Dolce è bello? Per i bimbi no

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Il dott. Corciulo

Gallipoli. Fanno poco sport, rimangono molto tempo davanti la tv e cedono con facilità alle lusinghe di snack, dolci o salati, ricchi di gusto ma soprattutto di insidie. La maggior parte dei ragazzi italiani non è precisamente il ritratto della salute.

«Purtroppo il numero dei ragazzi in sovrappeso, ma ancor di più quello degli obesi è in aumento – spiega il dottore Corciulo, pediatra e direttore del Centro di prevenzione diagnosi e cura dell’obesità in età evolutiva, riconosciuto dalla Regione Puglia, nel reparto pediatria dell’ospedale di Gallipoli – e la Puglia è una delle regioni che ha il triste primato». Quando si ricorre ai ripari, a volte è troppo tardi, perché le cellule adipose che si creano durante il periodo adolescenziale non verranno mai più eliminate.

«La corretta alimentazione e  la giusta attività fisica possono solo servire a mantenere il peso forma, si possono solo limitare i danni creati, ma non eliminarli – segue il dottore – ecco perché noi medici teniamo sempre di più a dire che la prevenzione va fatta prima ancora che il bambino nasca. L’attenzione all’alimentazione deve essere il punto centrale anche delle mamme durante la gravidanza. Poi è fondamentale monitorare il periodo dello svezzamento. Le mamme devono far assaggiare tutto ai bimbi, che si devono abituare a tutti i gusti».

Nel centro seguono un percorso particolare, partecipano a laboratori, come quello del gusto, per far acquisire al bambino una corretta alimentazione, imparare a mangiare tutto e per evitare loro future complicazioni di salute.

«Ai ragazzi obesi che arrivano qui non possiamo dire che li faremo tornare come prima, purtroppo, non li possiamo illudere, ma possiamo far capir loro che è importante essere attenti a ciò che si mangia».

Dal concepimento, allo svezzamento, continuando poi con l’alimentazione a scuola. I primi anni sono fondamentali per preservare la salute. L’approccio al paziente si svolge su più fronti, negli incontri, infatti, non interviene solo il nutrizionista, ma anche lo psicologo. I ragazzi che si affidano al medico, vengono invitati a compilare una scheda nella quale devono inserire tutte le loro abitudini alimentari, cosa mangiano e a che ora; quanta attività fisica fanno. A seguito, viene organizzato un programma preciso e personale.  Spesso, la terapia comprende anche i genitori, che hanno una grande responsabilità.

«Anche i genitori sono coinvolti – conclude Corciulo – sono loro i primi supporter dei progressi del figlio e quelli che devono vigilare e aiutarli».

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