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Casarano – Ammontano a 392 le richieste di accesso al Reddito di inclusione (Rei) pervenute all’Ambito territoriale sociale di Casarano, composto dai Comuni di Casarano, Collepasso, Matino, Parabita, Ruffano, Supersano e Taurisano. Di queste, quelle già istruite e per le quali i richiedenti hanno già ricevuto o stanno per ricevere il sussidio sono 299; altre 93 sono in fase di verifica. Il Rei è una misura del governo nazionale di contrasto alla povertà che prevede, per gli aventi diritto, una cifra mensile che va da poco meno di 200 a 540 euro, a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare.

Per quel che concerne il Reddito di dignità (Red) relativo al 2016-2017, le domande ammesse e istruite sono state 379. Di queste, 273 erano finalizzate all’accesso tanto al Sostegno all’inclusione sociale (Sia) quanto al Red. Le restanti 106, invece, riguardavano solo il Red. Il Red è una misura regionale di integrazione del reddito corrisposta a fronte della sottoscrizione di un «patto di inclusione sociale attiva» che vincola il beneficiario alla partecipazione ad un tirocinio o a un diverso progetto di sussidiarietà. Il Sia, sostituito dal Rei a partire dal primo gennaio scorso, era rivolto alle famiglie in condizioni di povertà con un minorenne, un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza.

Non fa mistero delle difficoltà incontrate dagli uffici dell’Ambito l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Casarano Daniele Gatto. «Stiamo sopperendo – commenta l’assessore – alle criticità legate alla carenza di personale, alla lunghezza dei tempi per l’istruttoria e alla poca comunicazione tra gli enti coinvolti che rende farraginosa e poco lineare la procedura. Nonostante questo, si tratta certamente di interventi molto importanti per dare un minimo di sollievo ai beneficiari. Sarebbe auspicabile l’allargamento della platea di coloro che in futuro potranno usufruire di simili misure. I parametri d’accesso, infatti, sono così rigidi che molte persone, in evidente stato di difficoltà, sono escluse, pur non disponendo di grandi entrate, magari perché hanno una casa di proprietà lasciata loro in eredità».

 

Casarano – Agenzie di scommesse ancora nel mirino delle forze dell’ordine impegnate da tempo in un controllo capìllare del territorio al fine verificare il rispetto della normativa di riferimento. I militari della Compagnia di Casarano, nel corso di uno specifico servizio finalizzato al contrasto della diffusione del gioco d’azzardo patologico, hanno segnalato ai rispettivi Comuni ed alla Questura di Lecce, per l’adozione dei provvedimenti di competenza, ben 8 agenzie in quanto collocate a meno di 500 metri da strutture ritenute “sensibili” (ai sensi della legge regionale n. 43/2013), ovvero scuole, chiese, impianti sportivi, case di cura e altro.

I locali interessati I carabinieri sono intervenuti nei centri scommesse di via Matino, via Ferrari e via Ricasoli a Casarano, nella rivendita di via Regina Margherita e nel circolo di via don Luigi Sturzo a Taviano, nel bar di via Garibaldi e nel centro scommesse di piazza Beltrano a Racale e nel centro scommesso di via San Francesco a Supersano.

Casarano – “La nuova carta dei diritti della Bambina: presentazione e adozione” è il titolo del convegno organizzato venerdì 13 aprile, alle ore 9, presso la Sala consiliare del Comune di Casarano. Si tratta di una iniziativa della locale sezione Fidapa, presieduta da Anna Maria Tunno, ispirata alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1989 e sostenuta dalla Provincia di Lecce. Saranno 14 i Comuni chiamati ad adottare il documento che rappresenta  un’enunciazione di principi di valore morale e civile finalizzati a promuovere la parità sostanziale fra i sessi, la valorizzazione delle differenze tra bambine e bambini e il superamento degli stereotipi che limitano la libertà di pensiero e di azione in età adulta. Il programma prevede i saluti di Anna Maria Tunno, presidente della sezione di Casarano della Fidapa Bpw Italy, di Iolanda Palazzo, componente distrettuale del gruppo di lavoro della Carta dei diritti della Bambina, del sindaco Gianni Stefano, del presidente della Provincia Antonio Gabellone, della consigliera di parità della Provincia di Lecce Filiomena D’Antini, della consigliera del Comune di Casarano con delega alle Pari opportunità Fabiola Casarano, delle dirigenti scolastiche Rita Augusta Primiceri (Polo Uno e Polo Tre) e Luisa Cascione (Polo Due) nonché della dirigente dell’Istituto superiore “Montalcini” Monia Casarano. Gli interventi saranno curati da Eufemia Ippolito e da Fiorella Annibali con le conclusioni affidate a Fiammetta Perrone, segretaria nazionale Fidapa. Modera Anna Adamo, referente di sezione del progetto “Carta dei diritti della Bambina”.

I comuni coinvolti Ad adottare la Carta dei diritti della Bambina saranno i comuni di Acquarica del Capo, Alliste, Castrignano dei Greci, Collepasso, Matino, Melissano, Parabita, Patù, Racale, Salve, Supersano, Taviano, Taurisano e Ugento. «La Carta deve essere letta come una premessa fondamentale per l’affermazione e la tutela dei diritti delle donne fin dalla nascita. La bambina deve essere infatti aiutata, protetta ed educata fin da subito in modo da crescere come cittadina attiva, nella piena consapevolezza dei suoi diritti e dei suoi doveri. Obiettivo della Carta è dunque quello di formare culturalmente bambine e bambini al fine di garantire il rispetto dei diritti umani e l’eliminazione di ogni forma di violenza e di discriminazione di genere. Partendo da questo primo atto, Fidapa Casarano continuerà a favorire iniziative integrate e sinergiche con le Istituzioni Pubbliche, il mondo scolastico, le famiglie, attraverso un’ incisiva campagna di sensibilizzazione».

Parabita – In attesa di sviluppi in casa Aro/9,  Parabita prova a far ripartire la gara per l’affidamento dei servizi di igiene urbana. Il sindaco Cacciapaglia, appena re-insediatosi, ha ripreso in mano le redini della procedura sollecitando l’Autorità nazionale anti-corruzione ad esprimersi sulla possibilità di conferire rifiuti organici in impianti diversi da quelli indicati in sede di gara. Gli impianti individuati dalle ditte che hanno presentato le offerte, allegando dichiarazione di disponibilità degli stessi, si sono dichiarati successivamente indisponibili a ricevere il rifiuto umido, “per raggiunti limiti di portata”. All’Anac viene dunque chiesto se è possibile conferire i rifiuti in impianti diversi da quelli indicati in sede di gara. Risposta che Parabita attende da otto mesi. «È sorprendente constatare – scrive oggi Cacciapaglia – come un anno di gestione commissariale, che proprio sul settore rifiuti avrebbe dovuto focalizzare la propria attenzione, non sia riuscita a concludere la gara. Ho dovuto scrivere io esortando il presidente dell’Autorità anticorruzione, informando al contempo Prefetto e commissario dell’Ager, a dare urgente riscontro alla richiesta di parere, al fine di poter concludere la procedura di gara, nelle more della quale, il sottoscritto, si vedrebbe costretto ad adottare ulteriori provvedimenti di proroga del servizio in essere». Proroghe, precisa ancora Cacciapaglia, adottate anche dalla gestione commissariale. «Delle due l’una: o il mio agire sull’argomento è stato corretto ed allora non si comprende come possa essere stato censurato nella relazione prefettizia che proponeva lo scioglimento del Comune, oppure, anche quella commissariale, è stata una “gestione anomala”, per riprendere una definizione della suddetta relazione».

