Non solo distilleria, Tuglie fra i centri di maggiore spicco

TUGLIE. L’ex distilleria Piccioli è il simbolo più importante dell’archeologia industriale a Tuglie. Dedicata all’estrazione degli spiriti dai cascami della vinificazione, la distilleria di Ambrogio Piccioli, sul finire dell’Ottocento (la fondazione risale al 1893), fu il fiore all’occhiello di tutto un fermento socio-economico che investì favorevolmente Tuglie, promuovendone l’espansione urbanistica nel rione Termiti con strade più larghe e dritte e con abitazioni più comode rispetto alle dimore popolari del centro storico.

L’opificio venne poi acquistato nel 1958 da Oronzo Provenzano che per anni tenne alto il livello qualitativo e produttivo della distilleria (così come fatto dagli eredi sino ad oggi) spostando, però, la produzione alla periferia del paese. Insieme alla distilleria, numerosi sono anche i frantoi ipogei (quello in fase di ristrutturazione con i fondi del Gal “Serre Salentine” sotto il mercato coperto oppure il già restaurato frantoio ipogeo Marulli, oggi sede del Museo della Radio. Proprio sull’archeologia industriale, lo scorso anno, l’Amministrazione comunale ha pubblicato, con il finanziamento del Consorzio universitario interprovinciale Salentino, nell’ambito del “Progetto Cuis 2010”, il volume dal titolo “Storia e patrimonio industriale a Tuglie: le fabbriche di olio, vino e spirito tra età moderna e contemporanea”. A curare il volume (“Lettere animate editore”) e la ricerca scientifica è stato Antonio Monte, con la collaborazione di Mauro Ciardo, Gerardo Fedele, Paolo Gull e Tiziana Patera. Il libro, attraverso delle immagini e delle schede di catalogazione, ha voluto rappresentare un capitolo importante sulla storia della produzione agroalimentare tugliese, affinché diventi anche una testimonianza importante per le future generazioni.

Commenta la notizia!