“Non possiamo aprire nemmeno la finestra, siamo tappati in casa”: parlano due vecchietti in via Arditi

Casa Stendardo

PRESICCE. Rischia di finire in tribunale la protesta di due anziani pensionati contro i gestori di una trattoria. Vito Stendardo e Carmela Suriano, due coniugi di 79 e 77 anni, abitano in via Marchese Arditi, in una casa (foto)  che si affaccia in vico Matteotti con un’entrata secondaria e una finestra che accede ad un salone-camera da letto. In vico Matteotti, proprio adiacente all’abitazione dei due anziani coniugi, si trova la trattoria “Antica Pietra Filosofale” che, grazie all’autorizzazione del Comune, ha sistemato fuori dal locale tavoli e sedie. «Ma mentre l’autorizzazione prevedeva la possibilità di utilizzare il suolo pubblico a partire dal portone d’entrata al locale in avanti – ha dichiarato il signor Stendardo – i gestori della trattoria dopo un po’ di tempo hanno occupato anche lo spazio in corrispondenza della nostra abitazione, impedendoci di fatto di aprire la finestra per non dare fastidio ai clienti e creando un grave disagio a mia moglie costretta a stare da cardiopatica tappata in casa a subire il cattivo odore degli zamperoni che sistematicamente vengono piazzati sul davanzale della nostra finestra».

Ma come se non bastasse i due anziani coniugi lamentano anche il fastidio provocato dalla musica dal vivo ad altissimo volume che proviene dal locale e a volte dura fino alle due di notte. «Dopo alcune richieste formulate ai gestori del locale sia verbalmente che per iscritto, ha spiegato la signora Surano, ci siamo sentiti dire che loro hanno le spalle coperte, che hanno l’autorizzazione a sistemare i tavoli anche sotto la nostra finestra e a fare musica fino alle due di notte». Esasperati anche per via della protervia dei gestori i due anziani coniugi hanno deciso di diffidarli e metterli in mora a mezzo di un avvocato, notificando la diffida anche al Comune ed alla caserma dei carabinieri.

«Il fatto che uno dei soci sia anche consigliere comunale non significa che dobbiamo sottostare alle sue prevaricazioni – hanno sottolineato i due coniugi –  Per adesso ci siamo limitati alla diffida, ma se il problema non sarà risolto adiremo le vie legali per tutelare i nostri diritti».

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