La gara dell’Aro 9 A che punto è, invece, la procedura congiunta dell’Aro 9? L’ultimo passaggio è stato una seduta pubblica nell’aula consiliare di Casarano, lo scorso 23 marzo, nel corso della quale è stata valutata la documentazione amministrativa prodotta dalle  otto società partecipanti al bando da oltre 56milioni di euro (durata 9 anni) che riguarda i comuni di Casarano (capofila), Matino, Miggiano, Montesano Salentino, Parabita, Ruffano, Specchia. A giorni si conosceranno le ditte ammesse alla fase successiva quando sarà la commissione giudicatrice a valutare le offerte tecniche.

Nociglia – Si chiama “Rural Revolution” il progetto presentato dai Comuni dell’Unione delle Terre di Mezzo (Botrugno, Giuggianello, Nociglia, Sanarica, San Cassiano, Supersano, Surano) che con un attimo quinto posto su 83 concorrenti della graduatoria regionale ed un  primo posto tra le aggregazioni di piccoli Comuni con abitanti compresi tra i 15mila e i 30mila, ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni di euro. La fonte è il bando regionale sulla Rigenerazione urbana, destinato alle aree con particolari condizioni di marginalità sociale ed economica, finalizzato a favorire i processi di contrasto alla povertà e di inclusione sociale delle fasce disagiate della popolazione residente. In questo caso le risorse in arrivo sono un importante traguardo per i paesi del Parco Paduli, per un lavoro iniziato 15 anni fa, e che ancora una volta, ha dato ragione a chi da tempo ha deciso di agire come territorio e non come singole entità: «Quando si lavora in sinergia – commenta infatti il Sindaco di Nociglia e presidente di turno dell’Unione, Massimo Martella (foto) – i risultati arrivano. Il recupero dei nostri beni è fondamentale per dare ancora più lustro alle nostre comunità.»

Un lavoro durato 15 anni. Protagonisti di questo complesso e lungo lavoro sono stati cittadini, associazioni, consorzi del Piano sociale di zona, dipartimenti universitari, Arca-Sud e imprese che, insieme alle amministrazioni comunali “hanno condiviso una strategia capace di coniugare il carattere rurale di questi piccoli centri con un’idea di smart-land, ossia un sistema di servizi intelligente, in grado di migliorare la qualità della vita nei centri urbani, renderli più sostenibili e ecologici, recuperare gli edifici dismessi per potenziare e innovare l’offerta e la qualità dei servizi per i cittadini ed essere più vicini alle esigenze delle fasce di popolazione più disagiate e marginali”, come si sottolinea in un comunicato. Nello specifico questi i progetti da realizzare.

I progetti approvati paese per paese.Nociglia, Comune capofila, mediante il recupero di un edificio dismesso di proprietà pubblica, sarà realizzato un frantoio di comunità, uno spazio destinato agli abitanti – contadini e consumatori del Parco, ma anche una scuola di “social rural innovation”, luogo del confronto e della divulgazione di pratiche agricole sostenibili. Grazie all’accordo di partenariato con l’Ambito sociale di Poggiardo, saranno coinvolti i cittadini titolari di reddito di dignità. A Botrugno la riqualificazione e pedonalizzazione degli spazi di connessione tra la chiesa Madre e la “Congrega” completerà il processo di pedonalizzazione di una parte della rete viaria del centro urbano realizzando un percorso in sicurezza che collegherà vari servizi di natura sociale (asilo d’infanzia, casa di riposo, futuro centro diurno per persone affette da Alzheimer e il centro culturale previsto nel palazzo marchesale Ignazio Guarini). L’intervento di riqualificazione consentirebbe di mettere in sicurezza la mobilità veicolare e ciclopedonale oltre a recuperare l’utilizzo parziale di alcuni edifici che saranno acquisiti dal Comune come sede dei servizi sociali da adibire a case-parcheggio. A Giuggianello la “Foresteria dei Bambini” sarà uno spazio di accoglienza di gruppi di scolari, insieme ai loro accompagnatori, in visita al Parco dei Paduli. La foresteria, oltre ad aprire a nuove prospettive occupazionali, diventa l’occasione per il potenziamento del “servizio integrato per gli affidi e le adozioni”: infatti ospiterà una scuola di Genitorialità, con finalità di sostegno alle famiglie e contrasto della caduta demografica. A Sanarica la riqualificazione di edifici di proprietà comunale, oggi dismessi consentirà la realizzazione della “Casa del Pellegrino” una struttura a vocazione sociale-religiosa, che ospiterà i fedeli che si recano ogni anno in pellegrinaggio, al Santuario della Madonna delle Grazie. In parte dell’edificio troverà spazio la sede dei servizi sociali e casa parcheggio. A San Cassiano sarà realizzata una piazza di comunità: attraverso un laboratorio di cohousing, a cui prederanno parte gli abitanti delle case ex-iacp e Arca Sud Salento, saranno rigenerati edifici e spazi pubblici, avviando la sperimentazione del primo modello di autogestione e manutenzione ordinaria degli spazi e dei fabbricati collettivi in cambio di una calmierazione del costo dell’affitto. A Supersano la “Casa degli animali terapeutici” sarà un parco ha vocazione multifunzionale, poiché è destinata non soltanto alla prevenzione del randagismo e alla tutela delle condizioni psico-fisiche degli animali, ma anche all’organizzazione e promozione dell’adozione dei cani, all’offerta di servizi di dog-sitting, all’organizzazione di attività educative e ricreative per bambini e ragazzi di età scolare. In particolare la struttura sarà destinata in accordo con il Consorzio per la realizzazione del sistema integrato di welfare dell’ambito di Poggiardo e Casarano, al servizio di pet-therapy. A Surano sarà realizzata la Casa della Comunità. Si tratta di recupero e ristrutturazione di un edificio di proprietà comunale e la sua trasformazione in complesso destinato a sede di un poliambulatorio sociale, dei servizi assistenziali domiciliari, dell’anagrafe cittadina, del comando di Polizia municipale. Si tratta di un progetto pilota di integrazione di servizi della comunità.

 

Ugento – Turismo e fede a braccetto grazie all’iniziativa “Sepolcri” promossa dalla Fondazione Parco culturale ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae” e dalla diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca. Lo scopo è quello di valorizzare, in adesione al progetto “Chiese aperte” promosso dalla Regione Puglia con il Fondo speciale cultura e patrimonio culturale, gli allestimenti sacri realizzati all’interno delle chiese e dei calvari delle 18 comunità della diocesi retta da monsignor Vito Angiuli in occasione della Settimana santa e meta del pellegrinaggio del giovedì e del venerdì santo. «S’intende mettere a fuoco quest’appuntamento della tradizione religiosa, molto sentito e vissuto dalle comunità locali, attraverso l’organizzazione di un convegno in cui verranno invitati alcuni esperti, la realizzazione di materiale informativo, promozionale e divulgativo e l’apertura straordinaria delle chiese e del Museo diocesano nei periodi di maggior afflusso di pellegrini e turisti. Verrà anche bandito un concorso tra le confraternite che volessero partecipare e alla confraternita vincitrice sarà restaurata una suppellettile sacra. Il Museo diocesano prolungherà, inoltre, tale iniziativa con una mostra sul tema», fanno sapere gli organizzatori.

