Home Notizie Tutti i Comuni

Centro storico di Gallipoli

Gallipoli – Sarà il Tar di Lecce a decidere, il prossimo 20 febbraio, se e quanto dovranno pagare i Comuni per saldare i debiti nei confronti della “Progetto Ambiente”, gestore dell’impianto Cdr di Cavallino. Una questione spinosa che si trascina da anni e che vede l’uno di fronte all’altro lo schieramento compatto delle 97 municipalità salentine e la società che cura lo smaltimento.

Tariffe di smaltimento ferme al 2010: sugli adeguamenti è guerra in tribunale. Nel paese alle porte di Lecce l’impresa che fa capo al consorzio Cogeam, produce il combustibile derivante da rifiuto e i Comuni che negli anni hanno conferito le loro immondizie devono pagare una tariffa stabilita da un contratto firmato nel 2004 dall’allora commissario delegato per l’emergenza ambientale, l’ex Governatore regionale Nichi Vendola. Il problema sono gli adeguamenti tariffari a partire dal secondo semestre 2010 fino a tutto l’anno in corso, stabiliti con un decreto dal commissario ad acta dell’Agenzia territoriale dei rifiuti, Gianfranco Grandaliano. La somma in ballo non è decisamente trascurabile: 27 milioni, euro più euro meno, calcolata sulla scorta degli indici Istat per cui il commissario Grandaliano aveva stabilito tariffe che vanno dai 102,56 euro del 2010 ai 112,95 del 2017, per ogni tonnellata di rifiuto conferito.

Il forte rischio: da 72 euro a tonnellata di immondizie conferite a 113. Una batosta per le casse comunali visto che sborsavano 72 euro e 60 centesimi a tonnellata. Inoltre, per la “Progetto ambiente” anche la tariffa di 112,95 è bassa, in quanto sostiene che per la copertura dei costi di esercizio occorrono almeno 128 euro a tonnellata. Le parti hanno presentato ognuna un ricorso ai giudici amministrativi. I Comuni (che in questo caso si sono raggruppati in tre aree equivalenti a nord, centro e sud Salento) hanno dato mandato agli studi legali di Ernesto Sticchi Damiani, Angelo Vantaggiato e Gianluigi Pellegrino; la società si è rivolta al legale Luigi Quinto, che tra le altre cose durante le febbrili trattative dei mesi scorsi aveva prospettato l’ipotesi che un’eventuale vittoria al Tar avrebbe fatto schizzare la tariffa a 145 euro.

I “debiti” da prevedere ad oggi: Gallipoli 1 milione 237mila, Ugento 704 mila, Casarano 651mila. Se venisse confermata la validità del decreto di Grandaliano, i Comuni sarebbero costretti ad un gravoso esborso. Nell’ex Ato Lecce 1 la stessa città capoluogo avrebbe un debito di 3 milioni e 618 mila euro, Copertino 484 mila, Carmiano 343mila, Leverano 348mila, Porto Cesareo 640mila, Trepuzzi 376mila e Veglie 467mila; nell’ex Ato Lecce 2 su Gallipoli peserebbe un debito di 1 milione e 237mila euro, per Cutrofiano 270mila, a Galatina 752mila, a Galatone 616mila, per Maglie 371mila, ad Otranto 383 mila, a Sannicola 198mila, poi Alezio 180mila, Aradeo 367mila, Neviano 134mila, Supersano 111mila e Tuglie 150mila; nell’ex bacino Lecce 3 infine, Taviano dovrebbe pagare 443mila euro, Casarano 651mila, Alliste 223mila, Castrignano del Capo 237mila, Matino 349mila, Parabita 300mila, Salve 256mila, Tricase 526mila e Ugento 704mila.

La motozappa rubata e poi ritrovata

La Stazione dei Carabinieri a Tricase

Carabinieri di Tricase

TRICASE. Furto di motozappa con finale a sorpresa a Tricase Porto. I carabinieri della locale Stazione sono, infatti, riusciti a rintracciare l’attrezzo agricolo che era stato rubato all’alba del 19 luglio da un’abitazione della marina. Dopo la denuncia del proprietario, i militari si sono orientati sul 52enne (del posto) P.M. il quale nei giorni precedenti il furto era stato notato nei pressi dell’abitazione in questione. Con somma sorpresa del legittimo proprietario della motozappa, quest’ultima non solo è stata ritrovata dai carabinieri ma gli è stata restituita pure con gli ingranaggi perfettamente oliati. Altro intervento dei militari a Miggiano dove il 44enne del posto D.S.D. nel corso dell’attività di volantinaggio si è impadronito di un cellulare (270 euro il suo valore) distrattamente lasciato incustodito all’interno di un furgone. A riprendere il furto è stata, però, la telecamera di un impianto di videosorveglianza e così i carabinieri hanno potuto identificare l’autore del colpo. L’uomo, però, immaginando che qualcosa non fosse andato per il verso giusto, si è disfatto del telefonino. A risarcire il derubato ci ha pensato il proprietario della ditta dove lavora il 44enne che, venuto a conoscenza dell’episodio, ha voluto risarcire la vittima del danno economico subito.  

Referendum: Trivelle; aperti seggi elettorali, 47mln al votoAd Acquarica del Capo, Ugento e Taviano “passa” il referendum sulle trivelle. Bocciato a livello nazionale, con un’affluenza alle urne pari al 31,19% (e l’85,84% dei voti contro la proroga delle concessioni), l’appuntamento referendario di domenica 17 aprile ha visto la provincia di Lecce seconda in tutta Italia per affluenza ai seggi con un 47,5% di votanti preceduta solo da Potenza che ha primeggiato con il 49%. In parallelo anche il dato delle regioni che vede la Basilicata (50,2%) prevalere sulla Puglia (41,7%). In provincia di Lecce sono 34 i comuni dove il “quorum” del 50% è stato superato: su tutti Patù dove si è recato al voto il 62,49% degli aventi diritto. Nell’arco ionico-salentino hanno promosso il referendum solo Acquarica del Capo (50,4%), Ugento (50,14%) e Taviano (50,11%). Molti, comunque,  i centri sopra la media regionale. Tra questi Taurisano (49,8), Presicce (49,5%), Nardò (47,7%), Melissano (47,1), Neviano e Parabita (45,3), Racale (45,2), Casarano (45), Galatone (44,8), Alliste (44%), Seclì (43,9), Gallipoli (43,8), Alezio (42,8), Sannicola (42,6) e Aradeo (41,9). Tra gli ultimi in provincia Matino (fermo al 41,22%) e Tuglie (41,07%): solo Guagnano (40,65%), Ruffano (40,58%) e Collepasso (40,02%) hanno fatto peggio.

