuto lo stesso giorno della scomparsa della ragazza di Specchia, appena 15enne (avrebbe compiuto i 16 anni il 22 dicembre). Il processo celebrato con il rito abbreviato ha vissuto ieri la requisitoria del pubblico ministero Anna Carbonara mentre la sentenza è prevista dopo le repliche dei legali delle parti. Le accuse formulate nei confronti del ragazzo sono quelle di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione (per aver agito con crudeltà per motivi abietti e futili), occultamento di cadavere e porto di oggetti atti ad offendere. Al culmine di una lite, Lucio avrebbe dapprima strattonato la ragazza, per poi colpirla violentemente,  accoltellarla per ucciderla ed infine occultarla agonizzante sotto un cumulo di pietre.

Il Procuratore Rizzo a Gallipoli Sul processo in corso è intervenuto, seppur in grandi linee e senza entrare nel merito, il Procuratore della Repubblica per i Minori del Tribunale di Lecce Maria Cristina Rizzo presente questa mattina alla Galleria dei due mari di Gallipoli all’incontro formativo per i giornalisti sul tema dei minori nell’ambito della Settimana della cultura del mare. «Al di là di ogni tipo di valutazione che può essere fatta su quanto accaduto – ha affermato la Rizzo – la pena richiesta è frutto di un calcolo matematico. Si parte dai 24 anni per poi aumentare a causa della continuazione e dei reati collegati, per poi scendere di un terzo per il rito abbreviato. Di certo la requisitoria svolta è stata molto tecnica». Gli altri reati contestati sono quelli di occultamento di cadavere e porto di armi o oggetti atti a offendere. Da segnalare, inoltre, come nel corso del processo la procura si è opposta, per la seconda volta, alla richiesta di “messa alla prova” avanzata dai legali dell’accusato, sulla base dell’assenza di segni concreti di ravvedimento e della consapevolezza del proprio errore.

Accusa e difesa a confronto La condanna chiesta è stata ritenuta “non congrua” dei legali della famiglia Durini, “a causa ella crudeltà con la quale è stata uccisa una ragazza di appena 16 anni”, mentre la difesa di Lucio, che cercherà di fornire una versione dei fatti se non diversa quanto meno “smussata”, puntava molto sulla concessione della messa alla prova. L’avvocato Luigi Rella punta sull’esclusione della premeditazione e delle aggravanti  ed ha chiesto una nuova perizia psichiatrica.

Pubblicità

 

Le perizie Nel corso delle varie perizie svolte, il giovane di Montesardo è stato pure ritenuto in grado di sostenere il processo. Nel corso della detenzione nel carcere sardo di Quartucciu, i periti che lo hanno valutato sono più volte giunti alla conclusione che Lucio avesse (lucidamente) cercato di orientare gli inquirenti verso “alterne versioni per quanto goffe” per giungere a “rappresentazioni per lui giuridicamente più favorevoli”. Chiaro il riferimento al tentativo di coinvolgere il meccanico di Patù indicato (in una delle sue versioni) come colpevole dallo stesso imputato così come il riferimento al presunto coinvolgimento  dei suoi stessi genitori (nell’ipotesi che lo avessero aiutato ad occultare il cadavere). Nella sua ultima versione dei fatti confermata in udienza, Lucio si è detto di essersi ritrovato “costretto” ad uccidere la fidanzatina che le chiedeva, a sua volta, di eliminare gli stessi genitori che si opponevano alla loro relazione.

Pubblicità

Commenta la notizia!