Le confraternite interessate dal progetto sono le seguenti: Madonna Assunta in cielo e Sant’Antonio – SS. Trinità a Specchia, Madonna Santissimo Rosario a Gemini (Ugento), Sant’Antonio a Castrignano del Capo, Assunta ad Acquarica del Capo, Carmine e Trinità a Ruffano, Confraternita dell’Immacolata a Sant’Eufemia a Tricase, Confraternita dell’Immacolata Sant’Angelo a Tricase, Santi Medici a Ugento, Confraternita dell’Immacolata a Supersano, Immacolata e San Nicolò a Tutino (Tricase), confraternita dell’Immacolata e Santo Stefano a Taurisano, Cuore eucaristico a Patù, confraternita dell’Immacolata a Corsano, confraternita dell’Immacolata a Giuliano di Lecce (Castrignano del Capo), Madonna delle Grazie e Sacramento a Torre Paduli (Ruffano), confraternita dell’Immacolata – Santissima Eucaristia – San Francesco di Paola a Gagliano del Capo, confraternita dell’Immacolata e SS, Sacramento a Caprarica del Capo, Madonna Assunta e San Luigi Gonzaga a Presicce e confraternita di Sant’Antonio a Ugento.

Casarano – La malavita locale messa alla sbarra sceglie di essere processata tramite il rito abbreviato: questa la decisione di 12 dei  13 imputati coinvolti nell’operazione “Diarchia” con la quale nel maggio 2017 i carabinieri sgominarono il clan facente capo al 42enne Tommaso Montedoro. Quest’ultimo, in un’altra inchiesta, è pure accusato di essere il mandante dell’omicidio dell’ex amico Augustino Potenza, avvenuto il 24 ottobre del 2016 nel parcheggio dell’ipermercato cittadino. Di Casarano sono sei dei tredici imputati che, a vario titolo, dovranno rispondere di associazione mafiosa, detenzione di armi, droga, ricettazione, estorsioni e tentato omicidio. Quest’ultimo è quello del 28 novembre 2016, quando, secondo l’accusa, i cugini Luca (27) ed Antonio Andrea Del Genio (32) ridussero in fin di vita il 41enne Luigi Spennato davanti alla sua abitazione in contrada Campana. L’inchiesta mise alla luce i vari affari del sodalizio criminale, tra droga, estorsioni e spaccate ai danni di postazioni bancomat. Nel processo il Comune di Casarano (così come il ministero dell’Interno)  si è pure costituito parte civile (con l’avvocato Francesco Vergine) per difendere l’immagine della città.

Gli imputati – Montedoro, ritenuto il numero uno del clan, sarà giudicato con il rito abbreviato condizionato all’acquisizione della documentazione relativa ad altri processi che lo hanno visto assolto. Gli altri sotto processo, oltre gli stessi cugini Del Genio, sono Damiano Cosimo Autunno (52 anni di Matino, residente a Parabita), Ivan Caraccio (31enne di Casarano), Lucio Sarcinella (22enne di Casarano), Maurizio Provenzano (47enne di Lecce) di Marco Petracca (41enne di Casarano), Sabin Braho (34enne di Durazzo residente a Brindisi), Domiria Lucia Marsano (41, di Lecce), Salvatore Carmelo Crusafio (41, nato a Basilea e residente a Matino) e Giuseppe Corrado (45, di Supersano residente a Ruffano). Il 37enne Andrea Cecere, di Nardò, ha scelto invece la strada del patteggiamento (la pena concordata, di 4 anni e tre mesi, è ora al vaglio del gup con udienza fissata il 22 maggio). Per tutti gli altri il processo è ora aggiornato al 25 settembre (quando è previsto pure l’ascolto di alcuni testimoni) mentre la requisitoria della Procura è in scaletta per il 9 ottobre e le discussioni e la sentenza per il 23 ottobre.

L’assassinio di Manuele Cesari Intanto resta alto il livello di attenzione e di preoccupazione degli inquirenti in merito ai recenti episodi criminosi verificatisi a Casarano e Melissano: ai tre attentati intimidatori compiuti, con un facile calibro  12 , all’alba del 14 marzo (13 i colpi sparati nel totale contro una concessionaria d’auto, una palestra e l’auto di un muratore) ha fatto seguito, una settimana dopo, l’assassinio del 37enne di Melissano Manuele Cesari, morto ieri all’ospedale “Ferrari” dopo essere stato colpito da tre colpi di pistola sparatigli addosso da almeno un paio di killer la sera del 21 marzo davanti al fast food di via Enrico Berlinguer, nel suo paese. Per fare il punto sulle indagini in corso, ieri mattina in procura a Lecce si è svolto un vertice tra il procuratore Antimafia Gugliemo Cataldi, il comandante del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Lecce Paolo Nichilo e il comandate della Compagnia di Casarano Enrico Clemente, alla presenza del sostituto procuratore Maria Vallefuoco.

Supersano – “Incredibili vite nascoste nei libri” è la raccolta di racconti scritti da Patrizia Caffiero (foto) presentata domenica 25 marzo, alle 18.30, presso il Mubo’s cafè di piazza IV Novembre a Supersano. L’iniziativa rientra nell’ambito della rassegna di incontri “Domenica al Mubo’s· Libri, musica, parole” dedicati ai libri e all’incontro tra musica e parole. A dialogare con l’autrice, leccese di origini ed emiliana d’adozione, sarà Luciano Pagano.

Maglie – Tre clan, con un giro d’affari di circa 900mila euro annui, capaci di controllare larga parte del territorio salentino con collegamenti importanti non solo nel barese così come a Roma e Napoli, ma anche in Albania, Spagna e Marocco. Le tre associazioni per delinquere sgominate questa mattina dai carabinieri con l’operazione “Orione” sono quelle guidate da Vincenzo Amato a Scorrano, Paolo Serra a Martano e dai fratelli Luigi e Paolo Guadadiello a Torchiarolo: quest’ultima a carattere mafioso, inserita nella Sacra corona unita e facente capo al clan “De Tommasi” di Campi Salentina. Abbondante la disponibilità di armi (anche da guerra) e droga: se i viaggi all’estero erano finalizzati alla fornitura dello stupefacente (in Albania con Dario Profka e Ermal Harizaj), i contatti con la Capitale e il quartiere napoletano di Secondigliano puntavano ad allacciare contatti con altri clan mafiosi nostrani mentre è stato accertato che una delle associazioni sgomitate riforniva stabilmente il clan “Di Cataldo” di Bitonto.

Grande dispiegamento di forze dei carabinieri L’operazione dei carabinieri è stata condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Maglie insieme ai colleghi del Comando provinciale di Lecce in collaborazione con le Compagnie di Brindisi e Alghero: 157 le unità di personale dispiegate con 47 autovetture. Le operazioni hanno avuto inizio all’1 di questa mattina con il supporto di sei unità cinofile del Nucleo cinofili di Modugno e Tito (Potenza) e del team artificieri antisabotaggio del Comando provinciale di Lecce.

La suddivisione del territorio Precisa la suddivisione territoriale: Serra e i suoi operavano nei territori di Borgagne, Carpignano Salentino, Martano, Melendugno e Otranto (con contatti riferibili al clan Tornese di Monterosi e all’associazione capeggiata da Vincenzo Amato a Scorrano); Amato nei territori di Botrugno, Cursi, Cutrofiano, Maglie, Muro Leccese, Neviano, Nociglia, Poggiardo, Santa Cesarea Terme, Scorrano e Ruffano, mentre l’associazione capeggiata dai fratelli Guadadiello tra Squinzano, Torchiarolo e Trepuzzi con una ramificazione a Tricase. Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, l’indagine ha portato all’arresto di 37 persone permettendo di accertare circa 200 episodi di spaccio e numerosi casi di estorsione. Nel totale sono 62 i soggetti indagati.

La droga e le armi – Oltre 27 i chilogrammi di hashish sequestrati, insieme a 320 grammi di cocaina e altro stupefacente per un valore di circa 295mila euro. In fase di esecuzione delle misure cautelari sono stati sequestrai ulteriori 440 grammi di eroina, 90 di marjiuna 8,5 di hashish ed un ordigno improvvisato di grandi dimensioni ad alto potenziale offensivo. Cinque le pistole sequestrate insieme ad un kalashnikov e alle relative munizioni.