by -
0 906

L’apertura della Porta Santa a Nardò

Sorelle e fratelli nel Signore,
Natale è celebrare il ricordo della nascita di un bambino: Gesù! Ma chi è che nasce realmente? E cosa spinge la follia di un Dio così buono a mandare in mezzo a noi peccatori il suo unico Figlio? Il Nuovo Testamento, in riferimento all’azione del Figlio, si esprime in termini di misericordia (eleos) come sintesi dell’opera che Gesù ha compiuto nel mondo nel nome del Padre (cfr. Mt 9,13).
La misericordia di Cristo si manifesta soprattutto quando Egli si piega sulla miseria umana dimostrando la sua compassione (viscere di misericordia) verso i bisognosi, gli ammalati, gli anziani soli, gli emarginati e i peccatori. Tutto in Gesù parla di misericordia. Gesù è Misericordia Vivente.
Occorre perciò ricordare in questo preciso momento storico che in Cristo, Dio si è manifestato nella carne come “Emmanuele”, Dio con noi, e si è unito all’umanità in un vincolo indissolubile. L’Incarnazione è il “sigillo storico” dell’eterno Amore, il momento in cui Dio, infinito e senza tempo, irrompe nella storia nell’umiltà della natura umana, dichiarando il suo Amore, folle, traboccante per l’uomo e la donna di tutti i tempi.
Mentre vi scrivo ho nel cuore davvero l’immagine di Gesù che si fa carico del peso della nostra debolezza, delle nostre preoccupazioni.

Insieme al santo padre Francesco, abbiamo spalancato le porte di Cattedrali e Basiliche, di dormitori e parrocchie celebrando solennemente l’inizio di questo Anno Santo, Giubileo Straordinario della Misericordia. Non manchiamo di spalancare la porta del nostro cuore, facciamo entrare Cristo nel Sacrario della nostra vita! Non ci accada di essere uomini e donne che si illudono che seguendo regole, tradizioni e precetti di varia natura, possono fare a meno dell’Amore! Né tanto meno possiamo convincerci di essere indegni di accogliere Gesù nel nostro cuore! Qualunque siano le nostre condizioni sociali e morali, qualunque sia la percezione della vita che ci portiamo addosso in questo momento, anche se fossimo presi da ansia, paura e, Dio non voglia, disperazione… Gesù, il Cristo, è nato per te, per ciascuno di noi! Facciamo insieme la scoperta di un Dio che si fa carico delle nostre tribolazioni, che con noi condivide il dolore e la gioia grande della nostra umanità. Diventiamo con Lui, per Lui e in Lui “affamati di vita buona”! Spalanchiamo le porte del cuore a relazioni che siano sane, generose, comunionali. Affrontiamo insieme, come comunità, il dramma della precarietà e della disoccupazione, non giriamoci dall’altra parte quando un nostro fratello o una nostra sorella (qualunque sia il suo credo o nazionalità di provenienza) chiede aiuto nei modi più svariati. Torniamo ad essere “casa accogliente” per chi casa non ha! E mi riferisco, innanzitutto alla capacità che abbiamo di non far cadere nel baratro della solitudine il “prossimo” che a noi si presenta mendicante d’amore! E’ il Bambino Gesù che bussa alla porta delle nostre vite! La Misericordia che il Padre ci dona nel Figlio per lo Spirito Santo siamo chiamati ad esercitarla concretamente nei confronti di chi ci viene affidato perché incontrato.
Un pensiero di particolare preghiera lo elevo per quanti, giovani donne e uomini della nostra Diocesi, provenienti soprattutto dalla Cattedrale di Nardò, con il supporto di alcuni benefattori, si sono recati per trascorrere in Uganda questi giorni di festa ed esprimere così la comunione con una meravigliosa “Chiesa sorella”, l’Arcidiocesi di Gulu. Sono una testimonianza viva, entusiasta di quanto la Misericordia di Dio possa realizzare cose belle e grandi.

In perfetta sintonia con Cristo poi è il cuore della Madre. Non si può scindere il Natale da Colei che, con il suo “fiat”, ha fatto sì che il Verbo diventasse carne. “Scelta per essere la Madre del Figlio di Dio, Maria è stata da sempre preparata dall’amore del Padre per essere Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende ” di generazione in generazione ” (Lc 1,50). Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. Questo ci sarà di conforto e di sostegno mentre attraverseremo la Porta Santa per sperimentare i frutti della misericordia divina”. (Misericordiae vultus 24). Sentiamoci allora incoraggiati dalla Vergine Santa a intraprendere la via della generosità, dell’affidamento totale alla volontà di Dio. Scopriremo che vivere significa amare!
“Dopo che Gesù è venuto nel mondo non si può fare come se Dio non lo conoscessimo. Come se fosse una cosa astratta, vuota, di referenza puramente nominale; no, Dio ha un volto concreto, ha un nome: Dio è misericordia”. (Papa Francesco, Angelus, 18 agosto 2013). La Misericordia si è fatta carne! Oggi è Nato Gesù, Misericordia incarnata. AUGURI! In alto i cuori!

Nardò, Natale del Signore 2015

S.E. Mons. Fernando Filograna
Vescovo di Nardò-Gallipoli

FARMACIANEVIANO. C’è anche la nuova sede di Neviano tra le farmacie alle quali la Regione Puglia ha dato recentemente il via libera. Nell’ambito del “potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica”, in tutti i comuni della Regione sono state individuate 188 sedi di nuova istituzione, 41 delle quali in Provincia di Lecce. Quella di Neviano sarà la seconda in paese e andrà a collocarsi nell’area delimitata  tra le direttrici Neviano-Seclì e Neviano-Tuglie, ricomprendendo anche le nuove zone di espansione abitativa. Il via libera della Regione è giunto malgrado in molti casi vi sono anche dei ricorsi amministrativi pendenti, valutando il “l’interesse pubblico primario verso l’incremento dell’assistenza farmaceutica”.
L’ok è arrivato anche per Acquarica del Capo malgrado un ricorso pendente e malgrado la locale Amministrazione comunale abbia chiesto la soppressione della seconda sede, “stante il calo demografico ed in considerazione del procedimento amministrativo già avviato di fusione con il Comune di Presicce”.
Le altre sedi in zona, tutte di nuova istituzione, sono ad Alezio (la seconda, tra le vie Taranto, Roma e Sannicola), ad Aradeo, Galatone (zona ovest), Gallipoli (zona sud-est), Matino (con una sede in contrada Carizzolo e l’altra nella zona nord), Parabita (nella zona delimitata tra via Pio XXII, S.Eleuterio e la Provinciale per Collepasso), Racale (nella marina di Torre Suda), Taviano (tra le via per Gallipoli e Matino). Con le due nuove sedi previste (una al Villaggio Boncore e l’altra nell’area urbana di sud-est), Nardò sale a dieci farmacie mentre Casarano  giunge a quota sei con il nuovo esercizio previsto nella zona est della città.

