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Notizie da Boncore, frazione di Nardò

Nardò – Un’altra stagione di raccolta nelle campagne dell’Arneo è alle spalle, e con la conclusione dell’attività dei braccianti stagionali sui terreni coltivati a pomodori e angurie, arrivano anche i bilanci sul sistema di accoglienza con la “Foresteria per lavoratori” di Masseria Boncuri, non più operativa dal 20 settembre scorso. Punti di vista diversi e contrastanti quelli sul funzionamento degli ottanta moduli abitativi. “Il campo – sottolineano dal Comune di Nardò – ha funzionato senza intoppi con due novità sostanziali che hanno caratterizzato la stagione 2018: la disciplina di accesso al campo solo per i lavoratori con regolare contratto nel comparto agricolo, e l’avvio del sistema sperimentale di trasporto dei braccianti da e per i luoghi di lavoro”. In realtà è stato questo uno dei nodi più discussi ed oggetto di incontri anche in Prefettura con la Regione chiamata a ad avviare il servizio togliendolo così dalle mani dei caporali,

Superata l’emergenza Per il sindaco Giuseppe Mellone “non esiste più il sistema emergenziale che per trent’anni ha vessato la città e i lavoratori”, “Chi ha avuto da ridire sulla struttura, sui costi, sulle regole ha sbagliato partita e dovrà rifare i conti”, conclude il capo dell’Amministrazione. Per il sindacato Cisl “circa il Regolamento, finito nei mesi scorsi sulla graticola, si rendono necessarie non solo delle modifiche nel testo, di natura stilistica o lessicale, una più complessiva riarticolazione dello stesso tale da poterlo rendere un vero e proprio Patto di accoglienza”, come commenta il  segretario leccese Antonio Nicolì circa l’operato a margine dell’ultimo tavolo tecnico svoltosi in Prefettura: “Per quanto attiene il servizio di trasporto dei migranti cogliamo positivamente quanto preannunciato dall’assessore Leo circa l’istituzione di tale servizio – dice Nicolì – così come l’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine finalizzate all’intercettazione di pratiche illecite. Per quanto riguarda il servizio mensa – conclude Nicolì – abbiamo sollecitato la messa in campo di misure d’urgenza come quelle suggerite dalla Caritas diocesana”.

L’esperimento trasporto “fallimentare” Di tutt’altro tenore le considerazioni del Cir (Centro italiano rifugiati) di Lecce e dell’associazione Meticcia, attive nel campo tra i lavoratori: “Non è tutto oro quello che luccica – dicono i due enti a proposito dei toni usati in fase di bilanci – e le questioni sul banco sono molteplici, complesse, connesse al sovrapporsi di livelli di tutela ed intervento che sempre richiederebbero di superare la totale estraneità dei lavoratori dai luoghi, dai tavoli, dalle persone, dalle sigle, dai processi, che si occupano della gestione politica della loro condizione”. Non basta quanto è stato fatto, sostengono gli operatori, che puntano i fari anche sul sistema trasporti: “Andrebbero verificati sui luoghi di lavoro orari, modalità di reclutamento, corresponsioni, accompagnamento sul posto di lavoro. La sperimentazione effettuata a partire da metà agosto e relativa al servizio bus, che avrebbe dovuto garantire l’accompagnamento sui luoghi di lavoro è stata del tutto fallimentare – sottolineano Cir e Meticcia – visto che nei campi si lavora solo previo accordo con i caporali, che hanno, fra gli altri, il business del trasporto e che ovviamente non arretrano di un passo se le strategie di contrasto individuate non risultano essere efficacemente strutturate. L’adesione spontanea del lavoratore – fanno notare – non appartiene ad un dato di realtà, perché scegliere semplicemente di utilizzare il bus avrebbe significato perdere ogni opportunità concreta di lavorare”.

 

 

Nardò – Collaudatori di provata e lunga esperienza che perdono il posto di lavoro; lavoratori lasciati a casa pr mesi in attesa di essere richiamati; un contesto di precarietà e incertezza sul futuro: è quanto emerso oggi alla Regione a Bari, nella commissione consiliare Sviluppo economico, presieduta da Donato Pentassuglia, alla presenza dei rappresentanti legali della pista  Nardò technical center srl del gruppo  Porsche.  La richiesta di convocazione era stata avanzata dal consigliere regionale Cosimo Borraccino (Leu), spinto dalla necessità di “conoscere le motivazioni che hanno condotto l’azienda a fare determinate scelte, affinché si possano trovare delle opportune soluzioni”. Borraccino, nel corso del suo intervento ha fatto riferimento in particolare ai lavoratori collaudatori che hanno perso il posto di lavoro, chiedendo all’azienda di “valutare la possibilità di provare a trovare le condizioni utili a dare delle garanzie a questi lavoratori”. Stessa richiesta dal consigliere Cristian Casili (M5S), che segue la vicenda da vicino, “auspicandosi che vengano tutelati i diritti di questi lavoratori che attendono di essere reintegrati dopo un lungo periodo di precariato e lavoro somministrato, la cui vertenza va avanti a fasi alterne dal 2012 e, nonostante i diversi accordi sottoscritti, continuano a non avere certezze per il futuro”. Casili ha sottolineato “l’importanza del circuito neretino che, tra l’altro, si trova in un’area naturale di pregio ed è stato oggetto di cospicui finanziamenti regionali”.

Il direttore tecnico del Nardò technical center, Edmund Sander, e il dirigente, avvocato Arturo De Simone, hanno dapprima precisato che la presenza dell’azienda vuole essere “stabile e duratura con la conseguente crescita occupazionale”. “Infatti oggi la pista di Nardò – hanno rilevato i due amministratori – conta un numero di 155 dipendenti, registrando un incremento del 45% nell’ultimo anno”.

Circa i lavoratori licenziati, Porsche ha affermato che “non è stato effettuato alcun licenziamento del personale dipendente e che i casi indicati (una ventina) si riferiscono a contratti di lavoro somministrato, che non hanno mai avuto alcun rapporto diretto con l’azienda”. Pertanto, in riferimento, l’azienda ha sostenuto che non sono state tentate possibili soluzioni tramite trattative per eventuali assunzioni, “trattandosi di casi le cui sorti sono nelle mani dell’autorità giudiziaria”.

Aiuti della Regione Sander e De Simone hanno infine precisato che “il Gruppo Porsche non ha ottenuto alcun finanziamento da parte della Regione Puglia, considerato che il Nardò technical center è stato acquisito da parte loro nel 2012, in un periodo di forte criticità economica. Di conseguenza, del contratto di programma siglato con la Regione Puglia nel 2007, con l’ottenimento di un finanziamento di circa 9 milioni di euro, ne hanno usufruito solo gli ex proprietari”.

Chiamata in ballo la Task force regionale “Non sono affatto soddisfatto delle risposte”, ha commentato poco dopo il consigliere Casili di Nardò. “Ho chiesto che i lavoratori della pista di Nardò vengano tutelati attraverso il rispetto degli accordi presi nel corso della Task Force regionale per il lavoro. L’impressione, dettata dagli avvenimenti degli ultimi tempi, con il mancato rinnovo dei lavoratori in somministrazione – ha aggiunto Casili – è che l’azienda voglia azzerare il rapporto con i tecnici che prestano servizio da anni. Non è stata fatta chiarezza sul numero di vertenze in corso e su eventuali accordi del gruppo con i collaudatori”. Pertanto Casili ha chiesto di  acquisire i verbali della Task Force “per capire le posizioni assunte da azienda e sindacati, perché ci risulta che il gruppo Porsche in quella sede avesse preso impegni precisi per la stabilizzazione dei lavoratori interinali!”.