Il gruppo di Martano: donne, minori e “accortezze varie” – Particolari le cautele adottate dai componenti dei vari clan. Per evitare le intercettazioni dei carabinieri, alla fine comunque puntuali nel ricostruire le dinamiche d’azione dei tre sodalizi criminali, il gruppo di Martano usava il meno possibile le utenze cellulari, cambiando spesso schede telefoniche, e usando sempre un linguaggio volutamente criptico. Frequente pure il ricorso a strumentazioni tecnologiche in grado di rilevare la presenza di sistemi di intercettazione ambientale in autoveicoli e abitazioni. Per questo  si ricorreva anche al frequente cambio delle autovetture utilizzate per gli spostamenti. La droga era spesso nascosta all’interno di contenitori per le derrate agricole, lontano dalle aree urbane. Rilevante il ruolo delle donne e dei minori, utilizzati spesso per non destare sospetti. Le estorsioni avvenivano con la tecnica del cosiddetto “cavallo di ritorno”: rubando le auto veniva richiesto un corrispettivo per la loro restituzione. Non mancavano le rapine e gli incendi su commissione, spesso richiesti da concorrenti commerciali in danno di altre attività o per regolare dissidi personali. In una situazione accertata dai militari, Sergio Pede e Angelino Giuseppe condussero un terzo soggetto in un luogo isolato nei pressi dei laghi Alimini (Otranto) facendolo confessare in ginocchio e mimando le modalità tipiche dell’esecuzione mafiosa.

L’associazione capeggiata da Vincenzo Amato a Scorrano – Amato, noto come “pisciuleddhru”, è un personaggio di spicco della criminalità organizzata locale, già associato al clan della Scu “Coluccia” di Noha-Galatina: latitante dal febbraio 2016, su di lui pende già una condanna definitiva a 19 anni e mezzo per traffico internazionale di droga con la Colombia. Anche questa associazione è risultata in possesso di armi da fuoco ed esplosivi, tra cui 4 detonatori ad alto potenziale. Anche in questo caso si utilizzavano i rilevatori si microspie e un cambio “ossessivo” di schede telefoniche (anche estere). L’organizzazione guidata da Amato era in grado di rifornirsi in  Spagna, Albania e Marocco. In un bar di Muro Leccese era la base operativa, li dove spesso sono stati avvistati esponenti di altre associazioni leccesi e pure trafficanti albanesi venuti per contrattare i termini delle forniture (in alcuni casi con scambi da 40 e 65mila euro). Al gruppo sono state sequestrate decine di chilogrammi di droga, nascosta in bidoncini interrati o nascosti in muretti a secco (anche a Supersano tra l’ottobre 2015 e il gennaio 2016). Dai pizzini recuperati si ha contezza che soltanto in un mese, quello di settembre 2015, la contabilità in materia di spaccio di stupefacente ammontava a circa 300mila euro.

Armi da fuoco e  fucili da guerra a Torchiarolo – Di sicuro molto più numeroso rispetto ai soli dieci arrestati, il gruppo di Torchiarolo e Squinzano capeggiato dai fratelli Guadadiello, inserito all’interno della Sacra corona unita leccese. Fondamentale il ruolo delle donne in grado di portare all’esterno del carcere le disposizioni date dai capi del clan mafioso (alcuni di questi, infatti, detenuti al tempo dell’indagine). Alba Conte, moglie di Paolo Guadidiello, avrebbe svolto il ruolo di contabile nel corso della detenzione del marito, distribuendone i proventi agli appartenenti e decidendo le nuove forme di “investimento”. L’associazione, dotata di armi da fuoco e fucili da guerra (5 pistole e un ak47 kalashnikov con relativo munizionamento, ha eseguito un elevatissimo numero di estorsioni nei confronti dei soggetti acquirenti di stupefacente, anche appartenenti al gruppo stesso, non disdegnando di ingaggiare vere e proprie sparatorie nei pressi delle abitazioni degli stessi.

Gli arrestati – Sono 37 le persone arrestate, 20 in carcere e 17 ai domiciliari. Dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostante stupefacenti, danneggiamento, danneggiamento seguito da incendio, detenzione abusiva di armi e materie esplodenti, detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione, favoreggiamento personale, furto aggravato, minaccia aggravata, porto abusivo di armi, ricettazione, sequestro di persona e violenza privata. Tra di loro anche l’ex portiere del Lecce e del Nardò Davide Petrachi.

  • Ordine di carcerazione in carcere per:
  1. AMATO Vincenzo nato a Galatina il 28.01.1977;
  2. ANGELINO Giuseppe nato a Poggiardo il 31.07.1993;
  3. CAPUTO Andrea inteso “cavallo” nato a Maglie il 05.08.1978;
  4. DE MITRI Fabrizio nato a Poggiardo il 27.01.1979;
  5. FUSO Luigi nato a Martano il 10.01.1956;
  6. GUADADIELLO Antonio Roberto nato a Lecce il 10.06.1982;
  7. GUADADIELLO Anna Maria Cristina nata a Lecce 02.10.1985;
  8. GUADADIELLO Luigi nato a Lecce il 17.07.1981;
  9. GUADADIELLO Paolo nato a Lecce il 28.11.1987;
  10. GUADADIELLO Stefano nato a Lecce l’11.02.1984;
  11. MAGGIO Marco nato a Lecce il 17.04.1990;
  12. MERICO Paolo nato a Poggiardo il 30.05.1984;
  13. MIGGIANO Cosimo nato a Galatina (Le) il 09.02.1981;
  14. PEDE Sergio nato a Maglie il 16.12.1975;
  15. SERRA Paolo Domenico nato a Carpignano Salentino (Le) il 05.10.1959;
  16. SPARAPANE Piero nato a Lecce il 28.06.1972;
  17. SPARAPANE Stefano nato a Lecce il 31.12.1992;
  18. STOMEO Christian, nato a Scorrano (Le) il 08.08.1993;
  19. TUNNO Vittorio, nato a Poggiardo (Le) il 20.05.1981;
  20. VISCONTI Adele, nata a Squinzano (Le) il 03.11.1995

 

  • ARRESTI DOMICILIARI
  1. ANTONACI Lorenzo, nato a Lecce il 05.10.1976
  2. CAFARO Alessandro, nato a Campi Salentina (Le) il 16.02.1984
  3. CAPOCELLI Armando, nato a Maglie (Le) il 30.12.1985
  4. COLUCCIA Cristian, nato a Treviglio (BG) il 17.04.1991
  5. CONTE Alba nata a San Pietro Vernotico (Br) il 31.05.1993;
  6. DE IACO Antonio inteso “barba”, nato a Poggiardo (Le) il 08.04.1983
  7. DE RINALDIS Carmine inteso “macellaio”, nato a Poggiardo (Le) il 03.05.1977
  8. GNONI Virgilio inteso “olio”, nato a Nociglia (Le) il 13.11.1970
  9. GRECO Alessandro inteso “topo”, nato a Cursi (Le) il 21.09.1979
  10. GUIDO Cosimo Davis, nato a Campi Salentina il 04.07.1979
  11. LONGO Cesario, nato a Casarano il 05.03.1978
  12. MIHAILESCU Alina Elena, nata in Romania il 25.02.1983
  13. NUZZO Giuseppe inteso “ruspa”, nato a Cursi (Le) il 24.08.1970
  14. PETRACHI Davide inteso “calcio”o “portiere”, nato a Lecce il 14.08.1986
  15. SPEDICATI Lorenzo, nato a Lecce il 13.03.1992
  16. TOMASI Antonio, nato a Maglie (Le) il 21.04.1970
  17. ZEZZA Antonio inteso “bufalo”, nato a Tricase (Le) il 16.06.1989