MERCATINI NATALIZI Prodotti locali, opera di artigiani, in mostra nelle piazze (la foto si riferisce a Parabita). Il clima clemente ha permesso anche l'installazione di un abete in spiaggia a Porto Cesareo. Non si contano i commenti sul web

MERCATINI NATALIZI. Prodotti locali, opera di artigiani, in mostra nelle piazze (la foto si riferisce a Parabita). Il clima clemente ha permesso anche l’installazione di un abete in spiaggia a Porto Cesareo. Non si contano i commenti sul web

natale sulla spiaggia porto cesareoLa festa della Madonna Immacolata, preparata dalla novena, ha aperto le porte al Natale. Ci sarà il 13 quella  di  S. Lucia con i simboli della luce a illuminare simbolicamente ancora di più la festa più attesa dell’anno. Forse, oggi, è proprio questa la definizione che più si addice al Natale, quella che sembra più sentita e diffusa.
Siamo circondati da quelli che usiamo chiamare “segni” del Natale: alberi, presepi, luminarie,  regali, concerti, che sarebbe forse più corretto definire con il termine “indizi”. Perché una cosa sia definita come  segno, infatti,  ci vuole la consapevolezza piena del senso. Solo così le emozioni si trasformano in sentimento e i riti, che pure si fondano sulla ripetività delle tradizioni, trovano spazio vero nella vita di ognuno.
Nel Salento (e pure altrove)sembra che sia in corso una nuova sagra, quella del Natale, continuazione delle centinaia di manifestazioni estive che funzionano per la promozione del territorio e del prodotti locali e per attirare turisti che si riversano sulle piazze. Fungono da richiamo alberi spettacolari di luminarie (il record spetta a quello di piazza S.Oronzo a Lecce), veri e propri spettacoli montati intorno all’accensione delle luci e alle luminose decorazioni che ornano facciate dei palazzi più prestigiosi, presepi viventi in cui la musica della pastorale si fonde con il profumo delle pittule e di altre specialità culinarie, mercatini che esaltano la pazienza e l’operosità degli artigiani. Non manca l’albero sulla sabbia. A Gallipoli i lidi si attrezzano per il taglio del panettone in spiaggia. Tutto fa spettacolo, tutto fa territorio, tutto fa destagionalizzazione. Tutto (alla fine) fa Natale?

Ci sta qualche ragionevole dubbio. Vero anche che questa festa è nata da una serie di contaminazioni, che intorno vi girano leggende e credenze varie che spesso non hanno niente a che fare con i valori cristiani. Il 25 dicembre è una data simbolica che rimanda al solstizio d’inverno e alla festa del “Sol invictus” introdotta nel 274 dall’imperatore Aureliano. Il rimando al sole e alla luce è frequente. Nel vangelo di Luca,  Zaccaria, il padre di Giovani Battista, parla della futura nascita di Cristo così: «Verrà a visitarvi dall’alto un sole che sorge». Al culto del sole e della luce è legato anche il rito del ceppo che brucia nel camino e che nel passato veniva fatto ardere per 12 giorni consecutivi; da come bruciava si ricavavano auspici per il futuro. Anche nella letteratura venivano trovati accenti profetici per la nascita di un “puer” (IV ecloga virgiliana). Pure l’albero nasce da una contaminazione di varie culture: l’abete in Egitto era il simbolo della natività; quello bianco in Grecia era sacro ad Atena, dea della caccia ma anche delle nascite; nei paesi nordici era associato a riti pagani; alcuni fanno riferimento  a Martin Lutero che vide un abete illuminato dalle stelle nella foresta. Il presepe ha l’impronta di San Francesco che nel 1223 fece rivivere a Greccio la natività.

Tutti questi “segni” ci riportano all’evento che ha cambiato la cultura dell’Occidente, a volte strumentalmente usati per rivendicare e affermare un’identità contrapposta ad altre. Succede, per esempio, a proposito del presepe, brandito come una clava. Per fortuna ci pensa Papa Francesco a chiarire e a fare sintesi: davanti al presepe riprende i temi della tenerezza e della misericordia su cui ha fondato l’Anno santo appena inaugurato.

treni fse nuovi 2015 stazione gallipoliOltre alle tante critiche e contestazioni, ci sono anche novità sul fronte delle Ferrovie Sud Est. Entro la fine dell’anno sui binari salentini correranno nuovi treni e sulle strade 10 nuovi autobus articolati. Queste le dichiarazioni dell’assessore regionale Giovanni Giannini dopo una lunga serie di proteste di clienti abituali e di turisti occasionali, che ogni giorno fanno esperienza di ritardi, guasti e sporcizia a bordo delle carrozze e degli autobus. Tra le sollecitazioni quelle di Palazzo dei Celestini, del senatore Dario Stefano, del direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Vincenzo Nicolì, di numerosi consiglieri regionali, di privati cittadini che hanno scritto lettere e si sono serviti dei social per denunciare situazioni insostenibili. Così cominciano ad arrivare le prime promesse. Al consigliere regionale Ernesto Abaterusso, nel corso di un incontro, l’assessore Giannini ha parlato di “una svolta alla mobilità su ferro della nostra regione anche attraverso lo stanziamento di due finanziamenti, il primo da 27 e il secondo di 3,5 milioni di euro, per la messa in sicurezza della rete ferroviaria”. Sono stati annunciati altri interventi anche più immediati: entro la metà del prossimo anno sarà velocizzata la linea Maglie-Otranto e per l’estate collegamenti veloci Lecce-Gallipoli.

Per la verità, non sono mancati in questi anni gli stanziamenti per le Sud-Est: è del 2011 la delibera Cipe con cui venivano concessi alle Fse 120 milioni di di provenienza europea per interventi previsti nei Piani attuativi dei trasporti. Ma non sono mancati gli “incidenti di percorso”. Pesa sul bilancio il buco di 240 milioni di euro, pesa lo scandalo delle vetture d’oro di cui abbiamo tracce visibili nella stazione di Gallipoli. Qui, su un binario morto, sono parcheggiate alcune delle vetture pagate a peso d’oro di cui si è interessata anche la cronaca nazionale. Tra il 2006 e il 2009 le Fse comprarono 25 carrozze dismesse al costo di 37.500 euro ciascuna spendendo complessivamente 912mila euro; successivamente le carrozze furono vendute a una società polacca, incaricata di eseguire lavori di ristrutturazione, al prezzo di 280mila euro ciascuna con un ricavo di 7 milioni di euro. Carrozze che le Fse hanno ricomprato al prezzo di 900mila euro ciascuna spendendo 22 milioni e mezzo di euro. I conti sono presto fatti. Per questa operazione sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza beni per 11 milioni ad amministratore unico e ad ex dirigente delle Fse.

