Nel futuro 4 ospedali. Ce n’erano 12

by -
0 564

Quello che poteva essere un obiettivo logico e al passo con i tempi di tagli e risparmi, sta diventando realtà, o quantomeno sta trovando diffuse condivisioni, una volta svuotate le logiche di campanile e di scontro tra cittadine-capoluoghi come Casarano e Gallipoli.

«A noi non interessa per niente se Ostetricia o Chirurgia sono a Gallipoli o a Casarano; a noi interessa che siano reparti che funzionano bene ed in cui siamo sicuri e tranquilli», si è sentito dire in giro sul tema da cittadini comuni, a Tuglie come a Matino, ad Alezio come a Taviano. è del resto questa la richiesta – una sanità migliore – che va per la maggiore e bene hanno interpretato questa esigenza quei sindaci che, nei momenti caldi dei cortei per tentare di salvare i reparti in cui si viene alla luce, hanno partecpato all’una e all’altra manifestazione, sottolineando con ciò l’appartenenza ad un unico territorio, quello jonico.

Gli ospedali chiudono, questa è la verità. L’obbligo discende da Roma e da ancora più su. Così la sanità non regge, si dice e nessuno osa controbattere. Al massimo si levano le voci di quanti reclamano la creazione in contemporanea, giustamente, dei servizi nei centri abitati che facciano da filtro alle esigenze dei cittadini, la cosiddetta sanità di primo livello (ambulatori, centri medici, centri specialistici eccetera).

In provincia di Lecce gli ospedali erano 12; ne sono rimasti poco più della metà e non finisce qui. Non c’è bisogno di avere una forte memoria, basta documentarsi e si rintraccia la “piattaforma Veronesi”, datata 2000 e firmata dall’allora ministro della Sanità. Conteneva analisi e parametri che davano, già allora, questi risultati finali: un ospedale ogni 200mila abitanti circa (l’intera provincia ne conta circa 850mila); in ogni ospedale dovevano esserci tutte le specialità medicochirurgiche per un massimo di 400 posti letto.

Tradotto in questo Salento, questo piano può sfociare in quattro poli ospedalieri: a nord il “Vito Fazzi” di Lecce; a sud l’ospedale privato (della Curia) “Panico” di Tricase; a est il previsto nuovo ospedale di Maglie-Melpignano; a ovest ci potrebbe essere lo spazio per il quarto polo, quello ottenuto unificando il “Ferrari” e il Sacro Cuore” sotto un’unica gestione.

Naturalmente, dopo che questa decisione sarà ufficiale su iniziativa delle comunità e delle Istituzioni dell’area interessata, si aprirà il confronto sull’ubicazione materiale delle specialità base e sulle altre. Ma se non si perderà di vista l’obiettivo della migliore sanità possibile, i problemi a quel punto dovrebbero essere davvero semplici e risolvibili. E dalla crisi si sarà usciti vincitori.

Commenta la notizia!