 

Casarano – Non si può certo dire che la vocazione per le “cose di Dio” mancasse: non quella del seminarista, però, quanto piuttosto quella che lo portava a prediligere, insieme alla sua banda, chiese e parrocchie per i tanti furti messi a segno. Ha del clamoroso, infatti, la metamorfosi del 27enne Emanuele Zompì che, dopo gli studi in seminario abbandonati da qualche anno, in chiesa ci tornava spesso ma per rubare. Lui è ritenuto il campo dell’organizzazione criminale sgominata dall’operazione “Santi Medici”, condotta all’alba di martedì 6 marzo dai carabinieri di Maglie e Casarano insieme ai nuclei operativi di Foggia e Matera, a due unità cinofile del nucleo di Modugno e ad un veivolo dell’Elinucleo di Bari. Insieme ai suoi complici (otto e tutti residenti a Casarano), l’ex seminarista è ritenuto responsabile di 22 colpi messi a segno facendo razzie in molte chiese portando via tutto quanto fosse poi rivendibile: arredi, paramenti sacri, ex voto, preziosi e pure le offerte delle questue, per un bottino complessivo pari a circa 250mila euro.

Il “timor di Dio”,le botte in carcere e il “rispetto” per Casarano – Curiosamente le scorribande sono avvenute in tantissimi centri del Salento (ben 18, tra cui Parabita, Matino, Melissano, Poggiardo, Collepasso, Ruffano, Supersano, Tricase, Muro Leccese e Neviano) salvo che a Casarano, paese di residenza di tutti i nove soggetti arrestati. Forse per “timor di Dio” (almeno di quello considerato “più vicino”) visto che dalle intercettazioni in mano agli inquirenti emerge la forte preoccupazione degli arrestati che rubare nelle chiese fosse contrario ad un certo “codice etico” della malavita. Ed una conferma di ciò sarebbe l’aggressione subita in carcere dallo stesso Zompì (dopo l’arresto del 7 febbraio 2016 avvenuto a Neviano) per i furti ritenuti “sacrilegi” anche dai compagni di cella.

Su Facebook con il mitra in braccio Prima di procedere con gli arresti, i carabinieri hanno passato al setaccio non soltanto le immagini degli impianti di videosorveglianza, lì dove esistenti, ma anche le tante tracce lasciate (spesso inconsapevolmente) dagli stessi componenti l’associazione a delinquere sui social network: in un caso lo stesso Zompì aveva postato una foto che lo ritraeva con in braccio un kalasnikov.

I parroci invitati a catalogare le opere Tante le chiese razziate, scelte soprattutto tra quelle dove più facile risultava introdursi, quasi sempre  di notte, per l’assenza di sistemi d’allarme o porte anti-intrusione: in questi casi avveniva un sopralluogo poche ore prima (con auto prese a noleggio) per nascondere gli attrezzi utili per scardinare gli infissi. Per scoraggiare tale tipo di furti, i carabinieri stanno invitando i vari  parroci a catalogare quanto di valore è conservato nelle loro chiese in modo tale da permettere di individuare con precisione ciò che viene trafugato ed impedirne il facile smercio sul mercato della ricettazione.

 

Casarano – I furti in chiese e parrocchie erano, ormai, diventati la loro specialità: sono 22 i casi attribuiti alla banda sgominata quest’oggi dai carabinieri di Maglie e di Casarano. Sono nove sono gli arrestati (tutti residenti a Casarano) e dieci gli indagati nell’operazione “Santi Medici”, così chiamata dai carabinieri perché proprio nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Neviano, nel febbraio 2016, vennero arrestati tre componenti della banda. I militari hanno agito all’alba insieme ai nuclei operativi di Foggia e Matera, a due unità cinofile del nucleo di Modugno e ad un veivolo dell’Elinucleo di Bari.

22 colpi in 18 comuni L’indagine, sviluppata dall’agosto 2015 all’agosto 2016, ha permesso non solo di accertare  22 colpi messi a segno in chiese, parrocchie ed istituzioni religiose di 17 comuni della provincia di Lecce, ma anche altri tre furti in bar e sale slot, per un valore della refurtiva valutabile tra i 200mila e i 250mila euro. L’attività investigativa ha pure portato alla luce altre attività illecite commesse dalla banda, dalla ricettazione al  traffico di stupefacenti, dalla detenzione abusiva di armi ai furti d’auto.

A Neviano i primi tre arresti Quello della notte tra il 26 e il 27 febbraio a Neviano non è stato il primo furto della banda: in quella circostanza i carabinieri si appostarono nei pressi della chiesa dei Santi Medici ad attendere i tre ladri dopo aver raccolto sufficienti indizi in seguito a precedenti  azioni dello stesso tipo compiute in altre chiese della zona. Da professionisti del settore l’attrezzatura utilizzata, vari arnesi da scasso, coltelli a serramanico, guanti, chiavi alterate e grimaldelli, per forzare porte e portoni e poi depredare denaro in contante, paramenti sacri e preziosi ex-voto. Nella loro disponibilità anche alcune pistole.

Le contromisure della banda A nulla sono valse le varie accortezze messe in atto dai vari componenti dell’associazione a delinquere per nascondere le proprie tracce: i ladri erano soliti, infatti, cambiare di frequento le schede telefoniche, prestando comunque la massima attenzione nel corso dei colloqui temendo, evidentemente, le intercettazioni dei carabinieri. I sopralluoghi, prima di entrare in azione, avvenivano solitamente in coppia e con auto prese a noleggio ovvero con auto o targhe rubate. In un caso l’autovettura utilizzata venne poi data alla fiamme per non lasciare tracce. Massima attenzione anche nelle operazioni di vendita di quanto veniva rubato così come nel dissimulare la corporatura di chi agiva, anche con abiti usa e getta. Gli investigatori non solo hanno vagliato le immagini degli impianti di videosorveglianza, ma hanno anche analizzato i contatti e i messaggi sui social network lasciati dai sospetti.

Le chiese “visitate” Oltre quella di Neviano, le chiese “visitate” sono state quella di San Domenico a Tricase, dell’Addolorata a Corigliano d’Otranto, dell’Annunziata a Muro Leccese, dell’Immacolata a Montesano Salentino, di Cristo Re a Collepasso, e poi ancora a Matino (2), Melissano, Cannole, Sternatia, Supersano, Parabita, Poggiardo, Carpignano, Miggiano, Minervino, Ruffano (2) e Sanarica (2), Lucugnano, Cocumola, Serrano.

Gli arrestati Tutti residenti a Casarano i destinatari delle nove ordinanze di custodia cautelare, tre notificate a soggetti già detenuti. In carcere sono finiti Luigi De Micheli (26 anni), Lucio Parrotto (28), Antonio Valentino (38), Gianluca De Paolis (31) ed Emanuele Zompì (28) – questi ultimi già detenuti – mentre ai domiciliari sono stati ristretti Antonella Stefàno (25), Veronica Iacobazzi (31), Antonio Sergio Crisigiovanni (28) e Alessio Ciriolo (27), quest’ultimo, già detenuto,  per il reato di furto in abitazione. Per tutti, a vario titolo, i reati imputati sono quelli di associazione a delinquere, cessione di sostanza stupefacente, detenzione illegale di armi, minaccia aggravata, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione e furto.