Percorsi di formazione con gli studenti dei Tecnici Circa le prospettive future per il consigliere regionale “è fondamentale anche offrire prospettive occupazionali stabili ai nostri ragazzi”. “Per questo ho chiesto al gruppo Porsche – ha concluso – di coinvolgere gli istituti tecnici per percorsi di formazione sulla pista di Nardò. Chiediamo infine che gli investimenti previsti siano gli stessi stanziati in Italia e nel resto d’Europa”.

 

Mino Natalizio

Nardò – Emergenza acqua e sospensioni idriche a Boncore, Arif e Comune intervengono per trovare una soluzione. Nei giorni scorsi l’Amministrazione comunale ha chiesto e ottenuto infatti l’intervento del direttore dell’Arif (Agenzia regionale per le opere irrigue e forestali) Domenico Ragno, per il problema riguardante le località di Boncore, Santa Chiara e Case arse, zone rurali dell’agro di Nardò al confine con Porto Cesareo.

La Regione Puglia, fa sapere Palazzo Personè, è da tempo impegnata in un’opera di razionalizzazione della propria struttura organizzativa e ha recentemente affidato all’Arif la gestione degli acquedotti ex Ersap (ente soppresso per lo sviluppo agricolo). Così il 9 agosto scorso Ragno ha incontrato una delegazione di residenti di Boncore, registrando legittime lamentele e l’esposizione di problemi e criticità. Da ulteriori approfondimenti si è appurato che da tempo l’ex Ersap non provvede alla regolare manutenzione degli impianti, situazione che ha portato l’Arif ad assumere l’impegno di ttivarsi rapidamente.

«Sono molto contento per questo risultato – commenta il Sindaco Giuseppe Mellone – ottenuto grazie all’impegno dell’assessore Mino Natalizio, all’attenzione del mio stretto collaboratore Agostino Indennitate, alla sensibilità del capo di gabinetto del Presidente Emiliano, Claudio Stefanazzi e, naturalmente, alla capacità e alla premura del direttore dell’Arif Domenico Ragno. Con questi interventi abbiamo risolto un problema annoso, che tormentava famiglie e imprese del nostro territorio. L’acqua è un bene essenziale e le improvvise sospensioni comportavano problemi grandissimi per le attività e per le famiglie”.

Appena un mese fa, sempre a Boncore, si era registrata un’altra protesta dei residenti per le continue interruzioni della fornitura idrica. In quel caso però si sarebbero rilevate, stando a una nota di Aqp di quei giorni, anche manomissioni abusive (e anonime) degli impianti con conseguente danneggiamento delle condutture, tali da valutare eventuali segnalazioni all’autorità giudiziaria. Il problema dell’erogazione idrica sospesa in piena estate a Boncore portò anche nel luglio scorso a un’interrogazione urgente da parte del consigliere regionale Ernesto Abaterusso (Art. 1- Leu).

Nardò – C’è un motivo se i 16 morti di Foggia degli ultimi tre giorni sono considerati vittime del caporalato e non di un incidente stradale qualunque. Risulta palese che è così se si guarda alle condizioni di viaggio in quei furgoncini carichi di pomodori e braccianti, ben lontane da qualsiasi norma di sicurezza minima, ma diventa ancora più lampante se si considera l’importanza strategica che ha, nel sistema che incastra i lavoratori stagionali migranti nei campi a pochi euro l’ora, il trasporto dal luogo dove si dorme fino a quello di lavoro. (il luogo della strage, foto di huffingtonpost.it)

Un “servizio” (pagato dal lavoratore che ne usufruisce) fondamentale tra quelli che ruotano intorno ai ghetti, insieme a quelli – ad esempio – della fornitura di alimenti o della prostituzione, ben organizzato tramite i ‘passeur’, che rispondono ai caporali e che sono in possesso di un mezzo o personaggi pagati per fare i taxi delle campagne. È il sistema che fa guadagnare più soldi ai caporali sulla pelle dei migranti, ma che allo stesso tempo favorisce l’impiego di manodopera a bassissimo costo da parte delle aziende, quei titolari d’impresa che tengono in vita e utilizzano la mafia del caporalato per abbassare i costi di produzione.

Le dinamiche sono uguali a nel Foggiano e nel Metapontino, nel Brindisino e nell’Arneo salentino. In Puglia e nelle altre regioni, del Sud Italia e del nord, dove i braccianti – in giro di trasferimento in massa – sono impiegati per le coltivazioni di stagione. Dinamiche con cui anche Nardò continua ad avere a che fare: il trasporto dei lavoratori dai campi ai “dormitori” (e viceversa) è stato sempre un punto fondamentale su cui gli operatori intorno al lavoro dei migranti hanno puntato i fari. Per questo domani si terrà una nuova riunione in Prefettura, con un focus proprio sulla questione trasporti oltre che sulla gestione del campo di Boncuri di Nardò, che ospita circa duecento lavoratori: è convocato per le 10 il tavolo tecnico cui partecipano Comune, Regione, aziende, sindacati e operatori volontari. In quella sede per anni è stato messo in evidenza come istituire servizi navetta o di trasporto per i lavoratori, sarebbe significato togliere una grossa fetta di mercato alle mafie. Ma finora la questione – scomoda per qualcuno che non vorrebbe far accedere direttamente ai campi figure “terze” – è rimasta sempre nel cassetto: “Mancano risorse e ci sono continui ritardi”, dicono dalla Cgil.

Non è soddisfatto nemmeno del sistema accoglienza messo in piedi quest’anno il sindacato leccese: “Il tavolo leccese – dicono – quest’anno sembra non finire mai: rinviato per l’ennesima volta si riunirà mercoledì alle 10. Proprio quest’anno che doveva essere predisposto tutto con ampio anticipo. E siamo già al 6 agosto…”. Manca all’appello il servizio di trasporto che la Regione si era impegnata a fornire per tempo e la cui procedura non è ancora conclusa.

“Non a tutti gli impegni formalmente assunti si è dato corso. A partire dalla predisposizione di un servizio mensa o, almeno, come proposto dalla locale Caritas, di fornelli da campo utili a garantire la preparazione del pasto all’interno del campo”: è una dei passaggi di una nota diffusa in queste ore dalla Cisl e firmata dal segretario generale Antonio nicolì. “Così come pure irrisolto resta tutto quanto attiene il trasporto, anche a causa della parziale mappatura degli agri coltivati da parte delle parti datoriali. Un servizio da sempre da noi reputato strategico – continua Nicolì – per porre un argine alle pratiche di caporalato e per garantire i livelli di sicurezza ai lavoratori che, come le recenti tragedie hanno dimostrato, sono spesso considerati merce di poco pregio, trasportata in condizioni disumane ed in mezzi privi delle principali misure di sicurezza”. Per la Cisl l’incontro  del tavolo interistituzionale convocato per domani “deve  servire a fare sintesi di tutto quanto rimasto irrisolto, configurando possibili soluzioni ed un cronoprogramma che possa dare risposte a breve, anzi a brevissimo, considerati i tempi della raccolta che volgono anche per quest’anno al termine”.