E dire che alcuni segnali facevano ben sperare, per esempio la ristrutturazione delle stazioni. Senonché, appena terminati i lavori, arredo e aria condizionata compresi, sono diventate “impresidiate” ,cioè chiuse. Le stazioni di Galatina, Spongano, Corigliano, Copertino, Nardò città, Campi, Parabita ne fanno testimonianza. Tra le lamentele dei passeggeri che vedono le sale d’aspetto dall’esterno e non possono entrarci.
Ora ne arriva un altro di segnale potenzialmente positivo: per riavviare quel bel progetto della Metropolitana di superficie, alcuni Sindaci, d’accordo con la Regione, si stanno muovendo. I soldi per la progettazione potrebbero venire con un piano Interreg transfrontaliero Italia-Albania: lì si punterebbe ai collegamenti Valona-Scutari, qui alla diretta Lecce-Nardò-Gallipoli, passando per Novoli, Carmiano e Copertino. Dice il Sindaco di Nardò Marcello Risi: «è una operazione molto seria, gli strumenti per andare fino in fondo questa volta ci sono e poggiano sull’ammodernamento della rete delle Fse fatta di recente».

treno fse casarano

foto di Francesco Capezza

Bisogna pregare che non ci siano temporali né troppo caldo perché i passaggi a livello supertecnologici vanno in tilt e non si abbassano all’arrivo del treno. Succede che il convoglio deve rallentare, farsi sentire, e poco manca che il controllore scenda a fermare le macchine all’incrocio per permettere il passaggio dell treno. Non è fantasia, va davvero così. Con buona pace dei milioni spesi per la sicurezza.

fine vendemmia 2015 (2)In Evidenza.inddUna annata tutto sommato “facile” ed ecco una vendemmia tutta d’oro, quella appena conclusa, con la fase di fermentazione finita e l’avvio di quella di affinamento. Il tempo fino a fine luglio ha richiesto solo pochi trattamenti (solo tre preventivi e nessuno curativo). Spiegano gli enologi che le temperature molto alte  hanno determinato sulle uve qualche fenomeno di scottatura e stress con arresti della maturazione. Poi le piogge di agosto hanno innescato qualche problema di marcescenza e sopratutto di disseccamento della rachide (la struttura del grappolo) ma complessivamente è andata proprio bene.
Tanto che l’Assoenologi assegna alla Puglia la palma del boom: +25% il balzo della produzione secondo le loro previsioni. Il Salento è in linea. «Uve sane, buon grado zuccherino, trattamenti pochissimi quasi da biologico, qualità buona con previsioni altrettanto buone»: questa la diagnosi di Giuseppe Pizzolante Leuzzi (foto a sinistra), enologo di Ruffano, primo lungo incarico professionale in una cantina cooperativa di Melissano, dove ha creato l’iniziativa “Vinimmagine”. Adesso segue la Cantina Coppola di Gallipoli, la “Duca Guarini”, quelle di Seclì e Copertino, insieme all’unica cantina di Capri. Dopo aver ricordato che l’anno scorso la resa  fu bassissima (-50%), l’enologo aggiunge: «La nostra vitivinicoltura sta andando lungo la strada giusta: le cantine sono tutte orientate ormai verso la qualità e la cura dell’identità. Così il Salento si vende benissimo in tutto il mondo anche per il suo negroamaro, fino a 10-15 anni fa del tutto sconosciuto».

L’export infatti sta puntando ora su Estremo Oriente e Cina, dove – a detta del corrispondente della Rai da Pechino per molti anni, Paolo Longo, ascoltato in occasione del premio giornalistico “Antonio Maglio” ad Alezio – nei ristoranti “si trovano vini francesi, cileni, californani ma non italiani”. Per questo i produttori sollecitano una sempre più stretta collaborazione con le Istituzioni.
Saverio Gabellone (a destra), enologo di Alezio in pensione e ricco di storia, è stato tra i primi salentini ad andare a studiare di vigneti a Conegliano Veneto, insieme a Carlo Coppola, compaesano. «E sui testi scolastici c’era scritto che i vini meridionali non erano adatti all’imbottigliamento – ricorda – e nessuno però sapeva spiegarmi perché». Oltre a diverse aziende familiari aletine come i Calò, Gabellone ha seguito anche diverse cantine sociali, molte delle quali ormai chiuse. «Nate per difendere i piccoli produttori dai famelici commercianti – rileva Gabellone – le cantine sociali sono andate via via perdendosi, non avendo capito il cambiamento del gusto e le esigenze dei consumatori. Con loro si sono persi anche patrimoni importanti, come il Primitivo di Ugento». Delle 40 cantine sociali, oggi ne restano meno di dieci. I riconoscimenti Doc resistono grazie alle cantine private (come ad Alezio).
Ma complessivamente,  oggi il Primitivo e il Negroamaro sono allo stesso livello di Barbera, Chianti, Barbaresco e nonostante gli appena 17mila ettari di vigneti – a fronte dei 70mila di una trentina di anni fa – il fatturato è di molto cresciuto.

La Puglia, da sempre terra esposta ai contatti con gli altri popoli del Mediterraneo, è una terra ricca di cultura e tradizioni, dove sacro e profano, paganesimo e cristianesimo convivono in numerose manifestazioni come nelle sagre e feste patronali che animano per lo più i mesi estivi. Succede, infatti, che le feste del santo patrono, da alcuni considerate segno identitario salentino,  anche se in calendario in altre stagioni, vengono celebrate in estate perché tornano gli emigranti e arrivano a frotte i turisti.
Negli ultimi anni anche le sagre sono diventate un segno distintivo del Salento. Sono centinaia e non interessano solo i centri più grossi, anzi, soprattutto nel Salento, si può dire che non vi sia un singolo comune che non ne conti una. Quello della sagra è un rito collettivo che trova fondamento nella grande abbondanza di alcuni prodotti tipici del territorio, che, divenendo protagonisti di piatti succulenti, vengono “festeggiati” insieme all’immancabile vino pugliese e a tanta musica popolare. Come documenta lo stesso nome, nella sagra c’è qualcosa di sacro, ricordo di alcuni riti quando agli dei, su uno spazio sacro, venivano offerte le primizie della terra. Si usava per le offerte la parte antistante il tempio, appunto, il “sagrato”.