Maglie – Cinque sentenze, tutte emesse nella mattinata di oggi dal Tar Lecce stabiliscono la piena validità del contratto d’appalto e delle clausole di adeguamento tariffario, per cui i 97 Comuni della provincia di Lecce devono pagare gli arretrati, come richiesto dalla società Progetto Ambiente, per un totale di circa 30 milioni di euro. E “senza alcuna possibilità di dilazione, anzi con la possibilità che questa somma possa ulteriormente lievitare”, come si legge in una nota dello studio legale Quinto che ha difeso gli interessi della società. I giudici amministrativi di Lecce hanno respinto tutti i ricorsi proposti dai Comuni ed ha invece trasferito per competenza al Tar del Lazio il ricorso proposto dal gestore per ottenere un ulteriore incremento della tariffa.

Sempre dall’accidentato terreno della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani arriva sugli Enti locali quest’altra tegola, in questo caso dall’impianto pubblico di produzione di Cdr. La tariffa era stata fissata dall’Ager (agenzia regionale del settore) a giugno dello scorso anno all’esito di un lungo contenzioso tra i Comuni ed il gestore, che aveva visto prevalere quest’ultimo in tutte le sedi, ed era stata contestata sotto vari profili dalle amministrazioni locali che puntavano, da un lato, a ridurre la tariffa per il futuro, dall’altro, a ridimensionare l’arretrato per gli anni dal 2010 al 2017, in cui era stata versata una tariffa inferiore al dovuto.

In condizioni più tranquille si trovano, secondo i legali citati, quei 20 Comuni dell’Aro / di Maglie che, prima della decisione del Tar, hanno raggiunto un’intesa con il gestore ottenendo una rateizzazione quinquennale dell’arretrato ed un consistente sconto sugli interessi. Si tratta di Maglie, Andrano, Botrugno, Castro, Cutrofiano, Diso, Giuggianello, Giurdignano, Minervino, Muro, Nociglia, Ortelle, Otranto, Poggiardo, Sanarica, Santa Cesarea, San Cassiano, Scorrano, Spongano, Surano, Supersano e Uggiano La Chiesa. 

RuffanoSupersano – Si terranno giovedì 1 marzo a Zurigo i funerali di Irene Rizzo, la giovane originaria di Ruffano vittima del marito Danilo Nuzzo (di Supersano) che venerdì scorso ha esploso quattro colpi di pistola uccidendola prima di rivolgere l’arma verso di se e farla finita. Il giorno dopo, venerdì 2, alle ore 15 nella chiesa madre del suo paese, Supersano, saranno invece i funerali dell’uomo 38enne.I due, sposati da qualche anno, avevano avuto una bambina ma da ultimo si erano allontanati. L’agghiacciante epilogo della loro storia risale al venerdì 23 febbraio quando l’uomo ha invitato la sua ex in un bar vicino alla banca dove Irene lavorava, probabilmente cercando un riavvicinamento. Dopo pochi minuti gli spari, con il centro della città chiuso immediatamente per il timore di un attentato. Irene era nata e cresciuta a Zurigo, visto che i suoi genitori sono di Ruffano ma da sempre hanno vissuto e lavorato nella città elvetica. Proprio li si è sempre svolta la sua vita, li sono nate le sue due figlie (la più grande da un precedente matrimonio). Danilo viveva a Zurigo da diversi anni dove lavorava saltuariamente come imbianchino (in passato anche alla Filanto di Casarano), passando molto tempo anche a Supersano dove vivono i suoi genitori e la sorella. Da venerdì scorso tutto è cambiato nei due paesi distanti neppure un paio di chilometri. La famiglia dell’uxoricida si è chiusa nel dolore: in paese, tra l’altro, i genitori di Danilo sono conosciuti da tutti come brave persone e grandi lavoratori. La tragedia consumatasi in terra elvetica ha colto tutti di sorpresa: nella casa di Supersano il via vai dei parenti e amici è continuo, stretti intorno agli anziani genitori di Danilo. Da Ruffano, invece, sono partiti in tanti a dare l’ultimo saluto a Irene e stare vicini alla famiglia. Entrambi i genitori hanno mantenuto forti legami con Ruffano e buona parte dei parenti risiede nel centro salentino.

Supersano – Ruffano – Uccide la moglie e poi si toglie la vita. La tragedia che si è consumata intorno alle 14.30 di venerdì 23 febbraio nel pieno centro di Zurigo ha avuto per protagonisti e vittime due salentini: il 38enne Danilo Nuzzo di Supersano e la 35enne Irene Rizzo di Ruffano. I due erano sposati da tempo e con le due  figlie piccole vivevano in Svizzera da diversi anni.

Non sono ancora chiari i motivi della tragedia che si è consumata in pochi attimi sotto gli occhi dei passanti terrorizzati. L’uomo è andato a trovare la moglie, impiegata in una filiale della banca Ubs, proprio davanti al suo posto di lavoro, nei pressi della stazione, e dopo averle sparato a morte ha rivolto la pistola contro di se togliendosi la vita. Stando a quanto riportato da un comunicato dello stesso istituto bancario, la tragedia sarebbe maturata al culmine di dissidi di “carattere privato”.

Su quanto accaduto indagano la procura e la polizia elvetica. Secondo quanto accertato, l’uomo avrebbe trascorso nel suo paese d’origine gli ultimi giorni e sarebbe ripartito per la Svizzera appena lo scorso giovedì. Sul posto sono subito intervenute una decina di pattuglie della polizia locale temendo un attentato terroristico. Anche per questo, allo scoppio delle pistolettate, nella zona chiamata Europaallee si è registrato un “fuggi fuggi” generale.

Il tragico evento ha lasciato sconcertate le due comunità salentine di Ruffano e Supersano, distanti pochi chilometri l’una dall’altra. Molti i messaggi di cordoglio e di vicinanza che sono giunti in queste ore alle famiglie mentre su facebook i profili dei due giovani  sono stati trasformati “in memoria di…” e raccolgono messaggi di incredulità e stupore per quanto accaduto.

Ruffano – “Oltretutto. Più vicino a don Tonino Bello” è lo spettacolo scritto e interpretato da Michele Santeramo (nella foto) di scena domenica 28 gennaio, alle ore 20, presso il teatro comunale di via Paisiello, a Ruffano. Si tratta del secondo appuntamento della rassegna teatrale 2018 organizzata dall’associazione Odv Kairòs con il patrocinio del Comune. «“Oltretutto” è una biografia delle vite che in modi diversi hanno incrociato quella di don Tonino perché ci sono vite che cambiano le vite. Questo – afferma l’attore di Terlizzi – non è un racconto su don Tonino. Non credo ce ne sia bisogno. Chi vuole avere informazioni può trovarle dappertutto. Questo è un racconto sugli altri. Su come le vite cambiano le vite». La rassegna tornerà domenica 11 febbraio con Fabrizio Saccomanno e “Sangue di quella terra”, ispirato alle drammatiche vicende di lotta contro lo sfruttamento che videro coinvolti i contadini di San Donaci nel settembre 1957.

 

Supersano – Colpo fallito presso la filiale di Supersano della Banca Popolare Pugliese. La scorsa notte, intorno alle 3, quattro individui con il volto coperto da passamontagna hanno fatto esplodere lo sportello automatico presso la sede dell’istituto di credito di via Vittorio Emanuele, la strada principale del paese, senza però riuscire a scardinare la cassetta contenente il denaro. Immediatamente dopo il tentativo andato a male, la banda ha fatto perdere le proprie tracce fuggendo a bordo di un’Audi A4 station wagon di colore scuro. Sul fatto indagano i carabinieri della Stazione di Ruffano insieme al Nucleo operativo radiomobile di Casarano.