Nel bel mezzo di una stagione di raccolta alquanto strana, in cui i lavoratori che ruotano intorno a Boncuri (ci sono anche quelli che sostano fuori dal campo di accoglienza ai piedi della masseria) sono molti di meno rispetto agli anni passati (si registrano però nuovi ghetti più a nord, verso il Brindisino, con i braccianti impiegati nell’Arneo), sembra intanto aver ottenuto un risultato il Centro italiano rifugiati, che da tempo richiedeva di spostare il servizio “liste di prenotazione in agricoltura” presso la foresteria inaugurata lo scorso anno a fine agosto: è del 3 agosto la nota con cui la Regione informa che per tutto il mese di agosto, ogni martedì, presso il campo sarà attivo (dalle 8,30 alle 12,30) un operatore del centro per l’impiego di Nardò. “La dislocazione del servizio – avevano sottolineato dal Cir nella richiesta del luglio scorso – renderebbe più agevole e immediato l’incontro fra domanda e offerta rispetto all’attività di lavoro stagionale, ponendo le basi per prevenire e contrastare possibili forme di intermediazione illecita o irregolare di manodopera”.

Nardò – Trasferire il servizio “Liste di prenotazione in agricoltura” gestito dal Centro per l’impiego presso il Campo istituzionale di Nardò per lavoratori migranti stagionali: questa la richiesta dei giorni scorsi inviata dall’ avvocato Donatella Tanzariello, coordinatrice regionale del Consiglio italiano per i rifugiati, alla Prefettura di Lecce, alla Regione Puglia, alla Direzione provinciale del lavoro di Lecce, al Sindaco di Nardò.

Motivo: “La materiale dislocazione del servizio di iscrizione nelle suddette liste nel campo per lavoratori migranti stagionali, ubicato nei pressi della Masseria Boncuri – spiega la rappresentante del Cir – renderebbe di sicuro più immediato l’utilizzo dello strumento stesso, consentendo a tutti i lavoratori l’adesione alla modalità specifica, con possibili capitalizzazioni anche per gli anni a venire dell’esperienza maturata”. La stessa rappresentante rileva che la proposta ha trovato consenso e disponibilità durante le riunioni del Tavolo tematico attivo presso la Prefettura di Lecce e diretto “all’individuazione di azioni per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo”.

Il Cir richiama una deliberazione della Giunta regionale – la n. 2017 del 13 settembre 2011 – con cui viene disposta l’istituzione di liste speciali/elenchi di prenotazione in agricoltura su base provinciale/territoriale, nelle quali possano confluire volontariamente tutti i lavoratori disponibili alle assunzioni/riassunzioni presso le imprese agricole. La dislocazione del servizio, come richiesto, renderebbe più agevole e immediato l’incontro fra domanda e offerta rispetto all’attività di lavoro stagionale . scrive ancora Tanzariello – ponendo le basi per prevenire e contrastare possibili forme di intermediazione illecita o irregolare di manodopera. Ciò consentirebbe inoltre un monitoraggio dell’andamento del lavoro stagionale a tempo determinato in agricoltura, offrendo un riconoscimento ed una visibilità pubblica ai lavoratori del settore”.

Per un servizio da rendere più efficace ad un pacchetto di servizi approntati dall’Asl Lecce nella zona di Boncuri, dove è allestito il Centro di accoglienza per i lavoratori agricoli stagionali, in gran parte extracomunitari ma non solo. Attraverso il Distretto sociosanitario di Nardò, anche per questa stagione è garantita la presenza di un medico all’interno dell’ambulatorio di prima assistenza, oltre ad un presidio del Servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di Lavoro (Spesal). Punti di riferimento preziosi per i 140 braccianti agricoli ad oggi ospiti della Foresteria realizzata dalla Regione.

Gli interventi Asl puntano ad avere le caratteristiche dell’assistenza universale e della prossimità rispetto alle persone e al bisogno. Nell’ambulatorio medico vengono effettuate le visite mediche e le prestazioni tipiche di un ambulatorio di medicina generale, fra cui le medicazioni e le terapie farmacologiche, le prescrizioni di farmaci e di prestazioni specialistiche, ovvero quelle di ricovero ospedaliero. Le visite e le prestazioni strumentali specialistiche vengono erogate presso il Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Nardò oppure negli ospedali della Asl. Considerando che l’attività lavorativa si svolge essenzialmente durante la mattinata, l’ambulatorio medico è attivo dalle 16 alle 20, dal lunedì al venerdì. Negli altri giorni e orari, si può comunque ricorrere al Punto di primo intervento e alla  di Nardò e, nei casi d’urgenza, c’è sempre il 118.

L’altro pilastro di questa rete di sicurezza – afferma in una nota l’Asl – è il presidio dello Spesal. Oltre ai controlli ispettivi aggiuntivi nelle aziende agricole in cui sono impegnati i lavoratori migranti, nel Campo di accoglienza viene svolta un’attività di informazione e formazione in materia di sicurezza del lavoro dei lavoratori agricoli migranti temporaneamente presenti, nonché un’attività di controllo sanitario di pre-assunzione, curata da una équipe composta da medico del Lavoro, tecnico della prevenzione e Infermiere.

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Nardò – Carenza idrica a Boncore, proteste dei residenti contro l’Acquedotto pugliese. Ma forse questa volta l’Aqp non c’entra molto. Ci sarebbero state infatti delle manomissioni abusive e anonime ovviamente, che avrebbero danneggiato alcune condutture, causando di consegnenza anomalie  nella erogazione dell’acqua nelle case. Questo sostiene lo stesso Acquedotto pugliese, con una nota ufficiale: ” Sabato 7 luglio, nell’abitato di Boncore (frazione di Nardò), si sono verificati due episodi di anomalo abbassamento della pressione nelle reti, uno nel corso della mattinata ed un altro in serata, causati dalla manomissione da parte di ignoti degli organi di manovra posti sulle condotte che alimentano l’abitato”.

Le strutture di servizio di Aqp avrebbero ridotto al minimo i disagi, si afferma nella nota per cui “la piena funzionalità della rete è stata ripristinata già nella nottata”. Si starebbero adesso valutando gli elementi del fatto accaduto per decidere se segnalare o meno anche all’autorità giudiziaria la vicenda. A parte quello che – si spera – resti un episodio “non dipendente dall’impegno di Aqp, l’azienda conferma l’adeguatezza del servizio alle esigenze della comunità locale”.

Interrogazione alla Regione Sull’allarme già partito dagli abitanti, era intervenuto subito con una interrogazione urgente il consigliere regionale Ernesto Abaterusso (Art. 1- Leu), rilevando l’erogazione dell’acqua solo per poche ore al giorno. ““Non è pensabile né accettabile che in piena stagione estiva ci siano centinaia di famiglie e turisti privati di un servizio primario, indispensabile e insopprimibile come l’acqua corrente ed è inoltre assurdo che tale problema sembri essere legato alla mancanza di una rete idrica adeguata a rispondere alle richieste dell’utenza”, ha sostenuto Abaterusso, invitando la Regione a prendere le iniziative necessarie affinché l’accaduto non capiti più. 

Nardò – Tra i campi di Boncuri e dell’Arneo, tra Nardò Sant’Isidoro e Copertino e poi fin nel Nord Salento, in territorio di Guagnano da qualche giorno “prestano” servizio i sindacalisti della Cgil, federazione dei lavoratori agricoli (Flai). A bordo di un camper – già visto da queste parti nell’estate scorsa – va avanti così il progetto di assistenza e controllo “Ancora in campo” contro il caporalato e tute le sue forme. L’obiettivo è stare vicini ai braccianti, in gran parte migranti, farsi vedere ed essere pronti ad incontrarli offrendo loro servizi, informazioni e anche piccoli aiuti come cappelli di paglia.