Un elemento indispensabile perché la manifestazione possa ritenersi una sagra è lo strettissimo rapporto con i prodotti del territorio, le radici in qualche modo devono essere ben fondate nella tradizione, nel ricordo di avvenimenti religiosi o laici. Non sempre è così. Succede a volte che l’oggetto di alcune sagre sia totalmente inventato, frutto di una creatività estemporanea che obbedisce essenzialmente al bisogno di fare festa e  valorizzare il territorio. Finalità in sé lodevoli, ma molto meglio  ricercare e valorizzare  gli elementi originali e legati alla vera tradizione popolare. Il clima e  gli obiettivi sono comuni:  aria di festa intorno al prodotto scelto, promozione del territorio, luminarie, musica,  il tutto spesso collegato ai riti religiosi che ne costituiscono il riferimento  implicito o esplicito. Come per ogni sagra, conta la capacità di aggregazione e di coinvolgimento di tutta la comunità, la forza attrattiva  anche nei confronti del territorio, il  tentativo di superare i confini comunali partendo proprio dall’esaltazione di un prodotto locale. Il successo è assicurato perché migliaia di persone si riversano, soprattutto d’estate per il contributo dei turisti, a popolare le strade dei centri antichi tra bancarelle e degustazioni.
Di antica tradizione le sagre dedicate al grano (Merine e Acquarica del Capo) e ai suoi derivati,  al pane e alla pasta fatta in casa (Felline), “Sagra ta puccia” a Torre Mozza; fioriscono gli appuntamenti con le frisedde, le oliate, le pille, le sceblasti, le orecchiette, ecc.

Ogni paese punta sul prodotto simbolo, così Gallipoli  sul pesce con la “Sagra del Pesce spada” che si terrà nei prossimi giorni sul lungomare Galilei, Presicce sull’olio con i “I colori dell’olio”. Non poteva essere altrimenti considerato il tesoro dei frantoi ipogei che costituiscono la trama segreta del paese.
L’offerta dei prodotti tipici si sposa con quella della scoperta dei centri storici che, in verità sono dei veri e propri gioielli. Succede così a Melissano  dove  in agosto ci sono due manifestazioni: “Gusti e sapori del centro antico”, un percorso itinerante alla scoperta dell’arte, della cultura e dell’enogastronomia salentina con protagonisti i quattro rioni del paese e la “Festa della della cantina sociale”
A Galatone ci sarà per la prima volta (8 e 9 agosto in piazza Pertini) la sagra del carnevale con tanto di parata inaugurale, concerti in piazza e soprattutto piatti della tradizione culinaria salentina. L’evento è promosso dal Comitato del carnevale galatonese in collaborazione con ristoratori e pasticcieri del paese. Altrettanto originale quella dedicata addirittura al “diavolo” proposta a villa Prandico di Tuglie il 20 agosto dal musicista di Galatone Luigi Bruno (lo scorso anno l’evento è stato organizato a Cutrofiano): cibo e vino non mancheranno, ma a farla da padrone sono soprattutto maghi, cartomanti e altre “diavolerie” tra vecchi vinili e oggetti recuperati nello “Strano mercatino”.

In attesa della sagra della “cazzata” (ovvero della “schiacciata” farcita nei modi più impensati) d’agosto, Casarano punta fa festa con la piazzaiola alla casaranese, serata recuperata lo scorso anno dall’associazione culturale “Tradizioni popolari” e in programma il 2 agosto presso i giardini Ingrosso. Sempre a Casarano, accanto al “Palio delle contrade” del 25 luglio, il giorno dopo si terrà la Fiera in onore di “Sant’Antonio ti miluni”, istituita nel 1818 con regio decreto del Re del Regno delle due Sicilie Ferdinando I: non si tratta di una vera e propria sagra ma le degustazioni non mancheranno. In contrada Pietra Bianca, il 12 e 13 agosto la parrocchia dei Santi Giuseppe e Pio propone anche la 13ª edizione della sagra ta “scurdijata”, rievocando la ricetta povera per antonomasia fra tutti i piatti tipici del Salento, preparato con legumi cotti alla pignata, pane e cicureddre.
Seclì punta tutto sulla rinomata “Sacra te la carne te cavaddrhu” del 21 e 22 agosto, organizzata da Pro loco e Comune, mentre nella vicina Aradeo sono tre i giorni dedicati alla “Taraddota” (dall’antico nome degli abitanti del paese), dal 18 al 20 agosto, grazie al lavoro dei comitati festa S. Nicola e Annunziata. A Neviano c’è, invece, la sagra dei prodotti tipici del 2 e 3 agosto che anticipa la festa per la Madonna della Neve.
Stessa cosa ad Alezio l’8 agosto (alle 21 ci sono gli Alla Bua in concerto) prima della Lizza di Ferragosto.  Il 9 agosto a Sannicola trionfo dei “sapori locali” con il Comitato festa Madonna delle Grazie, quest’anno con gli Schiattacore e Antonio Castrignanò. Nel piazzale dell’area mercatale di Santa Maria al Bagno, marina di Nardò, ad agosto c’è la seconda edizione della sagra dell’anguria.

Ha collaborato Mauro Stefano

A ognuno la sua poesia, a ognuno la sua ispirazione. Diverse le motivazioni a comporre, ma il prodotto finale si traduce per tutti nella raggiunta realizzazione di sé. Per alcuni si tratta di una esperienza adolescenziale relegata e custodita nei diari, per altri è una passione continua che continua a bruciare. Nonostante l’età. Avviene così che Giorgio Tricarico che si è segnalato in ben due edizioni del nostro concorso concluda il suo intervento con una affermazione decisa: «Scrivo, scrivo e scrivo e non mi stancherò mai».  Cristian Veronio scrive versi per “mettere ordine” e ridurre la complessità dei pensieri stemperandola in versi. “Pura emozione”per Fiorella Sansò; per Daniele De Martinis i versi nascevano a contatto con la natura e ora sono in una raccolta dal titolo “Eterna giovinezza”. Compagni di viaggio i nostri poeti che continueranno a accompagnarci nel libro che raccoglierà tutte le poesie selezionate nelle quattro edizioni del concorso.

Cristian VeronioCristian Veronio di Gallipoli: 20 anni, frequenta ora  il primo anno di Giurisprudenza presso l’Università del Salento. Nella prima edizione del concorso, nel 2012, si piazzò al terzo posto con la poesia “Amore è sorprendersi”

Mi è successo spesso di guardare un foglio bianco come se fosse il mio migliore amico. Le cose più belle e quelle più complesse non le ascoltano tutti. A volte succede che le parole che scrivo su quel foglio bianco abbiano un’armonia particolare, sembrino formare una canzone, di quelle che passano in radio, ti piace, e non vedi l’ora che finisca perché lo speaker dica il titolo. In sostanza, scrivo poesie perché ho paura che non ci sia sempre qualcuno che possa ascoltare i pensieri degli altri e quando i pensieri si accumulano, scrivo per metterli in ordine… aspettando Piazzasalento e i suoi lettori che sono sempre pronti a leggere la bellezza e quindi a ridurre la complessità dei pensieri di chi scrive.

