Né carne, né uova. Era questa la penitenza

CAREMMA

Appese ai balconi, sulle terrazze, agli incroci stradali, davanti all’uscio di casa, come questa nella foto ripresa a Tuglie, le “caremme” hanno le medesime caratteristiche: aria severa, una conocchia per filare, un’arancia su cui sono infilzate quattro penne di gallina, una per ogni settimana di Quaresima. Le penne, col passare dei giorni, vengono sfilate e alla povera caremma non resterà che essere bruciata nel fuoco, segno di purificazione e di vita che rinasce

Ultima settimana di Carnevale, ultimi giorni per mettere a punto feste, sfilate di carri, veglioni, rappresentazioni teatrali. Si esagera un po’? A Carnevale si può, tanto “Debbitu de Carnuvale, se paca de caremma”. Lo spirito di trasgressione che nel passato era fortissimo, con il tempo si è diluito nel mare magnum dell’omologazione. C’è bisogno di aspettare Carnevale per trasgredire o per mangiare i cibi che lo identificavano? No certamente, può essere Carnevale tutto l’anno. Resistono i riti che, pur avendo perso la carica originale, continuano ad attrarre e a venire usati per potenziare l’attrattiva turistica.  I carri allegorici sono diventati sempre più sofisticati, più ricercati e meno “spontanei”, le maschere tradizionali preferite un tempo da bambini e adulti sono state sostituite da quelle suggerite dai cartoni animati e dall’attualità.

Mentre passa anche il Carnevale 2015, all’orizzonte appaiono le prime “Caremme” a ricordare che con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima. Il nome evoca un periodo di 40 giorni di penitenza, di digiuno e astinenza, un periodo di passaggio che porterà alla Pasqua di Resurrezione. Un termine evocativo, perché delle antiche abitudini è rimasto davvero ben poco. Con il mercoledì delle Ceneri, in cui la Chiesa con l’imposizione di un pizzico di cenere sul capo invita al sacrificio, iniziava un lungo periodo di penitenza, digiuno e di astinenza. Digiuno tutti i venerdì  e astinenza per tutto il periodo non solo dalla carne ma anche dai prodotti degli animali, come uova e formaggio. Che si mangiava allora? Prevalentemente legumi, verdura, pasta fatta i casa. Tutto sommato i prodotti che la dieta medierranea ha scoperto e rivalutato come cibi della salute. Nelle masserie le uova venivano conservate per essere utilizzate per le “cuddure” e consumate, lessate, nel giorno di Pasquetta.

Della Quaresima si coglie prima di tutto il senso della penitenza e del sacrificio, ma nel numero 40 è implicita l’attesa, il passaggio, un premio che ripagherà dei sacrifici. Il 40 è frequente sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento.  Quaranta giorni durò il diluvio, 40 anni il viaggio del popolo eletto dall’Egitto verso la terra promessa, Mosè stette 40 giorni sul Sinai prima di ricevere la legge, Gesù dopo il battesimo si ritirò per lo stesso periodo nel deserto, dal Natale alla Candelora (2 febbraio) ci sono 40 giorni, dalla Resurrezione all’Ascensione ancora il medesimo numero di giorni. Periodo di passaggio, di silenzio, di sacrifici, di attesa. C’è  anche chi sottolinea che sono 40 le settimane di gestazione per la nascita di un bambino. Le norme rigide che regolavano i giorni della Quaresima col tempo sono state mitigate dalla Chiesa: digiuno e astinenza solo il mercoledì delle Ceneri e Venerdì santo. Ogni venerdì c’è la pratica della Via crucis in alcuni centri. E le “caremme” filano il tempo scandendo il passaggio delle settimane.

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