Calendario e orari per gli incontri Le attività sono previste nel mese di luglio e di agosto con questo caldnario: il lunedì ed il mercoledì dalle ore 6 alle ore 17 nelle campagne; il martedì ed il giovedì vicino al villaggio accoglienza di Boncuri dalle ore 18 alle ore 20.

Il villaggio è già pronto ma si dorme fuori, su giacigli di fortuna «Rispetto allo scorso anno nel mese di luglio la macchina dell’accoglienza è riuscita a preparare per tempo il villaggio di accoglienza, con moduli abitativi dignitosi. Il problema – dice la segretaria generale della Flai-Cgil Lecce, Monica Accogli – rispetto allo scorso anno, è legato alla gestione della struttura e al regolamento, a dire il vero avvolto nel mistero visto che nessuno ce lo ha fornito, che ne disciplina ingresso ed uso». Dal regolamento per l’accesso ignoto ai più scaturisce “una situazione grottesca: nonostante i numerosi incontri svolti in Prefettura a partire da febbraio, ci ritroviamo con il campo già pronto eppure coi migranti che continuano a dormire su giacigli di fortuna, per strada o nelle masserie alla periferia di Nardò”. Un evidente paradosso.

Lavoratori in diminuzione Sembra inoltre, a giudizio della Flai Cgil, che la tendenza registrata lo scorso anno, ossia di una generale diminuzione dei lavoratori nell’agro di Nardò, sia confermata: “I lavoratori – conclude Monica Accogli – infatti sembrano impegnati soprattutto nelle aree più distanti. Proveremo anche ad intensificare il confronto con le aziende agricole e le istituzioni locali per attivare effettivamente la Rete del Lavoro agricolo di Qualità e per una completa applicazione della Legge 199 del 2016 contro il caporalato».

Nardò – A Nardò fu una delle sue ultime uscite pubbliche. E oggi, a un anno dalla sua morte, sono in tanti a ricordare Stefano Fumarulo, dirigente regionale esperto di antimafia sociale e politiche migratorie scomparso 38enne a Bari il 12 aprile 2017. In mattinata nel capoluogo il sindaco Antonio Decaro e il governatore Michele Emiliano hanno partecipato alla cerimonia di intitolazione della piazzetta a lui dedicata. Analoga iniziativa si svolse a Nardò nell’agosto scorso quando il presidente della Regione e il sindaco neretino Giuseppe Mellone a Fumarulo dedicarono il piazzale nei pressi di Masseria Boncuri, in cui era appena stata inaugurata la foresteria per lavoratori stranieri, altro obiettivo tenacemente perseguito dal giovane dirigente di viale Capruzzi.

A Nardò a ricordare oggi la sua figura è l’avvocato Vincenzo Renna, componente del nucleo di valutazione del Comune. Il 31 marzo di un anno fa in un incontro pubblico a Palazzo Personè, Renna illustrò a Fumarulo la proposta per la realizzazione di una filiera etica in agricoltura nel territorio neretino. «Credo davvero che il miglior modo di ricordare Stefano – ha dichiarato Renna – sia quello di misurare i successi delle politiche sociali regionali di contrasto ai fenomeni criminali organizzati, conseguiti con il concorso imprescindibile del suo naturale talento e della sua competenza scientifica». Con Fumarulo la Puglia è stata la prima regione italiana ad adottare un piano triennale dell’immigrazione che prevede misure per riconoscere diritti e doveri. «Questo recupero di umanità – prosegue Renna – è stata la risposta più utile alla logica del malaffare e alla sopraffazione mafiosa. Stefano è stato sempre accanto agli ultimi, dagli immigrati di Rignano Garganico o di Nardò alle vittime di soprusi e violenze delle associazioni criminali. Per usare un gergo calcistico – conclude – Michele Emiliano ha fatto bene a ritirare “la maglia” di Stefano perché campione inarrivabile; così come Pippi Mellone ha fatto altrettanto bene a dedicargli il piazzale della foresteria accanto a Masseria Boncuri. Adesso ben vengano aule universitarie, borse di studio e tutto ciò che possa ricordare Stefano, continuando le battaglie nel solco da lui tracciato». Intanto il governatore Emiliano ha annunciato che al giovane dirigente regionale sarà intitolata la nascente Fondazione Antimafia sociale.

Nardò – Un quadro ampio e dettagliato su oltre 12 mesi di lavoro tra i braccianti stagionali: è il report del Cir (Centro italiano rifugiati), stilato dagli avvocati Donatella Tanzariello e Mariastella Giannini, insieme alla psicoterapeuta Chiara Marangio e alla mediatrice linguistica Francesca Carrozzo, sulle attività svolte a Nardò tra il 2016 e il 2017 tra masseria Boncuri e le campagne dei dintorni. Un resoconto che punta i fari sulle azioni svolte a tutela dei braccianti (sostegno legale, psicologico e di inserimento socio-linguistico) e sulle numerose situazioni traumatiche e di disagio psicologico che caratterizzano chi vive in condizioni di sfruttamento o ha vissuto esperienze persecutorie nel Paese d’origine.
Dinamiche che vanno ad intrecciarsi con il fenomeno del caporalato, cui secondo le operatrici le istituzioni non hanno dato risposte adeguate: “Lo sforzo condotto nell’arco temporale considerato – scrivono la Tanzariello e le colleghe – se da un lato dà evidenza di soluzioni parziali e di interventi fattibili, dall’altro rileva tutta la fragilità dell’intervento istituzionale che, comunque, risente ancora di un approccio emergenziale”.
Passano in rassegna tutte le circostanze rilevate in questi mesi le attiviste, dal ritardo nell’arrivo delle strutture abitative, inaugurate nella seconda metà di agosto, alla “scomoda” sistemazione trovata ai migranti rimasti a Nardò dopo la chiusura della struttura – ad ottobre – collocati in un’abitazione di Santa Caterina. E ancora, le richieste inascoltate dai tavoli in Prefettura nei mesi precedenti al grande flusso estivo, dallo spostamento presso Boncuri del servizio “Liste di prenotazione in agricoltura” all’organizzazione di un servizio navetta. “Come pure rimaneva priva di risposta – sottolineano – la richiesta di stabilire una volta per tutte se la normativa imponesse o meno l’onere dell’accoglienza in capo ai datori di lavoro”.
Il Cir critica anche il quadro legislativo nazionale che rende difficoltosi i processi di inserimento e regolarizzazione, e punta il dito sulle grandi ditte della distribuzione commerciale, spesso indifferenti al contesto. A tal proposito, nei giorni scorsi, nell’ambito della prima udienza del processo per la morte di Abdullah Mohammed proprio nelle campagne dell’Arneo, la pm Paola Guglielmi ha tra l’altro rigettato la richiesta da parte di Mutti e Cirio di costituirsi parte civile nel procedimento. “Occorre sottolineare – concludono le operatrici – come le azioni di tutela sono state effettuate su base volontaria e gratuita e senza una delega concreta, strutturata e programmata: il volontariato non può essere e non deve essere una soluzione al fenomeno”. (Nella foto assemblea dei migranti a Boncuri)

Nardò – Lavori sulla rete idrica e fornitura sospesa giovedì primo marzo nella frazione neretina di Boncore. Lo annuncia la società Acquedotto pugliese in relazione a dei lavori che riguardano la riparazione di una perdita sulla condotta adduttrice. per tale intervento sarà necessario sospendere la normale erogazione idrica dalle 9 alle 17. Aqp specifica che i disagi saranno avvertiti negli stabili sprovvisti di autoclave e riserva idrica o con insufficiente capacità di accumulo. Altra raccomandazione ai residenti della zona interessata è quella di evitare gli sprechi e di razionalizzare i consumi.