L’ospedale di Casarano

Casarano – Un’operazione di persuasione, accompagnata da una raccolta firme, per convincere il governatore Emiliano circa la bontà del progetto “Ospedali riuniti Casarano – Gallipoli”. È quanto propongono 12 circoli del Partito democratico riuniti lo scorso 18 dicembre a Casarano su iniziativa del segretario della locale sezione, Gabriele Caputo (nella foto). Dallo stesso partito del presidente della Regione è giunto l’invito ad “andare oltre la sfera squisitamente politica, coinvolgendo su un tema comune anche gli enti territoriali interessati, in particolare quelli che fanno parte dell’Unione dei Comuni, un’area territoriale ricompresa tra Casarano e Gallipoli”. La richiesta espressa formulata ad Emiliano è quella di “dare attuazione a quanto già ipotizzato il 7 giugno dal direttore del dipartimento Sanità della Regione, Giancarlo Ruscitti, chiamando a collaborare con pari dignità gli ospedali di Casarano e Gallipoli attraverso una efficiente divisione dei compiti e delle specialità che vedano la nascita di un unico presidio di primo livello su due plessi”. La soluzione “Ospedali riuniti” è stata sottoscritta da segretari e componenti il direttivo dei circoli di Acquarica del Capo, Collepasso, Ruffano, Supersano, Taurisano, Racale e Taviano. Ma l’adesione arriva anche dal Pd di Alliste, Matino, Melissano e Ugento, i cui responsabili (pur assenti per la concomitanza con altri impegni) hanno manifestato il loro consenso al documento condiviso. All’incontro ha partecipato anche il sindaco di Racale, Donato Metallo (anche lui tra i sottoscrittori), mentre hanno garantito sostegno all’iniziativa, condividendone le motivazioni, anche i Primi cittadini di Alliste, Matino, Melissano e Taviano. tra i presenti anche Fabrizio Cananiello, responsabile del dipartimento Sanità della segreteria provinciale del Pd. «Unanime la richiesta dei presenti perché quest’area possa vantare per i prossimi anni una sanità d’eccellenza, attraverso una intelligente divisione dei compiti tra i due nosocomi», fa sapere Caputo il quale ricorda come già nel giugno del 2014 (“in tempi non sospetti”) in qualità di consigliere provinciale si rese promotore di un’analoga iniziativa promuovendo la collaborazione tra i due nosocomi. «La posizione di Casarano, pertanto, oggi non è di necessità, ma di convinta strategia per il futuro. A tal fine è emersa nel corso della riunione l’opportunità di avviare iniziativa di adesione pubblica sul documento formulato, mediante una raccolta firme su tutto il territorio interessato».

 

Matino – “Incontro festoso” è l’appuntamento di martedì 19 dicembre, alle ore 16, presso il palazzo Marchesale di Matino per la tradizionale festa di Natale dei pazienti del Centro di salute mentale dell’Ambito territoriale sociale di Casarano. Nel corso della serata ci sarà l’esibizione della “Celentarock”, la tribute band di Adriano Celentano. Obiettivo dell’incontro quello di “rinforzare i rapporti con il territorio, gli utenti, le famiglie, i servizi di rete e il volontariato”, come affermano i promotori. “Il Centro di salute mentale di Casarano si apre al territorio promuovendo la cultura della salute mentale nella cittadinanza. Il tradizionale appuntamento della festa di Natale – afferma Antonietta Grosso, direttrice del Csm – rappresenta un momento importante sia per la comunità che per i fruitori del servizio. L’intento è quello di promuovere interventi riabilitativi che mettano al centro azioni di inclusione sociale per favorire il benessere psichico ed abbattere ogni pregiudizio”. L’Ambito territoriale sociale di Casarano è presieduto dal sindaco Gianni Stefàno e comprende anche i comuni di Matino, Parabita, Collepasso, Ruffano, Supersano e Taurisano.

Ruffano – Un traguardo di assoluto prestigio è stato raggiunto dallo Judo salentino ai Campionati italiani riservati alla categoria Esordienti B, maschile e femminile di Ostia. Sui tatami del Palapellicone ha brillato la stella di Giorgia Paglialonga, tesserata per l’Asd Judo Club Ruffano, che ha conquistato una medaglia d’argento nella cat. kg 70. La giovanissima judoka (14 anni) ha superato nel primo combattimento Elena Dagnino dell’Asd Kimura di Genova e Domitilla Giannone dell’Asd Libertas Firenze in quello successivo. Nell’incontro valido per l’accesso alla finale ha trovato di fronte la temuta Chiara Longo della Banzai Cortina di Roma, già medagliata nello scorso anno, ma l’ha superata brillantemente staccando un biglietto per il match decisivo, dove si è arresa a Emma Petrarolo della Buso Luino.  Ma è stata l’intera associazione di Ruffano a raccogliere considerazione e successi. Hanno infatti ben figurato, pur non salendo sul podio, anche Cristina Casciaro e Selene Margarito (anche loro della Judo Club Ruffano) che hanno gareggiato nella cat. kg 57, dove si sono imposte sulle avversarie provenienti dalla Puglia.

 Nel settore maschile, invece, si erano qualificati alla fase finale del campionato italiano Gabriele Nestola dell’Asd Just Fit Copertino nella cat. kg 50; Giacomo De Filippis della Budokan Judo di Lecce nella cat. kg 55; Antonio Frisullo dello Judo Club Ruffano nella cat. kg 55; Mattia Chilla della Nuova Judo Nippon Martano nella kg. 60 e Riccardo Miceli dello Judo Club Shintai Supersano nella cat. kg 60. Visti i risultati ottenuti, sono arrivati i complimenti del responsabile Scuola e Promozione Gianfranco Marchello, che ha plaudito anche i tecnici Roberto Orlando della Judo Club Ruffano, capace di qualificare 4 atleti e conquistare un Argento; Giuseppe Frascaro, Rocco Quarta, Simone Longo e Cosimo Sicuro che hanno portato alla fase nazionale i propri atleti “testimoniando ancora una volta la grande vivacità agonistica di una provincia che può dire la sua in tutte le competizioni italiane”, come si rileva in una nota del Coni, comitato regionale Puglia.

 

CASARANO – Sarà un processo di mafia quello che verrà celebrato dal prossimo 5 febbraio al Tribunale di Lecce. Alla sbarra il clan sgominato lo scorso maggio con l’operazione “Diarchia”, seguita all’omicidio di Augustino Potenza del 24 ottobre 2016 ed alla tentata esecuzione di Luigi Spennato di appena un mese dopo. A Casarano avvennero i due fatti di sangue così come della stessa città sono ben sei dei 13 imputati – da Tommaso Montedoro (41 anni) in giù – che dovranno ora rispondere, a vario titolo,  di associazione mafiosa, detenzione di armi, droga, ricettazione, estorsioni e tentato omicidio. Quest’ultimo è quello del 28 novembre 2016, quando, secondo l’accusa, i cugini Luca (26) ed Antonio Andrea Del Genio (31) ridussero in fin di vita il 40enne Luigi Spennato in contrada Campana. Per la Direzione distrettuale antimafia  non vi sono dubbi che il mandante di tale agguato (fallito per pura fatalità) sia stato Montedoro, così come per quello che invece costò la vita a Potenza nel parcheggio dell’ipermercato.