Fiorella Sans  concorso poesiaFiorella Sansò di Mancaversa al secondo posto nel 2012 con “Ti amo”; successo confermato, sempre al secondo posto, quest’anno con “Non aver paura del tempo”.

Sono 10 anni che mi diletto a scrivere e ho una certa predisposizione verso i racconti in chiave comica, ispirati dalla mia gioia verso la vita.
Per me la poesia è un semplice passaggio dal cuore di chi scrive al cuore di chi legge.
Infatti io intingo la mia penna nel mio cuore e scrivo, regalando a chi mi legge emozioni, struggenti passioni, risate, ma anche stati d’animo nei quali la tristezza e il dolore, a volte, prevalgono sull’amore.
Ecco: per me la poesia è pura emozione.

Daniele De MartinisDaniele De Martinis di Galatone: primo nell’edizione dello scorso anno con la poesia “Amo te”.
De Martinis è anche campione  di “Retrorunning” in cui si è distinto in numerose competizioni

La passione per comporre poesie nasce in un determinato periodo della mia vita che si puo’ racchiudere tra il 1987 e il 1991 durante la frequenza del Liceo. L’ispirazione era sovente in quel periodo e i componimenti poetici venivano prodotti in modo copioso forse grazie al tempo a disposizione, infatti mi isolavo a contatto con la natura e fantasticando componevo i versi. Poi l’arruolamento nelle Forze Armate ha ridotto il tempo dell’ispirazione, quando per ultimo il 28 aprile 2013 con la scomparsa del papà’ ho composto l’ultima poesia, racchiuso tutti i componimenti creando la raccolta “eterna giovinezza” www.eternagiovinezza.jimdo.com

Giorgio TricaricoGiorgio Tricarico di Gallipoli, ha incominciato a scrivere nel 1980. Primo nella seconda edizione del concorso, secondo nella terza, e terzo in quella del 2015. Pensionato, sposato, tre figli, un bellissimo nipote, cinque cani e una gattina.

La passione per la poesia è nata per scherzo: agli inizi descrivevo alcuni colleghi, dileggiandoli per i loro atteggiamenti curiosi; in seguito ho approfondito varie tematiche come il Natale. Scrivo anche per cantare la mia terra, le mie tradizioni, la mia Gallipoli. Parlo della sofferenza, della gioia, della storia, degli eventi, delle fatalità e delle sorti che sempre hanno tradito questa terra. Scrivo perché sento il bisogno di dire certe cose, scrivo per non dimenticare, scrivo i pensieri che mi vengono in mente, gli eventi che mi capitano, scrivo per denunciare. Scrivo, scrivo e scrivo,  e non mi stancherò mai.

treni fse nuovi 2015 stazione gallipoliSaranno gli scossoni provocati dall’inchiesta giudiziaria che ha messo nel mirino un mega appalto internazionale con sospetto danno all’Erario ed alle casse pubbliche; sarà che fra i tempi di progettazione, a finanziamento già ottenuto da parte dell’Unione europea, e la realizzazione dei vari interventi trascorre ancora troppo tempo (in Italia), fatto sta che  le Ferrovie del Sud Est tardano ancora a mostrare la nuova faccia: tempi di percorrenza dimezzati, grazie alla soppressione di quasi tutti i passaggi a livello e alla automazione di quelli rimasti; comfort e sicurezza dei suoi mezzi, in particolare quelli su rotaia.
«Qui non c’è settimana che si ferma una motrice di quelle vecchie (le “littorine”, ndr) – dice un operatore dell’azienda che chiede di restare anonimo – e quando si fermano quasi sempre non c’è più niente da fare: non ripartono più perché irriparabili». E le nuove, quelle biancorosse munite persino di passerella per l’accesso di persone con handicap, quindi in regola con le norme europee? «Quelle sì vanno bene, i viaggiatori le apprezzano; c’è il posto pure per le biciclette. Ma sono poche – rimarca l’interlocutore addetto al movimento di una importante stazione della zona – si pensi che ne erano state acquistate 38, ma venti operano su Bari; 13 dovevavo operare qui in provinvia di Lecce, solo che metà sono in riparazione a Bari e quelle che restano non bastano». Ecco spiegato lo stillicidio di treni soppressi, magari all’ultima ora e senza alcun tipo di avviso per il pubblico: il “fuori uso” (per guasti, incendi, problemi vari) sta diventando una normalità, temono gli utenti delle Fse. E per un’area che conta – da Gallipoli a Otranto e Leuca – sul turismo e sull’efficienza dei servizi  non è davvero cosa trascurabile.

Se poi si aggiunge che l’orario estivo  quest’anno entrerà in funzione dall’1 luglio (invece dei primi di giugno) e cesserà col 31 di agosto (nella precedente stagione il ritorno all’orario normale era coinciso con l’inizio delle lezioni a scuola), il quadro si tinge ancor più di toni scuri. Tutto ciò mentre più di qualcuno – operatori turistici in prima linea – sperava di vedere circolare i treni anche di domenica, durante l’estate.
L’azienda Fse sembra però molto attenta a tenere lontani i vagoni sospetti (quelli vecchi ma superpagati di cui all’inchiesta in corso) dagli occhi indiscreti di tv e giornalisti, ed eccoli arrivare a Gallipoli e messi in un binario non utilizzato, come se nulla fosse: normale movimentazione, si dice.

salento in busAnche quest’anno, nonostante le difficoltà finanziarie in cui si dibatte la Provincia di Lecce, viene garantito il servizio di Salentoinbus. Si tratta di una opportunità ormai irrinunciabile, considerato il fatto che il Salento va sempre più di moda e che è una meta ambita da tanta gente  che nei mesi di luglio e agosto si riversa sulle località turistiche. Senza questo collegamento sarebbe impossibile raggiungere il mare per chi arriva in aereo a Brindisi o a Lecce in treno. È vero che la rete della Sud est è capillare, ma non si spinge sulla costa e poi i treni la domenica”riposano”. Dal 25 giugno e fino al 5 settembre, i pullman di Salentoinbus cominceranno a collegare il capoluogo con tutte le marine della costa adriatica e ionica. Il servizio si articola su nove linee principali che portano i colori del marchio “Salento d’Amare”, integrate da altre linee secondarie di interesse locale che consentono ai viaggiatori di raggiungere non solo le località turistiche e balneari ma anche quelle interne non meno belle e interessanti.  Le linee e gli orari sono quelli dello scorso anno consultabili sul sito istituzionale della  Provincia di Lecce.
«Abbiamo fatto un miracolo – commenta il presidente della Provincia Antonio Gabellone – qualche ritardo solo per trovare gli sponsor per le pubblicazioni informative necessarie».