Nardò – Niente acqua per otto ore il giorno 8 febbraio, giovedì in località Boncore, a Nardò e in alcune strade di Torre Lapillo: lo rende noto l’Acquedotto pugliese che sta effettuando interventi per il miglioramento del servizio nelle aree interessate, in particolare per la riparazione di una perdita sulla condotta adduttrice. Per consentire l’esecuzione dell’intervento la normale erogazione idrica verrà sospesa dalle 9 e fino alle 17 a Boncore e in via Zanella e traverse a Torre Lapillo. “Disagi saranno avvertiti – si legge in una nota di Ap – esclusivamente negli stabili sprovvisti di autoclave e riserva idrica o con insufficiente capacità di accumulo”. La società raccomanda i residenti dei comuni interessati a razionalizzare i consumi, evitando gli usi non prioritari dell’acqua nelle ore interessate dall’interruzione.

Porto Cesareo – Stop alle emergenze per acqua e luce a Porto Cesareo. Con un progetto da un milione e 200mila euro, l’Acquedotto pugliese intende ovviare alla carenza idrica che si registra, ogni anno, da Pasqua a settembre, sia nella marina che nella frazione di Torre Lapillo. Non è solo l’afflusso turistico a determinare tale problema, per questo la società idrica ha progettato una nuova condotta adduttrice che avrà origine a Boncore (Nardò) per risolvere le criticità a Torre Lapillo e anche nell’abitato di Porto Cesareo. Il progetto, che ora dovrà essere appaltato da Aqp, è stato già trasmesso in Comune lo scorso primo dicembre per la necessaria presa d’atto. «Registriamo un’importante passo in avanti – commenta il sindaco Salvatore Albano –  in seguito alle segnalazioni che abbiamo inoltrato ai dirigenti Aqp e al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano». Per quanto riguarda invece l’energia elettrica, sempre per ovviare ai disagi della scorsa estate, a Torre Lapillo è stata costruita una nuova cabina ed in questi giorni i tecnici Enel stanno valutando la costruzione di una nuova cabina elettrica presso lo scalo d’alaggio.

Nardò – Impianto di compostaggio, altra puntata. Con una lunga nota interviene il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle Cristian Casili, convinto che cambiare sito del piccolo impianto non abbia molto senso. La polemica è nata una settimana fa quando il vicepresidente del Consiglio comunale, Giancarlo Marinaci, ha attaccato l’assessore all’Ambiente Mino Natalizio accusandolo di aver ignorato un finanziamento regionale di 205mila euro ottenuto dall’Amministrazione precedente e finalizzato all’installazione di una macchina per la produzione di compost a Santa Maria al Bagno, area mercatale. «La mancata sottoscrizione da parte del Comune dello schema di convenzione regionale – è stata l’accusa di Marinaci – mette a serio rischio il finanziamento che potrebbe essere (se non lo è già stato) revocato». A Marinaci aveva replicato il consigliere comunale di maggioranza Paolo Maccagnano (Fronte democratico): «Molti cittadini e villeggianti di Santa Maria al Bagno erano allarmati dall’idea di ritrovarsi un impianto a pochi passi dall’abitato e in un’area utilizzata per eventi, parcheggi e commercio. Con il supporto degli uffici tecnici stiamo cercando di realizzare l’impianto presso la frazione di Boncore, in aperta campagna e a distanza dalle abitazioni».

Critica l’operato della Giunta comunale il pentallestato Casili. «Vorrei rassicurare i cittadini e ricordare che si tratta di microimpianti che occupano una superficie molto piccola, intorno ai 100 mq, con impatti odorigeni minimi se gestiti bene e collocati in apposite strutture ad adeguate distanze dalle abitazioni. Dispiace constatare – incalza il consigliere regionale – alcune resistenze verso questi impianti innovativi». Dopo aver difeso la compostiera («non produce emissioni inquinanti ma solo vapore acqueo e anidride carbonica, con un processo naturale e inodore, grazie a un accurato sistema di filtri»), Casili passa all’aspetto politico della vicenda. «Perché fu individuata quella localizzazione oggi oggetto di bando? E come mai oggi c’è stato un cambio di localizzazione? Mi chiedo se i cittadini della frazione interessata siano stati, come dovrebbe sempre accadere, sensibilizzati e informati dettagliatamente. Auspico – conclude Casili – che sul nostro territorio possano nascere diversi impianti di prossimità, non solo nelle frazioni. Adesso si tratta di non perdere queste risorse e se la soluzione oggi è la frazione del Boncore poco cambia; l’importante che questi processi di coinvolgimento della nostra comunità si attivino presto, altrimenti non lamentiamoci se non riusciamo a chiudere il ciclo dei rifiuti e soprattutto se il ricorso alle discariche alla fine si ripercuote sulla salute e sulle tasche dei cittadini».

 

Nardò – “L’Amministrazione precedente vince un bando e quella attuale non utilizza i finanziamenti ottenuti”. Ancora una volta l’accusato è l’attuale Assessore all’ambiente Mino Natalizio e ancora una volta l’accusatore il vicepresidente del Consiglio comunale Giancarlo Marinaci. Secondo quest’ultimo infatti Natalizio, che ha rivestito il ruolo di assessore comunale anche nella passata amministrazione (ma alla Cultura), avrebbe oggi ignorato un finanziamento di 205mila euro approvato all’epoca con delibera di adesione a un bando “Fesr Puglia 2007-2013” finalizzato all’acquisto di una macchina per la produzione di compost di qualità ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, da installare a Santa Maria al Bagno. «La mancata sottoscrizione da parte del Comune dello schema di convenzione regionale – dichiara Marinaci – mette a serio rischio il finanziamento che potrebbe essere (se non lo è già stato) revocato. Il progetto avrebbe dovuto servire utenze domestiche ma anche le numerose attività di ristorazione del posto a Santa Maria Al Bagno. Avrebbe consentito, nel rispetto dell’ambiente, una sensibile diminuzione del materiale da conferire in discarica a centinaia di chilometri a costi esorbitanti, una sensibile riduzione dei costi per la collettività e un incentivo alla raccolta differenziata».

La replica non tarda ad arrivare, affidata stavolta al consigliere comunale di maggioranza Paolo Maccagnano. «La scelta dell’Amministrazione di non dare corso alla realizzazione di un impianto di compostaggio nel cuore di Santa Maria al Bagno – dichiara l’esponente di “Fronte democratico”, la corrente del governatore Michele Emiliano – è motivata dalla volontà espressa da molti cittadini e villeggianti della nostra frazione, allarmati dall’idea di ritrovarsi un impianto sotto al balcone. L’idea di realizzare un impianto di quel tipo al centro della marina, a pochi passi dall’abitato e in un’area utilizzata per eventi, parcheggi e commercio non si coniuga bene con quello che cittadini e amministrazione comunale vogliono per Santa Maria al Bagno. Il Sindaco Pippi Mellone – prosegueMaccagnano – ha percepito la preoccupazione di chi vive in quell’area e ha fatto una scelta saggia». L’impianto sarebbe dunque “impopolare” per gli abitanti della marina: quindi addio finanziamento? «Con il supporto degli uffici tecnici – conclude Maccagnano – stiamo cercando di realizzare l’impianto presso la frazione di Boncore, in aperta campagna e a distanza dalle abitazioni. Se la Regione riuscisse a venirci incontro riusciremmo a centrare un doppio obiettivo. A Boncore, infatti, è previsto un impianto di Compostaggio a carico del gestore della raccolta rifiuti. Spostando l’intervento finanziato riusciremmo a recuperare le somme per investirle in altre forme».