L’omicidio Potenza ancora non c’entra – Nessuno dei 13 imputati per i quali è stato disposto il giudizio immediato dovrà però rispondere (almeno per ora) dell’omicidio Potenza, per il quale, in un’inchiesta parallela, è indagato lo stesso Montedoro. La recente scoperta di un bunker all’interno della casa natale di Potenza, in via Albenga, promette di squarciare molti segreti intorno agli affari condotti dai due boss della malavita locale, un tempo sottobraccio, da ultimo in conflitto. Proprio per scongiurare un’altra esecuzione, questa volta a carico di Ivan Caraccio, gli inquirenti diedero un’accelerata alle indagini con l’operazione “Diarchia” del 29 maggio scorso. Il 30enne casaranese sarebbe dovuto restare vittima di una lupara bianca perché ritenuto “poco affidabile” dai nuovi vertici del clan. Esecuzioni programmate con il solo obiettivo di assicurarsi il controllo del territorio di Casarano e dei paesi limitrofi. Bar, sale giochi, aziende calzaturiere e negozi d’abbigliamento: questi i settori nei quali investire e reinvestire i proventi delle attività illecite.

Gli imputati: tra Matino e Parabita il numero 2 del clan – Dietro Montedoro, ritenuto il numero uno del clan pur se ai domiciliari in Liguria, gli inquirenti collocano Damiano Cosimo Autunno (51 anni di Matino residente a Parabita). Altri nomi alla sbarra quelli dello stesso Ivan Caraccio (già in carcere), dei cugini Del Genio, di Lucio Sarcinella (21enne di Casarano), di Maurizio Provenzano (46enne di Lecce) e di Marco Petracca, l’“insospettabile” 41enne di Casarano, gestore di un Outlet, ritenuto il cassiere del gruppo ed il “naturale” referente di Montedoro. Altri imputati sono Sabin Braho (33enne di Durazzo residente a Brindisi), Andrea Cecere (37, di Nardò) e Domiria Lucia Marsano (40, di Lecce), Salvatore Carmelo Crusafio (41, nato a Basilea e residente a Matino) e Giuseppe Corrado (45, di Supersano residente a Ruffano).

Maglie – La Prefettura di Bari sta valutando in queste ore se commissariare tutti gli appalti della “Ercav srl”, una new company nata da un ramo d’azienda della “Lombardi Ecologia” operante nel settore dei rifiuti. Da ieri la società di Triggiano (Bari) è stata colpita da interdittiva antimafia ieri, 29 novembre.

L’ombra pesante dei clan di Bari e Bitonto sulla ditta. E non solo. Troppi i legami con i Lombardi, anche dopo il fallimento della loro impresa. Pesanti i contatti con clan baresi e bitontini di prima grandezza che rispondono ai nomi di Savino e Tommaso Parisi, Gaetano Cassano e gli Zonno, con la presenza tra i 320 dipendenti di pregiudicati o persone vicine a questi gruppi. In 15 pagine la Prefettura richiama i carichi pendenti della famiglia Lombardi, i risultati della Direzione investigativa antimafia e l’inchiesta in corso della Procura di Milano, con un capitolo che richiama le indagini condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce che portano dritte all’imprenditore Gianluigi Rosafio e all’ergastolano Giuseppe Scarlino di Taurisano, con in ballo una tangente da un milione – che sarebbe stata pagata per metà – per vincere una grossa gara d’appalto. Una inchiesta giudiziaria ancora aperta.

In attesa delle decisioni della Prefettura di Bari anche 22 Comuni salentini. Ma adesso ad essere in fibrillazione sono i tanti Comuni che hanno assegnato ad “Ercav” il servizio di gestione delle immondizie. Non solo nel Barese ma anche nel Salento: l’Aro 7 è tra questi. Maglie ne è capofila; ne fanno inoltre parte Andrano, Botrugno, Castro, Cutrofiano, Diso, Giuggianello, Giurdignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nociglia, Ortelle, Otranto, Poggiardo, Sanarica, San Cassiano, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Spongano, Supersano, Surano, Uggiano La Chiesa. Si tratta di 22 paesi per un totale di 93.956 abitanti. Tutti in attesa, amministratori comunali e cittadini, della decisione prefettizia. Ciò che si teme è una eventuale interruzione del servizio per qualche problema che potrebbe insorgere in questi passaggi di mano e di carte. Senza trascurare più che probabili ricorsi giudiziari. Ma balza anche agli occhi quanto siano veritieri i continui richiamai dei magistrati impegnati in attività antimafia, a Lecce (Dda) come a Roma (Dna) sulle persistenti minacce di infiltrazioni criminali negli appalti e nella pubblica amministrazione in genere.

Il premio nazionale vinto un anno fa. E c’è anche chi va col pensiero ad appena un anno fa quando l’Aro 7, unica in Puglia, aveva vinto un premio nazionale bandito da Anci (Comuni d’Italia) e Conai (consorzio nazionale imballaggi) per i progetti a sostegno della creazione di una sempre più forte educazione e cultura ambientali imperniata sulla raccolta differenziata degli scarti domestici, del riciclo e del riuso di materiali da imballaggio.

Persi dieci mesi per un caso analogo a Gallipoli. Da questo tipo di preoccupazioni comunque ci sono passati anche altri Comuni. Gallipoli, con Taviano, Racale, Alliste e Melissano, ha visto allungarsi di quasi dieci mesi l’assegnazione del servizio per l’interdittiva antimafia che aveva colpito nel dicembre 2016 la “Camassa ambiente” spa, altra azienda barese ritenuta inquinata ma vincitrice con Gial PLast di Taviano dell’appalto, A seguito di quel provvedimento e dopo aver consultato l’Anac (l’organismo nazionale anti corruzione), l’azienda tavianese ha visto cambiato il proprio partner e proprio in questi giorni il nuovo servizio, atteso dal 2013 – può finalmente partire.

SUPERSANO – Grave incidente sul lavoro questa mattina a Supersano. Intorno alle 9, un operaio 43enne è caduto dal tetto di un’abitazione, sita nei pressi della stazione di servizio sulla via per Casarano, mentre era impegnato a risistemare un colonnato colpito nella notte da un fulmine. Per motivi in corso di accertamento, l’uomo (sposato e con un figlio) ha perso l’equilibro e dopo un volo di almeno quattro metri si è schiantato al suolo,  andando prima a sbattere sulla passamano. Immediatamente soccorso, è ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce dov’è giunto con “codice rosso”. In quadro clinico appare complicato da un trauma cranico e da varie lesioni L’incidente è avvenuto nell’abitazione del titolare dell’azienda presso la quale il 43enne lavora. Sul posto, insieme ai carabinieri, anche gli uomini dello Spesal, il “Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro” per ricostruire l’accaduto ed accertare il rispetto delle condizioni di sicurezza.

NOCIGLIA – Ha ripreso la sua marcia il “Freebike Tour del Salento”, la serie di escursioni promosse per promuovere la passione della bici, il territorio e soprattutto per sostenere l’attività della Lega italiana tumori (Lilt). Il 19 novembre la prossima tappa a Matino, cui seguirà Casarano (il 3 dicembre) e Monteroni (il 10) prima delle uscite programmate nel 2018 (Copertino, Leverano, Sannicola, Brindisi e Campi Salentina). Intanto si sono già svolte le tappe di Uggiano la Chiesa (il 29 ottobre) e di Nociglia (il 5 novembre). In quest’ultima uscita i ciclisti che hanno preso parte a “Pedalando, “padulando” da Nociglia a Specchia”, promossa dall’Asd Cicloclub Nociglia con il social group Mtb Matino, sono stati circa 150. L’escursione, favorita dal bel tempo, è partita da piazza Aldo Moro a Nociglia ed ha attraversato i territori di San Cassiano, Supersano, Surano, Montesano, Miggiano e Specchia. La comitiva ha pedalato in lungo e in largo nel Parco dei Paduli visitando la chiesetta di Sant’Eufemia ed ha scattato la consueta foto di gruppo presso la chiesa di Santa Caterina annessa al convento dei Francescani Neri. Poi, dopo la visita al frantoio ipogeo “Scupola” di Specchia, il rientro al Palazzo Baronale di Nociglia per il buffet finale.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...