Nardò, i successi della squadra maggiore riaccendono i ricordi. Papadia: «Fanuli è come me»

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NARDÒ. Gli anni d’oro del grande Nardò. Quello di Benito Papadia, neretino doc e presidente granata dal 1989 al 2003. Appassionato e vincente, capace di guidare il Toro nel mondo del professionismo. Ora che l’entusiasmo in città è riesploso e in tanti sperano di rivivere le gioie di un passato non tanto lontano, Papadia elogia le gesta del nuovo numero uno, Maurizio Fanuli. «In lui rivedo me stesso – esordisce l’ex patron – il suo entusiasmo è contagioso. Ho avuto l’occasione di conoscerlo in tribuna centrale e mi ha fatto una gran bella impressione. Mi parlava estasiato del pubblico neretino, dello stadio, del calore della gente».

A sorpresa, dopo tanti anni dalla sua ultima apparizione al “Giovanni Paolo II”, Papadia è tornato nello stadio in cui è stato eroe per vedere all’opera da vicino il Toro del tecnico Nicola Ragno nel derby vinto col Casarano. «E devo dire – prosegue – che mi sono divertito molto. Ho ammirato una squadra tosta, tonica. Messa bene in campo dal punto di vista tattico e attrezzata in tutti i reparti. Credo che abbia tutte le carte in regola per il salto di categoria».
Papadia, poi, lascia spazio ai ricordi. E ha gli occhi lucidi mentre ripensa alla stagione 1996/97, “quando – ammette – nei Dilettanti ho avuto la squadra più forte dei miei anni di presidenza. Collezionammo la bellezza di 78 punti e chiudemmo al primo posto a pari merito col Tricase. Peccato, poi, aver perso lo spareggio di Taranto. Le grandi emozioni restano, così come quando, l’anno successivo, conquistammo il pass per la Serie C/2. La città non stava più nella pelle, momenti di vera esaltazione. Incredibili anche gli anni vissuti nel professionismo, seppur con alti e bassi. Infine, non dimenticherò mai quando ospitammo la Nazionale nel nostro stadio. Sono fiero – conclude Papadia – di essere stato il presidente del Toro».

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