 

Stefano Manca

 

NARDÒLunedì 25 settembre i 27 scolari di Boncore raggiungeranno gli istituti di Porto Cesareo a bordo dello scuolabus. La lieta novella per le famiglie della frazione neretina arriva oggi, quando l’Amministrazione ha ufficializzato l’avvio del servizio dalla prossima settimana. La ditta affidataria è la “Autolinee Roberto & Dongiovanni”, a un costo per le casse comunali di 176 euro al giorno. Il caos è nato quando la scuola di Boncore è stata chiusa per numero estremamente basso di iscritti, costringendo così le famiglie a trasferire i figli nelle scuole di LEverano, Veglie e Porto Cesareo. Con quest’ultimo Comune è nato un tira e molla durato mesi, che ha portato anche a momenti di tensione. Soddisfatta l’assessore all’Istruzione Maria Grazia Sodero, che tuttavia non risparmia attacchi al Comune di Porto Cesareo: «L’interesse dei bambini viene prima di tutto – dichiara l’avvocatessa di “Andare Oltre” – e a scanso di equivoci, ritengo corretta la decisione delle famiglie di spostare i figli altrove, visto che non è accettabile far frequentare loro una “pluriclasse” con studenti di età diverse e ovviamente diverse esigenze didattiche. Ma la presenza della scuola a Boncore, in ogni caso, ci aveva indotto lo scorso anno ad assicurare il servizio in via eccezionale, presupposto venuto meno in questo anno scolastico. Aggiungiamo così il settimo segmento di trasporto scolastico dopo averne ereditati solo quattro nel 2016 ed è un sacrificio rilevante della comunità neretina per supplire in un compito che nel caso specifico la legge assegna a un altro ente che non ha avuto la diligenza, la sensibilità e la responsabilità per svolgerlo. Nella consapevolezza che è una decisione paradossale e pericolosa, perché legittima il principio che una famiglia neretina che iscrive il figlio in uno qualsiasi dei 97 comuni della provincia, possa pretendere poi dal Comune di Nardò il servizio di trasporto. E non a caso la legge stabilisce una cosa diversa». « Resta l’amaro in bocca – sono invece le parole del consigliere Paolo Maccagnano (Fronte Democratico) – perché abbiamo dovuto superare anche le speculazioni dell’opposizione e l’azione chirurgica di mettere benzina sul fuoco tra i residenti di Boncore. Questo perché a loro non interessa la risoluzione dei problemi ma il loro misero tornaconto politico, per il quale non risparmiano strumentalizzazioni sui bambini. L’aspetto più curioso è che l’anno scorso i consiglieri di opposizione contestavano all’amministrazione di aver deciso il trasporto eccezionale su Porto Cesareo, oggi gli stessi lo reclamano a gran voce. C’è malafede oppure gran confusione». Per Cesare Dell’Angelo Custode, anch’egli come Maccagnano consigliere comunale di maggioranza di area Emiliano, “questa amministrazione alla fine dei conti ha ulteriormente allargato il servizio di trasporto scolastico. Ai consiglieri di opposizione resta l’ennesima magra figura”. Chiamata in causa, arriva la replica della minoranza consiliare. «Se il servizio è stato garantito – dichiarano i consiglieri Pd Daniele Piccione e Lorenzo Siciliano – è merito di una battaglia portata avanti dai genitori degli alunni, ai quali abbiamo offerto supporto senza badare alle loro simpatie politiche. E se da un lato possiamo dirci soddisfatti per il servizio che, è bene ricordarlo, è garantito per adesso fino al 31 ottobre, dall’altro non possiamo non constatare le strumentalizzazioni di “personaggi” come Maccagnano e Dell’Angelo Custode». Le polemiche evidentemente  proseguiranno anche dopo il suono della campanella.  

Nardò – Boncore: fa ancora discutere la chiusura del piccolo plesso scolastico che in questi anni aveva servito la frazione neretina, situata a ben 23 chilometri dal centro abitato. La scuola (rispondente al Polo 3) ha definitivamente chiuso i battenti nello scorso giugno. Oggi è il consigliere di opposizione Lorenzo Siciliano a puntare nuovamente i fari sulla vicenda, mettendo in luce le difficoltà coi trasporti di chi ora si vede costretto a frequentare le scuole dei comuni limitrofi: “Questa mattina (11 settembre, ndr) ho incontrato personalmente le decine di genitori letteralmente inferociti per questa incredibile vicenda – fa sapere l’esponente pd attaccando l’Amministrazione – ed ho garantito loro il mio impegno pieno che si tramuterà, già domattina, in una richiesta di ordine del giorno di Consiglio Comunale, con una proposta di protocollo d’intesa tra il Comune di Nardò e quello di Porto Cesareo perché si metta subito a disposizione della frazione uno scuolabus che possa trasportare i bambini e le bambine presso le loro scuole”.
Non tarda ad arrivare la replica dell’assessore all’Istruzione Maria Grazia Sodero: “La chiusura della sezione pluriclasse in località Boncore – precisa in una nota l’assessore – è stata decisa dall’ufficio scolastico territoriale vista la penuria di iscrizioni: solo sette per quest’anno. I Comuni di Leverano e Veglie – sottolinea – hanno chiesto l’autorizzazione per poter transitare nel nostro territorio e raggiungere le famiglie di quell’area, garantendo così il servizio trasporto. Porto Cesareo non ha inteso procedere nella stessa direzione, ma da parte nostra – afferma – c’è la disponibilità a trovare un’intesa nell’interesse degli studenti”. Infatti gli amministratori cesarini si sono detti disponibili a condizione che gli scolari siano accompagnati fino al territorio di Porto Cesareo.

Nardò. Bandi regionali, il Comune pensi a Boncore. La richiesta arriva dal capogruppo del Pd in consiglio comunale, Daniele Piccione. «La regione Puglia – spiega Piccione – consente ai comuni di piccole, medie e grandi dimensioni di partecipare a un bando per progetti di “Rigenerazione Urbana Sostenibile”. Entro il 30 Ottobre i Comuni possono candidarsi come “Autorità Urbana” previa dimostrazione di capacità amministrativa e sulla base di una proposta di strategia integrata per lo sviluppo urbano sostenibile». Da qui la richiesta dell’esponente del centrosinistra, che lo scorso 8 agosto ha presentato apposita interrogazione chiedendo all’amministrazione comunale quali saranno gli intendimenti a riguardo (alle ultime comunali Boncore, località al confine con Porto Cesareo, risultò una sorta di “feudo” del centrosinistra, che in quel seggio superò il 60%). «La pro loco del Boncore – aggiunge infine Piccione – ha tra l’altro rinnovato a giugno una proposta progettuale da inserire nel “Documento programmatico per la Rigenerazione Urbana” riferito alle contrade di Boncore, Santa Chiara, Donna Menga e Case Arse alla luce dei nuovi Bandi regionali Regionale di interventi dei Programmi Integrati per la rigenerazione Urbana Fondi Comunitari FP.O. FESR – FSE 2014-2020».

