Patience Gray

Salve – Si è tenuto a palazzo Ramirez nei giorni scorsi l’incontro culturale “Remembering Patience”, organizzato dall’associazione Arches e dal Comune. Nel suo intervento di saluto, il Sindaco Francesco Villanova ha sottolineato l’importanza del ruolo svolto nel contesto del territorio dalla scrittrice di fama internazionale Patience Gray (venuta a mancare nel 2005) e ha annunciato di voler proporre l’intitolazione di una strada a lei dedicata.

Durante la serata si sono poi susseguiti gli interventi di amici intellettuali, artisti e frequentatori di masseria Spigolizzi, con partecipate testimonianze di affetto e di grande stima. Hanno preso la parola per ricordarla con gratitudine e riconoscenza Vito Russo, Marilena Cataldini, Mario Ricchiuto con Ada Stasi, Maurizio Nocera, Ada Donno, Roberto Polo, Ada Martella. È stato inoltre proiettato “To mai darling” di Rossella Piccinno e Tommaso Del Signore, un video sui pregevoli lavori artistici che lo scultore Norman Mommens aveva donato a Patience Gray in occasione dei suoi compleanni il giorno del 31 ottobre, per tutto il tempo della loro felice convivenza. A poco più di un anno dalla pubblicazione della sua biografia continuano intanto i successi editoriali legati al suo nome.

Patience Gray giunge a masseria Spigolizzi, nell’agro di Salve, da Carrara nel marzo del 1970, con lo scultore Norman Mommens. Insieme a lui era stata già in Catalogna (Vendrell, Tarragona), e nelle Cicladi (Naxos), luoghi ideali per chi, come il suo compagno, aveva bisogno di lavorare il marmo. Si lasciava alle spalle un passato da giornalista dell’Observer e, come scrittrice, il successo conquistato con il bestseller di gastronomia “Plats du Jour, with Primrose Boyd” (Penguin Books,1957).

Patience Gray e Norman Mommens a masseria Spigolizzi
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Nella quiete della campagna salentina avrebbe finalmente potuto riportare alla memoria tutto quello che aveva vissuto nei luoghi dove aveva soggiornato, non solo le abitudini alimentari e i gusti culinari locali, ma le peculiarità culturali dei diversi ambienti e la particolarità delle situazioni umane. Nasce così, con grande sapienza di scrittura, “Honey from a Weed” (Prospect Books, 1986), un testo destinato a diventare un evento letterario per la sua qualità narrativa.

Con gli occhi di un’attenta osservatrice (“Sapeva leggere nel pensiero dell’interlocutore”, è stato detto di lei dall’amico Andrea Giovene) del contesto sociale, Patience si addentra nella documentazione di ricette di cucina “indigena”, senza trascurare di delineare tratti antropologici e umani del vivere quotidiano. Nelle parte dedicata al Salento, per fare un esempio, le pagine di “An Apulian Bachelor” costituiscono un significativo documento di vita sociale, uno spaccato di quotidianità degli anni Settanta scritto in uno stile gradevole e accattivante, di notevole valore espressivo. Si tratta di un vivido ritratto di uno scapolo pugliese nel contesto di una realtà di provincia, dal quale emerge a pieno la capacità di acuta analisi della scrittrice nel raccontare, con affabilità ed affidabilità, l’incontro con un personaggio edoardiano per “stile e frugalità” e dickensiano “per la sua avidità”. Il lettore viene avvicinato così alla realtà autentica del modus vivendi salentino, con preziosi riferimenti alla letteratura, al teatro, alla lirica.

Patience amava la lirica e, tutte le volte che poteva, accanto a Norman presenziava alle feste patronali, incantata dall’atmosfera straordinaria creata dalla musica e dalle luminarie della piazza, “fantastiche apparizioni del futuro”. “Quello che mi piace nell’architettura delle feste – ha scritto – è che nell’immediato della luce presente c’è il presentimento di un altro mondo: che la favola vive ancora”. Sulle sue esperienze artistiche ed esistenziali, sulle sue ricchissime conoscenze letterarie, tra le quali occupava un posto particolare la letteratura russa, e sul suo passato di ricordi, ritorna anche in “Work Adventures Childood Dreams” (1999), un volume che raccoglie scritti autobiografici vari (in alcuni casi si tratta di fascicoli già in precedenza donati agli amici). Vi si racconta degli incontri della sua vita, dei luoghi e dei suoi svariati interessi: dalla creazione di meravigliosi gioielli lavorati con le sue mani, alla collezione delle numerose selci ritrovate sulla collina nelle passeggiate quotidiane tra Spigolizzi e Fani.

Le lettere. In tutto questo tempo la scrittrice ha ininterrottamente mantenuto contatti epistolari, in diverse lingue, attraverso lettere spedite dall’ufficio postale di Presicce e destinate a tanti amici sparsi nel mondo. Lettere spesso corredate da un’immagine che fa tutt’uno col testo, riproduzioni di opere d’arte o di significative fotografie tratte dall’archivio personale, in fotocopia. Altri due libri di Patience Gray, mai tradotti in italiano, sono “Ring Doves & Snakes” (Macmillan, 1989) e “The Centaur’s Kitchen” (Prospect Books, 2005).

Le opere. Brevi scritti in italiano usciranno dal laboratorio delle Edizioni Leucasia, come la post-fazione di “Lirica dell’insonnia” (1992) e “The Third Day” di Andrea Giovene, (in collaborazione con Aldo Magagnino e Ada Martella), o “A Maroccan Diary di Fred Uhlman”, in seguito pubblicato da Guanda (“Ricordando Fred Uhlman”, 1996). Qualche anno prima si era interessata, tra l’altro, di scrivere un’affettuosa pagina per Antonio Verri, e di tradurre in inglese alcuni racconti di un altro salentino, decisamente apprezzato e amato fin dal suo arrivo: Ezechiele Leandro. Fu questo, insieme a quello dei contadini del campo vicino, uno dei suoi primi incontri fertili di vitalità. Ne sarebbero seguiti tanti altri, tutti utili a esaltare le bellezze dell’arte e della natura, a testimoniare e comunicare al mondo il suo amore per la vita. Ne parla anche Adam Federman nella recente e fortunata biografia “Fasting & Feasting: The Life of Visionary Food Writer Patience Gray” (Chelsea Green, 2017).

(Antonio Lupo)

 

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