Le zone destinate alle imprese, artigianali o industriali poco cambia, sono additate oggi dagli analisti e dagli ecologisti come i migliori esempi di sperpero di suolo: asfalto per ettari, strade lunghe chilometri, qualche capannone inesorabilmente vuoto e – su tutto – il suolo naturale scomparso, quando non stravolto. «L’area industriale di Gallipoli (cui si riferiscono le due foto, ndr) è la meno utilizzata in assoluto in tutta la provincia di Lecce – afferma Maurizio Manna (Legambiente) riferendosi alla zona ubicata a lato della Statale Gallipoli-Leuca – non solo: ma la sua ubicazione ha compromesso una nota fonte sorgiva della zona di Masseria bianca, tagliata a metà. Il reticolo viario, mai percorso da un qualche automezzo, ha tolto terreno all’agricoltura. Per fortuna che l’altra (sulla Gallipoli-Sannicola, ndr) l’hanno di recente ridimensionata».

Nonostante che aziende che hanno bisogno di capannoni ce ne siano sempre meno, per fattori diversi tra cui la perdurante crisi e la delocalizzazione delle attività in Paesi stranieri, appena quattro anni fa l’area artigianale di Galatone è stata ampliata, ma ciò non ha rappresentato ovviamente nessun richiamo per le imprese e gli imprenditori. La zona industriale GalatoneNardò sta lì a testimoniarlo: sopravvive (e bene) la “Barbetta” per il settore abbigliamento e poco altro; vi era stata ubicata anche la centrale a biogas, chiusa da qualche tempo per una inchiesta in corso.
L’altro caso clamoroso – diventato tale per quel che sembrava promettere e che poi in realtà ha visto concretizzarsi – è l’area industriale di Casarano, tanto vasta quanto il centro abitato, più o meno: nata negli anni Ottanta, nei Novanta aveva avuto bisogno di un primo ampliamento. Oggi i lotti vuoti sono diventati spesso discariche a cielo aperto. Come altrove.

Negli anni Cinquanta il consumo di suolo interessava circa 8.100 chilometri quadrati l’anno; oggi è quasi tre volte tanto, esattamente 21mila. Che cosa comporta ciò? «Le conseguenze sociali, economiche e ambientali che l’eccessivo consumo del suolo continua a produrre – dice il prof. Bernanrdo De Bernardinis, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – sono ormai note a livello scientifico e politico, per questo Ispra continua a seguire l’evoluzione storica, le cause e gli effetti con il Rapporto annuale».
Quello pubblicato nel maggio scorso nell’Anno internazionale del suolo e relativo al 2013 (molte e frammentate le fonti informative e le competenze), assegna alla Puglia, al Salento e, dentro quest’ultimo, alla fascia jonica, una delle maglie nere da condividere con altre cinque-sei  realtà in Italia. La provincia di Lecce ha divorato ben 33.285 ettari in quell’anno.

Ma il fenomeno, negativo, risale negli anni come spiega Maurizio Manna (in basso nella foto), direttore di Legambiente regionale: «Prosegue la nefasta tendenza alla programmazione gonfiata sia demografica che per “lo sviluppo”, iniziata con gli anni Ottanta. Qualche esempio? Le tante aree industriali e artigianali enormi ma semivuote, come quelle di Gallipoli, lungo la statale 274,  quella di GalatoneNardò o di Casarano. Capannoni e strade hanno impermeabilizzato ettari ed ettari terreno una volta agricolo; come certi insediamenti residenziali nuovi  (Manna indica la Peep 3 di Gallipoli) col contemporaneo progressivo svuotamento del centro storico e con costi per i servizi urbani molto alti. Oggi le tendenze più accreditate (Regione compresa), sono per il recupero del patrimonio esistente. Fino alle zone costiere, cementificate in alcuni tratti a tal punto che “il parco naturale di Ugento è il meno riconoscibile tra i parchi della nostra zona”.

L’uso ed abuso antieconomico del terreni agricoli aggiunge Marcello Seclì (in alto nella foto) di Italia Nostra: «Le doppie e triple case in campagna hanno creato povertà, divorato risparmi e depauperato il patrimonio  di un settore primario che doveva invece essere messo in grado di produrre prodotti di qualità con attività ecosostenibili. Non ho sentito candidati alla Regione occuparsi di tutto questo».  Uguali le spinte che hanno portato questo fenomeno lungo le coste, le joniche in particolare.

1

Da sinistra Adamo Fracasso, Francesca Fersino, Enrico Giuranno, Alessandra Isernia, Cristian Casili, Antonio Barba, Carlo Falangone

CASARANO. Sono quattro i candidati casaranesi nella volata elettorale per le regionali. Insieme al vicesindaco Adamo Fracasso (in “Area popolare” con Francesco Schittulli) ci sono anche il consigliere comunale Francesca Fersino (nei “Popolari” con Michele Emilano), Enrico Giuranno (“5 Stelle” con Antonella Laricchia) ed Alessandra Isernia (“L’altra Puglia” con Riccardo Rossi). Cinque nomi in campo da Nardò: il vicesindaco Carlo Falangone (“Noi a sinistra”), Cristian Casili (“5 Stelle”), Mino Frasca (“Oltre con Fitto”), Federica Orlando (“Fratelli d’Italia”) e Paola Mita (“Forza Italia”). Da Gallipoli le candidature sono quelle del consigliere regionale uscente Antonio Barba (“Oltre con Fitto”), di Guglielmo De Santis (“Noi con Salvini”) e di Romano Fiammata (“Partito comunista”). Quattro i nomi da Galatone: Flavio Filoni (“Partito democratico”), Sonia Rizzello (“5 Stelle”), Roberto Antico (“Oltre con Fitto”) e Sabrina Capone Mandoi (“Noi a sinistra”).

2

Flavio Filoni, Roberto Antico, Sabrina Capone Mandoi, Marco Cataldo, Antonio Raone, Giulio Lisi, Luana Calogero.

Da Parabita chiedono spazio Marco Cataldo (“Noi a sinistra”), Annalaura Giannelli (“Area popolare”), Roberto Coi (“Noi per Salvini”) e Antonio Stefanelli (“Puglia nazionale”). Dalla vicina Matino c’è Mario Romano (“Popolari”), padre dell’assessore comunale Massimiliano. A Presicce due gli aspiranti consiglieri: Antonio Raone (“Noi a sinistra”) ed Armando Formoso (“Popolari”) mentre ad Acquarica del Capo c’è Giacomo Palese (“Area popolare”). Due i nomi da Aradeo: Tommaso Longo (“Comunisti italiani”) e Barbara Bruno (“la Puglia con Emiliano”). Ugento propone il consigliere comunale Giulio Lisi (“Area popolare”) e Fabiola Musarò (“La Puglia con Emiliano”). A Taurisano, invece, c’è il lista l’assessore comunale Luana Calogero (“Puglia nazionale”) ed a Taviano Emiliano Olive (“Fratelli d’Italia”).