NARDÒ. A Boncuri arrivano i primi moduli abitativi della Regione Puglia per i migranti africani e il Sindaco Giuseppe Mellone canta vittoria. «Oggi mettiamo la parola ‘fine’ – dichiara il primo cittadino – all’emergenza che in 25 anni nessuno ha mai affrontato e risolto. Questo è un contributo importantissimo all’azione tesa a stroncare il business dei ‘servizi’ imposti ai lavoratori migranti. Grazie all’attenzione del presidente Emiliano, al Prefetto e a tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito a questo ribaltamento della situazione». Di tutt’altro avviso l’opposizione di centrosinistra, che in una conferenza stampa alla quale erano presenti i consiglieri comunali Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione (Pd), Roberto My (Articolo1) e Carlo Falangone (Sinistra Italiana), torna sull’argomento caporalato. Per Siciliano “la posizione del Sindaco è incomprensibile. In passato si è scagliato contro la classe dirigente di allora perché il Comune non si costituì parte civile; oggi per reati contestati a un imprenditore neretino (parente di un assessore comunale, da qui il caso politico che ne è scaturito, ndr) non prende posizione”. Gestione del campo: “Checché ne dica il sindaco, diverse associazioni (Comitato italiano per i rifugiati, Diritti a Sud, Cgil) hanno denunciato disservizi e inadempienze. La questione più grave è che il campo sia di proprietà comunale e lì ci siano fenomeni di caporalato senza capire chi entra e chi esce da lì. Non che in passato non ci sia stato caporalato, ma Masseria Boncuri venne chiusa anni fa perché centro di reclutamento gestito da caporali. E ora è tornato ad esserlo». «È la seconda gestione targata Mellone, anche se l’anno scorso si era appena insediato – ricorda l’ex vicesindaco Carlo Falangone – ma in passato c’erano controlli maggiori, seppur senza far cessare il fenomeno del tutto. Ma qui è inquietante che i caporali prelevino i lavoratori dalla tendopoli comunale! Ed è grave che il sindaco non abbia rendicontato in Consiglio comunale!». Solleva un altro dubbio il consigliere Daniele Piccione: «I moduli abitativi per oltre trecento lavoratori sono arrivati solo oggi, a raccolta di angurie e pomodori ormai al termine. E se quei container servissero a far stazionare qui i lavoratori anche d’inverno?». «La questione importante non sono le dimissioni dell’assessore Sodero – rincara la dose Roberto My – ma il fallimento della gestione del campo da parte del Sindaco». Interviene anche Nardò Bene Comune: «Le dimissioni dell’assessore sarebbero forse un atto dovuto ma non richiesto. Le parentele non sono colpe, ma si configura un evidente conflitto di interesse tra l’Amministrazione comunale e la ditta indagata. Chiarito questo, ricordiamo che Mellone ha sempre lanciato accuse sulla base di parentele e amicizie».

NARDÒ. Arriva la conferma dell’operazione scattata all’alba del 21 luglio, come anticipato da Piazzasalento. In una nota ufficiale la Questura di Lecce rende conto dell’intervento dei poliziotti di Nardò e Lecce, della polizia scientifica in località Boncuri, dove nei pressi della omonima masseria, vi è il campo di braccianti migranti. Sono state controllate 32 persone e due aziende agricole, secondo le linee contenute nel progetto “Alto impatto – Freedom contro il caporalato. “Tutti i lavoratori extracomunitari identificati sono risultati in regola ed erano titolari di contratto di lavoro per cinquanta giorni”. Dopo aver ascoltato alcuni di loro, si è appurato che sono stati assunti direttamente dai datori di lavoro presso la masseria e che sarebbero stati retribuiti con 5 euro per ogni cassone riempito di pomodori. Il persona del servizio Spesal (sicurezza sul lavoro) hanno chiesto alle ditte di fornire altri documenti sulla valutazione dei rischi, mentre gli ispettori del lavoro si sono riservati di valutare la corrispondenza tra le effettive presenze degli addetti e le giornate lavorative comunicate dalle aziende.

La piazzetta di Santa Caterina e in basso da sinistra Edoardo Fonte (Lampara) e Antonio Inguscio (Pro loco)

La piazzetta di Santa Caterina 

NARDÒ. Navigare in internet gratuitamente in alcune zone del territorio. È il servizio messo a punto dal Comune e che funzionerà per le 24 ore. Basterà un notebook o un palmare, smartphone o tablet dotato di ricevitore wi-fi e ci si potrà collegare facilmente. Fornitore e gestore del servizio è la società Fastweb. Le sei zone prescelte per il servizio gratuito sono Boncore (per 50 utenti contemporanei), piazza Castello (100 utenti), piazza Salandra (150 utenti), piazza Sant’Antonio (50 utenti), piazza Sant’Isidoro (50 utenti), piazza Santa Caterina (100 utenti), piazza Nardò a Santa Maria al Bagno (100 utenti), zona 167 (50 utenti). “Diamo vita a una rete comunale wi-fi – spiega Andrea Giuranna, consigliere delegato all’Innovazione – che è uno dei servizi in grado di avvicinare la nostra città a una dimensione finalmente smart e al passo con i tempi. Speriamo in questo modo di far crescere la cultura digitale e di favorire il diritto di accesso alla rete da parte di tutti. La scelta dei luoghi non è casuale, visto che accanto ad aree simboliche e molto frequentate come piazza Salandra, figurano luoghi periferici come Boncore o Sant’Isidoro che hanno una dotazione di servizi certamente bisognosa di implementazione”.

NARDÒ. “Brandine insufficienti, tende stracolme, wc sporchi e caporali noti alle cronache serenamente ospiti a Boncuri”. È la fotografia, impietosa, scattata dal Consiglio italiano per i rifugiati a Masseria Boncuri e dintorni, dove da circa un mese oltre trecento braccianti – migranti sono alloggiati in una tendopoli. Un resoconto messo nero su bianco da Donatella Tanziariello, Mariastella Giannini, Francesca Carrozzo e Chiara Marangio e inviato lo scorso 14 luglio al Prefetto di Lecce. Due avvocati, una mediatrice linguistica interculturale e una psicologa psicoterapeuta hanno tracciato un quadro da “terra di nessuno”, con controlli pressoché inesistenti e con presenze invece ben note e inquietanti ai bordi dei campi.

La replica del sindaco Giuseppe Mellone non si è fatta attendere: «Il Comune di Nardò ha fatto il massimo che poteva! Ora tocca alle altre istituzioni. A cominciare dalle forze dell’ordine, le uniche deputate ad individuare e stroncare i caporali». Su face book le responsabili della cooperativa “Mosaico” hanno respinto ogni eventuale addebito circa la sicurezza e la vigilanza: “La gestione del campo d’emergenza, per il momento, non è stata affidata a nessun ente. In attesa della firma di protocollo in Prefettura, la nostra cooperativa, insieme a Caritas ed Amministrazione, tenta con non poche difficoltà, di dare risposte concrete ai ragazzi che giorno dopo giorno arrivano al campo, risposte che vanno dalle tende ai letti, dai materassi ai cuscini, passando all’acqua potabile ai bagni e alle docce, in virtù del nostro stile, aperto, solidale e che non fa distinzione tra migranti”. Messo in chiaro che l’immobile Boncuri di cui è concessinaria è pulito, ordinato e controllato, la coop non può non sottolineare che “ovviamente gestire una struttura con 16 migranti d’inverno è molto semplice, farlo con ‘216’ d’estate diventa un po’ più complicato. Nonostante queste critiche continueremo comunque ad offrire ospitalità nelle ore più calde del giorno ai ragazzi che sono nel campo d’emergenza. Se crediamo in un mondo senza confini e\o barriere non possiamo poi alzarne uno tra campo d’emergenza e masseria!”.

L’area intanto è sold out. Ogni tenda ospita fino a 8-9 persone, altre ne arrivano in continuazione. Il 24 giugno il Sindaco aveva fatto sapere che entro poche settimane la Regione avrebbe inviato “i moduli abitativi, che sono la soluzione migliore”. Si tratta di container climatizzati, muniti anche di fornello elettrico (vietato allestire cucine attorno alla tendopoli), che il governatore Michele Emiliano ha promesso di far installare a Foggia e Nardò. Arriveranno, ha ribadito da ultimo il primo cittadino “entro questa settimana”.

Nel frattempo lo scorso 14 luglio attorno alle 16 un ramo si è staccato dai possenti alberi dell’area esterna di Masseria Boncuri, cadendo a pochi centimetri da una tenda blu. Fortunatamente nessuno si trovava nei paraggi, nonostante che quando si è verificato l’episodio, Boncuri fosse stracolma di lavoratori intenti a pregare, dormire o chiacchierare.

Critico sulla situazione anche l’ex vicesindaco e Assessore ai servizi sociali Carlo Falangone, oggi consigliere comunale di Sinistra italiana. «Oggi mancano – dichiara – quei servizi di mediazione culturale, linguistica e legale e soprattutto sanitaria che negli anni passati sono stati garantiti grazie a protocolli d’intesa specifici; servizi che non risolvevano tutti i problemi ma permettevano di garantire un’accoglienza qualitativamente migliore attingendo soprattutto da risorse previste nel Piano sociale di zona».

NARDÒ. Il camper della Cgil tra i migranti di Boncuri e dintorni. L’11 luglio il sindacato, guidato dalla delegazione Flai di Lecce, ha avviato la campagna “Ancora in campo!”. L’obiettivo era quello di incontrare i lavoratori impegnati nella raccolta di angurie e pomodori a Nardò, Sant’Isidoro e Copertino per fornire loro acqua e cappelli di paglia. Per Valentina Fragassi, segretaria generale Cgil Lecce, “dal 2011 a oggi qualcosa è cambiato, ma siamo ancora ben lontani da una situazione soddisfacente. È positivo il fatto che in Prefettura si stia per firmare un protocollo tra istituzioni e organizzazioni sindacali e datoriali e del terzo settore. Ma occorre ancora impegnarsi nella programmazione e superare questa fase di intervento in emergenza su una situazione ormai ben nota”. Critica anche Monica Accogli, segretaria generale Flai Cgil Lecce: «La Regione Puglia – dichiara – avrebbe dovuto installare nei terreni circostanti dei moduli abitativi che, però, probabilmente non sono ancora pronti. Per cui il Comune di Nardò nel frattempo sta utilizzando anche quest’anno delle tende fornite dal Ministero dell’Interno, peraltro non ombreggiate adeguatamente, che serviranno ad affrontare il problema soltanto in modo emergenziale. Ci rendiamo conto, pertanto, che la situazione non è ancora risolta e non abbiamo ancora contezza di chi stia gestendo l’accampamento situato nell’area di Masseria Boncuri, rendendo impossibile censire il numero e il tipo di presenze». Mentre il sindacato promette che presidi e sopralluoghi proseguiranno nelle prossime settimane e si spingerà affinché domanda e offerta lavorativa si incontrino in maniera trasparente e senza intermediazione illecita, il segretario regionale della Flai Cgil Antonio Gagliardi osserva che a Boncuri sono presenti “anche quest’anno i caporali degli anni passati, ironia della sorte ospitati proprio tra masseria e tendopoli” messe su tramite risorse pubbliche. Intanto nel Neretino si contano più o meno quattrocento lavoratori stranieri. Probabilmente ne arriveranno altri nei prossimi giorni. Ed è di nuovo emergenza, oggi come ieri.

Il campo a Boncuri lo scorso anno

Il campo a Boncuri lo scorso anno

NARDÒContainer: sì e si spera presto. “La Regione ci rassicura” dice il sindaco Pippi Mellone riguardo le soluzioni che si vanno adottando per far fronte all’accoglienza dei braccianti stagionali. “Unità abitative mobili” per 200 posti, da collocare nei pressi di Boncuri: già avviate le opere di allestimento degli spazi che ospiteranno il campo (sradicamento delle erbacce e spianatura del terreno), proprio nelle aree adiacenti alla masseria. Un intervento – fa sapere il primo cittadino – finanziato da Coldiretti e Confagricoltura. Resta da capire quali saranno i tempi reali dell’arrivo delle strutture: «La Regione Puglia ha dato all’Amministrazione comunale forti rassicurazioni circa l’arrivo in tempi molto brevi di queste unità e l’allestimento del campo» dice il Sindaco, che parla anche di un “piano d’emergenza”, probabilmente un campo con tende, in attesa della metà di luglio, quando dei container si saprà qualcosa in più.

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scuola nardoNARDÒ. Un plesso che non ha avuto le opportunità che gli spettavano. Sembra questa la tela su cui è dipinta la situazione della frazione neretina di Boncore, a 23 km dalla città: qui da diversi anni è attivo un plesso di scuola primaria che lavora con pochi bambini divisi per interclassi (in quest’anno scolastico si contano una ventina di iscritti) in una struttura che risulta fornita e in ottimo stato. Tre docenti sono all’attivo nel plesso: tutte hanno scelto di rimanere di ruolo nella frazione pur provenendo dai comuni limitrofi, per cercare di tenere viva la sede amministrata dal Polo 3. Ci sarebbero state le possibilità per far partire, quest’anno, una classe di scuola dell’infanzia, con ben 18 iscrizioni già pronte e una grande richiesta da parte delle poche famiglie residenti nel “villaggio”, che sono state, con l’inspiegabile stop alle procedure, costrette anche quest’anno a far frequentare ai figli le scuole di Porto Cesareo e Leverano: disagi ad aumentare, visto che in molti sono costretti a prelevare i bambini prima dell’orario della mensa, che arriverebbe a costi spropositati in quanto provenienti da un altro comune. Oltre al danno, la beffa: con i fondi per il diritto allo studio da anni il Comune mette un bus a disposizione dei ragazzi in età di scuola media, per far frequentare loro l’istituto di Porto Cesareo, ma stando ai fatti pare ci siano anche degli alunni di scuola elementare che usufruiscono del servizio, svuotando ulteriormente l’utenza di Boncore, che già dal prossimo anno – con l’uscita di sette bambini di quinta elementare – rischia di chiudere.

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Un modello di compostiera per "digerire" gli umidi

Un modello di compostiera per “digerire” gli umidi

NARDÒ. Basta un ortale o un piccolo giardino e arriva il composter con annesso sconto sulla cartella esattoriale da 30 euro. C’è tempo fino al 30 giugno per fare domanda al Comune, attivarsi per una migliore e conveniente differenziata e portare a casa un risparmio. Il Comune, pur nel frastuono della campagna elettorale tuttora in corso, ha diffuso un comunicato che è però passato per lo più inosservato fra i cittadini. Mettere da parte, in un contenitore apposito (il composter appunto, un bidoncino un po’ più capiente con un particolare sistema di areazione) gli scarti delle verdure, della frutta, di sostanze umide biodegradabili comporta una riduzione notevole dei rifiuti da smaltire e alla fine anche un fertilizzante da riutilizzare in campagna o in giardino, tagliando nel contempo i costi della raccolta, del trasporto e del conferimento di quei materiali ai centri di compostaggio.

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