3

Fabiola Musarò, Mino Frasca, Sonia Rizzello, Federica Orlando, Giacomo Palese, Romano Fiammata, Paola Mita, Guglielmo De Santis

COME SI VOTA Per le elezioni regionali i seggi resteranno aperti nella sola giornata di domenica 31 maggio, dalle ore 7 alle 23. Sette sono i candidati alla carica di presidente: Michele Emiliano, Francesco Schittulli, Adriana Poli Bortone, Antonella Laricchia, Riccardo Rossi, Michele Rizzi e Gregorio Mariggiò

In Evidenza.inddNel 2011 erano 70 i ludopatici in cura presso le varie sedi del Dipartimento di dipendenze patologiche dell’Asl diretto da Salvatore Della Bona; nel 2013 erano diventati 111; ai primi di febbraio 2015 se ne contano oltre 250. Questi numeri parlano da soli e giustificano le parole del dottor Della Bona: «Il gioco d’azzardo patologico è diventato veramente una piaga sociale che investe tutte le fasce di età e tutti i ceti sociali».

Scommesse sportive, slot machine, gratta e vinci sono ai primi tre posti nella graduatoria delle preferenze, come conferma anche Domenico Cuzzola,  psichiatra psicologo e tossicologo del Sert di Gallipoli, diretto dal dottor Cassio Scategni. «Nei primi giorni di quest’anno abbiamo avuto più utenti per ludopatie che per alcol o altro – racconta – e in gran parte da fuori distretto. Le richieste di aiuto per il disturbo da gioco d’azzardo sono in costante aumento e in alcuni casi sono combinate a dipendenze da internet e da alcolici». Bere tranquillizza e disinibisce il giocatore, riducendo la percezione della perdita. Sia che si tratti di scommesse che di droghe o alcol, i circuiti neurocerebrali interessati sono gli stessi.
Il distretto sociosanitario di Gallipoli è stato tra i primi a registrare l’insorgere di questa nuova sofferenza, quasi dieci anni fa, come ricorda il direttore Scategni. E, cosa forse sorprendente, alla base delle dipendenze c’è una grossa vincita iniziale. Sono 18 le persone in cura, spesso convinte dai familiari a rivolgersi al Sert.

Sedici sono i giocatori in cura al Sert di Casarano guidato dal dottor Aurelio Rausa, psicoterapeuta. «è grande l’importanza dei familiari nel percorso di uscita dalla ludopatia – spiega – spesso sono loro che chiamano, ma anche i datori di lavoro e i medici di famiglia». Chi si presenta da solo invece è più difficile da aiutare: ha reciso i legami con tutti e spesso sparisce dopo un po’. Over 40 per lo più, poche donne: il 30% delle vittime ci ricasca. E in quel caso è importante avere accanto uno come Michele: ex ludopatico 66enne, arrivato ad ammalarsi dopo un ictus e la successiva depressione, è rimasto vicino al Sert, partecipa alle terapie di gruppo con moglie e figlia minorenne: «Sono gli ex che capiscono subito se uno mente oppure no», rileva Rausa, che ha intenzione di svolgere prevenzione non solo nelle scuole ma anche nei luoghi in cui si gioca.
A Ugento i casi seguiti sono 15. Ma secondo gli operatori diretti dalla dottoressa Maria Verardi, l’insegna e l’ubicazione in pieno centro del Sert (via V. Armida) scoraggiano i potenziali utenti, spesso persone di una certa età.
Il Sert di Nardò, operante in un’area con alti indici di punti gioco, è paradossalmente attivo da poco; un solo caso in cura e quattro trasferiti a Lecce. Per la dottoressa Mariangela Pascali, Sert di Campi con studio anche qui, il fenomeno è in forte crescita.

In Evidenza.inddL’arco jonico, insieme al capoluogo, al Nord leccese e ad alcuni centri della fascia adriatica (Poggiardo, Muro leccese, Diso, Melpignano), sono le principali aree in cui si registrano le maggiori presenze di giocatori, strettamente collegato al numero di centri in cui scomettere, puntare, tirare la leva per far girare le figurine e sperare in una combinazione vincente.
Più in particolare sullo Jonio alimentano questa industria  (che a livello nazionale ha 120mila addetti)  Nardò, Gallipoli, Taviano, oltre a Porto Cesareo, Gli apparecchi attraverso cui accedere alla caccia alla fortuna sono ben 489 a Lecce, 169 a Nardò, 123 a Gallipoli e 133 a Galatina. Si tratta di dati del Report di ricerca sul gioco d’azzardo prodotto dalla Provincia di Lecce, assessorato delle Politiche sociali diretto da Filomena D’Antini Solero e datato 2013. Se si considera che il volume nazionale delle giocate è schizzato dai 61 miliardi del 2011 ai circa 100 dell’anno scorso, si capisce che le cifre sopra riportate sono sbagliate per difetto.
La stessa Provincia avverte che “l’indagine non tiene conto del fenomeno del gioco d’azzardo legale on line, anche questo in costante ascesa”. Il Report costituisce il punto d’arrivo di un lavoro durato due anni e che ha coinvolto Sert (centri contro le tossicodipendenze), Servizi sociali pubblici e privati, ed è uno dei pochi studi ufficiali sul settore, mosso anche dall’interesse verso il contrasto delle patologie possibili.
Per il resto è difficile trovare dati ufficiali. Racconta Giorgio Colopi, psicoterapeuta di Galatone, studioso del gioco d’azzardo: «Dal 2013 l’Amministrazione autonoma monopoli di Stato (Aams) non rende più noti i dati regionali; quelli provinciali non sono mai stati resi noti. Un funzionario dell’Aams disse che era per “evitare facili strumentalizzazioni”».
Per la verità, tutti i governi – da Prodi a D’Alema, da Berlusconi, poi ancora a Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi – hanno aumentato le occasioni per giocare fino a renderle a portata di mano, anche stando a casa. Non c’è dunque nessuno in grado di alzare il dito accusatorio, anche perché questa industria è ormai la terza a livello nazionale, dopo Eni e Fiat. Ed è una buona fonte di incassi per l’Erario che però, a differenza dell’ammontare crescente di denari, non ci guadagna in proporzione. Sottolinea il dottor Colopi: «Se è vero che in termini assoluti il gioco rende somme sempre maggiori allo Stato (5.400 milioni nel 2001, 8.400 nel 2012), è assolutamente falso se si guarda alle percentuali nello stesso arco di tempo (dal 27,75 si è passati al 9,50 attuale)».

Hanno collaborato Roberta Rahinò e Alessio Giaffreda

Voce al Direttore

by -
Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...